
C'è molto di più che un'illusione




Descrizione: C'è chi dice che anche le macchine avranno la coscienza…
Incipit: Per miliardi di anni la vita non c'era. Poi a un certo punto, in un certo posto dell'universo alcune…

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Come faceva notare Namio, sotto il testo di Rossella, noi non siamo in realtà la specie evolutiva più popolare nel tempo e nello spazio cosmico avuto dalla Terra nella sua ancor breve storia. Al comando ci sono ancora le forme più semplici di vita, i Batteri, poi probabilmente le piante e.così a naso direi gli insetti.
Quindi in realtà alcune forme addirittura non in possesso di cervello, mente e comprensione/lettura di queste tramite soggettività propria del corpo, evolutivamente parlando, hanno conquistato il pianeta ben più di noi e risultano per questo molto più efficenti di noi nel loro compito naturale, la sopravvivenza o omostasi.
Questo in parte dovrebbe già farci riflettere non sulla utilità o meno che noi abbiamo o portiamo con la nostra presenza, ma con la nostra effettiva capacità ed efficenza di specie, per quanto siamo i primi della classe evolutivamente parlando, non lo siamo sotto un aspetto puramente pratico di evoluzione sulla terra.
Quello che accumuna tutti è che il senso per tutti è la vita stessa, quello che ci differenzia è la comprensione della stessa, che oltre alle numerose meraviglie e direi anche responsabilità che questo comporta, porta anche per ovvi motivi a crearsi o portarsi avanti nel tempo l'illusione che singolarmente e personalmente abbiamo un posto speciale all'interno di questa realtà che solo a noi per quel che sappiamo è stato dato modo tramite evoluzione di conoscere e averne oltretutto propria coscienza.
I batteri, non si chiedono il senso, loro sono il senso, le piante similmente operano in quel modo, gli animali uguale seppur già molto più vicini (soprattutto i mammiferi) al possibile loro sviluppo (pensiamo alle orche, delfini, primati) di ancor più complesse stratificazioni cognitive, o strutture sociali, che li potrebbero anche portare con future evoluzioni ad un proprio sè autobiografico od un Io sociale (le orche si avvicinano già molto a questo aspetto), ma anche loro per adesso vivono in base alla loro omeostasi di specie senza una vera e data coscienza di questa.
Nessuno di loro da quel che sappiamo si chiede il perchè viviamo? quindi la vita nelle sue forme più efficienti non si è mai posta il problema del perchè.
Perchè noi allora lo facciamo? Perchè la nostra esistenza dovrebbe avere un diverso motivo dalla loro?
Noi leggendo i nostri sentimenti e comprendendo ogni qualsiasi nostro aspetto tramite essi, abbiamo crescendo nel tempo dato la volontà, quindi un bisogno intrinseco al corpo, di cercare e adoperarsi per una risposta, di capirne il senso o lo scopo in essere, perchè come per tutto il resto sappiamo che nel nostro divenire sarà sempre presente per tutti indistintamente la morte.
Questa illusione che ci permette o ci può permettere a tutti di accettare (sotto false speranze o dubbio almeno su questa) la morte, ci permette e ci ha permesso però anche di arrivare ad essere quello che siamo diventati nel bene o nel male. Cioè di non accontentarci di non rimanere così fermi nelle o sulle nostre di per sè già incredibili ed enormi conquiste (con relativi orrori perpetuati ciclicamente ed interrottamente) nel tempo e spazio nostro concesso.
I batteri se pur efficentissime macchine da guerra evolutive sono nonostante la loro immane adattabilità ancora batteri (evoluti si, ma rimasti tali), le piante uguali, gli animali pure per lo più.
Loro sembrano fermi o procedono in slow motion, noi corriamo.
La nostra coscienza potrebbe portarci a glorie e rovine continue cosa che d'altronde come dicevo fa, ma ci rende davvero proprio per questo unici e speciali.
Ci dà la possibilità di trasformare non solo il pianeta che viviamo, ma staccarci da esso, siamo molto, molto più partecipi all'insieme e unica nostra comprensione data nell'universo in maniera non solo passiva ma attiva in esso e del suo compiersi futuro, noi non diamo solo spiegazione della realtà e motivo dal nostro punto di esserci alla stessa, ma ne siamo parte attiva, seppur infinitesimamente piccola in gioco. Le altre forme di vita sono solo sul campo, noi siamo gli unici ad avere la palla. Capisci cosa intendo?
