Fragile incanto

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'inverno 2020/2021.

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Fausto Scatoli
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Fragile incanto

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Rododendro: dal greco rhodon (rosa) e dendron (albero), ovvero albero delle rose. A causa della fragilità dei suoi fiori, al rododendro è attribuita la valenza di fragile incanto.
 
 La camera di consiglio era durata poco. La giuria non aveva avuto problemi a raggiungere un verdetto unanime e ora la giudice Parventis stava per leggere la sentenza.
 Charlie Bell, reo confesso, conosceva l’esito. Gli rimaneva solo da scoprire l’entità della pena.
 «L’imputato si alzi.»
 Obbedì.
 Il viso era imperscrutabile, come sempre. Non trapelava nulla. Neppure al momento della confessione aveva permesso alle sue emozioni di venire allo scoperto.
 Negli ultimi giorni era tornato spesso agli istanti della violenza, quando la furia omicida si era impossessata di lui, e ogni volta c’era maggior distacco, quasi la realtà non fosse più quella.
 
 L’avvocato lo scosse, facendolo tornare al presente.
 «… la corte condanna quindi l’imputato alla pena di anni trenta, da scontarsi…»
 
 Ci fu un brusìo sommesso.
 Qualcuno in sala applaudì, ma il martello della giudice riportò tutti al silenzio.
 «… inoltre, alla luce dei fatti e visto l’atteggiamento dell’imputato stesso, lo si condanna alla cura quotidiana e perenne di 18 piante di rododendro…»
 «Vostro onore…» esclamò stranito l’avvocato di Bell.
 «Silenzio! Potrete fare ricorso in seguito.»
 
 Charlie era sempre muto e immobile, una statua.
 Parventis riprese la parola: «18 piante, una per ogni anno di età della vittima. Di rododendro, perché ha i fiori fragili, come fragile era il fiore che l’imputato ha strappato…»
 «Vostro onore, ma…»
 
 Charlie Bell cominciò a sudare. Ansimò e con un rapido movimento aprì il colletto della camicia. Aveva bisogno d’aria.
 L’avvocato lo guardò, sorpreso. Per la prima volta vedeva nel suo assistito dei segni di cedimento.
 
 «…ogni qualvolta vedrà cadere uno di questi fiori sarà per lui come rivedere la scena finale, quando chi lo rifiutò venne preso a forza e poi spezzato…»
 
 Sentì dolore al ventre, come se una mano glielo stringesse forte. Ebbe un singulto.
 I presenti in sala ascoltarono esterrefatti la sentenza della giudice. Stava colpendo a fondo.
 
 «…rododendro, perché il nome lo faccia pensare. E magari anche capire.»
 
 Alzò lo sguardo verso l’imputato.
 Charlie prese a tremare, gli occhi sbarrati, le pupille dilatate. Qualcosa dentro si era rotto, squarciato da un urlo senza fine. Quanti altri fiori avrebbe dovuto veder cadere per potere ritrovare un po’ di pace?
 
 «Portatelo via» sentenziò la Parventis, «la seduta è tolta.»
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Athosg
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Messaggio da leggere da Athosg »

Un racconto breve con un fortissimo richiamo etico. Una specie di nemesi dove al colpevole viene data la pena (possibilità?) di ripercorrere il suo crimine giorno dopo giorno. Io rimango ottimista e penso che Charlie nello scontare il giudizio diventerà un uomo migliore.
Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Bello! Mi è piaciuto, svelto, ben scritto e denso di significato. Molto azzeccata l'analogia tra gli omicidi delle giovani vittime al fiore di rododendro di cui all'inizio tratteggi le caratteristiche. Non conoscevo il "fragile incanto" di quel fiore. Voto alto
Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Che bella pianta il rododendro, delicata, dai colori vivaci e intensi, una buona metafora. Il racconto mi è piaciuto, breve ma significativo, come sempre scritto bene.
Ho un dubbio su questa frase ma probabilmente mi sbaglio:

“…rododendro, perché il nome lo faccia pensare. E magari anche capire“

Mi stona il lo faccia pensare/lo faccia capire; non so se mi sono spiegata.

In ogni caso mi è piaciuto.

Ps: titolo molto bello
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Fausto Scatoli
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Selene Barblan ha scritto: 22/12/2020, 8:39 Che bella pianta il rododendro, delicata, dai colori vivaci e intensi, una buona metafora. Il racconto mi è piaciuto, breve ma significativo, come sempre scritto bene.
Ho un dubbio su questa frase ma probabilmente mi sbaglio:

“…rododendro, perché il nome lo faccia pensare. E magari anche capire“

Mi stona il lo faccia pensare/lo faccia capire; non so se mi sono spiegata.

In ogni caso mi è piaciuto.

