L’incidente

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'inverno 2020/2021.

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Anna Gri
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L’incidente

Messaggio da leggere da Anna Gri »


Un sabato qualunque alle diciassette e dieci l’autovettura della signora Carolina sfreccia fulminea lungo i viali della cittadina. La donna è frenetica e nonostante guidi con il bambino in auto azzarda manovre ad alto rischio e sproloquia ininterrottamente nei confronti degli altri automobilisti. Carolina è nervosa, il sangue le ribolle come lava e ogni qual volta si ritrova in coda ad un semaforo perde il senno e mentre stringe i denti per la rabbia le sopracciglia si inarcano, conferendole un’espressione diabolica. Il bambino sul sedile posteriore si lamenta per gli scossoni, ma lei lo redarguisce con modi assai bruschi.
 La vettura si svincola dal traffico cittadino e si lancia lungo la superstrada, mentre i campi spogli di messi scorrono fuggevoli dietro i finestrini. Il cielo è chiazzato di nubi scure attraverso le quali spuntano lembi carichi di rosso che annunciano l’imbrunire. La donna continua a spingere sul pedale dell’accelleratore accecata dalla boria di giungere a destinazione e dopo un interminabile rettilineo rallenta in prossimità di un palo della luce avvolto da un’alone opaco. L’automobile svolta sgarbatamente e imbocca una strada sterrata che si perde nei meandri della foschia, la ghiaia scricchiola sul battistrada e nel contempo alcuni sassolini vengono proiettati e impattano rumorosamente sulla scocca. In più occasioni Carolina rischia di perdere il controllo del mezzo, che si sforza di tenere in strada arrangiando improvvise sterzate; dietro il bambino assume una posizione fetale e piange in silenzio. Ad un tratto compare in lontananza una casa addossata ad un fienile cadente, la donna frena immediatamente di fronte al vialetto d’ingresso accennando un testa coda, poi si gira e in modo lapidario si rivolge alla creatura:
 “Scendi!”
 Il piccolo è esterrefatto e tenta di contestare:
 “No, ti prego! No!”
 Carolina esce dall’auto e guidata da un attacco isterico trascina il piccolo giù dal sedile, poi mette in moto e ripercorre la strada sollevando un gran polverone dietro di sé.
 Il piccolo entra nello stradello e non avendo alternative suona il campanello.
 ‘Din don’.
 Un chiarore fioco e giallastro si irradia dal lucernario che sovrasta il portone di legno, nel frattempo schioccano gli scatti della serratura che repentinamente si schiude. Una sagoma immensa di donna si staglia di fronte agli occhioni umidi del bimbo e una profonda voce femminile lo esorta ad entrare:
 “Forza, vieni!”
 Il fanciullo intimidito dalle forme carnose della signora la segue senza proferir parola e superato un corridoio dalle pareti ammuffite varca la soglia di una grande stanza illuminata, entro la quale fluttua una mistura di olezzi. Gli odori si sprigionano da una manciata di pentole fumanti che borbottano sul fornello a gas e sui cerchi della cucina economica.
 La donnona inforca un paio di occhiali dalle lenti spesse che ricordano i fondi di bottiglia e si sporge in avanti per osservare il piccolo ospite, poi gli domanda:
 “E tu chi saresti?”
 Il bimbo tramortito risponde con la voce strozzata:
 “Sono Paolo”.
 “Paolo?”
 “Si signora”.
 “Paolo chi?”
 “Paolo Martini, signora”.
 “Ah? Paolo Martini”.
 La donna fa scorrere tra due dita la pelle unticcia del doppio mento e nel frattempo ragiona sul da farsi.
 “Senti Paolo, perché sei venuto da me oggi?”
 “Mammina deve andare al cinema con il suo nuovo fidanzato ed è molto in ritardo, papà deve fare il turno al ristorante, il nonno è in ospedale dalla nonna, gli altri nonni sono andati via per il week end. I genitori della nuova moglie di papà abitano lontano e quelli del fidanzato di mamma non mi conoscono ancora, quindi mammina ha chiamato il suo secondo marito che le ha detto che poteva portarmi da sua sorella: per questo mi ha lasciato qui da lei”.
 La signora si fa consegnare il diario scolastico, poi serve la merenda al fanciullo che è ben felice di trovarsi a casa della donna paffuta e mentre Paolo sorride soddisfatto ai biscotti fatti in casa, contatta sua madre.
 “Pronto. Chi parla?”
 “Mi ha appena lasciato suo figlio davanti a casa!”
 “Ah sì! Ciao Graziella, non ci siamo mai conosciute, ma sei stata così gentile a renderti disponibile… e scusami tanto se non sono entrata, ma andavo così di fretta… poi non conosco bene la tua zona e ho persino rischiato di perdermi”.
 “Senta signora, venga subito a prendere suo figlio. Io non ho nessun fratello!”
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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

parto dai punti negativi, così poi finisco positivamente.
punteggiatura da rivedere, mancano tante virgole.
ci sono d eufoniche da eliminare e alcuni refusi o errori da sistemare.
nonostante le descrizioni siano buone, non riesco a entrare nella storia. può essere un mio problema.
non conosco bene le mamme di oggi, ma il comportamento mi pare eccessivo.
detto questo, il racconto è simpatico e divertente, con un bel finale a sorpresa.
questo finale riscatta in buona parte il racconto, alzandone parzialmente il livello.
consiglio una revisione.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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RobediKarta
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Messaggio da leggere da RobediKarta »