Quante cose ci sono in noi stessi e nell'universo che ancora non sappiamo, quante partite tutte da giocare ci attendono, quanto in là o in dietro riusciremo ancora a guardare con i nostri occhi e orecchie naturali e tecniche, anche senza per questo avere un futuro infinito o eterno davanti a noi? Se lo avessimo avremmo anche un infinito spazio e un infinito tempo per farlo quindi avremmo completa assenza di entrambi, non avremmo nessun bisogno di correre, saremmo completamente fermi, senza uno spazio e senza un tempo stabilito in essere e divenire, saremo Nulla, Mi chiedo ora, è davvero questo che vogliamo, ne siamo sicuri?
Io amo correre da solo sul lungomare, col primo bagliore di luce che mi riscalda e come me si alza e muove su un nuovo possibile ultimo giorno.
(in realtà no, ma il senso resta valido).
"Io amo correre da solo sul lungomare, col primo bagliore di luce che mi riscalda e come me si alza e muove su un nuovo possibile ultimo giorno."
Ecco un esempio, rifletti emozionalmente o anche razionalmente (è lo stesso) su queste due mie frasi.
La prima ti porta alla non cessazione dell'essere, alla risposta che cerchi.
La seconda ti porta invece a godere nel/del tuo stesso limite dell'essere finito, in un determinato e perciò finito tempo e spazio.
quale preferisci in realtà?
quale delle due ti trasmette più senso o scopo?
questo è un perfetto esempio teorico di disvelamento di questa illusione (anche se non per tutti risulterà tale).
la vita quindi è vita finché è in movimento.
senza movimento, senza spazio e senza tempo su cui o in cui muovere (divenire), la vita non è più vita in essere.
diventa solo essere, senza essere vita, diventa Nulla.
Per dare un senso o uno scopo alla vita in realtà quindi anche noi, (le altre forme di vita non ne hanno alcun bisogno invece) non necessitiamo poi di avere sempre una risposta per tutto, almeno non a quello su cui non possiamo nemmeno porci in essere.
la vita stessa è lo scopo, la comprensione singola di sè, e poi di specie, tramite partecipazione attiva in gioco nella/sulla stessa realtà, può essere, nel/dal nostro punto di vista, dato, permesso e raggiunto per mezzo dell'evoluzione, il senso.
Quindi se Dio è fuori da questa realtà, può solo essere, ma non può però divenire.
Dio o Nulla non diviene, ma è, quindi non vive.
può creare quindi ( non iniziamo a chiederci come per favore) il vuoto iniziale di realtà, da cui poi è nata, dall' energia rilasciatasi, prima la materia e poi la vita.
Dio non può però, nemmeno fuori dalla realtà, essere in divenire vita, essendo esso Nulla, cioè essendo assenza di spazio e assenza di tempo (eterno ed infinito, concetti totalmente incomprensibili per noi).
noi come ogni forma di vita qui presente, siamo perciò espressione creativa/evolutiva, di ciò che Dio può portare in essere e divenire solo creando dal Nulla appunto, una realtà a sé stante, quindi la nostra realtà e la vita arrivata in seguito tramite evoluzione interna della stessa, solo tramite evoluzione della materia, non spirito nè tantomeno anima perché esse sono parte di ciò che è FUORI dalla realtà in assenza di spazio e in assenza di tempo (ripeto FUORI dalla realtà); ma che esso non può però, essere in divenire a sua volta, nel suo essere sempre Nulla, quindi è per forza, fuori dalla realtà, ed è per forza, fuori dalla vita.
i motivi di questa volontà di creazione sono in indagabili, userei solo le mie emozioni per descrivere quello che non posso comprendere più di quello che già sto facendo.
