La morte più dolce

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Xenon86
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La morte più dolce

Messaggio da leggere da Xenon86 » 25/07/2019, 3:51

Il suo tratto caratteristico, erano 2 occhi molto distanti.
Questo non inficiava minimamente la sua bellezza.
Alta quasi 1,80, curata, viveva la clinica come una passerella per le sue sfilate di moda.
Ci aveva stupiti tutti, ed io l'aveva puntata subito, neanche come donna, perché lei non lo era.
Non so cosa fosse, senz'altro una delle tante creature che mi avevano convinto che l'umanità era semplicemente un esperimento fallito.
Gelida, sincera, ninfomane.
Un dettaglio irrisorio, eroinomane.
Non so perché, ma più vado avanti con la vita più, il suo cinismo edonista mi pare l'unica stella polare che possa guidarci in questo deserto di finte relazioni umane.
Sapeva 4 lingue e spesso scriveva poesie in una qualsiasi come se fosse madre lingua.
Era come se la droga fosse una sorta di ovatta che lei utilizzava perché la sua intelligenza acutissima non penetrase come un coltello all'imterno della sua fragile carne.
E venne il giorno, io mi ero ripreso ero ritornato un uomo e avevo deciso di tentare scilla e cariddi, consapevole che si poteva sprofondare.
Le feci leggere la mia poesia mentre avevo il cazzo turgido per la sua bellezza, anche per la sua intelligenza, sapevo che io potevo penetrare fisicamente in lei, ma che lei poteva penetrarmi solo coi suoi occhi molto più profondamente

Overdose
I miei occhi
aperti per poco
mentre giaccio distesa
nel retro di una vecchia mercedes
vedono solo
lampioni che si susseguono
luci confuse
non capisco più nulla
non sono più nulla
questo è il mio mondo ora:
lampione
buio
lampione
buio
lampione
buio...
solo il ricordo
della bambina che ero
della bambina che sono
fa scendere ancora
qualche lacrima
su questi occhi vuoti
ma presto i negri
mi scaricheranno nel canale
e diventeranno ghiaccio.
E' sera
un alba che non verrà
il vuoto
il nero
l'abisso
salveranno la mia tenera
giovane carne
dall'orda di cannibali
chiamati giornalisti,
le loro bocche che si muovono
nelle TV, per strapparla e farla a pezzi,
ma io sono ancora la bambina che ride
e ride e corre
spensierata
nel grande prato verde
fino al ciglio di un burrone
e ora guarda stranita
OLTRE...

Presi il foglio dalle sue mani e l'abbracciai forte, sentivo che qualcosa in lei, della sua maschera aveva ceduto.
Immediatamente mi mise la lingua in bocca e cercò di abbassarmi i pantaloni.
Io la bloccai.
Ti amo anche se per poco, vieni un attimo con me prima devo fare una cosa, non me ne voglio andare senza prima averla fatta, poi saremo liberi di dimenticarci anche se io non ti dimenticherò.
Così lei mi guardò stranita, ma si lasciò condurre.
La portai nel bagno dove era pieno di polverina magica, eroina no per fortuna, non ancora,
Lei mi diede una slinguazzata e tentò di nuovo di ricominciare, io la bloccai, in un modo che stranamente lei sentì piacevole, piu piacevole del sesso, perché qualcuno la stava considerando come persona anche se lei non capiva come.
''Adesso amore'' le dissi mentre le accarezzavo i capelli e le baciavo la testa, ora guardati allo specchio.
All'inizio si riassestò i capelli civettuola come se niente fosse, poi all'improvviso un fulmine l'attraversò da parte a parte facendola fremere come in un elettroshock.
Continuava a guardarsi allo specchio, incominciò a tremare.
Io la strinsi forte, le dissi soffiandole sul collo: continua.
''Dov'è finita la vecchia bambina, sai che sei ancora tu, cucciola...'''
Lei impallidì completamente: disse tremando: ''io non so più chi sono''.
Non piangeva perché non era capace: la sua angoscia era troppa.
Divenne una statua di cera immobile, gli occhi fissi in sé stessi, persi, ebbi la stessa impressione di quando avevo fatto visita all'obitorio, quegli occhi vitrei, non erano di una persona viva, qualcosa l'aveva uccisa.
In un microsecondo lei si divincolò dalla mia presa e si chiuse nello stanzino.
Io sapevo cosa aveva in mente, e con botte se più forti sfondai la porta.
Ma era troppo tardi.
La spada conficcata nel braccio aveva iniettato una dose mortale.
Il suo cuore non batteva più.
Ancora in tailleur e tacchi a spillo si era data la morte.
Gli occhi di bambola nel vuoto, li richiusi delicatamente.
Ebbi una strana idea, farla finita con lei e porle la mia testa nel suo grembo.
Un utero nero chiamato morte, questa volta, il suo.
Poi mi inginocchiai le baciai la bocca già irrigidita.
Non riuscì nemmeno a piangere, me ne andai col cuore gonfio di dolore.

