Il sapore del progresso

Spazio dedicato alla Gara stagionale di primavera 2020.

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Draper
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Il sapore del progresso

Messaggio da leggere da Draper »

Ne vuole un sorso, un sorso-un sor-so-so-so-soh? Quella voce di donna, timbro androgino ma assertivo nelle intenzioni, striò d’oro e carminio le tenebre di Takeshi. Parole di satin gli frusciavano in testa e a sprazzi balenavano dettagli, pochi, giusto il filo d’una tibia tatuata, due labbra, le unghie di lei che sfioravano un flûte macchiato di rossetto alle camelie. Cos’è – le aveva chiesto – mentre vizioso già se la sognava coi polsi legati dietro la schiena, imbragata in un kinbaku perfetto. Haruhana, era stata felice di rivelargli, sfoggiando un sorriso biancatòmico, lo vendemmiano solo a Ōshima. I calici incrociati. Alla sua vittoria, mio caro, e che il Fronte ci traghetti verso il futuro. Kanpai!

Un brindisi. Tanto era bastato perché le chemio-luminescenze nelle iridi Zeiss-Canon della sconosciuta gli sfocassero davanti. Vapore e foschia, lingua torpida, un retrogusto di terriccio e amarene, poi il tonfo. È la fine – aveva pensato allora – e invece no. Paralisi. Lo volevano vivo. Due schiocchi. Tutto vostro. Tre uomini.

Alle spalle della ragazza i passi ovattati di gente senza fretta. Avevano di certo assoldato dei professionisti – tagiki, forse neo-siberiani. I migliori. Decine di occhi sulla scena, intanto, ma nel foyer non un brusio. No, meglio farsi gli affari propri e ciarlare dell’ultima dashboard di Hamlet, ho saputo che avvertirà le risorse umane della tua azienda se non ti presenti al lavoro, ci credi?

Il salone. Storielle da manager. Minuetti di flash e risate. Guilty Opheliac di Tito-M. a intrattenere gli ospiti. Bocche piene di tartine. Briciole sui tappeti, aloni sull’argenteria. Buon viaggio, Namura-san, augurava la donna, e lui le boccheggiava così vicino da sentirne il fiato floreale che gli solleticava le narici. Ormai non serbava alcuna percezione di sé, non della carne né delle ossa, era solo muco e sangue, ma ora – proprio come sangue da una vena recisa – la sua coscienza ruscellava piano fuori dal sopore, e appresso fluivano i detriti d’un corpo ottuso. Takeshi aprì gli occhi. La raccolta fondi non c’era più.

Fra teloni di plastica e ciuffi d’acciaio trovò un mondo sottosopra. Ovunque stalattiti di calcestruzzo. Ectoplasmi al diesel e neon cagliavano l’oblio quasi fosse latte, dall’oceano strillavano le procellarie e al solito, mugghiando sulla monorotaia, il rapido Kabuki-Petrovič spediva i golanera verso i loro cubicoli per un po’ di sonno, prima degli ennesimi turni killer agli stabilimenti Krabro.

