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Il metodo del coccodrillo - De Giovanni Maurizio

IL METODO DEL COCCODRILLO

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scheda vista 313 volte.


autore: De Giovanni Maurizio

editore: Mondadori (collana Oscar bestsellers)


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Recensioni:


recensione del 04/01/2016 di



Trama:

“Il Coccodrillo” lo chiama il giornale più letto della città: perché, come il coccodrillo quando divora i propri figli, piange. A indagare è l’ispettore Giuseppe Lojacono, il suo viso ha qualcosa di orientale, occhi allungati e neri, gli danno sembianze da cinese, ma lui è siciliano. Un mafioso, latitante per lungo tempo, è stato catturato in Germania ed è diventato collaboratore di giustizia. La famiglia, una moglie e una bambina di quindici anni, lo abbandonano e lo stesso fa la polizia destinandolo a Napoli, commissariato San Gaetano. L’ispettore Lojacono non riesce ancora ad ambientarsi. Vede “una città diffidente, umida e oscura, sempre più celata e meno decifrabile di come sembrava. Ognuno attento a non essere coinvolto in qualche casino, preso dai propri affari e pronto a defilarsi velocemente. Una città che ti scappa tra le dita, facendosi liquida o evaporando all’improvviso. Si era convinto che quella non era una città di mare; che il mare e la città ostentavano indifferenza l’uno per l’altra, si ignoravano come due parenti dopo un terribile litigio. La città è piena di fantasmi, che vanno e vengono indisturbati in mezzo a voi”. E quando le indagini sembrano essere a una svolta, la città diventa un muro: “La diffidenza, l’indifferenza, il rumore costante che copre le parole e che rende impossibili i sussurri. Il traffico, la folla silenziosa, gli sguardi di odio. Un muro”. Il sovrintendente Luciano Giuffrè è l’unico collega che gli fiducia, quando sul luogo di un omicidio Lojacono è il primo a intervenire rinvenendo a terra oltre a un bossolo, tre fazzoletti usati. La firma del coccodrillo. È Giuffrè a incoraggiarlo, gli dice che dopo le sue osservazioni già l’hanno soprannominato il Montalbano del Cottolengo, che è l’ufficio di polizia dove lavorano, perché somiglia all’ospedale piemontese dove mettono i portatori di handicap gravi. Ma la vera persona che riesce a scrollarlo, dalle sue sanguinose partite a scopa contro il computer, perché si riteneva opportuno allontanare Lojacono, visti i suoi precedenti, da tutto quello che era investigativo, è la dottoressa Piras, sostituto procuratore. Lei è di Cagliari, ha una trentina d’anni. Offre a Lojacono la possibilità di riscattarsi: “A tutti succedono cose brutte, ma a tutto si può mettere riparo. E mi dica un po’, Lojacono, da isolano a isolana: che idea si è fatto, di questi delitti?”. Saranno le intuizioni dell’ispettore a spostare le indagini da una falsa pista a sfondo camorrististico, a un’altra in cui si indagherà sul metodo del coccodrillo.

Recensione:

Napoli è una grande metropoli e in questo libro ci viene proposta in modo incosueto rispetto al solito immaginario. La città può risultare diversa a secondo di chi sia l’osservatore, perché ricca di contraddizioni, sempre pronta a sorprenderti, così come la vita. Ed ecco perché in questo romanzo può diventare una terra inospitale, dove la gente è distratta, pensa troppo a se stessa, va di fretta, non saluta, non degna di uno sguardo le persone che le passano accanto. È questo che permette alla Morte di agire indisturbata, e il vecchio che la personifica sa come passare inosservato.

L’incipit:

“La Morte arriva sul binario tre alle otto e quattordici, con sette minuti di ritardo”.

L’autore gioca con i numeri, da napoletano potrei consigliarvi un bella quaterna 3-8-14-7 naturalmente sulla ruota di Napoli, tenetemi informato.

I riferimenti di Lojacono a Montalbano in alcuni parti del romanzo sono evidenti come questo: “Era scappato via, cercando di ricostruire nell’anima la sua Scala dei Turchi”, posto di attrazione turistica diventato popolare grazie anche ai romanzi di Camilleri e al suo commissario, in cui tali luoghi sono citati.

Lo stile dell’autore è semplice e diretto, si lascia apprezzare soprattutto per questo. Quasi tutti i protagonisti ci vengono presentati in una forma che sa di “raccontato” ed è l’autore a delinearci le loro caratteristiche principali, però riesce sempre a mantenere viva l’attenzione. Anche i dialoghi ci restituiscono il parlato della lingua comune a volte anche con frasi colorite come:

“Le ho detto che quelle tettone finte gliele schiatto in petto, e che se continua a fare la troia con Christian dico a tutti che la madre ha preso la sifilide col cingalese che tengono a servizio”.

E frasi un po’ contorte:

“Rimanere senza di lui le ha dato la forza di fare quello che lui voleva per rimanere con lei”.

Il finale riesce a creare la giusta suspense. Lojacono non sarà più Montalbano, assumerà anche lui il soprannome del coccodrillo: solo, disperato e invisibile. E con una fame d’amore che non finisce mai.

recensione aggiornata il 05/01/2016

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