Arturo allievo canguro

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2019.

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Teseo Tesei
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Arturo allievo canguro

Messaggio da leggere da Teseo Tesei » 24/09/2019, 15:16

Al termine del primo anno, tutti i pivoli, ovvero gli allievi di prima classe, vengono imbarcati sulla Nave Scuola più bella al mondo. Trattasi di veliero maestoso ed affascinante, di fronte al quale è impossibile rimanere indifferenti.

“Eccolo, arriva” sussurrò uno dei pivoli nascondendo l’emozione dietro al comportamento marziale.
La sua prua solcava il mare con decisione e coraggio.
Sembrava provenire da una lunga navigazione iniziata il secolo scorso e non ancora terminata.
Sicuramente quel veliero aveva stretto un patto segreto con Eolo e Nettuno.
Noi pivoli eravamo turbati e stregati da quella visione. Felici ed orgogliosi d’imbarcarci su quel sogno di nave, sebbene spaventati di fronte a cotanta bellezza, possenza e maestosità.
Di lì a poco la nostra crociera avrebbe avuto inizio e con essa la nostra campagna navale d’istruzione.
A bordo avremmo seguito lezioni teorico pratiche, di navigazione, sostenendo continui e severi esami e valutazioni.

Arturo era il pivolo matricola 166 del nostro corso. I numeri di matricola vengono assegnati in ordine di merito crescente, stilato secondo la graduatoria di un concorso lungo un mese, durante il quale ogni concorrente viene valutato in modo meticoloso. Arturo dunque non era tra i migliori; ma aveva comunque doti fuori dal comune.

Si deve sapere che gli allievi di seconda classe, ligi ad una tradizione nel tempo mutata, specie dopo l’avvento del gentil sesso in quell’ateneo di cultura marinara, sono soliti spivolare i pivoli con dovizia, zelo ed insistente pedanteria durante tutta la durata del primo anno.
Fu così che un bel dì alcuni di noi ed un gruppetto di allieve, anch’esse di prima classe, venimmo intercettati in Galleria da un gruppo di anziani con voglie, mal celate, di spivolar pivoli in gruppo. Questi “missionari dello svezzamento” più anziani di “ben” un anno, domandarono: “Qualcuno di Lorsignori sarebbe così gentile da indicare quante corde ha una nave?”

“Una sola, si trova a proravia e serve per suonare la campana! È lunga venti centimetri” Rispose una pivola erudita di nome Barbara, in seguito battezzata Coccinella, squadrata con interesse che andava ben oltre l’erudizione ludica, da parte di tutti gli spivolatori. Interesse probabilmente suscitato dal suo aspetto, assai grazioso, più che dalle sue risposte puntuali e precise.

Al che, con tono capzioso, uno degli spivolatori, centenario di Arturo, avendolo riconosciuto, rivolgendogli lo sguardo chiese con fare beffardo: “Dunque a proposito della corda della campana di prora: Più lunga è la corda, più si dice sia potente il nostromo, saprebbe spiegare al suo centenario ed a noi tutti cosa significhi? Pivolo!”

Arturo non sapeva che pesci pigliare, temendo di venir “pesciato” ovvero preso a pesci in faccia virtualmente, infatti le ferree norme di quell’ateneo vietavano, dopo l’avvento del gentil sesso, qualsiasi contatto fisico tra spivolatori e pivoli.
Noi tutti cominciammo a ridere, cercando di non darlo ad intendere, anche perché nel frattempo il buon Arturo, preoccupato per la risposta, aveva cominciato inconsciamente a “fare massa” ovvero toccarsi le parti basse per scaramanzia, senza neppure rendersene conto.

Probabilmente il nostro tentativo di nascondere la crescente ilarità non era riuscito, infatti un altro anziano fissò con sguardo assassino ed ammaliante un pivolo, di cui era a sua volta centenario, considerato che le due ultime cifre della matricola per entrambi erano uguali. Quel pivolo spaventato, cercando di non farsi notare, indicò il povero Arturo, allargando contemporaneamente le mani ad altezza pubica come a voler indicare una dimensione di tutto rispetto.