Namura riconobbe il posto, un cantiere. L’avevano trascinato allo spurgatore di Minatokuchi, simbolo della sua lotta politica – un’impresa che avrebbe salvato migliaia di disoccupati grazie a nuovi posti di lavoro e a un radicale piano di sovvenzioni pubbliche. Con quel gesto, tuttavia, chi l’aveva rapito gli stava ordinando obbedisci… O nel tuo sogno ti ci seppelliamo. Uno smacco vergognoso. Lui non aveva mai perso in vita sua. Doveva vincere, sempre, che si trattasse di una partita a Rēzoglaz! oppure – con più urgenza – dell’elezione alla Sovrintendenza del Direttorio Unico Metropolitano. A Zarya Prospekt chiunque lo credeva il Messia – la moglie, i parenti, i compagni del Fronte Ashita, ma soprattutto i posledniye dalle unghie sozze di grasso che già lo acclamavano quale nuovo shōgun del proletariato. Straccerà l’Accordo Daiyō, confidavano gli oppressi dei Sub-Nul’, ci salverà dalla miseria. Soffocati dalla cenere dell’Oltre-Ves, dove sfarfallava un olo-Sol semiscarico, i padri vaneggiavano di rivoluzione, certi che – mentre Namura arringava folle di straccioni – il futuro non l’avrebbe succhiati via dalla Storia con la cannuccia.
Alle madri, nel frattempo, non restava che cullarsi al petto quei figli scarniti che avevano svezzato a piorrea e liofilizzati Yojimbo; ormai incapaci di allattare o permettersi un pediatra, erano però abili nel creare miti in cui un leader coraggioso pareva destinato all’eternità come le statue dell’ultimo Kim – colossi che, sulla soglia di una P'yŏngyang ridotta a zerbino radioattivo, ancora aspettavano il Sol dell’Avvenire.
Ma Takeshi Namura, il Timoniere del Domani, oggi penzolava dalle caviglie. Il suo stesso piscio, gocciolando dalla cravatta di vera seta, gli bagnava le labbra e si mescolava al retrogusto dei filetti di narvalo che fino a poco prima avevano deliziato gli ospiti del gala. Sapore di fallimento.
Ecce homo – avrebbero detto un tempo – quando gli déi camminavano tra gli uomini.

«Konbanwa, Namura-san» esordì all’improvviso una voce alle sue spalle «La trovo peggio del previsto» il tizio aveva lo stesso passo calmo dei sicari che l’avevano portato laggiù, nei bassifondi dalle notti artificiali e l’aria morta «Riesce a parlare?»

«Ho-» Takeshi annaspò «Ho sete.»

«Secchezza delle fauci. Effetto collaterale della Noxovalgina, temo. Forse la dose che le abbiamo somministrato aveva una concentrazione troppo alta. In tal caso, le mie scuse più sincere.»

«P-perché sono qui?»

«Diverse ragioni» asserì l’estraneo senza scomporsi «E la prima è che lei ha decisamente sbagliato mestiere» il figuro era sui trent’anni, aveva un lieve accento sàrmat e vestiva alla moda dei giovani rapaci del Metacentro – eyeliner nero e doppiopetto gessato Riefen-style «Eppure dovrebbe saperlo che in politica le promesse basta farle, non serve anche mantenerle.»

«Io non vendo fumo. Avevo detto che l’avrei costruito e-»

«E hanno subito alzato i ponteggi, certo. Certo» lo anticipò l’altro «Il che ci porta dritti al secondo problema. Sa, ai miei superiori non vanno affatto a genio i suoi metodi, Namura-san. Presagiscono a loro e a tutta la nostra manodopera, e a torto, che qui, dopo un secolo, possa tornare il Socialismo.»

«Il Direttorio e i cittadini d-devono» stentò Namura «Devono s-servire la società, non voi.»

«Noi?»

«Sì, voi… » insisté Takeshi «Il Capitale.»

«Il Capitale» l’altro gli rise in faccia «Namura-san, magari finora è stato troppo impegnato a giocare al signor Il’ič per accorgersene, ma l’aggiorno: è Zarya che serve il Capitale, non il contrario.»

«Il vostro… Tempo è scaduto» Takeshi tossì sangue «Non fermerete mai il progresso.»

«Assennata considerazione, sì, e proprio per questo abbiamo pensato di subentrare nel suo audace progetto urbanistico. La Sovrintendenza è già d’accordo» rivelò il giovane «Tuttavia, necessità ci ha imposto di apportare delle modifiche. Sono certo capirà, è per il nostro bene.»

«Come, c-come sarebbe?»

«Lo spurgatore verrà riconvertito a centrale limo-elettrica. La compagnia pagherà le spese.»

«Non potete. Non p-potete farlo.»

«E perché mai? A lei cosa toglie? I poveri dei Sub-Nul’ otterranno comunque i loro posti di lavoro.»

A quel punto, Namura s’urlò via i polmoni, nonostante fosse stremato e assetato, con la gola foderata di carta-vetro «Perché è il mio progetto, mio!» e gridando provò senza successo a divincolarsi dal gancio che lo teneva appeso «Questa è la mia eredità! Non avete alcun diritto di-»

«Siamo spiacenti, mi creda. Qualcuno morirà per le esalazioni dei liquami, lo sappiamo, ma a noi le fogne di Zarya Prospekt piacciono così» asserì il ragazzo «Non ci servono depuratori.»

