Un pazzo è un sognatore sveglio

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2019.

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Sondaggio concluso il 23/12/2019, 23:00

1 - non mi piace affatto
2
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2 - mi piace pochino
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3 - si lascia leggere
8
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2
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5 - mi piace tantissimo
1
6%
 
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L.Grisolia
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Un pazzo è un sognatore sveglio

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Devo aver avuto una brutta giornata. Sepolto nella mia memoria da tutte le giornate che ho vissuto in seguito, ci deve essere quel giorno.
 Forse non sono pazzo, o forse lo sono perché penso di esserlo.
 Ma nei meandri della mia mente, guasta e incomprensibile, c’è questa sicurezza. La sicurezza che sia tutto dovuto a una semplice brutta giornata.
 Non posso raccontarvi gli eventi di quel giorno, ma posso raccontarvi della pazzia che ne è stata, credo, la diretta conseguenza.
 Mi trovo spesso a ripercorrere i miei ricordi. Chiudo gli occhi e lascio scorrere le immagini come quando si manda indietro un film. Il sole sorge a ovest e tramonta a est e le persone camminano mettendo un piede dietro l’altro. Poi il cuore mi si ferma improvvisamente e io premo play.
 Mi preparo a rivivere da spettatore una brutta giornata del passato, sperando che sia la prima. Sperando che sia quella da cui tutto è cominciato.
 
 Questa volta vengo catapultato in un posto all’aperto stracolmo di gente. Lo riconosco, è un pub dove andavo da giovane. Riconosco anche il ragazzo con gli occhi sbarrati e una birra in mano che si destreggia impassibile tra la gente. Sono io. Sono la personificazione della cosiddetta sagoma sullo sfondo. Nessuno si accorgeva mai della mia presenza o della mia assenza.
 Avrò tra i diciotto e i vent’anni e come un’ombra anonima passeggio tra la gente.
 Mi divertivo a scrutare i volti delle persone durante le loro interazioni sociali. Vedo i miei occhi guizzare da un lato all’altro in cerca di qualche espressione interessante. Un’espressione forzata, messa in scena con il solo scopo di nascondere qualcosa.
 Mi vedo sorridere alla vista di un ragazzo che finge goffamente una risata davanti ad una fanciulla.
 Seguo come una telecamera il giovane me allontanarsi per svuotare la vescica. Perso alla ricerca di segreti nascosti urta una figura ondeggiante. La figura si gira mostrando una capigliatura che voleva sembrare casuale, ma non lo era affatto. Tatuaggio sul braccio, orecchino, barba incolta e birra in bottiglia alla mano, lo stronzo pretenzioso di turno. Ora io e il giovane me siamo più vicini, lo vedo come fosse un primo piano e riesco quasi a sentirlo respirare. Lo fissa per un paio di secondi.
  Che cazzo ti guardi.
 Dice il ragazzo tatuato con il sorriso di chi ha catturato una preda. Balbetto delle scuse e mi allontano. Lo sento ridere e rivolgersi ai suoi compagni di giochi:
  Non si può manco più fare a botte in giro, scappano tutti come delle fighette.
 Ormai siamo così vicini da essere quasi una persona sola, cosa che siamo. Ci dirigiamo verso l’angolo più lontano e notiamo un vetro rotto di medie dimensioni, proseguiamo.
 Mi guardo pisciare con disgusto, poi notiamo entrambi il nostro nuovo amico avviarsi, per i nostri stessi motivi, a un angolo qualche decina di metri più indietro.
 Siamo in un parcheggio deserto e il cesso consiste nel lato del parcheggio che confina con una distesa di erbacce alte quanto me, tra le quali serpeggia un fiume di medie dimensioni.
 Ci fermiamo di fronte al pezzo di vetro incontrato all’andata e lo raccogliamo. Mi sento improvvisamente avvolgere da un turbine di emozioni e di immagini e mi ritrovo sopra il ragazzo, in mezzo alle erbacce.
 Ora però sono io, o meglio sono io nel corpo del giovane me.
 Gli premo con forza la mano sulla bocca e gli punto il vetro alla gola. Lo guardo negli occhi e sorrido nel vedergli quell’onesta espressione di terrore che gli si addice così poco. Poi gli affondo il vetro nel collo, stringendolo talmente forte da farlo affondare anche nella mia mano. Aspetto qualche minuto sempre premendo la mano sulla bocca del ragazzo e soffocando i rantoli che ne escono. Sento il sangue estraneo scorrermi lungo l’avambraccio e scruto il cielo notturno trafitto da innumerevoli stelle. Poi sento quell’essere vivente trasformarsi in un semplice oggetto, non più vivo del pezzo di vetro che avevo in mano.
 
