Mefistofele

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'inverno 2020/2021.

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Nando71
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Mefistofele

Messaggio da leggere da Nando71 »


Mi chiamo Gennaio, non so perché mio padre ha scelto questo nome, forse perché sono stato il primo dei dodici figli avuti dalle sue innumerevoli compagne. I miei fratelli però non hanno nomi di mesi, per quanto bizzarri si chiamano Ermanno, Nico, Nestore, Agar, Indro Odino; dei fratellastri non conosco nemmeno i volti figuriamoci i nomi. Il mio nome probabilmente è il frutto di un errore dell’anagrafe comunale che ha malamente scritto la lettera “R” di Gennaro sostituendola con la “I” e il gioco è fatto. Forse non potrò mai conoscere la verità anche perché non ho mai fatto in tempo a chiedere a mio padre, ondivago funambolo della sua stessa esistenza, abile a dileguarsi in modo etereo da sparire e riapparire senza essere mai realmente presente. A mio padre piaceva molto prendersi gioco della vita stessa, l’amava e contemporaneamente la odiava a tal punto da viverla come un eterno duello, e di questo scontro è stato vittima e carnefice. Era un artista, o almeno si definiva così, dipingeva quadri seguendo vari correnti di pittura, scriveva romanzi e poesie, recitava, cantava e ballava. Il tutto senza un pubblico, senza una galleria dove esporre, senza un palcoscenico, senza un editore.
 «È la strada il vero Dio! È qui che si materializza la spiritualità, è qui che si incrociano i destini delle persone, mescolandosi tra loro, insinuandosi nelle viscere fatali delle misere esistenze umane che chiamano vita. Gennaio impara come una preghiera queste parole di tuo padre».
 Me lo ripeteva quelle sere che riusciva a ritornare a casa dalle sue scorrerie artistiche, accovacciati accanto al camino con le gambe incrociate, respirando il buon odore emanato da un’erba che bruciava dalla sua pipa che sembrava un osso.
 «Io osservo e dipingo, osservo e canto, osservo e recito, osservo e incanto. Immortalo la materialità e dono ciò che la gente brama e vuole».
 Non capivo il senso di quelle parole, sbadigliavo di nascosto mentre dalla sua bocca come un fiume in piena continuavano a sgorgare parole e parole.
 «Le persone non mi chiedono mai apertamente cosa vogliono, dalla strada capisco le loro voglie più recondite semplicemente incrociandoli da lontano e prima che mi passino davanti ho già materializzato in arte il loro desiderio. E mi ripagano con un’offerta libera e una firma sul libro».
 E mi mostrava un vecchio libro sgualcito, grande come quelli visti nei musei, con copertina spessa pesante fatta di pelle e le pagine ingiallite. Lo custodiva gelosamente e mai mi diede la possibilità di aprirlo o semplicemente di toccarlo.
