Alice Mon amour

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2019.

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Athosg
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Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Athosg » 25/09/2019, 18:40

Quante volte Alice mi aveva chiesto di scrivere un racconto che parlasse di noi.
All'epoca stavo preparando lo schema per il componimento del mio nuovo libro e lei, con amore infinito, mi pregava di scrivere la nostra storia.
La sua era un’insistenza dolce, e la sua voce s’insinuava lentamente nella mia testa. Io non rispondevo, o annuivo stancamente. In quei giorni avevo il classico blocco dello scrittore, e la pagina rimaneva bianca o pasticciata di mille ghirigori.
Le avevo provate tutte: camminate, uscite con gli amici, un po’ di sesso, birra, vino e grappa. Chiesi anche a un amico di procurarmi un po’ di marijuana per aprirmi la mente. Niente, qualche abbozzo d’idea, qualche riga scritta e nulla più. Non riuscivo a trovare la forza per dare incisività alle storie e le mie dita continuavano a grattare la testa.
Un giorno le dissi: “Alice, domani andremo a vedere l’oceano. Ho voglia di vedere la distesa d’acqua protrarsi all'infinito, il cielo che degrada dolcemente verso l’orizzonte e lì, sul molo di un paesino qualsiasi, abbracciarti.”
“Tutto quello che vuoi, io ci sarò.” Mi rispose.
Partimmo la mattina presto con destinazione Deauville. La giornata era semplicemente stupenda, con il cielo di un bellissimo color pervinca per via del forte vento che aveva soffiato nella notte. Camminammo lungo la spiaggia, riscaldati dal pallido sole invernale, attorniati da una miriade di gabbiani festanti. Mi stavo rilassando, lasciando in disparte tutti i miei problemi e godendomi la brezza leggera che mi accarezzava il viso.
“Ti sta venendo l’ispirazione?” Mi chiese a bruciapelo.
“Alice” le risposi “non lo so. Viene nel momento che meno te lo aspetti. Questa passeggiata mi rilassa e da qui devo partire. Non so dove arriverò. Voglio scrivere un libro di racconti e attendo con pazienza le idee. Forse arriveranno da lontano, cavalcando le onde, sospinte dal vento. Io sono qui ad aspettarle.”
Ritornammo silenziosi, immersi nei nostri pensieri, profondi sino al fondo di noi stessi.
Nelle settimane successive incontrammo alcuni nostri amici. Io mi ritrovai in forma e molto ciarliero; ero intriso di un’ironia fiammeggiante, alimentata dalla mia disperazione di non riuscire a scrivere nulla. La confusione si accavallava nella mia testa e Alice non mi dava tregua. Non mi concesse molto tempo quel giorno, costringendomi, con mille sotterfugi, a rientrare a casa. Voleva che mi concentrassi, che cominciassi a scrivere di getto, con rabbia e furore, come nei miei primi romanzi.
Un giorno arrivò con una decina di libri, da Carver a Yates, da Dubus a O’Connor, tutti i grandi delle short stories finirono sul mio tavolo. M’incitò sorridente, dicendomi che mi avrebbero aiutato nello sviluppo del nuovo libro. Mi diede un leggero bacio sulle labbra e mi portò un caffè. Io annuii come fa ogni bravo scolaro, e cominciai a leggere con una voracità primitiva che non avevo mai provato, stando sveglio fino a notte inoltrata, quando crollavo dal sonno sul suo ventre materno.
Nei lunghi pomeriggi passati bighellonando per la casa, tra letture e uscite in giardino per fumare una sigaretta, Alice mi studiava, mi monitorava. Quando ero assorto nella stesura di qualche povera riga scritta al computer o su un semplice pezzo di carta, lei era lì. Mi rendevo conto della sua continua presenza quando il silenzio della casa diventava irreale, come se percepissi un fermo immagine inquietante. Allora i miei sensi mi riportavano alla realtà, e mi guardavo intorno. La trovavo al solito posto di osservazione. A quel punto sentivo le pareti della stanza restringersi sempre più, li vedevo avvicinarsi pericolosamente al mio corpo, fino a che sentivo l’aria mancare e i muri stritolarmi. Allora sul foglio scrivevo: sensazione di claustrofobia.
