L'indovino

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'inverno 2020/2021.

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Ilario Iradei
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L'indovino

Messaggio da leggere da Ilario Iradei »


-Ma quali carte e carte- esclamò Anacasmo Donizetti addentando con furia la seconda costoletta d’agnello, –dovresti vergognarti di fare richieste simili ad un onest’uomo che lavora giorno e notte… per te.-
 -Appunto!- ribatté la moglie Adelasia Ronzoni, stanca di sopportare le bisettimanali assenze notturne del suo uomo.
 -Appunto lo dico io- sussultò l’uomo.
 -Schifoso! Torni a casa tutto profumato e pettinato, caldo di letto e mi abbracci.-
 -Io lavoro duramente per poterci comprare una casa. -
 -Tu hai un’altra! Confessalo.-
 Anacasmo tacque irritato.
 -Chi tace acconsente, recita il proverbio – fece lei.
 -Chi tace ha le scatole rotte. Io lavoro e basta. Il resto non ti riguarda. La fiducia è merce che non si compra.-
 -Mi riguarda eccome. E la fiducia va meritata! Dimmi dove lavori allora.-
 -Non posso- rantolò il pover’uomo anelando una tregua, roteando gli occhi come un’animale in gabbia alla ricerca di una via di fuga.
 -Voglio la prova che tu non mi tradisci.-
 -La prova? Un regalo…- mormorò l’uomo, pensando, per un attimo, di potersela cavare con una donazione.
 -Anacasmo- trillò la donna e lui riconobbe di essere nei guai, perché non era mai buon segno quando lei lo chiamava per nome.
 -Adelasia- mormorò di rimando.
 -Dall’indovino! Domani. Se lui non troverà in te la colpa, io ti perdonerò.-
 -Non ho fatto niente- supplicò ancora Anacasmo, -dall’indovino no.-
 -Se non hai niente da nascondere, perché avere paura?- Decretò la donna.
 Il giorno seguente si recarono dall’indovino di corso Magenta, il quale non chiese loro nulla e subito li condusse in una stanza scura resa tetra da un abat jour che sussurrava alle pareti una tenue luce azzurrognola. Fece mischiare i tarocchi ad Anacasmo, poi dispose le carte sopra un panno viola e rivelò loro: –Le carte indicano il porco. E a contorno vedo pelle rosa - si corresse subito. - Anzi, uomini e donne nudi. Orge di sesso, escrementi, tanti escrementi, e infinite abbuffate. Non ci sono dubbi- aggiunse, dopo un istante in cui sembrò sul punto di ritornare sui propri passi.
 –No, non c’è dubbio. Lei è il porco.-
 -Disgraziato. Traditore. Mi fai solo schifo.- lo apostrofò Adelasia inviperita. –La mamma me lo aveva detto…-
 -Non è come credi- annaspò Anacasmo, distrutto.
 -Sei colpevole. Dove vai la sera?- Lo rintuzzò lei piangendo.
 -Hai ragione- confessò Anacasmo –ti tradisco due volte a settimana. Faccio le orge di sesso e cibo- ammise.
 Adelasia lo lasciò solo, con l’indovino da pagare e il cane Agamennone al guinzaglio, portandosi via anche la macchina. Lui, Anacasmo Donizetti, preferì confessare un tradimento inesistente piuttosto che ammettere di lavorare due notti a settimana in una porcilaia, sfamando porci e scrofe, spalando via la merda che s’accumulava in terra tra orge di sesso animale.
 -Lei è proprio bravo- si complimentò con l’indovino, dopo averlo pagato. Dopotutto ha visto davvero tutto, pensò.
Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

L’ho trovato simpatico questo tuo racconto; la prima parte soprattutto, il dialogo mi ha fatto sorridere e anche l’idea di mandarli tutti e due, i personaggi, dall’indovino mi è piaciuta. Il finale non mi ha sorpreso molto, dall’atteggiamento di lui si capisce che nasconde qualcosa, ma non quello che crede lei. Secondo me la spiegazione finale è troppo “spiegata”, anche con una battuta più stringata si poteva chiarire il tutto. Non male in ogni caso!
Nando71
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Messaggio da leggere da Nando71 »

