Il Primo e l'Ultimo Uomo

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'estate 2019.

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2 - mi piace pochino
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3 - si lascia leggere
7
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4 - è bello
1
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5 - mi piace tantissimo
2
15%
 
Voti totali: 13

Aurora Gallo
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Il Primo e l'Ultimo Uomo

Messaggio da leggere da Aurora Gallo »

I Primi Uomini erano colossi di luce e di perfezione, creati a immagine e somiglianza degli Dei per soddisfare il narcisismo degli Immortali.
Vivevano per centinaia di migliaia di anni senza provare il minimo bisogno fisico e le loro membra liscia e splendenti scivolavano nell'aria senza il minimo attrito.
Ogni loro movimento era una perfetta opera d'arte, ogni loro parola aveva il potere di creare qualcosa.
Intonavano canti che plasmavano i mari, le foreste, le montagne.
Erano le più alte delle creature terrestri e tuttavia non abusavano del loro potere sugli altri esseri del creato.
Gradualmente, però, cominciarono a provare i piaceri della materia.
Quando assaporarono il primo sorso d'acqua, quando affondarono per la prima volta i denti in un frutto maturo e succoso, quando sperimentarono per la prima volta cosa significava congiungersi tra loro, il loro corpo iniziò ad ancorarsi al mondo.
Le loro vite si accorciarono, il loro splendore decrebbe.

I Secondi Uomini erano ancora alti e longevi, ma non producevano più luce propria e pativano fame, sete, desiderio.
Parlavano ancora con gli Dei, ma li trattavano con diffidenza, invidiandoli e temendo che potessero fare loro del male.
Presto scoprirono che potevano fare del male ai corpi altrui.
Iniziarono a uccidere gli animali e quando ne assaggiarono le carni scoprirono di adorare quel sapore proibito.
Fu breve il passo per volgere anche contro i propri simili quella violenza, così scoprirono il furto, l'omicidio, lo stupro, il saccheggio.

I Terzi Uomini erano figli della guerra e della rabbia.
Erano governati da re che si assicuravano di tenere sotto controllo la loro violenza, e che almeno agli inizi furono saggi e illuminati.
Vivevano ancora alcune centinaia di anni, ma era difficile che arrivassero naturalmente al termine delle proprie esistenze: era più facile che morissero sotto i colpi delle spade o del veleno o dei morbi che iniziavano a diffondersi tra loro.
Alla fine della loro era di bronzo, un violento diluvio si scatenò su tutta la Terra. Forse era stata la volontà degli Dei delusi dal fallimento del loro esperimento, forse era un semplice fenomeno catastrofico, forse una vendetta della Madre Terra che avevano ferito sempre più.

I Quarti Uomini erano originariamente i pochi superstiti del diluvio.
Le loro vite erano sempre più breve, ma come per compensare si riproducevano rapidamente e colonizzarono ogni terra emersa.
Ormai non parlavano più con gli Dei e si limitavano a pregarli, vermi striscianti che levavano le braccia al cielo in cerca di conforto. Ma gli Immortali erano insensibili alle loro preghiere.

I Quinti e Ultimi Uomini erano gli eredi di un mondo disilluso e cinico e credevano nella morte degli Immortali.
Avevano scoperto i segreti della natura e della materia, ma erano vuoti, senza più Dei o valori in cui credere.
Non provavano più pietà, perché gli orrori dell'olocausto atomico avevano lavato via dalle loro anime ogni vernice di umanità.
Non avevano più rispetto per la vita, perché la fredda logica dell'utilitarismo era il loro nuovo credo.
Non possedevano più sogni o speranze o desideri, perché i loro cuori si erano inariditi.
Ma soprattutto, gli Ultimi Uomini non sapevano imparare dai propri errori.
E quando la morte scese di nuovo dal cielo a cancellare quell'umanità corrotta, non trovò altro che ma cadaveri viventi.

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Carol Bi
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Messaggio da leggere da Carol Bi »

Che dire...ho cominciato la lettura con poca convinzione, faticando ad andare oltre i primi due paragrafi. Ma poi, mano a mano che proseguivo, mi sono lasciata rapire e coinvolgere. Un finale catastrofico che mette fine ad un'umanità che merita di essere eliminata e che libererebbe il pianeta da una minaccia costante. Senza di noi ci sarebbe vita...

Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Ho impressioni contrastanti riguardo questo racconto; da una parte mi pare un po’ troppo “esagerato”, allo stesso tempo apprezzo che l’autrIce abbia voluto passare un messaggio al quale, se ben comprendo, tiene molto. Globalmente si legge in modo scorrevole, segnalo delle modifiche che apporterei:

Liscia - metterei al plurale dato che parli di membra
Piaceri della materia - non so se è da cambiare ma mi convince poco come suona
Vivevano ancora centinaia di anni- come sopra
Le loro vite erano sempre più breve- metterei sempre più brevi
Non trovò altro che ma cadaveri viventi- toglierei il ma

Darei inoltre una rilettura alla punteggiatura.

Il finale catastrofico mi piace!!

Namio Intile
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

"I Primi Uomini erano colossi di luce e di perfezione, creati a immagine e somiglianza degli Dei per soddisfare il narcisismo degli Immortali."
Se Dei e Immortali sono sinonimi perché non mettere "il loro narcisismo?"
Quanto al resto, mi è sembrata una breve esegesi di un testo biblico o di una qualche mitologia classica, con una finale moraleggiante, lasciamo perdere se condivisibile o meno. Ma non lo definirei un racconto, perché non ho visto traccia di storia, trama, intreccio, personaggi.

Stefyp
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Messaggio da leggere da Stefyp »

Non riesco a giudicare questo racconto, che forse non si può definire racconto mancando di trama. Lo stile è scorrevole, a parte qualche piccolo errore o refuso già segnalati. La descrizione della discesa del genere umano è azzeccata anche troppo! In generale mi è piaciuto, forse quello che mi lascia perplessa è la mancanza di fiducia o possibilità di riscatto.

Angelo Ciola
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Messaggio da leggere da Angelo Ciola »

L'idea alla base del racconto è interessante e si associa anche bene alla composizione del testo e al tipo di scrittura che richiama, nei termini e nei modi, le sacre scritture o i racconti mitologici ma poi, effettivamente, mancano trama e personaggi a dar vita al racconto.
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Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Con questa narrazione, più che un racconto mi pare di aver letto un saggio contenente molte verità: circa l'evoluzione, e infine l'enorme involuzione, stando agli umani quinti rappresentati. Nel testo, come già è stato detto, vi sono alcune imprecisioni. Circa il contenuto che altro si può dire? Trovo che sia tristemente vero il messaggio che l'autrice ha voluto trasmettere.

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Isabella Galeotti
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Messaggio da leggere da Isabella Galeotti »

L'ho letto fino in fondo per vedere l'ultimo uomo cosa faceva. Non saprei come definirlo. Si legge solo, l'evoluzione della cattiveria, dell'atrocità che l'uomo è riuscito a costruire nei secoli. Si poteva construire comunque un buon racconto, tenendo sempre presente l'argomento.
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Roberto Bonfanti
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

Mi trovo sostanzialmente d’accordo con i commenti precedenti: è più un “saggio” filosofico-morale che un racconto, una parabola che contiene Genesi e Apocalisse.
Riguardo alla forma ti hanno già segnalato refusi e imprecisioni.
Nel complesso scorre e si fa leggere.

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Teseo Tesei
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Messaggio da leggere da Teseo Tesei »

Esiste un potenziale "espediente", "trucco", "by pass" per invertire la rotta alla zattera dell'umanità.
Basterebbe che i "quinti" uomini tornino a parlare con Dio.
Potrebbe anche essere che in tal modo Questi suggerisca loro come governare il natante.
Lasciarsi trasportare dalle onde senza governo e senza meta è indubbiamente da "cadaveri viventi".
Tuttavia provare a governare la zattera con il mare a forza dodici potrebbe trasformarci in "cadaveri scelti", ma poco importa considerato che le nostre Anime sono immortali, se governate con l'aiuto di Dio.
Le stelle brillano soltanto in notte oscura.
https://www.youtube.com/watch?v=HTRHL3yEcVk

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è probabilmente il primo libro del genere Downpunk, ma forse è meglio dire che il genere Downpunk è nato con questo libro. Sam L. Basie, autore ingiustamente sconosciuto, presenta una visione dell'immediato futuro che ci lascerà a bocca aperta. In un futuro dove l'individuo è perennemente connesso alla globalità tanto da renderlo succube grazie alla sua immediatezza, è l'Umanità intera a operare su se stessa una "riduzione di complessità", operazione resa necessaria per riportare l'Uomo a una condizione di vita più semplice, più naturale e più... umana. Nel libro, l'autore afferma che "anche solo una volta all'anno, l'Essere umano ha bisogno di arrangiarsi, per sentirsi vivo e per dare un senso alla propria vita", ma in un mondo dove tutto ciò gli è negato dall'estremo benessere e dall'estrema tecnologia, le menti si sviluppano in maniera assai precaria e desolante, e qualsiasi inconveniente possa capitare diventerà un dramma esistenziale.
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