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Carol Bi
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Messaggio da leggere da Carol Bi » 25/07/2019, 15:05

Opsss...mi dispiace molto ma il tuo racconto è da riscrivere completamente: è confuso, "caotico", i tempi sono sbagliati, il modo...per non parlare degli errori ortografici. L'idea potrebbe essere buona, anche se non originale, ma và assolutamente rielaborata. Buon lavoro!

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Roberto Bonfanti
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 27/07/2019, 13:19

Un racconto cupo e doloroso. L’idea non è inedita, la figura della donna bella, intelligente e autodistruttiva è stato ampiamente canonizzato in letteratura, vedi il primo racconto di Storie di ordinaria follia di Bukowski, lo cito perché ho avuto l’impressione che la scrittura si muova da quelle parti, comunque qui la storia ha un certo fascino, impreziosito dalla poesia del protagonista.
Ci sono diversi refusi e, in generale, la formattazione è da rivedere.

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Messaggio da leggere da Annibale » 27/07/2019, 19:03

Lo stile è molto sofisticato si descrive un'atmosfera più che una storia. L'immagine della donna bella intelligente ed autodistruttiva è azzeccata e ben descritta. trovo che questo elaborato si avvicini più alla poesia che ai racconti.

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Messaggio da leggere da Stefyp » 29/07/2019, 19:12

Ho dovuto pensarci un po' prima di decidere che voto dare. Non è il mio genere, ma questo è un problema mio ovviamente. Ci sono refusi e tempi da sistemare. Qualche frase da riconsiderare per rendere più leggibile il testo. "Slinguazzata" però non mi è proprio piaciuto.

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Messaggio da leggere da Laura Traverso » 01/08/2019, 1:17

Mah! non so tanto che dire... intanto non è il mio genere, ma ciò non deve importare ai fini di una valutazione. Certamente il racconto è abbastanza originale, ha anche "punti" di grande tenerezza, come il finale, ma anche parti che trovo un po' volgari, e non mi piace la volgarità. Concordo con le valutazioni di chi mi ha preceduto che andrebbe sistemato e alleggerito dai refusi.

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Messaggio da leggere da Isabella Galeotti » 01/08/2019, 8:27

Ho faticato a comprendere il racconto. Probabilmente è una mia lacuna, ma lo trovo poco scorrevole. Ho notato che prima di pubblicarlo non è stato revisionato, ci sono dei refusi semplici da individuare. Comunque l'argomento si potrebbe sviluppare meglio, l'inserto della poesia è un valore senza dubbio aggiunto, ma anch'essa non mi convince. Praticamente ci vorrebbe solo un'attenta revione e il racconto ne uscirebbe vincente.
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Messaggio da leggere da Angelo Ciola » 12/08/2019, 9:14

Un racconto, che non mi ha convinto, con all'interno una poesia interessante, ma l'esperimento non penso sia riuscito completamente. Una storia triste e con un finale drammatico che comunque si lascia leggere.
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Messaggio da leggere da Selene Barblan » 23/08/2019, 16:38

Faccio fatica a commentare questo racconto; gli errori sono troppi e rendono difficile la lettura. Anche la poesia risulta poco evocativa, è confusa e mi ha fatto pensare al delirio di una notte di febbre. Mi spiace ma non mi è piaciuto.

Massimo Centorame
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Messaggio da leggere da Massimo Centorame » 05/09/2019, 0:15

È vero che il racconto è scritto male, zeppo di refusi, a tratti caotico e quasi allucinato, inoltre l'idea, come accennava Roberto poco sopra, non è proprio originalissima. Tuttavia si percepisce una voglia di raccontare spontanea e a tratti audace che, non lasciando spazio all'immaginazione, accarezza il tema del disagio con profondità e rispetto.
Per quanto riguarda il tema della volgarità, secondo me, è stata dosata bene. L'autore non ne ha abusato e non mi è sembrata gratuita, ma ben mirata.

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Marco Daniele
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Messaggio da leggere da Marco Daniele » 10/09/2019, 19:54

La scrittura mi sembra molto, molto confusa. Se è una precisa scelta dell'autore non mi garba granché, se invece è errore dovuto all'inesperienza o alla fretta è giusto farlo notare. Al di là dei banali errori di battitura che capitano a chiunque ci sono numeri scritti in cifre invece che in lettere, un "riuscì" terza persona singolare al posto di "riuscii" prima persona, periodi come "Ti amo anche se per poco, vieni un attimo con me prima devo fare una cosa, non me ne voglio andare senza prima averla fatta, poi saremo liberi di dimenticarci anche se io non ti dimenticherò" di cui non si capisce la natura (sono pensieri del protagonista-narratore o dialoghi non contrassegnati dai giusti segni tipografici?).
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