 Apro gli occhi.
 Non era questa la brutta giornata che cercavo.
 Forse non era andata così, forse questo è come avrei voluto che fosse andata. Forse è un ricordo storpiato, rimodellato dalla mia pazzia.
 Una pazzia ambivalente. Se il mio cervello storpiasse veramente a tal punto i miei ricordi sarei un pazzo.
 Ma se invece i miei ricordi non sono storpiati e tutto ciò che ho visto è effettivamente un episodio del mio passato, allora oltre a essere pazzo sono anche un mostro.
 Nella mia testa il confine tra la realtà e il sogno è così labile da non accorgermi di averlo valicato.
 Faccio scorrere l’indice sinistro sul palmo dell’altra mano, è attraversato da una profonda cicatrice.
Ultima modifica di L.Grisolia il 25/09/2019, 13:58, modificato 1 volta in totale.
Laura Ruggeri
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Messaggio da leggere da Laura Ruggeri »

Ciao L. racconto confuso e da rivedere il tuo. Purtroppo ho fatto fatica a leggerlo per via dell'uso errato dei tempi verbali (si passa frequentemente dal presente all'imperfetto) e per un io narrante che diventa "noi" troppo spesso pur riferendosi a un sé giovane. Le parole creano mondi ma se dimentichi di averne cura vanno per conto loro e chi legge perde il filo del racconto.
L'idea di fondo è interessante e sono certa che con una rilettura più attenta anche da parte tua queste incertezze possano essere superate facilmente. Il lavoro di scrittura è la cosa più semplice, il difficile arriva con la revisione del testo, ma è la cosa che ti distingue dalla massa che scrive tanto per scrivere.
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Laura Ruggeri ha scritto: 23/09/2019, 12:13 Ciao L. racconto confuso e da rivedere il tuo. Purtroppo ho fatto fatica a leggerlo per via dell'uso errato dei tempi verbali (si passa frequentemente dal presente all'imperfetto) e per un io narrante che diventa "noi" troppo spesso pur riferendosi a un sé giovane. Le parole creano mondi ma se dimentichi di averne cura vanno per conto loro e chi legge perde il filo del racconto.
L'idea di fondo è interessante e sono certa che con una rilettura più attenta anche da parte tua queste incertezze possano essere superate facilmente. Il lavoro di scrittura è la cosa più semplice, il difficile arriva con la revisione del testo, ma è la cosa che ti distingue dalla massa che scrive tanto per scrivere.
Grazie per il commento costruttivo. Il mio era più che altro un esercizio letterario nel fare diventare i due personaggi (il protagonista e il suo "io giovane") prima due persone distinte, poi un "noi" in quanto il protagonista vede le scene del ricordo da un punto di vista molto più vicino al suo "io giovane" e infine una persona sola nel momento in cui viene compiuto l'atto. Mi dispiace che questa sfumatura non sia stata colta probabilmente non sono riuscito a rendere l'idea. Per quanto riguarda i tempi verbali io ho trovato solo due errori se potresti indicarmi gli altri te ne sarei grato. Grazie ancora.
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L.Grisolia ha scritto: 23/09/2019, 12:35 Grazie per il commento costruttivo. Il mio era più che altro un esercizio letterario nel fare diventare i due personaggi (il protagonista e il suo "io giovane") prima due persone distinte, poi un "noi" in quanto il protagonista vede le scene del ricordo da un punto di vista molto più vicino al suo "io giovane" e infine una persona sola nel momento in cui viene compiuto l'atto. Mi dispiace che questa sfumatura non sia stata colta probabilmente non sono riuscito a rendere l'idea. Per quanto riguarda i tempi verbali io ho trovato solo due errori se potresti indicarmi gli altri te ne sarei grato. Grazie ancora.
ah e scusami se si tratta dei punti un cui dice ad esempio "nessuno di accorgeva mai della mia presenza" sta ricordando come si comportava il suo "io giovane" dopo averlo visto nel suo ricordo quindi non mi sembrava il caso di metterlo al presente.
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Carol Bi
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Idea interessante come già segnalato. Io invece ho capito il tuo uso dei tempi verbali, così come la fusione che hai voluto creare e far comprendere, tra l'io del presente e quello del passato, che quando si congiungevano diventavano un "Noi". Qualcosa da rivedere c'è sicuramente. Ho trovato invece il finale un po' frettoloso, avrei dato un po' più di spazio alla conclusione.
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Re: Commento

