Una giornata da non ricordare

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2020.

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carlocelenza
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Una giornata da non ricordare

Messaggio da leggere da carlocelenza »


"Era una notte buia e tempestosa” Snoopy cominciava sempre così il suo racconto mai compiuto. Ci sarebbe da sorridere a ricordarlo, ma questa sarà proprio una giornata buia e tempestosa per Carlo anche se è ancora giorno e non c’è nulla da ridere se ti trovi da solo in una barca con l’albero spezzato.
L’Adriatico è una bestia ingannevole, in certi giorni d’agosto sembra debba dormire per sempre ma non bisogna mai dargli retta, basta che si alzi la tramontana e ti ritrovi in guai seri in pochi minuti.
Era steso a sonnecchiare mentre aspettava che il campanello della canna da fondo lo avvertisse di una possibile cattura quando la vela cominciò a sbandierare violentemente. Le ha già viste quelle raffiche, sa cosa sono e si affretta a ritirare la canna prima di mettersi al timone serrando di nuovo la vela.
Prima uscita con quella piccola barca, la sfortuna dei principianti, diciamola così ma una violenta folata spezza l’albero che forse non era nuovo come gli avevano detto.
I bassi fondali fanno crescere le onde e sotto di loro il fondo è scarso. Ha visto pescherecci di quercia con la prua aperta dall’urto col fondale sabbioso, l’unica è cercare fondo e puntare al largo, ma senza vela non è facile.
Non ha una grande esperienza, in mare c’è andato tutta la vita ma per mare poche volte e con una barca tutta sua in sostanza mai.
Il piccolo scafo rolla a ogni ondata e pur provando a superare i marosi a remi non ottiene alcun risultato, la barca si gira continuamente appena il fianco dell’onda la solleva. Cercando di tenerla almeno dritta mette a mare quel che resta della vela per fare un’ancora galleggiante e tenere la prua sull’onda ma, anche se lentamente, continua ad avvicinarsi alla costa.
Meglio pensare al peggio.
Pinne, maschera, boccaglio e il salvagente bianco e rosso, sarà a tre chilometri dalla costa ma se si rovescia può ancora farcela, l’acqua non è fredda.
Lega tutto al salvagente per essere pronto e non dimenticare nulla ma continua a sperare che la piccola barca non si rovesci, ci ha messo una vita a comprarla e abbandonarla alla prima uscita è dura da mandare giù.
Le onde ormai superano i tre metri e ogni volta che ne risale una lo scafo sembra doversi rovesciare all’indietro mentre lui è li con una mano a reggere la cima del salvagente e con l’altra a cercare di rimanere a bordo stringendone un’altra.
Alla fine quel che temeva succede e la barca s’impenna iniziando a rovinargli addosso, è un attimo ma riesce a buttarsi fuoribordo.
Attaccato alla rigida ciambella si lascio sollevare dalle onde senza cercare di contrastarle ma è difficile mettersi la maschera con una mano sola, e trema già al solo al pensiero di doverlo fare anche con le pinne.
Ogni volta che i frangenti lo sollevano guarda verso la costa e capisce che si sto avvicinando, ma non è una buona notizia visto che si sto dirigendo proprio verso una delle tante scogliere artificiali che la proteggono dall’erosione.
Deve assolutamente mettere le pinne ai piedi, ma non è semplice, anzi sembra impossibile con una mano sola.
Si mette in bocca la cima del galleggiante per avere le mani libere e ci riprova.
Una è andata alla fine e con un pizzico di fiducia in più prova anche con l’altra ma respirare con una cima in bocca non è facile, deve riprendere fiato prima di riprovarci e sballottato com’è coi marosi che gli sbattono in faccia ci metto tempo a riprendersi.
Nuovo tentativo, forse l’ultimo, ormai è stanco e comincia ad avere freddo, l’acqua non è fredda ma il vento sì.
Ancora una volta, coi denti rabbiosamente serrati sulla cima e poi ancora un’altra quasi accecato dalle onde ma alla fine entra anche la seconda.
Ha perso troppo tempo però, la scogliera è vicina e probabilmente non riuscirà a evitarla ma stanco com’è non può fare molto di più che cercare di rimanere almeno padrone di se stesso senza farsi prendere dal panico.
Nuota contro le onde per risalirle e spostarsi lateralmente, qualcosa fa, qualche metro lo prende ma non è abbastanza, i frangenti lo sbatteranno contro la scogliera, non c’è scampo.
Deve decidere in fretta cosa fare, ormai manca poco e se continuo a nuotare cercando di contrastare le onde perderà le forze e sarà in balia loro. Bisognerà affrontarla quella scogliera, ci vorrà anche una bella fortuna ma un un piano ce l’ha.
Cambiando direzione cerca di farsi portare verso una delle parti più basse del frangiflutti, la speranza è superarlo con un balzo cavalcando la testa dell’onda.
Non può solo sperare di cavarsela deve fare qualcosa per riuscirci e comincia a scrutare le cime delle onde per scegliere quella giusta.
“ Quando un onda è tanto forte e alta da superare la barriera ci posso scivolare sopra come un surfista.” Pensa tra se ma per saltare la barriera deve scegliere quella giusta se forza e fortuna gliene danno il tempo.
“ Questa no. “ Pensa mentre cerca affannosamente quella giusta. “ Questa neanche. “ Mentre le forze calano e il respiro si fa affannoso.
“ Quella… “ giusta o no decide che quella e quella giusta e comincio a pinneggiare furiosamente col corpo steso sulla ciambella mentre l’onda inizia a sollevarlo.
Non sa descrivere com’è andata, è stato un attimo ma si è ritrovato dall’altro lato.
Un braccio rotto, parecchie escoriazioni ma vivo per raccontarla.
A distanza di trenta anni da allora ogni volta che sente qualcuno parlare di barche si allontana.
Parlano di pomeriggi di pesca, di prendere il sole, di godersi una bella giornata rilassante e lui rabbrividisce ogni volta.
Ultima modifica di carlocelenza il 28/09/2020, 20:32, modificato 1 volta in totale.
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Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Scritto molto bene, pur con qualche svista. Ne ho contate tre o quattro ma quella che mi ricordo è una é non accentata, puoi sistemare il tutto facilmente. C'è poi una incongruenza che non voglio far notare pubblicamente ma che volentieri ti dirò privatamente se vorrai. Piuttosto, ed è questa la parte che mi fa scendere un po di tono il gradimento, mi è sembrato di leggere una sorta di manuale sotto forma di racconto, Ma Messner e altri hanno fatto fortuna con questo stile letterario. Buon racconto, non la mia cup of tea ma un buon racconto. 😊
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Messaggio da leggere da Mauro Conti »

