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Il profumo - Süskind Patrick

IL PROFUMO

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scheda vista 957 volte.


autore: Süskind Patrick

editore: Tea


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recensione del 28/10/2010 di

avatar di Tania Maffei
nwTania Maffei
$ sostenitore 2011


Süskind ambienta il suo romanzo nella Francia del diciottesimo secolo dove si accalca un'umanità disgraziata e maleodorante e in cui ogni cosa sprigiona devastanti e allo stesso tempo repellenti miasmi. A Parigi, nella città più puzzolente del regno, nasce Jean-Baptiste Grenouille la cui caratteristica è quella di essere totalmente inodore ma di avere, nel frattempo, l'olfatto più raffinato del mondo.

 

Rifiutato da tutti fin da piccolo, quasi incapace di parlare, restio verso qualunque tipo di studio, deciso a non provare alcun sentimento verso gli esseri umani che lo circondano, si accorge molto presto di essere munito di un odorato finissimo che gli permette di avere una percezione olfattiva completa dell'ambiente circostante. Ciò che gli altri colgono con la vista, lui lo percepisce con l'olfatto. «Il profumo ha una forza di persuasione più convincente delle parole, dell'apparenza, del sentimento e della volontà. [...] esso penetra in noi come l'aria che respiriamo penetra nei nostri polmoni, ci riempie, ci domina totalmente, non c'è modo di opporvisi». Questo Grenuille l'ha ben compreso. Si "ciba" di odori, al punto di uccidere per appropriarsene. Il suo godimento trova soddisfazione attraverso l'olfatto.

Nel proprio universo interiore esistono soltanto i profumi delle cose (non le cose in sé). Sempre più chiuso, incapace di amare e di essere amato, decide di mettere a frutto questa qualità diventando profumiere, il più grande di tutti.

Ma Grenuille vuole di più. Da uomo bruto e geniale ricava l'essenza principale dei suoi piaceri dalla pelle naturale di giovani fanciulle e arriva a ucciderle una per una per trarne la loro insostituibile "fragranza".

 

Un viaggio di lucida follia, di genialità malata che permette a Grenouille di individuare venticinque ingredienti per creare l'essenza perfetta. Dominando gli odori Grenuille, avrebbe dominato il cuore degli uomini: da uomo odiato sarebbe diventato un uomo amato. « Poiché gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all'orrore, davanti alla bellezza, e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi al profumo».

 

Dopo aver ucciso l'ultima vittima e creato infine il suo profumo, viene scoperto e catturato, Pronto a morire sul patibolo, di fronte a una folla che incita per la sua morte, in un finale prodigioso e del tutto inaspettato, un uomo da sempre reietto dall'intera umanità, brutto, zoppo, piccolo, un mostro sia dentro che fuori, spargendo poche gocce della sua essenza, riuscirà a farsi amare dal mondo e, come se non bastasse, in una festa orgiastica farà si che tutto il mondo si ami l'un con l'altro senza distinzione di sesso o ceto sociale.

Ma come dice lo stesso Suskind a ogni conquista non manca una perdita. Solo che Grenuille non aveva perso qualcosa, semplicemente non l'aveva mai avuta: pur detenendo tutti gli odori, e costruendo miscele sempre nuove, non sentiva, né aveva mai posseduto il suo di odore. Una sofferenza che lo invaderà per tutta l'esistenza. Ma la natura non si può vincere: è lei a decidere cosa concederci e cosa toglierci.

Grenuille morirà nel medesimo luogo in cui è nato, ucciso grazie all'aroma da lui stesso prodotto, per mano di quegli uomini che sempre lo hanno odiato e che "Per la prima volta (... con la sua morte...) avevano compiuto un gesto d'amore".

 

Libro complesso il cui protagonista non si scorda con facilità per la diabolica ripugnanza e l'inconfessato desiderio di amore che traspare in tutto il romanzo.

 

Trasporre sul grande schermo il libro di Süskind "Il Profumo" non era un'impresa facile. Il romanzo ormai divenuto un best seller, aveva attratto grandi registi come Martin Scorsese e Stanley Kubrick, ma solo nel 2001 Süskind concesse la liberatoria sui diritti d'autore e il film venne affidato al regista tedesco Tom Tykwer che scelse come attori Dustin Hoffman, Ben Whishaw, Alan Rickman, Rachel Hurd-Wood, Corinna Harfouch.

 

Il film, ambientato in una Francia del diciottesimo secolo sporca e puzzolente, è descritta fin nei minimi dettagli dal regista che ricrea fedelmente gli ambienti presenti nel libro. Una voce fuori campo racconta le varie fasi di crescita di Jean Baptiste Grenuille, questo bambino quasi muto ma dall'olfatto raffinatissimo che vivrà rinchiuso in un mondo fatto solo di aromi e profumi dove al posto della vista utilizzerà l'olfatto. Nel libro Grenuille è un mostro che rasenta la follia e che fa degli odori il proprio scopo di vita, nel film l'attore, Ben Whishaw, è solo un uomo spaesato che con difficoltà si muove fra gli altri esseri viventi e trova conforto solo nel mondo dei profumi. Il lungo apprendistato nella bottega del profumiere Baldini, interpretata da Dustin Hoffman in chiave quasi macchiettista, è più colorata e luminosa che nel libro dove le descrizioni tecniche della preparazione dei profumi rendono a volte il libro un po' noioso.

Ma quello che manca completamente al film è l'ultima parte del libro. Il viaggio folle, finale che porterà alla creazione del sublime Profumo dell'amore universale, nel film è solo la storia peraltro ben descritta di un serial killer che, con meticolosa cura, procederà all'uccisione di venticinque vergini al solo scopo di estrarne l'odore e ricavarne la preziosa fragranza.

Non per nulla il film inizia proprio con la cattura di Grenuille come se fosse il momento più importante del libro.

La festa orgiastica poi che lui stesso provoca quando si trova sul patibolo è pressoché inverosimile. Una massa di corpi lerci e puzzolenti che nudi e bianchi si trovano a rotolarsi assieme come se l'amore li avesse privati anche della loro misera e disgraziata posizione sociale.

Nel film infine nulla traspare della vera sofferenza di Grenuille che non gode per un solo attimo del piacere che è riuscito a produrre negli altri (solo una piccola lacrima che scende dal volto ci fa comprendere forse qualcosa) mentre il suo odio per l'umanità resta intatto al punto di preferire causarsi la morte con quella stessa essenza che avrebbe potuto cambiargli la vita.

 

Belle le scene, la fotografia, bravi gli attori. A volte disseminato di passaggi logico temporali troppo repentini che fanno perdere il filo della storia. La colonna sonora troppo invasiva e ridondante. Il regista, pur utilizzando immagini lussureggianti e grandiose, non è stato sempre capace di evocare così bene come Suskind ha fatto con la scrittura un mondo i cui protagonisti non sono gli uomini ma gli odori che questi emettono. Ma quello che manca di più è la diabolicità, l'efferatezza, la verosimiglianza con un personaggio unico come quello creato da Suskind privo di odori, incapace di amare di essere amato di provare alcun tipo di piacere che nella sua più totale follia rese la produzione dei profumi la più grande delle arti.

recensione aggiornata il 01/12/2010

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