Le lacrime dei distratti

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2020.

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Sondaggio concluso il 22/12/2020, 23:00

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2 - mi piace pochino
1
5%
3 - si lascia leggere
9
41%
4 - è bello
8
36%
5 - mi piace tantissimo
4
18%
 
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Marcello Rizza
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Le lacrime dei distratti

Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

Il sole asciugava l’uva nei vigneti ed evidenziava il viola e la patina di muffa nobile della bacca del Norton Cinthiana. Era una tarda mattina d'ottobre, faceva decisamente troppo caldo per continuare la vendemmia, in Florida c’è umidità anche nelle campagne. I braccianti sudati caricavano i trattori di tinozze colme di uva, alcune donne cominciavano ad apparecchiare su una tovaglia a terra: ciambelle con sciroppo d’acero e succo di mela, salsicce e sangria. Una bracciante notò un’auto parcheggiare nella proprietà di Zeph, ne scese una donna che si diresse verso il retro della casa.
“Guarda chi si rivede!”, distraendo gli altri che si voltarono.
“Ma quella è la figlia”
“Si, è lei, non si vedeva da un pezzo.”
Scese dall’auto e si predispose alla quiete, il CD che aveva ascoltato a basso volume, l’ultimo lavoro inciso da suo padre vent’anni prima, era bello ma già raccontava malinconia dal titolo – The River of Dolls – e a lei occorreva pace. Non l’aveva avvisato del suo arrivo. Aveva con sé la borsa della spesa e una piccola valigia, conteneva il necessario per quattro giorni. Lo trovò riparato dal sole sotto la pergola nel retro, in giardino. Dormiva sulla sedia a dondolo, teneva un libro poggiato sulle magre gambe scoperte, il portacenere sopra il tavolino era sconsolatamente pieno. Uno sciame di moscerini dell’uva silenziosi muoveva una danza disordinata vicino al cesto della frutta, pensò che fosse un ambiente d’abbandono. Buck arrivò scodinzolando felice: “Woof woof”.
Gli strinse affettuosamente il muso: “Shhh! Non svegliare Papi”, sorrise e gli diede un bacio sulla fronte. Suo padre non si svegliò – bene! – entrò in casa dall’ingresso posteriore e anche là c’era un contenuto disordine: un po’ di ragnatele agli angoli, tende ingiallite, libri e quaderni dappertutto. Lesse alcune pagine dei quaderni, pur non calcando più le scene il grande rocker continuava a scrivere canzoni. I testi erano sempre belli, erano poesie, le scriveva per Lilith e su Lilith. Forse in altre pagine aveva anche scritto una canzone su di lei. Probabilmente no. Mise in ordine la stanza, libri e quaderni al proprio posto. Entrò nella sua camera da letto e volse gli occhi all’orsacchiotto della sorella appoggiato sul letto vuoto. Cacciò in gola il pianto, risolse di non aprire subito quel cassetto appena socchiuso della memoria, sapeva che sarebbe giunto quel momento, era tornata a casa anche per quello.
Buck si strusciò addosso al suo padrone, si erse sulle zampe appoggiandosi alla sedia a dondolo e lo leccò col suo vezzo canino di baciare. Lui si svegliò e, ancora intontito, percepì una presenza e un profumo di cipolla caramellata, carne alla brace e rosmarino stufato nelle patate al forno. Capì e malinconicamente si sorprese: “Dove sono gli occhiali? Sarà in cucina? Cosa le dico?”.
Lei stava apparecchiando la tavola, sentì nelle reni il silenzio di suo padre e si voltò, si guardarono, lui con la schiena dritta ma le spalle che cadevano pesanti, lei con una espressione involontaria che s’accordava con le spalle del padre. Non parlarono per un istante, che certi istanti durano immensi ricordi. Non si abbracciarono, lei sorrise:
“Non mi fermo molto, sai, fra sei giorni ho il volo per Roma”.
Zeph osservò la stanza in ordine, i quaderni, e gli scattò qualcosa: ”Hai letto i quaderni?”. Lei esitò un attimo di troppo a dirgli che no, non li aveva letti, le spalle scesero ancora più pesanti. Passarono una serata tranquilla, poche parole di circostanza, silenzi nascosti guardando il cielo stellato. Buck li tirava per i pantaloni e poi si rassegnava e si stendeva ai piedi di uno e dell’altra, di volta in volta.
