La guerra di Montecarlo

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2020.

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Francesco Pino
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La guerra di Montecarlo

Messaggio da leggere da Francesco Pino »


Mi chiamo Michel Moneghetti, sono nato nel Principato di Monaco il 26 maggio 1975 e queste sono, con tutta probabilità, le mie ultime parole. Non è un testamento, non ho nessuno a cui lasciare qualcosa. Sto bevendo l’ultima bottiglia di Ruinart della mia vita mentre scrivo, e mi scuso con chi leggerà se le mie parole saranno un po’ confuse, non ho molto tempo.
Non sono lontani. Da questa mia bella casa che ebbi la fortuna di ereditare dai miei genitori riesco già a sentire le grida; sento gli schioppettii delle molotov e perfino delle vetrine infrante dei nostri negozi di moda. L’elicottero della polizia si sente già da un paio d’ore, stanno sparando da lassù. L’elicottero della famiglia regnante deve essere volato via ancora prima, loro saranno già in salvo mentre io cadrò qui, sparirò senza che la cosa riguarderà nessuno.
Certo sarà una data che verrà menzionata nei libri di storia, ma è davvero uno scherzo crudele dover morire il giorno del proprio compleanno. Spero di avere la forza di non inginocchiarmi a chieder pietà e spero in una cosa veloce, senza troppo soffrire.
E’ stata colpa nostra, l’abbiamo fatta noi la cazzata. Quella storia di aiutare l’Italia e la Francia con i migranti e sistemarli in mezzo a noi… gli alloggi sociali in mezzo alla nostra opulenza. Abbiamo messo dei poveri disgraziati in mezzo ai nostri negozi di lusso, i ristoranti costosi, i club privés; gli posteggiavamo le Ferrari sotto casa. Potevano guardare, ma non potevano toccare niente. Aumentarono i furti, gli scippi, le rapine. I turisti vedevano gente che chiedeva l’elemosina ovunque. Monaco è piccola, troppo piccola. Il Principe lo definì “un disguido di politica internazionale”. I governanti riescono a trovare eufemismi meravigliosi.
Dopo un anno di “convivenza” li mandammo via, ma loro non erano d’accordo. Ci furono numerosi scontri con la polizia, ci furono dei morti. La TV trasmetteva di continuo le immagini della guerra del ricco contro il povero. Poi alzammo il “muro”, un recinto alto tre metri tutt’attorno al Principato… il ricco villaggio-stato si proteggeva dalle future invasioni barbariche.
Fu di nuovo pace. Potevamo di nuovo passeggiare tranquillamente senza alcun "s’il vous plait" a infastidirci, potevamo lasciare le nostre belle macchine aperte, volendo avremmo potuto lasciare aperte anche le porte delle nostre case. Noi non rubiamo auto e argenteria… è il nostro commercialista a rubare per noi. Poi la notte c’erano i droni di sorveglianza a pattugliare dall’alto le strade.
Sono più vicini, le grida si sentono di più. Ebbe inizio lì fuori, in Francia. Vai a saper come e vai a sapere perché. La scintilla che fa scoppiare la rivolta non ne è mai la causa, è solo la goccia che fa traboccare il vaso. Fattostà che fu presto il caos. Al di là del muro hanno sottovalutato la situazione: quando vennero decapitati quei due poliziotti a Nizza lo si doveva pensare che sarebbe potuto arrivare anche il nostro turno. Quando la figlia del sindaco di Antibes sparì e ritrovarono solo la carcassa della sua auto doveva essere già chiaro che non si trattava di casi isolati. Fu quando arrivarono ad entrare nel consolato italiano e gli diedero fuoco che aprirono gli occhi… solo dopo che l’Italia chiese conto di quanto stava accadendo, ma era ormai tardi. Distruggevano ogni cosa che poteva in qualche maniera ricordare il potere e la ricchezza. Succede… è successo più volte a Parigi, è successo tante volte in America. Una volta, tanto tempo fa, accadde anche in Italia; mi sembra di ricordare che fu a Genova. Con una violenza così però mai. Questi non voglio spaccare tutto, vogliono le nostre teste!
Il muro avevamo fatto… noi dentro e gli altri fuori. Lo credevamo normale che pochi potessero godere di privilegi che tanti non avrebbero mai potuto avere. Noi, nei nostri mega-attici e nelle nostre ville qui a Montecarlo. Proprio noi, che da ragazzini avevamo festeggiato la caduta del muro di Berlino. Noi raccogliamo oggi quello che abbiamo seminato fin dall’inizio di questo secolo: lo buttarono giù in poche ore quel recinto, non ci fu uomo in divisa che riuscì a contenerli.
Una molotov frantuma il vetro della finestra e incendia il soggiorno, sono entrati. Stanno sfondando la porta e non credo che la mia redenzione farà di me un loro amico.
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Fausto Scatoli
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scritto piuttosto bene, sono in dubbio su un tempo verbale e forse manca una virgola o due.
le descrizioni sono piuttosto relative, non bellissime, però il contesto è chiaro e tondo.
certo, narra di una situazione che è degenerata e spero non possa accadere sul serio, però è davvero tragico.
onestamente, sono rimasto un po' deluso dal finale
non che lo aspettassi diverso, ma è giunto tanto all'improvviso che mi ha dato l'impressione manchi qualcosa
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Francesco Pino ha scritto: 22/09/2020, 14:59 Mi chiamo Michel Moneghetti, sono nato nel Principato di Monaco il 26 maggio 1975 e queste sono, con tutta probabilità, le mie ultime parole. Non è un testamento, non ho nessuno a cui lasciare qualcosa. Sto bevendo l’ultima bottiglia di Ruinart della mia vita mentre scrivo, e mi scuso con chi leggerà se le mie parole saranno un po’ confuse, non ho molto tempo.

