Al bonito sol de Cuba

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2021.

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Alberto Marcolli
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Al bonito sol de Cuba

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

Parto lasciando l’Italia sotto la neve. Questa volta mi sono imposto di staccare la spina con tutti: amici e colleghi giornalisti, gufi, rosiconi e malpancisti. Poche telefonate, e solo ai miei anziani genitori. Vivrò per tre settimane in un’oasi di natura, riposo e letture.
Sono a Cuba. Ottomila chilometri da casa. Mi rilasso alla guida di una vecchia lambretta, a un passo dall’oceano, sotto un cielo cristallino, graffiato da nuvole vagabonde. La sera, passeggiando per i portici dell’Habana Vieja, non odo sibili minacciosi di sirene e la mattina non subisco il quotidiano attacco dei telegiornali, zeppi di notizie funeste.
Trascorro i giorni in totale disinteresse per il mio lontano Paese, assaporando il gusto di una specie di vendetta: scannatevi pure, tanto io qui vivo in pace.

Un taxi mi porta a Cayo Jutias, dove mi fermerò per una settimana. Sabbie bianchissime e foreste di mangrovie. Acque cristalline. Lunghe passeggiate immerso in una vegetazione esuberante. Pranzi con musica dal vivo e balli caraibici.
La popolazione locale vive di pesca e frutta, al ritmo del sole che tramonta dietro gli scogli: l’assenza di desideri complicati evita loro la noia.
E se decidessi di rimanere qui per sempre?
Potrei scrollarmi di dosso fatiche e delusioni, vendere mobilio e villetta con mutuo, recuperare ciò che resta della liquidazione e con il ricavato comprare una barchetta a vela e vagabondare fra queste isole, saziarmi anch’io di pesce e frutti esotici, ebbro di sole e di mare.
Ne parlo all’amico che divide con me l’avventura di questa vacanza tra fantasia e realtà, ma non ottengo risposte sensate.
Invidio chi sa dare un taglio netto al passato, abbandonando i luoghi dove è nato e in cui vive a disagio da anni, sopraffatto dall’inciviltà dilagante di una società che in apparenza non mancherebbe di nulla e, invece, è priva di un bene essenziale: l’umanità.

Tutti propositi bellissimi, ma che, mi secca doverlo ammettere, non fanno per me. Sono qui da due settimane e già sento che le lancette dell’autonomia volgono al rosso.
La mia vita, un po’ come tutti, scorre tra i soliti binari: parenti, amici, routine, lavoro in continua rincorsa della notizia clamorosa, con l’illusione di potermi spendere per un mondo migliore. Ingredienti scomodi che, tuttavia, compongono l’amalgama di cui sono fatto: troppo tardi per pensare di poterlo cambiare.
Quando tornerò a Milano, passerò un giorno intero a sfogliare i giornali dell’ultimo mese, come uno scolaretto che torna a scuola dopo una lunga assenza e deve velocemente allinearsi al programma.
La conta di stupri e scandali mi rimetterà alla pari. Scommetto che succedono più disastri da noi in due settimane che qui in cinque anni.
So quello che mi aspetta e certo non ne godo, eppure già conto le ore che mi separano dalla partenza. Condannatemi se volete, non vi posso dare torto, ma preferisco il mio Paese. M’incazzerò e imprecherò ogni giorno, ma alla fine troverò sempre una ragione per continuare a lottare.
Hanno un bel dire quelli che sono riusciti a rifarsi una vita fregandosene del loro passato: io riesco, per miracolo, a galleggiare restando fermo esattamente là dove la mia storia è iniziata.
Athosg
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Messaggio da leggere da Athosg »

Io di questo racconto ho letto il disincanto di questi anni da parte di un uomo di buoni sentimenti che resiste in un mondo disordinato. Eppure in questo mondo ci vive e lo ama. mi ci sono immedesimato anche nel riferimento agli anziani genitori. Proteggili, perché sono una delle più belle cose che hai.
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Alberto Marcolli
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Re: Al bonito sol de Cuba

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Grazie. Tra tutti i racconti che avrei potuto inviare ho scelto questo perché mi piaceva l'idea di abbinare una vacanza magnifica a una visone della nostra società che comunque amo, pur con tutti i suoi limiti.
Namio Intile
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

È un racconto all'apparenza leggero, che sembra abbracciare il solito cliché della fuga della città, o dalla civiltà, e in cui il protagonista, in prima persona, accarezza l'idea di rifugiarsi in un paradiso primitivo per allontanarsi dalle preoccupazioni del mondo moderno e abbraciare una vita che si limita a quella di vivere giorno per giorno (anche se Cuba a mio avviso non è il luogo giusto dove immaginare una simile fuga).
Nel finale, in media res in realtà, avviene il ribaltamento dove il protagonista matura la decisione opposta e decide di tornare a casa. Anzi, l'autore inserisce una critica, messa in bocca in modo corretto al protagonista, sulla decisione di andar via, di cambiar vita, e anzi sostiene la necessità di rimanere a casa propria e di lottare per essa, anche per la propria routine. Cosa che, tra parentesi, approvo.
A mio avviso però il limite del racconto sta nella brevità, ossia nella rapidità con la quale il protagonista transita da un proposito a un altro. Cosa che rende il racconto nel complesso troppo schematico e lascia trasparire l'intento didascalico dell'autore.
Ben scritto, non ho nulla da segnalarti dal punto di vista formale.
RobertoBecattini
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Messaggio da leggere da RobertoBecattini »

