Alice Mon amour

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2019.

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Athosg
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Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Athosg » 25/09/2019, 18:40

Quante volte Alice mi aveva chiesto di scrivere un racconto che parlasse di noi.
All'epoca stavo preparando lo schema per il componimento del mio nuovo libro e lei, con amore in-finito, mi pregava di scrivere la nostra storia.
La sua era un’insistenza dolce, e la sua voce s’insinuava lentamente nella mia testa. Io non rispondevo, o annuivo stancamente. In quei giorni avevo il classico blocco dello scrittore, e la pagina rimaneva bianca o pasticciata di mille ghirigori.
Le avevo provate tutte: camminate, uscite con gli amici, un po’ di sesso, birra, vino e grappa. Chiesi anche a un amico di procurarmi un po’ di marijuana per aprirmi la mente. Niente, qualche abbozzo d’idea, qualche riga scritta e nulla più. Non riuscivo a trovare la forza per dare incisività alle storie e le mie dita continuavano a grattare la testa.
Un giorno le dissi: “Alice, domani andremo a vedere l’oceano. Ho voglia di vedere la distesa d’acqua protrarsi all'infinito, il cielo che degrada dolcemente verso l’orizzonte e lì, sul molo di un paesino qualsiasi, abbracciarti.”
“Tutto quello che vuoi, io ci sarò.” Mi rispose.
Partimmo la mattina presto con destinazione Deauville. La giornata era semplicemente stupenda, con il cielo di un bellissimo color pervinca per via del forte vento che aveva soffiato nella notte. Camminammo lungo la spiaggia, riscaldati dal pallido sole invernale, attorniati da una miriade di gabbiani festanti. Mi stavo rilassando, lasciando in disparte tutti i miei problemi e godendomi la brezza leggera che mi accarezzava il viso.
“Ti sta venendo l’ispirazione?” Mi chiese a bruciapelo.
“Alice” le risposi “non lo so. Viene nel momento che meno te lo aspetti. Questa passeggiata mi rilassa e da qui devo partire. Non so dove arriverò. Voglio scrivere un libro di racconti e attendo con pazienza le idee. Forse arriveranno da lontano, cavalcando le onde, sospinte dal vento. Io sono qui ad aspettarle.”
Ritornammo silenziosi, immersi nei nostri pensieri, profondi sino al fondo di noi stessi.
Nelle settimane successive incontrammo alcuni nostri amici. Io mi ritrovai in forma e molto ciarliero; ero intriso di un’ironia fiammeggiante, alimentata dalla mia disperazione di non riuscire a scrivere nulla. La confusione si accavallava nella mia testa e Alice non mi dava tregua. Non mi concesse molto tempo quel giorno, costringendomi, con mille sotterfugi, a rientrare a casa. Voleva che mi concentrassi, che cominciassi a scrivere di getto, con rabbia e furore, come nei miei primi romanzi.
Un giorno arrivò con una decina di libri, da Carver a Yates, da Dubus a O’Connor, tutti i grandi delle short stories finirono sul mio tavolo. M’incitò sorridente, dicendomi che mi avrebbero aiutato nello sviluppo del nuovo libro. Mi diede un leggero bacio sulle labbra e mi portò un caffè. Io annuii come fa ogni bravo scolaro, e cominciai a leggere con una voracità primitiva che non avevo mai provato, stando sveglio fino a notte inoltrata, quando crollavo dal sonno sul suo ventre materno.
Nei lunghi pomeriggi passati bighellonando per la casa, tra letture e uscite in giardino per fumare una sigaretta, Alice mi studiava, mi monitorava. Quando ero assorto nella stesura di qualche povera riga scritta al computer o su un semplice pezzo di carta, lei era lì. Mi rendevo conto della sua continua presenza quando il silenzio della casa diventava irreale, come se percepissi un fermo immagine inquietante. Allora i miei sensi mi riportavano alla realtà, e mi guardavo intorno. La trovavo al solito posto di osservazione. A quel punto sentivo le pareti della stanza restringersi sempre più, li vedevo avvicinarsi pericolosamente al mio corpo, fino a che sentivo l’aria mancare e i muri stritolarmi. Allora sul foglio scrivevo: sensazione di claustrofobia.
