Il sorriso di Alex

Spazio dedicato alla Gara stagionale di primavera 2021.

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Liliana Tuozzo
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Il sorriso di Alex

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Lona era molto stanca. Doveva ancora distillare l'acqua necessaria per il fabbisogno mensile dalla cisterna, contenente acqua di mare, che suo marito le aveva affidato. Quando il bimbo sarebbe nato avrebbe avuto meno tempo per farlo.
 Il bip- bip- del videofono la distrasse dai suoi pensieri. Certamente era Alex che chiamava dalla stazione spaziale.
 Appena aprì lo schermo, le arrivò il suo sorriso.
 — Ciao cucciola, allora, come stai? Cerca di resistere, ancora un poco e sarò di ritorno. Ricordati che ti amo e mi raccomando non dire al piccolino che sta nella tua pancia che suo padre è uno scienziato pazzo.
 — Ciao, tesoro! Oggi ho fatto una bella scorta di acqua, ne ho distillato quasi mezza cisterna. Avere un marito scienziato ha qualche vantaggio. Solo che mi manchi tantissimo. A volte quando sento il bimbo nel pancione vorrei che tu fossi qui e potessi sentirlo.
 — Lo vorrei anch'io. È per questo che sto facendo gli esperimenti sul tele trasporto, così potrò raggiungerti ogni volta che lo desidero e tu lo sai. Inoltre, questa scoperta porterà un bel risparmio di risorse energetiche. Solo che per adesso è solo un sogno.
 — Già… i sogni sono quella misteriosa materia che fa ricco l'uomo.
 — Ehi, pure filosofa mi diventi. Dai sorridi e dai un bacione a Manuel da parte mia. Ci sentiamo domani e non aver paura, io ti sono sempre accanto. Ciao amore.
 "Fai presto a dire sto con te… ho bisogno di sentire la tua mano nella mia, di emozionarmi guardandoti negli occhi"
 Seduta sul divano, strinse a sé la calda coperta che aveva accanto.
 Una fitta al ventre arrivò improvvisa.
 "Accidenti, stavo bene fino a un minuto fa" pensò Lona e mandò un messaggio a sua madre che abitava nella casa accanto.
 Si sdraiò sul divano cercando di regolare il ritmo del respiro. Le fitte dolorose si stavano disegnando sul suo volto, quando la madre arrivò.
 — Lona, non fare così. Ho chiamato l'ospedale, l'ambulanza sarà qui in un attimo – le disse.
 — Mamma, chiama tu Alex, ti prego, io non ho la forza di farlo.
 Da quel momento tutto avvenne in maniera concitata, in breve si ritrovò tra le pareti bianche di una stanza di ospedale. Credeva di avere poco tempo, invece il suo ginecologo le disse che il bambino se la stava prendendo comoda. Bisognava aspettare qualche ora.
 Non riuscendo a stare ferma, cominciò a passeggiare avanti e indietro. L'emozione era troppa… il loro primo figlio. Lei e Alex avevano contato i giorni e quando lui era dovuto partire, a causa del suo lavoro alla stazione spaziale, lei si era sentita immensamente sola, anche se si sentivano ogni giorno col videofono. Sua madre la teneva sottobraccio e parlava, lei non sempre riusciva a seguirla in quei discorsi di pappe e pannolini, ma le era grata che fosse lì.
 Le fitte cominciarono ad essere più ravvicinate, l'infermiera la fece mettere a letto.
 Stava per nascere Manuel, ma dov' era Alex? Guardava in giro con gli occhi nella speranza di vederlo comparire. Sarebbe dovuto tornare in tutta fretta, con l'aeromobile un'ora era sufficiente, ma già ne erano passate molte e lui non c'era.
 Poi cominciò il travaglio. Avevano scelto i metodi antichi lei ed Alex, preferendoli ai nuovi metodi che prevedevano l'uso di potenti antidolorifici che avevano, però, gravi effetti collaterali.
 Le sembrò che fosse passata un'eternità, quando vide la testolina bruna di Manuel tra le braccia del dottore.
 E Alex? Possibile che ancora non fosse arrivato? Strinse il piccolo a sé e gli diede un bacio. Era bellissimo.
 Nella stanza d'ospedale sua madre la guardava tenera, aveva gli occhi rossi di pianto.
 — Mamma, che fai, piangi? È andato tutto bene. Hai visto il piccolo? Una meraviglia… chissà come sarà contento Alex, quando lo vedrà.
 Sua madre le si avvicinò e le strinse una mano.
 — Tesoro, credo che Alex non potrà venire — disse seria.
 — Lui è il suo dannato lavoro, possibile che non l'abbiano lasciato partire?
 — Lona, ascolta, Alex ha avuto un incidente.
 Lona restò immobile.
 — Un incidente, ma dove, come…
 — Stava tornando, quando il suo aeromobile ha avuto un guasto, forse un problema di combustione. L'auto è esplosa… si è disintegrata.
 — E Alex?
 — Anche lui, tesoro, non ha fatto in tempo a espellere il sedile e lanciarsi— disse la madre con poca voce.
 Il dolore del parto lasciò il posto a un gelo immenso, che non andò via fino al giorno in cui tornò a casa col suo bambino. Alex doveva essere terribilmente emozionato, quel giorno, per non essere in grado di espellere il sedile. Era sì uno scenziato, ma, soprattutto, era un uomo.
 Lona sentiva meno freddo con Manuel tra le braccia. Cominciò a parlargli, guardando quegli occhietti scuri che sembravano scrutarla.
 — Tuo papà era uno scienziato, sai, un grande uomo e adesso si è disperso nell'universo di cui cercava di scoprire i misteri. Ma lui non ci ha abbandonati, lo ritroveremo in ogni particella viva che incontreremo e parleremo al mondo del bene che lui ha sempre cercato per l'umanità.
 Si avvicinò alla finestra e le apparve un cielo incredibilmente azzurro. Forse Alex faceva parte di quel cielo e pure nell'angoscia del dolore insopportabile che provava riuscì a trovarlo bellissimo.