L’anziano sorrise, confabulò con i suoi colleghi, poi il centenario di Arturo chiese con fare ancor più beffardo e capzioso:
“Pivolo ignorante! Se lei fosse il nostromo della nave, la corda supererebbe la lunghezza di venticinque centimetri?”
Il sorriso beffardo degli anziani, e quello trattenuto a stento da noi tutti indusse Arturo nell’errore di rispondere senza esitazione: “Certamente, senza dubbio!”
“Pivolo ignorantissimo! Stia molto attento! Risponda a questa domanda. Se la risposta sarà sincera verrà accettato e non mi dovrà più il saluto! Risponda quindi: Sulla nave che la vedrebbe come nostromo la corda avrebbe lunghezza superiore alla metà della nostra cifra centenaria?”
“Certamente, senza dubbio!” Rispose ancor più rapido Arturo.
“Con questa risposta si è guadagnato la nostra ammirazione! Quindi navighiamo sopra la sua abissale ignoranza, ripassi per bene l’argomento.” Dissero gli anziani.

Così finì bruscamente quella spivolatura di gruppo, sebbene la risposta alla domanda originale fosse tutt’altro che corretta.
Gli anziani ci congedarono tutti senza fiatare, con stupore, specie delle pivole che non capivano cosa avesse indotto quegli anziani ad accettare una simile risposta senza replica e connessa “pesciata”.

Questo stupore rimase tale anche nei giorni successivi. Considerato che il buon Arturo veniva osservato e scandagliato attentamente e con dovizia da molti elementi del gentil sesso. Tanto che tra noi si giocava avvertendo il buon Arturo con la tipica frase “Destroyer classe Andrea Doria a prora, sul lato dritto, attenzione: Singolo impulso sonar!” Il numero degli impulsi sonar variava di volta in volta, secondo la timidezza o la sfacciataggine delle caccia-torpediniere in avvicinamento.

Trascorsero pochi giorni, Arturo pur essendo divenuto leggenda, quel giorno non riusciva a stare al passo durante la marcia. Così, come consuetudine, il Guardiamarina Poseidone gridò al povero Arturo: “Che fa lei? Cammella?”
Non era giornata! Il povero Arturo continuava a “cammellare”.
Per spronarlo il Guardiamarina Poseidone urlò: “Cos’ha là sotto?! Ha ammainato l’ancora? Per questo continua a cammellare?”
Arturo rispose con il suo solito impaccio: “Signor Poseid …” immediatamente venne troncato da un tono imbestialito dal Guardiamarina che si era fatto viola in viso, gli si erano rizzati tutti i capelli e fumava da naso ed orecchie.
“Come mi ha chiamato pivolo d’un pivolone? Come dannazione mi ha chiamato?” sfuriò come un ossesso il Guardiamarina facendo rizzare i capelli in testa anche a quel poveraccio di Arturo.

Poseidone era in realtà più divertito che irritato, ma non potendo esitare, fermando la marcia, urlò: “Per quale ragione mi ha chiamato in quel modo? Non conosce il mio cognome?”
“E’il nomignolo che tutti usiamo, perché Poseidone è dio del mare, dei maremoti e dei terremoti e noi tutti la temiamo e la veneriamo al contempo. Chiedo venia Guardiamarina …” fu la risposta con cui il buon Arturo contava d’essersi salvato.
Soddisfatto della risposta, ma con il sorriso ben celato, il Guardiamarina con tono ancor più irritato dopo aver comminato la punizione al buon Arturo disse: “Bene pivolo, vede quella striscia, nel bel mezzo delle sue orme? Ebbene lei sarà il canguro per via dell’orma che la sua coda lascia! Ne faccia il corretto uso durante il corso e ricordi sempre molto bene che il canguro … non cammella!” sancì senza appello Poseidone vicino allo scatenare un maremoto.
Da allora per tutti Arturo divenne: Il Canguro.

Ma torniamo alla nostra crociera.
Come detto, durante la campagna navale d’istruzione dovevamo sostenere continui e severi esami. Sai che novità, ormai ci avevamo fatto il callo durante tutto l’anno, in ateneo, appena trascorso.
Tuttavia la nostra istruzione comprendeva pure la sperimentazione di pratiche poco ortodosse, al fine di sviluppare in noi attitudini all’improvvisazione, all’adattamento ed al raggiungimento dello scopo scavalcando quella sottile linea rossa di demarcazione tra ferree regole e procedure invalicabili e comportamenti illeciti e poco consoni. Naturalmente lo "scavalcamento" era tutto a nostro rischio e pericolo. Conseguenze comprese, in caso d’errore. Pure questo, peraltro, era oggetto di valutazione.

