Il commensale

Spazio dedicato alla Gara stagionale di primavera 2021.

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Tavajigen
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Il commensale

Messaggio da leggere da Tavajigen »


“Sai che una volta ho conosciuto un cannibale?”
 L’uomo parlava biascicando a bocca aperta, la carne tra i suoi denti era cruda ed un rivolo di sangue scese sulla sua barba sporca. Il commensale dall’altra parte del tavolo restò in silenzio; provava quasi sempre ribrezzo nel vederlo mangiare, quindi di solito preferiva ignorarlo.
 La capanna di legno era piuttosto piccola e la candela accesa sul tavolo era sufficiente ad illuminare l’ambiente. Il sole era tramontato da poco e dalle persiane decadenti filtrava ancora un po’ di luce.
 “Senti qua perché è una bella storia. Cioè, è una bella storia per me, magari non per te, ma sentila e basta ok?”
 Il commensale tagliò un piccolo pezzo di carne e se lo portò alla bocca, con movimenti curati.
 “Tempo fa ero a caccia nel bosco con un tizio conosciuto da poco. Mentre cercavamo un cinghiale, o magari un cerbiatto, questo cazzone mi racconta che a volte aveva fatto il cannibale. Sai, mi era sembrato da subito un tipo strano, ma ho pensato: in fondo chi non è un po’ matto in questo mondo schifoso? Però cioè, capiamoci un attimo, lo sai cosa fanno i cannibali, no? Mangiano altri uomini, cazzo. Mi stava rivelando questa cosa, forse perché si sentiva mio amico, o magari perché si sentiva in colpa, chissà. E allora mi sono detto: che cazzo faccio? E se poi non troviamo niente da mangiare e a questo qui vengono strane idee? Allora gli sono saltato addosso, ecco che cazzo ho fatto! L’ho fatto fuori, col mio coltello! E poi me lo sono mangiato, mi è venuto d’istinto di farlo, non potevo non approfittarne. Cioè, non tutto insieme, non sono mica un serpente, ma a piccoli pezzi. Ricordo che ci ho messo un sacco di tempo, ma il congelatore funzionava ancora a quel tempo.”
 Prese un altro pezzo di carne con le mani e succhiò il sangue che colava fuori, prima di ficcarselo in bocca.
 “A questo punto lo sai cosa mi chiedo? Mi chiedo chi fosse il vero cannibale dei due! Ahahahah!” La risata si trasformò presto in un attacco di tosse, sputacchiando saliva mista a pezzi di cibo su tutta la tavola.
 Il commensale lo fissò per qualche secondo con uno sguardo pieno di disgusto, poi ricominciò lentamente a mangiare, con garbo.
 “Comunque a volte ci penso su. Cioè: un uomo è cannibale a priori o è nel momento in cui ha l’occasione di mangiare qualcuno che diventa cannibale? Cioè, lo sei dalla nascita o...va beh hai capito cosa cazzo intendo, no?”
 Ancora silenzio dall’altra parte del tavolo.
 “Che poi, secondo me non c’è nessun problema a mangiare un’altra persona. Cioè, piuttosto che morire di fame mangerei qualsiasi cosa. Mio nonno mi raccontava sempre che in guerra mangiavano di tutto: un gatto o un cane erano prelibatezze, anche se spesso dovevano accontentarsi di topi e ratti.”
 Il commensale continuava la sua cena, ascoltando il suo compagno di tavola, contenendo la repulsione.
 “Maledetti pipistrelli invece, tutto è nato da lì, ricordi? Quando quei musi gialli si sono messi a mangiare i pipistrelli...che cazzo ti mangi un pipistrello? Cioè, un pipistrello è un topo con le ali, ma questi cinesi del cazzo mica erano in guerra, avevano un sacco di altre cose da mangiare, che cazzo se li sono mangiati a fare i pipistrelli? E’ tutto da lì che è cominciato.” Si zittì un attimo, mentre cercava di togliersi un nervetto dai denti con le dita.
 Il commensale si fermò qualche istante a guardare il suo compagno che si infilava in bocca le unghie sudicie, scavando fra denti neri e cariati. Poi deglutì per trattenere la nausea e riprese il pasto.
 “Uff, questa gamba mi fa troppo male.” L’uomo si sporse dalla sedia scricchiolante e guardò in basso, una smorfia di dolore gli attraversò il viso butterato. “Mi toccherà trascinarla”.
 Sembrò quasi che il commensale stesse per ribattere, ma poi continuò la cena.
 “Qualche volta potresti anche rispondere, sai?” L’uomo sbatté un pugno sul tavolo, facendo tremare le stoviglie. “Mi sembra di parlare da solo, vivi con me o no? Guarda che te ne puoi anche andare se vuoi eh?”
 Il commensale deglutì il boccone, bevve un sorso di acqua sporca dal lurido bicchiere che aveva davanti a sé e sentenziò: “No, non posso andarmene. Lo sai bene.” Poi infilzò un altro pezzo di carne con la forchetta e se lo portò alla bocca.
 L’uomo osservò il commensale per qualche secondo, poi cominciò a ridere. Prima sommessamente, quindi sempre più forte, quasi a crepapelle. Lacrime iniziarono a solcargli il volto, scavandosi un cammino nello sporco atavico e perdendosi infine nella folta barba. Dopo qualche minuto riuscì a calmarsi.
 “Ti piace questa carne eh? Te l’avevo detto che sarebbe stata tenera e saporita, ma tu non mi credevi!”
 Il commensale smise di mangiare, per seguire l’ennesima elucubrazione dell’uomo che aveva davanti.
 Questi portò la mano al fianco ed estrasse un coltello lungo, molto affilato, e cominciò a rigirarselo tra le mani. Era il coltello che usava per andare a caccia.
 “Eccolo qua, lo vedi ma bello che è? Questo è il nostro fornitore di carne, colui che ci porta da mangiare nel piatto. Ti piace?
 La lama passava tra le mani dell’uomo, che l’accarezzava come se fosse un pargolo. Il commensale seguiva l’arma con lo sguardo, chiedendosi cosa avesse in mente il compagno di cena.
 “Quanti giorni erano che non mangiavamo qualcosa, ormai? Cinque? Sei? Sette? Ho perso il conto. Ma lui, il mio caro coltello, ci ha portato un’altra volta qualcosa da mangiare, ci permette di andare avanti, di continuare questa follia che è diventata la vita.”
 Oramai, lacrime sempre più copiose scendevano sul suo viso.
 “Maledetto virus, hai distrutto tutto. Ci hai portato via qualsiasi cosa. Prima credevamo di sconfiggerti, anzi ne eravamo certi. Contenimenti, distanziamenti, vaccini...tutte cazzate, quando sei mutato, quando sei diventato terribilmente letale, hai polverizzato in breve tempo la nostra società. A quel punto ognuno ha pensato solo a come poter sopravvivere...”
 Ora anche il commensale stava piangendo.
 L’uomo guardò ancora una volta la sua gamba destra; vide di nuovo la fasciatura sanguinante sul polpaccio, da dove aveva preso la carne da mettere nel piatto, per poter finalmente masticare qualcosa dopo tanti, troppi giorni. Aveva urlato di dolore quando aveva scavato la propria carne con il coltello, ma la fame era più forte. La fame era sempre più forte di tutto.
 Scacciando il pensiero, alzò gli occhi e osservò lo specchio che aveva appeso dall’altra parte del tavolo, per illudersi di avere un ospite a cena. Vide il commensale, vide se stesso; come sempre vedeva da tanto, troppo tempo.
 Aveva ancora il coltello in mano. In fondo, perché no? Poteva chiedergli aiuto per l’ultima volta.
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Liliana Tuozzo
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Messaggio da leggere da Liliana Tuozzo »