Ripensavo spesso ai miei successi. Il primo libro s’intitolava La perfezione dell’uovo. Lo avevo scritto in poco più di un mese. Un tomo di quattrocento pagine che raccontava l’epopea di Zihor, un fantomatico mondo parallelo. La curiosità, che mi fa sorridere ogni volta che ci penso, deriva dal fatto che il titolo originale doveva essere La perfezione dell’uomo. Un incredibile errore tipografico aveva cambiato l’oggetto di questa perfezione e innescato un successo a livello mondiale. Quindici milioni di copie vendute in trentasette paesi, televisioni sotto casa e centinaia di studentesse pronte a tutto.
Eppure sono sempre rimasto fedele alla mia Alice, madre, moglie, compagna, segretaria, schiava e sorella, tutte personalità che coabitavano in lei nel rapporto che ci univa.
Poi vennero altri due libri, Il triangolo equilatero e Carne di tacchino. Erano racconti, pensieri, sulla solitudine esistenziale. Non ebbero il successo del primo, ma arrivarono sempre in vetta alle classifiche di vendita.
Un pomeriggio andai in cucina, lei era al lavello a preparare i pomodori. Ero stanco e sudato, nono-stante fossimo in pieno dicembre.
“Alice, sto pensando seriamente di smettere di scrivere, di arrovellarmi, di sbattere la testa contro un muro che ogni giorno è sempre più resistente.” Le dissi.
“Amore” mi rispose con gli occhi sbarrati “non desistere, ti prego, continua, impegnati, non aver ti-more. Hai vinto tanti premi letterari, sei famoso, non puoi lasciare tutto così.”
“Potrei fare il rappresentante, mettermi la cravatta e sbarbarmi tutte le mattine. Un po’ di acqua di colonia e via per le strade del mondo alla ricerca di clienti. Mi farebbe bene, potrebbe rischiararmi la nebbia che ho nella testa.” Ribattei, senza troppa convinzione.
Ha messo i pomodori in una vaschetta, si è asciugata le mani e mi è venuta vicino, abbracciandomi.
“Amore, no, ti prego, non mollare, fallo per me. Vedrai che il sole diraderà tutte le foschie e tornerà a splendere su di noi.”
Mi specchiai nei suoi splendidi occhi di un azzurro chiaro limpidissimo e la abbracciai forte.
Nei giorni successivi mi rimisi a scrivere. Credevo di avere nuove idee. Una in particolare mi affascinava: un uomo che viveva in una grande distesa del Marocco con la moglie e i figli. Una landa desolata ai piedi delle montagne dell’Atlante, un pastore che dedicava la sua vita al gregge e alla famiglia, il vento che sferzava il suo volto, la notte stellata, la solitudine dell’anima. Volevo sviluppare una novella sulla semplicità delle cose e descrivere i pensieri di un uomo ai margini del mondo. Egli aveva tutte le cose che a me mancavano. Buttai di getto la storia e chiamai Alice. Volevo che la leggesse e mi desse qualche consiglio. Lei si accese una sigaretta, si mise il cappotto e uscì in veranda con il manoscritto. Vi rimase un’ora, forse più, assorta nella lettura. Io dietro la porta la guardavo e mi chiedevo a cosa pensasse. Improvvisamente si girò e mi sorrise. Il suo sguardo era assente e cominciò a muovere la testa in segno di diniego.
“È troppo melenso, quest’uomo è innamorato delle sue cose in maniera banale, è talmente normale che non trasmette nulla. Ritenta, sarai più fortunato.” Mi disse rientrando in casa.
Alice, mia cara dolce Alice, le dissi guardandola con occhio sinistro. Lei sostenne la mia espressione con malcelata spavalderia. Io cominciai a pensare che eravamo diventati due estranei, due persone che rincorrevano un punto oscuro e in continuo movimento all'orizzonte che diveniva irraggiungibile per un approdo, su quel mare in tempesta che erano diventate le nostre vite.
Il dubbio vive nella nebbia ma basta una folata di vento e la visione ridiventa chiarissima. Nell'euforia della luce mi avvicinai e le presi il viso delicatamente tra le mani. I suoi occhi azzurri mi guardarono stupiti, in un continuo batter di ciglia. Le mie mani scesero un po’ più giù, su quel collo delicato di cigno. E strinsero, strinsero sempre più forte, sino a che un canto delicato si diffuse nell'aria.
Ultima modifica di Athosg il 11/12/2019, 14:23, modificato 2 volte in totale.

