La bambina col vestito azzurro

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2020.

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Liliana Tuozzo
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La bambina col vestito azzurro

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Amal indossa un vestito azzurro, Jameela sorride: – Sei bellissima.
– Mamma quando partiamo?
– Stanotte.
Quando scende la sera il buio avvolge in una morsa quel campo improvvisato, dove molti attendono d'imbarcarsi. Jameela ha lo sguardo rapito, oltre il mare, e riesce a intravedere uno spiraglio lontano; è verso quella luce che dà speranza che ha deciso di andare. Suo marito è morto a causa di una guerra crudele, non ci potrà mai essere un futuro per lei e la bambina in quella terra che pure sente sua.
Ha venduto la sua casa, non le resta altro che partire con la figlia Amal, per costruire altrove una nuova vita. Quei viaggi sono costosi e nessuno ti assicura che andrà tutto bene, ma almeno tentare è meglio che rimanere lì a lasciarsi morire. Gli scafisti hanno radunato tutti in un angolo di spiaggia, poco lontano dal mare. Quella è l’ultima notte che passerà nella sua terra. Ha paura, ma deve essere forte. Resta sveglia, insonne, su un povero giaciglio, fatto di vecchie coperte, accarezzando la bambina accanto a sé. Cerca di proteggerla dal freddo della notte con il calore del suo corpo.
L’alba è appena spuntata. Amal dorme ancora, avvolta in uno scialle, la prende in braccio. Nella sacca che sistema sopra una spalla ci sono solo poche cose, il necessario, e una foto del suo sposo che non potrà più proteggerla. A passi lenti si avvia verso l'imbarcazione insieme a tanti disperati che come lei portano dietro solo pochi stracci e i sogni di una vita.
Nella semioscurità l’acqua sembra petrolio. Le voci sommesse di chi attende sembrano spettri che si agitano intorno, nessuno osa parlare a voce alta.
Salgono su un barcone gremito di persone, nello spazio esiguo tutti si ammassano l’uno contro l’altro. Le stelle appaiono tremule, come luci disordinate segnano il cammino nel buio. Amal apre gli occhi.
– Mamma, ho freddo.
– Stringiti a me.
La notte fa spavento, gli occhi della gente mandano messaggi sconosciuti: sono enormi, spalancati sull’ignoto e parlano di timore e di speranza.
Amal guarda la massa scura dell’acqua e le appare immensa. Curiosa allunga la mano per toccarla, sembra un’enorme bocca umida e fredda, subito si ritrae, accucciandosi sul petto della madre.
Qualcuno recita una preghiera. Gli occhi di Jameela si riempiono di lacrime, per fortuna la bambina nell’oscurità non riesce a vederli.
Un vento dapprima dolce comincia a inasprirsi, la barca finisce per ondeggiare. Qualcuno sospira, c’è chi trema, i cuori battono tutti più velocemente.
Amal trema. Alcuni uomini gridano, litigando tra loro; il terrore del pericolo li ha resi rabbiosi. La bambina stretta al collo di sua madre sussurra:
– Mamma non lasciarmi, prometti.
– Amal, non ti lascerò mai.
La barca ondeggia paurosamente, è stipata di gente fino all’inverosimile. La bambina si accorge che la bocca umida che prima aveva toccato la sta ingoiando, scivola, poi non vede più nulla.
Quando apre gli occhi, si accorge che è avvolta in una coperta e c’è tanta gente intorno, ma sua madre non c’è. Si alza in piedi lasciando scivolare la coperta dal suo vestito azzurro. Non piange. Sua madre le ha insegnato che bisogna affrontare le avversità. Sente dentro una rabbia dolorosa e cerca sua madre gridando, chiamandola per nome.
–Jameela, dove sei? Perché mi hai mentito? Avevi detto che saresti stata sempre con me…
Passa in rassegna le persone accampate attorno a lei, incurante dei volontari che la chiamano per aiutarla.
La cerca a lungo, poi la vede che smarrita si guarda intorno, anche lei la sta cercando; felice si catapulta tra le sue braccia.
– Sei qui! Dovevi esserci… me l’avevi promesso.
L’abbraccio è caldo e tenero, sono insieme, ma il loro viaggio è appena cominciato.
Ultima modifica di Liliana Tuozzo il 18/11/2020, 17:43, modificato 4 volte in totale.
Marcello Rizza
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Ciao Liliana. È un bel racconto, con gli elementi giusti. C'è azione, sentimento pieno ma non esasperato, pathos, sorpresa finale e lieto fine in una condizione dove difficilmente le cose hanno un lieto fine. Un racconto che è una pacata denuncia per un problema che dovrebbe coinvolgere molto di più una società purtroppo sorda e egoista. Brava.
Liliana Tuozzo
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Marcello Rizza ha scritto: 04/11/2020, 19:45 Ciao Liliana. È un bel racconto, con gli elementi giusti. C'è azione, sentimento pieno ma non esasperato, pathos, sorpresa finale e lieto fine in una condizione dove difficilmente le cose hanno un lieto fine. Un racconto che è una pacata denuncia per un problema che dovrebbe coinvolgere molto di più una società purtroppo sorda e egoista. Brava.
Grazie Marcello senza andare sul drammatico delle morti in mare ho voluto mettermi nei panni di chi parte e di dare un segnale positivo, di speranza.
Selene Barblan
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Persone che lasciano situazioni terribili, attraversano un mare di paura, rischiano la vita ... e il viaggio nell’incertezza è solo all’inizio, perché ciò che li attende non è mai facile. Le due protagoniste di questo racconto potranno per lo meno affrontare assieme il cammino. Le descrizioni sono delicate, il racconto trovo si legga con piacere.
RobediKarta
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Re: La bambina col vestito azzurro