 E mentre sfiorava e accarezzava il libro rideva, rideva così forte da far rimbombare la casa, da mettermi quasi paura, i suoi occhi sembravano diventare rossi, le pupille iridescenti quasi uscivano dalle orbite in un turbinio di colori da invadere la stanza, ombre sembravano danzare dileguandosi come risucchiati dal pavimento mentre tutto girava velocemente intorno a me in un unico vortice. Poi improvvisamente tutto cessava ritrovandomi seduto a osservare il fuoco del camino che a stento illuminava il viso di mio padre intento a fumare. Capitava spesso questo fenomeno durante i suoi discorsi, mi rimaneva il cuore che batteva forte mentre ripetevo a me stesso che tutto era inventato o sognato anche se maledettamente reale.
 Crescendo abbandonai presto i giochi con i miei fratelli, e spesso correvo per le strade della città in cerca di mio padre solamente per vederlo all’opera, ma mai vi riuscii. Ogni qualvolta incrociavo il suo sguardo improvvisamente una folla di gente pienamente indaffarata sbucava da ogni angolo risucchiandolo dalla mia visuale.
 Mio padre aveva due cicatrici sul dorso ai fianchi della spina dorsale, due piccole rette di 30 cm circa oblique perfettamente simmetriche che formavano un V interrotta al vertice. Non amava essere guardato quel punto tanto meno toccato. Spesso si guardava la schiena allo specchio e con le mani si toccava le cicatrici sfiorandole più volte, quasi a voler scrollare il pulviscolo atmosferico appena posato. Il suo viso si intristiva ma al contempo un piccolo sorriso sinistro si materializzava istantaneamente. Una notte mi avvicinai di nascosto lentamente e silenziosamente durante una sua solita ispezione alla schiena e toccai con il dito indice la cicatrice. Di botto venni catapultato in un antro oscuro, mi sentii gli occhi girare vorticosamente e come in un film vidi tutta la mia vita non a ritroso come chi sta morendo, ma tutta in avanti come sarebbe stata.
 Successo e carriera, successo e donne, denaro e ricchezze, ma riflesso in ogni specchio al posto del mio volto si materializzava il viso beffardo di mio padre.
 Buio.
 Viaggi intorno al mondo, droga, donne, ricchezze, e il suo viso sempre beffardamente presente.
 Buio.
 Sono in una stanza vuota, buia e tetra, da un lucernario al centro si illumina un tavolino con sopra un libro. È il libro di mio padre. Mi avvicino quasi attratto come una calamita, lo sfioro, lo tocco, brividi mi percuotono la schiena. Apro una pagina a caso, il libro si smaterializza, evapora in un insieme di nubi gassose che si animano in modo spettrale. Mi girano intorno, mi circondano, cerco di urlare ma dalla bocca non esce alcun suono, mi invadono il corpo penetrandomi dalle narici. Mi batto, combatto, mi ribalto a terra rotolandomi e vomitando come un forsennato, come un indemoniato.
 Mi sveglio, il mio corpo è steso sul pavimento, mi guardo: è trasparente, quasi etereo. Guardo sul tavolo e vedo nuovamente il libro con le pagine che velocemente si sfogliano come spinte da un vento che non sento e non vedo. Di botto si ferma sull’ultima pagina. Mi alzo spinto da quel vento come un fantasma. È vuota, ha solo una dedica finale e una firma. Non posso credere a quello che i miei occhi vedono e leggono, le mie orecchie lo sentono parlare nella stanza:
 «Hai letto la tua vita come doveva essere e vivendola in un attimo hai visto cosa saresti diventato, ma non posso sopportare questa prigione per te. La pagina vuota la scriverai tu figlio mio». Firmato: Tuo padre Mefistofele.
 