Non saprei come classificarlo. Parlo a livello di contenuto. E' un horror? Direi di no. Un giallo? Nemmeno. Un racconto di narrativa generica con incidente marino. Idea in se un po' banale. O comunque non diverte, non emoziona, non impaurisce. Ha ragione Marcello, sembra quasi un manuale del marinaio maldestro (e sfigato). Leggere lo si legge, è che non è uno di quei componimenti che ricordi di aver letto. Scritto tecnicamente bene.
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carlocelenza
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Re: Una giornata da non ricordare

Messaggio da leggere da carlocelenza »

Niente altro che vita vissuta. Io sulle barche non ci salgo più e non è l'unico motivo.
P.S. Marcello manda P.M.
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carlocelenza
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Re: Una giornata da non ricordare

Messaggio da leggere da carlocelenza »

P.P.S. qualcuno mi spiega cosa vuol dire "manca sondaggio" ?
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Selene Barblan
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Re: Una giornata da non ricordare

Messaggio da leggere da Selene Barblan »

carlocelenza ha scritto: 28/09/2020, 18:44 P.P.S. qualcuno mi spiega cosa vuol dire "manca sondaggio" ?
Ciao, quando pubblichi nelle gare va allegato il sondaggio coi voti in modo che chi ti legge ha la possibilità di votarti.. puoi farlo anche in seguito , nel regolamento è scritto bene come si fa :)
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carlocelenza
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Re: Una giornata da non ricordare

Messaggio da leggere da carlocelenza »

Fatto grazie Selene.
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Selene Barblan
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Re: Una giornata da non ricordare

Messaggio da leggere da Selene Barblan »

carlocelenza ha scritto: 28/09/2020, 20:34 Fatto grazie Selene.
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ElianaF
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Messaggio da leggere da ElianaF »