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E' un argomento difficile da affrontare perché non abbiamo nemmeno lontanamente un'esperienza diretta simile. Si rischia quindi di cadere nella retorica, sei riuscita ad evitarlo soprattutto grazie al finale speranzoso. Ma mi "stona" un po' il fatto che Amal prima dica "Mamma" e poi la chiami per nome due volte proprio quando il pathos è al suo massimo. C'è un motivo che mi sfugge ?
Francesco Pino
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Il tema è sempre molto toccante nella sua drammaticità e scrivere qualcosa di verosimile su un'esperienza che non abbiamo mai fatto non è facile. Io credo pero' che quando scriviamo di queste cose dobbiamo cercare di metterci il più possibile nei panni di chi le vive, altrimenti si rischia la banalità. Dalla finestra di quale edificio stava guardando Jameela? Non casa sua perché era stata venduta. Come era arrivata li? Questa gente rischia la vita in mezzo al mare ma quello non è l'unico inferno che attraversano. Le notizie su quello che queste persone passano prima di riuscire a imbarcarsi sono ben reperibili e il cinismo degli scafisti è altrettanto noto. Qui siamo nel campo del realismo letterario, dunque la realtà va rappresentata come si deve.
Alla fine sono contento che Amal abbia ritrovato la sua mamma.
Stefyp
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Mi capita spesso quando vedo quei barconi pieni di disperati di chiedermi quale sarà il nome, la storia, il passato di ognuno di loro. Tu ne hai tracciato una possibile di queste storie. Quindi il racconto non può che piacerrmi. Concordo con Francesco Pino che forse è poco reale, soprattutto nella parte iniziale, ma è talmente toccante e delicato che va bene così.
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Selene Barblan ha scritto: 05/11/2020, 17:43 Persone che lasciano situazioni terribili, attraversano un mare di paura, rischiano la vita ... e il viaggio nell’incertezza è solo all’inizio, perché ciò che li attende non è mai facile. Le due protagoniste di questo racconto potranno per lo meno affrontare assieme il cammino. Le descrizioni sono delicate, il racconto trovo si legga con piacere.
Grazie Selene, ho voluto scrivere una storia diversa una storia fatta di positività e di speranza.
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Re: La bambina col vestito azzurro

