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E se Dio non ci fosse?

(saggio filosofia, breve - per tutti)
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44 visite dal 18/02/2022, l'ultima: 1 settimana fa.
3 recensioni o commenti ricevuti
Autore di quest'opera:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)


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Incipit: Cosa cambierebbe in termini di ragionamento logico sulla creazione? Avremmo così diverse domande da porci o diverse risposte da ricercare?


E se Dio non ci fosse?
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recensore:

Recensione o commento # 1, data 20:16:33, 25/03/2022
Gabriele 84, presumo che 84 sia l'anno di nascita di Gabriele, quindi il suo saggio-pensiero, il suo interrogarsi su Dio, da dove è nata l'idea della divinità gli fa molto onore, vista la sua giovane età, in quanto sintetizza il tutto con la frase finale… "solo tutto quello che sappiamo di non poter sapere", che è ciò che dicono e scrivono la maggioranza dei filosofi. Con la ragione non si può parlare di Dio perché non è qualcosa di oggettivo, quindi Dio fa parte della metafisica. Per quanto ci si interroghi non si può che non finire con "solo tutto quello che sappiamo di non poter sapere". Mi permetto però di dire che se Dio non fosse mai esistito bisognerebbe inventarlo, se Nietzsche ha detto che Dio è morto, già duemila anni prima Plutarco aveva poetato che Pan è morto (Pan era il Dio tutto dell'antichità) e dopo Pan ( per quanto riguarda l'occidente) è arrivato il cristianesimo… Dio è morto e al suo posto abbiamo messo altre cose: il buonismo, il sesso, la libertà del faccio quel che mi pare, il gioco, la droga, e l'uomo è sempre più infelice. A chi è venuta l'idea? Già nelle caverne l'uomo preistorico venerava Dio tramite gli animali, idem gli egiziani, poi il politeismo, poi il Dio unico e infine il Dio uomo e ora? L'idea di infinito ci è venuta attraverso l'idea della natura? Può l'uomo finito concepire l'idea di infinito? Hai messo tanta carne al fuoco Gabriele e non è da tutti



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 23:49:08, 25/03/2022
Grazie per i complimenti Paola, ultimamente non so cosa mi sia preso, ma sul sito ho cominciato a pensare, elaborare e scrivere "saggi/pensiero" che mi hanno sempre più spinto e portato a rivoluzionare internamente parte di molte mie convinzioni, a mio modo penso di aver anche risposto alla tua domanda posta nel finale, almeno seguendo quella che è la mia logica e soprattutto il mio sentire. Grazie ancora Paola per le belle parole e per il tuo tempo. Provo a farti un piccolo sunto delle mie intuizioni all'oggi qua sotto poi se vuoi approfondire puoi leggere gli altri saggi/pensiero sul sito.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 07:08:51, 26/03/2022
Noi abbiamo sempre dato per scontato che il concetto di anima (che io chiamo essenza), sia qualcosa, una percezione, un tocco, un intuizione che avviene e ci tocca da dentro quello che può essere la nostra possibile comprensione di noi stessi, cioè che risieda dentro di noi e a cui noi tramite la nostra arte, scrittura, scultura, poesia ecc… possiamo darne a nostro modo forma od espressione.

Ecco le mie riflessioni mi hanno portato a rivoluzionare questo concetto cardine, almeno secondo il mio sentire o percepire questo.

Se noi non possiamo comprendere o spiegare Dio (che io preferisco chiamare (Tutto), se l'anima o l'essenza, lo spirito è parte stessa di Dio, allora vuol dire che noi non possiamo spiegare o comprendere neanche lo spirito, l'essenza o l'anima, essendo essa stessa qualcosa, già di per se slegato dalla nostra vita, quindi a noi totalmente incomprensibile ed indagabile.

Questo mi ha portato a pensare e capire, ma soprattutto a sentire e averne intuizione in me, che l'anima non ci tocchi dall'interno del nostro essere a noi comprensibile o di nostra possibile descrizione, quindi questo contatto, tocco o intuizione che noi percepiamo, ma da cui non abbiamo nessuna risposta data, non possa in alcun modo essere o avvenire dentro di noi, ma solo fuori da ogni nostra possibile comprensione (cioè fuori dal nostro limite umano di comprensione).
Quello che noi possiamo avere o ricevere sia dall'anima che quindi da Dio da questo tocco, è solo quella che poi in noi diventa "intuizione", intuizione che a sua volta può diventare fede in essa stessa.

Ma se questo è vero, allora è vero anche che ogni forma da noi espressa, arte compresa (anche i testi sacri) non sono la parola scritta di Dio perché se lo fosse realmente noi non potremmo nemmeno comprenderla come non possiamo comprendere Dio stesso. Quello che possiamo leggere è quindi solo intuizione di Dio e di quello che noi stessi in passato abbiamo percepito a riguardo.