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Messaggio da leggere da Carol Bi » 27/09/2019, 13:34

Molto bello e ben scritto. Non mi convince però il finale. Ottima l'idea ma secondo me, ma è solo un mio parere, l'hai gestito male. Ad esempio "... fredda e rigida dopo che l'ho strangolata". Non avrei svelato subito il delitto, ma l'avrei fatto intuire piano piano con piccoli indizi nascosti ben dosato. Avrebbe esaltato maggiormente il colpo di scena finale. Ciò comunque non toglie pregio ad un ottimo racconto.

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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 27/09/2019, 23:54

Mi piace. Dal blocco dello scrittore al finale in tragedia, l’umore altalenante, il senso di frustrazione; tutto ben descritto, stemperato qua e là da toni più leggeri. Forse solo la chiusa è un po’ troppo repentina, anche se, cinicamente, è l’unica possibile.
A un certo punto mi aspettavo che il protagonista si mettesse a scrivere: “Il mattino ha l’oro in bocca. Il mattino ha l’oro in bocca. Il mattino…” :D
Bell’intuizione la trovata del refuso uomo-uovo, mentre l’unica cosa stonata mi sembra il riferimento ai due famosi pornodivi, goliardico e poco in linea con il tono del racconto.
Comunque complimenti.

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Messaggio da leggere da Isabella Galeotti » 29/09/2019, 23:56

Ambientazione, romantica, la mia Normandia, perfetta per scrivere. Io mi mettevo sugli scogli a picco sull'oceano e scrivevo. Nome di lei Alice, poteva essere Monique, e già si intuiva che era girato in francia, scusa ambientato. Argomento: interessante, anche se molto srfuttato, in questo caso, è sviluppato armoniosamente. Manca il nome di lui peccato, un umano che di umano non ha nulla si poteva chiamare Henri, riferimento Henri Landru. Caratteri ben delineati. Come già scritto, anch'io credo che il finale andava curato un pò di più. Ho trovato un refuso---Lei era li---. Voto 3
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Namio Intile
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Re: Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Namio Intile » 01/10/2019, 11:23

Un gran bel racconto, una scrittura matura e decisa, senza fronzoli, essenziale.
Perfetto nella forma ha il giusto ritmo e agganci davvero azzeccati. Quello iniziale, per esempio," Alice mi aveva chiesto di scrivere un racconto che parlasse di noi.", si incastra in modo magistrale con il finale e, pur anticipandolo, non suggerisce nulla sulla conclusione. Che giunge proprio e soltanto nell'ultimo periodo e, per quanto mi riguarda, inaspettata. Bravo, col cuore.
L'unico suggerimento che mi sento di offrire riguarda, per l'appunto, il finale.
Quest'inciso: "fredda e rigida dopo che l’ho strangolata" mi pare scordato. Perché con quel "Alice giace al mio fianco" già dici tutto e pure dopo aggiungi: " mentre le mie mani stringevano".
Pertanto potresti benissimo lasciare al lettore di formarsi l'idea, l'immagine, non trovo bisogno di specificarla.
Spero anche di leggere qualche tuo commento in più durante la gara.
A presto.

Diego.G
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Messaggio da leggere da Diego.G » 04/10/2019, 17:04

In totale mi è piaciuto il racconto (speriamo di non fare tutti come lo scrittore), anzi ti dirò che ad un certo punto ho proprio pensato che il problema della sua ispirazione fosse proprio la moglie. Solo un appunto, che ti è già stato fatto, sul finale, che secondo me doveva essere solo un pelo più lungo per permettere di svelare il tutto con dell'attesa, della suspence. Rivelare immediatamente l'omicidio è un pugno in un occhio rispetto al resto del racconto, ma rimane un mio parere.

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Messaggio da leggere da Frdellaccio » 06/10/2019, 12:18

Il racconto è scritto bene e cola via liscio. Leggendo si avverte la sensazione di impotenza del protagonista he non riesce più a trovare l'ispirazione. Però non mi è piaciuto il finale. Spiazza sicuramente. Troppo. Io l'ho trovato slegato dal corpo del racconto... forse sarebbe stato opportuno seminare qual he indizio.
Ciao

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Messaggio da leggere da Laura Traverso » 08/10/2019, 23:16

Confermo il parere dato da chi mi ha preceduto: il racconto è scritto bene, si legge agevolmente ma il finale, dal mio punto di vista, è un po' sfruttato. Tanti autori (maschi) si lasciano andare alla "moda" del momento, evvai quindi con le uccisioni (femminicidi), o per una cosa o per l'altra... Sarà che già la cronaca abbonda di storie simili, che già ogni giorno siamo costretti ad ascoltare simili orrori che beh, ormai non è più nulla di originale. Insomma avrei preferito un finale diverso, magari un bell'allontanamento, nottetempo, con una valigia in mano e, tanti saluti ad Alice e alla sua ossessione circa l'ispirazione.

