Mister T.

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2020.

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3 - si lascia leggere
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Selene Barblan
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Mister T.

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Avevo 14 anni e vivevo con i miei nonni in una casetta a schiera in un paesino tranquillo e per bene. Ne sono consapevole, un villaggio non si può definire così, è un aggettivo che solitamente definisce una persona, non un luogo. Ma non saprei in che altro modo descriverlo, così curato, decorato anche nei periodi lontani dalle feste, punteggiato di aiuoline, pulito, discreto. Nessun rumore eccessivo, nessuna lite furibonda nei cortili, nessun brutto graffito sui muri della stazione o delle scuole elementari. Personcine delicate passeggiavano nelle vie alberate, mano nella mano in coppiette o coi bimbetti sulle spalle, a cavalcioni. Giardini curatissimi, automobili posteggiate perfettamente a lisca di pesce, baretti coi fiorellini in vasetti dipinti a stelline gialle su fondo azzurro - bonbon. Amichetti d’infanzia che riuscivano a giocare al parchetto senza bisticciare, scambiandosi le figurine e i primi bacetti.
Io no. Io ero un’anima nera, una macchia di petrolio. Insolubile, impossibile da smacchiare. Perennemente incazzata, perfino e soprattutto con quei poverini che provavano a sopportarmi, loro malgrado, tutti i giorni: il prof di classe, gli insegnanti, i compagni.
Perfino con i nonni. Con loro che già dovevano confrontarsi quotidianamente con gli acciacchi e con il senso di vuoto lasciato dalla scomparsa dei miei genitori. Ero, lo ammetto, intrattabile.
Forse per questo motivo per il mio quattordicesimo compleanno mi avevano comprato un telescopio. In un momento di distrazione mi ero infatti lasciata sfuggire che la luna, tutto sommato, non era una completa schifezza. Ricordo ancora gli occhi luccicanti e carichi di aspettativa di nonna quando avevo scartato con mala grazia l’enorme pacco infiocchettato. Tra una masticata di cicca e l’altra avevo borbottato un “grazie” ed ero tornata nella mia stanza, musica nelle orecchie, chiusura ermetica. Li avevo lasciati lì tutti e tre, come grucce dimenticate in un armadio.
Il mattino seguente i nonni erano ancora un po’ più curvi del solito. Il telescopio però non aveva perso la speranza, mi aspettava in fondo alle scale. Più per evitare di inciamparci durante una sortita notturna che per un vero senso del dovere, o di pietà, me lo ero portato finalmente in camera prima di uscire per andare a scuola con la consueta porta sbattuta. Al mio rientro me n’ero già dimenticata e, destino, ci ero andata a sbattere… con prevedibili sacramenti. Era andato quindi a finire nell’angolo più scuro della mia buia stanza.
Qualche settimana dopo, in una notte di luna piena, faticavo ad addormentarmi. Mi giravo e rigiravo nel letto, sbattendo furiosamente le gambe sotto le coperte, sbuffando e alimentando così il mio nervosismo. Al culmine della stizza avevo dato una spinta talmente forte che, nonostante il peso, il piumino era volato dall’altra parte della stanza. Per un po’ ero rimasta ferma nel letto, non avevo nessuna intenzione di alzarmi. Poi l’aria gelida che entrava dalla finestra aveva cominciato a farmi rabbrividire, quindi mi ero arresa. Raccogliendola avevo notato, appoggiato come un viaggiatore alla fermata del bus, proprio lui: Mister Telescopio.
L’avevo preso, rigirato tra le mani, posato. Poi l’avevo ripreso, avevo aperto la cerniera, avevo slacciato i velcri che lo tenevano fermo e lo avevo estratto dalla custodia. Con un paio di manovre l’avevo regolato alla mia altezza, quindi eravamo usciti assieme sul balcone. Avevo provato le diverse lenti, da quella con pochi ingrandimenti a quella più potente, per scrutare la superficie lunare. Dopo un lasso di tempo imprecisato mi ero accorta che non sentivo più le dita, ero quasi congelata. Ero rientrata in camera per avvolgermi nel piumino e ero tornata subito in appostamento, così concentrata che i goccioloni che mi colavano dal naso neanche mi davano fastidio. Avevo finito per addormentarmi sul balcone, avvolta come un bruco nel suo bozzo, con al fianco la figura slanciata del telescopio a proteggermi.
No. Mister T., come l’avevo poi ribattezzato, non è bastato a farmi diventare una ragazzina sorridente, beata e inconsapevole come le ochette che popolavano la mia classe. Ma nei momenti più cupi è stato un valido compagno, assieme alle sigarette e alle bottiglie di birra sgraffignate di soppiatto dalla cantina di nonnino.
Lucia De Falco
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Credo che sia un racconto ben scritto ed equilibrato nei tempi dedicati alle varie parti: l'introduzione con la descrizione dell'ambiente, un cenno alla situazione familiare e di disagio della narratrice e il racconto dell'episodio relativo al telescopio.
Il linguaggio, crudo e schietto, ben riflette il carattere ribelle della ragazza. Personalmente preferirei un finale un po' più dolce, ad esempio: :da allora nei miei momenti bui il telescopio mi è stato sempre accanto, illuminando i miei momenti bui." Così come preferirei un recupero finale del rapporto coi nonni.