Un testo breve per un racconto che la sa lunga. Le scene sono semplici e ben spiegate, i dialoghi scorrevoli. Nel complesso la storia è più che piacevole e l'inserimento dell'indovino da un tocco di originalità. Bel lavoro.
Francesco Pino
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

Lo so che non ha molto senso chiedere il perché del comportamento del personaggio di un racconto, pero' mi viene lo stesso. Perché confesssare un inesistente tradimento e creare tutti gli enormi problemi che ne seguono piuttosto che confessare un onesto lavoro?
Poi certamente il racconto è simpatico e la trovata dell'indovino lo rende ben apprezzabile. Si capisce subito che l'uomo nasconde qualcosa, ma credo che sia voluto. Mi ha ricordato Fantozzi che simulava un tradimento invece di confessare che andava a giocare al biliardo.
Non c'è male.
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Liliana Tuozzo
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Messaggio da leggere da Liliana Tuozzo »

Un racconto ironico che descrive le problematiche di un rapporto di coppia basato sulla fiducia, quella di lui sulle assenze del marito e quella di lui nel non avere il coraggio di confessare il lavoro che fa. Da questi antefatti possono a volte scaturire tragedie. Il tuo racconto è ben scritto e lineare, hai fatto un ottimo lavoro.
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Lucia De Falco
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Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

Questo testo è scorrevole e si lascia leggere, incuriosendo il lettore. Il tono è leggero e, nel complesso, la storia è gradevole. Il finale, a sorpresa, è grazioso, anche se mi sembra poco realistico da parte del marito confessare un tradimento inesistente, a meno che non sia un modo per liberarsi della moglie.
Ilario Iradei
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Messaggio da leggere da Ilario Iradei »

Ringrazio tutti i commentatori. Che Anacasmo nasconda qualcosa è evidente, ma il suo nome non vi dice proprio nulla? L'effetto che volevo creare era a mezzo tra il surreale e il comico, dai giudizi positivi l'obiettivo mi pare che abbia centrato il bersaglio.
RobertoBecattini
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Messaggio da leggere da RobertoBecattini »

Un racconto simpatico, quasi macchiettistico; la commedia degli equivoci è sempre benvenuta. Qualche refuso qua e là ma scorre bene. Mi ha ricordato quell'episodio raccontato con dolore da Marlon Brando in cui Bertolucci, durante la lavorazione del film "Ultimo Tango a Parigi", lo costrinse a rievocare esattamente quel lavoro di gioventù. Brando disse che la cosa tremenda il puzzo che impregnava vestiti e corpo e non bastavano numerose docce a mandarlo via. Forse è questo che mi ha reso poco credibile il fatto che rientrasse a casa senza alcuna traccia olfattiva.
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Roberto Bonfanti
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

L’intento tragicomico è centrato e, in questo tipo di racconti, forse non è importante trovare una perfetta quadratura logica. Come hai sottolineato nel tuo commento, “nomen omen”, la reticenza ossessiva del marito alimenta i sospetti della moglie che, in fondo, sono abbastanza leciti. Però, almeno il cane glielo lascia.
Dal punto di vista formale ti segnalo che il trattino non va messo a chiusura della battute nei dialoghi, tranne quando sono seguite da un inciso, inoltre ci dovrebbe essere uno spazio fra trattino e battuta. Questo secondo le regole tipografiche standard.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

prima ti segnalo cosa non va, poi commento.
-Ma quali carte e carte- esclamò Anacasmo Donizetti
dopo il trattino iniziale va uno spazio, così come prima del trattino di chiusura

addentando con furia la seconda costoletta d’agnello, –dovresti vergognarti di fare richieste simili ad un onest’uomo che lavora giorno e notte… per te.-
in chiusura di dialo, dopo il punto, non va il trattino

sono esempi, ma tutto il racconto è scritto così.
c'è qualche altro refuso, tipo l'abat jour senza apostrofo, ma nulla di grave.

la storia in sé è simpatica e se l'intento era quello del sarcasmo e dell'ironia ci sei riuscito bene.
paradossale, certo, ma tutto sommato piacevole anche il finale.
piuttosto che continuare a vivere in quel modo, il poveraccio confessa un peccato non commesso. e si sente libero.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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