Durante la crociera il Guardiamarina Poseidone era stato rimpiazzato dal Guardiamarina Nettuno, affiancato alla fida Guardiamarina Cerere, così battezzata durante la sua prima classe quando un suo istruttore lamentò che Elena, questo era il suo vero nome, rappresentava due braccia rubate all’agricoltura.

I due istruttori “confidarono” in due separate sedi: “Pivoli vedete là sopra? Ebbene là dentro è custodito l’elenco delle domande e delle prove pratiche che sosterrete domani. Non sarà affatto semplice questa volta superarle. Sappiate soltanto che quel luogo è sorvegliato a vista, da noi personalmente, a turno, pertanto è off-limits.”

Messaggio chiaro e prontamente recepito: dovevamo conoscere il contenuto di quell’elenco entro il giorno successivo superando quella famosa linea rossa senza esser beccati.
Elaborammo un piano operativo, seduta stante.
Qualcuno con balzo felino doveva nascondersi nella scialuppa di salvataggio a poppavia sul lato dritto, al momento giusto risalire le sartie, raggiungere la seconda coffa dell’albero di mezzana, da qui traslare con ardite manovre sull’albero di maestra ed infine sull’albero trinchetto, per poi discenderlo e raggiungere il luogo indicato.
Chi mandare per attuare il piano?

Agile, con buona attitudine a muoversi su sartie, pennoni, stragli e magari dotato pure di coda prensile?
Ma il canguro naturalmente! Tutti fummo concordi: ma che il Buon Dio ce la mandasse buona! Considerato che Arturo non era particolarmente lesto, furbo ed era un pessimo mentitore.
Per raggiungere i documenti era adatto. Cosi anche per farvi ritorno. Ma tutti speravamo che non venisse beccato altrimenti avrebbe vuotato il sacco disonorando tutto il corso.

Venne il momento di agire.
Arturo con balzo da canguro si nascose sotto il telo della scialuppa designata, nell’attesa del momento concordato.
Due coppie di osservatori si portarono in luoghi dai quali era possibile osservare tutto il percorso del Canguro al fine di guidarlo ed avvertirlo di eventuali pericoli. Tutti rimasero in paziente attesa.
Noi osservatori eravamo dotati di attrezzatura elettronica per comunicazione e di visori notturni estremamente sofisticati, Arturo di solo auricolare.

Quando il momento fu propizio comunicammo: “Canguro salta! Veloce come il vento! Preciso come un sestante!”
Con grande sorpresa di tutti Canguro sortì da sotto al telo della scialuppa nudo come mamma lo aveva fatto, ma tutto camuffato di nero, al punto che un africano in suo confronto sarebbe parso perfino pallido.
“Che … ma caspita? Perché … ?” Chiese Coccinella, l’osservatore della coppia avanzata.

Pur essendo notte era caldissimo ed il povero Canguro, sotto al telo della scialuppa con oltre 45 gradi per tutto quel tempo aveva pensato bene di spogliarsi completamente e coprirsi totalmente con lo stick di camuffamento notturno che si era portato … “proboscide” compresa.
“Canguro ha la coda prensile, gli servirà libera per aggrapparsi” rispose sogghignando Paguro, l’osservatore che faceva coppia con Coccinella.

Coccinella col visore non perdeva d’occhio neppure un movimento del buon Canguro.
Paguro invece era combattuto in modo compulsivo tra l’osservazione di tutto l’ambiente e l’osservazione di coccinella che pareva sempre più coinvolta in quella operazione.
La coppia di osservatori arretrata composta da Murena e Merluzzo, viceversa rideva disturbando le comunicazioni radio. Tanto che Paguro trasmise “Basta rumore in rete”.

Ben guidato, e consigliato dagli osservatori su quando muoversi e quando stare fermo, nel frattempo il buon Canguro era già arrivato a destinazione e scendeva dall’albero trinchetto. Con grande abilità sgusciava entro un’apertura rimasta aperta e poi … stop, basta, il nostro Canguro si era bloccato.
Lo vedevamo dalla vetrata immobile con le mani alzate, ma altro non vedevamo.
Subito puntammo un microfono direzionale estremamente sensibile verso Canguro, ma si udiva solo qualche strano rantolio molto sospetto.
“Voi da poppa vedete qualcosa?” domandò Paguro.
“C’è qualcosa! Pare esserci qualcuno, ma non vediamo da qui.” Rispose Murena.

