Il 7 Novembre

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2019.

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Sondaggio concluso il 23/12/2019, 23:00

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MarcoBunetti
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Iscritto il: 23/09/2019, 22:45

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Il 7 Novembre

Messaggio da leggere da MarcoBunetti »


Era il 7 novembre, come ogni mattina durante quel breve tratto di strada con la mente si perdeva nel circostante. “Dal primo al secondo marciapiede ci sono 160.000 mattoni rosso argilla, dal secondo marciapiede al primo semaforo le piastrelle biancastre si alternano a intervalli irregolari rispetto alla prima parte del secondo marciapiede. Perché non rispettano una banale regolarità cromatica? Che cosa gli costava farli tutti uguali? Che scienziati…”. I calcoli navigano perennemente nei suoi pensieri, vedeva il mondo come se tutto fosse solo un numero. Il suo vagare tra le cifre venne interrotto da una coppia alla fine del terzo e penultimo marciapiede prima del suo negozio, in particolare fu la voce imprudente del ragazzo che attirò la sua attenzione. Probabilmente era stato preso da un momento di leggera rabbia contro quella delicata figura, pensò Mill improvvisando delle congetture. Il ragazzo lo aveva subito notato, cercava il suo sguardo e allo stesso tempo abbassava gli occhi come se volesse in realtà nascondersi. Mill aveva ormai superato la scena, l’aveva trovata eccessivamente drammatica. Era arrivato davanti alla porta del negozio e pensava alla routine delle cose da fare per l’apertura, doveva risparmiare almeno tre minuti e trenta secondi dalle pulizie per impiegarli nella sistemazione della nuova merce nel magazzino che già sapeva dove doveva posizionarla. “Scusa, hai una videocamera?” Disse la ragazza quasi nel padiglione auricolare di Mill, il quale sobbalzò nel modo più sobrio e impercettibile possibile. “No, in realtà anche un registratore vocale può andar bene…” continuò senza aspettare una risposta. Mill con professionale calma: - Buongiorno signorina, sto aprendo ora il negozio come può vedere. Se potesse aspettare venti minuti per preparare l’apertura le sarei immensamente grato. Anzi… ci metterò solo quindici minuti, nel frattempo le posso offrire qualcosa, visto che suppongo sia mattina anche per lei? - La ragazza era entrata appena la porta si aprì, prima Mill stesso, senza retorica rispose mentre si guardava intorno con un’attitudine fanciullesca: - Sì, grazie vorrei una cioccolata doppia, se non ce l’hai un tè, se alla pesca meglio. – Mill era infastidito dalla sua presenza, non era un’amante delle sorprese. -Sono Kora, piacere! – disse con tono vivace, di nuovo estremamente vicina a lui all’improvviso. In quel momento Mill, nonostante la sua indole fredda e lucida, si fece trasportare dal sempre più sentito fastidio. La guardava nei grandi occhi neri, si girò mostrandole maleducatamente le spalle entrando in una stanza su cui scritto “ufficio” e un evidente divieto di entrare per i non dipendenti. Dopo pochi minuti, riuscì con in mano una tazza. -Il suo tè, mi scusi per l’attesa, non aspettavo ospiti. – poi tornò ai suoi impegni. Kora era imbarazzata, si era seduta ad un angolo per farsi piccola e meno d’intralcio possibile avendo ormai compreso il fastidio che aveva provocato. -Non la volevo disturbare! - disse come se non si potesse contenere – Mi è sembrato un uomo abbastanza alto e robusto, che sarebbe stato in grado di proteggermi… i-io… devo andare ora, grazie per il tè al limone. – stava posando la tazza, iniziò ad avvicinarsi verso l’uscio, non aveva lasciato nemmeno il tempo di pensare ad un’ipotetica risposta che era già sparita. Sentiva nelle sue orecchie il suono flebile dei passi di Kora che si allontanava. Non le aveva lasciato niente quel incontro, né lusingato per il tentato complimento né dispiaciuto per averla fatta sentire inadeguata, non era nemmeno più infastidito.
 A volte la storia è solo un punto di vista.
 Camminava innaturalmente per quanto voleva arrivare lontano. Nella sua testa riusciva solo a pensare a frasi di contingenza e infondate. Aveva sistematicamente evitato quel marciapiede, non voleva rivederlo. Ma si voleva scusare, voleva dargli una spiegazione, almeno per non sembrare così matta e lunatica. Davvero poteva cambiare qualcosa? Alla fine, era passata una settimana sai quanta gente incontra un commerciante? In realtà probabilmente lui non molta, si diceva ripensando a quello che poteva essere al massimo un aneddoto insignificante. Eppure, si sentiva come se gli dovesse esprimere qualcosa di incontenibile. Alla fine, aveva appena diciott’anni che poteva saperne. I suoi pensieri erano inadatti al corpo cresciuto prematuramente, le succedeva spesso di incontrare persone che la fraintendevano, ma non era sicuramente tra le sue doti la perspicacia.
 Passarono altri giorni, si accumulavano le settimane, fin quando Kora riuscì a rientrare nel negozio di Mill. Cercava di far finta di niente, un’entrata che non attirava l’attenzione come la prima volta. Guardava gli scaffali fingendo interesse, per poi improvvisare stupore alla vista di Mill. “Salve. Alla fine, non ho preso niente, mi serve una videocamera o un registratore. Non per forza l’ultimo uscito basta che sia resistente.” La guardava pensando di poter capire a cosa le servisse, ma Kora in fin dei conti era più della ragazzina che sembrava. Kora non lo ricordava così, lo ricordava più burbero, continuava a pensare mentre le mostrava cosa le poteva offrire tra la sua merce. “Allora, qualcosa di papabile per le tue esigenze?” Disse Mill cercando di concludere la vendita. Kora non era riuscita a camuffare la sua espressione pensierosa che evidentemente vagava. “Perfetto, perfetto, ne predo due” gli rispose convinta, “Ha bisogno di qualcos’altro?”, lei mosse la testa facendo un cenno affermativo. Mentre Mill si avvicinava alla cassa per concludere finalmente come un fulmine sulla sua testa si accese un pensiero. Questa ragazzina un po’ insulsa non era così banale, aveva dei bei occhi grandi che gli ricordavano quelli del suo gatto.
 Mill aveva appena strappato lo scontrino mentre cercava di abbozzare un sorriso cordiale, ma sempre professionale, non sarebbe mai uscito dal suo ruolo. Kora ricambiò e iniziava a voltarsi, proseguendo verso la strada all’improvviso come era solita fare. Mill la rincorse per darle lo scontrino ritornando su i suoi passi riguardo le ultime valutazione sulla ragazza, era effettivamente non molto sveglia. Nel codice di Mill era impensabile uscire da un negozio dopo un acquisto senza scontrino.
 In quel momento cieco l’unico obiettivo del suo sguardo era lei e terminare la sua vendita. Le sue dita prolungate erano talmente vicine alla spalla di Kora che gli sembrava quasi già di sentire la sua pelle in contatto con le sue falangi. Un clacson fulmineo. Rumori meccanici e un grande tonfo di collisione. I due corpi inermi per terra sull’asfalto come ormai una fotografia del loro ultimo respiro. Dannata imprudenza, che sotto un autobus ha concluso nei loro occhi ogni luce.
 
