La metrica del dolore

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2020.

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Anna Gri
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La metrica del dolore

Messaggio da leggere da Anna Gri »


Letizia era una bambina, un virgulto seminato da un destino un po’ distratto.
2014. Fabrizio e Sara si erano scontrati sulle automobili del luna park, tra luci psichedeliche e i bassi della techno che rimbombavano nei diaframmi delle casse toraciche e nelle loro gole secche assetate di poesia.
Ragazzi difettati senza, pezzi di ricambio, ingredienti del caos di un connubio di disgrazie. I due giovani, scappati di casa, si erano ubriacati alla fonte di un dolce e lieve sentimento. Afferrandosi l’un l’altro con le dita intrecciate si erano incamminati, ingannati dalla speranza di un futuro differente dal passato. Prima ancora di cogliere appieno il significato della parola amore, si erano intrappolati nella tela di una trama o nella trama di una tela, dipinta egregiamente da un artista assai dotato di macabro genio. Colpevoli e complici di un sentimento travolgente si erano uniti in una perfetta sintonia d’intenti. Fabrizio proteggeva Sara con tanta volontà e poco successo, Sara lo sosteneva manifestando comprensione alle sue debolezze.
Appena diciottenni, grazie a una scelta posta al centro tra obbligata e intelligente, avevano bussato all’uscio della nonna di Fabrizio che sinceramente lieta e allo stesso tempo commossa, li aveva fatti entrare: tutti e tre.
Sara aveva smesso di fumare e di nuotare nella birra e nel contempo Fabrizio si era messo a lavorare.
2015. Il trenta di settembre la cicogna aveva portato un candido fagotto che agitava le minuscole manine e che rubava a tutti quanti quel poco che avevano a disposizione. Letizia recava con se la beltà del proprio nome, donandola a coloro che ormai le appartenevano, totalmente disarmati dal suo incanto. La bimba era il cuore pulsante di una famiglia improvvisata che nutriva dolcemente con i suoi sorrisi grandi e innocenti. Concepita forse per troppa leggerezza, la piccina, sbatteva i suoi occhioni sulle facce dei presenti, come onde impazzite di acqua fresca che si infrangevano trascinando via con sé la sabbia cupa delle menti.
La mattina la mamma la svegliava avvolgendo il suo corpicino nel bozzolo di un tenero abbraccio. Il papà di consuetudine entrava nella sua stanza in punta di piedi, quasi senza sfiorare il pavimento, per posarle un lieve bacio sulla fronte, poi usciva dalla casa con il chiaro del sole che sorgeva nel livido del cielo violaceo.
Quei due ragazzi ribelli che si cercavano bramanti un anno prima si erano improvvisamente vestiti di un immagine convenzionale e le macchie che portavano negli animi le avevano dissolte.
2016. Il trenta di settembre Letizia aveva compiuto il primo anno e simultaneamente il primo passo. Sara e la nonna si sostenevano a vicenda a crescere e invecchiare. Fabrizio portava a casa il pane ed era divenuto senza sforzo un uomo capace di amare e di proteggere i suoi cari. I trascorsi sconsiderati dei ragazzi non erano che ricordi sbiaditi e insignificanti, ombre del passato prive di valore. La strada intrapresa aveva imboccato la giusta direzione e correva veloce e senza rischio di deragliamento. Letizia era identica alla madre: occhi azzurri come il cielo che guardavano curiosi e vivaci i colori del giardino, soggetti a nuove sfumature giorno dopo giorno.
2017. Il trenta di settembre Letizia aveva compiuto due anni. La festa della vita si ripeteva trasformando le note di tristezza in gioia e la piccolina correva scalza attraverso le piaghe del tempo. I suoi occhietti color del mare brillavano come stelle dentro quelli della nonna che giocava con lei senza tener conto del passare degli anni, ignara e indifferente di fronte alle leggi di madre natura. Letizia deliziava l’udito dell’anziana signora con frasi composte dall’arrangiamento di qualche parola, la sua vocina risuonava allegramente attraverso le stanze di quella umile dimora, conferendo a esse un aspetto regale.