 Mi chiamo Gennaro, mio padre mi ha dato il nome di mio nonno. Siamo una normale famiglia che tiene alle tradizioni.
 Ho due fratelli, una madre casalinga e un padre impiegato. Siamo felici e siamo maledettamente normali. Oggi è il mio compleanno: il mio desiderio è un traguardo con un orizzonte lontano che presto conquisterò perchè sono io a scrivere le pagine del libro della mia vita!
Ultima modifica di Nando71 il 16/01/2021, 18:21, modificato 1 volta in totale.
Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

E adesso che cosa faccio? Leggo che sei esordiente, come ero io cinque mesi fa quando ho partecipato alla rassegna di autunno. In quella rassegna c'erano alcuni racconti validi ma pochi mi avevano "accalappiato". In questa ti presenti con questo racconto intrigante dove ci sono altri racconti, più o meno intriganti, scritti veramente bene e che meritano voti top. Se la rassegna scorsa, con coscienza e rispetto, avevo dato tre o quattro "5" mi ritrovo oggi, nella nuova competizione, a abbondare di voti. Questo lo vivo come un problema etico, che riguarda il rispetto del voto, che riguarda la mia capacità di "giudicare" il lavoro degli altri e di essere rigoroso e di non farmi influenzare dai miei gusti sulla letteratura e sulla lettura. Vengo più direttamente al "tuo", che commento e leggo perché stai partecipando attivamente. Parto dicendo che ho guardato il titolo e l'ho (credevo) dimenticato nel mentre che leggevo. Ho da subito avvertito un brivido dovuto alla mancanza di una presenza autorevole mancante in famiglia, alla descrizione di un genitore preso da autocompiacimento ma avvoltolato su se stesso, sul suo bisogno di sentirsi "speciale" e sul dubbio di esserlo. È la storia, più o meno, di mio padre. Che è morto solo che più solo non si può. Ma poi hai introdotto le cicatrici sul dorso e subito mi si sono spalancate alcune finestre, intuendo dove stavi andando a parare: Il Paradiso Perduto di Milton, la serie Netflix di Lucifer, il finale escatologico di 2001 Odissea Nello Spazio, e il piacere di leggerti ha ancora subito, senza perderne la magia, una svolta. Anche la chiusa, dove sembri quasi chieder venia della poetica violenza del quadro poetico da te dipinto, quasi a dire che la tua storia è diversa, la trovo congeniale. Alcuni piccolissimi appunti, che non modificheranno il mio voto. Due frasi le trovo eccessivamente lunghe, facilmente spezzabili. Il titolo lo cambierei. Puoi averlo inteso in due modi quel titolo: far subito intendere dove vuoi andare a parare, e allora il giusto arcangelo maledetto dovrebbe essere Lucifero; incuriosire ma allora sveli troppo presto l'arcano. Non sono pienamente in armonia con l'utilizzo delle virgole ma mi accade con la maggior parte dei racconti e so anche che la punteggiatura è un patrimonio personale che voglio rispettare. Non è vero che non so cosa fare. Quanto meno col tuo racconto. Fantastico esordio.
Lucia De Falco
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Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

Questo testo ha un tono più tranquillo nella parte iniziale, in cui si lascia leggere ed incuriosisce, mentre appare più misterioso nel finale. Ammirazione per il padre, affetti, orgoglio, lezioni sulla vita, magia si intrecciavano nel racconto. Il finale onirico probabilmente ha dei riferimenti ad altri testi o film che non conosco, come diceva il commentatore precedente. La lezione di vita finale è fondamentale : ognuno ha diritto a scrivere le pagine della sua vita.
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Liliana Tuozzo
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Messaggio da leggere da Liliana Tuozzo »

Mi è piaciuto tantissimo, magico, surreale senza essere pesante. Molte sono le frasi ad effetto:
<<È la strada il vero Dio! È qui che si materializza la spiritualità, è qui che si incrociano i destini delle persone, mescolandosi tra loro, insinuandosi nelle viscere fatali delle misere esistenze umane che chiamano vita. Gennaio impara come una preghiera queste parole di tuo padre>>
Alcuni piccoli dettagli che non pregiudicano il valore del tuo racconto.
ma mai vi riuscì. ( forse volevi dire ma mai vi riuscii.)

odore emanato da un'erba che bruciava dalla sua pipa che sembrava ricavata da un osso.
qui toglierei qualcosa, meglio dalla sua pipa che sembrava un osso.

Ogni qualvolta che incrociavo il suo sguardo i

Meglio ogni qualvolta incrociavo , oppure ogni volta che incrociavo.
Complimenti , hai una bella fantasia, e un bel modo di scrivere. Ottimo racconto.
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Francesco Pino
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

L'ho letto più volte per trovare quello che mi sfugge di questo racconto, ma proprio non ci arrivo. La prima parte mi fa pensare al sentimento degli artisti, al loro essere degli spiriti liberi, alle loro scelte non conformi alla società. Mi aveva incuriosito piacevolmente. Quello che accade dopo mi lascia perplesso, molto probabilmente perché (come ha scritto Marcello) hai preso spunto da altre cose che non conosco. Pero' se è cosi' non tutti possono arrivare ad apprezzare il tuo testo. Poi tra l'altro: successo, ricchezza, donne… non mi sembra una vita cosi' brutta e scusa se finisco controcorrente ma che la nostra vita sia un libro tutto da scrivere mi sembra più una banale ovvietà che una lezione da imparare.
Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

L'ho trovato intrigante, mi ha coinvolto abbastanza e anche lo stile, seppur particolare, mi piace. Ha un che di travolgente e misterioso. L'ultimo paragrafo mi è piaciuto un pò meno, ma per mio gusto personale, non trovo sempre necessario dare una conclusione/spiegazione. Trovo in ogni caso che sia un buon lavoro.
Namio Intile
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