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RobediKarta ha scritto: 05/11/2020, 18:34 E' un argomento difficile da affrontare perché non abbiamo nemmeno lontanamente un'esperienza diretta simile. Si rischia quindi di cadere nella retorica, sei riuscita ad evitarlo soprattutto grazie al finale speranzoso. Ma mi "stona" un po' il fatto che Amal prima dica "Mamma" e poi la chiami per nome due volte proprio quando il pathos è al suo massimo. C'è un motivo che mi sfugge?
Grazie Robe, certo il mio è solo un racconto breve, lontano dalla cronaca e da quanto si capita spesso di sentire in tv, è un piccolo stralcio che coinvolge madre e figlia verso un domani che ho voluto fosse positivo. Il motivo per cui la bambina chiama la madre per nome c'è: quando all'inizio la chiama mamma c'è il bisogno di protezione e di affetto, ma quando si ritrova sulla spiaggia c'è la disperazione, il dolore e infine la rabbia nei confronti della madre che le ha fatto una promessa, e le ha sempre detto di essere forte ed è per questo che la chiama per nome come una sua pari, quasi una sfida. : smt006
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Francesco Pino ha scritto: 05/11/2020, 19:27 Il tema è sempre molto toccante nella sua drammaticità e scrivere qualcosa di verosimile su un'esperienza che non abbiamo mai fatto non è facile. Io credo pero' che quando scriviamo di queste cose dobbiamo cercare di metterci il più possibile nei panni di chi le vive, altrimenti si rischia la banalità. Dalla finestra di quale edificio stava guardando Jameela? Non casa sua perché era stata venduta. Come era arrivata li? Questa gente rischia la vita in mezzo al mare ma quello non è l'unico inferno che attraversano. Le notizie su quello che queste persone passano prima di riuscire a imbarcarsi sono ben reperibili e il cinismo degli scafisti è altrettanto noto. Qui siamo nel campo del realismo letterario, dunque la realtà va rappresentata come si deve.
Alla fine sono contento che Amal abbia ritrovato la sua mamma.
Grazie Francesco, il mio racconto non vuole essere né una denuncia né una cronaca di quello che i migranti purtroppo sono costretti a subire nei loro viaggi della speranza, in un racconto breve non si può descrivere tutto questo. Rappresenta un rapporto madre- figlia in una di quelle situazioni ed è vissuto soprattutto attraverso gli occhi disincantati di una bambina che ha paura, ma deve per forza di cose essere forte. La finestra da cui guarda Jameela è quella di casa sua, dove sta trascorrendo l'ultima notte prima del viaggio, credevo si capisse. chiedo a voi se ritenete necessario potrei anche specificarlo in una revisione. grazie.
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Stefyp ha scritto: 05/11/2020, 20:49 Mi capita spesso quando vedo quei barconi pieni di disperati di chiedermi quale sarà il nome, la storia, il passato di ognuno di loro. Tu ne hai tracciato una possibile di queste storie. Quindi il racconto non può che piacerrmi. Concordo con Francesco Pino che forse è poco reale, soprattutto nella parte iniziale, ma è talmente toccante e delicato che va bene così.
Grazie Stefy, contenta che ti sia piaciuto, anche per te è poco reale? almeno nei racconti mi piace inventare a volte un mondo diverso. :smt006
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Liliana Tuozzo ha scritto: 06/11/2020, 11:32 Grazie Stefy, contenta che ti sia piaciuto, anche per te è poco reale? almeno nei racconti mi piace inventare a volte un mondo diverso. :smt006
Poco reale perchè quello che ci arriva dalla cronaca è sicuramente molto più crudo. Le donne e purtroppo anche le bambine arrivano sui barconi dopo averne passate davvero di tutti i colori...
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Fausto Scatoli
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la storia si fa leggere senza problemi, scivola via con faclità.
ci sono alcuni refusi, ma nulla di particolare e le descrizioni sono buone.
a mio parere manca il coinvolgimento.
si tratta di un argomento particolare, grave, e se fossi riuscita a farmi entrare meglio nell'atmosfera...
comunque rimane un buon lavoro.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Fausto Scatoli ha scritto: 06/11/2020, 19:13 la storia si fa leggere senza problemi, scivola via con faclità.
Ci sono alcuni refusi, ma nulla di particolare e le descrizioni sono buone.
A mio parere manca il coinvolgimento.
Si tratta di un argomento particolare, grave, e se fossi riuscita a farmi entrare meglio nell'atmosfera…
comunque rimane un buon lavoro.
Grazie Fausto, sempre molto attento, mi indichi in maniera più chiara i refusi che non riesco a trovarli: smt006
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Re: La bambina col vestito azzurro