Roberto Virdo'
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Per la mia modesta opinione questa brava autrice, e il brava non si riferisce al sito, viaggia sempre su livelli minimi standard elevati. Parlo di uno stile elegante, fluente, una facilità di combinare le parole sempre spiccata. I contenuti poi restano, come in questo caso, mai banali, profondamente introspettivi, a volte particolarmente profondi e difficili da sviscerare.
Due complimenti focalizzati: il titolo che "prende", poi la sequenza degli "avevo/aveva" del penultimo paragrafo...molto molto bella e anche significativa. Uno poi mio personale per la scelta del telescopio quale strumento di "apertura/introspezione" spirituale e per la citazione della Luna (presenza ricorrente se non erro - nomen omen). Non nascondo di essere appassionato di astronomia sin da ragazzo (il che potrebbe significare, se lo spazio è tempo, una distanza di varie unità astronomiche).
Termino con un unica nota, non negativa ma riflessiva. Il livello a cui l'autrice ci ha abituato fa sì che le aspettative, almeno per me, siano alte. Qui trovo una leggera flessione rispetto allo standard normale. Forse, ma è un'ipotesi, perché la curva ritorna insistentemente sul soggetto e non, come un vero telescopio farebbe pensare, all'esterno. Mi spiego meglio: anche il precedente racconto in gara era profondamente introspettivo ma l'identificazione è avvenuta immediatamente.
Ribadisco però che il livello da cui si parte è sempre alto, oserei dire da una certa orbita in poi.
Selene Barblan
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Lucia De Falco ha scritto: 23/09/2020, 7:57 Credo che sia un racconto ben scritto ed equilibrato nei tempi dedicati alle varie parti: l'introduzione con la descrizione dell'ambiente, un cenno alla situazione familiare e di disagio della narratrice e il racconto dell'episodio relativo al telescopio.
Il linguaggio, crudo e schietto, ben riflette il carattere ribelle della ragazza. Personalmente preferirei un finale un po' più dolce, ad esempio: :da allora nei miei momenti bui il telescopio mi è stato sempre accanto, illuminando i miei momenti bui." Così come preferirei un recupero finale del rapporto coi nonni.
Ciao Lucia, grazie per il tuo commento; mi fa piacere che lo trovi equilibrato, io rileggendolo avevo un dubbio al riguardo. Mi sembrava infatti che la prima parte fosse meglio approfondita e il finale un po’ frettoloso. Ma per pigrizia l’ho lasciato così 😅.
Riguardo a come finisce sì, in effetti non è particolarmente positivo, già però aver trovato una passione per la ragazza in questione può essere uno spunto, o una spinta, dopotutto non si sa mai come andranno le cose, calcola che la narratrice probabilmente non è ancora del tutto cresciuta, ha ancora tutta la vita davanti per trovare un equilibrio, anche in famiglia. ☺️
Selene Barblan
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Roberto Virdo' ha scritto: 23/09/2020, 11:31 Per la mia modesta opinione questa brava autrice, e il brava non si riferisce al sito, viaggia sempre su livelli minimi standard elevati. Parlo di uno stile elegante, fluente, una facilità di combinare le parole sempre spiccata. I contenuti poi restano, come in questo caso, mai banali, profondamente introspettivi, a volte particolarmente profondi e difficili da sviscerare.
Due complimenti focalizzati: il titolo che "prende", poi la sequenza degli "avevo/aveva" del penultimo paragrafo...molto molto bella e anche significativa. Uno poi mio personale per la scelta del telescopio quale strumento di "apertura/introspezione" spirituale e per la citazione della Luna (presenza ricorrente se non erro - nomen omen). Non nascondo di essere appassionato di astronomia sin da ragazzo (il che potrebbe significare, se lo spazio è tempo, una distanza di varie unità astronomiche).
Termino con un unica nota, non negativa ma riflessiva. Il livello a cui l'autrice ci ha abituato fa sì che le aspettative, almeno per me, siano alte. Qui trovo una leggera flessione rispetto allo standard normale. Forse, ma è un'ipotesi, perché la curva ritorna insistentemente sul soggetto e non, come un vero telescopio farebbe pensare, all'esterno. Mi spiego meglio: anche il precedente racconto in gara era profondamente introspettivo ma l'identificazione è avvenuta immediatamente.
Ribadisco però che il livello da cui si parte è sempre alto, oserei dire da una certa orbita in poi.
Ciao Roberto, sei sempre molto gentile, ti ringrazio ☺️. Sono molto d’accordo con quanto dici; ho pubblicato questo racconto perché ho voluto provare qualcosa di diverso, consapevole del fatto che non è così elaborato come altri che ho già proposto. Ed è anche forse vero che è un po’ ridondante.
Beh, grazie mille per il tuo commento e per la tua considerazione, aspetto il tuo racconto 🙂
Mauro Conti
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Mi associo all'idea di Roberto, nel senso che, senza nulla togliere al racconto, conoscendo il calibro di chi scrive ci saremmo aspettati qualcosa di più...più.