Cambiammo posizione, spostandoci più in alto.
“Ora li vediamo bene! Sono Nettuno e Cerere che montano di guardia” disse Coccinella.
“Che montino è sicuro, ma di guardia proprio non mi sembra” aggiunse repentino Paguro.
“Stai immobile e abbassa quelle mani Canguro” trasmise Merluzzo.
C’era qualcosa che non andava, Canguro non abbassava le mani e restava immobile.
Ad un tratto Coccinella con voce sbalordita ed incredula disse: “Non ci posso credere, non è possibile, guarda tu stesso con il visore.” Paguro guardò incuriosito, si mise a ridere, e poi disse: “Ma quello non è un Canguro, è un elefante!”
Fece pressione sul laringofono e domandò alla coppia d’osservatori di poppa: “Vedete anche voi quel che vediamo noi?”
“No che accade?” risposero entrambi.
“Da non crederci, il Canguro si è trasformato in elefante e continua ad alzare la proboscide” disse Paguro.
La sonora risata di Murena e Merluzzo non si fece attendere molto.
“Ammaina la proboscide, ammaina la coda Canguro. Giù quelle mani.” Trasmise Paguro ridendo.

Ma Canguro rimaneva immobile.
Ad un tratto sentimmo un bel fracasso per mezzo del microfono direzionale, ultrasensibile.
I due si stavano per muovere, ricomponendosi al meglio.
Forse avevano sentito qualche rumore.

“Immobile Canguro! Immobile! Vengono verso di te” trasmise senza esitazione Paguro.

“Uh, che caldo” disse Cerere passando davanti al Canguro con la coda sull’attenti ed arreso a mani alzate in quella buffa situazione.
“E questo cosa è?” chiese Cerere a Nettuno indicando Canguro.

E’ finita pensammo tutti, che figura da pivoli, saremo il primo corso a doversi auto battezzare “Pivoli”. Saremo pivoli a vita e non ci sarà più modo di lavare quest’onta che macchierà inevitabilmente le nostre carriere. Che vergogna.
Mentre questi nostri pensieri prendevano largo verso quel mare del futuro, che immaginavamo a forza sette, udimmo le parole di Nettuno: “Deve essere la statua che il comandante ha acquistato durante l’ultimo scalo. Non l’avevo neppure notata. E’tutta d’ebano e di gran fattura”.
“Accidenti, quanto è di cattivo gusto, ma come pensa di utilizzarla? Dove la vorrebbe mettere secondo te?” Domandò Cerere a Nettuno.

“Immagino la voglia usare come appendi abiti, non vedo in che altro modo?!” replicò Nettuno.
Il Guardiamarina Cerere porto la mano verso l’estremità superiore di quella specie di “proboscide d’ebano”, sfiorandola con civetteria e fare provocante. Poi, come mossa da pietà, si tolse il cappello con visiera, che indossava, facendo della coda del Canguro, sempre più alta e ritta, l’uso auspicato dal Guardiamarina Nettuno.

Appena i due uscirono, Canguro si mise il cappello in testa, individuò l’elenco con le prove del giorno successivo, lo mise sulla vetrata in modo che noi riuscissimo a fotografarlo col teleobbiettivo, rimise tutto in ordine e tornò da dove era venuto, rivestendosi e rientrando con in testa ancora quel cappello da Guardiamarina.

Neanche a dirlo, la mattina successiva, ci presentammo alle prove con un sorriso a trentadue denti.
Naturalmente nessuna delle domande o prove era contenuta in quell’elenco, tuttavia le verifiche erano molto semplici.

Arturo, tempo dopo, raccontò che il Guardiamarina Cerere, al termine delle prove, gli comunicò che dopo pranzo lo aspettava nel luogo che lui poteva ben intuire per avere alcuni consigli sull’impiego pratico di una certa scultura di cui non poteva riferire in quel momento. Si raccomandò che usasse un percorso defilato e sicuro, lontano da occhi indiscreti e non ne facesse menzione con alcuno. Da questo dipendeva l’ultima valutazione pratica di tutto il corso.
Artruro si presentò a notte fatta, dato che con pranzo, in ambienti marinari, viene intesa quella che per i comuni terrestri vien chiamata cena.
Percorse la stessa via della notte precedente arrivando puntuale all’appuntamento.

Il Guardiamarina Cerere ne rimase evidentemente molto soddisfatta attribuendo un elevato punteggio al corso per la prova ampliamente superata. Magari con un “piccolo” aiuto di cui né lei, né il Guardiamarina Nettuno fecero mai menzione.