Una bellissima riflessione, che in poche righe distrugge il falso mito del "Mollo tutto e mi rifaccio una vita ai Caraibi alla facciaccia vostra". Sono stato a Cuba, ho vissuto anche se solo per un anno in Argentina e in Repubblica ceca. So benissimo che Cuba non è un paradiso, dietro la cartolina ci sono tanti di quei problemi ... Un conto è andare in vacanza in un paese un conto è viverci, e soprattutto è assurdo buttare nel cesso il nostro passato per "godersi" (?) la pensione altrove. Messaggio consegnato come meglio non si poteva. 5 punti.
RobediKarta
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Re: Al bonito sol de Cuba

Messaggio da leggere da Anto58 »

Il racconto avvince nella sua prima parte in cui l'autore ci fa sognare descrivendo la meravigliosa isola, l'oceano, il cielo e la musica. Purtroppo poi si torna alla realtà e il sogno finisce, peccato! credevo in un finale diverso, ma in sostanza è interessante. Voto 3
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Massimo Baglione
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Re: Al bonito sol de Cuba

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

Ricordatevi di specificare esattamente "Commento" nel campo "Titolo" del messaggio usato per commentare le opere in Gara (senza prefissi come "Re:" o altro), altrimenti non verranno conteggiati dal sistema, grazie!
Se invece state solo rispondendo, non serve specificare.
Ricordatevi anche che il testo del commento deve essere lungo almeno 200 battute.
Vi rimando alle istruzioni delle Gare letterarie.
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Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Ciao Alberto. Leggo il tuo secondo racconto in una gara. E questo lo trovo decisamente migliore del primo. È scritto molto bene, senza refusi, scorrevole. So che lo fai presente anche nei miei racconti, spero non legga in ciò una rivalsa, ma capisco perché i nostri gusti difficilmente possono incontrarsi: ti riconosco la capacità di scrivere ma non riesco a calarmi nello stesso climax che crei e prediligi. Tu ami, e qui descrivi bene, spaccati di vita e riflessioni su questa. Io sono più per il racconto che sorprende. Ti farò sorridere, spero, ma ambedue le volte che ho letto il tuo racconto, a distanza di giorni, pensando al protagonista mi è sovvenuta (più o meno, non la ricordo perfettamente) la frase di un monologo di Gaber:"...ma attenzione...perché criticare la nostra società è trovarcisi perfettamente a proprio agio è come avere il senso del comico ed essere...ridicoli". Ma alla fine, non voglio farmi condizionare dai gusti personali e premio la chiara tua capacità di scrivere. Voto 4.
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Roberto Bonfanti
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

La prima parte ci parla di un paradiso caraibico, talvolta con didascalie da depliant turistico, dell'idea del cambiamento, del sogno di mollare tutto e rifarsi una vita.
La seconda è un cinico e disincantato panegirico sulle proprie radici, sull'impossibilità di distaccarsene.
Entrambe sono ben scritte e convincenti, ma sembrano appartenere a due persone diverse, mi manca una cerniera.
Racconto comunque piacevole.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
https://chiacchieredistintivorb.blogspot.com/
Intervista su BraviAutori.it: https://www.braviautori.it/forum/viewto ... =76&t=5384
Autore presente nei seguenti libri di BraviAutori.it:
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Grb2016
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Re: Al bonito sol de Cuba

Messaggio da leggere da Grb2016 »

