Beu

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2020.

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Mariovaldo
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Beu

Messaggio da leggere da Mariovaldo »


In paese il ragazzo era conosciuto solo come "Beu", con la stretta pronuncia della vallata che rendeva quel nome un suono secco, simile al verso che si usa per spaventare i bambini: buh!
Io non ho mai saputo cosa significasse quel nomignolo, sapevo però delle voci inquietanti associate alla figura allampanata e agli abiti dentro i quali Beu pareva potersi ritirare come in un carapace, tanto erano larghi e irrigiditi dai troppi anni e dai pochi lavaggi.
Quelle voci venivano sussurrate a labbra strette dagli altri ragazzi del posto a chi, come me, del posto non era. Dicevano avesse tra i quattordici e i quindici anni e che vivesse con una vecchia contadina, forse una zia, in una catapecchia mezza diroccata, isolata fuori del paese e raggiungibile soltanto con una mulattiera che si arrampicava lungo il torrentello ai margini del bosco.
Soprattutto, dicevano che fosse violento e cattivo, pronto sia a menare le mani ossute con chiunque gli desse fastidio, sia a uccidere con la fionda gli uccelli e qualsiasi altro animale gli capitasse a tiro.
Infine mormoravano che fosse meglio evitarlo se si era da soli in un posto isolato.
Di sicuro, Beu portava uno dei due cognomi che da soli riempivano buona parte dei registri dell'anagrafe del paese. Questo ricorrere di cognomi, testimone dei secolari intrecci di consanguinei in una vallata quasi isolata dal mondo sino al secolo precedente, era verosimilmente all'origine di una vena di follia che, in gradi più o meno visibili, più o meno pericolosi, percorreva una parte consistente della popolazione locale. Almeno questo era ciò che dicevano mia madre e mio padre nelle loro conversazioni a tavola, quando mi raccomandavano di stare attento a non dare troppa confidenza a buona parte delle persone e dei ragazzi che abitavano vicino a noi e che a me, invece, parevano solo brava gente, magari un poco stramba, ma simpatica e certamente gentile.
La guerra, finita da una quindicina d’anni, era ben viva nella mente degli adulti e non tutte le sue cicatrici erano consolidate, tanto che qualche anno dopo, quando il paese oramai faceva parte dei miei ricordi, il suo nome comparve per un certo tempo sui giornali, per oscure storie di omicidi mai risolti legati a presunti tesori nascosti dai partigiani alla fine della guerra; tutte cose che, ripensando al mio solitario aggirarmi per boschi e casolari, mi avevano spinto a riflettere sull'esistenza concreta degli angeli custodi e mi avevano fatto considerare sotto un'altra luce le parole dei miei genitori.
A quel tempo invece ero propenso a dar loro ragione soltanto per ciò che riguardava Beu, che io avevo sempre cercato di evitare, riuscendoci senza particolari difficoltà, almeno sino a un certo giorno.
Era un pomeriggio di autunno quando, sbrigati in fretta i compiti e salutata mia madre, scesi le poche scale di casa per i miei consueti giochi all'aperto.
Al di là della strada, appena fuori della palazzina popolare, mi attendeva il bosco e più tardi, nel posto segreto, tra il castagno scavato dal fulmine e la fontana, la combriccola degli amici.
Non a quell'ora però; mi piacevano i momenti di solitudine e li aspettavo, anzi, li creavo affrettandomi a finire i miei doveri scolastici per essere libero di uscire prima che arrivassero i miei amici.
I compiti alle scuole medie erano una cosa seria, tanto che due o tre ore, tutti i santi giorni, dovevano essere dedicate all'analisi logica, al latino e alla matematica. Poi la sera c'era una poesia da studiare a memoria, o qualche pagina di storia e geografia.
Tuttavia, allora come oggi, era la vita, per mezzo dei più improbabili maestri, a impartire gli insegnamenti fondamentali. Io, mentre imboccavo il sentiero del bosco, ancora non sapevo che ne avrei ricevuto uno che non avrei più dimenticato.
A passo lento mi godevo ogni metro di quella traccia scavata nell’erba, a tratti protetta da un muretto a secco, che dapprima saliva tra fichi selvatici. Meli e ciliegi, per poi inoltrarsi nella frescura del folto.
Il bosco era un castagneto, che già tra le foglie arrossate mostrava i suoi frutti irti di aculei, ma quegli alberi generosi non erano soli nel loro aggrapparsi al monte. In qualche spiazzo, magari accanto al rudere di un'antica legnaia, cespugli di nocciolo offrivano i loro frutti gustosi. Qua e là, appena riuscivano a trovare un ritaglio di cielo libero dalle sagome ingombranti dei castagni e il sole riusciva a penetrare per qualche ora, si affollavano i roveti, ricchi di more succulente. In stagione, i funghi erano un piccolo popolo silenzioso: le russole col loro colore proletario, spesso più ricche di piccole larve che di stopposo tessuto commestibile, i gialli gallinacci riuniti in famiglie numerose, i furbi porcini, rari e ben nascosti ma oggetto di caccia spietata, mentre i larghi cappelli dei prataioli biancheggiavano tra l'erba, là dove il bosco finiva e ricomparivano le fasce scavate da chissà quanti secoli e poi abbandonate, troppa la fatica per raccogliere giusto il prezzo del sudore speso.
