Coppia d'assi

Spazio dedicato alla Gara stagionale di primavera 2021.

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Letylety
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Coppia d'assi

Messaggio da leggere da Letylety »


Giuseppe alle quattro del mattino era già sveglio, complice il solito mal di testa. Uscito sul balcone, osservò distrattamente la strada sottostante. Doveva camminare completamente dritto, cercando di attutire ogni movimento per non acuire le schegge di dolore che partivano dalla cervicale e s'irradiavano per tutto il capo.
  Il freddo pungente lo fece desistere e subito rientrò in casa.
  Prese la solita compressa. Si sedette sul divano e attese dieci minuti, poi ritornò a passo lento in camera. Guardò Francesco che dormiva beato il sonno del giusto che può avere un bimbo di tre anni. Laura invece russava, stravaccata sghemba di traverso nel letto, con il braccio sinistro penzoloni che quasi toccava terra.
  Si fece posto e chiuse gli occhi. Riuscì a riaddormentarsi, steso stretto nel suo angolo, fino a quando le tempie ricominciarono a battere. Un ritmo oscillante che non sbagliava un tempo, un tum tum che procedeva sincrono al battito del cuore.
  Era di nuovo sveglio. Si rialzò, andò in cucina a fare colazione. Ingoiò un'altra pastiglia.
  Ormai erano le sei e mezzo, era arrivato il momento di prepararsi. Andò in bagno, si lavò, si vestì e uscì da casa. La moglie e il bambino continuavano a dormire profondamente.
 
  Quel giorno doveva andare a Brescia per montare una cucina. Centocinquanta chilometri di sola andata. Lì si sarebbe incontrato con Mario, il proprietario della casa, che gli avrebbe dato una mano a collegare tutti gli impianti idrici.
  Il mal di testa fortunatamente era passato e Giuseppe si godette il viaggio in tranquillità, compagno di un sole che tardava a scoprirsi nella mattinata invernale.
  La giornata fortunatamente corse via senza problemi, ogni pezzo della cucina era perfettamente in linea; gli scomparti, i pianali, gli elettrodomestici non presentarono nessun problema nel montaggio.
  Era proprio un bel mobile, di quelli che durano una vita e con il tempo migliorano come il vino.
  Sapeva per esperienza che chi avrebbe abitato quella cucina si sarebbe affezionato, perché era calda e confortevole. Era contento per Claudio che si sarebbe sposato dopo qualche settimana.
  Avrebbe voluto dargli qualche consiglio in modo simpatico e allusivo come si fa tra uomini, ma al momento opportuno non trovò le parole giuste e disse solo qualche frase di prammatica.
 
  Laura aprì gli occhi alle nove. Il bambino era già sgusciato fuori dal lettino e gironzolava per casa già da un po'. Lei lo aveva chiamato vicino a sé, lo aveva accarezzato e invitato a mettersi sotto le coperte. Francesco di tutta risposta era sparito saltando e dando pedate ai giochi che trovava davanti a lui.
  La giornata di Laura non ebbe particolari intoppi. Una volta alzata diede una veloce rassettata alle stanze, lavò il piccolo e lo piazzò in un angolo della casa con i nuovi giocattoli, così poté finalmente cominciare a scorrere il dito sul cellulare, di tempo ne aveva a sufficienza.
  Qualche tempo prima aveva provato a cercare lavoro. Sua madre aveva insistito fortemente, spiegandole tutti i benefici economici e psicologici che un lavoro le avrebbe portato. Per non darle torto, aveva cominciato a fare domande in giro, con risultati pressoché nulli. Non avendo nessun titolo di studio, e men che meno nessuna esperienza lavorativa, la ricerca richiedeva capacità di adattamento che Laura non aveva.
  Alle sei di quel pomeriggio invernale il buio era sceso sulla città. La donna per tutta la giornata si era trascinata oziosa, uscendo continuamente sul balcone a prendere una boccata d'aria.
  E finalmente, come un angelo salvatore, vide da lontano l'arrivo di Susanna, l'amica che arrivava in soccorso a quell'inedia galoppante.
  Susanna era più giovane e le accomunava il destino di avere un figlio della stessa età. Due marmocchi che appena s'incontravano, cominciavano a rincorrersi l'un l'altro. A quel punto, come da copione, Laura e Susanna cominciavano a lanciare i loro strali al cielo, dove l'insoddisfazione dell'una trovava conforto e riparo nei problemi dell'altra.
  Le urla acute salivano di tono, in attesa che i bimbi rispondessero. Francesco e Marcello, il figlio di Susanna, non si facevano pregare due volte a seguire gli atteggiamenti materni. Ogni grido era sempre più alto del precedente, il senso di festa sconfinava nel baccano e madri e figli si scambiavano di ruolo, in un truce balletto popolano.
 
