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Emozioni e Magia

(saggio filosofia, breve - per tutti)
Tempo di lettura: meno di 5 minuti
22 visite dal 29/03/2022, l'ultima: 1 mese fa.
4 recensioni o commenti ricevuti
Autore di quest'opera:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2022 (2 dal 2021)


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Descrizione: Come è possibile che un concetto non materiale produca una modificazione nella soluzione sanguinea tanto da arrestare il cuore per infarto da spavento?


Emozioni e Magia
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Elenco Tag dell'opera:
#concetto(2)    #significato(3)    #magia(41)



Recensioni: 4 di visitatori, 5 totali.
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recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022

Recensione o commento # 1, data 11:55:06, 30/03/2022
Allora partiamo dal fatto che anche gli animali, provano o possono provare dolore, ci sono già studi a riguardo soprattutto nei mammiferi. Anche loro quindi in risposta al dolore fisico, quindi ad un forte stress, producono e rilasciano a loro volta adrenalina come risposta. Questo processo come la maggioranza negli animali credo evidente sia legato ad una risposta puramente istintiva che quindi implica cambiamenti a livello fisico. Noi a differenza degli animali non avendo l'istinto, ma avendo pulsioni, surroghiamo questo compito come hai ben descritto all'Io. Ora la differenza tra le nostre pulsioni e l'istinto animale è una sola quindi, la consapevolezza di sé. L' animale, per mezzo dell'istinto avverte, recepisce un segnale e semplicemente agisce. Noi invece, non abbiamo questa reazione istintiva, il nostro Io per recepire lo stesso segnale, lo deve riconoscere, gli deve dare forma, corpo e contesto, quindi lo legge emozionalmente, un segnale di pericolo viene percepito non come pericolo, ma come paura, quindi noi di riflesso leggiamo questo segnale associandoli la forma o gravità di questa stessa paura a seconda del contesto, nel tuo caso un orso. Se un piccolo animale vedesse o percepisse la presenza di un orso, avrebbe come risposta un segnale di pericolo, quindi di istinto scapperebbe o si nasconderebbe immediatamente. Adesso immaginiamo, siamo allo zoo e vediamo un orso, nessuno scappa. Viceversa siamo in un bosco vediamo un orso, cominciamo a "pregare" e correre, oppure a pregare restando fermi perché completamente immobilizzati dalla paura. Capite la differenza? La nostra pulsione viene interpretata a seconda del contesto, contesto che il nostro IO a livello di subconscio legge direttamente dall'emozione stessa che viene percepita. Nel primo caso, quello dello zoo, non è paura o comunque non solo, ma anche e in predominanza, in questo contesto, magari un sentimento di stupore, ammirazione nel vedere qualcosa di vivo diverso da noi, ma consapevoli dal contesto che ci si para davanti che non ci può nuocere. Quindi noi leggiamo le nostre emozioni, abbiamo cioè anche a livello inconscio consapevolezza di noi e di quello che ci circonda e reagiamo in conseguenza di questo. La risposta alla tua domanda, dal mio punto di vista è quindi la consapevolezza di se e di quello che ci circonda (il contesto) che letto e interpretato dall'IO tramite le nostre emozioni che noi comprendiamo, ci fa agire di risposta e determina in noi anche cambiamenti chimici e fisici tra cui l'adrenalina nel sangue. Infatti nei neonati che non hanno ancora per forza di cose la piena comprensione di se stessi(l'Io) e quindi delle emozioni da esso derivate e sopra cui l'Io stesso si forma e costruisce, non comprendendo se stessi come gli adulti fanno, non hanno le stesse pulsioni emozionali rilevanti o predominanti come invece possiamo constatare nella crescita che si accompagna esponenzialmente a quella dell'Io. Se un neonato vedesse un orso non capendo, non sapendo ancora leggere né la propria emozione né il contesto che gli si pone, potrebbe provare come risposta quella che poi riconoscerà in futuro come paura, oppure mettersi a ridere magari. Bel saggio.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022

Recensione o commento # 2, data 13:13:28, 30/03/2022
Comunque credo che le Emozioni e l'Io vadano di pari passo, senza Emozioni non potremmo avere un Io formato come lo abbiamo, ma al contempo senza l'Io non sapremmo leggere queste Emozioni. Chi antecede quindi? L'Emozione sopra cui l'Io stesso si forma e aumenta in comprensione o prima viene l'Io che inconsapevole ne interpreta il messaggio, su cui poi si fonda esso stesso? Tradotto viene prima la comprensione che legge il messaggio o è il messaggio che forma la comprensione? Per forza di cose viaggiano paralleli secondo me. Il neonato non è cosciente di se stesso ma prova un germoglio di emozioni, che lo portano mano a mano alla consapevolezza di se stesso. Quindi forse è più l'emozione che antecede di un niente l'io. Oppure più semplicemente il nostro primo Io è un foglio bianco, qualcosa che c'è senza consapevolezza di essere a cui le emozioni stesse imprimono coscenza e conoscenza di se e del contesto. Quindi si potrebbe concludere con :
"Le emozioni mettono in moto, avviano essenzialmente l'Io in essere e divenire. l'Io quindi necessario, una volta ottenuta anche la minima coscienza e conoscenza di se stesso e del contesto dove poi vengono ricevute queste pulsioni emotive, per comprendere, quindi leggere e agire poi su di noi tutti i meccanismi psico/fisici specifici in risposta ad esse".