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Carol Bi ha scritto: 23/09/2019, 17:17 Idea interessante come già segnalato. Io invece ho capito il tuo uso dei tempi verbali, così come la fusione che hai voluto creare e far comprendere, tra l'io del presente e quello del passato, che quando si congiungevano diventavano un "Noi". Qualcosa da rivedere c'è sicuramente. Ho trovato invece il finale un po' frettoloso, avrei dato un po' più di spazio alla conclusione.
Grazie mille. Quello sul finale è un problema che mi è già stato segnalato in precedenza anche riguardo altri racconti. Essendo un principiante mi faccio prendere dall'eccitazione e chiudo il racconto in maniera frettolosa sto cercando di migliorare questo aspetto.
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Roberto Bonfanti
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Trovo abbastanza interessante l’idea e come l’hai sviluppata.
Capisco e apprezzo l’alternarsi dei tempi verbali e quel definirti come “noi” e “io”, grazie anche a come l’hai spiegato nei commenti
Ho un paio di dubbi, uno di carattere narrativo, l’altro grammaticale:
“Non posso raccontarvi gli eventi di quel giorno”, poi, in effetti, ce li racconti.
“Faccio scorrere l’indice sinistro sul palmo dell’altra mano, era attraversato da una profonda cicatrice.” Perché qui passi dal presente all’imperfetto?
L.Grisolia
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Re: Commento

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Roberto Bonfanti ha scritto: 23/09/2019, 20:48 Trovo abbastanza interessante l’idea e come l’hai sviluppata.
Capisco e apprezzo l’alternarsi dei tempi verbali e quel definirti come “noi” e “io”, grazie anche a come l’hai spiegato nei commenti
Ho un paio di dubbi, uno di carattere narrativo, l’altro grammaticale:
“Non posso raccontarvi gli eventi di quel giorno”, poi, in effetti, ce li racconti.
“Faccio scorrere l’indice sinistro sul palmo dell’altra mano, era attraversato da una profonda cicatrice.” Perché qui passi dal presente all’imperfetto?
grazie mille! Riguardo a quel "non posso raccontarvi gli eventi di quel giorno" subito dopo il ricordo dice che infatti "non era il ricordo che cercava" quindi non sono gli eventi di quella fantomatica brutta giornata. Riguardo a quel cambio di tempo è uno degli errori che ho notato anche io. Grazie mille ancora per aver preso del tempo per leggere.
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Roberto Bonfanti
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Re: Un pazzo è un sognatore sveglio

Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

Ok, ho riletto il racconto e, alla luce della tua risposta, comprendo che quella (reale? immaginaria?) pazzia sia in qualche modo una conseguenza di quel giorno che non puoi raccontare. A mia discolpa posso solo dire che a una prima lettura è facile cadere in questa ambiguità.
MarcoBunetti
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Re: Un pazzo è un sognatore sveglio

Messaggio da leggere da MarcoBunetti »

Non sono sicuramente un critico letterario, ma mi sembra un racconto originale e abbastanza ben scritto. Magari con imprecisioni, ma la rappresentazione di quel limbo sottile tra follia e no è ben descritto. Penso umilmente che il senso era questo. Fai attenzione ad alcune piccolezze, ma detto ciò non posso negarti che mi piace molto!!
P: S. concordo con alcuni commenti per alcune imprecisioni, ciò nonostante non sono cose insormontabili.
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Isabella Galeotti
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Messaggio da leggere da Isabella Galeotti »

