L'appartamento dei rimpianti

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2021.

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Ibbieffe
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L'appartamento dei rimpianti

Messaggio da leggere da Ibbieffe »

leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

E così “L” si ritrovò in quel cascinale, dopo tanto tempo, con “GC”.
Avevano convissuto lì per oltre sei anni, in uno degli appartamenti ricavati dopo la ristrutturazione.
GC avrebbe voluto sposarsi.
GC avrebbe voluto dei figli.
L aveva quella voce nella testa che le ripeteva continuamente che non sarebbe stato il caso:
-La farai solo soffrire, le causerai un sacco di problemi!-
-In fin dei conti le hai fatto perdere già un sacco di tempo!-
-Le persone come te dovrebbero sterilizzarle, per evitare che possano riprodursi e portare avanti il loro patrimonio genetico difettato!-

L aveva sempre pensato che la voce avesse ragione e quindi non aveva mai smesso di far presente a GC, fin dall’inizio, che
“Prima o poi dovrai fare la tua vita”
“Non potrai continuare a buttare via il tuo tempo con una persona come me”
“Io non potrò mai darti nulla di buono e finirò per tarparti le ali”
“Non ce la faccio a pensare al futuro e a programmarlo: ho sempre pensato che io un futuro non ce l’ho”

Alla fine GC era andata a lavorare all’estero, la storia a distanza aveva funzionato inaspettatamente bene e, dopo incredibili viaggi per incontrarsi a metà strada e passare magari anche solo qualche ora assieme, passato poco più di un anno si era licenziata.
Era tornata a casa con la consapevolezza di non poter stare senza L e con la convinzione ancor più marcata che avrebbero dovuto sposarsi e mettere su famiglia.
-Il Matrimonio è una istituzione anacronistica e credo di essere una delle persone meno indicate per mettere su famiglia- era il pensiero di L, immutato.
Alla fine, dopo un altro anno in cui le prime crepe nel loro rapporto si erano via via moltiplicate, fino a minarne le fondamenta e far venire tutto giù in modo improvviso, GC era tornata all’estero e avevano finito per lasciarsi.
Senza rabbia, senza rancore, senza litigi: GC aveva finalmente deciso di farsi la propria vita, come in fin dei conti L aveva invitato a fare praticamente ogni giorno durante gli anni passati assieme.
Essendo l'appartamento di proprietà di GC, nonostante questa le avesse detto che avrebbe potuto restarci senza problemi, L era prima tornata dai suoi genitori, per poi trasferirsi da un amico.
GC alla fine si era pure sposata: L pensava che il marito fosse proprio una brava persona.
L aveva continuato a sopravvivere convivendo con i propri demoni.
Tra di loro era rimasta una bella amicizia: si sentivano ogni giorno ma si vedevano pochissimo perché alla fine GC ed il marito erano sì tornati in Italia, ma nel “profondo Nord”.
L non ce l’aveva minimamente con GC; piuttosto continuava a provare un senso di rimorso per averle fatto perdere del tempo prezioso.

E adesso, assieme, rimettevano piede in quel meraviglioso appartamento che, assieme, avevano arredato e personalizzato: ne era venuto fuori un particolare miscuglio tra minimal e fricchettone.
La casa era ancora piena delle loro cose…

C’era stato l’incontro un’oretta prima a casa di amici comuni e assieme poi il ritorno al cascinale, in quel piccolo quartiere di estrema periferia che un tempo era un paese ben distante dalla città e poi ne era stato inglobato, ma esteticamente manteneva intatta la sua aria di piccolo borgo.