L'anima o l'essenza toccandoci si può riflettere in noi, cioè comprendere quello che siamo (avere, essere essa stessa, tutte le risposte esistenziali del nostro essere), noi però non potendoci riflettere a nostra volta sull'anima, ma potendo solo avvertirne il tocco, cioè avere solo intuizione di essa, non possiamo in alcun modo esprimere niente che non sia solo la nostra intuizione stessa di quel tocco, a sua volta a noi incomprensibile da descrivere, proprio perché non lo possiamo comprendere.

L'anima o l'essenza riflettendosi in noi, può per questo esprimere attraverso di noi, arte, cioè noi stessi, come individui, siamo già espressione d'arte dell'essenza. Il nostro essere stesso, quello che molti, non riescono ad accettare di non comprendere e quindi di non poter conoscere, è già forma d'arte dell'essenza.

Noi non potendo rifletterci sull'essenza, non possiamo per questo farne in nessun modo una nostra espressione d'arte, perché non potremmo in nessun modo comprenderla, come non possiamo comprendere i perché a noi celati del nostro stesso essere.

La nostra arte può quindi essere solo espressione di noi stessi, dove a nostra volta, noi stessi siamo espressione d'arte dell'essenza.

Seguendo questa logica va a decadere ogni possibile altra forma religiosa o credo che non appartenga solo alla nostra intuizione personale, dove ognuno può cercare o trovare solo dentro se stesso e il proprio avvertire questo tocco, il concetto, il fulcro, il motivo stesso di propria verità o fede.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 09:11:37, 26/03/2022
Forse noi abbiamo semplicemente sbagliato a percepire questa "intuizione" attribuendogli un concetto di anima propria, che in quanto tale risiede in noi, nel nostro essere. Forse l'errore è sempre stato questo, credere, nel nostro infinito egoismo, di possedere un'anima nostra, qualcosa che poi quindi va in qualche modo salvata, mantenuta pura, divisa da noi stessi, tramite fedi cieche e dogmi religiosi (creati sempre da noi), salva quindi dalla corruzzione del nostro fare ed il nostro essere. È per questo che continuiamo incessantemente, ma inutilmente a invocare in noi risposte, perché pensiamo e crediamo di avere queste risposte dentro di noi, quindi per questo dovute. Invece l'anima, l'essenza, quindi Dio può essere e risiedere solo al di fuori di noi, dalla nostra individualità, quindi anche al di fuori dalla nostra più totale comprensione (altrimenti saremo già riusciti ad indagarlo, descriverlo, comprenderlo). Forse noi non possediamo l'anima, ma ne siamo tutti semplicemente, inconsciamente immersi e toccati da essa, ma ognuno solo e in propria misura al suo sentire e quindi "intuire" questo. Per come siamo fatti, noi siamo già, l'essere più vicino a Dio, riusciamo a creare e dare forma stessa al e a partire dal nostro stesso pensiero, abbiamo la quasi piena consapevolezza e padronanza di noi stessi e di quello che ci circonda, abbiamo quindi quasi infinita capacità creativa, limitata solo dal limite del nostro essere, tutto questo senza necissitare di ricorrere a un concetto di anima. Anima, essenza che non ci appartiene, ci tocca solo e dove forse anche noi, torneremo poi a nostra volta, come tutto il creato, ad esserne parte stessa, una volta cessato, questo nostro qui e ora. Ma di questo non posso averne risposta né averne certezza, solo intuizione.



recensore:
avatar di Namio Intile
Namio Intile
$ sostenitore 2022 (5 dal 2019)

Recensione o commento # 2, data 12:37:49, 16/04/2022
Il Dragone Mon Amour #11
Perdonami, Gabriele. Ma perché tu pensi che le scienze esatte, quelle che agiscono in base al metodo scientifico, si occupino di Dio? O che da esse possa venire una sola parola a sostegno o a confutazione dell'argomento Dio? Due dei pilastri del metodo scientifico sono la falsificabilità e la riproducibilità in sede di esperimento. Pensi forse che l'esperienza divina o l'esistenza di Dio possa essere riprodotta in sede sperimentale? La scienza NON si occupa di Dio, dal discorso scientifico è possibile evincere solo una teoria infinita di cause ed effetti.
La prova sull'esistenza di Dio non può scaturire dalla ricerca scientifica, vedi La logica della scoperta scientifica di Popper, o Verità e metodo di Gadamer, ma sul metodo sperimentale esistono innumerevoli punti di vista.
Diverso il discorso sulla logica, che però tu assimili alla scienza come se l'una fosse corollario dell'altra. La logica non è appannaggio delle sole scienze sperimentali, ma ha una dignità sua propria che parte dai presocratici, transita per Aristotele e la filosofia medievale e giunge oggi alla logica matematica e a quella formale. Vado a memoria: la non contraddittorietà in un sistema formale logicamente coerente non può essere dimostrata all'interno del sistema stesso. Con buona pace della ricerca scientifica.
Un caro saluto