Inizio con il dire " forse fai bene a farti curare da uno bravo."
Mi sono permessa a fare una battuta, scusami, ma credo ci voglia.
L'ho letto due volte, non perchè non avessi capito il doppio me/io che c'è in questa storia, ma volevo approfondire se realmente il tatuato era morto, oppure era solo un'altra fantasia del protagonista/dei protagonisti. Comunque, scritto ciò, a mio parere non è un racconto di immediata e facile intepretazione.
Voto 3
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Laura Ruggeri
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Re: Un pazzo è un sognatore sveglio

Messaggio da leggere da Laura Ruggeri »

L., mi fa piacere che hai accolto il mio pensiero sul tuo racconto in maniera positiva. Devo dire che questo testo non è paragonabile al tuo “Uomo sul balcone” che era presente nella gara d’estate, in cui eri stato bravo a gestire la complessità della storia e dei personaggi. Qui ho fatto fatica a leggere.
Espressioni del tipo “Ormai siamo così vicini da essere quasi una persona sola, cosa che siamo.” mi sono sembrate un po’ affrettate, perché non serviva ribadire il concetto dell’identificazione dell’io di oggi e di ieri.
In quanto ai tempi verbali, ho trovato poco fluido il passaggio tra la descrizione lucida dell’azione al presente alle considerazioni del narratore per parlare degli stati d’animo passati. Mi soffermo su alcune frasi in cui ho avuto difficoltà di lettura :
- “Lo guardo negli occhi e sorrido nel vedergli quell’onesta espressione di terrore che gli si addiceva così poco.” (non capisco la scelta dell’imperfetto se il narratore si identifica con la sua identità giovane trovo più credibile continuare al presente).
- “Aspetto qualche minuto sempre premendo la mano sulla bocca del ragazzo e soffocando i rantoli che ne uscivano” (stessa considerazione appena fatta).
E poi, come ti hanno già segnalato:
- “Faccio scorrere l’indice sinistro sul palmo dell’altra mano, era attraversato da una profonda cicatrice.” (qui è proprio sbagliato il tempo)
Ripeto è solo la mia piccola opinione ma mi sento libera di esprimerla a un Autore disponibile a chiarire il suo processo di scrittura come sei tu.
L.Grisolia
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Re: Un pazzo è un sognatore sveglio

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Laura Ruggeri ha scritto: 25/09/2019, 11:29 L., mi fa piacere che hai accolto il mio pensiero sul tuo racconto in maniera positiva. Devo dire che questo testo non è paragonabile al tuo “Uomo sul balcone” che era presente nella gara d’estate, in cui eri stato bravo a gestire la complessità della storia e dei personaggi. Qui ho fatto fatica a leggere.
Espressioni del tipo “Ormai siamo così vicini da essere quasi una persona sola, cosa che siamo.” mi sono sembrate un po’ affrettate, perché non serviva ribadire il concetto dell’identificazione dell’io di oggi e di ieri.
In quanto ai tempi verbali, ho trovato poco fluido il passaggio tra la descrizione lucida dell’azione al presente alle considerazioni del narratore per parlare degli stati d’animo passati. Mi soffermo su alcune frasi in cui ho avuto difficoltà di lettura :
- “Lo guardo negli occhi e sorrido nel vedergli quell’onesta espressione di terrore che gli si addiceva così poco.” (non capisco la scelta dell’imperfetto se il narratore si identifica con la sua identità giovane trovo più credibile continuare al presente).
- “Aspetto qualche minuto sempre premendo la mano sulla bocca del ragazzo e soffocando i rantoli che ne uscivano” (stessa considerazione appena fatta).
E poi, come ti hanno già segnalato:
- “Faccio scorrere l’indice sinistro sul palmo dell’altra mano, era attraversato da una profonda cicatrice.” (qui è proprio sbagliato il tempo)
Ripeto è solo la mia piccola opinione ma mi sento libera di esprimerla a un Autore disponibile a chiarire il suo processo di scrittura come sei tu.
Sono un principiante e quindi sono aperto a ogni critica. Nelle scorse gare i vostri commenti mi sono stati molto utili. Con questo racconto forse ho fatto un passo più lungo della gamba, effettivamente rileggendo mi sono reso conto di diversi errori che rendono la lettura poco fluida.
Ringrazio te, chi ha commentato e chi commenterà.
Massimo Centorame
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Messaggio da leggere da Massimo Centorame »