Un bel racconto, decisamente sopra le righe, sembra una scenetta dei primi film di Almodovar. Non mi ha convinto del tutto la forma però. L'uso del presente rischia evocare il fantasma di una barzelletta lunga, secondo me funzionerebbe meglio al passato. La scelta forbita dei vocaboli va bene, non appesantisce, ma non sempre è azzeccata. L'auto che svolta sgarbatamente l'ho trovato bellissimo, mentre "la boria di arrivare " stona, non è proprio sinonimo di fretta o furia. Anche il sangue che ribolle come lava è una similitudine un po' straletta, prova a trovare un'altra immagine. Infine ci sono alcuni refusi: alone è maschile quindi "un alone", "acceleratore" con una "elle" sola, forse meglio 17:10 in numeri, in lettere per me bruttino. Ma è 4 pieno.
Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Il racconto è spassoso ma racchiude un'anima amara; apprezzo molto quando si usa l'ironia per sm...are le brutture umane. Trovo che ci sei riuscita bene, i tre personaggi sono ben delineati e hai fatto un uso abbondante e invidiabile delle assonanze per rendere vivo e tridimensionale il racconto. Ci sono forse delle cosette da sistemare ma lo trovo globalmente bello.
Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Mi sono piaciute molte le descrizioni accurate dell'ambiente circostante e, non solo. Il racconto è divertente. Vien da dire "povero bambino" se non fosse che infine lo stesso si rincuora davanti al donnone che gli offre la merenda con biscotti fatti in casa, anzi pare essere ben felice di trovarsi lì, contrariamente al momento prima in cui descrivi il pentolone sul fuoco, in casa della donna, che ricorda molto la fiaba di Hansel e Gretel...(per nulla divertente). Il finale poi, è davvero buffo, Carolina nella sua confusione aveva pure sbagliato indirizzo. Come già ti hanno fatto notare ci sono alcune cose da rivedere. Belli alcuni termini usati, altri invece non appropriati al contesto del discorso (es. boria, che non è indicativo di fretta). Ma sono piccole cose, complessivamente il racconto è assai piacevole. Voto alto!
Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Ciao Anna. Il racconto è bello, mi piace. La parte più riuscita, la prima parte, ha il pregio di fotografare molto bene l'ambiente, il periodo, la vaga circostanza, ma è eccessivamente lungo. Il vero racconto arriva in effetti quando il bambino esce dalla autovettura. Non avrei usato il tempo presente, sempre difficile da gestire, ma è una scelta tua che ci sta. Comunque un bel racconto.
Lucia De Falco
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Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

A differenza degli altri commentatori, personalmente ho apprezzato la scelta del presente, che dà ritmo al racconto, quando si descrive la scena dell'auto in corsa. Mi è piaciuta più la parte iniziale, forse perché la seconda parte giunge inaspettata, dal momento che il titolo lasciava presagire un finale tragico con una madre suicida.
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Roberto Bonfanti
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

Una mamma snaturata che tratta il figlio come un pacco postale da spedire in giro fra parenti e conoscenti: ci sarebbe poco da ridere se la storia non avesse i toni del grottesco.
Il meccanismo comico funziona, nella sua semplicità è ben realizzato, all’inizio fa pensare a un cosa, poi finisce con il classico equivoco surreale.
Di refusi e cose da sistemare ti hanno già detto, brava.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
https://chiacchieredistintivorb.blogspot.com/
Intervista su BraviAutori.it: https://www.braviautori.it/forum/viewto ... =76&t=5384
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Stefyp
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Messaggio da leggere da Stefyp »

Nel complesso il racconto mi piace, il finale è imprevedibile e mi ha lasciato per un attimo sospesa, poi mi ha strappato un sorriso. Amaro a dire il vero, perché famiglie allargate di quel tipo ci sono anche nella realtà. Non mi convince la scelta di qualche vocabolo (es. il già citato boria), ma di solito sono scelte soggettive. Rispetto al tempo usato, niente da dire il presente per me va bene.
ElianaF
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Messaggio da leggere da ElianaF »

Devo dire che sono rimasta perplessa. Alcuni termini suonano strani e a volte manca la punteggiatura.
é una fiaba? perchè il rimando alla casa della strega? Il finale è brusco, non è lei Graziella? E' questo l'incidente del titolo?
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Nicolandrea
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Messaggio da leggere da Nicolandrea »

Non ho riso, è un buon racconto che mi ha inquietato e trovo ottime le descrizioni dei personaggi e del circostante, il fatto che non mi abbia fatto ridere non lo considero un difetto, le faccio i miei complimenti.
Nando71
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Messaggio da leggere da Nando71 »

Non mi soffermo su cosa c'è da sistemare perché anche io commetto gli stessi errori quindi tiro dritto per il racconto donandoti un meritato applauso per la cruda ironia che sono riuscito a carpire. Hai ben trattato una triste realtà. Brava
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