Non sono lontani. Da questa mia bella casa che ebbi la fortuna di ereditare dai miei genitori riesco già a sentire le grida; sento gli schioppettii delle molotov e perfino delle vetrine infrante dei nostri negozi di moda. L’elicottero della polizia si sente già da un paio d’ore, stanno sparando da lassù. L’elicottero della famiglia regnante deve essere volato via ancora prima, loro saranno già in salvo mentre io cadrò qui, sparirò senza che la cosa riguarderà nessuno.

Certo sarà una data che verrà menzionata nei libri di storia, ma è davvero uno scherzo crudele dover morire il giorno del proprio compleanno. Spero di avere la forza di non inginocchiarmi a chieder pietà e spero in una cosa veloce, senza troppo soffrire.

E’ stata colpa nostra, l’abbiamo fatta noi la cazzata. Quella storia di aiutare l’Italia e la Francia con i migranti e sistemarli in mezzo a noi… gli alloggi sociali in mezzo alla nostra opulenza. Abbiamo messo dei poveri disgraziati in mezzo ai nostri negozi di lusso, i ristoranti costosi, i club privés; gli posteggiavamo le Ferrari sotto casa. Potevano guardare, ma non potevano toccare niente. Aumentarono i furti, gli scippi, le rapine. I turisti vedevano gente che chiedeva l’elemosina ovunque. Monaco è piccola, troppo piccola. Il Principe lo definì “un disguido di politica internazionale”. I governanti riescono a trovare eufemismi meravigliosi.

Dopo un anno di “convivenza” li mandammo via, ma loro non erano d’accordo. Ci furono numerosi scontri con la polizia, ci furono dei morti. La TV trasmetteva di continuo le immagini della guerra del ricco contro il povero. Poi alzammo il “muro”, un recinto alto tre metri tutt’attorno al Principato… il ricco villaggio-stato si proteggeva dalle future invasioni barbariche.

Fu di nuovo pace. Potevamo di nuovo passeggiare tranquillamente senza alcun "s’il vous plait" a infastidirci, potevamo lasciare le nostre belle macchine aperte, volendo avremmo potuto lasciare aperte anche le porte delle nostre case. Noi non rubiamo auto e argenteria… è il nostro commercialista a rubare per noi. Poi la notte c’erano i droni di sorveglianza a pattugliare dall’alto le strade.