L'ho letto tre volte prima di comprende bene il tutto. Devo dire che l'idea è anche interessante, ma secondo me ti sei fatto prendere dall'ansia di arrivare alla fine. Il tema è complesso per cercare di rinchiuderlo dentro così poche battute. A livello espositivo io avrei diluito un po' il tutto, prendendomi del tempo in più. Oppure avrei conservato l'ermetismo ma trovato un'altra formula narrativa per raccontare. Però, ti ripeto, questa è solo la mia opinione, magari qualcun altro ha trovato il racconto comprensibile sin dalla prima lettura, e questa "fretta" non gli ha pesato.
Comunque per me non è male. C'è da migliorare, però l'idea mi piace.
Athosg
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Messaggio da leggere da Athosg »

Ricordo di aver visto film in cui la trama oscilla tra sogno e realtà. Ne cito due di David Lynch: Mullholand Drive e Strade perdute. Film dove lo spettatore fa fatica a seguire un filo logico, e al termine della proiezione ognuno ha capito qualcosa di diverso rispetto al vicino di poltrona. Prova ne è che i voti ricevuti comprendono l'intera scala di giudizio. È un racconto "maledetto". E tenero, visto che quel ragazzo di diciotto/vent'anni con la birra in mano mi ha ricordato la gioventù passata.
Diego.G
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Messaggio da leggere da Diego.G »

Devo dire che ho fatto un po' di fatica a leggere il racconto, meno a comprenderne le tue intenzioni: la dualità che che alla fine diventa singolarità attraverso diversi passaggi (nel tuo caso un passaggio). Apprezzo molto il fatto che hai scelto un argomento molto complesso e complicato e non è da tutti, devo riconoscertelo. La complessità dell'argomento l'ha dimostrata anche David Lynch in Twin Peaks... tre serie gli ci sono volute!
Complimenti davvero però per la voglia di provare, non ti arrendere, non sei pazzo... poi credo che nessuno qua sia un "professionista"...
Namio Intile
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

Fai ricorso a una narrazione in prima persona al tempo presente. Mentre per la voce narrante adoperi i tempi al passato. Che poi la prima persona diventi plurale nel finale è chiaro: il come e il perché.
La confusione nasce, in molti fanno il medesimo errore, nel non voler separare visivamente, e graficamente, quello che è l'Io narrante e la voce narrante.
Con un bel punto e a capo, si risolve ogni cosa. Dopo, l'equilibrio del racconto dipende da come questi vari elementi, queste diverse "altezze", vengono integrati tra loro dall'autore.
A mio parere per l'ampiezza del racconto, cinquemila caratteri, una simile tecnica va adoperata con grande attenzione.
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Eliseo Palumbo
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Messaggio da leggere da Eliseo Palumbo »

Ciao L.Grisolia, l'idea di base è ottima, a mio modesto parere dovevi però sfruttarla bene. Quello che si percepisce dopo una prima lettura è un po' di confusione. L'ho riletto una seconda volta e non ho ben capito una cosa: l'episodio raccontato è causa scatenante della pazzia oppure è effetto di quel episodio che dice di non voler raccontare?
Mentre scrivevo questo commento l'ho riletto per la terza volta, credo che la risposta sia la seconda ma vorrei averne conferma.
Per quanto riguarda la forma dovresti delineare e separare meglio l'io narrante dal protagonista.
Mostrare ad altri le proprie debolezze lo sconvolgeva assai più della morte

