Cielo nero

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2020.

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3 - si lascia leggere
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Fausto Scatoli
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Cielo nero

Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »


«L’hai saputo?»
La voce, concitata, scuote Sergio dal torpore. Non l’ha neppure sentita entrare.
«Sì» risponde quasi con noncuranza.
«E non dici niente? Non fai niente? Te ne stai chiuso in casa a pensare? E cosa pensi, poi, cerchi una via di fuga che non esiste?»
È arrabbiata, delusa.
«Bimba…»
«Non chiamarmi bimba, non è il momento!»
«Va bene, Livia, scusami. Ma secondo te che dovrei fare? Disperarmi? A cosa servirebbe se non a nascondersi dietro la rabbia…»
Livia lo guarda, sorpresa; non è il Sergio che conosce lei, quello è combattivo, non cede, s’infuria, mentre questo è remissivo in maniera assoluta.
«Ma ci hanno tenuta nascosta la cosa fino a oggi, ti rendi conto? Dobbiamo andare a prenderli, giustiziarli in pubblico, devono pagare questo inganno con la vita, per la miseria.»
Si alza dalla poltrona, Sergio, le si mette di fronte e le prende le mani: «E poi? Una volta uccisi cosa abbiamo risolto? Niente, perché poco dopo toccherà a noi, quindi lo ritengo inutile, superfluo.»
Stupita che il suo uomo faccia simili ragionamenti, si stacca ed esplode: «In tutto il mondo si stanno ribellando, fanno saltare i governi e tu… tu diventi passivo in questo modo? Ma che ti è accaduto, Sergio, ti ha dato di volta il cervello o qualcosa di simile? Svegliati, andiamo anche noi!»
Un sorriso triste appare sul viso di Sergio: «Se vuoi possiamo andare, gioia, ma non nelle piazze, non ora. Prendiamo la moto e partiamo per un ultimo giro insieme. Abbiamo poco più di ventiquattr’ore tutte per noi. Vieni?»
Lei rimane spiazzata, sguardo stranito e bocca aperta. Vorrebbe dire qualcosa ma le parole non escono.
D’improvviso lo abbraccia ed esplode in un pianto liberatorio.
Sergio sente il corpo della donna scuotersi per i singhiozzi e viene colto a sua volta dall’emozione. La stringe a sé. Forte.
La moto corre lungo le deserte strade di campagna, provocando uno dei pochi rumori che spaccano la quiete del luogo.
Hanno scelto apposta l’entroterra, visto che la gente si sta riversando nelle grandi città, impaurita e inferocita al contempo, del tutto fuori controllo. Le forze dell’ordine neppure provano a fermare quei corpi impazziti, e spesso si mescolano a loro nella caccia ai governanti, i mentitori, “quelli che hanno nascosto tutto”.
Campi lavorati si alternano a radi boschetti e osservano passare la coppia. Una casa ogni tanto spezza il paesaggio, ma oltre a qualche gallina che scorrazza nei dintorni, gatti furtivi e cani che abbaiano, nessun segno di vita.
Rallenta, Sergio, fino a fermarsi in una stradina sterrata laterale. Scendono dalla moto e tenendosi per mano vanno verso gli alberi poco distanti, osservando i colori che li circondano: il verde dell’erba, il marrone delle piante, l’azzurro del cielo.
Senza dire una parola si spogliano e fanno l’amore, dolcemente, sotto il sole settembrino. Si appisolano.
È pomeriggio pieno quando Livia dice: «Torniamo, amore. Se quanto ci hanno detto è vero, tra poche ore sarà finita e voglio essere al mio paese.»
Sergio annuisce. Si vestono, salgono sul mezzo e partono. Verso casa, verso la fine.
Poco dopo sono nelle vie che conoscono bene, dove qualcuno corre, scappando da chissà cosa, altri sono a terra. Morti, forse. Livia piange mentre attraversano la strada principale, piange per quanto sta accadendo al mondo.
Passano indenni, ignorati da tutti, e arrivano alla loro abitazione.
Una volta dentro, Sergio stappa una bottiglia di vino e lo versa in due bicchieri, porgendone uno a lei.
«A noi» sussurra alzando il calice.
«A tutti» risponde Livia.
Bevono.
«Sergio, credo manchi meno di mezz’ora. Voglio andare in piazza.»
«Va bene, un posto vale l’altro.»
Non è grande la piazza del loro paese, ma pare enorme ora che è deserta.
«Sono scappati tutti…»
E invece, nel giro di pochi minuti arrivano una decina di persone e si uniscono a loro, guardandosi l’un l’altro senza parlare. Qualcuno alza gli occhi al cielo.
Senza quasi rendersene conto si prendono per mano e formano un cerchio. Da lontano arriva il nero a coprire un po’ di cielo. Sempre più.
«Dicono che bruci, che scotti tanto» esterna qualcuno, «ma sarà un attimo.»
Il cielo nero li avvolge. Per sempre.
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Macrelli Piero
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Messaggio da leggere da Macrelli Piero »