Ripensavo spesso ai miei successi. Il primo libro s’intitolava La perfezione dell’uovo. Lo avevo scritto in poco più di un mese. Un tomo di quattrocento pagine che raccontava l’epopea di Zihor, un fantomatico mondo parallelo. La curiosità, che mi fa sorridere ogni volta che ci penso, deriva dal fatto che il titolo originale doveva essere La perfezione dell’uomo. Un incredibile errore tipografico aveva cambiato l’oggetto di questa perfezione e innescato un successo a livello mondiale. Quindici milioni di copie vendute in trentasette paesi, televisioni sotto casa e centinaia di studentesse pronte a tutto.
Eppure sono sempre rimasto fedele alla mia Alice, madre, moglie, compagna, segretaria, schiava e sorella, tutte personalità che coabitavano in lei nel rapporto che ci univa.
Poi vennero altri due libri, Il triangolo equilatero e Carne di tacchino. Erano racconti, pensieri, sulla solitudine esistenziale. Non ebbero il successo del primo, ma arrivarono sempre in vetta alle classifiche di vendita.
Un pomeriggio andai in cucina, lei era al lavello a preparare i pomodori. Ero stanco e sudato, nono-stante fossimo in pieno dicembre.
“Alice, sto pensando seriamente di smettere di scrivere, di arrovellarmi, di sbattere la testa contro un muro che ogni giorno è sempre più resistente.” Le dissi.
“Amore” mi rispose con gli occhi sbarrati “non desistere, ti prego, continua, impegnati, non aver ti-more. Hai vinto tanti premi letterari, sei famoso, non puoi lasciare tutto così.”
“Potrei fare il rappresentante, mettermi la cravatta e sbarbarmi tutte le mattine. Un po’ di acqua di colonia e via per le strade del mondo alla ricerca di clienti. Mi farebbe bene, potrebbe rischiararmi la nebbia che ho nella testa.” Ribattei, senza troppa convinzione.
Ha messo i pomodori in una vaschetta, si è asciugata le mani e mi è venuta vicino, abbracciandomi.
“Amore, no, ti prego, non mollare, fallo per me. Vedrai che il sole diraderà tutte le foschie e tornerà a splendere su di noi.”
Mi specchiai nei suoi splendidi occhi di un azzurro chiaro limpidissimo e la abbracciai forte.
Nei giorni successivi mi rimisi a scrivere. Credevo di avere nuove idee. Una in particolare mi affascinava: un uomo che viveva in una grande distesa del Marocco con la moglie e i figli. Una landa desolata ai piedi delle montagne dell’Atlante, un pastore che dedicava la sua vita al gregge e alla famiglia, il vento che sferzava il suo volto, la notte stellata, la solitudine dell’anima. Volevo sviluppare una novella sulla semplicità delle cose e descrivere i pensieri di un uomo ai margini del mondo. Egli aveva tutte le cose che a me mancavano. Buttai di getto la storia e chiamai Alice. Volevo che la leggesse e mi desse qualche consiglio. Lei si accese una sigaretta, si mise il cappotto e uscì in veranda con il manoscritto. Vi rimase un’ora, forse più, assorta nella lettura. Io dietro la porta la guardavo e mi chiedevo a cosa pensasse. Improvvisamente si girò e mi sorrise. Il suo sguardo era assente e cominciò a muovere la testa in segno di diniego.
“È troppo melenso, quest’uomo è innamorato delle sue cose in maniera normale, talmente normale che non trasmette nulla. Ritenta, sarai più fortunato.” Mi disse rientrando in casa.
Ci rimasi malissimo perché non aveva capito quello che volevo dire. O meglio, avevo scoperto, quel giorno, che il suo cuore era diventato arido.
Stracciai tutto e gettai i fogli nel camino. Il fuoco fece il resto.
Arrivò il periodo delle feste natalizie. Alice era frizzante e felice, sembrava un’altra persona. Avremmo passato Natale dai suoi, con tutti i parenti. I miei genitori se n’erano andati da qualche anno e la mia unica famiglia era con Alice.
I giorni passarono in fretta. Fu un periodo abbastanza sereno dove parlai molto e non pensai a nulla. La notte di Natale andammo a messa e poi facemmo l’amore come mai l’avevamo fatto. Lei era dolce e desiderosa di avermi ed io mi sentivo realizzato.
Dopo Santo Stefano ritornammo a casa. Non ne avevo nessuna voglia. Sapevo che saremmo rimasti soli, io e lei, lei ed io, come sempre. Ci saremmo controllati, avremmo saputo tutto di noi e ognuno si sarebbe sentito un po’ prigioniero.
Le nostre vite proseguirono su binari prestabiliti. I soldi non ci mancavano e ci permettevano di non lavorare. I diritti dei miei libri fruttavano ancora una cospicua entrata e il mio agente prevedeva che per altri cinque anni gli affari sarebbero andati bene. Avevo tutto il tempo per scrivere un altro libro e sperare di continuare il successo. Ogni tanto m’invitavano a conferenze letterarie, dove sarei stato lautamente pagato. Ormai rifiutavo ogni contatto con il pubblico e declinavo cortesemente gli inviti.