E' un diario, il racconto di un fatto avvenuto che chiaramente coinvolge molto il protagonista ma nella sua prevedibilità (se ce lo racconti è perchè sei qui..) dopo un po' si perde il pathos specialmente se non si è marinai esperti...
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carlocelenza
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Re: Una giornata da non ricordare

Messaggio da leggere da carlocelenza »

Bravissima Eliana!!! Hai centrato il problema. Se racconti in prima persona togli l'incertezza, se lo avessi scritto in terza avrei fatto tremare per l'incolumità del protagonista. Questi sono commenti!
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Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Non so tanto che dire… immagino, avendo letto che la storia è stata realmente vissuta dall'autore, che per lo stesso sia stata una terribile esperienza e me ne dispiace. Ma dal punto di vista del lettore la trama non coinvolge più di tanto, anche per la terminologia usata che per me è quasi sconosciuta e di conseguenza non facile da seguire.
Namio Intile
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

Eh, Carlo da ex velista dilettante gliene dovrei dire quattro al tuo protagonista, che ha fatto tutto quello che non va fatto, quasi seguendo in ordine un manuale degli opposti. Innanzitutto comprare una barca a vela, una piccola deriva spero, per andare a pescare: molto meglio un open qualsiasi. Se l'albero ha ceduto alla prima scoppola di vento se in legno è sicuro che era stato incollato malamente, quindi il tuo povero protagonista è stato gabbato, o pigghiatu pi fissa come dicono sotto il 38simo parallelo.
L'ancora galleggiante si adopera al largo e senza frangenti e serve a stabilizzare l'imbarcazione. Come ha agito il tuo protagonista di sicuro è stata la vela non tagliata a far ingavonare lo scafo e a farlo affondare, non onde di appena tre metri. La barca si salva rimanendo al largo, con remi e ancora da fonda se del caso.
Se già si hanno le pinne la ciambella a che serve? A impedire di nuotare. Per questo il povero protagonista si è sfracellato sugli scogli.
Da scrittore dilettante, guarda che gli sfigati che non fanno ridere al pubblico lettore di solito non piacciono. Vanno di moda i vincenti belli, fortunati e magari ricchi.
A me il racconto però è piaciuto, mi ha strappato un sorriso e mi ha fatto pensare.
È anche una metafora di quel che può andare storto nella vita se non si hanno gli strumenti giusti per affrontare il mare aperto.
Un caro saluto Carlo e magari ci vediamo sopra una barca seria ad affrontare i marosi ben più severi del Canale di Sicilia.
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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

beh, la storia è coinvolgente e riesci a far vivere la situazione a chi ti legge, peccato ci siano un po' troppi refusi.
i tempi verbali dell'inizio sono diversi dal prosieguo e la punteggiatura è da rivedere.
ripeto, le descrizioni sono più che buone e mi fanno capire perché non vuoi più sentire parlare di barche, però è da rivedere nella stesura.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Re: Una giornata da non ricordare

Messaggio da leggere da Ford Perfect »

Come già scritto sopra, forse avrei scelto anche io la terza persona e avrei preso solo spunto da una vicenda realmente accaduta, per "romanzarla". Magari partendo proprio dal momento in cui si svolge il racconto. Non una giornata, ma proprio, come nell'incipit incompiuto "ab aeterno" di Snoopy, una notte buoia e tempestosa.
Avresti sicuramente messo una marcia in più al racconto.
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Massimo Baglione
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Re: Una giornata da non ricordare

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

Ricordatevi di specificare esattamente "Commento" come titolo del messaggio usato per commentare le opere in Gara (senza prefissi come "Re:" o altri suffissi), altrimenti non verranno conteggiati dal sistema, grazie!
Se invece state solo rispondendo, non serve specificare.
Ricordatevi anche che il testo del commento deve essere lungo almeno 200 battute.
Vi rimando alle istruzioni delle Gare letterarie.
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carlocelenza
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Re: Una giornata da non ricordare

Messaggio da leggere da carlocelenza »

Caro Namio e fosse stata la prima volta! Ho fatto pesca subacquea tutta la vita e di rischi ne ho corsi parecchi ma quelle rare volta che ho avuto una barca o sono andato in barca con qualcuno è successo di tutto. Ogni volta dicevo mai più ma ci sono ricascato quattro volte. Quella che ho raccontato però è stata l'ultima. E detto tra noi, tra Scilla e Cariddi io non ci vengo, casomai la faccio a nuoto ma in barca no.
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Re: Una giornata da non ricordare