GC si era anche detta felice di vedere la nuova auto di L mentre, a braccetto, scendevano le scale e salutavano gli amici.
L non aveva avuto brutte sensazioni quando l’ex fidanzata le aveva mandato un audiomessaggio circa un mese prima spiegando: -Siccome voglio vendere la casa ed è ancora piena di roba, molta della quale è tua, dovremmo trovarci e fare una cernita: per me puoi portarti via tutto quanto, comunque-

L non aveva avuto una brutta impressione quando l’aveva rivista, in tutto il suo splendore, seduta a tavola intenta a scolarsi il secondo Negroni nella strana cucina verde pistacchio dei loro amici: aveva pensato che non fosse cambiata di una virgola.
Non aveva percepito brutte sensazioni quando si erano abbracciate.
Non aveva provato cose sgradevoli nemmeno quando, raggiunto il cascinale, aveva aperto il cancello motorizzato del parcheggio usando il telecomando appeso alla chiave della propria auto:
-Non ci credo: funziona ancora?-
-La macchina è nuova ma il telecomando è sempre quello: un tasto per il cancello mio ed uno per questo-
Un minimo aveva ripensato a quanto era bello tornare dal lavoro, premere quel pulsante, infilarsi nel posteggio e, parcheggiata la propria auto accanto a quella di GC, scendere ed osservare un istante il panorama, prima di correre da lei e dalla loro cagnolina. Il parcheggio affacciava su campagna apparentemente incontaminata: pareva di trovarsi a centinaia di chilometri dalla città e, alla sera, la visuale sul tramonto era libera per chilometri!

Parcheggiarono in uno dei due posti riservati al loro appartamento. Percorsero il vialetto che conduceva al portico con l’ingresso: le siepi ed i praticelli erano in condizioni sempre perfette, curatissimi dall’inquilina impicciona che abitava a piano terra, alla destra del portone.
Salirono: le ripide scale secolari non erano cambiate di una virgola.
Erano protette dalle Belle Arti: non le si poteva demolire per sostituirle con una scalinata meno ripida e pericolosa.
Tante volte le due si erano dette che, prima o poi, qualcuno si sarebbe ammazzato volando giù per quei gradini o, quantomeno, si sarebbe fatto parecchio male.

Entrarono: il rumore della porta blindata riportò in mente ad L un miliardo di cose.
Già il corridoio, con l’originale soppalco, era invaso da cose buttate alla rinfusa.
Raggiunsero la cucina che era riempita da libri ed altre cianfrusaglie.
-Guarda: quelli sono i tuoi!- le fece GC indicando una selva di testi appoggiati sul piano di lavoro tra fornelli e frigorifero all’americana.
Quanto era bello tagliare le verdure guardando la campagna dalla finestra…
Quanto era bello il frigo con la macchina del ghiaccio…

Si misero ad infilare in grosse buste di tessuto tutti i libri di L, che in seguito iniziò a trovare cose interessanti anche tra tutti gli altri tomi messi un po’ ovunque:
-Ma questi sono miei!!!!!!-
-Infatti! Era improbabile che fosse roba mia!-
-Volevi buttarli via?-
-Cavolo, scusa...-
- “Never let me go” di Ishiguro? Se fosse finito nella spazzatura non ti avrei mai perdonata! E non puoi disfarti di questi!-
-Prendili tu: per me puoi portarteli via anche tutti. Quelli che volevo salvare li ho già portati da mia zia, in attesa di riuscire a trasferirli su...-
-Oh mio Dio: Peto!-
“Peto” era un libro su un cane, in lingua portoghese: un giorno che erano a far la spesa in un supermercato di Lisbona, durante una vacanza, lo avevano visto e avevano riso così tanto che avevano dovuto comprarlo.
Risero nuovamente, assieme.

Riempirono l’auto nuova fiammante di L con libri, alcune action figures e soprammobili stravaganti; poi tornarono nell’appartamento.
In salotto GC tentò di convincere L a portarsi via il mobiletto, con due cassetti molto capienti, dove un tempo tenevano tutti i joystick delle loro console, gli hard disk esterni ed i videogiochi.
-Oh, cavolo...- mormorò L, osservando un particolare mobile addossato contro una parete.
Era fatto a ponte ed era di un vistosissimo arancione. Aveva quattro ruote nascoste e una larghezza di poco superiore al loro letto matrimoniale: ci scorreva sopra, appositamente progettato per mangiare a letto o appoggiarci un laptop, un libro od un tablet.
“Consolle scorrevole Malm”, questo il suo nome ufficiale.
L non aveva mai avuto rimpianti o rimorsi per la fine della loro storia; ma a quel punto la sua mente fu sovrastata da ricordi di loro due a letto.
Gambe Chilometriche (per questo stava quel GC) intenta a studiare per l’università, mentre L scriveva i suoi romanzi e quel mobile strano con sopra i due laptop.
Il lungo lavoro per la tesi di GC, alla fine praticamente tutta realizzata da L.
Tutta la roba che avevano fumato a letto: su quella consolle arancione c’era sempre il kit per “far su”.
Le tonnellate di serie tv che avevano visto in quella stanza, per non parlare di tutti gli anime in giapponese che avevano amato.
Il sesso.
Ah, il sesso…
Quel mobile andava ovviamente fatto scorrere in fondo al letto per non dar fastidio la notte e durante il sesso ma, anche se era parcheggiato oltre la fine del materasso, misteriosamente finiva sempre che per la foga ci sbattevi una caviglia o un tallone contro!