Oggi sorridiamo ritornando a qui tempi spensierati, seguiamo tutti rotte diverse, anche se talvolta ci incrociamo, salvo ritrovarci in rada tutti insieme, di tanto in tanto.

Arturo ancor oggi conserva quel cappello, “indossato” il quale, si era innamorato.
Lo porta ancora sempre con sé in navigazione.
Elena oggi è sua moglie, anche se ormai lei non va più per mare ma si occupa dell’azienda agricola di famiglia e dei loro piccoli. Pochi mesi orsono i piccini erano già sette.

E il Paguro?
Beh, per lui quella esperienza fu fatale, tanto che dopo aver terminato gli studi in quell’ateneo prese una decisione importante.
Decise di vivere a cavalcioni di quella sottile linea rossa che separa il Bene dal male allo scopo di limitare i danni del secondo e favorire lo sviluppo del primo entrando a far parte dell’unico reparto marino ove il gentil sesso è assente in toto.

Si narra che molti anni dopo il Paguro ebbe una breve relazione con Coccinella.
Ma come noto il Paguro è un animale abituato ad improvvisare, adattarsi e raggiungere lo scopo, quindi quando trova una conchiglia più adatta, abbandona quella vecchia e cambia casa senza farsi troppi problemi e senza affezionarsi troppo a nessuna, pur amando intensamente ogni sua temporanea sistemazione.
Quale scopo voglia raggiungere, riguardo le conchiglie, non è dato a sapersi.
Di certo quando cambia conchiglia, quella nuova è sempre già vuota del gasteropode che la abitava.
Quindi potrebbe darsi che anche in questo caso si limiti a contenere i danni del male favorendo lo sviluppo del Bene.
D’altronde permanendo pericolosamente a cavalcioni su di quella sottile linea rossa: ogni nuovo giorno per il Paguro è un dono.

Un dono per nulla scontato.
Che fine avrà fatto il Paguro?
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Messaggio da leggere da Teseo Tesei » 24/09/2019, 16:19

Assegno il massimo punteggio di 5/5 al racconto.
Primo: Per la brevità con cui l'autore, in sole 2.721 parole è riuscito a raccontare tante "grullerie". :-D
Secondo: Per prevenire e contrastare l'azione della "longa manus" inviata da qualche buontempone a cui piace "vincere" facile.
Terzo: Perché il racconto mi diverte, ma questo è fisiologico, avendolo forse vissuto. :smt004

N.B. Naturalmente se la manina non interviene prima del termine si cambia voto, mettendolo uguale alla media degli altri escluso questo.

P.S. Suvvia manina ... fa la bonina!
Se invero ti manda capitan fracassa occhio perchè alla prossima ... fai massa. :-D

:smt006
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 26/09/2019, 19:48

Ci dev’essere stato parecchio “movimento” su quella nave, grazie soprattutto a Canguro e alla sua abbondanza nella “virtù meno apparente”. Che poi qui diventa piuttosto palese.
Il racconto è spassoso, se c’è almeno mezza autobiografia t’invidio. Le terminologie nautiche non sono da profano, immagino tu abbia un presente o un passato da navigante, non solo in internet.
Bella prosa, ti segnalo solo qualche refuso: possenza (e non sono del tutto certo che sia sbagliato), capizioso, Anderea, Guardamarina.
Pivolo, invece, dove l’hai scovato? Mi giunge nuovo per "pivello", ma rende bene.

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Re: Arturo allievo canguro.

Messaggio da leggere da Teseo Tesei » 27/09/2019, 12:56

Grazie Roberto, in effetti sul capzioso cado spesso, non è la prima volta.
Il termine possenza probabilmente dovrei correggerlo con possanza, mi suona male per il tono francofono, da poissance, mentre sembrerebbe più logico con la lettera "e" secondo il vernacolo italico.
Gli altri sono effettivi refusi.

Temevo, in effetti, di indurre nel lettore l'errata sensazione di poca serietà su quella nave.
Tengo di cuore a precisare che non è affatto così.
La serietà, lo spirito di sacrificio e le privazioni cui i pivoli sono abituati rendono quell'evento, un evento rarissimo.
Proprio per questo quell'episodio fu ancora più buffo ed ancor oggi ricordato.
Certe "pratiche" inerenti situazioni sconvenienti di promiscuità che vanno oltre la sfera professionale sono vietate. Un errore in tal senso può costare molto caro a chi non rispetta tale regola.