Dal punto di vista formale, a mio avviso, il peccato originale di questo racconto è l'imprecisa concordanza dei tempi verbali, la vecchia consecutio temporum.
Scrivi: "E mi mostra un vecchio libro sgualcito, grande come quelli visti nei musei, con copertina spessa pesante fatta di pelle e le pagine ingiallite. Lo custodiva gelosamente e mai mi diede la possibilità di aprirlo o semplicemente di toccarlo."
Nella medesima proposizione viri dal presente al passato, mentre dovresti mantenere o l'una o l'altra forma. Si tratta di un errore ricorrente che andrebbe evitato e penalizza la lettura.
Per quanto riguarda l'ortografia nulla da segnalare, a eccezione di quei segni di maggiore o minore adoperati per delimitare il discorso diretto. O i caporali, o le virgolette, o i trattini, vedi tu. Su BA sono state fissate delle norme scritte in proposito, ma stavolta senza sanzione, stai tranquillo.
Quanto alla sostanza, è un racconto enantiodromico, o che almeno aspira ad esserlo, con in più quel richiamo a Mefistofele (sul quale si sono spesi fiumi di parole), e con il protagonista che somiglia molto alla lontana al Faustus di Marlowe più che a quello di maggior spessore di Goethe, e per niente all'Adrian di Mann.
Secondo me il tema è troppo ambizioso per un racconto breve, una short story che, non mi stanco di ripeterlo, ha dei canoni da rispettare nel suo sviluppo.
A mio giudizio sproporzionata, e priva di significato per il proseguo del testo, la parte iniziale con l'elenco dei numerosi fratelli del protagonista. A cosa è servito sapere al lettore della loro esistenza e dei loro nomi? Le digressioni si addicono poco alle storie brevi e bisogna maneggiarle con cura.
A ogni modo, una buona prova iniziale.
A rileggerti, spero.
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Messaggio da leggere da Nando71 »

Francesco Pino ha scritto: 11/01/2021, 12:48 Poi tra l'altro: successo, ricchezza, donne… non mi sembra una vita cosi' brutta e scusa se finisco controcorrente ma che la nostra vita sia un libro tutto da scrivere mi sembra più una banale ovvietà che una lezione da imparare.
Grazie per il tuo commento genuino, schietto, critico e non c'è da scusarsi perché per me ha lo stesso peso di una bella recensione e forse qualcosina in più. La critica la faccio viaggiare su due binari: delusione e quindi desistere, stimolo e quindi migliorare. Io scelgo sempre il secondo anche perché scrivo per imparare, non per insegnare.
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Messaggio da leggere da Andr60 »

Un sogno, o una visione, di una vita alternativa a quella di una persona comune. Nonostante i refusi (attenzione alle virgolette nei dialoghi: è meglio usare le lineette o le caporali), la storia è interessante e merita la lettura.
Nando71
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Namio Intile ha scritto: 11/01/2021, 18:50 Quanto alla sostanza, è un racconto enantiodromico, o che almeno aspira ad esserlo, con in più quel richiamo a Mefistofele (sul quale si sono spesi fiumi di parole), e con il protagonista che somiglia molto alla lontana al Faustus di Marlowe più che a quello di maggior spessore di Goethe, e per niente all'Adrian di Mann.
.....
A mio giudizio sproporzionata, e priva di significato per il proseguo del testo, la parte iniziale con l'elenco dei numerosi fratelli del protagonista. A cosa è servito sapere al lettore della loro esistenza e dei loro nomi? Le digressioni si addicono poco alle storie brevi e bisogna maneggiarle con cura.
A ogni modo, una buona prova iniziale.
A rileggerti, spero.
Il tuo commento mi piace decisamente (forte è la tentazione di cestinare ogni mia opera dopo averla letta attentamente), innanzitutto ho cercato nel dizionario la parola "enantiodromico" che non conosco (sono sincero e non mi vergogno) e apprezzo nel complesso la lezione suggerita sulla concordanza dei tempi verbali: apprendere infatti è il mio obiettivo principale. Farò tesoro della raccomandazione per la delimitazione del discorso diretto attenendomi alle norme fissate su BA. Con l'elenco dei nomi non volevo certamente allontanare il lettore, il padre enigmatico ha chiamato i fratelli con le lettere che compongono Gennaio, volevo far comprendere da subito la singolarità del soggetto. Probabilmente non sono riuscito nell'intento. Un grazie di cuore.
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Trovo che sia un bel racconto, con una decisa componente simbolica e dei passaggi molto forti, ben scritto, stile interessante.
Veniamo agli aspetti meno convincenti.
Nel finale mi sembra che tu abbia insistito un po’ troppo nella contrapposizione (siamo una famiglia normale… siamo maledettamente normali… ecc.), avrei preferito qualche frase in più per una chiusa meno repentina, più sottintesa. Come pure ho trovato ridondante “Firmato: Tuo padre Mefistofele.”
La cosa del nome, Gennaio, l’ho capita solo dopo la tua spiegazione.
Oltre a qualche imprecisione che ti hanno già segnalato ho trovato “Non amava essere guardato in quel punto…”
Forse non è perfetto, ma complessivamente mi è piaciuto.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