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Di seguito il commento.
Ultima modifica di Lucia De Falco il 09/11/2020, 12:42, modificato 1 volta in totale.
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Il testo è molto bello, innanzitutto perché affronta un tema di grande attualità dal punto di vista di chi vive da protagonista l'immigrazione, perché costretto dalla mancanza di alternative, non senza nostalgia per la propria casa, se pur povera e con pochi stracci. Mi ha colpita la frase in cui si dice che si parte, ma nessuno ti assicura che tutto andrà bene. Inoltre, è toccante perché basato sul rapporto madre-figlia, in cui l'una può ormai contare solo sull'altra. Mi ha stupita piacevolmente il lieto fine, che è un nuovo inizio.
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Lucia De Falco ha scritto: 09/11/2020, 12:41 Il testo è molto bello, innanzitutto perché affronta un tema di grande attualità dal punto di vista di chi vive da protagonista l'immigrazione, perché costretto dalla mancanza di alternative, non senza nostalgia per la propria casa, se pur povera e con pochi stracci. Mi ha colpita la frase in cui si dice che si parte, ma nessuno ti assicura che tutto andrà bene. Inoltre, è toccante perché basato sul rapporto madre-figlia, in cui l'una può ormai contare solo sull'altra. Mi ha stupita piacevolmente il lieto fine, che è un nuovo inizio.
Grazie Lucia, a volte un segno di speranza può essere importante.
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Liliana Tuozzo ha scritto: 07/11/2020, 11:11 Grazie Fausto, sempre molto attento, mi indichi in maniera più chiara i refusi che non riesco a trovarli: smt006
guarda fuori la finestra - dalla finestra
Ha venduto la sua casa, non le resta altro che partire con sua figlia - ripetizione eliminabile (con la figlia)

Jameela, dove sei? - mamma, dove sei?

sono sciocchezzuole, come ti h detto
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Fausto Scatoli ha scritto: 09/11/2020, 20:48 guarda fuori la finestra - dalla finestra
Ha venduto la sua casa, non le resta altro che partire con sua figlia - ripetizione eliminabile (con la figlia)

Jameela, dove sei? - mamma, dove sei?

Sono sciocchezzuole, come ti h detto
Grazie gentilissimo, ho corretto.
Quel: -Jameeia dove sei? - è voluto, la bimba chiama la madre per nome perché è arrabbiata e ha paura. Grazie ancora.
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

E' scritto molto bene questo racconto assai vero e che ci riporta ad una realtà, tristissima, dei giorni nostri (ma il mondo ci ha sempre raccontato sciagure simili, è l'umano...). Hai narrato al meglio questa situazione drammatica illuminandola con un, quasi, lieto fine. Brava!
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Messaggio da leggere da MattyManf »

Una storia che parte dall'attualità, ma una volta tanto, sa essere amare e finire bene.
Buono lo stile ed il ritmo della narrazione. Tutto in questo racconto sembra vero e potrebbe essere tristemente uscito da una pagina di cronaca.
Questo è forse un suo punto a sfavore: è la storia di una delle tante tragiche fughe.
Ho comunque dato un buon voto perchè mi è piacuto leggerlo e mi ha trasmesso delle sensazioni vere. Brava
:smt100 :smt100 :smt100
Date un'occhiara "Il Carillon di Absindaele" ,
il mio racconto gotico nella Gara d'Autnno!
Fatemi sapere cosa ne pensate!

Illustrazioni: https://www.instagram.com/chinevesperiane/
Wattpad: https://www.wattpad.com/user/NovelleVesperiane
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Laura Traverso ha scritto: 10/11/2020, 19:08 E' scritto molto bene questo racconto assai vero e che ci riporta ad una realtà, tristissima, dei giorni nostri (ma il mondo ci ha sempre raccontato sciagure simili, è l'umano...). Hai narrato al meglio questa situazione drammatica illuminandola con un, quasi, lieto fine. Brava!
Grazie Laura, contenta che ti sia piaciuto.
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Messaggio da leggere da Liliana Tuozzo »