«S-servono alla comunità, yatsu.»

«Da, compagno, ma se da ottant’anni siamo i leader del mercato c’è un motivo, e quel motivo è il nostro ingrediente segreto. Alla Ricerca & Sviluppo lo chiamano Stachybotrys Cloacale. Sa cos’è?»

«No, e non mi-»

«Un micro-organismo. Una muffa, meglio. Attecchisce sulle pareti degli scarichi a mare, e soltanto quando il livello dei bio-residuati – o melme, se preferisce – rimane costante. Dovesse calare il livello di limo, le spore che usiamo perderebbero nutrimento e noi miliardi di fatturato. Capisce?»

«È una… Una follia. Quanti n-ne moriranno così?»

«Dio, che melodrammatico» lo punzecchiò il damerino «Manipoliamo le mico-tossine da tempo, sono stabili. Non uccideranno nessuno. Lo Stachybotrys sviluppa solo una conveniente e sostenuta dipendenza nel consumatore» precisò «Tanto quanto Shibari e nicotina… Ma lei questo lo sa già.»

Namura iniziò a gridare. Strillò ai quattro venti chi fosse, cercava aiuto, soccorso, o più semplicemente un’anima che avvertisse subito la polizia. Non una luce s’accese nei cubicoli. Da Est a Ovest una routine caina asfissiava gli istinti dei Sub Nul’ – e con essi la spinta alla vera umanità.

«Su, su, abbia un briciolo di dignità o mi verrà fuori sgasato. Così rovina il sapore.»

«Q-quale sapore?» boccheggiò Takeshi.

«Il suo, Namura-san. Il suo. Abbiamo già segmentato i target di riferimento. I Millennials ostalgici e gli Zoomer anti-sistema sono perfetti. S’immagini le pubblicità, ora. Li vede? Li vede gli spot? Io sì. Koka-Kholat Akaslava, trenta deng’yen di rivoluzione. Sì, eccolo. Ecco il sapore del progresso.»
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Massimo Baglione
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Re: Il sapore del progresso

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Wow, già il primo racconto primaverile! :smt023
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Draper
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Re: Il sapore del progresso

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Massimo Baglione ha scritto:
21/03/2020, 14:08
Wow, già il primo racconto primaverile! :smt023
Finalmente ho la scusa per stare a casa a fare quello che mi riesce meglio :-D
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Massimo Baglione
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Re: Il sapore del progresso

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Ben detto :-)
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Namio Intile
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Da un pezzo non partecipavi. Ma ti sei rifatto con un pezzo magnifico, con il tuo stile singolare, ben riconoscibile.
Anzi, un vero pezzo di bravura denso di immagini che solleticano la fantasia, come questa descrizione:
"Il salone. Storielle da manager. Minuetti di flash e risate. Guilty Opheliac di Tito-M. a intrattenere gli ospiti."
O questa, che mi ha impressionato:
"Ectoplasmi al diesel e neon cagliavano l’oblio quasi fosse latte,"
Anche la storia l'ho trovata molto coinvolgente e vera, nonostante l'ambientazione ucronica e futurista.
Ti segnalo solo questo refuso:
I Millennials ostalgici

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Draper
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Draper »

Namio Intile ha scritto:
21/03/2020, 17:43
Da un pezzo non partecipavi. Ma ti sei rifatto con un pezzo magnifico, con il tuo stile singolare, ben riconoscibile.
Anzi, un vero pezzo di bravura denso di immagini che solleticano la fantasia, come questa descrizione:
"Il salone. Storielle da manager. Minuetti di flash e risate. Guilty Opheliac di Tito-M. a intrattenere gli ospiti."
O questa, che mi ha impressionato:
"Ectoplasmi al diesel e neon cagliavano l’oblio quasi fosse latte,"
Anche la storia l'ho trovata molto coinvolgente e vera, nonostante l'ambientazione ucronica e futurista.
Ti segnalo solo questo refuso:
I Millennials ostalgici
Ciao Namio, e ti ringrazio davvero tanto per il feedback positivo. Sì, un po' mi mancava il sito e sono tornato, più che altro perché nel frattempo volevo tirare fuori qualcosa di nuovo. Questo è un racconto che ho finito ieri.