2018. Il trenta di settembre Letizia aveva compiuto tre anni. Le foglie del giardino danzavano leggiadre nella brezza, prima di capitolare al suolo a formare un tappeto sulla tomba riempita delle sacre spoglie della nonna.
Fabrizio e Sara sopportavano gli stenti dei macigni della povertà grazie alla leggerezza che Letizia dispensava. La bimba era la gioia spensierata che fungeva da coperta, seppur troppo corta, agli ostacoli della quotidianità. Nonostante la nonna avesse lasciato loro la propria casa, il pane non bastava a pascere il futuro di Letizia e Sara decise di adeguarsi a lavorare in cambio di un po’ di denaro. Maia era una vecchia conoscenza di Sara, una brava ragazza con il piccolo vizio di rubare oggetti. Data la situazione che imponeva l’esigenza, barattando un tetto e un accenno di sostentamento, Maia si prestava ad accudire Letizia quando la mamma era assente. Fabrizio non approvava a prescindere la presenza di Maia, ma grazie a una decisione posta al centro tra obbligata e intelligente non vi aveva manifestato alcuna opposizione. Le scelte responsabili non bastavano a pagare la retta dell’asilo. Maia giocava volentieri con la bimba e provava sollievo ai sensi di colpa in sua compagnia. Lasciava fuori dall’uscio i cattivi esempi. La gratitudine verso la fiducia riposta in lei era sincera. Senza rendersene conto Maia era coinvolta in un processo di abbandono delle abitudini tossiche.
2019. Il trenta di settembre Letizia aveva compiuto quattro anni. La mamma quella mattina l’aveva agghindata con un abitino bianco e aveva posto una coroncina di margherite tra le ciocche dei suoi capelli biondi. Letizia si vantava esternando la sua gioia infantile che provava nell’immaginarsi principessa. La mamma e il papà nei giorni precedenti erano stati immersi nel turbinio dei preparativi per organizzare la festa di compleanno. La piccina in preda all’entusiasmo non stava più nella pelle e non vedeva l’ora che arrivasse quel momento per calarsi nei panni di reginetta della festa.
Maia era andata a prenderla all’asilo con un palloncino rosso. Sara quel giorno era rimasta a casa a ultimare gli allestimenti per accogliere gli amichetti della figlia. La tavola era imbandita di leccornie variopinte, i festoni colorati e cangianti erano disposti con cura e da una parte all’altra della stanza correva, sospesa a un filo, una serie di lettere di cartone rosse riportante la scritta “Buon compleanno”.
Maia teneva la piccola mano della bimba riposta nella sua, allo stesso tempo reggeva il capo del filo del palloncino per evitare che volasse via. Letizia inciampava a destra e a manca per non distogliere gli occhi dal palloncino rosso a forma di cuore, così Maia per attraversare la strada decise di prenderla in braccio. Ma quel trenta di settembre anche Maia inciampava di continuo. Assorta totalmente nei propri pensieri che la rapivano senza darle tregua, affannando il suo respiro con un prepotente senso di colpevolezza. Letizia gioiva innocente e Maia fingeva di assecondarla con tutte le sue forze. La ragazza aveva smesso di sottrarre oggetti, ma aveva commesso un atto assai peggiore: aveva rubato amore questa volta.
Il furto commesso andava ben oltre allo sconsiderato, in quanto la vittima di esso si era vista portar via il suo uomo, avvezzo a batterla e umiliarla a ogni occasione che si presentava. La donna aveva perso sia il bene che il male della propria esistenza in un istante, e accecata da un odio malato non aveva perso tempo per presentare il conto. Dall’altra parte della strada, sudicia di lacrime, tremava di rabbia nel puntare una pistola verso Maia. Ebbe l’occasione di sparare un solo colpo prima di essere bloccata a faccia a terra sulla strada. Il palloncino volò in cielo, e il sorriso di Letizia si spense, mentre una macchia color porpora si diffondeva nel candore del suo abitino. Il palloncino era ormai sparito dietro la coltre di nuvole pannose, portando con se l’ultimo innocente respiro di Letizia.
Letizia era una bambina: un virgulto calpestato, da un destino un po’ distratto.
Ultima modifica di Anna Gri il 10/10/2020, 7:41, modificato 4 volte in totale.
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Massimo Baglione
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Re: La metrica del dolore

