La morte di Charley

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'inverno 2019/2020.

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L.Grisolia
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La morte di Charley

Messaggio da leggere da L.Grisolia » 17/01/2020, 19:34

Cosa ne sarà di Charley
Che cadde mentre lavorava
E dal ponte volò e volò sulla strada.




Suoni meccanici e metallici scandivano la mattinata del cantiere e dei suoi operai.
Piccoli punti gialli si spostavano da un angolo all’altro trasportando funi, mattoni, calce e attrezzi.
Nessuno si abbandonava a un sorriso o a una risata, i pensieri erano alle famiglie, ai propri cari. I visi contriti, rassegnati al lavoro ripetitivo e poco soddisfacente.
Uomini costretti a lavorare a lussurie di cui non avrebbero mai potuto godere.
I movimenti e i suoni ridondanti si dipanavano su uno sfondo colorato di un giallo acre, dovuto ai fumi e alla polvere del cantiere.
Un operaio intonava una melodia malinconica. Le sue parole, coperte dal frastuono, giungevano come un lamento alle orecchie stanche dei lavoratori.
Questo il paesaggio che si stagliava al di sotto dei due uomini che, seduti su una trave sospesa a decine di metri di altezza, si godevano una pausa.
Il loro sguardo tentava di scappare a quell’inferno di sudore e fatica puntando al di là delle transenne.
Uno dei due, finito un modesto panino, si accese una sigaretta. L’altro invece stava approcciando un’insalata di riso con sguardo famelico.
Il fumatore, con lo sguardo perso chissà dove, dondolava leggermente i piedi nel vuoto.
– Manco una sigaretta mi riesco più a godere – disse quasi in un sospiro.
L’operaio affamato gli lanciò un’occhiata veloce per poi tornare subito alla sua insalata di riso.
– Tu pensi troppo – disse con la bocca piena – L’unica cosa a cui dovresti pensare è lavorare e fare abbastanza soldi per sopravvivere – si fermò per infilarsi in bocca un’altra cucchiaiata di cibo – Mi dispiace che te la passi male, io invece dovrei essermi guadagnato una bella promozione… anche se ho dovuto fare qualche impiccio – fece un cenno d’intesa all’altro – Diciamo che ho dovuto camminare su qualche testa – concluse sorridendo.
– E ti senti soddisfatto? Voglio dire… la tua esistenza è tanto inutile al mondo quanto lo è a questo cantiere. Vedi, ogni tanto mi viene voglia di fare qualcosa di eclatante, inaspettato. Mi viene voglia di spezzare la routine, mi sta uccidendo questa dannata routine…– disse il fumatore avvolto nella nebbia della sigaretta.
– Fare qualcosa tipo cosa? –
– Niente di buono… mi vergogno a parlarne… forse sono pazzo, ma se decidessi di farlo rischierei di fare del male a delle persone, anche a quelle che mi stanno vicino… soprattutto loro –
– Devi fare quello che è meglio per te. “Ognuno per sé” questo è il mondo in cui viviamo. Nessuno ha il tempo, i soldi o la forza di preoccuparsi degli altri, è così che ho ottenuto la mia promozione ed è così che ho intenzione di ottenerne tante altre. Chi si ritroverà sotto il mio rullo compressore se ne dovrà fare una ragione. O me o loro –
– Forse hai ragione tu –
Per un momento nessuno dei due parlò. Rimasero in silenzio noncuranti del frastuono metallico, ormai non più che un brusio alle loro orecchie.
– È solo che… – proruppe l’operaio fumatore – Ho bisogno di fare qualcosa che voglio fare io, qualcosa che non sia mangiare tonno anziché fagioli, qualcosa di grande. Che sia il primo e ultimo atto drastico e radicale di un uomo che ha vissuto come una macchina –
L’altro operaio smise di ingurgitare cibo, il suo sguardo perplesso rimbalzò tra il suo interlocutore e il suolo che si stendeva molti metri più in basso. Per un istante le sue labbra si curvarono in un ghigno, poi si schiarì la voce ricomponendosi.
– Io sono dalla tua parte. Fai quello che devi fare. Per te e per nessun altro. È il potere che conta e l’unico potere che ci è rimasto è quello su noi stessi. Niente e nessuno potrà impedirti di fare quello che vuoi, nonostante le conseguenze –
Il fumatore sospirò di nuovo e puntò distrattamente gli occhi sulla distesa di polvere che si dipanava sotto di lui. Era attraversata da innumerevoli solchi irregolari che si intrecciavano in motivi astratti.
– Non c’è altro modo… dare una svolta alla propria vita con qualsiasi mezzo, o farla finita – disse.
– Nessuno ti giudicherebbe in entrambi i casi – disse l'altro sfregandosi le mani come dall’impazienza, il viso rimase inespressivo.
L’altro operaio gettò il mozzicone di sigaretta nel vuoto. Rimase qualche secondo a guardarlo cadere, finché non scomparve avvolto dalla polvere. Poi volse lo sguardo al suo collega, uno sguardo carico di tristezza. Gli posò una mano sulla spalla mentre una lacrima gli rigava lentamente la guancia.
– Grazie mille – disse chiudendo gli occhi.
L’altro operaio lo guardò con finta compassione, rivolgendo rapidi sguardi al baratro sul quale erano sospesi.
– Non ti preoccupare amico mio, ti capisco. Fai quello che devi fare – disse mentre sul suo viso si disegnava lentamente un ghigno sadico, di un uomo pronto ad assistere alla disfatta di un suo collega, al solo scopo di crogiolarsi nella sua, seppur misera, vittoria.
Ma l’operaio dagli occhi chiusi, e dal viso ormai rigato da numerose lacrime, invece di abbandonarsi alle grinfie del vuoto, fece pressione con la sua mano callosa sulla spalla dell’altro e mormorò: – Addio… Charley e grazie per la promozione – Charley, colto alla sprovvista, tentò invano di appigliarsi a qualcosa. Il suo viso, prima pervaso dal sadismo, si contorse in un grido di terrore e disperazione.
Un grido che, coperto dal frastuono metallico, nessuno riuscì a sentire.
Un tonfo che, in quel caos, fu come un leggero scricchiolio.
Infine, un corpo. Il corpo di Charley.