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 13:14:34, 16/04/2022
Ciao Namio, certo che dalla scienza esatta non può venire provato od esaminato, tantomeno quindi compreso nulla che ha a che vedere con Dio. Questo perché Dio/Tutto è infatti al di fuori di questa realtà, quindi al di fuori di noi, quindi a noi del tutto in indagabile.
Il mio pensiero è semplicemente rivolto all'errore della scienza nel sostituire il suo stesso scoprire, provare e quindi rispondersi, a Dio stesso. Finché si parla di questa realtà sono d'accordissimo ad un approccio scientifico, ma se si vuole cercare risposta alle domande esistenziali esaminando o comprendendo sempre più a fondo noi stessi o l'universo stesso non avremo comunque risposta data, solo infinite diverse teorie, ed infinite diversi effetti, ma non la causa iniziale da cui tutto questo che siamo e ci circonda è partito. L'errore di chi crede in Dio invece è mettere Dio dentro se stesso tramite il concetto di possedere un'anima, derivato dal credo nelle religioni per auto salvare se stesso e quindi la propria paura egoistica di dover passare. Entrambi come detto hanno parte di ragione, entrambi commettono l'errore di negarsela a vicenda. Se Dio ci ha portato (tramite evoluzione) ad avere comprensione di noi stessi, se questo è causa del suo volere, non si possono poi negare le prove provate e assodate che poi questa stessa comprensione tramite la logica e la scienza ci hanno portato e dato solo per seguire ciecamente dogmi o libri religiosi che ne negano l'evidenza. D'altro canto non si può non accettare di non potere comprendere da dove tutto questo è scaturito, solo perché sfugge alla nostra stessa comprensione, perché è questa stessa comprensione che per logica porta poi al di fuori di noi, della nostra realtà che quindi va accettata per quello che è, ma non per questo negando un'origine creativa presente seguendo il percorso che tramite evoluzione ha portato a ciò che siamo che a mio vedere è evidente in noi e quindi quantomeno alla possibilità reale di intuire questo Tutto da cui tutto è difatti scaturito e non quindi escludendolo dall'equazione a priori solo perché questo rimane a noi poi completamente ignoto o improvabile.



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2022 (2 dal 2021)

Recensione o commento # 3, data 17:23:18, 16/04/2022
Nel cercare Dio, non c'entra la scienza. Questa è importante, anzi fondamentale per cercare di capire quello che ci sta intorno nella materia e nella estensione dell'energia che è alla base del funzionamento dell'universo. La ricerca scientifica non solo è un nostro dovere ma è anche una esigenza innata della nostra natura e anche un piacere.
L'esistenza dello spirito in quanto "altro" rispetto alla realtà che conosciamo non è dimostrabile con i classici esperimenti scientifici.
La realtà individuale non è condivisibile direttamente con alcuno.
Questa realtà è talmente unica e segreta che è capace di far scomparire tutto l'universo di ciascuno in un attimo compresa se stessa.
L'unica prova dell'esistenza dello spirito ( chiamatelo come volete ) è che Tutti lo conoscono. Tutti possiamo essene consapevoli. Tutti!
Ciascuno "sa" ed è consapevole di questo. Che altre prove necessitano quando tutti gli uomini condividono lo stesso risultato?
Abituati a ragionare nei termini di logica e scienza, è naturale tentare di ridurre la ricerca interiore a questi parametri, e non ci riusciamo e diciamo " per ora".



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022 (2 quest'anno)

risposta dell'autore, data 17:43:36, 16/04/2022
Infatti, ma anche tramite la scienza abbiamo ed ampliamo la nostra consapevolezza di noi e di quello che ci circonda (ad esempio la teoria della legge della relatività), quindi aumentando questa consapevolezza, in realtà nei fatti aumenta e solidifica anche la certezza che Dio esiste. Dal momento che comprendiamo noi stessi, ma non da dove deriva questa stessa comprensione ( inscritta fin da principio nella nostra evoluzione, quindi da una volontà creativa secondo la mia visione), quindi da Dio. Poi non potendo essere provato tutto questo chiaramente oltre che comprensione di sé, serve anche una sorta di fede in questo stesso volere creativo in quanto tale, ma non usata di riflesso verso sé stessi per una possibile possibilità di salvezza dalla propria morte tramite l'anima (che non abbiamo), quindi resurrezione o quant'altro che non sta minimamente a noi comprendere, sapere, immaginare. Per me la fede ora non rappresenta più la salvezza dalla mia stessa fine qualsiasi essa poi si rivelerà, ma una presa reale, sincera e profonda di comprensione di me stesso oggi, accettando serenamente quindi, quello che non posso, né percepisco bisogno, di provare con la scienza esatta, ma di cui ho intuizione reale e presente, ma totalmente all'infuori di me, quindi anche della mia possibile comprensione.





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