Sono più vicini, le grida si sentono di più. Ebbe inizio lì fuori, in Francia. Vai a saper come e vai a sapere perché. La scintilla che fa scoppiare la rivolta non ne è mai la causa, è solo la goccia che fa traboccare il vaso. Fattostà che fu presto il caos. Al di là del muro hanno sottovalutato la situazione: quando vennero decapitati quei due poliziotti a Nizza lo si doveva pensare che sarebbe potuto arrivare anche il nostro turno. Quando la figlia del sindaco di Antibes sparì e ritrovarono solo la carcassa della sua auto doveva essere già chiaro che non si trattava di casi isolati. Fu quando arrivarono ad entrare nel consolato italiano e gli diedero fuoco che aprirono gli occhi… solo dopo che l’Italia chiese conto di quanto stava accadendo, ma era ormai tardi. Distruggevano ogni cosa che poteva in qualche maniera ricordare il potere e la ricchezza. Succede… è successo più volte a Parigi, è successo tante volte in America. Una volta, tanto tempo fa, accadde anche in Italia; mi sembra di ricordare che fu a Genova. Con una violenza così però mai. Questi non voglio spaccare tutto, vogliono le nostre teste!

Il muro avevamo fatto… noi dentro e gli altri fuori. Lo credevamo normale che pochi potessero godere di privilegi che tanti non avrebbero mai potuto avere. Noi, nei nostri mega-attici e nelle nostre ville qui a Montecarlo. Proprio noi, che da ragazzini avevamo festeggiato la caduta del muro di Berlino. Noi raccogliamo oggi quello che abbiamo seminato fin dall’inizio di questo secolo: lo buttarono giù in poche ore quel recinto, non ci fu uomo in divisa che riuscì a contenerli.

Una molotov frantuma il vetro della finestra e incendia il soggiorno, sono entrati. Stanno sfondando la porta e non credo che la mia redenzione farà di me un loro amico.
Bravo Francesco, mi è piaciuto molto il tuo racconto-denuncia. Hai espresso assai bene, e non in maniera retorica, la nostra società con tutte le sue storture. Parli di Montecarlo ma, quella che descrivi, è una realtà che si applica a tutto il mondo, come ben hai evidenziato, e si ripeterà sempre e da sempre si ripete. Non c'è speranza, così è "l'uomo"... Voto alto!
Mauro Conti
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Messaggio da leggere da Mauro Conti »

Partendo dal presupposto che chi lancia delle bombe molotov non ha mai ragione (non siamo qui a fare politica: D) direi che la storia è bella, tesa al punto giusto. Le prime due righe sono già al quanto perentorie e leggere tutto diventa d'obbligo per capire come va a finire. Netta la contrapposizione tra Montecarlo e la povera gente, il messaggio è chiaro. Finale un po' troppo… "secco". Un 3 direi che va bene, il messaggio, l'idea sono chiari e il testo è limpido, senza fronzoli, abbastanza diretto.
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Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