Il tema è già stato visto con R. Matheson, F. Brown, J.G. Ballard e altri, ma non stanca mai di piacere e ben si presta per racconti brevi. Qui il testo è formalmente corretto e il cerchio si chiude bene. Si poteva, però, pensare ad un approfondimento, attraverso i dialoghi , della personalità dei personaggi, della loro interiorità, Bene, invece, la mancanza di informazioni sul disastro in atto.
Mauro Conti
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Messaggio da leggere da Mauro Conti »

Componimento basato sullo sfondo di un fatto tragico. Mi associo a chi ha rilevato una poca enfasi nella descrizione dei personaggi. Sia il fatto in se che i personaggi si muovono su uno scenario non molto ben definito, non collocabile nello spazio temporale ma molto realistico. Se la cosa è voluta allora cambia tutto.
La nota secondo me positiva è la capacità dell'autore di tenere il lettore in apprensione, quel detto-non detto che fa continuare a leggere per cercare un numero maggiore di informazioni, di dettagli; che però non arrivano (volutamente? Ce lo dirà l'autore) e ci si ritrova alla fine della storia. Comunque sufficienza piena, crea una discreta tensione.
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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

Macrelli Piero ha scritto: 22/09/2020, 13:23 Il tema è già stato visto con R. Matheson, F. Brown, J.G. Ballard e altri, ma non stanca mai di piacere e ben si presta per racconti brevi. Qui il testo è formalmente corretto e il cerchio si chiude bene. Si poteva, però, pensare ad un approfondimento, attraverso i dialoghi , della personalità dei personaggi, della loro interiorità, Bene, invece, la mancanza di informazioni sul disastro in atto.
il testo è volutamente scarno e con poche informazioni sul disastro in atto.
sì, forse si poteva approfondire la descrizione dei personaggi, ma mi è parso superfluo, in un testo così breve
grazie del commento
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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

Mauro Conti ha scritto: 22/09/2020, 13:37 Componimento basato sullo sfondo di un fatto tragico. Mi associo a chi ha rilevato una poca enfasi nella descrizione dei personaggi. Sia il fatto in se che i personaggi si muovono su uno scenario non molto ben definito, non collocabile nello spazio temporale ma molto realistico. Se la cosa è voluta allora cambia tutto.
La nota secondo me positiva è la capacità dell'autore di tenere il lettore in apprensione, quel detto-non detto che fa continuare a leggere per cercare un numero maggiore di informazioni, di dettagli; che però non arrivano (volutamente? Ce lo dirà l'autore) e ci si ritrova alla fine della storia. Comunque sufficienza piena, crea una discreta tensione.
sì, la cosa è voluta, Mauro
tutto il testo è volutamente scarno
grazie per il commento
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Un bel racconto, scorrevole e ben scritto. Ho letto i precedenti commenti e sono d'accordo che forse andavano sviluppati alcuni aspetti, ma concordo anche con l'autore per la scelta ragionata di aver concentrato l'attenzione su altro, sulla sciagura in atto non precisata. E forse, proprio perché non precisata, rende la storia narrata più intrigante.
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

Mette una gran curiosità di scoprire cosa diavolo stia accadendo, dunque ti tiene incollato fino alla fine. Trovo anch'io che sia un punto forte il fatto che non si capisca bene la natura del disastro.
Personalmente trovo Sergio molto ragionevole. Un racconto ben fatto.
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Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