Ps: titolo molto bello
voleva essere un gioco di parole
rododendro = rodo dentro
rodersi dentro non è bello, per niente

grazie dle commento
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Selene Barblan
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Fausto Scatoli ha scritto: 22/12/2020, 12:45 voleva essere un gioco di parole
rododendro = rodo dentro
rodersi dentro non è bello, per niente

grazie dle commento
Ecco questo non l’avevo colto, dovrò essere lettrice più attenta. Io però mi riferivo non al gioco di parole legato al nome del fiore ma al fatto che dici “il nome lo faccia pensare” nella seconda frase non sarebbe più giusto dire “E magari gli faccia capire” nel senso che non credo si possa dire il nome lo faccia capire”. Però, ripeto, forse mi sfugge ancora qualcosa o mi sbaglio completamente al riguardo.
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Fausto Scatoli
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Selene Barblan ha scritto: 22/12/2020, 14:11 Ecco questo non l’avevo colto, dovrò essere lettrice più attenta. Io però mi riferivo non al gioco di parole legato al nome del fiore ma al fatto che dici “il nome lo faccia pensare” nella seconda frase non sarebbe più giusto dire “E magari gli faccia capire” nel senso che non credo si possa dire il nome lo faccia capire”. Però, ripeto, forse mi sfugge ancora qualcosa o mi sbaglio completamente al riguardo.
no no, puoi avere benissimo ragione, sai?
rivedrò qualcosa, dopo la gara
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Lucia De Falco
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Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

Il racconto è breve, ma significativo. Al di là della condanna esemplare, che sembra scuotere l'imputato più dei trent'anni di carcere, questa lettura porta il lettore anche dentro il punto di vista dell'assassino. Dopo molti anni dal crimine commesso, sembra che il male sia lontano, ne prova distacco. È l'obbligo a riceverlo, con la pena inflittagli dal giudice, che lo costringe a rivivere quello che ha fatto. Una riflessione sul sistema penale?
Andr60
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Messaggio da leggere da Andr60 »

Ricordo una trasmissione di Nanni Loy (quello di Specchio segreto), nella quale utilizzava il rododendro nello stesso modo, per far parlare l'intervistato di ciò che gli rodeva di più.
C'è da augurarsi che trent'anni siano sufficienti per far capire all'imputato la gravità del suo crimine (coltivazione dei fiori a parte).
Francesco Pino
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

Il racconto è cosi' breve e diretto che mi viene difficile commentarlo. La sentenza spiega già bene il senso della condanna. Se c'è una cosa che si puo' forse provar a interpretare è il brusio della gente nel sentire che la pena è 30 anni e non l'ergastolo. Ci vedo dunque il tentativo del giudice di dar forma (in maniera certo originale) al senso della detenzione che è rieducare e non solo punire, contrariamente al pensiero comune che chiede piuttosto vendetta. Ecco perché quella frase, che interpreto come quasi una speranza, "e magari anche capire".
Stefyp
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Messaggio da leggere da Stefyp »

Voto massimo. un 5 dato senza esitazione. Un racconto davvero ben strutturato dove il messaggio arriva chiaro e netto senza fronzoli. Bello l'incipit e la conclusione. Magari il sistema potrebbe essere usato anche nelle nostre carceri, potrebbe funzionare.
RobediKarta
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Messaggio da leggere da RobediKarta »

Wow, se la memoria non mi tradisce, potrebbe essere un finale alternativo de "Lo straniero" di Camus. C'è un'idea forte, resa in modo asciutto ed efficace, e non del tutto irreale. In molte carceri indiane è stata introdotta la meditazione vipassana negli anni '90, con un forte calo della recidività. Ho apprezzato la scelta del rododendro; come fiore per me una scoperta, come parola per la sua assonanza col tormento interiore. Mi hai fatto ricordare Nanni Loy e "Specchio segreto", c'entra qualcosa ? Spero ci siano ancora degli spezzoni in rete.
Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Un racconto scritto bene, scorrevole, nonostante il tema drammatico risulta anche essere divertente. Avrei ambientato il processo in una civiltà differente da quella da te suggestionata, dal richiamo occidentale, perché è inverosimile che possa essere sentenziata una condanna simile in Europa o in America. La vedrei più attinente, la pena, in una comunità aborigena o indiana d'America. O anche in un contesto fantasy. Ciò non toglie comunque il valore del messaggio. Mi piace anche il non raccontato per permettere al lettore di costruirsi una propria vicenda. Bravo.
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Roberto Bonfanti
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