Complimenti ! Il testo, fin dalle battute iniziali, intriga il lettore spingendolo ad andare avanti nella lettura. Il ritmo è serrato, dunque non stanca. L'idea della storia è bella, perché riflette la tradizionale spaccatura tra pochi privilegiati e gli altri, spesso immigrati. Fa comprendere la mentalità dei privilegiati e la disperazione di chi fugge, di chi vede alzare un muro. È un testo sempre attuale.
Francesco Pino
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Fausto Scatoli ha scritto: 22/09/2020, 15:39 scritto piuttosto bene, sono in dubbio su un tempo verbale e forse manca una virgola o due.
le descrizioni sono piuttosto relative, non bellissime, però il contesto è chiaro e tondo.
certo, narra di una situazione che è degenerata e spero non possa accadere sul serio, però è davvero tragico.
onestamente, sono rimasto un po' deluso dal finale
non che lo aspettassi diverso, ma è giunto tanto all'improvviso che mi ha dato l'impressione manchi qualcosa
Si, nel rileggere il racconto prima di pubblicarlo il dubbio è venuto anche a me. Ho preso il rischio di sbagliare perchè mi suona bene
Francesco Pino
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Laura Traverso ha scritto: 22/09/2020, 16:22 Bravo Francesco, mi è piaciuto molto il tuo racconto-denuncia. Hai espresso assai bene, e non in maniera retorica, la nostra società con tutte le sue storture. Parli di Montecarlo ma, quella che descrivi, è una realtà che si applica a tutto il mondo, come ben hai evidenziato, e si ripeterà sempre e da sempre si ripete. Non c'è speranza, così è "l'uomo"... Voto alto!
Grazie Laura, sono contento che ti sia piaciuto cosi' tanto
Francesco Pino
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Mauro Conti ha scritto: 22/09/2020, 19:14 Partendo dal presupposto che chi lancia delle bombe molotov non ha mai ragione (non siamo qui a fare politica: D) direi che la storia è bella, tesa al punto giusto. Le prime due righe sono già al quanto perentorie e leggere tutto diventa d'obbligo per capire come va a finire. Netta la contrapposizione tra Montecarlo e la povera gente, il messaggio è chiaro. Finale un po' troppo… "secco". Un 3 direi che va bene, il messaggio, l'idea sono chiari e il testo è limpido, senza fronzoli, abbastanza diretto.
Grazie del bel commento
Francesco Pino
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Lucia De Falco ha scritto: 23/09/2020, 8:08 Complimenti ! Il testo, fin dalle battute iniziali, intriga il lettore spingendolo ad andare avanti nella lettura. Il ritmo è serrato, dunque non stanca. L'idea della storia è bella, perché riflette la tradizionale spaccatura tra pochi privilegiati e gli altri, spesso immigrati. Fa comprendere la mentalità dei privilegiati e la disperazione di chi fugge, di chi vede alzare un muro. È un testo sempre attuale.
Grazie, sono contento che ti sia piaciuto
Roberto Virdo'
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Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Lo spunto su cui si basa poi lo svolgimento è sicuramente apprezzabile. Sulla forma non mi piace soffermarmi, non mi sembra comunque ci sia molto da evidenziare e, credo ormai lo si sia capito, non sarò mai io il purista della situazione. Ovviamente la tematica è attuale, anche se francamente non rientra nel mio genere - ma massimo rispetto, qui si tratta di gusti personali -.
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Mi piace molto l’inizio, i primi due paragrafi, perché cattura subito l’attenzione; l’escamotage del racconto / diario / Ultima testimonianza ben si addice al tema. Mi sembra che il linguaggio però non sia sempre coerente, a volte il protagonista parla in modo piuttosto ricercato, mostrando un certo grado di cultura, in altri momenti è un po’ troppo “grezzo” secondo me.
In generale comunque lo trovo interessante, un bel lavoro.
Francesco Pino
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

Roberto Virdo' ha scritto: 23/09/2020, 12:02 Lo spunto su cui si basa poi lo svolgimento è sicuramente apprezzabile. Sulla forma non mi piace soffermarmi, non mi sembra comunque ci sia molto da evidenziare e, credo ormai lo si sia capito, non sarò mai io il purista della situazione. Ovviamente la tematica è attuale, anche se francamente non rientra nel mio genere - ma massimo rispetto, qui si tratta di gusti personali -.
Assolutamente un fatto di gusti, grazie Roberto
Francesco Pino
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Selene Barblan ha scritto: 23/09/2020, 18:32 Mi piace molto l’inizio, i primi due paragrafi, perché cattura subito l’attenzione; l’escamotage del racconto / diario / Ultima testimonianza ben si addice al tema. Mi sembra che il linguaggio però non sia sempre coerente, a volte il protagonista parla in modo piuttosto ricercato, mostrando un certo grado di cultura, in altri momenti è un po’ troppo “grezzo” secondo me.
In generale comunque lo trovo interessante, un bel lavoro.
In un certo senso mi hai "beccato" :) Per questo all'inizio ho scritto "mi scuso se le mie parole saranno un po' confuse". Grazie Selene
Valerio Geraci
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Il racconto è ben scritto ma non mi ha particolarmente conquistato; condivido inoltre in pieno ciò che ha scritto Selene nel commento precedente: l'inizio è la parte migliore del racconto, se fossi riuscito a mantenere quel livello per tutto il testo il voto probabilmente sarebbe stato più alto. Ti lascio un 3. Ciao!
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Un bel racconto distopico (credo si dica così). A pensarci bene neanche tanto visti i tempi che stiamo vivendo. Peccato per la fine da martire del protagonista. Speriamo che nella prossima vita sia dall'altra parte della barricata. Probabilmente lo troveremo fuori dal Vaticano
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Valerio Geraci ha scritto: 23/09/2020, 19:52 Il racconto è ben scritto ma non mi ha particolarmente conquistato; condivido inoltre in pieno ciò che ha scritto Selene nel commento precedente: l'inizio è la parte migliore del racconto, se fossi riuscito a mantenere quel livello per tutto il testo il voto probabilmente sarebbe stato più alto. Ti lascio un 3. Ciao!
Ti ringrazio del voto e del commento Valerio, ciao.
Francesco Pino
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Letylety ha scritto: 23/09/2020, 22:37 Un bel racconto distopico (credo si dica così). A pensarci bene neanche tanto visti i tempi che stiamo vivendo. Peccato per la fine da martire del protagonista. Speriamo che nella prossima vita sia dall'altra parte della barricata. Probabilmente lo troveremo fuori dal Vaticano
Grazie Letylety, l'idea di fondo l'ho presa dalle proteste violente avvenute dopo la morte di George Floyd. Quindi si, distopico fino a un certo punto.
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Ida-59
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Messaggio da leggere da Ida-59 »