A proposito dei Millennials ostalgici, un punto su cui molti si sono soffermati, dico anche a te che non è un refuso. E' semplicemente l'aggettivo relativo a un neologismo, il sostantivo ostalgia, che si riferisce a un preciso fenomeno storico - quello dell'ostalgia, appunto, che rimanda al senso di nostalgia che, subito dopo il crollo del Muro, alcuni tedeschi provavano, idealizzato, nei confronti della vecchia DDR. Entrambi i lemmi sono parte del dizionario Treccani :D

Guilty Opheliac invece è un album vaporwave italiano che esiste davvero, si può ascoltare qui:
https://sunsetgrid.bandcamp.com/album/guilty-opheliac
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Frdellaccio
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Messaggio da leggere da Frdellaccio »

Ciao Draper
ho dovuto leggerlo due volte. Alla prima lettura ho fatto fatica a seguirlo. Ma poi mi ha coinvolto e mi è piaciuto
"...il futuro non li avrebbe succhiati via dalla storia con la cannuccia...". Bella questa frase.
A presto
Francesco

Namio Intile
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Re: Il sapore del progresso

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Accidenti, Draper. Scusa ma quel termine proprio non lo conoscevo: e sì che, per certi versi, sono anch'io un po' ostalgico, A ogni modo, apprezzo che ogni parola sia pensata e non gettata in un discorso, come se non avesse valore.

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Draper
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Re: Il sapore del progresso

Messaggio da leggere da Draper »

Namio Intile ha scritto:
22/03/2020, 8:22
Accidenti, Draper. Scusa ma quel termine proprio non lo conoscevo: e sì che, per certi versi, sono anch'io un po' ostalgico, A ogni modo, apprezzo che ogni parola sia pensata e non gettata in un discorso, come se non avesse valore.
Lo capisco, e infatti anch'io stimo moltissimo gli autori che non usano mai parole a caso. La forza di uno scritto sa proprio nel dire il necessario, e farlo in modo creativo, bilanciando giusto quel che serve, è la cosa più difficile!
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Andr60
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Messaggio da leggere da Andr60 »

Un tipo di racconto che apprezzo, e anche un modo molto originale di raccontare (fin troppo, per certi termini ci vorrebbe la pagina 777 di televideo...). Mi dà l'impressione che ci sia materiale per un racconto molto più lungo, forse l'autore potrebbe considerare questa eventualità.
Comunque per me è un cinque pieno.

Roberto Ballardini
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Messaggio da leggere da Roberto Ballardini »

Davvero molto buono. Un linguaggio svecchiato, ben caratterizzato e caratterizzante che, se da una parte dà al racconto veramente una marcia in più (anche due) dall'altra rende un po' ostica la lettura, almeno per me. Da lettore (della mia età) mi piacerebbe, se possibile, un uso dei nomi e dei vocaboli cool leggermente (e sottolineo leggermente) più dosato, ma è solo il punto di vista di un ultracinquantenne poco al passo con i tempi. Comunque ottimo.

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Eliseo Palumbo
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Messaggio da leggere da Eliseo Palumbo »

l'ambientazione futuristica, in stile cyberpunk (o almeno credo), mi ha fatto impazzire. Il racconto segue una sua trama ben delineata e ha tutto: il buono, il cattivo, lo scontro d'interessi.
Purtroppo non sono riuscito a goderlo a piena per via del registro utilizzato; ho fatto fatica a seguire la parte iniziale, basata sullo stordimento di Namura-san, e a comprendere alcuni termini, ma questo non è di certo una tua pecca, bensì un mio limite.
Quello che ho apprezzato anche è la descrizione dell'eventuale, poco auspicabile, futuro che ci attende, dove i pochi oligarchi al potere continueranno a pensare solo ai loro profitti, calpestando la povera brava gente.
A rileggerci
Mostrare ad altri le proprie debolezze lo sconvolgeva assai più della morte