Per il resto si lascia leggere senza particolari colpi di scena. Chiusura senza fornire più di tanto dettagli. Componimento nella media.
Hai cercato di trattare una tematica e uno stile nuovi, forse era meglio puntare su un tuo classico, ovvero l'introspezione associata ad una tematica più intimistica. Come si dice a scuola: "va bene ma può fare di più". Sarà per la prossima volta.
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Devo dire con tutta franchezza che il racconto non mi è piaciuto a cominciare dal titolo che trovo davvero per nulla carino. Poi, secondo me, le descrizioni iniziali del paesello modello "Mulino Bianco" sono state espresse troppo ripetutamente, dette e ridette… Inoltre ho trovato la storia banale e non coinvolgente (un classico: la ragazzina rimasta orfana e arrabbiata col mondo intero, nonni compresi). Sicuramente al prossimo giro l'autrice saprà stupire positivamente con qualcosa di diverso…
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La prima parte è piena di vezzeggiativi che poi si sospendono nel resto del racconto e la cosa mi ha un po' sbilanciato e non ho afferrato bene il cambio del registro narrativo della protagonista. Mi piace che il questo racconto l'elemento novità, rappresentato dal regalo, non attui nessuna emancipazione della protagonista, a differenza di altri racconti dove avviene una svolta. A me questo aspetto piace molto, n po' come nei racconti di Carver dove non succede niente o, se succede, non cambia nulla per il protagonista. Mi spiace che qui il meccanismo non sia tanto riuscito.
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Macrelli Piero ha scritto: 23/09/2020, 15:03 La prima parte è piena di vezzeggiativi che poi si sospendono nel resto del racconto e la cosa mi ha un po' sbilanciato e non ho afferrato bene il cambio del registro narrativo della protagonista. Mi piace che il questo racconto l'elemento novità, rappresentato dal regalo, non attui nessuna emancipazione della protagonista, a differenza di altri racconti dove avviene una svolta. A me questo aspetto piace molto, n po' come nei racconti di Carver dove non succede niente o, se succede, non cambia nulla per il protagonista. Mi spiace che qui il meccanismo non sia tanto riuscito.
Ciao! Nella prima parte con quei vezzeggiativi volevo rendere un po’ il sarcasmo della ragazza nei confronti del paese che, per lo meno a prima vista, è idilliaco e perfetto, in contrapposizione a come lei vede se stessa. Infatti poi parlando di se e dei suoi rapporti con gli altri ha un altro tono.
Interessante questo paragone con Carver, che ancora non conosco ma che, mi hai incuriosito, andrò a cercare, quindi grazie sia per la lettura che per la dritta e per la critica utile :)
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Mauro Conti ha scritto: 23/09/2020, 13:24 Mi associo all'idea di Roberto, nel senso che, senza nulla togliere al racconto, conoscendo il calibro di chi scrive ci saremmo aspettati qualcosa di più...più.
Per il resto si lascia leggere senza particolari colpi di scena. Chiusura senza fornire più di tanto dettagli. Componimento nella media.
Hai cercato di trattare una tematica e uno stile nuovi, forse era meglio puntare su un tuo classico, ovvero l'introspezione associata ad una tematica più intimistica. Come si dice a scuola: "va bene ma può fare di più". Sarà per la prossima volta.
Ciao Mauro, beh, grazie; anche se il racconto non ti ha entusiasmato la considerazione che esprimi nei miei confronti, o meglio riguardo ciò che scrivo, mi lusinga. Terrò conto delle tue considerazioni, grazie per la lettura!
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Laura Traverso ha scritto: 23/09/2020, 14:25 Devo dire con tutta franchezza che il racconto non mi è piaciuto a cominciare dal titolo che trovo davvero per nulla carino. Poi, secondo me, le descrizioni iniziali del paesello modello "Mulino Bianco" sono state espresse troppo ripetutamente, dette e ridette… Inoltre ho trovato la storia banale e non coinvolgente (un classico: la ragazzina rimasta orfana e arrabbiata col mondo intero, nonni compresi). Sicuramente al prossimo giro l'autrice saprà stupire positivamente con qualcosa di diverso…
Ciao Laura, beh capita; grazie comunque per il tempo speso per leggere e commentare il racconto. Vedremo cosa offrirà il prossimo giro, ...
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Laura Traverso ha scritto: 23/09/2020, 14:25 Devo dire con tutta franchezza che...
Laura, per cortesia, non citare l'intero racconto quando esprimi un commento. Te l'ho segnalato anche in privato.
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Massimo Baglione ha scritto: 24/09/2020, 7:05 Laura, per cortesia, non citare l'intero racconto quando esprimi un commento. Te l'ho segnalato anche in privato.
Scusami tanto Massimo, lo so me lo hai segnalato, ma non sempre riesco a farlo, non so perché. Farò comunque più attenzione, ciao
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Messaggio da leggere da Ida-59 »