Una storia horror che trova ambiente fertile nei nostri giorni. Gli esseri umani disperati per il virus che devastano il mondo diventano cannibali di se stessi. Non gradisco molto questa crudezza espressiva spinta al limite, magari sarà anche un buon racconto, ma preferisco leggere altro.
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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

in linea di massima concordo col commento di Liliana.
linguaggio un po' eccessivo, quasi forzatamente crudo e forte, che a tratti infastidisce.
non sono un puritano, ci mancherebbe, ma mi pare davvero esagerato.
la storia c'è ed è anche scritta abbastanza bene, solo qualche refuso, però non riesce a trascinarmi dentro e farmela vivere.
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Francesco Pino
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

Penso che uno degli scopi dell'autore sia evidenziare la contrapposizione tra il protagonista e il commensale. Ecco che il primo appare come un bifolco che mangia carne cruda, sbava, sputacchia… è chiaro che un soggetto del genere deve essere quasi obbligatoriamente rozzo anche nel linguaggio. E' una caratteristica che appare spesso anche nei film (al volo mi viene in mente Balla coi lupi, in cui l'uomo che faceva il viaggio assieme a Kevin Costner era rozzo e volgare nei modi e nel linguaggio). Il commensale è invece "normalmente" civile, ma le maniere del protagonista lo rendono visibilmente contrapposto. Il finale porta a pensare che l'uomo non sia sempre stato quel bifolco che viene descritto; che prima della catastrofe fosse l'uomo civile e beneducato che appare ancora allo specchio.
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Stefyp
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Messaggio da leggere da Stefyp »

L'horror non mi piace, non ne leggo e non vedo film di quel genere. Quindi istintivamente non riuscirei a dare un voto alto. Cercherò però di essere più obbiettiva possibile. Il racconto è ben scritto e la contrapposizione tra i due personaggi ben delineata. Volevi rendere il personaggio protagonista disgustoso e ci sei sicuramente riuscito, davvero la descrizione del pranzo mi ha fatto venire il voltastomaco. Forse il finale è un pochino frettoloso, ma è chiaro il concetto che volevi esprimere. Penso che un 3 sia il giusto equilibrio per un racconto che seppur scritto bene non mi ha emozionato e in un altro contesto non avrei letto fino alla fine.
Mariovaldo
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Re: Il commensale

Messaggio da leggere da Mariovaldo »

Trovo che non sia scritto male; inoltre non manca di originalità e, non ultimo, raggiunge certamente lo scopo che ti eri prefisso: disgustare il lettore. Ecco, questo è il mio problema nel cercare la misura di un voto che non sia frutto dello stomaco ma del mio cervello. Spero di esserci riuscito e comunque sono convinto che potresti affrontare con successo anche temi per me piu' piacevoli.
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