Stefyp
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Messaggio da leggere da Stefyp » 18/01/2020, 18:36

Anch'io a volte scelgo di non dare un nome ai protagonisti del racconto, mi sembra meglio, non so come dire. È difficile però rendere chiaro al lettore il tutto, la scelta dei pronomi si rivela a volte molto complicata. Qui ci sono troppi "altro" (l'altro operaio). Ho dovuto rileggere intere frasi per dare la sequenza giusta ai dialoghi. Optare per "l'operaio fumatore" mi stona un pochino.
Il senso del dialogo non mi è dispiaciuto, anche se la conclusione si rivela un po' prima del finale. Avrei forse reso più snelli di dialoghi tra i due.

L.Grisolia
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Messaggio da leggere da L.Grisolia » 19/01/2020, 14:21

Stefyp ha scritto:
18/01/2020, 18:36
Anch'io a volte scelgo di non dare un nome ai protagonisti del racconto, mi sembra meglio, non so come dire. È difficile però rendere chiaro al lettore il tutto, la scelta dei pronomi si rivela a volte molto complicata. Qui ci sono troppi "altro" (l'altro operaio). Ho dovuto rileggere intere frasi per dare la sequenza giusta ai dialoghi. Optare per "l'operaio fumatore" mi stona un pochino.
Il senso del dialogo non mi è dispiaciuto, anche se la conclusione si rivela un po' prima del finale. Avrei forse reso più snelli di dialoghi tra i due.
Sinceramente me l'aspettavo. Ho trovato non poca difficoltà nel districarmi tra i due interlocutori. Grazie comunque del commento!