E poi c'erano gli animali, gli uccelli su tutti, ma ogni tanto riuscivo a scorgere il movimento furtivo di qualche timido roditore, mentre la volpe non aveva paura di farsi vedere da un ragazzino innocuo e, se la incrociavo, si limitava a trotterellare fuori dal mio sentiero con apparente indifferenza.
Ero in cammino da pochi minuti quando un rumore di cespuglio smosso, poco più in basso, m’incuriosì. Mi affacciai con cautela al margine del sentiero, sperando di avvistare qualche animale; invece scorsi Beu che, la fionda in mano, stava prendendo di mira un grosso merlo posato incautamente sui rami bassi di un albero. Legati per le zampe con uno spago, alcuni uccellini pendevano dalla cintura del ragazzo, ai miei occhi prova evidente tanto della sua buona mira quanto della sua malvagità.
Concentrato sulla sua preda, Beu non mi aveva scorto; la mano destra tirava sempre di più l’elastico della sua arma, certo primitiva ma letale. Al malcapitato merlo restavano pochi secondi di vita.
Io ebbi una reazione tutta d'istinto, senza pensare alle conseguenze: battei le mani con forza e cacciai l'urlo più potente che mi riuscì di mettere insieme. Il merlo, spaventato, volò via scampando alla morte violenta, ma io capii all’istante che avrei dovuto affrontare le conseguenze del mio gesto impulsivo.
Beu, la fionda ancora tesa, mi stava guardando e aveva già spostato la mira verso di me.
- Cosa ti è saltato in mente, pezzo di merda! -
Ero nei guai, non c'era dubbio, avevo disturbato Beu nel suo passatempo e non l'avrei passata liscia. Tanto valeva fingere di non essere spaventato, in fondo ero grande quasi quanto lui.
- Cosa salta in mente a te, ammazzare quei poveri uccellini, è proprio vero quello che dicono di te, sei uno stupido cattivo! -
Ecco, se volevo una sassata in testa ora non me l'avrebbe tolta nessuno, pensai guardando la fionda sempre tesa verso di me. Invece la mano si abbassò, la fionda fu posata in terra e Beu, mentre io me ne stavo immobile aspettando cosa avrebbe fatto, si liberò della cintura con gli uccellini morti.
- La fionda è per le bestie, io ti sistemo con le mani, e non cercare di scappare che ti prendo.-
A scappare non ci pensavo nemmeno: avevo la mia dignità, anche se me la facevo sotto, e poi a botte con altri ragazzi avevo già fatto altre volte. A dire il vero, si era trattato più che altro di un gioco; con quello invece si sarebbe fatto sul serio.
Senza fretta, Beu si arrampicò sino al sentiero dove l'aspettavo. Non l'avevo mai visto da vicino, sino allora me lo avevano solo indicato gli altri ragazzi mentre passava silenzioso vicino a dove stavamo giocando: " Stai alla larga, è Beu, quello è cattivo e picchia forte".
Ora Beu era lì, davanti a me, eravamo soli e lui mi sovrastava di almeno dieci centimetri. Mi colpì, oltre all'altezza, la sua magrezza, il viso dagli occhi sporgenti e lo sguardo sfuggente.
Pur non fissandomi direttamente, riusciva a dare l'impressione minacciosa di un animale selvatico pronto ad assalire chiunque. E, infatti, mi fu addosso senza proferire un'altra parola.
Avvinghiati, rotolammo giù dal fianco erboso della fascia per fermarci in quella sottostante. Il caso volle che al termine della ruzzolata io mi trovassi sopra di lui, e ne approfittai subito per afferrargli le braccia e cercare di immobilizzarlo. Ricordo che, pur nella concitazione del momento, rimasi stupito da quanto magre, ossute fossero quelle braccia: con la mano riuscivo quasi a stringerle per intero.
Lui cercava di liberarsi dal mio peso, ma già allora ero ben piazzato se non grassoccio e Beu si stancò subito; era tutto nervi, ma evidentemente in quel corpo scheletrico di muscoli ce n'erano pochi.
Io ero stupito, avevo vinto troppo facilmente: il temutissimo Beu era sdraiato sotto di me, e non cercava più di liberarsi. Non seppi resistere alla tentazione di fare il gradasso, in fondo lui mi aveva assalito e ora si era arreso.
Lo guardai negli occhi e gli dissi con fare minaccioso: - Non ti azzardare più ad ammazzare gli uccellini, loro stanno bene dove sono, tu sei cattivo.-
Per la prima volta anche Beu mi guardò dritto negli occhi.
Avevo evitato una dura lezione fisica, ma rapido e tagliente come una rasoiata mi arrivò l’insegnamento. Beu, con una specie di sussurro mi rispose:
- Tu non capisci, noi abbiamo fame.
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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