POSARE LA MIA PENNA E' TROPPO PERICOLOSO IO VIVO IO SCRIVO E QUANDO MUOIO MI RIPOSO


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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Certo, occorre rileggere per meglio capire ma il significato nel racconto c'è, e non è affatto male. Non è neppure facile andare a ritroso e mescolare il presente con il passato a livello narrativo: mi pare che tu ci sia riuscito abbastanza bene, anche se a momenti si avverte un poco di confusione. La mia opinione sulla tua storia è comunque positiva. Ciao :smt006
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Messaggio da leggere da Lodovico »

Io non lo trovo per niente male. Mi piace il personaggio che rivede sé stesso da giovane, che ripercorre un brandello della sua vita o forse ne ripercorre un ricordo inventato (ma la cicatrice sulla mano ci racconta qualcos'altro). Forse si resta un po' perplessi quando non ci è dato sapere quale sia il motivo scatenante di quella "pazzia" che viene descritta. Nel complesso ho apprezzato il racconto.
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Giorgio Leone
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Messaggio da leggere da Giorgio Leone »

Che sia effettivamente un pazzo, o che sia pazzo perché sogna di essere un pazzo, sempre di un pazzo si tratta e, quindi, è più che giustificata la confusione dei tempi verbali e le imprecisioni. Fossero solo questi i comportamenti negativi di un folle, saremmo a cavallo!
Ma quando è iniziata la sua pazzia? Prova a fare un salto nel passato per scoprirlo e rivede se stesso compiere un assurdo delitto. Ma allora in quel momento era già pazzo, missione fallita quindi!
Ma c'è di peggio. L'io che vive oggi potrebbe avere avuto dei pentimenti o dei risentimenti, così pensa. Macché, ancora oggi è pazzo tanto è vero che, idealmente, si riunisce al pazzo che era. Insomma, quel delitto lo compirebbe pari pari ancora oggi. e, di fatto, lo compiono in due nel passato. Buon racconto.
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Messaggio da leggere da Angelo Ciola »

Il racconto è interessante e coinvolge abbastanza il lettore. Il finale, effettivamente, è forse un po' troppo veloce e lascia qualche dubbio nell'interpretazione; è un sogno, e realtà o cosa è veramente, tema che è stato comunque spesso affrontato nei racconti.
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Sogno e realtà, sanità mentale e follia, confini spesso fumosi che tutti hanno sperimentato. Che per lo meno in me risuonano abbastanza chiaramente. Il racconto vuole, credo, richiamare questa sensazione anche attraverso la propria struttura. Trovo però che, soprattutto nella parte centrale del racconto ci sia fin troppa confusione e che questo interrompa l’immersione del lettore nella mente del protagonista. Tutto il primo paragrafo è intrigante ma forse modificherei o tralascerei la frase:

“Non posso raccontarvi gli eventi di quel giorno, ma posso raccontarvi della pazzia che ne è stata, credo, la diretta conseguenza.”

Nella parte centrale rivedrei alcuni termini (es.: ondeggiante... capisco cosa intendi ma metterei una frase intera per descrivere la sensazione; ... in un posto all’aperto stracolmi.. era un pub.., se era un pub non dovrebbe essere definito come un posto all’aperto), rivedrei l’alternanza di punti vista e dei tempi verbali perché la sensazione è quella di un filmato amatoriale, con troppi scossoni e che mi dà un po’ di nausea, infine rivedrei la punteggiatura.

Ad esempio:

Ci dirigiamo verso l’angolo più lontano e notiamo un vetro rotto di medie dimensioni, proseguiamo.

Io metterei un punto al posto della virgola...

La conclusione invece è coerente con l’inizio e mi piace così.

Scusami se mi sono dilungata, ma trovo l’idea interessante e penso che varrebbe la pena lavorarci su. Voto 3.
Giampiero
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Messaggio da leggere da Giampiero »

Direi originale e abbastanza scorrevole, per me si è ben resa l'idea di questa "pazzia" con tanta di visione di se stesso sdoppiata, anche se non scomoderei la psicanalisi o cercherei di inquadrare il contesto in qualche personalità deviata classificata. O magari sì, in fondo io non sono mica uno psichiatra.
La paura è un cavallo con le ali: una volta lanciato al galoppo perde il contatto con il suolo e incomincia a volare.
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La Gara 41 - Tutti a scuola!