I pivoli si trovano in un ambiente altamente competitivo e vengono valutati in qualsiasi atteggiamento, azione, espressione e quant'altro.
Difficilmente soggetti così fortemente motivati, inseriti in un simile ambiente rischierebbero tanto per del semplice "movimento".
L'astensione in toto da certe pratiche è piuttosto un elemento comune.
In linea di massima la stessa regola vale per tutti gli altri imbarcati.
Quindi no, purtroppo il "movimento" è rarissimo, nonostante parliamo di ragazzi in età dove certe pratiche sono indubbiamente esigenze sentite.

Semmai il buon Canguro, qualora queste esigenze fossero direttamente proporzionali alla lunghezza della coda, cosa di cui dubito davvero avrebbe sofferto più degli altri.
Sapersi controllare, trattenere e limitare anche in questo senso è comunque indispensabile per chi intraprende determinate professioni.

Mai invidiare quel che non si conosce, ricordiamoci che i ricordi più belli e veri spesso sono correlati a situazioni non sempre piacevoli, magari pregne di sacrificio, privazioni e perseveranza.
Non a caso il motto di quella nave è "Non chi comincia ma quel che persevera" e racchiude in sette parole tutto quel che c'è da sapere per chiunque su di essa sia imbarcato, specie i pivoli.

Pivolo è un termine, di derivazione della famosa Scuola veneziana, poi divenuto parte integrante anche in quel famoso Ateneo toscano. Per la precisione fino alla festa di S.Barbara tutti gli allievi di prima classe sono "pivoloni", poi passano di grado e vengono promossi "pivoli", al termine della crociera estiva di cui nel racconto, al cominciare della seconda classe divengono "anziani".

Grazie per la segnalazione degli errori, mi fa piacere tu abbia trovato divertente il racconto.
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Messaggio da leggere da Isabella Galeotti » 30/09/2019, 0:36

Divertente e spassoso.
Personaggio ampiamente delineato, fin nei particolari e oltre.
Ambientazione, non sono in grado di giudicare, ma leggendo questo racconto credo che siano reali. Perchè molti termini, e modi, possono solo essere di una persona che l'ha vissuta un'esperienza del genere, magari non proprio così, ma comunque molto onesto con il lettore.
Argomento nuovo, non avevo mai letto nulla di questo genere.
Anche se molto lungo, si legge bene, perchè la curiosità del "come andrà a finire" è nascosta in ogni riga.

Ho trovato una E’ invece di È. Poi ho notato che dopo il !" c'è anche un . Vabbe mie tare, scusa.
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Messaggio da leggere da Diego.G » 03/10/2019, 18:05

Un racconto divertente di un mondo che come tu hai detto, raramente presenta episodi simili, data la ferrea serietà (che credo sia necessaria per poter svolgere al meglio quelle mansioni). Molti termini tecnici che dimostrano la tua conoscenza del mondo della Marina… un po' a volte mi hanno fatto perdere, ma è un mio "problema". Bello perché racconta un'esperienza che risulta essere una perla rara.

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Messaggio da leggere da Laura Traverso » 03/10/2019, 22:46

Il racconto è davvero divertente, scritto bene e originale La terminologia usata per definire certe ambientazioni è per me nuova ma immagino corrisponda al "parlare" in uso della nave scuola. Pur nella sua lunghezza la lettura scorre agevolmente senza annoiare, anzi diverte e intriga. Bravo l'autore, Teseo.

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Re: Arturo allievo canguro

Messaggio da leggere da Teseo Tesei » 05/10/2019, 20:44

Grazie a tutti per il commento.
Mi fa davvero piacere abbia divertito.
Grazie anche per le segnalazioni sugli errori, prontamente corrette.
Si, certamente, i termini corrispondono al gergo proprio di quegli ambienti.

:smt006
Ultima modifica di Teseo Tesei il 05/10/2019, 20:45, modificato 1 volta in totale.
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Messaggio da leggere da Namio Intile » 07/10/2019, 15:17

Ammiro chi riesce a scrivere favole e a farlo utilizzando il PdV di un bambino, o di un animale.
Utilizzi uno dei "pivoli" per narrare le vicende di Arturo, e lo fai al passato. Tutta la storia si svolge al tempo passato. Tuttavia intervieni in prima persona al presente per spiegare un po' di cose. A mio parere è superfluo, lo può fare la voce narrante, e in questo modo confondi un po' le acque.
Anche la conclusione, con le indicazioni etiche del racconto, le lasci al "pivolo" narrante. E io avrei chiuso lì, senza ulteriori spiegazioni dell'autore.
Poche sviste, qualche incidentale non chiusa correttamente, qualche distrazione sulla punteggiatura, qualche ripetizione, qualche termine: appendi panni, per esempio, non esiste. Il termine corretto è attaccapanni, o appendiabito.
Ma come noto, ci manca il verbo essere.
E distrazioni del genere, che una serena rilettura mette subito a posto.
Le eufoniche neanche te le segnalo, perché mi pare che le adori.
Comunque, bravo.