A me Cuba non è piaciuta.
Mi spiego:naturalisticamente e popolarmente ok ma ci sono aspetti oscuri che il turista non vede.
Non parlo di politica,mi riferisco a quello che striscia e non si vede,ma questo vale dappertutto!
Tornando al racconto posso dire di aver apprezzato la sincerità dell'autore e il suo dichiarare la pace al proprio paese.
In fondo,la terra, piatta o rotonda che sia, mi pare uguale dappertutto.
A differenza dei secoli precedenti,dove storia,cultura usi e costumi avevano ancora un senso e un peso,oggi non l'hanno più.
La terra è diventata piatta sul serio,uniforme e noiosa,al punto che,come dice l'autore,un luogo dove 50 anni fa e più,si respirava aria diversa dal solito e qualcuno di interessante,oggi è folklore ben costruito con ombre che è meglio non vedere
Selene Barblan
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Il racconto è scorrevole, chiaro, comprensibile, si legge volentieri. Trovo però che il pensiero espresso cambi troppo repentinamente, un po’ come una banderuola. Il viaggio dura tre settimane ma la scrittura, secondo me, non fa trasparire quel dilatarsi del tempo che avviene quando ci si trova a 8’000 km da casa. Poi, l”invettiva” finale mi sembra troppo forzata. Di solito per passare da un “si legge volentieri” a un “mi piace” deve esserci qualcosa che mi colpisce nello stile o nella storia. Qui mi manca quel qualcosa che me lo faccia ricordare, rimanere impresso. Come ho già detto per un altro racconto cerco di fare una media di tutti i fattori, ti darei un tre e mezzo ma abbondo al 4 grazie alla correttezza formale.
Selene Barblan
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Il racconto è scorrevole, chiaro, comprensibile, si legge volentieri. Trovo però che il pensiero espresso cambi troppo repentinamente, un po’ come una banderuola. Il viaggio dura tre settimane ma la scrittura, secondo me, non fa trasparire quel dilatarsi del tempo che avviene quando ci si trova a 8’000 km da casa. Poi, l”invettiva” finale mi sembra troppo forzata. Di solito per passare da un “si legge volentieri” a un “mi piace” deve esserci qualcosa che mi colpisce nello stile o nella storia. Qui mi manca quel qualcosa che me lo faccia ricordare, rimanere impresso. Come ho già detto per un altro racconto cerco di fare una media di tutti i fattori, ti darei un tre e mezzo ma abbondo al 4 grazie alla correttezza formale.
Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Nonostante il racconto sia ricco di belle ed entusiastiche descrizioni sul Paradiso trovato, lascia poi un po' spiazzati nel finale della storia. Credo che avresti dovuto descrivere maggiormente il periodo, non breve, di quasi un mese, trascorso a Cuba, accompagnando un po' più gradualmente il lettore alla decisione finale del protagonista. Comunque il racconto è carino, scritto molto correttamente e di facile lettura.
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Alberto Marcolli
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Al bonito sol de Cuba

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Una breve risposta a tutti i sacrosanti commenti ricevuti.
Dirò che sono d'accordo con tutti i commentatori. Anche con l'ignoto voto 2.
Partecipare a queste gare per la prima volta implica un periodo di ambientazione e mi sto facendo un'esperienza grazie a tutti voi.
So bene che questo mio racconto, come il precedente, non vuole impegnare molto il lettore, ma si limita a lanciare un piccolo messaggio, nulla più. Nel racconto dell'estate era "non perdere mai la speranza nel futuro". Il secondo è "volenti o nolenti le tue radici contano e "staccare" non è affatto semplice.
Ho scritto racconti di ben altro spessore, ma non mi sembrano adatti a quella che ritengo una gara "sportiva", dove la scrittura dovrebbe, a mio parere, essere prima di tutto breve, "leggera" e scorrevole. Qualità che in fin dei conti mi avete riconosciuto.
Con la prossima gara proverò a premere un po' sull'acceleratore e attenderò con impazienza le vostre considerazioni.
Grazie a tutti.
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Marino Maiorino
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Messaggio da leggere da Marino Maiorino »

Meh, si lascia leggere, parte bene (da curare qualche tempo, al principio, che non sa se restare al futuro o diventare presente, ma su questo si sorvola), e poi annega nella disillusione più cocente. Considerato che la mia personale esperienza di vita mi ha fatto lasciare casa e famiglia più volte, che con la mentalità latinoamericana ci convivo, e quindi SO che la vita è quella che uno vive giorno per giorno, non quella che uno sogna, non riesco a condividere il finale. Anzi mi ricorda perché ho lasciato l'Italia un'altra volta.
È vero che il nostro voto dovrebbe essere dato all'opera, non al tema o alle sue conclusioni, ma ci sono opere nelle quali l'una e le altre vanno di pari passo. Restando a Milano, il sicuro solito sé, protagonista e scrittore hanno perso una grande opportunità.
«Amare, sia per il corpo che per l'anima, significa creare nella bellezza» - Diotima

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Giovanni p
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Messaggio da leggere da Giovanni p »

Ho dato il massimo voto possibile solo per la scrittura dato che la storia, mi dispiace ma è un opinione personale, non mi dice nulla. La scirttura è da professionasta, si vedono le immagini di Cuba, si riesce a vedere e sentire la lambretta che va, ed a visualizzare il ritorno a casa e quello che ne comporta. Il disincanto finale descritto con i toni schietti coi quali è descritto mi lascia un po' di magone.
Egidio
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Messaggio da leggere da Egidio »

Niente da eccepire circa la padronanza dei mezzi espressivi. Gradevole il "resoconto di viaggio". Non sono d'accordo con l' idea di "paradiso" riferita a Cuba (almeno, non dal punto di vista politico). Comunque, non c'è male.
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