Dormì poco e male, alle 06:30 suo padre ancora era a letto e lei già in cammino con a tracolla la chitarra, Buck scodinzolando la seguì. Le bastarono cinque minuti per raggiungere il fiume e sedersi a guardar scorrere l’acqua, a farsi violentare da ricordi e sensazioni. Era l’anniversario. Trent’anni erano trascorsi.
“Anche tu hai i tuoi ricordi Buck? Ricordi quando morì tua madre? Quando ti staccarono dai fratellini?”, Buck dormicchiava incurante, lo accarezzò.
Rivide se stessa e Lilith piccoline, con il sogno di cantare un giorno sul palco insieme al loro idolo, loro padre. E poi quella bambola a cui lei e Lilith volevano fare il bagnetto: “Papà, dai! Andiamo al fiume!”
Non aveva tempo, si mise le cuffie alle orecchie e riascoltò ancora gli arrangiamenti delle ultime canzoni, voleva far uscire il suo disco per dicembre. Quando Lilith cadde nel fiume Zeph non sentì le urla, aveva le cuffie, stava limando gli arrangiamenti, era distratto, non sentì, non arrivò a salvarla. Parlò con sua sorella, parlò alle increspature dell’acqua là dove la vide per l’ultima volta. Le raccontò del suo gatto Oliver e del suo nuovo fidanzato taciturno, che era riuscita a diventare cantante di successo, che l’avrebbe portata con sé sul palco a Roma per quel concerto. Prese la chitarra: “Dimmi cosa ne pensi Lilith, vorrei cominciare il concerto con questa”. E iniziò a suonare alcuni accordi, poi a cantare. Finita la canzone Lilith e l’acqua non le risposero. Ancora non pianse.
Sentì un frusciare, si voltò, era suo padre: “Sapevo che ti avrei trovata qui” e si sedette al suo fianco, assieme guardarono le increspature dell’acqua che brillavano del sole ormai sorto.
“È molto bella la canzone che stavi cantando, non la conoscevo, stai preparando un nuovo disco?”
Lei non rispose.
“Ti scriverò una bella canzone, sai? Parlerà di te, di quanto sei bella.”
Ecco, era arrivato il momento. Voleva perdonarsi e perdonarlo ma non sapeva se ci sarebbe riuscita. Pensò a una frase che aveva letto il giorno prima nei quaderni del padre:"Nel fiume si sperdono le lacrime dei distratti". Non avrebbe dovuto scriverla, complicava tutto.
“Sto andando via, papà”, lo decise nello stesso momento in cui glielo disse, “sto andando via”. Lui restò sorpreso, ci stava provando.
“Di già? Volevo… ” e gli morì la frase sentendola ribadire che:“Si, andrò via”. Lei si alzò e tornò a casa a preparare le sue cose, Buck la seguì, Zeph restò solo a guardare le increspature dell’acqua. La raggiunse mentre lei stava caricando nel baule la piccola valigia, appena aperta, giusto lo spazzolino da denti e il pigiama. Lei volse lo sguardo lontano, un velo di malinconia negli occhi, la carne verso il fiume.
“Papà, quando ero piccola ho smesso di amarti”, poi lo guardò dritto, sorrise con dolcezza come a dirgli che non doveva preoccuparsi “ma ormai sembra proprio un romanzetto da quattro soldi, non trovi? Tipo l’unica figlia del grande rocker, del grande Zephyr Hale Dillard”.
Lo abbracciò, provò a credere in quel gesto, lui triste e incurvato, le spalle cadenti:
“Ti scriverò una canzone, promesso”.
Un’altra The River of Dolls…pensò. Si sarebbe perdonata, l'avrebbe perdonato, non era ancora il momento. Salì in auto e partì. Guardò i vigneti pensando che quell’anno sarebbe venuto un buon vino e, finalmente, pianse.
Ultima modifica di Marcello Rizza il 07/11/2020, 14:26, modificato 8 volte in totale.
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Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Un racconto triste, fatto di ricordi originati da quel fiume di bambola da cui ebbe inizio tutto il suo dolore. Molto belle le sensazioni espresse mentalmente nei confronti di quel padre la cui distrazione fu fatale e tragica. Ho inteso che il perdono, nonostante i trenta anni trascorsi, quella figlia ancora non lo concedeva, non poteva. L'autore è riuscito ad esprimere con maestria e sensibilità i pensieri, l'ambiente, Buck (molto teneramente) e soprattutto il dolore mai placato di entrambi: pure da quel padre tormentato dai rimorsi, ben fatti intendere anche dalla sua postura. Il finale della storia, col suo pianto, finalmente, è molto appropriato. Bravo! Voto alto
Marcello Rizza
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Re: The River of Dolls

Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Grazie Laura. Hai colto e descritto con poche parole appropriate tutto il significato del racconto. Sei lettrice attenta e sensibile. Sai anche incoraggiare chi scrive, e in un mio momento di insicurezza come "scrittore" il tuo incoraggiamento consapevole mi motiva.
Mauro Conti
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Messaggio da leggere da Mauro Conti »

Composto egregiamente con attenzione alla punteggiatura, ai dialoghi e alle descrizioni.
In sottofondo un rapporto naufragato (in un fiume) tra il padre (persona di successo) e la figlia, fatto di poche parole ma di intensissime emozioni. Il paesaggio ci mette del suo a creare un'atmosfera consona e adeguata nel creare ancora più sensazioni. Non molto movimentato (a parte la coda del cagnolino) ma componimento più che discreto. Bel lavoro. 4. :D
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Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Marcello Rizza ha scritto: 25/09/2020, 9:29 Grazie Laura. Hai colto e descritto con poche parole appropriate tutto il significato del racconto. Sei lettrice attenta e sensibile. Sai anche incoraggiare chi scrive, e in un mio momento di insicurezza come "scrittore" il tuo incoraggiamento consapevole mi motiva.
Ciao Marcello, sei persona modesta e per ciò ti apprezzo, ti sei definito scrittore tra virgolette ma le virgolette credimi che ci crescono. Sei scrittore bravo e sensibile e non borioso, dote, quest'ultima, che a volte qui sfugge… Ma lasciamo perdere. Circa il voto devo avere fatto qualche errore, in realtà volevo mettere il massimo, ossia il 5, ma devo aver cliccato il 4 e una volta fatto non si può più correggere (se per caso Massimo mi leggesse, mi farebbe piacere cambiare il mio 4 con un 5).
Ti consiglio di esprimere almeno un commento su di un altro racconto così da potere essere in graduatoria: certamente avresti un'ottima posizione. Ciao
Marcello Rizza
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Re: The River of Dolls

Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Ciao Laura. Ti rispondo brevemente dal cellulare, non il mezzo migliore. Ho pubblicato solamente ieri sera. Mi sono ripromesso di leggere prima tutti i racconti e poi di commentare. Ma sono anche in difficoltà. Se un racconto non mi piace preferisco non commentarlo, non posso essere solo diplomatico. Non è una questione di presunzione, spero, mi interrogo. Penso che chi scrive debba essere incoraggiato o evitare di scoraggiarlo. Alla fine, dopo averli letti tutti, darò una mia valutazione solo a chi, per la mia sensibilità, mi sentirò onestamente di assegnarle/gli dal 4 al 5. Comunque grazie di avermi riposto e incoraggiato.
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Massimo Baglione
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Re: The River of Dolls

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

Marcello Rizza ha scritto: 25/09/2020, 16:39 Penso che chi scrive debba essere incoraggiato o evitare di scoraggiarlo.
Ti dirò... molte volte leggo in giro cose che temo siano frutto di questo eccessivo "buonismo" :lol:
L'autore, come qualsiasi altro artigiano, deve sapere la verità, specialmente se negativa ma costruttiva: gli serve per migliorarsi (se lo desidera).
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Re: The River of Dolls

Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Massimo, hai ragione. Ma essendo qui in un contesto di "concorso" dove concorro sarei più a mio agio a commentare come visitatore. Ciò nonostante, dopo aver letto tutti i racconti, darò il mio contributo. 😊
Marcello Rizza
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Re: The River of Dolls

Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Ciao Francesco. Grazie del tuo feedback. Sulla ripetizione ti do ragione, quando domani sera tornerò a casa sistemerò il disguido. La decisione di iniziare così il racconto aveva un duplice scopo, spiegare subito l'ambiente per poi poter dedicare il cuore della storia al difficile rapporto genitoriale e per dare un taglio cinematografico che pensavo originale e movimentato a un racconto che per l'argomento non avrebbe potuto avere. Ma devo prendere atto che questo non è stato colto e pertanto è una mia imperizia. Sopratutto con commenti come il tuo riesco a crescere. Ancora grazie.
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Ida Daneri
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Messaggio da leggere da Ida Daneri »