Alice invece seguiva i beni di famiglia, acquisto e vendita di case e soprattutto affitti. Non doveva impegnarsi più di tanto, la sua segretaria la chiamava in media una volta ogni quindici giorni per aggiornarla della situazione.
Un giorno venne a trovarmi un mio amico, un compagno di scuola dai tempi delle elementari. Lo a-vevo aiutato economicamente all’inizio dell’attività di costruttore edile, poi le cose si erano messe bene per lui e non ne ebbe più bisogno. Siamo sempre stati in contatto, tanti ricordi ci univano e ora che eravamo a metà del nostro cammino, era sempre bello rivederci.
Rimanemmo a parlare del più e del meno, poi io dovetti uscire perché avevo un appuntamento dal dentista. Quando rientrai a casa circa due ore dopo, lo trovai ancora lì. Feci finta di niente ma la cosa mi stupì. Alice si era cambiata d’abito e stavano sorseggiando un martini. Mi unii alla compagnia e parlammo del più e del meno. Dopo un po’ l’amico si congedò.
Ricordo che era tanto rilassata quanto io ero nervoso. Mangiammo in modo frugale e poi mi ritirai nella mia stanza. Quella sera cercai di scrivere qualche riga ma non avevo idee. L’ultimo manoscritto, cestinato in seguito al suo commento negativo, mi aveva tolto quella poca energia e ispirazione che avevo. Ogni tanto glielo rinfacciavo ma lei soprassedeva e rispondeva che la lampadina alla fine mi si sarebbe accesa.
Due settimane dopo avevo consumato tre risme di carta per nulla, tutte gettate nel fuoco del camino. Preferivo scrivere a macchina, ne avevo recentemente comprata una nuova. Il computer mi rendeva freddo nelle esposizioni delle idee. A dire il vero oggi penso che non fosse il mezzo ma l’operatore a non funzionare.
Alice era diventata guardinga sul mio lavoro, attenta e silenziosa, non faceva mai domande. A letto era molto alterna. Certe notti si rintanava nel suo cantuccio, voltandomi le spalle ed evitando ogni contatto. Altresì a volte era incontentabile, affamata di sesso come una ragazzina di diciotto anni.
Cominciai a pensare che quando s’isolava e rimaneva rannicchiata sola, rinchiusa nel suo mondo, a-vesse sentito durante la giornata il mio amico. O addirittura lo avesse visto. Non conosco il motivo di questo dubbio, so che nacque e s’insediò bello stabile nella mia testa.
Come san Tommaso feci anche alcuni controlli quando usciva, ho provato a pedinarla come un agente segreto, con un Borsalino in testa, rasentando i muri della città ma non ho mai scoperto atteggiamenti impropri. Il mio amico del resto era sposato con tre figli e aveva un lavoro che lo impegnava da mattino presto a sera inoltrata. Così almeno si diceva in giro.
Il tempo correva veloce, mi ritrovai senza accorgermene agli inizi di primavera. Dopo un inverno in cui mi ero trascinato stancamente per la casa, pensai che l’apertura delle arie e del mondo al cambia-mento mi avrebbe dato più energia. Alice non mi chiedeva quasi nulla del mio nuovo romanzo, peraltro neanche germogliato. Si dilettava per ore in cucina ma a pranzo trovavo sempre piatti veloci e pronti. Raramente cucinava una pasta o un po’ di carne, solo piatti pronti e surgelati. Forse il tempo correva troppo anche per lei.
Un giorno, dopo che per tutta la mattina era rimasta in cucina, Alice mi raggiunse trionfante nel mio studio. Caro, mi disse, ti ho preparato un piatto super prelibato. L’ho studiato da qualche tempo e dopo mille prove oggi è il gran giorno.
Ritornammo in cucina e trovai due piatti colmi di riso allo zafferano, il risotto giallo di cui ero parti-colarmente ghiotto. La abbracciai teneramente, fiero di avere una moglie cuoca. Ci sedemmo e comin-ciammo a mangiare. Sulla tavola trovai anche una bottiglia di vino bianco, fresco e delicato. Il sapore era buono anche se leggermente salato. Lo divorai in un minuto, affamato e assetato com’ero. Quel giorno parlammo più del solito, di politica e del cambiamento climatico. Alice era gentile e premurosa.