Bel racconto, mi è davvero piaciuto. Le parole scorrono velocissime sotto gli occhi rivelando un paesino da favola e una ragazzina che alle favole non crede, ma che è descritta in modo realistico e credibile. Bello in finale, quasi romantico e da favola, ma "raddrizzato" dal post-finale che riporta tutto alla normalità.
Bella prova, voto 4.
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

Ammetto che ci sono rimasto un po' male per i nonni, speravo in un qualche ringraziamento finale o un qualche gesto affettuoso verso di loro. Tuttavia il finale rende forse il racconto più autentico, più in linea col carattere della ragazza. Forse dovevi un po' allungare il brodo in qualche maniera (due parole in più sulla luna, per esempio; un ritorno al presente con il quale comincia la narrazione… o che ne so :) ) e il titolo, perdonami, è davvero brutto; pensavo di dover leggere una storia su qualcuno che somigliava a P.E. Baracus.
Voto: 3
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😂🤣🤣 ecco proprio non avevo fatto l’associazione con l’A-Team 😅 beh, ci penserò, anche sul fatto di approfondire la parte centrale. Grazie per la lettura e il commento!
Selene Barblan
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Ida-59 ha scritto: 24/09/2020, 16:00 Bel racconto, mi è davvero piaciuto. Le parole scorrono velocissime sotto gli occhi rivelando un paesino da favola e una ragazzina che alle favole non crede, ma che è descritta in modo realistico e credibile. Bello in finale, quasi romantico e da favola, ma "raddrizzato" dal post-finale che riporta tutto alla normalità.
Bella prova, voto 4.
Ciao Ida, grazie! :) hai colto il messaggio molto bene
Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Ciao Selene. Il tuo racconto è ben scritto, scorrevole, divertente nel tratteggio della ragazzina. Forse dovrei rileggerlo perché sono riuscito solamente a metà lettura a capire che era una ragazzina anziché un maschietto. Anche il finale a me è piaciuto, non credo sia credibile la "conversione" spontanea e immediata. Invece hai terminato con un piccolo passetto di consapevolezza da parte di una ragazzina che ha ancora una vita da trascorrere per crescere, migliorare e fare i conti con una società che alla fine potrebbe chiederle da pagare un conto salato. Piuttosto viene in attimo a mancare un po di sorpresa che forse in un racconto breve aggiunge appeal. Essendo la prima volta che partecipo, a differenza di altri non ho letto precedentemente altri tuoi racconti, ma mi fido di chi mi ha preceduto e non vedo l'ora di leggere qualcosa di tuo "intimistico e introspettivo", anche perché io amo scrivere così e cerco di slegarmi un po da questo cliché ma se con te funziona leggerti mi aiuterà a crescere.
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Marcello Rizza ha scritto: 27/09/2020, 16:57 Ciao Selene. Il tuo racconto è ben scritto, scorrevole, divertente nel tratteggio della ragazzina. Forse dovrei rileggerlo perché sono riuscito solamente a metà lettura a capire che era una ragazzina anziché un maschietto. Anche il finale a me è piaciuto, non credo sia credibile la "conversione" spontanea e immediata. Invece hai terminato con un piccolo passetto di consapevolezza da parte di una ragazzina che ha ancora una vita da trascorrere per crescere, migliorare e fare i conti con una società che alla fine potrebbe chiederle da pagare un conto salato. Piuttosto viene in attimo a mancare un po di sorpresa che forse in un racconto breve aggiunge appeal. Essendo la prima volta che partecipo, a differenza di altri non ho letto precedentemente altri tuoi racconti, ma mi fido di chi mi ha preceduto e non vedo l'ora di leggere qualcosa di tuo "intimistico e introspettivo", anche perché io amo scrivere così e cerco di slegarmi un po da questo cliché ma se con te funziona leggerti mi aiuterà a crescere.
Ciao, anche in un altro racconto che ho pubblicato in una precedente gara il personaggio principale era un po’ indefinito. Mi è uscito così, forse perché inconsapevolmente volevo renderli più vicini al lettore indipendentemente dal sesso. Sono d’accordo con te riguardo il finale, che non è particolarmente sorprendente; l’aspetto che mi interessava far trasparire era il cinismo di lei ed evitare il finale eccessivamente “buonista”, aspetto che tu hai colto.
Riguardo la tua considerazione finale, beh, mi trovo un po’ in imbarazzo, non credo di essere esattamente un esempio da seguire. Io scrivo solitamente di getto e senza pensare molto, quello che esce esce... però la possibilità di leggerci a vicenda sicuramente permette a tutti noi di avere sempre nuovi sguardi, su di noi, su ciò che scriviamo e su ciò che leggiamo.
Grazie mille per la tua lettura e per il tuo commento!
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