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Eliseo Palumbo
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Messaggio da leggere da Eliseo Palumbo » 08/10/2019, 23:41

Ciao Athosg, gran bel racconto. Traspare lo stato d'animo del protagonisa in un climax ascendente con culmine l'omicidio della povera moglie, sono curioso di sapere il motivo del folle gesto: aveva forse Alice chiesto di parlare nuovamente di loro? Forse non ci è dato saperlo, fatto sta che il tizio venderà sicuramente ancora più copie, un best seller direttamente da dietro le sbarre.
Sul finale te lo hanno già detto tutti, quindi evito di ripetere.
A presto
Mostrare ad altri le proprie debolezze lo sconvolgeva assai più della morte

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Re: Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Athosg » 10/10/2019, 13:43

Grazie a tutti per i commenti e i consigli. In effetti il finale arriva veloce e inaspettato. Il mio intento era quello di chiudere il racconto e lasciare un senso di stupore. A volte l'impazienza produce la fretta di finire. E' anche vero che lasciare tracce qua e la, sottintendendo una situazione pericolosa per arrivare all'epilogo, presuppone un'abilità che forse non ho. Per quanto riguarda il femminicidio, così come lo leggiamo nelle cronache di ogni giorno, non sono molto d'accordo. Qui non ci sono gelosie, sospetti o inadeguatezze del maschio ma un generale senso di soffocamento e frustrazione che sfocia in un gesto liberatorio.

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Messaggio da leggere da Stefyp » 10/10/2019, 23:00

Mi allineo con il resto dei commenti, anche per me il finale risulta un po' frettoloso e non mi dice il motivo dell'omicidio. Va bene che lei era un tantino pedante con i suoi "non mollare, impegnati ecc" però addirittura ammazzarla povera... Qualche piccolo appunto rispetto ai dialoghi: Ho voglia di vedere la distesa d’acqua protrarsi all'infinito, il cielo che degrada dolcemente verso l’orizzonte" per esempio. Dubito si possa parlare così nella realtà.
Piccole cose, perchè il racconto è ben scritto

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Messaggio da leggere da Giorgio Leone » 16/10/2019, 11:47

Un bel racconto in equilibrio fra accenni a Poe, sopratutto nella parte iniziale, e sprazzi di umorismo ben dosati. Neppure a me il finale ha soddisfatto e trovo fuori luogo e poco coerente la frase "Avevi capito che l’ispirazione stava arrivando." E allora? Oppure sono io che non ho capito a fondo. Mentre leggevo mi è sembrato di capire dove andassi a parare, anche se poi il finale mi ha contraddetto: comunque te lo dico nel caso ti piacesse e decidessi di rimaneggiarlo. L'omicidio di Alice sarebbe più convincente, nonché in linea con lo svolgimento della storia, qualora lui prima avesse il sospetto e poi si convincesse lentamente del fatto che è lei a inibirgli l'ispirazione con la sua presenza troppo assidua, i pesanti suggerimenti indesiderati e l'impazienza molesta in attesa del risultato. Troppo assillante, possessiva e invasiva, meglio sopprimerla per sempre e le idee arriveranno.
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Messaggio da leggere da Daniele Missiroli » 31/10/2019, 14:46

La storia dello scrittore, che prima ha un successo inaspettato di portata mondiale, poi si avvia al declino, è convincente. Tutto il racconto è ben strutturato e ha una sua naturale lentezza nel tentare di superare il famigerato "blocco della pagina bianca". L'unico problema che vedo è che il lettore non si aspetta un finale del tipo: "Finalmente ce l'ho fatta e ho scritto 400 pagine" perchè sarebbe troppo scontato. Quindi si aspetta che uccida la moglie! Io l'ho pensato a metà racconto. Poi, quando succede, è troppo "raccontato" e immediato. E' vero che siamo già oltre i 5000 caratteri, ma il finale meritava di più. Cercando però di lasciare intuire qualcosa anche al lettore. Che sò... i carabinieri che insistono per entrare, mentre lui non vuole diusturbare Alice che non si muove dal letto da due giorni? :lol:

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Re: Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Athosg » 31/10/2019, 22:01

In effetti volevo inserire l'arrivo a sirene spiegate del maresciallo Rocca! I racconti vanno lasciati nel cassetto per alcuni mesi, diceva Raymond Carver. Ha ragione, come sono interessanti i commenti. Riscriverò il finale, dove Alice non morirà ma...