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Messaggio da leggere da Simone_Non_é » 20/01/2020, 2:54

Il racconto non mi è dispiaciuto, credo sia una bella forma di denuncia per quel frangente della nostra società che in nome del potere è disposta a tutto. Certo non colgo ne vinti ne vincitori da questo breve racconto, in quanto su molti aspetti ricorda le già note "guerre tra poveri". Cos'altro dire, sono riuscito a seguire il tutto in modo fluido, forse il tema non è fra i più nuovi ma da comunque spunti di riflessione, bello inoltre il piccolo plot twist finale.

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Messaggio da leggere da Selene Barblan » 20/01/2020, 10:20

Mi è piaciuta la descrizione del cantiere, di come i due protagonisti vedano tutto dall’alto, da una posizione vertiginosa e così distante dalla realtà, ormai, da indurli a prendere decisioni estreme. Non c’è un buono e un cattivo, entrambi sono corrotti e guidati dalle proprie pulsioni e dai propri ragionamenti deviati. Trovo belle le tre righe poetiche iniziali. Mi stona “lussurie”. Globalmente non mi dispiace, voto 3.

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Messaggio da leggere da Alessandro Mazzi » 20/01/2020, 21:43

Trovo che il racconto sia di piacevole lettura. Scritto molto bene, a mio avviso si legge in maniera fluida. Ho apprezzato molto lo sconvolgimento finale, che a poche righe dalla fine sovverte le sorti dell'epilogo. Nella sua brevità il racconto mi è piaciuto.
P.S.
Ho apprezzato molto la citazione iniziale, dalla quale sei partito per costruire la vicenda di Charley.

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Commento: La morte di Charley

Messaggio da leggere da ElianaF » 23/01/2020, 17:58

Ho fatto fatica a districarmi tra lui e l'altro, l'operario fumatore e l'altro operaio. Sostituirei il termine " lussurie " all'inizio. Tutti perdono, non ci sono né vinti né vincitori. Ma esistono ancora gli operai e le promozioni?

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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 25/01/2020, 12:15

I dialoghi non sono da cantiere, ma qui siamo nel campo dell’allegoria, introdotta dalla citazione di De André che riprende Edgar Lee Masters, quindi il tutto va interpretato come metafora.
In quest’ottica è apprezzabile tutta la prima parte, densa di cupa rassegnazione, di malinconia e ignavia, contrapposta al colpo di scena finale dove, in senso letterale, si passa all’azione.
È vero, non ci sono ci sono vincitori e vinti: di fatto l’operaio, credendo di dare una svolta alla propria esistenza, sceglie di auto-condannarsi a perpetrare quella vita che disprezza tanto.

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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli » 27/01/2020, 12:10

così così.
visto l'omaggio a De André iniziale, mi sarei aspettato qualcosa di diverso.
intanto, a mio parere, il gesto finale è praticamente un suicidio. praticamente rinnega ogni cosa pensata prima, anche se il finale si capisce abbastanza presto.
poi segnalo che, secondo me, nei dialoghi non va il trattino a fine discorso.
qualche ripetizione di troppo ma, tutto sommato, si lascia leggere bene.
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Messaggio da leggere da Laura Traverso » 01/02/2020, 15:28

Il racconto contiene delle belle descrizioni, soprattutto riferite al cantiere e ai suoi rumori, colori e uomini al lavoro. Vi sono alcuni passaggi molto buoni, dal mio punto di vista: come il dialogare avvolti dal fumo di sigaretta. Il finale è triste e cinico ma ci sta, succede anche questo, forse...