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Messaggio da leggere da Eliseo Palumbo » 09/10/2019, 11:58

Ciao Teseo, racconto molto simpatico. Nonostante sia relativamente lungo non ha annoiato e ha accompagnato il lettore fino alla fine, fine che ho trovato un pò "didascalica". Per quanto riguarda il paguro non ho ben capito in che reparto sia andato a finire, ma ho come la sensazione che tu, questo Paguro, lo conosca fin troppo bene, quasi meglio delle tue tasche. Emerge proprio alla fine la malinconia e la rassegnazione.
C'è qualche refuso tipo "la" io scriverei "là", oppure appendi abiti. Nel complesso bel racconto, ti do il massimo.
A presto.
Mostrare ad altri le proprie debolezze lo sconvolgeva assai più della morte

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Re: Arturo allievo canguro

Messaggio da leggere da Teseo Tesei » 10/10/2019, 1:04

Namio, faccio tesoro dei tuoi consigli.

Eliseo, cerco di rispondere ad alcuni interrogativi posti.
La fine didascalica e se vogliamo pure un po’criptica è obbligata da precisi limiti.
Il Paguro, che dire?
Quel che può apparire come malinconia e rassegnazione le vedrei da un altro punto di vista.
Proviamo secondo una visuale da Paguro.

Considerato che la rotta intrapresa, a cavalcioni di quella sottile linea rossa, comporta inevitabili sacrifici e doveri. Assunto, che impone scelte che interferiscono anche nella sfera privata: vuoi per esigenze di servizio, vuoi per non procurare involontario dolore alle persone amate, vuoi per una serie di ulteriori valide ragioni.

Chiarito questo è certo che emozioni caratterizzate da un costante scoramento ed impotenza, quali malinconia e rassegnazione, non fanno parte della genetica del Paguro. La sua è anzitutto una scelta volontaria di vita, una scelta non sempre facile, ma neppure così difficile, almeno per lui che di questa è soddisfatto e contento.

Il Paguro ha imparato a controllare le proprie emozioni, a fidarsi ciecamente di quello che i guerrieri Sioux definivano Grande Spirito. Ha imparato a fidarsi della rotta indicata dal Grande Spirito perché affinando il proprio istinto ne percepisce la costante presenza, più volte è stato guidato e tratto in salvo con soluzioni molto efficaci, inconcepibili da mente razionale. Il Paguro è sereno e non ha alcun rimpianto per le scelte operate. Lui ha Dio nel cuore ed ha il privilegio di servire, armi in pugno, alla tessitura del grande arazzo di cui nessun mortale riesce a vedere il disegno. Vediamo tutti il rovescio di quell’arazzo, tutti contribuiamo alla tessitura, ma il lato dritto possiamo solamente immaginare quale meraviglia sarà quando ci sarà permesso vederlo.

Che dire quindi … il Paguro ha il mare, ha il Grande Spirito ed è sereno. Cosa potrebbe volere di più?
Una famiglia? Una moglie? Dei Figli?

Tempo al tempo: Se il Paguro al domani ci arriva, forse anche questo gli sarà concesso.
Sono certo non pretenda tanto, ma se questo dovesse verificarsi, non credo rifiuterà un simile dono.

Indubbiamente: La sua gratitudine verso Dio, resterà immutata.
Domani è un altro giorno, si vedrà?
Così pure si conclude il racconto. :?:

Spero di aver dato, almeno parziale risposta ai tuoi interrogativi.

Grazie davvero, per le segnalazioni ed i consigli, a tutti.