 Tragico finale di questa opera, come a teatro, sul palco. L’epilogo sarà la morte dei due amanti e tanto domani ci sarà un altro spettacolo.
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Roberto Bonfanti
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

Mi dispiace ma devo dare un giudizio negativo a questo racconto.
Ho faticato a seguire la trama e il senso della storia, le azioni e l’atteggiamento di Kora e Mill mi risultano poco comprensibili, talvolta una frase contraddice quella immediatamente successiva: “Ha bisogno di qualcos’altro?”, lei mosse la testa facendo un cenno affermativo. – Quindi sì? Ne lei ne Mill danno seguito a quel cenno affermativo, in più un attimo prima si davano del tu.
Molte cose da rivedere nella forma, alcuni refusi, approssimativo nella punteggiatura (virgole e segni grafici per i dialoghi: o usi i trattini o usi le virgolette) e a livello grammaticale, nella concordanza dei tempi verbali, ad esempio:
“La ragazza era entrata appena la porta si aprì, prima Mill stesso…”, direi “La ragazza entrò appena la porta si aprì, prima di Mill stesso…”.
Diversi termini non consoni: “sentito fastidio”, “dita prolungate” ecc.
Anche l’ultima frase, evidentemente una sorta di morale della vicenda: “Tragico finale di questa opera, come a teatro, sul palco. L’epilogo sarà la morte dei due amanti e tanto domani ci sarà un altro spettacolo.”
A parte che non mi parevano due amanti, è proprio il significato di questo epilogo che mi sfugge.
Se devo salvare qualcosa scelgo l’incipit e certi modi di Mill che lo delineano bene come ossessivo-compulsivo. Ecco, per esempio, partirei da qui: caratterizzare meglio i due personaggi, anche quello della ragazza, far evolvere la tensione fra di loro in maniera più coerente, in modo da far almeno immaginare che fra loro possa nascere un legame (oltre al fugace pensiero di Mill che paragona gli occhi di lei a quelli del suo gatto), prima del finale tragico che, messo così, è del tutto gratuito. Probabilmente la storia risulterebbe più godibile.
Come dicevo, mi dispiace, ma credo che dovresti fare una pesante revisione del racconto. Ovviamente questa è la mia opinione sincera, Marco, non voglio assolutamente fare il professore, non ne ho attitudine né capacità, le mie sono critiche da lettore, spero ti siano d’aiuto per fare meglio nel prossimo racconto. A rileggerti.
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Isabella Galeotti
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Messaggio da leggere da Isabella Galeotti »