Dal punto di vista emozionale la storia è molto forte e costruita davvero bene, compreso il finale non lieto, ma che ci sta, eccome se ci sta. Anche se è un finale un po' troppo rapido per me. E' come se l'autore fossde un po' scappato via dalle sue responsabilità.
Sullo stile, da un lato ti assegnerei un bel 5: un paio di frasi sono portentose, sublimi e te le invidio. Mi hai ricordato "Viaggio al termine della notte" di Celine. Però, personalmente non amo lo stile "flusso libero e caotico di coscienza" e nel tuo caso ogni tanto mi sono perduta tra narratore esterno e focalizzazione interna, con qualche virgola che depistava portando il voto a 3 o anche meno.
Un prova più che discreta, tutto sommato.
Marcello Rizza
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Re: The River of Dolls

Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Grazie del tuo commento Ida. Purtroppo questo è il mio stile, non riesco a scrollarmelo di dosso. E ti assicuro che la mia insegnante del corso di scrittura creativa, nel tentativo di migliorarmelo, è vicina all'esaurimento. Grazie del voto e del commento. 🤗
Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Quando ho letto la prima volta questo racconto mi è piaciuto, ma, per via dello stile molto particolare, mi sono distratta un po’ e non l’ho saputo apprezzare fino in fondo. Stamattina l’ho riletto e devo dire che alcuni aspetti formali che mi sembravano “stonare” in realtà danno una carica particolare e rinforzano il carico emotivo dei contenuti. Per lo meno è l’effetto che ha avuto su di me. Penso sia importante mantenere uno stile personale, è una cosa preziosa e da preservare. Il racconto mi è piaciuto molto nella sua malinconia autunnale. Nonostante la vicenda sia molto triste mi ha lasciato un senso di pace, il fiume ha portato via, ma il fiume permette anche di trovare una propria strada.
Marcello Rizza
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Re: The River of Dolls

Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Grazie del tuo commento Selene. In effetti ho una forma mia che sono riuscito in questo racconto, a fatica, a contenere perché possa giungere più facilmente al lettore. Solitamente cerco termini più precisi nei miei scritti, ho un mio concetto di eleganza artistica, ma spesso accade che ciò che scrivo sia considerato faticoso. Sto provando a asciugare il testo mantenendo le sensazioni.
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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

storia carica di rimpianto, nostalgia e malinconia.
abbastanza ben scritta, con pochi refusi e buone descrizioni, soprattutto a livello emozionale.
il finale non lascia grandi speranze, mi pare, al rapporto tra padre e figlia.
ma almeno lei ci ha provato.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Lucia De Falco
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Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

Il racconto mi è piaciuto molto. La storia è commovente ed è resa con maestria, introducendo il lettore poco a poco ai ricordi e al dolore della ragazza. Bella la descrizione del suo arrivo in casa, con la presenza del cane, il "sentire" da parte della ragazza e del padre la presenza dell'uno e dell'altro. È molto importante il ruolo giocato dalla musica, che dà gioia, ma che ha causato la distrazione del padre. Mi stupisce un po' la ripetizione da parte del padre della frase "Ti scriverò una canzone " forse causata dall'imbarazzo.
Marcello Rizza
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Re: The River of Dolls

Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Grazie del tuo commento Lucia. Imbarazzo è poco. Senso di colpa direi, tentativo di conquistare l'unica figlia che le rimane, peraltro goffo. Lui la ama, anche lei ama lui. Ora dovranno fare i conti col perdonarsi e perdonare. "Mi amo, ti amo. Mi perdono, ti perdono. Mi libero, ti libero". Non tutti hanno compreso il mio racconto e questa è una mia pecca di non saper giungere col mio scrivere. È anche per questo che sto affrontando questo percorso di crescita qui con voi che mi state aiutando, soprattutto in questo momento che sto sentendo poca fiducia nel mio provare a scrivere. Grazie del tuo incoraggiamento.
Giulia0101
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Re: The River of Dolls

Messaggio da leggere da Giulia0101 »

Ciao Marcello, mi è piaciuta molto la descrizione iniziale, non mi risulta pesante, ma molto evocativa.