Dopo pranzo andai in camera per il riposino pomeridiano. Era un’abitudine che avevo preso da quando c’eravamo sposati. In genere chiudevo gli occhi e dopo due minuti ero già nel mondo dei sogni. Sì, mi addormentavo come un bimbo dopo la poppata; a stomaco pieno raggiungevo un dormiveglia vigile, dove controllavo e destinavo i pensieri e le storie. Improvvisamente, come potrei non ricordarlo, mi risvegliai tutto sudato con una gran spossatezza. Mi alzai e andai in bagno. Appoggiatomi al lavabo, mi guardai dritto negli occhi. Tirato, i capelli arruffati e il viso pallido come un cencio slavato, ecco un uomo alla ricerca di se stesso, urlai allo specchio. Mi risciacquai la faccia e ritornai a letto. Mi riaddormentai fino alle sette del pomeriggio. Quando mi risvegliai, mi sentivo abbastanza bene. Andai in cucina a cercare Alice ma non la trovai. Era uscita.
Passarono altri giorni. La primavera era definitivamente sbocciata, sentivo il sole entrare dalla porta finestra a scaldarmi le spalle. Continuavamo la nostra vita senza né alti né bassi. Non ero più pressato da nessuno. Il mio agente mi diceva di stare tranquillo e Alice non profferiva più parola sull’argomento. Cominciavo a sospettare qualcosa ma non sapevo esattamente cosa. Certe notti mi svegliavo e mi chiedevo cosa stesse succedendo, perché il silenzio aveva iniziato ad ammantare tutto. Ero all’inizio di un cambiamento ma ero anche senza bussola. Siamo in balia del nulla, barche perse nel mare alla ricerca di un refolo di vento. A volte, forse, non ci interessa neanche la direzione in cui andare.
“E poi?”
L’uomo guardò la donna che aveva dinanzi. Prese a fissarla dritto negli occhi.
“E poi arrivò quel giorno, il giorno del giudizio. Alice irruppe in camera con i capelli scarmigliati e gli occhi vitrei, aveva le pupille più piccole di una capocchia di spillo. Non riconoscevo più la donna che amavo. Urlando mi disse che era finita, che aveva altri progetti e di conseguenza avrei dovuto levare le tende entro due giorni. La guardai basito, con il pigiama slacciato e gli occhi incatramati dal sonno notturno. Penso che dovevo avere un’espressione attonita, proprio come ora, mentre la guardavo in silenzio. Mi alzai barcollante, quel risveglio mi aveva sbalordito. Nel fare i pochi passi che mi dividevano da lei, cercai di capire quali fossero i motivi per una scelta così radicale, con modi che non erano consoni al suo spirito libero. Provai ad abbracciarla ma lei mi rifiutò. Mi gettai ai suoi piedi, le avvolsi le caviglie con le braccia, piangendo a dirotto, con gli occhi chiusi e il silenzio nella testa.”
L’uomo si toccò le gambe come per alzarsi, poi si risedette e continuò.
“Alice cominciò a ridere, una risata in crescendo che sibilava secca in quel mattino. Sembrava inde-moniata, era in preda convulsioni. Cominciò a tossire e poi riprese a ridere. Si divincolò e corse via.”
“E lei cosa fece?”
“Mi rialzai e cercai di rincorrerla. Chiamavo il suo nome. Lei attraversò il salone, si fiondò in cucina e uscì in veranda continuando a ridere. Poi improvvisamente la risata si spezzò, ci fu una frazione di silenzio e un rumore. Io arrivai in cucina e uscii. Trovai Alice stesa a terra, credo sia scivolata sul gradino più vicino al terreno, che era sempre umido per via dell’erba alta. Nella caduta aveva picchiato la testa prima contro lo spigolo della porta e poi sul gradino. Io la presi tra le braccia, inerte e bellissima. Credo che i miei pianti abbiano richiamato l’attenzione dei vicini, perché dopo qualche minuto arrivò l’ambulanza che la portò all’ospedale.”
L’uomo si passò la mano sugli occhi, il volto magro si abbassò sul tavolo. Dopo qualche secondo ri-prese la posizione eretta.
“Da quel giorno non l’ho più vista. Non so se si è ripresa, io credo che fosse solo svenuta. Nessuno mi ha detto più niente, e alle mie domande ricevo solo silenzi. Lei sa qualcosa? Dove si trova Alice ora? Potrebbe venire uno di questi giorni a trovarmi?”
La donna con il camice bianco gli prese le mani.
“È il momento della pastiglia, sto cominciando a tremare. ” disse l’uomo.
“Sì.” gli rispose “Ora gliela diamo. Poi potrà tornare nella sua stanza. Troverà tantissime lettere inviate dalle sue ammiratrici. Arrivano da tutto il mondo. Le legga con calma, ha tanto tempo a disposizione. La aiuteranno.”
“E Alice?”
“Non si preoccupi, uno di questi giorni sono sicura che verrà a trovarla.”
Prese il telefono.
“Infermiera, venga pure. Il colloquio è finito.”
Ultima modifica di Athosg il 21/11/2019, 17:01, modificato 1 volta in totale.

