Levare l'ancora

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2021.

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Selene Barblan
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Levare l'ancora

Messaggio da leggere da Selene Barblan »

leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

Una cornice nera, di plastica, contorna una figura serena, la mano sinistra al petto, distesa, rilassata. La mano destra porge un libro, luminoso, come il viso, che non mi guarda. I suoi occhi sono rivolti verso luoghi lontani, le guance sono solcate da pieghe asimmetriche. Un sorriso o una smorfia, non saprei dire. Attorno al capo un cerchio perfetto, azzurro, bordato di rosso. La divisa nera dà risalto alle mani, al viso, allo sfondo sognante, nuvole di zucchero filato in un cielo di un celeste improbabile.
L’immagine mi sovrasta, appesa, ma sembra quasi sospesa, decentrata rispetto al pulpito dal quale l’oratrice cerca di spiegare concetti, modulando la voce, rivolgendosi in modo magistrale ai vari interlocutori, ponendo interrogativi, sottolineando le parole importanti, danzando nello spazio ridotto del suo palco.
Non riesce però a coinvolgermi, sono distratta, annoiata. Il mio sguardo vaga. Ora guardo la composizione di fiori gialli che, a sinistra del Santo (che non so identificare), brillano anch’essi nonostante la polvere che si è posata nel tempo, sulle foglie di carta, sui petali artificiali.

“… se il bambino è in difficoltà a svolgere il compito…”

Le due grandi finestre arrivano quasi al soffitto, aprono verso l’interno, fintamente accoglienti. Le sbarre tolgono la speranza di far entrare l’aria, di evadere, vagare per la bella città, le tende velano e colorano di rosa i mattoni del “Beata Vergjne di San Luca”.

“… il compito è più complesso perché è nuovo…”

Le grosse lampade sporche mi sembrano ghiaccioli esagerati appena usciti dal congelatore; la loro luce rimbalza sui perni dei due grossi ventilatori che, tristi, aspettano immobili il ritorno dell’estate.

“… perché il compito in sé richiede una certa dose di rapidità…”

Le ombre delle gambe delle sedie si intrecciano e sovrappongono come i rami dei cespugli fitti dove, a scuola, correvo a nascondermi nei minuti di ricreazione. Momenti che si dilatavano all’infinito, facendomi perdere il senso del tempo e anche lo spazio perdeva consistenza. Non ero più lì, non ero più una bambina in un giardino, ma un’ospite di un mondo caldo, ovattato, dove luci e ombre, sensazioni, odori prendevano il sopravvento e mi catturavano. Mi soffermavo sulle venature delle sottili cortecce, sulle file di formiche soldato, sui mucchietti di terriccio smosso da insetti o lombrichi esploratori. Mi sentivo talmente protetta dai cunicoli cavernosi e segreti da dimenticare tutto il resto, così che il suono del “gong” doveva risuonare parecchie volte prima di introdursi faticosamente nella mia coscienza. “Din, don, dan, …“ inevitabilmente rientravo tardi in classe…

“… allenare la propria mente, è un’immagine che piace…”

Alle pareti pendono rappresentazioni di quadri che rappresentano fiori. Una croce, legno e oro. “Vietato fumare” dice il muro. Anche gli oggetti parlano. Di questo sono sempre stata convinta. Una delle tante particolarità che mi hanno spesso fatto sentire distante dai miei coetanei. Con loro riuscivo a giocare avventure spensierate, ma solo da sola con me stessa riuscivo a godere appieno della fantasia, potevo tornare a quel mondo dell’assurdo e della magia.

“… un contesto che acc…”

Sono tutti seduti, composti, attenti. Riescono a intervenire, parlare, discutere. Farsi capire, articolare pensieri. Io sono stanca di provarci. Ho tentato e stentato per tutta la vita. Forse semplicemente non sono fatta per tutto ciò. Non sono niente di speciale, non sono migliore. Ma non mi sento parte di loro. L’altro mondo mi appartiene di più.

