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Come lacrime nella pioggia - Sofia Domino

COME LACRIME NELLA PIOGGIA

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scheda vista 627 volte.


autore: Sofia Domino

editore: Good reads


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Recensioni:


recensione del 17/08/2014 di

avatar di Bludoor
nwBludoor
$ sostenitore 2012 (2 dal 2011)


La prima cosa che mi ha colpito di questo libro è stata la copertina che a mio parere sintetizza perfettamente il contenuto del libro, con quello sguardo malinconico, ma deciso, rispecchiato nel vetro e proiettato verso il futuro, come immerso nei propri sogni.

Come lacrime nella pioggia è una lettura non sempre facile, che alterna momenti di serenità e di forte drammaticità, rievocando in maniera molto realistica vicende che purtroppo continuano ad accadere ogni giorno in India e in tanti altri paesi dove la donna è ancora reputata inferiore, considerata meno di niente, a cominciare dal modo in cui viene presentata, mai con il proprio nome, ma sempre come "la figlia di…", "la futura moglie o la moglie di…", "la sorella di…", quasi che non abbia una propria identità. Autonoma da quella di un maschio della famiglia.

 

Apprezzabile la scelta di diffondere il testo gratuitamente (può essere richiesto il file PDF all'indirizzo sofiaromanzo@yahoo.it) e di abbinarlo a una petizione in favore delle donne indiane su Change.org, e all'invito a donare invece il corrispettivo del prezzo ad Amnesty International, la più grande organizzazione per i diritti umani. Un modo anche per creare un rapporto diretto con i lettori e ascoltare i loro suggerimenti.

 

Come lacrime nella pioggia è la storia dell'amicizia tra l'americana Sarah Peterson e l'indiana Asha Sengupta, un incontro che va oltre le differenze culturali e le unisce in una lotta impari contro una concezione profondamente maschilista e discriminatoria della donna.

 

É diviso in tre parti, narrate in prima persona, due con la voce di Sarah e una con quella di Asha. Coraggiosa la scelta di narrare la storia in prima persona e affrontare da un punto di vista femmminile il ruolo marginale dela donna nella società indiana.

 

Sarah è una ragazza di 22 anni di New York, appassionata di fotografia, fidanzata con Abhai Mailakar, originario del villaggio indiano di Kailashpur. Prima del matrimonio i due fidanzati decidono di recarsi in India per conoscere la terra natale di Abhai, un villaggio povero, insalubre e privo di tutte le comodità a cui loro sono abituati.

 

Subito si scontrano con una società fortemente maschilista dove la donna è considerata meno di niente, a cominciare dal modo in cui viene presentata, mai con il proprio nome, ma sempre come "la figlia di…", "la futura moglie o la moglie di…", "la sorella di…", quasi che non abbia una propria identità.

La ragazza cerca di adattarsi alla situazione, accettando malvolentieri alcune regole del villaggio per non offendere i parenti che li ospitano, ma non può sempre reprimere la sua forte personalità, che la porta a condannare apertamente le ingiustizie che vede, inimicandosi gli uomini del villaggio.

Loro non capiscono la sua diversità e non accettano il suo atteggiamento, a volte quasi arrogante, il suo impegno per cambiare le regole. Non la sopportano e non ne fanno mistero, rispettandola solo perché straniera e futura moglie di Abhai.

 

Legate da una promessa di reciproco aiuto, le due donne cercheranno in ogni modo di impedire che Asha sposi un uomo che non ama, scontrandosi con una mentalità chiusa, subendo insulti, bugie e inganni, violenze fisiche e psicologiche, senza mai perdere la speranza.

Lo sguardo vuoto e inespressivo della maggior parte delle donne del villaggio, si contrappone in ogni pagina a quello determinato di Asha e Sarah, ai loro tentativi di farsi ascoltare, di spiegare che è possibile credere in un mondo diverso.

 

Nella storia di Asha è riassunta la drammatica condizione della donna indiana, costretta a sposarsi in tenera età e diventare proprietà di un uomo che spesso neanche la ama, privata di ogni diritto, della possibilità di far sentire la propria voce, di dire e fare quello che desidera, senza dover sempre aspettare che un uomo le conceda la parola.

 

Forse anche per questo manca un lieto fine; la battaglia per i diritti delle donne purtroppo in tanti paesi è ancora tutta da combattere e speriamo si possa un giorno scrivere un nuovo capitolo di questa storia, quello della liberazione di tutte le donne indiane (e non solo) da ogni forma di schiavitù, culturale, sociale e sessuale.

 

La storia è ben scritta, alternando toni sereni e drammatici, ma il testo a mio parere avrebbe ancora bisogno in alcuni punti di qualche aggiustamento e una attenta rilettura, magari in previsione di una futura nuova edizione cartacea o digitale.

 

La prima parte, l'avvicinamento al villaggio, risente un po' dell'intento didattico, della volontà dell'autrice di far conoscere l'India prima di immergere il lettore nella vita del villaggio e risulta un po' lento, in alcuni punti di difficile lettura, quasi noioso, ma evidenzia il minuzioso lavoro di documentazione svolto dall'autrice.

Proseguendo la lettura, il ritmo fortunatamente cambia e le vicende di Asha e Sarah e dei tanti personaggi di contorno, si rivelano pienamente, a volte anche in modo drammatico.

 

Molto negativo il ruolo degli uomini nella storia, a parte Abhai e suo padre, i soli ad appoggiare la lotta di Sarah per difendere i diritti di Asha e delle altre donne. Come uomo, nella lettura ho provato spesso rabbia per il loro modo di fare, per la loro l'incapacità di superare i pregiudizi e, a volte, per la loro malvagità e violenza gratuita.

 

Una storia che fa riflettere, che ci fa conoscere una triste realtà, tanti drammi che si consumano ancora oggi, nell'indifferenza generale, in quello che viene definito "il peggior paese dove nascere donna" (e purtroppo non solo lì).


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