La Gara 41 - Tutti a scuola!

(ottobre 2013, 49 pagine, 1,59 MB)

Autori partecipanti: Eliseo Palumbo, Lodovico, Polly Russell, Desiree Ferrarese, Rovignon, Nunzio Campanelli, Alessandro D., Lorella15, Eddie1969, Michele, Kaipirissima.
A cura di Antonella Pighin.
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Alcuni esempi di nostri libri autoprodotti:


Bagliori Cosmici

Bagliori Cosmici

la Poesia nella Fantascienza

Il sonetto "Aspettativa" di H. P. Lovecraft è stato il faro che ha guidato decine di autori nella composizioni delle loro poesie fantascientifiche pubblicate in questo libro. Scoprirete che quel faro ha condotto i nostri poeti in molteplici luoghi; ognuno degli autori ha infatti accettato e interpretato quel punto fermo tracciando la propria rotta verso confini inimmaginabili.
A cura di Alessandro Napolitano e Massimo Baglione.

Contiene opere di: Sandro Battisti, Meth Sambiase, Antonella Taravella, Tullio Aragona, Serena M. Barbacetto, Francesco Bellia, Gabriele Beltrame, Mara Bomben, Luigi Brasili, Antonio Ciervo, Iunio Marcello Clementi, Diego Cocco, Vittorio Cotronei, Lorenzo Crescentini, Lorenzo Davia, Angela Di Salvo, Bruno Elpis, Carla de Falco, Claudio Fallani, Marco Ferrari, Antonella Jacoli, Maurizio Landini, Andrea Leonelli, Paolo Leoni, Lia Lo Bue, Sandra Ludovici, Matteo Mancini, Domenico Mastrapasqua, Roberto Monti, Daniele Moretti, Tamara Muresu, Alessandro Napolitano, Alex Panigada, Umberto Pasqui, Simone Pelatti, Alessandro Pedretta, Mattia Nicolò Scavo, Ser Stefano, Marco Signorelli, Salvatore Stefanelli, Alex Tonelli, Francesco Omar Zamboni.
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Biblioteca labirinto

Biblioteca labirinto

Cinque scaffali di opere concatenate per raccontare libri, biblioteche e personaggi letterari

Riportare la lettura e la biblioteca al centro dell'attenzione dovrebbe essere un dovere di ciascuno di noi. Se in qualche misura ci riesce una raccolta di racconti non si può che gioirne, nella speranza che possa essere contagioso, come deve esserlo tutto ciò che ci spinge a riflettere e a interrogarci sull'essenza del nostro esistere.
A cura di Lorenzo Pompeo e Massimo Baglione.
introduzione del Prof. Gabriele Mazzitelli.

Contiene opere di: Alberto De Paulis, Monica Porta, Lorenzo Pompeo, Claudio Lei, Nunzio Campanelli, Vittoria Tomasi, Cristina Cornelio, Marco Vecchi, Antonella Pighin, Nadia Tibaudo, Sonia Piras, Umberto Pasqui, Desirée Ferrarese.
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A Quattro mani

A Quattro mani

antologia di opere scritte a più mani

Una collaborazione, di qualunque natura essa sia, diventa uno stimolo, la fusione di peculiarità ben definite, la concretizzazione di un'intesa, la meraviglia di scoprire quel qualcosa che individualmente non si sarebbe mai potuta fare. È una prova, una necessità di miglioramento, il superamento dei propri limiti stilistici o di quei blocchi creativi che sovente ci pongono di fronte a un disarmante "foglio bianco". Gli autori di questa antologia ci hanno voluto provare.
A cura di Massimo Baglione.
Copertina di Antonio Abbruzzese.

Contiene opere di: Chiara Masiero, Mauro Cancian, Stefania Fiorin, Anna Rita Foschini, Ida Dainese, Alberto Tivoli, Marina Paolucci, Maria Rosaria Spirito, Marina Den Lille Havfrue, Cristina Giuntini, David Bergamaschi, Giuseppe Gallato, Maria Elena Lorefice.
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