22.39

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2020.

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Speranza
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Foglio bianco
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Iscritto il: 18/01/2020, 19:02

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22.39

Messaggio da leggere da Speranza »


Maria finì di cenare sola, la fievole luce della cappa le faceva compagnia. La mamma era dovuta andare dalla signora Rosa per rifarle l’orlo della gonna; domenica si sarebbe sposata Maddalena, la sua unica figlia, e voleva essere perfetta.
Maria addentò una mela e, tra un morso e l’altro, sparecchiò la tavola. Era tardi, avevano cenato col buio, ma madre e figlia da quando erano rimaste sole non avevano più orari. Prese due ceppi di legno dalla cassapanca e li gettò nella stufa. Qualche zampillo uscì fuori ma si spense in un istante. La ragazza richiuse la portellina assicurandosi di aver spinto bene la maniglia.
Liberato il tavolo lavò i piatti e il tegame. Rimase per qualche secondo con le mani sotto il getto dell’acqua tiepida a odorare il profumo del detersivo. Poggiò le stoviglie sul lavello in pietra , si asciugò in fretta le mani e salì in camera sua.
Lo scricchiolio delle scale in legno e del ginocchio destro l’accompagnarono fino alla sua stanza. Rimase per un attimo ad osservare la sua immagine riflessa allo specchio. Maria aveva dodici anni e la camicia da notte, per quanto larga, non riusciva più a nascondere le forme che cominciavano ad arrotondare il suo corpo di giovane donna. Si mise di profilo spingendo il petto in fuori e sorrise maliziosa.
Un piccolo rumore fuori la fece sobbalzare, ma non dalla paura, bensì dalla vergogna che qualcuno potesse spiarla mentre si pavoneggiava davanti allo specchio.
Andò alla finestra ma non vide nulla. Probabilmente qualche pezzo di roccia era franato dalla montagna, succedeva molto spesso, soprattutto da quando avevano costruito quell’orribile diga.
Maria si sedette sul letto e carezzò la coperta che la mamma le aveva regalato per Natale quando aveva otto anni; le ci erano voluti due mesi per finirla, ma il risultato era magnifico. La mamma aveva comprato un bel tessuto che sembrava lana e poi ci aveva applicato tanti piccoli pezzi di stoffa che aveva ricamato con il punto catenella. Il risultato era un prato fiorito. Cuciva di sera e poi riponeva la coperta in un ripiano alto nell’armadio della nonna. Quando Maria tornava da scuola e la mamma era al lavoro prendeva lo sgabello dal cucinino e dava un occhiata al lavoro della sera prima.
Poi riponeva la coperta nella stessa posizione in cui l’aveva trovata. Non voleva che la mamma se ne accorgesse e non se ne era mai accorta.
Maria allungò una mano, afferrò la spazzola dal comodino e cominciò a passarsela tra i capelli ciocca per ciocca. Davanti a lei la finestra che dava sul cortile e sull’orto e poco più in là le luci rassicuranti del paese. Posò la spazzola e si alzò per aprire la finestra. Un brivido le percorse il corpo facendola tremare. La temperatura era decisamente autunnale e, vista l’ora, era scesa di qualche grado.
Ma lei adorava spazzolarsi i capelli mentre dalla finestra entrava l’aura della sera, la faceva sentire libera, in completa simbiosi con la natura.
Tornò a sedersi sul letto e riprese a spazzolarsi.
Improvvisamente un lampo verde illuminò la stanza, poi il buio totale, l’inizio della fine. Maria si alzò ed esitante andò verso la finestra cercando di non sbattere contro la sedia dove riponeva i vestiti. Riuscì a fatica a raggiungere l’infisso aperto. Anche fuori il buio totale, tutto il paese era privo di corrente elettrica. Pensò che le candele si trovavano sul mobile del corridoio, troppo distante per arrivarci al buio.
Si spostò un po’ a destra cercando la casa di Rosa, una piccola scheggia di legno le si conficcò sotto il piede.
Si abbassò istintivamente per massaggiarselo. Poi il terrore la invase, la casa cominciò a tremare. Lei non sapeva cosa fosse il terremoto ma ricordava che a scuola glielo avevano spiegato. Si buttò a terra e strisciando cercò di raggiungere il letto. Il suo corpo tremava più della terra. Cominciò a piangere e a gridare. Poi un boato la paralizzò, un fragore assordante amplificato dal silenzio della valle ruppe la pace di Longarone. Tante piccole gocce fredde le schiaffeggiarono il viso. Ebbe appena il tempo di alzare lo sguardo che 270 milioni di metri cubi di acqua la investirono; come un pugno allo stomaco, come se venisse perforata si trovò sbattuta in ogni direzione. Un’asse la colpì alla testa e vide il suo sangue mischiarsi col fango. La bocca si aprì in un grido che non ebbe voce. Un turbinio di colori e odori l’avvolsero trascinandola in un sentiero sconosciuto. Il braccio destro debolmente si allungò e la morbida mano strinse quella che sembrava una rosa. Poi più nulla. Il buio. Il silenzio. La pace.
Maria fu ritrovata due giorni dopo, il corpo ricoperto di fango nascondeva il sangue che la ricopriva. Qualcuno le ripulì il viso e con tenerezza le spostò i capelli che le coprivano gli occhi.
A pochi metri da lei una sudicia e lacera coperta con motivi floreali ricopriva malamente il corpo di un'altra donna che le somigliava molto.
Intorno a loro fango, morte e silenzio interrotti solo dai pianti, dal suono dei passi degli stivali di gomma dei soccorritori e dal rumore delle pale degli scavatori. Non distante il gigante di cemento osservava impietoso e indifferente l’angoscia e il dolore.
Longarone fu distrutta la sera del 09 ottobre 1963, erano le 22.39. Una frana si staccò dal pendio del Monte Toc e si riversò sul bacino idroelettrico contenuto dalla diga del Vajont. Morirono 1917 persone, tra cui più di 500 bambini. Maria era una di questi.
Ultima modifica di Speranza il 19/10/2020, 22:48, modificato 1 volta in totale.
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Ida-59
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Messaggio da leggere da Ida-59 »