a me non è dispiaciuto per niente.
non ho apprezzato la parte iniziale, dove descrivi il paesello; mi pare esageratamente positiva.
da lì in poi, invece, il racconto cambia ritmo e stile, presentando una protagonista arrabbiata col mondo e descrivendola benone (poveri nonni).
bello anche il finale, secco come doveva essere.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Messaggio da leggere da ElianaF »

Racconto bello, finale troppo secco per me. Avrei anche allungato questo pezzo" Io no. Io ero un’anima nera, una macchia di petrolio. Insolubile, impossibile da smacchiare. Perennemente incazzata, perfino e soprattutto con quei poverini che provavano a sopportarmi, loro malgrado, tutti i giorni: il prof di classe, gli insegnanti, i compagni." Basta essere solo incazzati per essere un'anima nera?
Ti segnalo un refuso "Li avevo lasciati lì tutti e tre, come grucce dimenticate in un armadio." tre nonni?
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Fausto Scatoli ha scritto: 28/09/2020, 17:32 a me non è dispiaciuto per niente.
non ho apprezzato la parte iniziale, dove descrivi il paesello; mi pare esageratamente positiva.
da lì in poi, invece, il racconto cambia ritmo e stile, presentando una protagonista arrabbiata col mondo e descrivendola benone (poveri nonni).
bello anche il finale, secco come doveva essere.
Ciao Fausto, grazie per la lettura! La prima parte, nelle mie intenzioni, voleva essere una descrizione secondo l’ottica un po’ sarcastica della ragazza. Felice non ti sia dispiaciuto ☺️
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