I grandi occhi chiari di GC e quelli verdi e dal taglio aggressivo di L si incontrarono.
Si scambiarono un sorriso imbarazzato.
Gli zigomi di GC si fecero rossastri.
Balbettò un -Beh...sono stati degli anni fantastici-
-Sì, davvero favolosi-
L si sentì annegare nei ricordi e nei rimpianti: aveva la piena convinzione di aver fatto solo il bene di GC lasciandola libera; ma in quel momento le mancò il respiro.
Nella testa risuonarono queste domande: “E se mi fossi sforzata?”
“Se davvero l’avessi sposata?”
“Se fossi cambiata almeno un po’?”
“Passeremmo ancora tanto tempo in quel letto favoloso, con quel mobile geniale?”
“Avremmo formato una famiglia e saremmo invecchiate assieme?”
Non era la solita voce, ma la sua stessa coscienza.
Mentre si sentiva letteralmente morire trovò la forza di sorridere alla ex e spronarla: -Andiamo: ti accompagno da tua zia...-
Ultima modifica di Ibbieffe il 24/09/2021, 11:42, modificato 5 volte in totale.
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Alberto Marcolli
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Commento - L'appartamento dei rimpianti

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

“Alla fine GC era andata a lavorare all’estero, la storia a distanza aveva funzionato inaspettatamente bene e, dopo incredibili viaggi per incontrarsi a metà strada e passare magari anche solo qualche ora assieme, passati 13 mesi si era licenziata ed era tornata a casa con la consapevolezza di non poter stare senza L e con la convinzione ancor più marcata che avrebbero dovuto sposarsi e mettere su famiglia.”
Questo periodo è troppo lungo e si legge a fatica. 13 sarebbe preferibile scriverlo in lettere.

Controllare l’uso della d eufonica.

“Quella mobile andava ovviamente fatto scorrere” per me c’è un errore.

A un certo punto del racconto appare inequivocabile che L e GC sono due donne: e si va in confusione.
Cito alcuni punti: “-Le persone come te dovrebbero sterilizzarle” riferito a L . Ora, era CG che voleva figli, chiaramente con il seme di un donatore (presumo). Perché sterilizzare anche L?
CG, poi, si è pure sposata felicemente con un uomo, ovviamente. Senza una seppur minima spiegazione, mi suona strano.

Quando GC si sposa non si dice dove vada ad abitare L.

Apparentemente tutte due abbandonano l’appartamento con tutto il suo contenuto. Mah!
Quando tornano nel loro antico appartamento, perché mai lo trovano in totale disordine?
“Già il corridoio, con l’originale soppalco, era invaso da cose buttate alla rinfusa.”
E la “la cucina riempita da libri ed altre cianfrusaglie.”

Mi fermo qui.