noi credendo illusoriamente che Dio si è fatto uomo, chiaramente impossibile, perché altrimenti per i motivi detti non sarebbe più Dio (eterno ed infinito), ma semplice vita, limitata da tempo e spazio (Cristo può ed è stato un semplice uomo quindi se è vissuto) dal momento che se avesse potuto fare questo, noi capiremmo oggi stesso Dio oggettivamente e soggettivamente perché sarebbe logico pensare (come è stato poi infatti fatto e attuato globalmente, ognuno in diverso modo e misura) che tutti avremmo una parte di esso (Nulla) per poter tornare poi a nostra volta a essere Nulla dopo la morte. Per avere anche solo il dubbio di salvarci quindi tramite anima o spirito (concetti totalmente immaginati dall'uomo per se stesso) dalla morte, l'unica cosa che facciamo in realtà per paura ed egoismo (comunque motivati e necessari al superamento dei nostri attuali, ma non per questo anche futuri limiti di comprensione, tutti iscritti nella nostra realtà finita e quindi in parte superabili o comprensibili) è tutto l'opposto, lo stesso che si presenta nel credere in un futuro possibile, il mantenimento in vita della nostra coscienza all'interno del corpo o fuori da esso, il tutto rimanendo dentro però una realtà comunque finita, perciò di futura inesorabile cessazione, della scienza.
cioè tutto il contrario seguendo questo ragionamento (basato sul Nulla, quindi potenzialmente infinitamente giusto come infinitamente sbagliato ed ogni infinita infinitesima sfumatura tra queste due eventualità) della logica (puramente e totalmente figurativa ) che ha portato o può aver portato alla volontà di creazione della realtà e nel susseguirsi evolutivo di questa alla vita stessa ivi presente.
Cioè quello già asserito molte volte, lo scopo è la vita stessa, vita che per essere tale è in divenire, quindi anche cessazione della stessa sotto ogni aspetto. Il senso invece a differenza delle altre forme vitali presenti di cui esse non necessitano nessuna comprensione (il senso per tutte le altre forme di vita non si pone non avendo comprensione soggettiva di una reale loro soggettività in relazione al proprio corpo (un sé autobiografico), è lo stesso che a noi ci porta a cercarne uno, la comprensione di noi stessi e di ciò che ci circonda. Questo porta tramite una iniziale illusione/ricerca di continuità di esistenza, ulteriori riflessioni e al disvelamento della stessa, non più a cercare di essere ciò che non possiamo divenire cioè parte di Dio/Nulla che è, quindi non diviene in nessun tempo e in nessuno spazio, per questo quindi non ritorna nulla di/a ciò che è,
ma cercare di godere dove e quando (vedete sempre spazio e tempo) più ci è possibile del nostro stesso essere in divenire nel tempo e spazio dato di farlo, cioè la vita stessa, unita alla di questa possibile comprensione, sempre in essere e divenire, cioè della o di una comprensione più vasta possibile della nostra realtà anch'essa finita nel suo tempo e nel suo spazio (anche in espansione che sia, appaia o rileviamo tale oggi) finita.
Ma non fuori da questa, o credere/pensare/fede/dubbio di poter continuare ad essere come parte di ciò che c'è ed è fuori dalla realtà, ma non vive, quindi non ci può toccare o appartenere minimamente in noi. Perciò senza nessun diritto o libertà di comprensione su/di questo, cioè nulla da sapere e nulla da comprendere o poter comprendere in essere che non siano solo astrazioni figurative e nostre emozioni sovrapposte, cioè illusioni di immagini mentali seguendo una logica astrattiva da noi prodotta come unica o possibile spiegazione data o posta. Praticamente quella che sto facendo ora.
Macchine fatte a loro immagine e somiglianza…
Tutto questo mette in secondo piano il problema della fine del mondo: che importa?
Sono perfettamente d'accordo ma non capisco allora perché ti perdi nella descrizione di un dio che tu conosci come il Nulla (non era il Tutto?). Dici che non vive ma "È" senza tempo né spazio, immobile… allora non è lui che ha creato l'universo in quanto questa stessa "azione" non può far parte di un essere immobile.
Cancella dunque frasi come le seguenti perché non hanno senso.
"Quindi se Dio è fuori da questa realtà, può solo essere, ma non può però divenire.
Dio o Nulla non diviene, ma è, quindi non vive. Può creare quindi il vuoto iniziale di realtà da cui poi è nata tramite evoluzione della energia diventata materia, la vita. Non può però, nemmeno fuori dalla realtà, essere in divenire vita, essendo esso Nulla, cioè senza spazio e senza tempo. Noi come ogni forma di vita qui presente, siamo espressione creativa/evolutiva quindi, di quello che Dio può portare in essere e divenire creando questa realtà, la vita, solo all'interno di essa tramite evoluzione della materia, ma non può divenire a sua volta, nel suo essere Nulla, quindi per forza, fuori di essa, vita."