finalmente un racconto con la punteggiatura corretta dall'inizio alla fine.
c'è solo un errore: "tra fichi selvatici. Meli e ciliegi" ma credo sia di battitura e ci voleva la virgola al posto del punto.
altra nota, ci sono delle frasi un po' troppo lunghe e andrebbero smezzate, però la punteggiatura è corretta.
per il resto, la storia è molto bella e ben presentata, ottime le descrizioni a ogni livello.
davvero un ottimo lavoro
complimenti.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Ida-59
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Messaggio da leggere da Ida-59 »

Un racconto scritto davvero molto bene. L'unico errore lo ha già segnalato Fausto. Io aggiungo una piccola nota sulla formattazione dei dialoghi: quando si usa il trattino, quello finale non va messo se la battuta di dialogo non è seguita da una descrizione (tipo 'disse Giovanni' o 'rispose Paolo').
Il testo ha un sapore quasi deamicisiano: l'ho pensato con il riferimento alle parole dei genitori e agli inattesi maestri di vita, che poi emergono come una staffilata nella battuta finale.
Molto belle anche le descrizioni e credo che occorra conoscere molto bene i boschi per farle così bene.
Tra testo didascalico e reminiscenze di De Amicis, pur apprezzando la correttezza del testo e la cruda verità della battuta finale, non è un racconto che mi ha coinvolto. Diciamo che sono rimasta silente spettatrice nel bosco, mentre per me nella lettura l'immedesimazione è la cosa più importante.
In ogni caso, complimenti.
Mauro Conti
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Messaggio da leggere da Mauro Conti »

Scritto sicuramente bene. Gli errori sono già stati enunciati (e chi li aveva visti?). Non mi dilungo poi in rilievi stilistici e/o di punteggiatura in quanto io stesso sono scarsissimo.
Nel complesso un bel lavoro ma quello che mi ha lasciato l'amarognolo (non l'amaro) in bocca è stato il finale. Non saprei come dirlo, non mi ha "appagato". Tutta questa (ottima) preparazione alla lotta, il ragazzino disagiato e tutto il resto per chiuderlo cosi'…
Può essere solo una sensazione mia comunque.
Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Ciao Mauro. Ti ho letto. Sinceramente, più che letto ho bevuto il tuo racconto. E quando bevo i racconti non perdo tempo a cercare i difetti. Ci sono recensori più qualificati di me, sono capaci di trovare l'atomo nell'uovo. Spero anche che si divertano a leggere, anzi ne sono certo. Mi hai ricordato un po Pavese per certe descrizioni e io che vivo in montagna conosco molto bene quel bosco che racconti. Solo che prima che ti intromettessi ero in cima al gradimento dei lettori e sei arrivato tu a sparigliare gli equilibri. E devo punirti. Col mio sincero 5. Fino ad ora ne ho dati, compreso il tuo, solamente due.
Mariovaldo
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Re: Beu