POSARE LA MIA PENNA E' TROPPO PERICOLOSO IO VIVO IO SCRIVO E QUANDO MUOIO MI RIPOSO


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Mariovaldo
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Messaggio da leggere da Mariovaldo »

Sono un neofita di questo sito, alla verde eta' di settantacinque anni e dico questo per spiegare il mio imbarazzo nel commentare questo racconto.
La trama mi e' piaciuta, originale e ben condotta alla conclusione. Ho dovuto leggerlo due volte, certi passaggi anche di più, per andare oltre il linguaggio e iniziare a capire, Ovviamente è un mio problema, tu con lo stile e la scelta dei termini sei nel futuro, io sono rimasto al Manzoni o poco oltre. Forse leggere brani come questo mi aiutera' a svecchiare i pochi neuroni rimasti, sempre che questo dannato virus me ne lasci il tempo.

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Massimo Baglione
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Mariovaldo ha scritto:
25/03/2020, 9:26
Sono un neofita di questo sito, alla verde eta' di settantacinque anni e dico questo per spiegare il mio imbarazzo nel commentare questo racconto.
Benvenuto!
Qui su BraviAutori.it, l'età è solo una questione anagrafica.
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Eliseo Palumbo ha scritto:
24/03/2020, 17:10
l'ambientazione futuristica, in stile cyberpunk (o almeno credo), mi ha fatto impazzire. Il racconto segue una sua trama ben delineata e ha tutto: il buono, il cattivo, lo scontro d'interessi.
Purtroppo non sono riuscito a goderlo a piena per via del registro utilizzato; ho fatto fatica a seguire la parte iniziale, basata sullo stordimento di Namura-san, e a comprendere alcuni termini, ma questo non è di certo una tua pecca, bensì un mio limite.
Quello che ho apprezzato anche è la descrizione dell'eventuale, poco auspicabile, futuro che ci attende, dove i pochi oligarchi al potere continueranno a pensare solo ai loro profitti, calpestando la povera brava gente.
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Ciao Eliseo, mi spiace che la parte sullo stordimento ti sia stata poco chiara, ma il mio intento era quello di "suggerire" più che di spiegare. Preciso: essendo il racconto narrato in terza persona, ma comunque proposto dal p.d.v. di Takeshi, quello che la prima parte vuol essere è un risveglio sull'onda di memorie confuse. Da autore, ti dico che il fatto che tu abbia colto che c'è stato uno stordimento basta e avanza ai fini della trama. Era proprio lì che volevo arrivare io, assieme ai lettori, ovviamente :) grazie per aver letto e commentato!
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Mariovaldo ha scritto:
25/03/2020, 9:26
Sono un neofita di questo sito, alla verde eta' di settantacinque anni e dico questo per spiegare il mio imbarazzo nel commentare questo racconto.
La trama mi e' piaciuta, originale e ben condotta alla conclusione. Ho dovuto leggerlo due volte, certi passaggi anche di più, per andare oltre il linguaggio e iniziare a capire, Ovviamente è un mio problema, tu con lo stile e la scelta dei termini sei nel futuro, io sono rimasto al Manzoni o poco oltre. Forse leggere brani come questo mi aiutera' a svecchiare i pochi neuroni rimasti, sempre che questo dannato virus me ne lasci il tempo.
Ti ringrazio, Mariovaldo, per il commento e l'attenzione che hai dedicato al pezzo. Io sarò anche nel futuro, ma sicuramente mi è mancata la possibilità di vivere il passato di persone che hanno la tua veneranda età, nel bene e nel male. Non si smette mai di imparare, quindi ben venga il confronto reciproco.