Per me è un racconto al momento non valutabile. Se riterrai opportuno rivederlo, allora potrò rileggerlo e se del caso valutarlo, spero.
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Re: Commento - L'appartamento dei rimpianti

Messaggio da leggere da Ibbieffe »

Alberto Marcolli ha scritto: 23/09/2021, 20:32
Ciao Alberto, grazie per il tempo speso a leggere e a commentare.
Ho corretto l'errore che hai segnalato (era sparito un "consolle"), ho cambiato il periodo che era effettivamente troppo lungo e fatto altre modifiche.
Ho inserito una frase che spiega che l'appartamento era di proprietà di GC e dove fosse "finita" L.
Per quanto riguarda la casa in disordine GC dice chiaramente ad L che "quello che volevo salvare l'ho già portato da mia zia" e quindi è chiaro che lei in quella casa c'è già tornata.
Le due abbandonano l'appartamento con tutto il loro contenuto: non credo sia indispensabile spiegare nel racconto che L non aveva inizialmente posto per i libri e gli altri oggetti lasciati là mentre GC, essendo la casa sua ed essendo "di buona famiglia", non aveva tutta sta fretta di vendere la casa e si è decisa solo dopo diverso tempo.

Non comprendo come possa sembrarti strano che GC si sia sposata con un uomo "senza una spiegazione": accade spesso che gente divorzi dopo anni di matrimonio eterosessuale per mettersi con una persona dello stesso sesso ed accade anche il contrario, ovvero che persone che hanno passato anni con un individuo dello stesso sesso si leghino sentimentalmente ad una persona del sesso opposto: non è tutto bianco o nero, non devono piacerti o solo gli uomini o solo le donne...e oltretutto in questo racconto il fatto che le protagoniste siano due donne è un dettaglio di scarsa importanza: non è su quello che volevo porre l'attenzione.

Ti saluto e ti auguro buona giornata.
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Alberto Marcolli
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Re: L'appartamento dei rimpianti

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Abbastanza soddisfatto della risposta. E' chiaro che certi racconti in gara andrebbero letti non due ma cento volte, e purtroppo non ne abbiamo il tempo o, meglio, la voglia.
Ho trovato ancora qualche refuso:
"e della loro cagnolina." diventa --> e dalla loro cagnolina.
"Quella consolle mobile andava ovviamente fatto scorrere" diventa --> Quella consolle mobile andava ovviamente fatta scorrere

Ti ricordo di sistemare, se vuoi, le "d" eufoniche.
Il mio voto è 3
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Re: L'appartamento dei rimpianti

Messaggio da leggere da Ibbieffe »

Alberto Marcolli ha scritto: 24/09/2021, 11:34
Grazie per il voto e anche per aver trovato altri refusi (e per questi ovviamente chiedo scusa).
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Roberto Bonfanti
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

Difficile riprendere in mano i pezzi di una storia d'amore, "L non aveva mai avuto rimpianti o rimorsi per la fine della loro storia", ma poi questi prevalgono sui ricordi, quelli belli, per lei che è sicuramente più insicura e, probabilmente, più coinvolta.
Gc, invece, ne esce ben più pratica e decisa, sa quello che vuole e anche come ottenerlo, non si fa problemi a mettere da parte ciò che non le è funzionale, che sia una fidanzata, una casa o dei libri.
Il racconto scorre, è scritto correttamente e non cerca l'effetto, non male.
Due cose: Ci hai detto per cosa sta GC, ma L? Nei dialoghi il trattino finale non si mette, tranne quando il testo continua, inoltre ci vorrebbe uno spazio fra trattino e prima lettera della frase.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
https://chiacchieredistintivorb.blogspot.com/
Intervista su BraviAutori.it: https://www.braviautori.it/forum/viewto ... =76&t=5384
Autore presente nei seguenti libri di BraviAutori.it:
Immagine Immagine
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Ibbieffe »

Roberto Bonfanti ha scritto: 26/09/2021, 11:06
Ti ringrazio per il tempo che hai speso per leggere il mio racconto e commentarlo.
Sono davvero molto felice che hai compreso L e GC e quasi non ci credo: è davvero merito mio?
Quel "non si fa problemi a mettere da parte ciò che non le è funzionale, che sia una fidanzata, una casa o dei libri" avrei voluto davvero pensarlo io.
Hai ragione: non ho scritto che cosa significa quel "L" ma non è una dimenticanza...