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Re: Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Massimo Baglione » 01/11/2019, 5:53

Athosg ha scritto:
31/10/2019, 22:01
...come sono interessanti i commenti. Riscriverò il finale, dove Alice non morirà ma...
E' esattamente lo spirito delle Gare e di BraviAutori tutto :smt023
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Messaggio da leggere da Andr60 » 17/11/2019, 11:21

Nel complesso mi è piaciuto: sia la descrizione della mancanza d'ispirazione, sia l'inopinato successo causato da un refuso. A volte, infatti, la vita è strana, dà e prende senza una ragione, poiché siamo in balìa del caos come una piuma nel vento (cit.: la scena finale di "Forrest Gump").
L'ispirazione data dall'omicidio della consorte ci sta: il mondo avrà una rompicoxxioni in meno e un best seller in più.
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Re: Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Athosg » 21/11/2019, 17:03

Seguendo i commenti ho provato a modificare l'impianto narrativo, cercando di trovare un finale meno scontato. Se qualcuno ha la voglia di rileggerlo mi sarebbe d'aiuto per capire certi meccanismi. Il numero di battute è triplicato.

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Re: Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Namio Intile » 22/11/2019, 10:39

Dovevi cambiare dei dettagli, non rivoluzionare il testo. Che praticamente è un'altra cosa rispetto alla prima versione. A mio avviso è molto peggio del precedente, seppure capisco che sia solo una specie di bozza.

Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan » 24/11/2019, 21:56

Il racconto mi piace fino alla “scena” in cui si parla dell’idea per il nuovo romanzo; è coinvolgente, riesce a rendere partecipe il lettore dell’ansia del protagonista, della paura di non riuscire, di non essere all’altezza. Tormento alimentato dall’insistenza un po’ alienante della moglie. Quindi un esordio molto promettente... al quale però segue una narrazione secondo me un po’ slegata, che mi ha confuso e ha fatto diluire in me la suspense, la tensione che era stata creata in modo così efficace inizialmente. Ci sono tanti elementi che si vanno ad aggiungere: la delusione per la fredda accoglienza nei confronti del romanzo da parte di Alice, l’amico un po’ sospetto, le ore passate in cucina, i comportamenti un po’ bipolari a letto... elementi che per me non vanno ad arricchire particolarmente la storia. Mi ricordo di aver letto la prima versione e che mi era piaciuta di piu; dovendo “giudicare” quello che leggo ora mi viene da assegnare come punteggio un 3. Tornerei alla prima versione o ridurrei la parte centrale e renderei la conclusione stilisticamente più simile all’inizio.

Athosg
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Re: Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Athosg » 11/12/2019, 14:24

Ok, concordo. Alla fine sono tornato alla versione originale, modificando e cercando di rendere poetico il finale. Grazie!

Selene Barblan
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Re: Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Selene Barblan » 11/12/2019, 19:44

Grazie a te per la considerazione 🙂

Angelo Ciola
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Re: Alice Mon amour

Messaggio da leggere da Angelo Ciola » 12/12/2019, 17:22

Leggo adesso e non ho seguito le varie versioni del racconto che si evidenziano nei commenti. Anche per me il racconto è buono e scritto bene. Buona, sebbene molto sfruttata, la sorpresa finale anche se come reazione alle critiche mi sembra leggermente... esagerata.
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COMMENTO

Messaggio da leggere da Giampiero » 13/12/2019, 10:21

Non ho letto la versione precedente, quindi non ho idea che tipo di finale c'era e con quali modalità si era condotto. In questo racconto che leggo io, il finale è "tutto", dà il senso alla trama e giustifica la boria di questo "grande scrittore" che non sa accettare una critica, piuttosto mette le mani alla gola. Se la vittima muore o meno, per me è del tutto irrilevante. Quel che conta è il colpo di scena che a mio giudizio si sviluppa bene. Voto 4.
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La brevità va a pari passo con la modernità, basti pensare all'estrema sintesi dei messaggini telefonici o a quelli usati in internet da talune piattaforme sociali per l'interazione tra utenti. La pubblicità stessa ha fatto della brevità la sua arma più vincente, tentando (e spesso riuscendo) in pochi attimi di convincerci, di emozionarci e di farci sognare.
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