Alla prossima! E al tuo prossimo racconto, nel caso partecipassi :)
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Roberto Bonfanti
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

Ciao Draper, ben ritrovato.
Questa volta hai virato nell’Hard Boiled futuribile e scorretto, sei stato bravo a prendere elementi e situazioni (drammaticamente) senza tempo e calarli in quello che, se non sbaglio, è lo stesso universo narrativo di “Hako, help me”: penso ai termini cyberpunk, al melting pot di tradizioni (soprattutto giapponesi e russe), all’Hamlet…
Come sempre complimenti per lo stile personalissimo e “cinematografico”, mi piace questa tuo filone di sperimentazione, perché non è fine a sé stesso ma funzionale a narrare; la storia c’è ed è condita molto bene.

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Re: Commento

Messaggio da leggere da Draper »

Roberto Bonfanti ha scritto:
25/03/2020, 15:50
Ciao Draper, ben ritrovato.
Questa volta hai virato nell’Hard Boiled futuribile e scorretto, sei stato bravo a prendere elementi e situazioni (drammaticamente) senza tempo e calarli in quello che, se non sbaglio, è lo stesso universo narrativo di “Hako, help me”: penso ai termini cyberpunk, al melting pot di tradizioni (soprattutto giapponesi e russe), all’Hamlet…
Come sempre complimenti per lo stile personalissimo e “cinematografico”, mi piace questa tuo filone di sperimentazione, perché non è fine a sé stesso ma funzionale a narrare; la storia c’è ed è condita molto bene.
Ciao, Roberto. Sì, sono tornato e per fortuna ho ritrovato un ambiente più sano e meno "viziato" da certi pattern poco limpidi che, grazie all'instancabile lavoro di Massimo e dell'utenza che tiene davvero al forum, ora sono semplicemente un ricordo. Mi fa piacere che tu abbia notato la continuità narrativa del mondo che c'è dietro! Sì, il mondo è lo stesso e vorrei poter chiudere il cerchio con qualcosa di simile, almeno su questo tema.
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Illustrazioni interne di Furio Bomben e AA.VV.
Copertina di Roberta Guardascione.

Contiene opere di: Vincenzo Bitti, Luigi Dinardo, Beatrice Traversin, Paul Olden, Lodovico Ferrari, Maria Stella Rossi, Enrico Arlandini, Federico Pergolini, Emanuele Crocetti, Roberto Guarnieri, Andrea Leonelli, Tullio Aragona, Luigi Bonaro, Umberto Pasqui, Antonella Provenzano, Davide Manenti, Mara Bomben, Marco Montozzi, Stefano D'Angelo, Amos Manuel Laurent, Daniela Piccoli, Marco Vecchi, Claudio Lei, Luca Carmelo Carpita, Veronica Di Geronimo, Riccardo Sartori, Andrea Andolfatto, Armando d'Amaro, Concita Imperatrice, Severino Forini, Eliseo Palumbo, Diego Cocco, Roberta Eman.
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Carosello

Carosello

antologia di opere ispirate dal concetto di Carosello e per ricordare il 40° anniversario della sua chiusura

Nel 1977 andava in onda l'ultima puntata del popolare spettacolo televisivo serale seguito da adulti e bambini. Carosello era una sorta di contenitore pubblicitario, dove cartoni animati e pupazzetti vari facevano da allegro contorno ai prodotti da reclamizzare. Dato che questo programma andava in onda di sera, Carosello rappresentò per molti bambini il segnale di "stop alle attività quotidiane". Infatti si diffuse presto la formula "E dopo il Carosello, tutti a nanna".
Per il 40° anniversario della sua chiusura, agli autori abbiamo chiesto opere di genere libero che tenessero conto della semplicità che ha caratterizzato Carosello nei vent'anni durante i quali è andato felicemente in onda. I dodici autori qui pubblicati hanno partecipato alle selezioni del concorso e sono stati selezionati per questo progetto letterario. Le loro opere sono degni omaggi ai nostri ricordi (un po' sbiaditi e in bianco e nero) di un modo di stare in famiglia ormai dimenticato.
A cura di Massimo Baglione.

Contiene opere di: Giorgio Leone, Enrico Teodorani, Cristina Giuntini, Maria Rosaria Spirito, Francesco Zanni Bertelli, Serena Barsottelli, Alberto Tivoli, Laura Traverso, Enrico Arlandini, Francesca Rosaria Riso, Giovanni Teresi, Angela Catalini.
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