 "È il sorriso di Alex" pensò.
Ultima modifica di Liliana Tuozzo il 06/04/2021, 16:54, modificato 2 volte in totale.
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Un racconto delicato, ambientato in un prossimo futuro. L'epilogo lancia un monito di fatalismo e di ricordo della persona che non c'è più. La tristezza dell'accaduto lascia lo spazio alla speranza per il nuovo arrivato nel mondo.
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Il tuo racconto è intriso di buoni sentimenti e di grande sensibilità. Mi è piaciuto: contiene l'amore, la vita e la morte, quest'ultima, però, solo apparente, supportata dalla certezza di un qualcosa che non potrà mai finire, che nulla di noi andrà completamente perduto, che vivremo per sempre, anche se in una diversa dimensione. Un gran bel messaggio, brava. Voto alto:4
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La valutazione mi risulta un po' difficile questa volta: il racconto si legge bene, i sentimenti sono bene espressi e il cerchio simbolico tra la nascita e la morte è ben rappresentato e godibile. Tuttavia c'è qualcosa che non quadra. Innanzitutto l'incidente mi è risultato un po' troppo "gratuito", ma d'altronde così è la natura di queste cose, fino ad un minuto prima va tutto bene e un minuto dopo la tragedia arriva improvvisa, sconvolge i piani, piomba in mezzo alla realtà senza che nessuno l'abbia invocata. Quindi in fin dei conti ci sta. Ciò che davvero non quadra è il preambolo, quel sottolineare le distanze, l'impossibilità di stare vicini... per poi farci vedere che la ragazza si aspettava che lui fosse lì in tempo per il parto, perché per colmare le distanze bastava mezz'ora di viaggio! È un'incoerenza narrativa pesante da digerire, che rende il resto artificioso e retorico. Una volta superata questa, però, la storia funzionerebbe molto bene.
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Letylety ha scritto: 25/03/2021, 14:46 Un racconto delicato, ambientato in un prossimo futuro. L'epilogo lancia un monito di fatalismo e di ricordo della persona che non c'è più. La tristezza dell'accaduto lascia lo spazio alla speranza per il nuovo arrivato nel mondo.
grazie Lety, ogni nascita è una speranza, un inizio del futuro.
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Laura Traverso ha scritto: 25/03/2021, 15:27 Il tuo racconto è intriso di buoni sentimenti e di grande sensibilità. Mi è piaciuto: contiene l'amore, la vita e la morte, quest'ultima, però, solo apparente, supportata dalla certezza di un qualcosa che non potrà mai finire, che nulla di noi andrà completamente perduto, che vivremo per sempre, anche se in una diversa dimensione. Un gran bel messaggio, brava. Voto alto:4
Sono contenta che il mio messaggio ti sia arrivato. Grazie Laura. :smt006
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Ishramit ha scritto: 26/03/2021, 11:47 La valutazione mi risulta un po' difficile questa volta: il racconto si legge bene, i sentimenti sono bene espressi e il cerchio simbolico tra la nascita e la morte è ben rappresentato e godibile. Tuttavia c'è qualcosa che non quadra. Innanzitutto l'incidente mi è risultato un po' troppo "gratuito", ma d'altronde così è la natura di queste cose, fino ad un minuto prima va tutto bene e un minuto dopo la tragedia arriva improvvisa, sconvolge i piani, piomba in mezzo alla realtà senza che nessuno l'abbia invocata. Quindi in fin dei conti ci sta. Ciò che davvero non quadra è il preambolo, quel sottolineare le distanze, l'impossibilità di stare vicini... per poi farci vedere che la ragazza si aspettava che lui fosse lì in tempo per il parto, perché per colmare le distanze bastava mezz'ora di viaggio! È un'incoerenza narrativa pesante da digerire, che rende il resto artificioso e retorico. Una volta superata questa, però, la storia funzionerebbe molto bene.
Ciao Ishramit. il tuo commento è la dimostrazione che ogni lettore può avere una visione diversa di ciò che legge. Io credo che un incidente sia un evento non prevedibile nemmeno in futuro, l'uomo resta sempre creatura imperfetta. Del fatto della distanza non credo di aver mai parlato del tempo che occorreva allo scenziato per raggiungere la terra, la loro distanza era dettata dal fatto che lui stava conducendo degli esperimenti e soprattutto per questo non poteva assentarsi.
Grazie infinite per il commento.
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Roberto Virdo'
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Brava Liliana. Ti dirò che anch'io ultimamente ho scritto un piccolo racconto ambientato sulla ISS, e mi sento "virtualmente" vicino al tuo piccolo ma interessante testo. Il "brava" non è buttato lì a caso. Mi è piaciuta tanto, ma tanto, una frase: "un grande uomo e adesso si è disperso nell'universo". Sai a volte basta poco per capirsi, per comprendersi. Si possono scrivere pagine e pagine di parole, niente più che cronache, e poi buttare una frase lì che ti fa intravedre nell'autore, nell'autrice quel magico quid che si chiama "poesia". Bellissimo anche che ci sia una moglie che immagina il sorriso del suo uomo, in mezzo a tutti questi mostri che sembrano popolare tanti, troppi racconti. Il quid ce l'hai, non c'è che dire, e ti darò un voto proporzionale all'orbita del sorriso. Solo pazienta che lo farò più in là. Spero di rileggere presto altre tue righe.
Francesco Pino
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Re: Il sorriso di Alex