Il testo è scorrevole ed il linguaggio è piano. Si scontrano, inizialmente, due mentalità diverse di fronte alla tragedia imminente: cercare di scappare, di fare qualcosa, e l'accettazione di ciò che sta accadendo, cercando di godere degli ultimi istanti. Mi ha fatto anche pensare al periodo che stiamo vivendo. Bello il finale col cerchio di persone.
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Messaggio da leggere da Valerio Geraci »

Ciao Fausto, il tuo racconto mi è piaciuto e come tema rientra molto nelle mie corde. Il tuo stile, come ti dissi già in un'altra occasione, mi piace molto, e stavolta il racconto mi è parso conciso e d'impatto. Non ho particolari critiche, forse si poteva descrivere di più la situazione generale oltre a quella intima, ma va bene anche così. 4 stelle per me!
Roberto Virdo'
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Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Complimenti Fausto, ben fatto. Una tensione narrativa notevole concentrata in poche righe. Secondo me hai fatto benissimo a non distogliere l'attenzione dalla tragedia incombente rincorrendo altri aspetti. Da leggere veloce tutto d'un fiato. Forma impeccabile e funzionale alla trama. Perfetto per me. Molto bravo, e al di là di tutto questo giro di parole vuoi sapere una cosa? Mi è piaciuto!
Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Buon racconto, sia nei dialoghi che nelle descrizioni. Emerge il rapporto umano, anche se ne sa poco da come si comportano, dal fatto che preferiscono vivere gli ultimi momenti assieme, facendo qualcosa di bello, per poi andare insieme incontro al destino, che, come sempre, è sconosciuto.
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Ida-59
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Messaggio da leggere da Ida-59 »

Come sempre, un buon racconto, ben scritto e ben gestito.
Personalmente avrei preferito una maggiore contestualizzazione dei personaggi (e della loro caratterizzazione psicologica) e, soprattuttoto, dell'accadimento atteso. Hai voluto essere parco di informazioni, ed è l'autore che sceglie cosa dire e non dire: secondo me, però, qualche dettaglio che facesse lambiccare il cervello al lettore nel tentativo di capire/indovinare avrebbe reso più interessante la lettura. Certo, il testo era corto e si poteva star lì ad aspettare la conclusione, ma in questo modo la mia lettura è stata per forza passiva.
Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Bel racconto che mi ha trasportato nel climax di uno dei miei film preferiti, Melancholia. Nel film si saprà subito quale sarà l'evento ma qui sta bene anche questa voluta mancanza di informazioni. Forse manca quel sentire la disperazione di chi sta per affrontare la fine di un mondo, credo poco che in un frangente come quello descritto si riesca a fare l'amore, nel senso mi permetto di consigliarti appunto la visione di Melancholia. Comunque mi ha coinvolto quindi lo premio nel sondaggio.
Namio Intile
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

Sei un amante delle apocalissi, Fausto. Io, come sai, non amo i cambiamenti e adoro la routine, la ripetizione, il ritorno, l'alternarsi sempre uguale delle stagioni. Mi dà un senso di pace assoluta sapere che centomila anni dopo la mia morte la vita continuerà più o meno identica a oggi come a un milione di anni prima.
A ogni modo, il racconto è un ottimo racconto, merito di quel lasciare il cielo nero sullo sfondo e di concentrarsi su Livia e Sergio. Soprattutto Sergio, il quale affronta la fine con la calma con cui si affronta un evento comune della vita. Forse perché la morte è sempre e comunque l'epilogo della vita.
Mi piace questo Fausto malinconico e introspettivo.
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Carol Bi
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Messaggio da leggere da Carol Bi »

Un testo inpeccabile, scritto molto bene. Contenuto che ho apprezzato, sono un'amante del genere, anche se mi angoscia e mi spaventa e, nonostante la leggerezza con cui hai trattato soprattutto l'ultima parte, a me il senso di angoscia è rimasto attaccato come la colla. Quindi davvero bravo!
Mariovaldo
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Messaggio da leggere da Mariovaldo »

Come già scritto da altri, il tema certamente non è nuovo, anzi, molto letto in decine di versioni. La mancanza di originalità si riscatta ampiamente nella scrittura, efficace e senza fronzoli e nella impostazione generale del racconto che ha una sua forza e un suo pathos. Complimenti sinceri
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