MattyManf ha scritto: 14/11/2020, 22:54 Una storia che parte dall'attualità, ma una volta tanto, sa essere amare e finire bene.
Buono lo stile ed il ritmo della narrazione. Tutto in questo racconto sembra vero e potrebbe essere tristemente uscito da una pagina di cronaca.
Questo è forse un suo punto a sfavore: è la storia di una delle tante tragiche fughe.
Ho comunque dato un buon voto perchè mi è piacuto leggerlo e mi ha trasmesso delle sensazioni vere. Brava
Grazie Matty , riuscire a trasmettere sensazioni è quello che ci auguriamo tutti scrivendo. Un caro saluto.
Namio Intile
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

Il racconto è gradevole, ma è quasi un'istantanea e forse le immagini che in tanto poco spazio vuoi regalarci sono troppe.
Fuor di metafora, inserisci la guerra, la disperazione, il viaggio, il naufragio, la perdita di una madre e il suo ritrovarsi. Ne bastavano un paio.
La voce narrante pone una domanda retorica all'inizio "che futuro ci potrà mai essere per lei e la bambina in quella terra che pure sente sua?"
Si tratta appunto di una domanda retorica, io avrei adoperato una forma affermativa.
Il racconto ha una buona struttura ed è scritto correttamente.
Dal punto di vista logico mi pare una falla il fatto che la madre e la bambina sembra che escano da casa loro e si dirigano verso la spiaggia dove si svolgono gli imbarchi clandestini.
Sappiamo come non avvenga in questo modo, ma se proprio dovessi crederti la piccola Amal non vedrebbe il mare per la prima volta abitando a due passi dalla spiaggia.
A rileggerti
Liliana Tuozzo
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Re: La bambina col vestito azzurro

Messaggio da leggere da Liliana Tuozzo »

Facendo tesoro delle vostre osservazioni e dei vostri commenti ho effettuato delle modifiche. Sono grata a tutti, spero di non aver fatto pasticci.
Grazie.
Roberto Virdo'
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Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Una piacevole sorpresa questo piccolo racconto, breve ma intenso. Sullo sfondo di una tragedia terribilmente attuale, sa snodare il rapporto d'amore più bello, quello madre/figlia, senza eccessi, in modo perfino pacato, attutendo il dramma. E se è pur vero che il "tema" in sè non è certo nuovo, vorrei rendere merito all'autrice che comunque è riuscita nell'intento. Una cosa che ho apprezzato moltissimo è stato il passaggo al nome proprio finale, un espediente davvero azzeccato.
Non sono un fan del lieto fine ma ametto che questa volta non mi è proprio dispiaciuto, a dimostrazione che la "carica emotiva" era realmente presente e ha funzionato.
Bello, molto.
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Noir + Drammatico + Psicologico
Rosa + Erotico + Narrativa generale

La brevità va a pari passo con la modernità, basti pensare all'estrema sintesi dei messaggini telefonici o a quelli usati in internet da talune piattaforme sociali per l'interazione tra utenti. La pubblicità stessa ha fatto della brevità la sua arma più vincente, tentando (e spesso riuscendo) in pochi attimi di convincerci, di emozionarci e di farci sognare.
Ma gli estremismi non ci piacciono. Il nostro concetto di brevità è un po' più elastico di un SMS o di un aforisma: è un racconto scritto con cura in appena 2500 battute (sì, spazi inclusi).
A cura di Massimo Baglione.

Contiene opere di: Fausto Scatoli. Giorgio Leone, Annamaria Vernuccio, Luca Franceschini, Alphaorg, Daniel Carrubba, Francesco Gallina, Serena Barsottelli, Alberto Tivoli, Giuseppe C. Budetta, Luca Volpi, Teresa Regna, Brenda Bonomelli, Liliana Tuozzo, Daniela Rossi, Tania Mignani, Enrico Teodorani, Francesca Paolucci, Umberto Pasqui, Ida Dainese, Marco Bertoli, Eliseo Palumbo, Francesco Zanni Bertelli, Isabella Galeotti, Sandra Ludovici, Thomas M. Pitt, Stefania Fiorin, Cristina Giuntini, Giuseppe Gallato, Marco Vecchi, Maria Lipartiti, Roberta Eman, Lucia Amorosi, Salvatore Di Sante, Valentina Iuvara, Renzo Maltoni, Andrea Casella.
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