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L’argomento di certo colpisce e l’ambientazione futurista è azzeccata, nel complesso però è come se mancasse qualcosa; mi sembra un racconto eccessivamente essenziale. Diciamo che la sostanza c’è tutta ma manca il condimento.
Brava.
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Massimo Baglione
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Re: Il sorriso di Alex

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

Ricordatevi di specificare esattamente "Commento" come titolo del messaggio usato per commentare le opere in Gara (senza prefissi come "Re:" o altro), altrimenti non verranno conteggiati dal sistema, grazie!
Se invece state solo rispondendo, non serve specificare.
Ricordatevi anche che il testo del commento deve essere lungo almeno 200 battute.
Vi rimando alle istruzioni delle Gare letterarie.
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Un racconto che parla di una perdita improvvisa, che lascia sbigottita la protagonista; purtroppo il marito non conoscerà mai il figlioletto, e il compito di Lona sarà quello di tenerne vivo il ricordo, per sé e per Manuel. Chissà se, un giorno, salirà anch'egli sulla ISS...
Unico appunto, già fatto notare, è il tempo di viaggio: in un prossimo futuro, un lasso di tempo così limitato è improponibile, in un futuro più lontano forse no, ma allora bisognerebbe specificare meglio che tipo di "aeromobile" sia quello di Alex (che a quanto pare, però, sembra inaffidabile come gli odierni shuttle).
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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

sebbene sia ben scritto non mi entusuasma come fanno di solito i tuoi pezzi.
è la tipica storia del ricambio, il nuovo che arriva supplisce a chi non c'è più, aiutando a superare il dolore.
sulla stesura non ho nulla dire, si legge benissimo.
manca però quel pathos che metti di solito, mi sembra un poco asettico, ecco.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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GeraGera
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Re: Il sorriso di Alex

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Ben scritto, molto bella la storia, si legge benissimo, una storia che tocca profondamente.Bel lavoro. Complimenti . A rileggerti
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Liliana Tuozzo
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Re: Commento