Nell’aula la docente è ancora intenta a cercare le parole accurate per far passare i concetti fondamentali del corso, quando lo sguardo le cade sulla strana signora in fondo all’aula. Quella introversa, con la quale non ha scambiato molte parole durante le pause. Ora ha qualcosa di strano. La bocca è leggermente aperta. Lo sguardo fisso. E mentre la guarda la bocca si spalanca, il bianco degli occhi sorge a cancellare ogni forma di contatto. Gli occhiali scivolano, colano giù lungo il naso lungo. La testa prende una piega strana, si flette. Le spalle perdono tono, le braccia scivolano giù dal banco, la penna cade per terra.
L’insegnante si avvicina piano per capire cosa stia accadendo e vede fuoriuscire dal lato destro della bocca della donna un filo argenteo di saliva, che scorre piano sul mento, poi languidamente si stacca e va a bagnare la maglia sformata indossata dalla sua alunna. Lentamente come la goccia scivola anche il corpo morto, rimbomba a terra. Ogni legame, ogni attaccamento, ogni vincolo si scioglie.
Marcello Rizza
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Messaggio da leggere da Marcello Rizza »

Non so ancora perché, sto cercando di cogliere ogni aspetto di questo racconto, e quindi ribadisco, non so perché ma questo racconto concorrerà certamente per il podio. È istintivamente bello, ma come per ogni sua opera occorre una indagine appropriata, ne vale la pena. L'autrice ci spiegherà il titolo. Tornerò qui. Intanto, per stima e convinzione, voto senza dubbio "5".
Selene Barblan
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Re: Commento

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Marcello Rizza ha scritto: 28/09/2021, 22:09 Non so ancora perché, sto cercando di cogliere ogni aspetto di questo racconto, e quindi ribadisco, non so perché ma questo racconto concorrerà certamente per il podio. È istintivamente bello, ma come per ogni sua opera occorre una indagine appropriata, ne vale la pena. L'autrice ci spiegherà il titolo. Tornerò qui. Intanto, per stima e convinzione, voto senza dubbio "5".
Grazie Marcello, sei generoso; l’ho intitolato così perché nel mio immaginario la protagonista scivola via come una barca, salpa per altri mari, a modo suo…
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Alberto Marcolli
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Commento : Levare l'ancora

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Dopo ben quattro letture ho cominciato a capirci qualche cosa, ma sempre con molti dubbi.
E’ una scrittura ermetica, temo di dovermi abituare. Non è il primo testo che mi fa questa impressione. Ma non è mai troppo tardi per imparare: bene!
Si inizia in prima persona, facendo parlare la morta, questo l’ho capito (se l’ho capito) molto tempo dopo...
Ovvio che solo una mente allenata, io non lo sono, sa districarsi nel non detto e intuisce quello che a un semplice umano non è intuibile.
Negli ultimi due paragrafi si entra nella descrizione onnisciente dell’accaduto in una classe non meglio specificata, ovvero la morte della strana signora in fondo all’aula.
Raccontare in questo modo, giocando a non farsi capire, sarà anche divertente per chi scrive, ma come lettore non mi diverte, cosa ci posso fare?
Se ho preso delle cantonate spero che l’autrice non me ne vorrà.
Per ora non voto. Non vorrei sbagliare, visto, a quanto pare, che non è possibile cambiare idea.
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Re: Commento : Levare l'ancora

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Alberto Marcolli ha scritto: 29/09/2021, 15:04 Dopo ben quattro letture ho cominciato a capirci qualche cosa, ma sempre con molti dubbi.
E’ una scrittura ermetica, temo di dovermi abituare. Non è il primo testo che mi fa questa impressione. Ma non è mai troppo tardi per imparare: bene!
Si inizia in prima persona, facendo parlare la morta, questo l’ho capito (se l’ho capito) molto tempo dopo...
Ovvio che solo una mente allenata, io non lo sono, sa districarsi nel non detto e intuisce quello che a un semplice umano non è intuibile.
Negli ultimi due paragrafi si entra nella descrizione onnisciente dell’accaduto in una classe non meglio specificata, ovvero la morte della strana signora in fondo all’aula.
Raccontare in questo modo, giocando a non farsi capire, sarà anche divertente per chi scrive, ma come lettore non mi diverte, cosa ci posso fare?
Se ho preso delle cantonate spero che l’autrice non me ne vorrà.
Per ora non voto. Non vorrei sbagliare, visto, a quanto pare, che non è possibile cambiare idea.
Ciao Alberto, beh spero di non averti causato un mal di testa 😅.
Allora, solitamente tendo a non spiegare ciò che scrivo, però in questo caso mi sento di intervenire, anche perché ti sei dato la pena di leggerlo quattro volte… ti ringrazio già solo per questo.
Nella mia mente, probabilmente bacata, il paragrafo finale dovrebbe spiegare il tutto, evidentemente non è stato così, per lo meno per te. Il discorso in prima persona è effettivamente ciò che passa per la mente della “morta” come l’hai chiamata tu, mente segue una lezione (non si sa di cosa). Gli intermezzi tra virgolette sono stralci di ciò che sente ma che non riescono a catturare la sua attenzione. In questo quindi non ci siamo capiti, nel senso che succede tutto lo stesso giorno, infatti nel paragrafo finale con il cambio di prospettiva si vede ciò che le capita attraverso lo sguardo della docente.