Le prime 5 righe, anche se con molti refusi, le ho trovate carine e mi hanno incuriosito molto. Poi non so come, ma la storia, non era più una storia, insomma, mi spiace ma ho capito poco di quello che volevi scrivere. Quando poi sono arrivata all'epilogo ho letto "amanti", ma... forse mi è sfuggito qualche cosa, qualche sfumatura che non ho afferrato. Scusami, ma credo che questo racconto vada revisionato. Voto 1
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Diego.G
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Messaggio da leggere da Diego.G »

Inizialmente mi sono fatto prendere e pensavo trattassi un altro argomento… anche il finale non mi è dispiaciuto… mi sono un po' perso nel mezzo… fosse stata meno dispersivo, ma vale per me. La parte di mezzo, forse doveva risultare più fluente, ma è solo il mio piccolissimo parere.
Ultima modifica di Diego.G il 04/10/2019, 11:41, modificato 2 volte in totale.
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Massimo Baglione
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Re: Il 7 Novembre

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

Ricordatevi di specificare "Commento" come titolo del messaggio usato per commentare le opere in Gara, altrimenti non verranno conteggiati dal sistema, grazie!
Se invece state solo rispondendo, non serve specificare.
Ricordatevi anche che il testo del commento deve essere lungo almeno 200 battute.
Vi rimando alle istruzioni delle Gare letterarie.
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Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Ho faticato ad arrivare al termine del racconto che mi è parso un poco confuso. Certo, si intende che alla fine del tortuoso percorso mentale di lui, ciò che avrebbe potuto essere non è stato in quanto i due sono stati travolti e uccisi. Circa i numerosi refusi, è già stato detto...
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Eliseo Palumbo
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Messaggio da leggere da Eliseo Palumbo »

Ciao Marco, ho letto il racconto due volte e mi sorgono due domande: 1. cosa volevi raccontare? 2. Cosa intendi dire con la frase conclusiva sul teatro?
Per quanto riguarda la forma va rivista, specialmente nella parte iniziale, dovresti usare qualche punto a capo, qualche punto e virgola e sistemare i dialoghi, a mio avviso.
La parte centrale mi ha spiazzato; va bene essere una diciottenne insicura(?) ma la ragazza aveva visto quel Mill solo una volta, perché voleva rivederlo? La risposta più plausibile, a mio avviso, è che Mil, aprendo il negozio quel giorno, fu come un angelo mandato dal cielo, Kora trovò rifugio nel negozio di elettronica sfuggendo così a una violenza fisica/psicologica da parte del ragazzo. Però non so, mi piacerebbe sentire la tua versione.
A presto
Mostrare ad altri le proprie debolezze lo sconvolgeva assai più della morte

POSARE LA MIA PENNA E' TROPPO PERICOLOSO IO VIVO IO SCRIVO E QUANDO MUOIO MI RIPOSO


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Giorgio Leone
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Messaggio da leggere da Giorgio Leone »

Non posso che allinearmi ai commenti di chi si è espresso prima di me, ma come bonus (spero gradito, ma non ne sono sicuro) provo a darti un consiglio. Come prima cosa fai un un riassunto della tua storia: riassunto che però, al giorno d'oggi, per qualche strano motivo si deve chiamare obbligatoriamente sinossi. Una sinossi, quindi, non più lunga di tre o quattro righe. In effetti in poche righe si può sinossare qualunque cosa. Poi leggi e vedi che effetto ti fa e se ti sembra che abbia senso: potresti anche avere delle sorprese. La prossima volta, prima di scrivere, fai la sinossi e poi ricamaci sopra per quanto vuoi, basta che non esageri abbandonando la traccia. In effetti di ricamare sei capace, ma prima di iniziare a ricamare occorre aver ben presente il risultato che si vuole ottenere, sia che si tratti di un quadretto a punto croce, che di un racconto. Buona fortuna.
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Stefyp
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Messaggio da leggere da Stefyp »

Non mi discosto molto dai commenti precedenti. Posso aggiungere che leggere e rileggere il proprio racconto più volte è utile per togliere parecchi errori o per aggiungere qualche virgola in più. Qualcosa può sempre scappare, ma il grosso si sistema. Andare a capo qualche volta in più aiuta il lettore a tirare il fiato e a delineare meglio il racconto. Utile il consiglio di Giorgio Leone le sinossi, o riassunti che dir si voglia, sono molto importanti. A rileggerti
Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Il racconto è piuttosto confuso; non sempre si capisce bene chi è che pensa, gli avvenimenti si susseguono slegati e il lettore deve fare uno sforzo eccessivo per “riordinarli” mentalmente. Quello che emerge è una personalità ossessiva che, nel mezzo della sua routine quotidianamente, viene interrotto da un personaggio (la ragazza) secondo me un po’ trasparente e dopo uno scambio non troppo significativo si ritrovano per andare incontro ad un finale per loro un po’ tragico. Lui vittima della propria rigidità e lei forse della propria ingenuità. A parte le dovute correzioni di forma darei più spazio al carattere della ragazza o la renderei ancora più anonima per dare ancora più risalto e importanza a quello del protagonista. Globalmente ci sono degli aspetti che potrebbero essere interessanti ma c’è davvero tanto da rivedere. Voto 2.
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