Leggendola mi immaginavo i profumi, gli odori i sapori e un cielo azzurro, sembra quasi l'inizio di un film che poi arriva a descrivere il personaggio in entrata.

Il racconto è davvero molto triste, probabilmente è stata proprio una tua scelta renderlo così.
Ma proprio questa malinconia verso la fine forse era troppa.

Ribadisco che questo mio pensiero è soggettivo.

Io leggendolo avrei voluto che la figlia anche se non ha mai perdonato il padre, in questo piccolo ritorno gli facesse capire che l’avrebbe superato e forse quel giorno sarebbe stato il più importante per il padre perche' dopo tutti questi anni finalmente era arrivato il perdono agognato.

Ma quando ho letto la frase "Papà, quando ero piccola ho smesso di amarti” è stata davvero spiazzante...

Forse dopo avrei aggiunto qualcosa di commovente, ma che li univa di più, invece così mi è rimasto un nodo e un forte dispiacere per il padre in quelle condizioni.

Ovviamente le emozioni si sentono, la scrittura è articolata bene, i dettagli non mancano e Buck sembra un cane vero ;) Woof , veramente dolce.

Spero di leggere altre tue opere, hai un'ottima sensibilità il racconto è bello :D
Marcello Rizza
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Re: The River of Dolls

Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Ciao Giulia. Ti leggo. C'è molto di personale in quello che ho scritto. Non voglio, così scelgo, approfondire qua. C'è tanto amore in questo racconto, c'è tanta riflessione e probabilmente ho un mio sottotesto emozionale.
Ultima modifica di Marcello Rizza il 07/11/2020, 14:21, modificato 1 volta in totale.
Giulia0101
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Re: The River of Dolls

Messaggio da leggere da Giulia0101 »

Marcello Rizza ha scritto: 06/10/2020, 23:52 Ciao Giulia. Ti leggo. C'è molto di personale in quello che ho scritto. Non voglio, così scelgo, di approfondire perché questo sito è accessibile anche a mio figlio che mi ama ma che sceglie di non sapere alcune cose. C'è tanti amore in questo racconto, c:è tanta riflessione.
Non sapevo che fosse qualcosa di personale, ad ogni modo l'amore e la riflessione si sentono.
A me è piaciuto, alla prossima opera!
Andr60
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Messaggio da leggere da Andr60 »

Un racconto scritto bene che rende in pieno la tristezza di un rapporto padre/figlia distrutto da una tragedia. Sono passati trent'anni, ma i ricordi fanno ancora male: la figlia riuscirà a perdonarlo ? L'acqua del fiume dovrà scorrere ancora un po', e allora, forse...
Marcello Rizza
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Andr60 ha scritto: 07/10/2020, 10:11 Un racconto scritto bene che rende in pieno la tristezza di un rapporto padre/figlia distrutto da una tragedia. Sono passati trent'anni, ma i ricordi fanno ancora male: la figlia riuscirà a perdonarlo ? L'acqua del fiume dovrà scorrere ancora un po', e allora, forse...
Si, so già che che la figlia lo perdonerà. Prima o poi scriverò il seguito. Grazie del tuo commento.
Mariovaldo
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Messaggio da leggere da Mariovaldo »

Mi è piaciuto; io amo i film americani anni'60 e leggendo, mi sembrava di vedere appunto uno di quei film, in bianco e nero, ambientato nel Sud, dall'andamento lento e dolente.
Buona la scrittura, verosimili i personaggi, curato nella forma. complimenti e voto alto
Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Grazie Mario. C'è qualcosa, ma lo sto notando solo dopo aver letto il tuo commento, di Pick nick a Hanging Rock. Parlo di atmosfera sospesa e pigra ancorché drammatica. D'altronde amo quel film. E grazie anche per l'incoraggiamento.
Namio Intile
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