Sicuramente un dramma tremendo, raccontato con parole normali, di tutti i giorni, là dove la normalità è svanita in un boato sommergendo ogni cosa. Una testimonianza particolare per un racconto che merita di essere letto.
Ultima modifica di Ida-59 il 12/10/2020, 14:11, modificato 1 volta in totale.
Francesco Pino
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

Quel lampo verde che arriva improvvisamente dalla finetra cambia di colpo il ritmo del racconto. Quella normalità un po' lenta e un po' triste viene subito sovvertita dalla velocità dei tragici eventi; è un racconto davvero ben fatto, fin dal titolo. Ho storto un po' il naso per quel "sig.ra", ma è un dettaglio.
Per me è voto alto.
ElianaF
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Messaggio da leggere da ElianaF »

Conosco bene le vicende del Vajont, ho visitato la diga e mi sono a lungo documentatata sulla vicenda. Trovo che il tuo racconto sia poco accurato e per questo ho dato un voto basso, se si fosse trattato di una vicenda di fantasia forse lo avrei meglio apprezzato.
Lucia De Falco
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Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

Il racconto, inizialmente, sembra descrivere una vicenda di semplice e povera quotidianità: la vita di due donne, madre e figlia, che vivono di stenti coi lavoretti di sarta della madre. Poi viene descritta una tragedia reale , con un ritmo improvvisamente veloce, contrastante con quello lento precedente. Il pregio di questo racconto, a mio avviso, è di dare spazio a dei particolari, come la coperta, che permettono di personalizzare la tragedia, calandosi nei sentimenti dei personaggi che l'hanno vissuta.
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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

anche io conosco bene la storia di quella tragedia, essendomi documentato parecchio,
è vero che il racconto si limita a raccontare la storia di una bimba, quindi un singolo caso, ma non riesce a prendermi come dovrebbe, manca qualcosa.
ci sono anche acune imprecisioni nella scrittura.
in linea di massima si lascia leggere.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Sono combattuto con questo testo. La seconda parte mi ha colpito, racconta il perché di un qualcosa ,tutto sommato anonimo. i flash finali sono quelli che importano e sistemano molto. Si è trasportati dalla tragedia, si apprezzano i riferimenti "drammatico - poetici" ma sto pensando alla "semplicità" del racconto. Parlo di stile, di originalità nello stile, che leggerei poi brioso. Non trovo una chiave di lettura sul tuo stile. Scritto correttamente. Comunque bello leggerti. Sinceramente.
Mauro Conti
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Messaggio da leggere da Mauro Conti »