Messaggio da leggere da Mariovaldo »

Marcello. grazie per il commento e per il voto generoso ma devo dirti che io sono MARIOVALDO ( Mario per gli amici) e non Mauro... non che lo scambio mi offenda, tutt'altro, ma per amore di precisione
Mariovaldo
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Mariovaldo »

Mauro Conti ha scritto: 08/10/2020, 21:19 .... ma quello che mi ha lasciato l'amarognolo (non l'amaro) in bocca è stato il finale. Non saprei come dirlo, non mi ha "appagato". Tutta questa (ottima) preparazione alla lotta, il ragazzino disagiato e tutto il resto per chiuderlo cosi'…
Può essere solo una sensazione mia comunque.
Mauro, grazie per i complimenti e per la critica, che merita certamente una risposta.
Tutto il racconto è in effetti una preparazione al finale, che con la sua crudezza, una vera sferzata, si contrappone all'atmosfera di tranquillità e normalità nella quale ho voluto immergere il lettore. Può certamente non piacere, e non è una cosa imprevista, ma è stata l'idea guida nella scrittura del racconto.
Francesco Pino
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

Benché io avessi capito fin dalle prime battute che il finale avrebbe in qualche modo rivalutato la cattiva immagine di Beu la conclusione mi è piaciuta molto: le ossa magre e quel "noi abbiamo fame". Oltre questo la descrizione del bosco è veramente efficace, ma tutto il racconto è ben fatto. Complimenti davvero.
Andr60
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Messaggio da leggere da Andr60 »

Bel racconto con descrizioni naturalistiche dettagliate che immergono il lettore tra gli alberi del bosco; si lascia leggere con facilità nonostante la lunghezza.
Come alcuni, sono rimasto un po' deluso dal finale (anche se capisco l'intento dell'autore).
Da una veloce indagine sul web, pare che i merli arrosto siano molto buoni (soprattutto se cucinati con il lardo), tuttavia mi lascia perplesso il fatto che Beu debba essere costretto a cacciare animali nel bosco per sfamare se stesso e la zia: i pacchi della Caritas sono sempre in agguato, e gli assistenti sociali sono inesorabili.
Lucia De Falco
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Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

Il testo è interessante per come riesce a rendere l'atmosfera di un antico paesino, con le sue dicerie, le abitudini dei ragazzi del posto...Mi è piaciuta molto la descrizione del bosco, con le varietà dei funghi, quasi una poesia...In realtà il ritmo serrato di questa parte mi aveva trasmesso suspense, perché lasciava presagire una qualche violenza. Il finale arriva a sorpresa, un po' secco e deludente.
Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Sto leggendo. Capisco che il mio gradimento per questo racconto è legato a uno stile e a una sensibilità in cui mi riconosco. Il finale rispetta il mio credo, la sorpresa finale che "deve" essere immediata, deve spiazzare, deve "spaccare", cambiare e sorprendere. A me la storia colpisce. Più di un voto, massimo, non posso dare e già l'ho mandato.
Roberto Virdo'
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Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Contento di trovare nuovamente Mariovaldo tra i partecipanti. Fa parte dei miei autori preferiti (nel senso che gli ho affibbiato il "talloncino") ed evidentemente non mi ero sbagliato. Trovo che anche questo testo sia scritto magistralmente, e non parlo solo di grammatica. Soprattutto il ritmo, le pause, i salti all'indietro per poi tornare. Ho apprezzato la storia e il finale a sorpresa. E' vero, anch'io avevo subodorato la "riabilitazione", ma sarei un bugiardo se dicessi di non essere stato spiazzato nel finale. Bel lavoro Mariovaldo.
Mi permetto di aggiungere la solita "sconsiderazione", prendetela come una nota di colore, così com'è: quando leggo le righe di quest'autore, percepisco una velata, diffusa malinconia che mi seduce puntualmente.
Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Ciao Mario. Ti ho riletto per capire perché sei in cima alla classifica. Un aiuto te l'ho dato io col mio voto. Rileggendoti confermo il mio voto, il massimo. Mi permetto di dirti l'unica perplessità che invece, per altri, è un tuo punto di forza. Ho provato a leggerti togliendo il 30% delle tue virgole e tutto scorreva a più facilmente. C'è un orgoglio dovuto alla competizione e una onestà rispetto a un buon lavoro. Ti auguro di arrivare primo e, per quanto mi riguarda, di "piazzarmi". Ti stimo.
Mariovaldo
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Re: Beu