Lascia perdere dio: è al di sopra della nostra capacità di comprensione. Possiamo solo immaginarlo a piacere, come ci piace di più o come ci fa comodo. Che resti pure un " buco" nella nostra logica.
Chiamarlo Tutto o Nulla è la stessa identica cosa.
Credo che (mie immagini figurative astratte) possa creare (comprendo il paradosso del movimento di cui questo termine necessita sotto forma di materia) tramite volontà quindi comunque uno stato d'essere immateriale generato non so come e non so dove (un po' come per noi erano prima i sentimenti di cui però ora abbiamo compreso il funzionamento e motivo di espressione, legati ed espressi dal corpo stesso per omeostasi), lo stato di energia quando essa è al suo minimo movimento e interazione, cioè lo zero (il vuoto) quindi creando (ripeto senza che possiamo sapere come), immagino tramite qualcosa tipo volontà infatti (da dove essa derivi inutile chiederselo perché come scritto parliamo già di qualcosa di infinito ed eterno, non sappiamo cosa implichi questo, suggerisco immobile dal fatto che dal nostro punto di vista della realtà non necessita di movimento non essendo più presenti un tempo ed uno spazio finito, ma stiamo già facendo delle discrete iperbole mentali ovviamente), questo vuoto, questa bolla di vuoto, da questa poi, all'interno della stessa, si sia poi messo in moto tutto ciò che sappiamo per quasi certo. Big bang ecc (come visto nel video di Balbi a proposito del vuoto).
Chiaramente nessuna convalida scientifica a tutto questo ci sarà mai, però così apparecchiata, non comprende un suo diretto contatto con l'interno della bolla, quindi con noi o tutto quello che da essa è scaturito, energia, materia ecc.
Quindi esso rimane ciò che è, e noi ciò che siamo in divenire.
Non ho chiamato per niente questa logica meta-fisica, bisogna dare per scontato che ci sia stata comunque questa che io chiamo "volontà" ma non so neanche di cosa sto parlando in realtà, gli attribuisco io il nome per potertelo spiegare a te facendomi un immagine astratta per poterlo fare, tramite l'uso di questo termine.
Noi non possiamo comprendere il fuori dalla realtà, possiamo però con coscienza dire cosa è o non è questa realtà che ci appartiene, cioè non è infinito ed eterno, quindi non è Tutto/Nulla, ma se questo è vero, automaticamente è anche vero che Tutto/Nulla è fuori, quindi fermo nella sua infinità ed eternità se così lo vogliamo descrivere, ma non riesco a pensare ad altro che qualcosa di infinito ed eterno (con tutto quel che comporta essere un essere del genere che io non potrò mai comprendere), per portare comunque a compimento qualcosa di finito nello spazio e tempo, tramite quella che io posso solo definire volontà di creazione, partendo dal Nulla/Tutto che esso è.
Quello che possiamo sapere noi parte e finisce con la conoscenza che possiamo avere a ritroso su noi stessi fino a quando si è venuta a creare la materia e quindi da essa la vita.
Prima non sta già più a noi sapere nulla, cercavo semplicemente connessioni logiche più congrue alla nostra situazione di partenza, se me lo immagino me lo immagino come una essenza di essere cioè Nulla/Tutto (è uguale), fuori dalla realtà che ci appartiene, dove una volta arrivati a volontà (o qualsiasi modo sia stato) di questa bolla di vuoto, poi da essa, dentro di essa, la storia è successa con le sue note ipotesi di causa ed effetto da noi prese sempre in esame e per certi versi già convalidate Big bang, risonanza di fondo dell'universo ecc).
Comprendo i concetti espressi in maniera un po' confusa, ma è dura essere precisi e chiari parlando di questo. Comunque fino a novità rilevanti non credo ci sia niente da aggiungere, poi ognuno si fa la sua diversa giusta idea, ma questo ad ogni modo non ha nessuna rilevanza pratica né tantomeno teorica.
L'importante è dal Big bang in poi, non prima.
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