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

carlocelenza ha scritto: 29/09/2020, 14:32E detto tra noi, tra Scilla e Cariddi io non ci vengo, casomai la faccio a nuoto ma in barca no.
Mi sento di garantire che Carlo nuota e galleggia meglio di una barca! :smt004
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Spero di non risultare insensibile nei confronti del protagonista/autore ma il racconto mi ha abbastanza divertito. Forse per la citazione iniziale di Snoopy (un mito) mi sono immaginata tutto il racconto come un fumetto, con tanti fermi immagine su scene tragicomiche. Soprattutto la cavalcata dello tsunami... capisco comunque che un’avventura simile possa far passare la voglia di navigare. Anche io ho avuto esperienze di viaggio non proprio simpatiche e sono difficili da dimenticare. Anche se ci sono delle imprecisioni, facilmente correggibili, a me la storia non è dispiaciuta.
Roberto Virdo'
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Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Devi dire che è un racconto da brividi, considerando soprattutto che trattasi di vita vissuta. Trovo sia ben scritto, il ritmo è appropriato e rende l'idea dell'agitazione, anzi a tratti della disperazione.
L'autobiografico ha sempre un sapore tutto suo e sa regalare delle emozioni forti. In definitiva è una bella storia, vera e per questo capace di regalare quello spunto di riflessione, come già detto, sulla precarietà di ogni nostra giornata. Ringrazio l'autore che ha voluto condividere questa esperienza con tutti noi.
Lucia De Falco
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Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

L'inizio del racconto mi ha incuriosita, poi non mi ha coinvolta forse perché la storia utilizza un linguaggio prettamente marinaresco, scelta chiaramente opportuna, ma anch'io avrei preferito fosse sviluppata in modo più romanzesco, specialmente alla fine, perché termina in modo secco con la scelta di non andar più per mare. Invece cercherei di elevare il protagonista ad eroe che ha domato il mare e che non si è arreso.
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carlocelenza
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Re: Una giornata da non ricordare

Messaggio da leggere da carlocelenza »

Probabilmente andava scritta così, ma scrivere ricordando porta all'errore e io mi sono lasciato portare indietro nel tempo. Chiedo perdono, anche se ci si sente scrittori non bisogna dimenticare che si scrive sopratutto per gli altri e non per se.