Secondo me è un racconto composto da due parti ben (troppo?) distinte. Nel senso che non vi è filo che le unisce per bene. La prima parte molto descrittiva e "preparatoria" al disastro. La seconda dopo il famoso Flash cambia tutto trasformandosi in tragedia.
Scritto bene senz'altro manca un po' di trama.
E come se Robert Zemekis avesse ridotto tutto il film "Ritorno al Futuro" nella descrizione accurata della Delorean e nient'altro, giusto per rendere l'idea e per farmi capire. Direi che lo si legge fino alla fine ma non "acchiappa".
Complimenti comunque per le accuratissime descrizioni, quasi dei quadretti.
Roberto Virdo'
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Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Attendevo il testo di Speranza. Questo perché la sua opera partecipante alla gara di primavera 2020, Mia, resta tra quelli che mi hanno affascinato di più, da cui il relativo commento inserito a posteriori (all'epoca non ero un BravoAutore, si fa per dire ovviamente).
Confermo qui la mia impressione originaria, trovo che la storia, drammatica all'inverosimile, sia resa con forza e smorzata con sapienza. Vedere la tragedia da "sotto" la diga, attraverso gli occhi di una giovane (occhi che si protendono al futuro come ci suggeriscono le "curve"), assaporare una vita da vivere poi stroncata così, e regalarci quei fiori finali ebbene lo confesso, mi ha commosso.
Spesso mi ripeto nell'affermare che non sarò il miglior recensore/commentatore. Del resto non riesco a vedere se non attraverso l'emozione e Speranza, con una perseveranza sottile, getta la rete e mi tira su. Ma la sua delicatezza è tale che sono qui a raccontarlo.
E' stato un gesto pieno di significato il voler ricordare quella terribile tragedia e i suoi morti, tra cui i tanti bambini.
Mariovaldo
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Messaggio da leggere da Mariovaldo »

La tragedia del Vaiont ci colpì nell'animo, per il numero spaventoso delle vittime di ogni età, e nelle nostre certezze sulla bravura dell'Uomo a sfidare la natura. Paolini, nel suo monologo, ne ha dato una ricostruzione straordinaria e agghiacciante. In questo racconto c'è molto di buono, specialmente nella prima parte, con la presentazione del personaggio della ragazzina, per la quale il lettore deve provare empatia. La parte finale, a mio parere, è meno riuscita, somiglia troppo alle decine e decine di cronache lette a suo tempo, ma comunque il racconto resta un lavoro piu' che buono e merita un voto alto.
Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Il racconto è certamente molto triste anche perché non inventato ma tragicamente reale. E va dato merito a Speranza ad aver scritto su quella immane sciagura che tutti noi abbiamo nel ricordo. La stesura del testo contiene diverse cose da rivedere. Come è già stato detto, e sicuramente si tratterà di una svista, ma quel sig.ra tipo indirizzo su di una busta da spedire non va proprio. Poi, dal mio punto di vista, sono un po' troppo "secche" e telegrafiche le frasi, soprattutto nella prima parte del racconto. Comunque non male, si lascia sicuramente leggere.
Namio Intile
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

Non amo molto i racconti che ricordano vittime e tragedie, costruiti col presupposto di provocare emozioni. Io di emozioni non ne ho provate. La storia minima della bimba e della sua mamma, e non poteva essere che una bimba e la sua mamma, si scontra con il dramma che colpì quella parte del paese quasi sessanta anni fa.
Qual è il tuo intento, e quello del racconto? Ricordare? Strappare una lacrimuccia? Troppo facile.
Il racconto è scritto in modo corretto ed è ben strutturato, ma a mio avviso il PdV impersonale, che di sicuro ti è d'aiuto nella cronaca finale, affatica il testo nelle battute iniziali.
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