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

Ah ok, nel tuo post di presentazione ti avevo appena invitata a dare un'occhiata alle Gare ma vedo che hai già fatto tutto da te, molto bene :-)
Buona continuazione.
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Anna Gri
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Re: La metrica del dolore

Messaggio da leggere da Anna Gri »

Grazie Massimo! Buona continuazione anche a te!
Roberto Virdo'
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Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Cara Anna, te la devo questa prima recensione. Penso di essere il meno indicato, vedrai che ne riceverai molte altre, e da quanto ho letto, di molto molto positive. Il meno indicato perchè a volte mi lancio in "sconsiderazioni". Confido nella tua grande pazienza.
Saper scrivere è qualcosa di più che saper scrivere. Da questa parte, dal lettore, arrivano messaggi, sensazioni, emozioni. C'è chi lo sa fare benissimo, eppure non ci aggancia. Come se mancasse un ingrediente fondamentale. Posso dire che, per la mia modesta opinione, tu hai uno stile bello, pulito, elegante. Ma c'è qualcosa di particolare: anime. Tu parli di anime. Come un filtro quello che arriva da te, in una parola, sono i sentimenti: ci metti il cuore. Ecco la parolina magica. Bravissima!
Anna Gri
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Re: La metrica del dolore

Messaggio da leggere da Anna Gri »

Grazie con tutto il cuore! Non so che dire… io scrivo per piacere, mi diverte, mi fa stare bene: il resto viene da sé. Mi rende molto felice che tu scorga le anime dentro le mie parole, perché è proprio lì che vorrei arrivare.
Grazie di nuovo.
Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Ciao Anna. Il tuo racconto è bello. La punteggiatura, che non corrisponde alla facilità di scrittura che ti attiene, non la capisco, probabilmente è un mio limite. Questo non deve scoraggiarti, ho letto che non scrivi da molto, ma soprattutto l'uso del punto e virgola e il troppo ricorso alla virgola appesantiscono un brano che vale certamente una piacevole lettura.
Ultima modifica di Marcello Rizza il 26/09/2020, 8:05, modificato 2 volte in totale.
Anna Gri
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Re: La metrica del dolore

Messaggio da leggere da Anna Gri »

Ciao Marcello, non credo proprio che sia un tuo limite, la mia punteggiatura.
Ci litigo continuamente, sono fuori allenamento. Grazie per avermelo fatto notare, vedrò di mettere ordine al mio testo.
Speranza
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Messaggio da leggere da Speranza »

Anch'io non riesco proprio a capire la punteggiatura. Scrivi molto bene, quindi non posso proprio credere che sia un errore. Probabilmente c'era l'intenzione di voler creare un qualcosa che però non ho capito e non mi ha raggiunta. Ti prego di darmi qualche delucidazione. Grazie.
Anna Gri
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Re: La metrica del dolore

Messaggio da leggere da Anna Gri »

Ciao speranza. Ahimè ti devo confermare che negli ultimi otto anni ho scritto solo mail.
Evidentemente non l’ho revisionato a sufficienza. Provvederò al più presto.
Marcello Rizza
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Re: La metrica del dolore

Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Comunque il titolo è bellissimo.
Anna Gri
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Re: La metrica del dolore

Messaggio da leggere da Anna Gri »

Grazie! È sempre un punto di partenza!
Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Ho letto il racconto con interesse crescente e con l'attesa di una tragedia, annunciata tra le righe, circa la sorte dei suoi personaggi, soprattutto di Letizia: infatti il nefasto si è poi manifestato in tutta la sua tragicità. Sei stata assai brava a ideare questa storia, a raccontarla in modo particolare, suddividendola in periodi di vita densi di ben tratteggiate emozioni. Voto alto
Anna Gri
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Re: La metrica del dolore

Messaggio da leggere da Anna Gri »

Grazie Laura! Sono felice che tu l’abbia apprezzata!
Mauro Conti
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Messaggio da leggere da Mauro Conti »

Ciao. Devo con rammarico confessare che ho fatto una discreta fatica a fare "scorrere" questo componimento, non è decisamente il mio genere. Le descrizioni a mio avviso vanno a frenare lo scorrimento degli avvenimenti. Ripeto forse perché non amo il genere. A mio parere tutto abbastanza "ingessato" fino alla conclusione. In ogni caso apprezzo molto l'impegno e anche l'idea. Non hai certo nascosto di saperci fare. Sono sicuro che se ci metterai un po' più di "verve" nella trama in moda rendere il pezzo più dinamico e troverai un'idea altrettanto buona non potrò esimermi dal darti un voto alto. Quindi a rileggerti.
Anna Gri
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Re: La metrica del dolore

Messaggio da leggere da Anna Gri »

Grazie per il tuo commento Mauro, sono intenzionata a fare di meglio e faccio tesoro di ogni consiglio.
Spero che mi rileggerai.
Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Gli anni si srotolano come un metro a nastro in questo racconto; più passa il tempo, più cresce l’amore è quindi il dolore di chi, alla fine, deve affrontare la perdita. Una scrittura interessante, molto diversa dai racconti divertenti con i quali ti sei presentata, ma che trovo bello. Qua e là ci starebbe qualche correzione, niente di grave però, mi sembra.
Anna Gri
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Re: La metrica del dolore

Messaggio da leggere da Anna Gri »

Grazie Selene. Ho revisionato nuovamente il racconto, con il tuo commento mi confermi che le correzioni apportate lo rendono più scorrevole.
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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

sinceramente, la storia in sé sarebbe davvero bella e meritevole, anche se l'esposizione è piuttosto confusa, però ci sono parecchie cose che non vanno.
la punteggiatura credo sia da rivedere in toto, spesso è errata.
ci sono delle d eufoniche da eliminare.
all'inizio ci sono tempi verbali diversi.
e poi in alcuni punti ho l'impressione che manchi una parola o più, ma forse è solo il tuo modo di scrivere.
però, ripeto, l'idea è meritevole.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Ida-59
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Messaggio da leggere da Ida-59 »