Davvero un bel racconto, deciso, nudo e crudo, senza fronzoli, diretto dall'inizio alla fine. Ma con tanti pensieri e concetti molto, molto pesanti. Un finale molto rapido ma, del resto, era stato anticipato fin dalle prime righe e l'io narrante non permette di raccontare oltre.
Se devo fare un appunto, ci sono troppi puntini di sospensione (lo ammetto, mi stanno molto antipatici) che posso giustificare solo con la "tensione" che divora il narratore.
In ogni caso, mi è piaciuto molto.
Francesco Pino
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Ida-59 ha scritto: 24/09/2020, 12:32 Davvero un bel racconto, deciso, nudo e crudo, senza fronzoli, diretto dall'inizio alla fine. Ma con tanti pensieri e concetti molto, molto pesanti. Un finale molto rapido ma, del resto, era stato anticipato fin dalle prime righe e l'io narrante non permette di raccontare oltre.
Se devo fare un appunto, ci sono troppi puntini di sospensione (lo ammetto, mi stanno molto antipatici) che posso giustificare solo con la "tensione" che divora il narratore.
In ogni caso, mi è piaciuto molto.
No, no, non è la tensione; è un vizio che non riesco proprio a togliermi :)
Grazie del bel commento, lo apprezzo molto.
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Ciao Frsncesco. Il tuo racconto è veramente bello, forse l'argomento non è originalissimo ma d'altronde credo ci sia ormai veramente poco da inventare. Hai una proprietà di linguaggio scorrevole e diretta, oltreché essere corretta. Ho poco considerato la punteggiatura, che ho visto ti è stata puntualizzata in un altro commento, ma quando un racconto mi cattura smetto di fare le pulci e mi godo l'atmosfera. Dei racconti che ho letto, al momento, è quello che più mi ha convinto, pur avendone letto un altro che se la gioca con il tuo. Darò lo stesso voto, alto, che ho dato all'altro racconto. Vai avanti così! E a proposito, io sono per l'integrazione. 🤗
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

Marcello Rizza ha scritto: 26/09/2020, 22:03 Ciao Frsncesco. Il tuo racconto è veramente bello, forse l'argomento non è originalissimo ma d'altronde credo ci sia ormai veramente poco da inventare. Hai una proprietà di linguaggio scorrevole e diretta, oltreché essere corretta. Ho poco considerato la punteggiatura, che ho visto ti è stata puntualizzata in un altro commento, ma quando un racconto mi cattura smetto di fare le pulci e mi godo l'atmosfera. Dei racconti che ho letto, al momento, è quello che più mi ha convinto, pur avendone letto un altro che se la gioca con il tuo. Darò lo stesso voto, alto, che ho dato all'altro racconto. Vai avanti così! E a proposito, io sono per l'integrazione. 🤗
Ciao Marcello, grazie del caloroso commento. Credo che io e l'originalità non ci incontreremo mai :D
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Messaggio da leggere da Ida-59 »

Francesco Pino ha scritto: 24/09/2020, 18:16 No, no, non è la tensione; è un vizio che non riesco proprio a togliermi :)
Grazie del bel commento, lo apprezzo molto.
Bellissimo ascoltare la verità!
Togliti il viziatto e le storie saranno migliori! :D
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