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Roberto Virdo' ha scritto: 27/03/2021, 10:57 Brava Liliana. Ti dirò che anch'io ultimamente ho scritto un piccolo racconto ambientato sulla ISS, e mi sento "virtualmente" vicino al tuo piccolo ma interessante testo. Il "brava" non è buttato lì a caso. Mi è piaciuta tanto, ma tanto, una frase: "un grande uomo e adesso si è disperso nell'universo". Sai a volte basta poco per capirsi, per comprendersi. Si possono scrivere pagine e pagine di parole, niente più che cronache, e poi buttare una frase lì che ti fa intravedre nell'autore, nell'autrice quel magico quid che si chiama "poesia". Bellissimo anche che ci sia una moglie che immagina il sorriso del suo uomo, in mezzo a tutti questi mostri che sembrano popolare tanti, troppi racconti. Il quid ce l'hai, non c'è che dire, e ti darò un voto proporzionale all'orbita del sorriso. Solo pazienta che lo farò più in là. Spero di rileggere presto altre tue righe.
Grazie Roberto, contenta ti sia piaciuto. A rileggerci.
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Liliana Tuozzo
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Re: Il sorriso di Alex

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Francesco Pino ha scritto: 27/03/2021, 14:01 L’argomento di certo colpisce e l’ambientazione futurista è azzeccata, nel complesso però è come se mancasse qualcosa; mi sembra un racconto eccessivamente essenziale. Diciamo che la sostanza c’è tutta ma manca il condimento.
Brava.
Grazie.
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Loredana De Luca
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La trepidazione del bimbo che sta per nascere, la lontananza anch'essa motivo di trepidazione, le telefonate in cui si cerca di riallacciare un contatto reso difficile dalla distanza: sono questi gli aspetti della prima parte del racconto che mi hanno colpito. L'attesa prima di tutto: è l'attesa di un ricongiungimento, è l'attesa di una nascita. Dovrebbe essere un momento di rinnovamento in cui l'amore che tiene uniti i due personaggi acquista una nuova forza grazie alla nascita del bimbo. Poi arriva, inatteso, un colpo di scena drammatico: un incidente che manda in pezzi, polverizza in solo istante la vita di un uomo, la felicità di una famiglia, la possibilità anche solo di conoscere il proprio padre per il piccolino appena nato. Il dolore lancinante della perdita si trasforma poi in un nostalgico ricordo dell'uomo amato e dei suoi tanti meriti, e il dramma di un evento tanto tragico scolorisce in un malinconico alternarsi tra un presente che, impietoso, obbliga ad accettare la nuova realtà e un passato di cui non resta che il dolce ricordo. La storia è coinvolgente, il racconto è struggente. Tuttavia, ciò che secondo me non risulta molto efficace è il modo in cui si sviluppa la seconda parte, e soprattutto la sequenza in cui viene rivelata la notizia della morte dell'uomo. Ho avuto l'impressione, leggendo e rileggendo, che sia un po' precipitosa, forse lo spessore umano del personaggio, la sua autenticità, la sua credibilità, ci avrebbero guadagnato dedicando qualche riga in più alla protagonista e al suo dolore, alla difficoltà di dover affrontare un lutto così grave e nello stesso tempo assicurare il benessere e la serenità al figlio appena nato. Secondo me, tutto il racconto acquisterebbe un'altra forza forse se, ampliato in alcune parti, dedicasse più spazio a dialoghi o azioni da cui far scaturire un'immagine più vivida dei personaggi, dei loro sentimenti, degli affanni, delle emozioni, dei dolori e delle gioie che li rendono umani.
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Messaggio da leggere da Roberto »

La morte di Alex è un po' troppo scontata. E' pur vero che sono cose che succedono continuamente, ma è proprio questa 'normalitò' a far sì che manchi la 'sorpresa'; pur essendoci grande partecipazione e simpatia. Un caro saluto,
Roberto.
SmilingRedSkeleton
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Messaggio da leggere da SmilingRedSkeleton »

Un racconto breve e ben fatto salvo piccoli refusi che però potrebbero essere anche semplici errori di battitura (come ad esempio "Non riusciva a stare ferma cominciò a passeggiare avanti e indietro").
Per quanto riguarda il contenuto, una storia molto triste, un momento di gioia distrutto da un incidente non prevedibile. Molti parlerebbero del ciclo della vita/morte e della speranza del nuovo nato ma io invece ammetto che non sono proprio di questa idea. Le persone non sono così facilmente "sostituibili" e pensare al bambino come un rimpiazzo adeguato al posto lasciato vuoto dal padre non rientra molto nelle mie corde. Ma questo è un pensiero soggettivo :)
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