A Ezio Bosso

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'estate 2020.

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Edmondo
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A Ezio Bosso

Messaggio da leggere da Edmondo »

La luna vino a la fragua
con su polisón de nardos.
El niño la mira mira.
El niño la está mirando
(De “Romancero gitano”, Romance de la luna, luna. Federico García Lorca)



La signora del tempo si affacciò inattesa all’uscio di chi aveva ancora troppe cose per la testa. Non era bastata una vita tanto breve per fare tutto quanto a lui premeva dentro; tutto uno sbocciare di bellezza e armonia, che seppure costava grandissimo dolore era pur sempre un miracolo cui non poteva rinunciare. Quando la morte si approssimò, lui alzò la sua mano elegante, tranquilla, a sbarrarle il passo.
Un momento - disse - so bene che si deve pur morire e le mie carte non sono vincenti, ma il come e il quando vorrei deciderli io.
La signora rimase un po’ sorpresa. Non era tanto la superbia di un don Giovanni che leggeva negli occhi del giovane. Semmai coraggio, di chi a costo delle pene più atroci rifugge l’ausilio della bianca liberatrice per strappare ancora un’alba all’orizzonte.
Quegli occhi sorridenti da bambino la fecero incuriosire e decise di sedersi là, in platea, ad attendere placidamente che finisse quanto gli premeva tanto di fare.
Allora la mano leggera toccò con dolcezza il leggio per due volte, con una bacchetta sottile che risuonò nel silenzio come un segnale convenuto. Poi prese a muoversi accompagnando il movimento più ampio del braccio, se non di tutto il corpo, ma senza perdere mai d’eleganza ed armonia. Sul volto gli si stampò un sorriso, come di beatitudine. E il buio della sala si illuminò di colpo ma senza luce alcuna. Il suono che pervase il teatro all’improvviso la inchiodò al posto che s’era scelta in fondo alla platea, sorridendo compiaciuta della propria pazienza, sicura che si sarebbe annoiata dato che ormai nulla più la sorprendeva.
Invece, improvvisa, la colse la strana sensazione che qualcosa di nuovo stesse accadendo. Avvertiva come una mancanza, che però si accompagnava anche a una sensazione di piacere, come non credeva di avere mai sperimentato, sempre che la morte possa provare piacere di qualcosa. L’effetto potente e sublime della musica la pervadeva al punto di farle sentire quello che gli uomini sentivano; ed era del tutto nuovo per lei, ben avvezza ai suoni divini dell’empireo. Qualcosa di troppo umano la dominava al punto da sembrare quasi divino, ma non lo era. Era semplicemente la sensazione di non essere più così invincibile a scuoterla e al tempo stesso a emozionarla. Vecchia com’era, non avrebbe mai immaginato di sperimentare ancora un’emozione; come se qualcosa la stesse muovendo da dentro fino alla commozione. Gli uomini riuscivano a commuoverla, con la loro pena, cui stavano attaccati con tanto amore come alla cosa più preziosa. E in quel momento si sentì sopraffatta da tutti i profumi, le sensazioni, i colori più intensi ma anche la disperazione e l’angoscia che dominavano il mondo, proprio come se avesse condiviso la vanità della vita umana.
Volgendo a fatica lo sguardo sulla sua clessidra vide che un granello fluttuava, solo nel vuoto, impedendo al resto della sabbia di seguirlo nel contare i passi degli umani. E fu allora che si accorse di cosa stava succedendo. Quel piccolo uomo zoppicante si ergeva solo davanti a lei come l’insignificante granello di sabbia. Per quanto piccolo le appariva pur sempre grande come un gigante, come il masso immenso di una diga che non lascia passare lo scorrere dell’acqua. Perché questo era riuscito a fare il direttore d’orchestra, togliendole tutto il suo potere. Aveva fermato il tempo inondando lo spazio di bellezza e di dolore, passione e tristezza, luce ed ombra.
Fu in quel momento che la più grande commozione la pervase, pensando a come gli uomini potessero amare tanto la vita pur sapendo di doverla lasciare. Ed accettassero l’ineluttabilità di quella soglia che lei li aiutava a varcare senza sapere, per certo, che cosa li aspettasse. E ne invidiò per un attimo la fede, l’incertezza, ma soprattutto la speranza.
A quel punto la musica cessò. La clessidra riprese a scendere e il giovane artista disse – bene, ora comincio ad essere un po’ stanco; sarà meglio che ti segua – e prendendola per il braccio come si fa con una bella signora, si fece accompagnare sulla porta da cui non si fa ritorno. Ma una volta varcata con curiosità la soglia della morte, ciò che vide davanti a sé fu l’enorme estensione d’un percorso che sembrava non finire mai e chiese – ma questo cos’è? –
La signora, guardando negli occhi che l’avevano conquistata rispose:
-Non è che tutto lo spazio che hai percorso pur non potendo camminare. E per quanto immenso possa apparire giungendo fin laggiù, oltre le stelle, esso ha un inizio e una fine come ogni vita. Come un’opera d’arte. -