se devo essere sincero, pur essendo riuscito a entrare nelle scene, la storia non mi è piaciuta più di tanto. men che meno la parte finale.
è interessante, una bella idea, ma non mi pare (impressione personale) sia stata espressa in maniera ottimale. alcune cose mi restano poco chiare.
ci sono anche un po' di refusi da sistemare.
lo premio comunque perché sei alle prime armi, e come partenza non è certo male.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Marcello Rizza ha scritto: 10/01/2021, 13:24 E adesso che cosa faccio? Leggo che sei esordiente, come ero io cinque mesi fa quando ho partecipato alla rassegna di autunno. Fantastico esordio.
Grazie Marcello, il tuo è stato il primo commento che ho ricevuto e devo dire che mi ha lusingato enormemente, sei stato troppo buono forse non credo di esserne all'altezza. Mi piace scrivere, per divertirmi, per esprimere i miei sentimenti e condividerli con chi mi legge. Sono sicuro che questa esperienza su BA mi accrescerà notevolmente con i preziosi consigli tuoi ed agli altri partecipanti.
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Re: Mefistofele

Messaggio da leggere da Nando71 »

Grazie a Lucia, Selene, Andr60 per il gradito commento e i preziosi consigli
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Re: Commento

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Liliana Tuozzo ha scritto: 11/01/2021, 12:25 Alcuni piccoli dettagli che non pregiudicano il valore del tuo racconto.
ma mai vi riuscì. (forse volevi dire ma mai vi riuscii.)

odore emanato da un'erba che bruciava dalla sua pipa che sembrava ricavata da un osso.
qui toglierei qualcosa, meglio dalla sua pipa che sembrava un osso.

Ogni qualvolta che incrociavo il suo sguardo i

Meglio ogni qualvolta incrociavo, oppure ogni volta che incrociavo.
Complimenti, hai una bella fantasia, e un bel modo di scrivere. Ottimo racconto.
Grazie Liliana mi fa piacere che il racconto ti è piaciuto, ho revisionato il testo inserendo anche i tuoi dettagli. In effetti ci volevano.
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"Human Take Away" è un racconto corale dove gli autori Alessandro Napolitano e Massimo Baglione hanno immaginato una prospettiva insolita per un contatto alieno. In questo testo non è stata ideata chissà quale novità letteraria, né gli autori si sono ispirati a un particolare film, libro o videogioco già visti o letti. La loro è una storia che gli è piaciuto scrivere assieme, per divertirsi e, soprattutto, per vincere l'Adunanza letteraria del 2011, organizzata da BraviAutori.it. Se con la narrazione si sono involontariamente avvicinati troppo a storie già famose, affermano, non era voluto. Desiderano solo che vi gustiate l'avventura senza scervellarvi troppo sul come gli sia venuta in mente.
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