Quindi capisco che sia per te difficile dare un voto positivo, non l’hai capito/non si capisce (questo lo valuterò meglio se avrò altri riscontri) e non è di tuo gusto, non c’è problema. Se avessi la pazienza di spiegarmi cosa, secondo te, manca per essere più comprensibile penso mi potrebbe essere utile, per questo o anche per ciò che forse scriverò in futuro.
Da altri tuoi commenti so anche che sei un lettore attento, mi interesserebbe sapere anche se hai qualche appunto/consiglio riguardo la forma. Senza impegno, già ne hai donato tanto a questa lettura, e vedo che la gara è piuttosto polposa.

Quindi vota senza remore, se poi proprio dovessi cambiare idea io ho lasciato l’opzione di poter modificare il voto. Non particolare paura dei numeri uno o due 😉
Namio Intile
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Ciao, Selene. Non sono afflitto ancora da demenza senile, perciò l'ho riconosciuto subito questo tuo magnifico racconto. Riconfermo dunque la recensione che ti lasciai oltre un anno or sono nella tua pagina personale.
Un caro saluto e voto massimo.
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Roberto Bonfanti
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

Il racconto è indubbiamente di valore, richiede un po' d'attenzione, come spesso capita per i tuoi scritti, e questo non è un difetto, anzi…
Bello il paragrafo dove la moritura rivede se stessa bambina e ricorda l'origine del suo sentirsi inadeguata alla vita, il segno di una sconfitta che viene da lontano.
Bella anche la scrittura, complimenti Selene!
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
https://chiacchieredistintivorb.blogspot.com/
Intervista su BraviAutori.it: https://www.braviautori.it/forum/viewto ... =76&t=5384
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Selene Barblan
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Namio Intile ha scritto: 30/09/2021, 11:30 Ciao, Selene. Non sono afflitto ancora da demenza senile, perciò l'ho riconosciuto subito questo tuo magnifico racconto. Riconfermo dunque la recensione che ti lasciai oltre un anno or sono nella tua pagina personale.
Un caro saluto e voto massimo.
Grazie Namio, sia per l’apprezzamento sia per la bellissima recensione che mi avevi regalato, un saluto a te.
Selene Barblan
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Roberto Bonfanti ha scritto: 30/09/2021, 18:47 Il racconto è indubbiamente di valore, richiede un po' d'attenzione, come spesso capita per i tuoi scritti, e questo non è un difetto, anzi…
Bello il paragrafo dove la moritura rivede se stessa bambina e ricorda l'origine del suo sentirsi inadeguata alla vita, il segno di una sconfitta che viene da lontano.
Bella anche la scrittura, complimenti Selene!
Grazie Roberto, queste tue parole mi fanno davvero molto piacere, soprattutto perché penso indichino un’evoluzione rispetto alle prime cose che ho proposto.
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Grb2016
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L'impressione che ho avuto così di prima lettura,è quella di un surrealismo alla rovescia.
Qui non è l' inconscio che si evidenzia in significanti e significati,ma sono alcuni significati e significanti che invitano a navigare nell' inconscio.
Un levare le ancore interessante e quanto meno liberatorio😇
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Il tuo racconto, non di immediata comprensione, è molto poetico dal mio punto di vista. Il fine vita di quella "bambina" è descritto al meglio durante la conferenza, di non si sa che cosa... Soprattutto la parte finale è veramente di grande impatto emotivo, ossia quanto la docente si rende conto che qualcosa di strano è capitato alla signora introversa seduta in fondo all'aula. Brava Selene, complimenti! Voto alto
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Grb2016 ha scritto: 02/10/2021, 14:26 L'impressione che ho avuto così di prima lettura,è quella di un surrealismo alla rovescia.
Qui non è l' inconscio che si evidenzia in significanti e significati,ma sono alcuni significati e significanti che invitano a navigare nell' inconscio.
Un levare le ancore interessante e quanto meno liberatorio😇
Ciao, grazie per il passaggio e per l’interessante commento.
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Laura Traverso ha scritto: 03/10/2021, 16:09 Il tuo racconto, non di immediata comprensione, è molto poetico dal mio punto di vista. Il fine vita di quella "bambina" è descritto al meglio durante la conferenza, di non si sa che cosa... Soprattutto la parte finale è veramente di grande impatto emotivo, ossia quanto la docente si rende conto che qualcosa di strano è capitato alla signora introversa seduta in fondo all'aula. Brava Selene, complimenti! Voto alto
Grazie Laura, sono felice di queste tue parole, soprattutto che ciò che ho scritto ha un impatto, è un bel risultato, trovo.
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Non c'è molto da dire…
Si entra subito nell'ambiente, sia quello fisico che quello psicologico e spirituale.
La scrittura, poetica, supporta perfettamente la storia e la innalza di un gradino (non è facile trovare una scrittura che vada a braccetto con la storia!).
Tutto scorre come dovrebbe e via via personaggi e sfondo si fondono fino a che la 'decandenza' del personaggio si unisce a quella della cornice, anzi quasi ne viene inghiottita.
Non ho trovato alcuna stonatura stilistica o grammaticale: per me è tutto al meglio.
Il voto naturalmente è 5.
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Temistocle ha scritto: 04/10/2021, 10:48 Non c'è molto da dire…
Si entra subito nell'ambiente, sia quello fisico che quello psicologico e spirituale.
La scrittura, poetica, supporta perfettamente la storia e la innalza di un gradino (non è facile trovare una scrittura che vada a braccetto con la storia!).
Tutto scorre come dovrebbe e via via personaggi e sfondo si fondono fino a che la 'decandenza' del personaggio si unisce a quella della cornice, anzi quasi ne viene inghiottita.
Non ho trovato alcuna stonatura stilistica o grammaticale: per me è tutto al meglio.
Il voto naturalmente è 5.
Caspita, grazie mille Temistocle, che bel commento, sono felice ti sia piaciuto!
Andr60
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Messaggio da leggere da Andr60 »