I tempi verbali sono incerti, Francesco. Transiti dal presente al passato e viceversa, io avrei optato per il presente, dato che i fatti esposti dal narrante sono tutti comunque recenti.
Quanto al contenuto, non riesco a capire se sia una denuncia contro le ineguaglianze o contro coloro che hanno reso evidenti le ineguaglianze accogliendo nei nostri tranquilli paesi la gran massa dei disperati.
Questa incertezza non giova al racconto in sé.
Per me l'accoglienza è inevitabile e la diseguaglianza da condannare. E chi lancia molotov spesso ha ragione.
Un buon lavoro, a rileggerti
Francesco Pino
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

Namio Intile ha scritto: 28/09/2020, 16:54 I tempi verbali sono incerti, Francesco. Transiti dal presente al passato e viceversa, io avrei optato per il presente, dato che i fatti esposti dal narrante sono tutti comunque recenti.
Quanto al contenuto, non riesco a capire se sia una denuncia contro le ineguaglianze o contro coloro che hanno reso evidenti le ineguaglianze accogliendo nei nostri tranquilli paesi la gran massa dei disperati.
Questa incertezza non giova al racconto in sé.
Per me l'accoglienza è inevitabile e la diseguaglianza da condannare. E chi lancia molotov spesso ha ragione.
Un buon lavoro, a rileggerti
Ciao Namio. In tutti i tre racconti che ho finora pubblicato in gara ho sempre lasciato intravedere (o almeno l'intenzione era quella) delle considerazioni personali. Le mie idee non appaiono esplicitamente perchè in questo contesto preferisco cosi', ma ci sono. L'incertezza di cui parli non è solo voluta, cerco anche di "calibrarla".
Ora, tu mi hai scritto palesemente la tua opinione sull'argomento e io altrettanto palesemente ti rispondo: I furti, gli scippi, la gente che chiede l'elemosina per strada eccetera sono la conseguenza di un sistema che crea disuguaglianza. Il concetto di alloggio sociale non dovrebbe nemmeno esistere per me. E neanche i concetti di accoglienza e integrazione dovrebbero esistere... e neanche i passaporti dovrebbero esistere. E si, chi lancia molotov ha spesso ragione.
Grazie del commento Namio.
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Messaggio da leggere da Andr60 »

Un racconto distopico che potrebbe presto diventare cronaca, se con la scusa/ragione del coronavirus le piccole e medie imprese chiuderanno tutte a beneficio delle multinazionali.
Le autorità dicono di mantenere il "distanziamento sociale", peccato che sia proprio quello, il motivo del lancio delle molotov.
Voto 4
Francesco Pino
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

Andr60 ha scritto: 01/10/2020, 14:59 Un racconto distopico che potrebbe presto diventare cronaca, se con la scusa/ragione del coronavirus le piccole e medie imprese chiuderanno tutte a beneficio delle multinazionali.
Le autorità dicono di mantenere il "distanziamento sociale", peccato che sia proprio quello, il motivo del lancio delle molotov.
Voto 4
Ciao Andr60, grazie del commento e del bel voto. Ho messo una frase in questo racconto che trovo buona per diverse occasioni: la scintilla che accende la rivolta è solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
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Messaggio da leggere da Mariovaldo »

Un racconto che parte da una tragica realta' per arrivare a una delle possibili conseguenze, Sorretto da una buona scrittura, tiene avvinto il lettore sino al finale annunciato… Ecco, forse la mancanza di souspence, per i miei gusti, è un limite ma essendo frutto di una tua precisa scelta come tale va rispettata,
Stefyp
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Messaggio da leggere da Stefyp »

I tempi verbali sono da rivedere, ma questo l'hanno già rilevato. Il racconto è apprezzabile per la tematica che tratta. Fa riflettere e questo è sempre un bene. Ci vedo un pochino di retorica, ma è un peccato veniale nell'economia del racconto. Il finale andava sviluppato di più anche per me. Buon lavoro comunque.
RobediKarta
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Re: La guerra di Montecarlo