Ti ringrazio anche per i consigli sui dialoghi: provvederò appena possibile a sistemare tutto.
Ti auguro una buona domenica.
Temistocle
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Messaggio da leggere da Temistocle »

La tua scrittura è, secondo me, molto scenografica. Mostri le cose e i paesaggi in cui avvengono le scene. Forse per questo a volte nel leggere il racconto ho avuto l'impressione di dover immaginare io le situazioni e i dialoghi. Ma non è detto che questo sia un difetto! A volte capita che le descrizioni invece sia 'troppè come nel caso della "consolle" (penso che non ci sia bisogno di specificare cosa sia e come funzioni; se uno non lo sa, se lo va a cercare su google… ): si spezza in questo caso il filo del discorso narrativo.
Sono solo mie impressioni da semplice lettore.
Il mio voto è stato 3 perché non posso dire di essere rimasto colpito dal racconto ma d'altra parte mi è piaciuta la storia e la narrazione, tutto sommato, è più che sufficiente.
Stefano M.
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Messaggio da leggere da Stefano M. »

Un racconto in cui predomina la parte descrittiva alla narrazione, descrizione sia dei personaggi che dell'ambiente. E allora? Non lo vedo assolutamente come un difetto perché, in situazioni del genere, i ricordi e gli oggetti che li evocano contano molto più di quello che succede. Non vedo nulla di denigrante anche nel far terminare un po' sottotono il tutto: a parte che difficilmente gli episodi della vita si concludono con un colpi di scena clamorosi, ma è proprio questo clima di malinconia e di imbarazzo a terminare con un "vorrei ma non posso".
Ibbieffe
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Ibbieffe »

Grazie per il tempo che mi hai dedicato.
Generalmente scrivo pezzi che sono o tutto dialogo (o flusso mentale) o molto descrittivi: in questo racconto i dialoghi sarebbero stati abbastanza superflui e avrebbero finito per cambiare l'atmosfera.
Il punto non era ciò che L e GC si sarebbero dette e nemmeno ciò che L avrebbe pensato (avrei potuto fare pagine di flusso di coscienza su di lei), e oltretutto cercavo di restare breve...

La descrizione della consolle è esagerata e la gente poteva cercarsela su Google: tecnicamente hai ragione, ma quello strano mobile era un po' il fulcro del racconto, ciò che ha fatto da trigger per i ricordi ed i rimpianti di L. Quella consolle scorrevole era importante, davvero: meritava spazio.
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Re: Commento

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Stefano M. ha scritto: 05/10/2021, 11:13
Grazie Stefano, sinceramente.
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Ibbieffe »

Temistocle ha scritto: 04/10/2021, 9:05
Grazie per il tempo che mi hai dedicato.
Generalmente scrivo pezzi che sono o tutto dialogo (o flusso mentale) o molto descrittivi: in questo racconto i dialoghi sarebbero stati abbastanza superflui e avrebbero finito per cambiare l'atmosfera.
Il punto non era ciò che L e GC si sarebbero dette e nemmeno ciò che L avrebbe pensato (avrei potuto fare pagine di flusso di coscienza su di lei), e oltretutto cercavo di restare breve...

La descrizione della consolle è esagerata e la gente poteva cercarsela su Google: tecnicamente hai ragione, ma quello strano mobile era un po' il fulcro del racconto, ciò che ha fatto da trigger per i ricordi ed i rimpianti di L. Quella consolle scorrevole era importante, davvero: meritava spazio.
Giovanni p
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commento

Messaggio da leggere da Giovanni p »

interessante sembra la scenografia di un film o uno spettacolo teatrale. i tanti dialoghi rendono la storia veloce da leggere, ma piena di immagini. è uno stile al quale non sono abituato, ma che potrei iniziare leggere. buon lavoro.
Ibbieffe
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Re: commento

Messaggio da leggere da Ibbieffe »

Giovanni p ha scritto: ieri, 16:32 interessante sembra la scenografia di un film o uno spettacolo teatrale. i tanti dialoghi rendono la storia veloce da leggere, ma piena di immagini. è uno stile al quale non sono abituato, ma che potrei iniziare leggere. buon lavoro.
Buongiorno e buon sabato.
Grazie per aver letto il mio racconto.
Effettivamente, essendo una persona che più che leggere ha sempre "guardato" ed ha pensieri molto vividi: quello che scrivo voglio che sia in qualche modo "visto", così come lo vedo io.
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