“ Era una notte buia e tempestosa” Snoopy cominciava sempre così il suo racconto mai compiuto. Ci sarebbe da sorridere a ricordarlo, ma questa sarà proprio una giornata buia e tempestosa per Carlo anche se è ancora giorno e non c’è nulla da ridere se ti trovi da solo in una barca con l’albero spezzato.
L’Adriatico è una bestia ingannevole, in certi giorni d’agosto sembra debba dormire per sempre ma non bisogna mai dargli retta, basta che si alzi la tramontana e ti ritrovi in guai seri in pochi minuti.
Era steso a sonnecchiare mentre aspettava che il campanello della canna da fondo lo avvertisse di una possibile cattura quando la vela cominciò a sbandierare violentemente. Le ha già viste quelle raffiche, sa cosa sono e si affretta a ritirare la canna prima di mettersi al timone serrando di nuovo la vela.
Prima uscita con quella piccola barca, la sfortuna dei principianti, diciamola così ma una violenta folata spezza l’albero che forse non era nuovo come gli avevano detto.
I bassi fondali fanno crescere le onde e sotto di loro il fondo è scarso. Ha visto pescherecci di quercia con la prua aperta dall’urto col fondale sabbioso, l’unica è cercare fondo e puntare al largo, ma senza vela non è facile.
Non ha una grande esperienza, in mare c’è andato tutta la vita ma per mare poche volte e con una barca tutta sua in sostanza mai.
Il piccolo scafo rolla a ogni ondata e pur provando a superare i marosi a remi non ottiene alcun risultato, la barca si gira continuamente appena il fianco dell’onda la solleva. Cercando di tenerla almeno dritta mette a mare quel che resta della vela per fare un’ancora galleggiante e tenere la prua sull’onda ma, anche se lentamente, continua ad avvicinarsi alla costa.
Meglio pensare al peggio.
Pinne, maschera, boccaglio e il salvagente bianco e rosso, sarà a tre chilometri dalla costa ma se si rovescia può ancora farcela, l’acqua non è fredda.
Lega tutto al salvagente per essere pronto e non dimenticare nulla ma continua a sperare che la piccola barca non si rovesci, ci ha messo una vita a comprarla e abbandonarla alla prima uscita è dura da mandare giù.
Le onde ormai superano i tre metri e ogni volta che ne risale una lo scafo sembra doversi rovesciare all’indietro mentre lui è li con una mano a reggere la cima del salvagente e con l’altra a cercare di rimanere a bordo stringendone un’altra.
Alla fine quel che temeva succede e la barca s’impenna iniziando a rovinargli addosso, è un attimo ma riesce a buttarsi fuoribordo.
Attaccato alla rigida ciambella si lascio sollevare dalle onde senza cercare di contrastarle ma è difficile mettersi la maschera con una mano sola, e trema già al solo al pensiero di doverlo fare anche con le pinne.
Ogni volta che i frangenti lo sollevano guarda verso la costa e capisce che si sto avvicinando, ma non è una buona notizia visto che si sto dirigendo proprio verso una delle tante scogliere artificiali che la proteggono dall’erosione.
Deve assolutamente mettere le pinne ai piedi, ma non è semplice, anzi sembra impossibile con una mano sola.
Si mette in bocca la cima del galleggiante per avere le mani libere e ci riprova.
Una è andata alla fine e con un pizzico di fiducia in più prova anche con l’altra ma respirare con una cima in bocca non è facile, deve riprendere fiato prima di riprovarci e sballottato com’è coi marosi che gli sbattono in faccia ci metto tempo a riprendersi.
Nuovo tentativo, forse l’ultimo, ormai è stanco e comincia ad avere freddo, l’acqua non è fredda ma il vento si.
Ancora una volta, coi denti rabbiosamente serrati sulla cima e poi ancora un’altra quasi accecato dalle onde ma alla fine entra anche la seconda.
Ha perso troppo tempo però, la scogliera è vicina e probabilmente non riuscirà a evitarla ma stanco com’è non può fare molto di più che cercare di rimanere almeno padrone di se stesso senza farsi prendere dal panico.
Nuota contro le onde per risalirle e spostarsi lateralmente, qualcosa fa, qualche metro lo prende ma non è abbastanza, i frangenti lo sbatteranno contro la scogliera, non c’è scampo.
Deve decidere in fretta cosa fare, ormai manca poco e se continuo a nuotare cercando di contrastare le onde perderà le forze e sarà in balia loro. Bisognerà affrontarla quella scogliera, ci vorrà anche una bella fortuna ma un un piano ce l’ha.
Cambiando direzione cerca di farsi portare verso una delle parti più basse del frangiflutti, la speranza è superarlo con un balzo cavalcando la testa dell’onda.
Non può solo sperare di cavarsela deve fare qualcosa per riuscirci e comincia a scrutare le cime delle onde per scegliere quella giusta.
“ Quando un onda è tanto forte e alta da superare la barriera ci posso scivolare sopra come un surfista.” Pensa tra se ma per saltare la barriera deve scegliere quella giusta se forza e fortuna gliene danno il tempo.
“ Questa no. “ Pensa mentre cerca affannosamente quella giusta. “ Questa neanche. “ Mentre le forze calano e il respiro si fa affannoso.
“ Quella… “ giusta o no decide che quella e quella giusta e comincio a pinneggiare furiosamente col corpo steso sulla ciambella mentre l’onda inizia a sollevarlo.
Non sa descrivere com’è andata, è stato un attimo ma si è ritrovato dall’altro lato.
Un braccio rotto, parecchie escoriazioni ma vivo per raccontarla.
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Re: Una giornata da non ricordare

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

carlocelenza ha scritto: 03/10/2020, 16:08Probabilmente andava scritta così...
Ok, ho sostituito il testo originale.
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Re: Una giornata da non ricordare

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Per Lucia, Io l'ho sconfitto il mare, c'ero io in quella barca.
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Messaggio da leggere da Simone_Non_é »

Ciao Carlo! Concordo anch'io con la maggior parte dei commenti, il racconto non mi ha entusiasmato ci sono inoltre piccole sviste nella forma che, personalmente, mi hanno spezzato il ritmo di lettura.