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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

bel ricordo di un grande artista spentosi troppo presto. a tratti anche commovente, sebbene possa apparire esagerato in alcuni punti.
buone le descrizioni, bella l'idea di mostrare la morte mentre osserva il lavoro di chi deve portarsi via.
qualche d eufonica di troppo e alcuni refusi.
mancano delle maiuscole. bel pensiero, comunque.
Ultima modifica di Fausto Scatoli il 28/06/2020, 11:37, modificato 1 volta in totale.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Bravo Edmondo, massimo del voto da parte mia. Il tuo racconto è molto bello, poetico e scritto bene. Hai descritto la morte e la vita in modo rassicurante. La "Signora" ha fatto davvero una bella figura nel tuo percorso narrativo. E mi piace che tu abbia voluto ricordare il personaggio straordinario che è stato Ezio Bosso. Anche io lo apprezzavo, e apprezzo molto, e ho seguito la sua fine con vero dispiacere.

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Francesco Dell'Accio
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Messaggio da leggere da Francesco Dell'Accio »

Ciao Edmondo
la prima parte non mi è piaciuta molto: l'ho trovato un po' enfatica in alcuni passaggi. Bello il finale e la naturalezza con cui descrivi il morire. La serena accettazione dopo la "ribellione" iniziale

Francesco Pino
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

C'è quella frase: "il buio della sala si illumino' di colpo ma senza luce alcuna" che mi è piaciuta particolarmente, esprime bene cosa puo' fare la musica. La bellezza della musica e il piacere di suonare sono pure ben espressi nelle sensazioni che perfino la Morte riesce a provare.
Non male.

Namio Intile
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

Un ricordo poetico, che in minima parte parla di Bosso e invece si dilunga, dal punto di vista della Morte, sulla morte per gli uomini. E si sofferma anche sulle sensazioni della Morte, le sue emozioni, che in fondo sono le emozioni di ciascuno davanti a Lei.
Bello qual Bianca Liberatrice riferito alla Vecchia Signora. Non nera, non portatrice di sventura, ma Bianca e Liberatrice.
Interessanti le riflessioni nel corpo principale del racconto.
Ti segnalo soltanto:
"la fecero incuriosire" perché non la incuriosirono?
"Gli uomini riuscivano a commuoverla, con la loro pena, cui stavano attaccati con tanto amore come alla cosa più preziosa." La proposizione a mio parere va riscritta. Gli uomini riuscivano a commuoverla, perché stavano attaccati alle loro sofferenze come alla cosa più preziosa.
e chiese – ma questo cos’è? – Due punti dopo chiese.
Bel racconto, complimenti.

Edmondo
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Re: A Ezio Bosso

Messaggio da leggere da Edmondo »

Grazie, Namio. Come proposizione hai ragione tu, ma io l'ho immaginata mentre salivo il passo delle croci in bicicletta e l'ho scritta di getto per leggerla. Prova a leggerla ad alta voce come l'ho scritta. Anche la prosa ha una ritmica. In realtà l'ho diffusa come registrazione ma qui non te la posso mandare. Se la vuoi sentire lascia un e.mail cui possa allegare un documento registrato. Ciao

Namio Intile
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Re: A Ezio Bosso

Messaggio da leggere da Namio Intile »

In effetti hai ragione.

Lucia De Falco
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Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

Trovo che sia un testo delicato e poetico nel descrivere il passaggio a un'altra vita. Trapela l'energia, la forza e il coraggio di questo artista. Mi è piaciuto molto il passaggio in cui la Signora che accompagna nel trapasso invidia noi mortali: "Fu in quel momento che la più grande commozione la pervase, pensando a come gli uomini potessero amare tanto la vita pur sapendo di doverla lasciare. Ed accettassero l’ineluttabilità di quella soglia che lei li aiutava a varcare senza sapere, per certo, che cosa li aspettasse. E ne invidiò per un attimo la fede, l’incertezza, ma soprattutto la speranza."

Roberto Virdo'
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Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Un tributo al grande personaggio con riflessioni poetiche sulla vita, la morte e soprattutto la musica. La delicatezza, ma anche bellezza, con le quali questa si intreccia nella trama con la vita - fino quasi a confondersi con essa - sono rimarchevoli. Scritto benissimo. Chapeau.

Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Mi piacciono le immagini create, in particolare il granello in sospensione nella clessidra, paragonato poi al protagonista (anche se poi in effetti la vera protagonista è la “signora”). Si legge volentieri e lascia una sensazione di calma, tranquillità; la fine della vita diventa parte della vita stessa e non è più un luogo oscuro e spaventoso.

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