  Alle otto di sera Giuseppe parcheggiò nel vialetto davanti all'appartamento. Appena sceso diede uno sguardo verso l'alto, come a cercare qualche conferma ai suoi pensieri. Da lassù filtrava solo la luce del soggiorno, con le urla dei festanti a seguire.
  Entrò in casa in silenzio, come una persona non invitata. Salutò in maniera sfuggente. Si tolse le scarpe e andò a rimestare la legna nel camino.
  Lo sentii imprecare sottovoce, percependolo non con l'udito, ma con quella sensazione che mi guidava nel dare un significato ai rumori che provenivano dall'appartamento.
 Io abitavo al piano di sotto.
  Improvvisamente scese un silenzio innaturale, rotto dal primo grido di lei. Giuseppe era fuori di casa da più di tredici ore eppure non trovava neanche una poltrona su cui sedersi. Un mucchio di vestiario pronto per la stiratura occupava una parte del salotto, mentre lui attendeva silenzioso che il casino cessasse.
  "Sono stata in casa tutto il giorno, non abbiamo neanche un panino" la sentii urlare.
  "Laura, il panettiere era chiuso."
  "C'è il centro commerciale, forza!"
  Sentii Giuseppe tramortito, quel poco flusso di energia che sprigionava arrivava silenzioso e avvilito fin dentro il mio appartamento.
  Si spostò di nuovo verso il camino, prese due pezzi di legno e li gettò dentro con forza inaudita. Il colpo fece tremare i muri del palazzo.
  I bambini cominciarono a piangere. Laura e Susanna con decisione li silenziarono subito, lanciandosi occhiate furtive.
  "Che cazzo fai!" urlò la moglie.
  Giuseppe rigirò la legna con forza e stette zitto. Era rosso in viso e gli occhi brillavano rabbia. Ne ero certo, guidato com'ero da quel tipo di telepatia che mi guidava.
  Si sentì nuovamente un trambusto, una sedia fu spostata con violenza e si rovesciò a terra.
  Sentii passi pesanti che si trascinavano in bagno per fare una doccia.
  Le due donne si parlarono sottovoce, complici come due wags di periferia. Di lì a poco, Susanna sarebbe corsa giù per le scale con il suo bambino in braccio, sbattendo i piedi fortemente a ogni gradino, quasi come per lasciare traccia del suo passaggio.
  Faccio rumore quindi sono, era la nuova formula cartesiana di quei tempi straniti.
  Laura, era tutto già previsto, cominciò a sbraitare le solite frasi incomunicabili, mentre Giuseppe smaltiva la rabbia guardando il getto della doccia inondargli gli occhi.
 
  A questo punto capii che era giunto il momento di uscire e andare al bar da Mario. Ogni volta che un certo tipo di tensione travalicava le mie barriere naturali, mi rifugiavo da lui. Bastava bere una tazzina di caffè e osservare l'amore indissolubile e reciproco che lo legava alla moglie, per vedere quel barlume di verità che divide il grano dal loglio.
  Quella sera, tornando verso casa, pensai che sarebbe arrivato un giorno in cui una goccia di sangue, proveniente dall'appartamento al piano di sopra, mi avrebbe colpito in fronte, risvegliando il torpore della mia indifferenza.
  Fossi stato un bookmaker, avrei quotato entrambi alla pari.
Francesco Pino
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