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Una strana distopia, lo spunto è interessante, anche l'home invasion incombente dà un certo sapore al racconto. Però forse non c'era nemmeno bisogno dello stratagemma della registrazione del messaggio, avresti potuto raccontare semplicemente dal punto di vista di lui, cosa sarebbe cambiato ? Ne avrebbe guadagnato in agilità. Ci sono un paio di volgarità che pronuncia il Moneghetti che attenuano il contrasto con la "plebaglia extracomunitaria", che invece potrebbe risaltare di più nell'atteggiamento. Il Moneghetti me lo vedo più che aspetta seduto e tranquillo con una mitraglietta in mano, sempre elegante, ma pronto a vendere cara la pelle, insomma pentito della "cazzata", ma non della sua vita. Poi c'è qualche banalità (rubiamo con i commercialisti). Però ripeto, c'è uno spunto con del discreto potenziale. Per com'è adesso non mi ha entusiasmato.
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Re: La guerra di Montecarlo

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

Ricordatevi di specificare esattamente "Commento" come titolo del messaggio usato per commentare le opere in Gara (senza prefissi come "Re:" o altri suffissi), altrimenti non verranno conteggiati dal sistema, grazie!
Se invece state solo rispondendo, non serve specificare.
Ricordatevi anche che il testo del commento deve essere lungo almeno 200 battute.
Vi rimando alle istruzioni delle Gare letterarie.
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La Gara 5 - A modo mio

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La Gara 69 - Le parole che non ti ho mai detto

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I sogni di Titano

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Il "cubo sognatore" su Titano aveva rivelato una verità sconvolgente sull'Umanità, sulla Galassia e, in definitiva, sull'intero Universo, una verità capace di suscitare interrogativi sufficienti per una vita intera. Come poteva essere bonariamente digerito il concetto che la nostra civiltà, la nostra tecnologia e tutto ciò che riguardava l'Umanità… non esisteva?
"Siamo solo… i sogni di Titano", aveva riportato il comandante Sylvia Harrison dopo il primo contatto col cubo, ma in che modo avrebbe potuto l'orgoglio dell'Uomo accettarlo? Ovviamente, l'insaziabile sete di conoscenza dell'Essere umano anelava delle risposte, e la sua naturale curiosità non poteva che spingerlo alla ricerca dell'origine del cubo e delle ragioni della sua peculiare funzione.
Gli autori GLAUCO De BONA (vincitore del Premio Urania 2013) e MASSIMO BAGLIONE (amministratore di BraviAutori.it) vi presentano una versione alternativa del "Tutto" che vi lascerà senza parole. Di Glauco De Bona e Massimo Baglione.
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IperStore - il lato oscuro dello Shopping

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È il giorno dell'inaugurazione di un supermercato, uno davvero grande, uno iper, uno dei tanti che avrete voi stessi frequentato e arricchito. Durante questa giornata di festa e di aggregazione sociale, qualcuno leggerà un dattiloscritto ancora inedito il cui contenuto trasformerà l'impossibile in normalità.
"...come se dal cielo fosse calata la mano divina di un Dio stanco e dispiaciuto dei propri errori, o come se tutte le altre grandi divinità fin'ora inventate dal Genere umano per compensare la propria inconsapevole ignoranza tribale e medievale verso i misteri della Natura e della Vita, si rivoltassero ai propri Creatori e decidessero di governare le loro fantasie".
La storia è leggermente erotica, vagamente fantasy, macchiata di horror e forse un po' comica.
Di Massimo Baglione.
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Human Take Away

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Umani da asporto

Nota: questo libro non è derivato dai nostri concorsi ma ne abbiamo curato l'editing e la diffusione per conto dell'autore che ha ceduto le royalty all'Associazione culturale.
"Human Take Away" è un racconto corale dove gli autori Alessandro Napolitano e Massimo Baglione hanno immaginato una prospettiva insolita per un contatto alieno. In questo testo non è stata ideata chissà quale novità letteraria, né gli autori si sono ispirati a un particolare film, libro o videogioco già visti o letti. La loro è una storia che gli è piaciuto scrivere assieme, per divertirsi e, soprattutto, per vincere l'Adunanza letteraria del 2011, organizzata da BraviAutori.it. Se con la narrazione si sono involontariamente avvicinati troppo a storie già famose, affermano, non era voluto. Desiderano solo che vi gustiate l'avventura senza scervellarvi troppo sul come gli sia venuta in mente.
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