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Messaggio da leggere da Carol Bi » 27/09/2019, 13:34

Molto bello e ben scritto. Non mi convince però il finale. Ottima l'idea ma secondo me, ma è solo un mio parere, l'hai gestito male. Ad esempio "... fredda e rigida dopo che l'ho strangolata". Non avrei svelato subito il delitto, ma l'avrei fatto intuire piano piano con piccoli indizi nascosti ben dosato. Avrebbe esaltato maggiormente il colpo di scena finale. Ciò comunque non toglie pregio ad un ottimo racconto.

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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 27/09/2019, 23:54

Mi piace. Dal blocco dello scrittore al finale in tragedia, l’umore altalenante, il senso di frustrazione; tutto ben descritto, stemperato qua e là da toni più leggeri. Forse solo la chiusa è un po’ troppo repentina, anche se, cinicamente, è l’unica possibile.
A un certo punto mi aspettavo che il protagonista si mettesse a scrivere: “Il mattino ha l’oro in bocca. Il mattino ha l’oro in bocca. Il mattino…” :D
Bell’intuizione la trovata del refuso uomo-uovo, mentre l’unica cosa stonata mi sembra il riferimento ai due famosi pornodivi, goliardico e poco in linea con il tono del racconto.
Comunque complimenti.

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Messaggio da leggere da Isabella Galeotti » 29/09/2019, 23:56

Ambientazione, romantica, la mia Normandia, perfetta per scrivere. Io mi mettevo sugli scogli a picco sull'oceano e scrivevo. Nome di lei Alice, poteva essere Monique, e già si intuiva che era girato in francia, scusa ambientato. Argomento: interessante, anche se molto srfuttato, in questo caso, è sviluppato armoniosamente. Manca il nome di lui peccato, un umano che di umano non ha nulla si poteva chiamare Henri, riferimento Henri Landru. Caratteri ben delineati. Come già scritto, anch'io credo che il finale andava curato un pò di più. Ho trovato un refuso---Lei era li---. Voto 3
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Re: Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Namio Intile » 01/10/2019, 11:23

Un gran bel racconto, una scrittura matura e decisa, senza fronzoli, essenziale.
Perfetto nella forma ha il giusto ritmo e agganci davvero azzeccati. Quello iniziale, per esempio," Alice mi aveva chiesto di scrivere un racconto che parlasse di noi.", si incastra in modo magistrale con il finale e, pur anticipandolo, non suggerisce nulla sulla conclusione. Che giunge proprio e soltanto nell'ultimo periodo e, per quanto mi riguarda, inaspettata. Bravo, col cuore.
L'unico suggerimento che mi sento di offrire riguarda, per l'appunto, il finale.
Quest'inciso: "fredda e rigida dopo che l’ho strangolata" mi pare scordato. Perché con quel "Alice giace al mio fianco" già dici tutto e pure dopo aggiungi: " mentre le mie mani stringevano".
Pertanto potresti benissimo lasciare al lettore di formarsi l'idea, l'immagine, non trovo bisogno di specificarla.
Spero anche di leggere qualche tuo commento in più durante la gara.
A presto.