Messaggio da leggere da Mariovaldo »

Caro amicp, rispondo solo ora perché purtroppo la vita reale impone i suoi tempi e i suoi doveri. Mi sono posto pure io la domanda sulla mia attuale posizione in classifica. ,visto anche il nio status di ultimo arrivato Evidentemente i miei lavori sono piaciuti a un certo numero di persone dotate, tra le altre, di una qualita' abbastanza rara: l'onesta'', Onesta' di dare un buon voto anche a scapito del proprio lavoro o di quello di amici, Ti assicuro che io ho fatto e far0' la stessa cos a, i buoni racconti non mancano di certo, e, cadendo nello scontato, vinca il migliore|
Quanto al tuo suggerimento sulle virgole, ti ringrazio e faro' una prova di lettura; se la cosa funziona vedro'' di metterla in pratica.
Mariovaldo
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Mariovaldo »

Andr60 ha scritto: 10/10/2020, 10:31 ..., tuttavia mi lascia perplesso il fatto che Beu debba essere costretto a cacciare animali nel bosco per sfamare se stesso e la zia: i pacchi della Caritas sono sempre in agguato, e gli assistenti sociali sono inesorabili.
Caro andr, il racconto è ambientato in un paesino sugli appennini fine anni '50- Non a caso, ci ho davvero vissuto, e ti assicuro che gli assistenti sociali nei dintorni non si sapeva nemmeno cosa fossero. Quanto alla Caritas, c'era solo un buon prete all'antica che si preoccupava più di censurare i baci nei film proiettati al cinema parrocchiale, piuttosto che di assistere un peccatore incallito quale aveva la fama di essere il ragazzo.
Grazie per il commento e per le osservazioni, sempre gradite.
Namio Intile
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

Sì, è un ottimo racconto. Il PdV è quello di un bambino, come il protagonista e il suo antagonista che offre il titolo al racconto, un po' alla Calvino. Un'Italia ancora rurale, dove si poteva ancora aver fame, de è la fame e le dicerie del villaggio che sono al centro del racconto. L'antagonista "cattivo" alla fine è solo una vittima che maschera la miseria con l'aggressività, o forse è la miseria che per forza di cose si tinge di aggressività. Nel finale la rivelazione che ribalta la narrazione precedente. Beu caccia perché ha fame e quindi è cattivo perché è povero ed è maltrattato insieme alla sua famiglia perché è solo un miserabile.
Bravo
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Massimo dei voti a questo bel racconto intriso di poesia e di malinconia. Ho trovato perfetta la stesura del testo. Molto coinvolgenti e veritiere le descrizioni del bosco con tutti i suoi abitanti, vegetali e non. Secondo me, perfette anche le virgole che trovo sistemate in maniera appropriata al discorso scritto. Certo è che la strage dei volatili mi ha fatto stare male ma ho compreso il povero e reietto Beu: al quale la vita non ha fatto sconti...
Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Davvero molto, molto bello; dalle descrizioni, allo sfondo quasi horror, al messaggio finale che arriva anche piuttosto inaspettato e per questo colpisce ancora di più, senza risultare “pesante”. Mi è piaciuto molto.
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