Trovo che questo racconto sia perfettamente centrato, non tanto per la veridicità o l’attinenza a una qualche dottrina giuridica, quanto per il senso morale e ciclico della vicenda: un contrappasso all’apparenza fragile, come suggerisce il titolo, ma allo stesso tempo implacabile.
Hai sfruttato al meglio la brevità del testo, quello che c’è basta e avanza a evocare quello che non dici, non aggiungerei neanche una virgola, ottimo.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
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Namio Intile
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

Questo racconto, è una mia opinione, dice molto del suo autore: conciso, essenziale, diretto, velatamente surreale. Non si può dire che ami perderti dentro giri di parole. Scrivi veloce, vuoi arrivare dritto al punto. Con gli anni hai imparato a lasciare fuori l'inessenziale.
Ti faccio un paio di appunti formali: quel diciotto scritto a cifre, anche a inizio discorso. E quel valenza di fragile incanto. Perché valenza? Oltre a essere un termine desueto significa ciò che vale, valoroso. Per come l'hai adoperato tu il fragile incanto è invece un soprannome, un nomignolo, un appellativo, e via discorrendo.
Nella sostanza, provo a esser breve, mi pare che vi sia un gradino piuttosto alto nel racconto. Quello tra l'atteggiamento di Charlie Bell, l'omicida tutto d'un pezzo, secondo la descrizione dell'avvocato, che non batte ciglio neanche dopo aver sentito della condanna a trent'anni, e il Charlie Bell timoroso e quasi pentito dopo aver sentito della pena accessoria consistente nella cura delle diciotto piante di rododendro, una per ogni anno della povera vittima.
Ma, è qui arriva il mio dubbio, perché questo riferimento, come quello alla specie della pianta, avrebbe dovuto cambiar qualcosa in lui? Qual è stata la scintilla?
L'autore, tu, non lo dice e lo lascia all'immaginazione del lettore, lo evoca ma non lo materializza.
Per questo ho scritto in principio surreale. Spesso l'atmosfera onirica, immaginaria, kafkiana, permette all'autore il giusto distacco, di guardare la sua opera da spettatore. Spettatore è chi guarda da lontano.
A parte questo mio dubbio si tratta di un ottimo pezzo, Fausto.
Solo una curiosità, perché quel nome? Parventis.

Ti rinnovo gli auguri per una buona fine d'anno e un miglior inizio.
E spero che il tuo SPS non chiuda come fin troppe volte preannunciato.
ElianaF
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Commento: Fragile incanto

Messaggio da leggere da ElianaF »

Racconto breve ma molto efficace, mi è piaciuto molto, In grado di evocare la violenza senza parlare di sangue o azioni crudeli ma facendo percepire il dolore e la sofferenza, complimenti!
Il nome del fiore è evocativo, anche se volendo ben vedere è una pianta tuttaltro che fragile....
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Messaggio da leggere da Nando71 »

Il racconto arriva dritto al punto, centra immediatamente il bersaglio della violenza senza dover necessariamente descrivere l'accaduto in modo minuzioso. Mi ha colpito il gioco di parole che io amo particolarmente nei racconti perché stuzzicano la mi immaginazione.
Mariovaldo
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Messaggio da leggere da Mariovaldo »

Un racconto all'insegna di "abbasso i fronzoli", ovvero " L'importante è il messaggio."
Cio' non significa che sia scritto male, tutt'altro , hai tutta la mia invidia perchè io, di solito, impiego una decina di righe per dire "buongiorno", Bella idea aver scelto il rododendro come metafora, la trovo insolita e molto pertinente.
I miei sinceri complimenti e voto alto
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Liliana Tuozzo
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Messaggio da leggere da Liliana Tuozzo »

Stupefacente come il fragile incanto di un fiore possa smovere la coscienza di un uomo capace di orrende brutalità. La fragilità gli rode dentro come un tarlo e lo fa vacillare avrà tempo per pensare al male fatto. Il tuo racconto è diretto essenziale, scorre fluido e colpisce il lettore. Un lavoro ottimo. Bravo.
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Ida Dainese
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Un giudice da temere, quella Parventis. Assolve il suo dovere assegnando la pena prevista per legge, ma sembra comprendere il distacco che il condannato cerca di mettere tra sé e la punizione, chiudendosi nell'indifferenza. Trova quindi il modo per ricordargli concretamente quello che ha fatto, costringendolo a occuparsi di qualcosa di delicato, abituandosi ad averne cura, rinnovandogli lo strazio ogni volta che un fiore cade, finché quel dolore lo trasformi o lo distrugga.
Racconto essenziale e denso, nocciolo di una storia di contorno lasciata al lettore da immaginare. Questo stile asciutto è deciso, come una freccia sul bersaglio: un assassino, un crimine, un fiore. Però sentiamo tutto il sottofondo, la voce del giudice, il fiato sospeso della gente, la ragazza morta, i cespugli di rododendro, i petali leggeri nel vento.
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