Un racconto quasi onirico che si svela solo alla fine; di difficile lettura anche per me, che prediligo svolgimenti più lineari, però devo dire che mi ha "preso" e rimane impresso.
Complimenti, Selene
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Re: Commento

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Andr60 ha scritto: 07/10/2021, 19:04 Un racconto quasi onirico che si svela solo alla fine; di difficile lettura anche per me, che prediligo svolgimenti più lineari, però devo dire che mi ha "preso" e rimane impresso.
Complimenti, Selene
Grazie Andr60, mi fa molto piacere; è un’evoluzione rispetto ai primi racconti pubblicati, rimango un po’ troppo criptica forse, ciononostante il racconto ha fatto abbastanza presa, guardando la maggioranza dei commenti ricevuti.
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Messaggio da leggere da Anto58 »

Anche per me il racconto è stato di lettura difficile, nel senso che non ho compreso subito chi fosse la signora che stava morendo. E' una bella storia, scritta molto bene, intima e profonda, il finale mi lascia perplessa, è molto duro, quasi fulminante, avrei preferito più dolcezza in linea con il tratto intimistico del racconto. Voto 4
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Anto58 ha scritto: 13/10/2021, 18:28 Anche per me il racconto è stato di lettura difficile, nel senso che non ho compreso subito chi fosse la signora che stava morendo. E' una bella storia, scritta molto bene, intima e profonda, il finale mi lascia perplessa, è molto duro, quasi fulminante, avrei preferito più dolcezza in linea con il tratto intimistico del racconto. Voto 4
Ciao Anto58, grazie per il tuo commento; capisco il tuo commento riguardo il finale e che non sia del tutto di tuo gusto, però se ti ha spiazzato mi fa pensare che sia efficace (dal mio punto di vista). Grazie anche per il tuo bel voto!
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Autori partecipanti: Maddalena Cafaro, Nunzio Campanelli, Stella_decadente, Marina Paolucci, Umberto Pasqui, Patrizia Chini, Annamaria Vernuccio, Paolo Ninzatti, Lodovico,
a cura di Marina Paolucci (con la supervisione di Lodovico Ferrari).
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