Troppa carne sul fuoco in poco spazio. Il contesto iniziale, tutto sommato accattivante, perde importanza, si dilegua, nel proseguo del racconto e la vendemmia pare sia stata messa lì per permettere solo quell'ultima battuta. Il rapporto difficile tra padre e figlia, la sorella morta per incuria del padre, il rancore tra i due, che poi fanno lo stesso mestiere e paiono composti della stessa materia e quindi sovrapponibili un po' mi ha confuso.
Se lui ha lasciato sola lei, lei non mi pare che faccia di meglio. Una contrapposizione secondo me è necessaria tra i due caratteri.
Il cane, che ricorda Jack London, e woffeggia e non abbaia, il gatto, il fidanzato, gli addii e il vino buono. Ma il vino non lo fanno in California?
Inserire un elevato numero di elementi (e anche una piccola metastoria) ha tolto, a mio avviso, centralità al rapporto tra padre e figlia che è il cardine del testo.
Ti segnalo:
“Guarda chi si rivede!”, distraendo gli altri che si voltarono.
“Ma quella è la figlia”
Dopo il punto esclamativo non va la virgola
E dopo figlia avrei messo un punto fermo.
Successivamente metti tra trattini il titolo, è anche quello un errore. Avresti dovuto usare le virgolette, ma le hai adoperate in precedenza per circoscrivere i dialoghi, o il corsivo.
Ultima modifica di Namio Intile il 20/10/2020, 15:24, modificato 1 volta in totale.
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Marcello Rizza
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Re: The River of Dolls

Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Ti ringrazio Namio di avermi letto e avermi consigliato. Prenderò atto anche del tuo punto di vista. Poi, ti dirò, mi interessa veramente molto poco la virgolettato o l'accento, materia che riguarda poi un eventuale editor. Mi sembrano puntigli ininfluenti. Mi riguarda invece molto il contenuto, la punteggiatura e la forma. Sui tuoi appunti in questo senso si, lo so, posso lavorarci. Ancora grazie.
Namio Intile
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Re: The River of Dolls

Messaggio da leggere da Namio Intile »

Grazie a te. Un tempo pensavo anch'io che fossero dettagli i segni grafici. Poi ho compreso che dietro la forma si nasconde la sostanza. Dentro i trattini, ad esempio, può intervenire l'autore precisando o esplicando quando serve. Ma deve usarli solo con quella funzione, non per annotazioni della voce narrante o di uno dei protagonisti.
Non so se mi spiego.
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Liliana Tuozzo
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Liliana Tuozzo »

Ho letto il tuo racconto come una pagina di un libro. Hai saputo creare atmosfere, hai saputo sviscerare sentimenti, tutto in uno stile tuo con molta narrazione e pochi dialoghi e il risultato è stato eccellente. Molto bravo.
Marcello Rizza
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Re: The River of Dolls

Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Grazie Liliana. Ora vado a rileggermi per trovare gli aspetti che hai trovato tu, provo a guardarlo come "una pagina di un libro", che trovo un bellissimo complimento. Peraltro è un racconto che, anche sulla scorta dei consigli che mi sono giunti da voi, continuo a modificare. Ancora grazie.
Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Chiedo agli amministratori. Sarebbe possibile cambiare il titolo del racconto anche se è già stato votato e commentato in concorso? Mi frulla in testa un nuovo titolo. Non che abbia deciso di farlo ma ci sto pensando e per questo chiedo la fattibilità. Grazie.
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Massimo Baglione
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

Marcello Rizza ha scritto: 07/11/2020, 14:11 Chiedo agli amministratori. Sarebbe possibile cambiare il titolo del racconto anche se è già stato votato e commentato in concorso?
Puoi, puoi.
Dovresti poterlo fare da te, altrimenti fammi sapere.
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La Gara 29 - Storie parallele

La Gara 29 - Storie parallele

(marzo 2012, 44 pagine, 863,42 KB)

Autori partecipanti: Polly Russel, nwNathan, nwLodovico, Jane90, nwConrad, nwCarlocelenza, Tuareg, nwLuigi Bonaro, nwLorella15, nwRoberta Michelini, nwAntonella P, nwDiego Capani,
A cura di Ser Stefano.
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La Gara 21 - Lasciate ogni speranza, oh voi ch'entrate.

La Gara 21 - Lasciate ogni speranza, oh voi ch'entrate.