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Ultima modifica di Teseo Tesei il 10/10/2019, 1:13, modificato 1 volta in totale.
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Re: Arturo allievo canguro

Messaggio da leggere da Eliseo Palumbo » 10/10/2019, 1:13

L'importante che il paguro stia bene con se stesso
A rileggerci
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Messaggio da leggere da Giorgio Leone » 13/10/2019, 18:55

Con questo tuo divertentissimo racconto mi hai completamente spiazzato, tant'è che ti commento ancora dopo aver deciso di non farlo mai più: ciò a seguito delle tue osservazioni apocalittiche che nulla c'azzeccavano con un semplice racconto, non certo un proclama o un editto religioso. Ma ormai comincio a conoscerti, e so che ribatterai a puntino pure a questo: cosa che sempre si può fare, basta rivoltar frittate e pignolare come hai fatto con Dante.
Il primo motivo per cui il tuo scritto mi è piaciuto è che è assolutamente "materiale", a meno che tu non ti voglia esibire in associazioni fra proboscidi che si alzano ed elevazioni spirituali, metafisiche o d'altro genere più nobile. E anche qui so che ce la potresti fare.
Il secondo motivo è che, essendo andato sempre per mare, avendo abitato a Genova e Rapallo e avendo sposato una camoglina figlia di un comandante di nave, qualcosa ne capisco, anche se l'accademia e i cadetti son cosa a parte. Per cui anche l'unica corda non mi ha colto di sorpresa.
Trasferitomi in montagna, ho poi trovato una corda molto simile, ma a scopo meteo, che fa bella vista di sé in tutti i rifugi alpini. Fatto che volentieri ti segnalo:
CORDA SECCA - BELTEMPO
CORDA BAGNATA - PIOGGIA
CORDA RIGIDA - FREDDO
CORDA INVISIBILE - NEBBIA O... BERE MENO!
CORDA MOSSA - VENTO
SENZA CORDA - CE L'HANNO RUBATA
Altro motivo è l'aver fatto il servizio militare obbligatorio, esperienza di per sé non certo piacevole, ma che mi ha dato modo di riconoscere nel pivolo la burba, come si chiamava da noi, e nel centenario e nell'anziano il nonno, da cui il termine nonnismo.
Naturalmente il vero motivo del mio gradimento a proposito del tuo racconto è la sua originalità, condita da un'affascinante scrittura vintage. Tanto che ti avrei tanto volentieri attribuito il massimo, ma dopo aver visto che tu - pur apprezzando il mio testo - mi hai dato 2, non ho potuto fare a meno di comportarmi egualmente con te. Facendo in altro modo, avevo paura che ti saresti incazzato.
Alla prossima, quindi, se mai ci sarà.
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Re: Arturo allievo canguro

Messaggio da leggere da Teseo Tesei » 16/10/2019, 13:12

Giorgio, perché mai non dovremmo commentarci a vicenda?

Non sia mai vero quel che si narrava di Eva nel Paradiso Terrestre.
Pare si trovasse nei pressi d’un melo, quando ad un tratto, richiamata da un sibilo sospetto si girò e vide un serpente.
A quella visione esclamò: “Che schifo!”.
“Sei bella tu!” rispose il serpente, che era permaloso.

Ciò premesso, da ligure di levante "adottato pro tempore" devo constatare che il trasferimento in montagna deve averti fatto male. Naturalmente perché sei stato fin troppo largo di manica.
Un bell' uno era già fin troppo.

Materiale, "materialissimo" il testo ... indubbiamente.
Per la prossima gara compenserò con una Divina Commedia in miniatura, vedrò nelle note di dedicarla ad un amico ... cui tanto piace. :-D
Bella quella della corda.

Sai vero che in Marina Militare il titolo di Alpino viene largamente impiegato per indicare qualsiasi marinaio, come dire ... non troppo avvezzo a quell'ambiente.
Immagino di si.

A rileggerci e ri-commentarci, sempre molto volentieri.
In salute mi raccomando ... farmacista compreso. :-D

Non ti manca il mare?
Magari tornando in riviera gli acciacchi si alleviano, così il farmacista piange e risparmia le palanche per il parafulmine.

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Messaggio da leggere da Stefyp » 16/10/2019, 19:13

Mi spiace dover fare la voce fuori dal coro. Io ho faticato un pochino a leggere il racconto fino alla fine e a tenere le fila. Mi hanno divertito alcune immagini e alcune frasi, meno tutto l'insieme. Anche i nomi dei personaggi o i nomignoli mi hanno confuso. La colpa è senz'altro mia, dopo una giornata di lavoro come quella di oggi non posso pretendere di più da me stessa!
"Arturo, tempo dopo, raccontò che il Guardiamarina Cerere, al termine delle prove, gli comunicò che" l'uso del tempo verbale in questa frase non mi convince.
A rileggerci

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