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Messaggio da leggere da Diego.G » 04/10/2019, 17:04

In totale mi è piaciuto il racconto (speriamo di non fare tutti come lo scrittore), anzi ti dirò che ad un certo punto ho proprio pensato che il problema della sua ispirazione fosse proprio la moglie. Solo un appunto, che ti è già stato fatto, sul finale, che secondo me doveva essere solo un pelo più lungo per permettere di svelare il tutto con dell'attesa, della suspence. Rivelare immediatamente l'omicidio è un pugno in un occhio rispetto al resto del racconto, ma rimane un mio parere.

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Messaggio da leggere da Frdellaccio » 06/10/2019, 12:18

Il racconto è scritto bene e cola via liscio. Leggendo si avverte la sensazione di impotenza del protagonista he non riesce più a trovare l'ispirazione. Però non mi è piaciuto il finale. Spiazza sicuramente. Troppo. Io l'ho trovato slegato dal corpo del racconto... forse sarebbe stato opportuno seminare qual he indizio.
Ciao

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Messaggio da leggere da Laura Traverso » 08/10/2019, 23:16

Confermo il parere dato da chi mi ha preceduto: il racconto è scritto bene, si legge agevolmente ma il finale, dal mio punto di vista, è un po' sfruttato. Tanti autori (maschi) si lasciano andare alla "moda" del momento, evvai quindi con le uccisioni (femminicidi), o per una cosa o per l'altra... Sarà che già la cronaca abbonda di storie simili, che già ogni giorno siamo costretti ad ascoltare simili orrori che beh, ormai non è più nulla di originale. Insomma avrei preferito un finale diverso, magari un bell'allontanamento, nottetempo, con una valigia in mano e, tanti saluti ad Alice e alla sua ossessione circa l'ispirazione.

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Messaggio da leggere da Eliseo Palumbo » 08/10/2019, 23:41

Ciao Athosg, gran bel racconto. Traspare lo stato d'animo del protagonisa in un climax ascendente con culmine l'omicidio della povera moglie, sono curioso di sapere il motivo del folle gesto: aveva forse Alice chiesto di parlare nuovamente di loro? Forse non ci è dato saperlo, fatto sta che il tizio venderà sicuramente ancora più copie, un best seller direttamente da dietro le sbarre.
Sul finale te lo hanno già detto tutti, quindi evito di ripetere.
A presto
Mostrare ad altri le proprie debolezze lo sconvolgeva assai più della morte

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Re: Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Athosg » 10/10/2019, 13:43

Grazie a tutti per i commenti e i consigli. In effetti il finale arriva veloce e inaspettato. Il mio intento era quello di chiudere il racconto e lasciare un senso di stupore. A volte l'impazienza produce la fretta di finire. E' anche vero che lasciare tracce qua e la, sottintendendo una situazione pericolosa per arrivare all'epilogo, presuppone un'abilità che forse non ho. Per quanto riguarda il femminicidio, così come lo leggiamo nelle cronache di ogni giorno, non sono molto d'accordo. Qui non ci sono gelosie, sospetti o inadeguatezze del maschio ma un generale senso di soffocamento e frustrazione che sfocia in un gesto liberatorio.

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Messaggio da leggere da Stefyp » 10/10/2019, 23:00

Mi allineo con il resto dei commenti, anche per me il finale risulta un po' frettoloso e non mi dice il motivo dell'omicidio. Va bene che lei era un tantino pedante con i suoi "non mollare, impegnati ecc" però addirittura ammazzarla povera... Qualche piccolo appunto rispetto ai dialoghi: Ho voglia di vedere la distesa d’acqua protrarsi all'infinito, il cielo che degrada dolcemente verso l’orizzonte" per esempio. Dubito si possa parlare così nella realtà.
Piccole cose, perchè il racconto è ben scritto

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Messaggio da leggere da Giorgio Leone » 16/10/2019, 11:47