"Ogni volta che i frangenti lo sollevano guarda verso la costa e capisce che si sto avvicinando, ma non è una buona notizia visto che si sto dirigendo proprio verso una delle tante scogliere artificiali che la proteggono dall’erosione."

Ti segnalo solo questi "si sto" che immagino siano dei "si sta".

Per quanto riguarda invece l'aspetto umano, spiace molto per l'accaduto, immagino non sia stato facile affrontare il tutto. Chapeau per il sangue freddo.
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Illustrazioni interne di Furio Bomben e AA.VV.
Copertina di Roberta Guardascione.

Contiene opere di: Vincenzo Bitti, Luigi Dinardo, Beatrice Traversin, Paul Olden, Lodovico Ferrari, Maria Stella Rossi, Enrico Arlandini, Federico Pergolini, Emanuele Crocetti, Roberto Guarnieri, Andrea Leonelli, Tullio Aragona, Luigi Bonaro, Umberto Pasqui, Antonella Provenzano, Davide Manenti, Mara Bomben, Marco Montozzi, Stefano D'Angelo, Amos Manuel Laurent, Daniela Piccoli, Marco Vecchi, Claudio Lei, Luca Carmelo Carpita, Veronica Di Geronimo, Riccardo Sartori, Andrea Andolfatto, Armando d'Amaro, Concita Imperatrice, Severino Forini, Eliseo Palumbo, Diego Cocco, Roberta Eman.
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I sogni di Titano

I sogni di Titano

Nota: questo libro non è derivato dai nostri concorsi ma ne abbiamo curato l'editing e la diffusione per conto dell'autore che ha ceduto le royalty all'Associazione culturale.
Il "cubo sognatore" su Titano aveva rivelato una verità sconvolgente sull'Umanità, sulla Galassia e, in definitiva, sull'intero Universo, una verità capace di suscitare interrogativi sufficienti per una vita intera. Come poteva essere bonariamente digerito il concetto che la nostra civiltà, la nostra tecnologia e tutto ciò che riguardava l'Umanità… non esisteva?
"Siamo solo… i sogni di Titano", aveva riportato il comandante Sylvia Harrison dopo il primo contatto col cubo, ma in che modo avrebbe potuto l'orgoglio dell'Uomo accettarlo? Ovviamente, l'insaziabile sete di conoscenza dell'Essere umano anelava delle risposte, e la sua naturale curiosità non poteva che spingerlo alla ricerca dell'origine del cubo e delle ragioni della sua peculiare funzione.
Gli autori GLAUCO De BONA (vincitore del Premio Urania 2013) e MASSIMO BAGLIONE (amministratore di BraviAutori.it) vi presentano una versione alternativa del "Tutto" che vi lascerà senza parole. Di Glauco De Bona e Massimo Baglione.
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La Gara 28 - L'ultima notte

La Gara 28 - L'ultima notte

(febbraio 2012, 54 pagine, 1,94 MB)

Autori partecipanti: Nathan, Luigi Bonaro, Giorgio Arcari, Licetti, Ser Stefano, Antonella P, Arditoeufemismo, Jane 90, Lodovico, Flavio Graser, Angela Di Salvo, Roberta Michelini, Kutaki Arikumo, Tuarag, Unanime Uno, StillederNacht, Cordelia, ConcettaS, Mariadele, Lorella15, Alhelì, Morgana Bart, Bludoor, Diego Capani.
A cura di Lodovico.
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La Gara 66 - Onirica

La Gara 66 - Onirica

(settembre/ottobre 2017, 30 pagine, 1,04 MB)

Autori partecipanti: Massimo Tivoli, Angela Catalini, Enrico Gallerati, Mastronxo, Roberta Michelini, Lodovico, Daniele Missiroli, Ilaria Rucco, Patrizia Chini, Nunzio Campanelli, Fabrizio Bonati, Ida Dainese, Michele.
a cura di Ser Stefano.
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La Gara 29 - Storie parallele

La Gara 29 - Storie parallele

(marzo 2012, 44 pagine, 863,42 KB)

Autori partecipanti: Polly Russel, Nathan, Lodovico, Jane90, Conrad, Carlocelenza, Tuareg, Luigi Bonaro, Lorella15, Roberta Michelini, Antonella P, Diego Capani.
A cura di Ser Stefano.
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