Concordo con Fausto Scatoli (e con i commenti precedenti) sui problemi di punteggiatura che peggiorano una esposizione di per sé già un pochino confusa che obbliga a rileggere alcune frasi per comprenderne bene il senso, come nel finale, ad esempio, quando il punto di vista narrativo cambia repentinamente passando dalla baby-sitter alla donna.
La frase "una decisione posta al centro tra obbligata ed intelligente" è troppo particolare per ripeterla due volte in un testo così breve.
In questa frase "dipinta egregiamente da un’artista assai dotato di macabro genio" c'è un apostrofo che proprio non doveva esserci, mentre in "portando con se l’ultimo innocente" il sé riflessivo va accentato.
L'idea della storia in sé non è male ma è inficiata da errori e imperfezioni stilistiche che abbassano il voto.
Anna Gri
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Re: La metrica del dolore

Messaggio da leggere da Anna Gri »

Grazie a Fausto e a Ida, farò tesoro di ogni Vostra parola. Concordo sull’apostrofo, dato che per “artista” ho sottinteso il destino. Ho corso troppo nel cimentarmi in questo testo e per certi versi mi sono schiantata. Farò più attenzione.
Grazie comunque, trovo sempre costruttive le critiche.
Francesco Pino
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

Sono d'accordo con Ida, il passaggio dalla baby-sitter alla donna l'ho dovuto leggere più volte per capire bene l'accaduto.
C'è poi un'altra cosa che a me personalmente non piace: "il trenta di settembre Letizia aveva compiuto…". Va certamente bene nel 2015 e nel 2019, ma per gli altri anniversari avresti fatto meglio a cambiare, secondo me.
Di positivo nel racconto c'è che sai da quasi subito che prima o poi alla bambina accadrà qualcosa e ti vien voglia di leggere per scoprire il finale.
Anna Gri
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Re: La metrica del dolore

Messaggio da leggere da Anna Gri »

Grazie Francesco per la tua recensione, dopo il commento di Ida ho corretto la punteggiatura due volte, ma evidentemente non riesco a venirne a capo. Ad ogni modo apprezzo le critiche e le colgo come spunti per migliorare.
Mi fa piacere che tu abbia tratto anche un risvolto positivo.
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Carol Bi
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Messaggio da leggere da Carol Bi »

Punteggiatura a parte, in cui concordo con i commenti precedenti, devo ammettere che la storia è stata trattata in modo coinvolgente e il fatto che nel finale mi sia portata una mano alla bocca sussurrando un "Noooooo" dimostra che hai centrato l'obiettivo, coinvolgere e sconvolgere.
Anna Gri
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Re: La metrica del dolore

Messaggio da leggere da Anna Gri »

Grazie Carol per il tuo commento. Mi fa molto piacere che il testo sia riuscito a emozionarti.
Lucia De Falco
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Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

Complimenti per il tuo lavoro. Innanzitutto mi ha molto colpita il linguaggio che utilizzi, poetico, soprattutto nella presentazione iniziale dei personaggi, ma non solo. Credo che tu abbia il dono di raccontare in modo non semplice e banale la vita, ma di andare oltre, di esprimere ciò che si nasconde dietro ogni persona e dietro ogni decisione con un linguaggio non banale, ma lirico. Ti viene naturale o c'è un lavoro di rielaborazione formale per raggiungere questo linguaggio? Inoltre ho apprezzato la scansione temporale della narrazione, che accompagna la vita della bambina e che crea un crescendo di aspettative. Spero di rileggerti presto.
Anna Gri
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Re: La metrica del dolore

Messaggio da leggere da Anna Gri »

Grazie di cuore Lucia per il tuo commento. Sinceramente scrivo perché adoro scrivere e lo faccio in modo del tutto spontaneo. Sinceramente rielaboro solo la punteggiatura che spesso mi riesce difficile.
Sono felice che tu abbia apprezzato il mio racconto.
Andr60
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Messaggio da leggere da Andr60 »

Visto che anch'io ho un debole per i finali tragici, non posso che apprezzare questo racconto. Alcuni tempi verbali e la punteggiatura sarebbero da rivedere un po', ma la sostanza è che due anime perse riescono a trovarsi e a generare una nuova vita.
A volte, però, l'eccessiva generosità verso chi è inaffidabile (o ha un passato pesante) intercetta il Destino, che ti presenta il conto.
Anna Gri
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Re: La metrica del dolore

Messaggio da leggere da Anna Gri »

Grazie Andrea per il tuo commento. Hai ragione devo fare un’ulteriore revisione.
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