ElianaF ha scritto: 30/09/2020, 18:23 Racconto bello, finale troppo secco per me. Avrei anche allungato questo pezzo" Io no. Io ero un’anima nera, una macchia di petrolio. Insolubile, impossibile da smacchiare. Perennemente incazzata, perfino e soprattutto con quei poverini che provavano a sopportarmi, loro malgrado, tutti i giorni: il prof di classe, gli insegnanti, i compagni." Basta essere solo incazzati per essere un'anima nera?
Ti segnalo un refuso "Li avevo lasciati lì tutti e tre, come grucce dimenticate in un armadio." tre nonni?
Ciao Eliana, grazie per gli spunti e per il tuo commento 🙂 “tutti e tre” sono i due nonni e il telescopio, tendo a umanizzare anche gli oggetti 😅
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

Ritorni alle tue origini con questo racconto e la sua piccola protagonista, una ragazzina, diversa dalle ochette carine che popolano un villaggetto lindo e pulito dove regna l'ordine e le persone fanno ciò che debbono fare senza qualcuno ad obbligarli a farlo, inquieta e a suo modo ribelle.
In modo diverso dal solito introduci delle attenuanti, è orfana di madre e padre e vive con i nonni, e un elemento di speranza che dà vita anche al titolo: Mr.T.
Un buon racconto, condotto al finale in modo perfetto e che non soffre neanche della sua brevità.
Stai sempre su di un livello molto alto, brava.

Solo un particolare, le lenti di cui scrivi, che cambiate variano gli ingrandimenti di un telescopio amatoriale (a rifrazione o riflessione o con ottica più complessa) si chiamano oculari.
Selene Barblan
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Re: Mister T.

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Grazie Namio, come sempre ho apprezzato molto il tuo commento; grazie anche per l’imput, a breve correggerò!
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Antologia visual-letteraria (Volume due)

Antologia dedicata agli animali

Questo libro è una raccolta dei migliori testi che hanno partecipato alla selezione per la seconda antologia di BraviAutori.it. I ricavati saranno interamente devoluti al sostentamento di una comunità felina abbandonata sita nei pressi del Nucleo industriale di Longarone, Belluno, a poche centinaia di metri dalla diga del Vajont.
A cura di Massimo Baglione e Alessandro Napolitano.

Contiene opere di: Paolo Maccallini, Gianluca Gendusa, Pia Barletta, Angela Di Salvo, Miriam Mastrovito, Alessandro Napolitano, Valentina Margio, Gilbert Paraschiva, Enrico Arlandini, Elena Piccinini, Stefano di Stasio, Eugenio De Medio, Celeste Borrelli, Luisa Catapano, Anna Maria Folchini Stabile, Giovanni Minio, Gemma Cenedese, Antonio Giordano, Rodolfo Vettorello, Cosimo Vitiello, Damiano Giuseppe Pepe, Patrizia Birtolo, Pietro Rainero, Roberto Stradiotti, Anna Giraldo, Maria Rizzi, Vittorio Scatizza, Paolo Frattini, Matteo Mancini, Piergiorgio Annicchiarico, Fabrizio Siclari, Emanuela Cinà, Laura Maria Rocchetti.
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La Gara 41 - Tutti a scuola!

La Gara 41 - Tutti a scuola!

(ottobre 2013, 49 pagine, 1,59 MB)

Autori partecipanti: Eliseo Palumbo, Lodovico, Polly Russell, Desiree Ferrarese, Rovignon, Nunzio Campanelli, Alessandro D, Lorella15, Eddie1969, Michele, Kaipirissima,
A cura di Antonella Pighin.
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Calendario BraviAutori.it "Writer Factor" 2015 -  (in bianco e nero)

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(edizione 2015, 3,39 MB)

Autori partecipanti: (vedi sopra),
A cura di Tullio Aragona.
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La Gara 57 - Imbranati

La Gara 57 - Imbranati

(dicembre 2015, 27 pagine, 3,39 MB)

Autori partecipanti: Lodovico, Giorgio Leone, Angelo Manarola, Federico Pani, Alberto Tivoli, Skyla, Marina Paolucci, Eliseo Palumbo,
a cura di Carlocelenza.
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