Racconto che offre un punto di vista un po’ diverso dallo stereotipo dell’uomo violento in famiglia, già per questo complimenti. La storia non è particolarmente intrigante, ma di sicuro il lavoro non è brutto. Mi è piaciuto il modo in cui fai comparire il narratore. Infine - benché io non sia certo la voce più autorevole per questo tipo di giudizi - devo dire che la forma mi sembra davvero ben curata.
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Ishramit
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Messaggio da leggere da Ishramit »

Mi sembra un buon approccio, un'occhiata ad una situazione di conflitto familiare ben riuscita dal punto di vista della sostanza. Un po' meno da quello della narrazione, in cui si riscontrano alcune incoerenze un po' stranianti, tutte dipendenti dalla scelta del narratore interno: se questa persona abitava al piano di sotto, come faceva a vedere certe cose? Come faceva a sapere che gli occhi di Giuseppe, ad esempio, guardavano il getto d'acqua? Capisco che serviva ad aggiungere la dimensione dell'indifferenza dei vicini e a dare l'occasione al personaggio di formulare una previsione su ciò che poi sarebbe accaduto, ma il problema sta proprio qui: si capisce che è per questo, finisce per risultare artificioso.
Roberto Virdo'
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Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Sono propenso a concordare con Francesco Pino, bella la forma, particolare il racconto, soprattutto finalmente un "uomo vittima", mosca bianca nell'orizzonte generale. Mi è piaciuta molto la storia e per quanto riguarda il dubbio sollevato da Ishramit credo, ma è un'ipotesi, che l'autrice se ne sia resa conto salvandosi in extremis con quella indicazione sulla presunta capacità telepatica. Peraltro, come lettore mi sono sentito calato all'interno e ho potuto "vedere".
Menzione speciale della giuria per quel "Faccio rumore quindi sono" che, ricorro anch'io alla telepatia, intuisco essere stato l'impulso di una standing ovation generale. Voto alto.
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Liliana Tuozzo
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Messaggio da leggere da Liliana Tuozzo »

Un racconto particolare dove la quotidianità all'inizio quasi carezzevole, diventa poi insopportabile. L'ho trovato ben scritto si segue con interesse e partecipazione. La figura del narratore onnisciente è un po' strana, ma molto particolare, appare troppo all'improvviso nel racconto a mio gusto l'avrei inserito prima andogli più spazio. Piaciuta la chiusa . Ottimo lavoro.
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Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Devo dire di aver apprezzato il cambio di rotta che in questo racconto è evidente, mi spiego meglio, come già è stato sottolineato, in questo caso colui che subisce è l'uomo. E' verissimo che la stragrande percentuale dei fatti di sangue che alimentano quotidianamente la cronaca sono da addebitarsi agli uomini nei confronti delle donne, è però pur vero che esistono, eccome, donne come l'autrice ha descritto. Ciò per dire che ci sono anche molti uomini che subiscono: è bene ricordarlo. Dopo questa lunga introduzione dico che il racconto è scritto molto bene, il contenuto, come già detto, è interessante ma con alcune lacune, secondo me. L'Io narrante che salta fuori alla fine, e che dal piano di sotto "vede tutto" è un po' poco credibile (per quanta intuizione possa aver avuto...). Comunque resta senz'alto un buon racconto.
Stefyp
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Messaggio da leggere da Stefyp »

La parte migliore è senza dubbio il finale. Non mi sembra ben gestita la voce narrante. Può essere che sia il vicino di casa a raccontare quel che succede, ma in questo caso non può dirmi anche com'è andata a Brescia. Rispetto alla forma posso aggiungere di aver rilevato tantissimi avverbi in -mente. Sarà senza dubbio un problema solo mio, ma così tanti un pochino mi disturbano. Alcune parole: stravaccata, pedata, casino , io le avrei cambiate. Anche qui confermo che la questione è soggettiva, se le hai scelta è perchè a te sembravano funzionali.
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