Un bel racconto in equilibrio fra accenni a Poe, sopratutto nella parte iniziale, e sprazzi di umorismo ben dosati. Neppure a me il finale ha soddisfatto e trovo fuori luogo e poco coerente la frase "Avevi capito che l’ispirazione stava arrivando." E allora? Oppure sono io che non ho capito a fondo. Mentre leggevo mi è sembrato di capire dove andassi a parare, anche se poi il finale mi ha contraddetto: comunque te lo dico nel caso ti piacesse e decidessi di rimaneggiarlo. L'omicidio di Alice sarebbe più convincente, nonché in linea con lo svolgimento della storia, qualora lui prima avesse il sospetto e poi si convincesse lentamente del fatto che è lei a inibirgli l'ispirazione con la sua presenza troppo assidua, i pesanti suggerimenti indesiderati e l'impazienza molesta in attesa del risultato. Troppo assillante, possessiva e invasiva, meglio sopprimerla per sempre e le idee arriveranno.
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Messaggio da leggere da Daniele Missiroli » 31/10/2019, 14:46

La storia dello scrittore, che prima ha un successo inaspettato di portata mondiale, poi si avvia al declino, è convincente. Tutto il racconto è ben strutturato e ha una sua naturale lentezza nel tentare di superare il famigerato "blocco della pagina bianca". L'unico problema che vedo è che il lettore non si aspetta un finale del tipo: "Finalmente ce l'ho fatta e ho scritto 400 pagine" perchè sarebbe troppo scontato. Quindi si aspetta che uccida la moglie! Io l'ho pensato a metà racconto. Poi, quando succede, è troppo "raccontato" e immediato. E' vero che siamo già oltre i 5000 caratteri, ma il finale meritava di più. Cercando però di lasciare intuire qualcosa anche al lettore. Che sò... i carabinieri che insistono per entrare, mentre lui non vuole diusturbare Alice che non si muove dal letto da due giorni? :lol:

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Re: Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Athosg » 31/10/2019, 22:01

In effetti volevo inserire l'arrivo a sirene spiegate del maresciallo Rocca! I racconti vanno lasciati nel cassetto per alcuni mesi, diceva Raymond Carver. Ha ragione, come sono interessanti i commenti. Riscriverò il finale, dove Alice non morirà ma...

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Re: Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Massimo Baglione » 01/11/2019, 5:53

Athosg ha scritto:
31/10/2019, 22:01
...come sono interessanti i commenti. Riscriverò il finale, dove Alice non morirà ma...
E' esattamente lo spirito delle Gare e di BraviAutori tutto :smt023
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Messaggio da leggere da Andr60 » 17/11/2019, 11:21

Nel complesso mi è piaciuto: sia la descrizione della mancanza d'ispirazione, sia l'inopinato successo causato da un refuso. A volte, infatti, la vita è strana, dà e prende senza una ragione, poiché siamo in balìa del caos come una piuma nel vento (cit.: la scena finale di "Forrest Gump").
L'ispirazione data dall'omicidio della consorte ci sta: il mondo avrà una rompicoxxioni in meno e un best seller in più.
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Re: Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Athosg » 21/11/2019, 17:03

Seguendo i commenti ho provato a modificare l'impianto narrativo, cercando di trovare un finale meno scontato. Se qualcuno ha la voglia di rileggerlo mi sarebbe d'aiuto per capire certi meccanismi. Il numero di battute è triplicato.

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Re: Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Namio Intile » 22/11/2019, 10:39

Dovevi cambiare dei dettagli, non rivoluzionare il testo. Che praticamente è un'altra cosa rispetto alla prima versione. A mio avviso è molto peggio del precedente, seppure capisco che sia solo una specie di bozza.

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Messaggio da leggere da Selene Barblan » 24/11/2019, 21:56

Il racconto mi piace fino alla “scena” in cui si parla dell’idea per il nuovo romanzo; è coinvolgente, riesce a rendere partecipe il lettore dell’ansia del protagonista, della paura di non riuscire, di non essere all’altezza. Tormento alimentato dall’insistenza un po’ alienante della moglie. Quindi un esordio molto promettente... al quale però segue una narrazione secondo me un po’ slegata, che mi ha confuso e ha fatto diluire in me la suspense, la tensione che era stata creata in modo così efficace inizialmente. Ci sono tanti elementi che si vanno ad aggiungere: la delusione per la fredda accoglienza nei confronti del romanzo da parte di Alice, l’amico un po’ sospetto, le ore passate in cucina, i comportamenti un po’ bipolari a letto... elementi che per me non vanno ad arricchire particolarmente la storia. Mi ricordo di aver letto la prima versione e che mi era piaciuta di piu; dovendo “giudicare” quello che leggo ora mi viene da assegnare come punteggio un 3. Tornerei alla prima versione o ridurrei la parte centrale e renderei la conclusione stilisticamente più simile all’inizio.

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