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Messaggio da leggere da Giorgio Leone » 05/02/2020, 21:13

Come si fa a non pensare alla famosa foto “Lunch atop a skyscraper” - scattata nel ’32 al Rockefeller Center di New York -, che fa bella mostra di sé in moltissime sale d’aspetto di ingegneri e architetti? Lì erano undici persone, mentre qui sono solo due, da come parlano quasi sicuramente professori universitari costretti dalla crisi a lavorare come operai. Anche se ogni tanto dicono cose strane tipo “lussurie”, piuttosto che frasi del tipo “fare qualche impiccio”, e “Ho bisogno di fare qualcosa che voglio fare io”. Comunque avevo bene in mente la foto, e quando ho letto che “l’altro operaio gettò il mozzicone di sigaretta nel vuoto. Rimase qualche secondo a guardarlo cadere, finché non scomparve avvolto dalla polvere.”, poiché soffro di vertigini mi si sono piegate le ginocchia e ho vomitato sulla tastiera del Mac. Bravo, ciò significa che scrivi bene e sei efficace nelle descrizioni, anche troppo. E di ciò se ne ha conferma proprio nel finale, tombale come una lapide nel cimitero di Spoon River: “Infine, un corpo. Il corpo di Charley.”. Ben fatto!
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Messaggio da leggere da Roberto Ballardini » 06/02/2020, 7:54

Al contrario di ciò che ho letto in altri commenti non ho fatto alcuna fatica a sapere sempre chi parlava, un po' per la sigaretta e l'insalata di riso, e un po' perché i due atteggiamenti erano impostati bene fin dall'inizio. Malgrado si fosse capito da un po' che uno dei due sarebbe caduto di sotto, il dubbio che tu potessi optare per il nobile suicidio del fumatore mi è rimasto fino alla fine (e l'ho pure temuto). Invece il finale è quello giusto, secondo me, e il racconto diventa un'amara allegoria sociale molto contemporanea. L'ho trovato un po' traballante nella scelta di alcuni vocaboli (che ti hanno già segnalato) e nella parte descrittiva del cantiere che fa un po' troppo "poveri lavoratori" (lo posso dire, lavorando in cantiere da più di trent'anni,). Non che tu dica cose sbagliate eh, soltanto perché quei lavoratori lì sono in genere molto meno portati al vittimismo, e comunque la vita è dura per tutti (o quasi). Piaciuto. Voto 4

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Messaggio da leggere da Eliseo Palumbo » 07/02/2020, 10:57

Durante la lettura mi sono un po' rivisto, non nei personaggi, bensì nell'autore, perché anche io spesso provo a non ripetere, o come in questo caso a dire i nomi, scervellandomi su potenziali aggettivi da utilizzare per indicare l'interlocutore del dialogo e differenziarli tra loro, cercando di far filare le battute del dialogo e non creare confusione: è difficile molto difficile, però devo dire che in questo caso sei stato abbastanza bravo e la lettura è scorsa piacevolmente.
Mi è piaciuta la marcata differenza tra i due colleghi: uno cinico e arrivista, l'altro tormentato e riflessivo. Ho apprezzato l'evoluzione avvenuta in così poche righe dell'omicida, che passa da uomo con i piedi per terra, nonostante si trovasse a chissà quanti metri d'altezza, e dai sani principi, a uomo freddo e ambizioso.
L'unica cosa che non mi è piaciuta è stato l'incipit, ha svelato la fine fin da subito.
Il racconto è bello.
Mostrare ad altri le proprie debolezze lo sconvolgeva assai più della morte

POSARE LA MIA PENNA E' TROPPO PERICOLOSO IO VIVO IO SCRIVO E QUANDO MUOIO MI RIPOSO


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Messaggio da leggere da Errepi60 » 10/02/2020, 8:48

Innanzitutto ringrazio Giorgio Leone che mi ha fatto luce sulla fotografia “Lunch atop a skyscraper” perchè il racconto mi ha portato proprio, in quel posto e in quel momento. Mi è piaciuta la descrizione del cantiere e soprattutto il finale come dire ma vaffa… Globalmente mi piace, voto 3.

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