(giugno 2011, 32 pagine, 424,38 KB)

Autori partecipanti: nwExlex, nwMastronxo, nwFeffone, nwAleeee76, nwSer Stefano, nwArditoeufemismo, nwJohanRazev, nwRoberto Guarnieri, nwAngela Di Salvo,
A cura di Conrad.
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La Gara 35 - Zombie & Incipit

La Gara 35 - Zombie & Incipit

(gennaio 2013, 28 pagine, 621,45 KB)

Autori partecipanti: nwPatrizia Benetti, nwlodovico, nwNunzio Campanelli, nwMonica Porta may bee, nwLorella15, nwAlessandro Pedretta, nwMastronxo, nwExlex, nwfreecora,
A cura di Ser Stefano.
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Alcuni esempi di nostri libri autoprodotti:


Le radici del Terrore

Le radici del Terrore

Antologia di opere ispirate agli scritti e all'universo lovecraftiano

Questa antologia nasce dalla sinergia tra le associazioni culturali BraviAutori ed Electric Sheep Comics con lo scopo di rendere omaggio alle opere e all'universo immaginifico di Howard Phillips Lovecraft. Le ventitrì opere selezionate hanno come riferimento la narrativa "lovecraftiana" incentrata sui racconti del ciclo di Cthulhu, già fonte di ispirazione non solo per scrittori affermati come Stephen King, ma anche in produzioni cinematografiche, musicali e fumettistiche. Il motivo di tanto successo è da ricercare in quell'universo incredibile e "indicibile", fatto di personaggi e creature che trascendono il Tempo e sono una rappresentazione dell'Essere umano e delle paure che lo circondano: l'ignoto e l'infinito, entrambi letti come metafore dell'inconscio.
A cura di Massimo Baglione e Roberto Napolitano.
Copertina di Gino Andrea Carosini.

Contiene opere di: Silvano Calligari, nwEnrico Teodorani, nwRona, Lellinux, Marcello Colombo, nwSonja Radaelli, Pasquale Aversano, Adrio the boss, Benedetta Melandri, Roberta Lilliu, nwUmberto Pasqui, nwEliseo Palumbo, Carmine Cantile, nwAndrea Casella, Elena Giannottu, nwAndrea Teodorani, Sandra Ludovici, Eva Bassa, nwAngela Catalini, Francesca Di Silvio, nwAnna Rita Foschini, Antonella Cavallo, Arianna Restelli.
Special guests: gli illustratori americani e spagnolo Harry O. Morris, Joe Vigil and Enrique Badìa Romero.

Vedi nwANTEPRIMA (2,02 MB scaricato 239 volte).

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Un passo indietro

Un passo indietro

Il titolo di questo libro vuole sintetizzare ciò che spesso la Natura è costretta a fare quando utilizza il suo strumento primario: la Selezione naturale. Non sempre, infatti, "evoluzione" è sinonimo di "passo avanti", talvolta occorre rendersi conto che fare un passettino indietro consentirà in futuro di ottenere migliori risultati. Un passo indietro, in sostanza, per compierne uno più grande in avanti.
Di Massimo Baglione.

Vedi nwANTEPRIMA (1,82 MB scaricato 478 volte).

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Nota: questo libro non proviene dai nostri concorsi ma è opera di uno o più soci fondatori dell'Associazione culturale.



Carosello

Carosello

antologia di opere ispirate dal concetto di Carosello e per ricordare il 40° anniversario della sua chiusura

Nel 1977 andava in onda l'ultima puntata del popolare spettacolo televisivo serale seguito da adulti e bambini. Carosello era una sorta di contenitore pubblicitario, dove cartoni animati e pupazzetti vari facevano da allegro contorno ai prodotti da reclamizzare. Dato che questo programma andava in onda di sera, Carosello rappresentò per molti bambini il segnale di "stop alle attività quotidiane". Infatti si diffuse presto la formula "E dopo il Carosello, tutti a nanna".
Per il 40° anniversario della sua chiusura, agli autori abbiamo chiesto opere di genere libero che tenessero conto della semplicità che ha caratterizzato Carosello nei vent'anni durante i quali è andato felicemente in onda. I dodici autori qui pubblicati hanno partecipato alle selezioni del concorso e sono stati selezionati per questo progetto letterario. Le loro opere sono degni omaggi ai nostri ricordi (un po' sbiaditi e in bianco e nero) di un modo di stare in famiglia ormai dimenticato.
A cura di Massimo Baglione.

Contiene opere di: nwGiorgio Leone, nwEnrico Teodorani, nwCristina Giuntini, nwMaria Rosaria Spirito, nwFrancesco Zanni Bertelli, nwSerena Barsottelli, nwAlberto Tivoli, nwLaura Traverso, Enrico Arlandini, Francesca Rosaria Riso, Giovanni Teresi, nwAngela Catalini.

Vedi nwANTEPRIMA (357,78 KB scaricato 85 volte).

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