(parte finale riscritta in maniera comprensibile)



recensore:
avatar di Giancarlo Rizzo
nwGiancarlo Rizzo
$ sostenitore 2022 (2 dal 2021)

risposta dell'autore, data 15:22:31, 30/03/2022
Il saggio l'hai scritto tu e ti consiglio di ristrutturarlo e di pubblicarlo in modo che altri possano commentarlo. Tre osservazioni:
1°-"Le emozioni mettono in moto, avviano essenzialmente l'Io in essere e divenire. l'Io necessario, una volta ottenuta anche la minima coscienza e conoscenza di sé e del contesto dove vengono applicate, per comprendere, leggere e agire poi su di noi a risposta di esse". Consiglio di riscrivere queste conclusioni in modo che siano più chiare.
2°-"L'Emozione sopra cui l'Io stesso si forma e aumenta in comprensione o prima viene l'Io che inconsapevole ne interpreta il messaggio, su cui poi si fonda esso stesso? Tradotto viene prima la comprensione che legge il messaggio o è il messaggio che forma la comprensione?" La domanda, alla quale avevo già dato risposta nel testo è comunque aperta alla discussione. Bella domanda.
3°- tu dici: "Noi a differenza degli animali non avendo l'istinto… " contesto! anche in noi l'istinto è presente e condiziona il nostro comportamento.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022

Recensione o commento # 3, data 18:41:31, 30/03/2022
Hai ragione, allora :

1) Le conclusioni che posso trarre sono queste.

Alla nascita abbiamo già un io presente, ma non conscio di se e quindi nemmeno del contesto, un foglio bianco, puro e semplice, infatti non ne abbiamo ne possiamo avere memoria. Questo perché l'io non potendo ancora riconoscere e comprendere in se stesso le nostre emozioni, non ne può nemmeno avere e registrare memoria, la nascita quindi viene, insieme ai primissimi anni di vita (1/2 anno), registrata solo a livello inconscio.

L'io per svilupparsi, ed inizia immediatamente, forse a partire dal nostro primo vagito, dove però come detto non può ancora comprenderne l'emozione espressa e per questo non può nemmeno riconoscersi, ha bisogno, necessita come spinta e base su cui costruirsi, di sentire, provare e comprendere su di se le varie emozioni. Una volta avvenuto su di se questo primo processo, diciamo durante i nostri primi 2/3/4 anni di vita, a seconda dello sviluppo cognitivo, altrettanto fondamentale che si accompagna di pari passo a quello dell'io, l'io stesso comincia ad avere una iniziale comprensione di se. Penso che cominciamo ad avere quindi una prima memoria a lungo termine di noi stessi a partire proprio da questo punto, quando una volta appreso, avuto una prima nozione, un primo assaggio delle varie emozioni (anche se non ancora in piena maturità e quindi comprensione specifica della loro natura emotiva), l'io inizia a riconoscersi in esse, cioè da questo preciso momento l'io è o inizia ad essere consapevole di se stesso e oltre a questo comincia ad associare e diversificare la propria risposta ad esse in base al contesto che lo circonda, affinché ogni qual volta che noi "subiamo" o "creiamo" una causa/effetto legato a una qualsiasi emozione, cioè ogni singolo aspetto della nostra vita, è l'io stesso che entra in azione, gioca d'anticipo, legge questo segnale (pulsione emotiva), la interpreta e agisce di conseguenza all'emozione ricevuta (emozione dove si è già riconosciuto in se stesso, quindi un emozione già registrata, già compresa) e in base al contesto stesso in cui essa avviene, attua, mette in moto tutte le risposte necessarie in noi (di pensiero/logica/ragione/ e chimico/fisiche/) riferite allo specifico caso in essere e divenire.

2) penso di aver risposto a mia volta in quello che ho appena scritto.

3) su questo nutro forti dubbi, ma non posso esserne certo quindi lascio uno spiraglio anche all'istinto, ma molto limitato. Forse in casi estremi nelle situazioni di vita e di morte, potrebbe entrare in gioco anche questa componente non posso escluderlo.



recensore:
avatar di Gabriele Pecci
nwGabriele Pecci
$ sostenitore 2022

Recensione o commento # 4, data 20:13:21, 30/03/2022
L'ho appena riscritto in un italiano comprensibile.





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