Il regalo di Romualdo

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2021.

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Giovangal
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Il regalo di Romualdo

Messaggio da leggere da Giovangal »

leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

La serata era molto fredda, erano quasi le undici e tutti gli avventori del caffè se ne erano andati, meno un anziano seduto nella zona d'ombra creata dalle foglie di un Ficus Benjamin che rifletteva la luce emanata da un'arrugginita piantana. La mia non esaltante serata pareva concludersi malinconicamente in un caffè desolato dove un vecchio signore trasandato ma dagli occhi vispi, sorseggiava un cognac. Era stata una giornata faticosa a scuola, una lunga discussione in consiglio con i colleghi ed il preside su una prima classe particolarmente irrequieta, alla fine si era deciso, con mio esplicito dissenso, di adottare una linea severa e punitiva.
Mi sono seduto al tavolino accanto all'anziano ed ho ordinato allo svogliato cameriere un Campari. Che serata fredda! aveva esclamato il mio vicino, alzandosi il bavero di un consumato pastrano e rivolgendomi la parola, prima ancora che arrivasse il bitter alcolico. Già, avevo risposto rispettosamente, poi con questa nebbia e questa umidità. Dopo i convenevoli ci siamo presentati. Si chiamava Romualdo, era un ex libraio rimasto vedovo da 10 anni, abitava a 2 isolati dal bar in un vecchio e cadente condominio e soleva passare le serate in quel caffè a chiacchierare col barista e con gli avventori abituali ed occasionali. A tutti chiedeva con gentilezza che cosa facevano, aveva un tono di voce colloquiale e rispettoso, quando aveva saputo che ero un professore precario di italiano, divorziato e che da circa 10 giorni effettuavo una supplenza presso l'Istituto Tecnico Industriale della città, aveva cominciato a parlare delle sue preferenze nella letteratura e nella poesia.
Non avresti mai immaginato, caro lettore, che sotto i panni di un anziano dimesso e malandato si nascondesse una persona dalla vivida intelligenza, che poteva discorrere disinvoltamente delle opere di Proust così come della poesia di Garcia Lorca. La serata sembrava assumere un aspetto meno deprimente di quanto si poteva immaginare, Romualdo era un affabulatore di tutto rispetto e si percepiva, nel suo modo di esprimersi, un'autorevolezza e una conoscenza sorprendente e inaspettata, considerato il suo aspetto scialbo e la facilità ad ingurgitare alcolici.
Incuriosito gli ho chiesto se avesse studiato, se fosse laureato. Mi ha raccontato in pratica la sua storia. Aveva frequentato la facoltà di Magistero, prima di interrompere gli studi a seguito di un esaurimento nervoso mal curato. La morte prematura del papà l'aveva fatto tornare in città e la volontà di terminare gli studi universitari era definitivamente venuta meno. Dopo qualche anno, aveva conosciuto la figlia di un libraio, di cui si era innamorato e si erano subito sposati, lei aveva insegnato scienze nella locale scuola media e lui aveva portato avanti la libreria del suocero che pian piano si era ritirato dall'attività. La libreria piccola, ma ben fornita, indipendente, era divenuta un punto di riferimento per i lettori della città, ed egli era considerato un libraio competente e appassionato, leggeva molto ed era divenuto un ottimo consigliere.
Non avevano avuto figli, la sua vita coniugale era scivolata tra ardori giovanili e irrinunciabili abitudini della maturità, in un lento scolorirsi d'anni aveva detto con sensibilità poetica, sino alla morte di lei avvenuta quando lui aveva 70 anni, per una malattia incurabile dal rapido decorso.
La scomparsa della moglie lo aveva segnato, la sua attività di libraio aveva perso energia, nel frattempo una libreria di catena, ampia, moderna e attrattiva, aveva aperto i battenti in città, praticando una politica di sconti molto aggressiva. Dopo pochi mesi Romualdo aveva preso la sua decisione, era sempre stato affilato e deciso nelle sue scelte, e così aveva deciso di chiudere definitivamente la libreria. Qualche amico della distribuzione gli aveva piazzato un bel po' di volumi ricavandone una sommetta.
Aveva vissuto gli ultimi dieci anni da solo, senza parenti, per fortuna era autosufficiente, ma da molto tempo la sua solitudine aveva trovato la compagnia dell'alcol, liquori pregiati peraltro che pian piano gli stavano alleggerendo il portafoglio e aggravando la salute. Era riuscito sempre a controllarsi, ma qualche volta Renato, il barman, aveva dovuto accompagnarlo a casa in condizioni piuttosto precarie.
Abbiamo parlato della letteratura contemporanea italiana, io sono appassionato della narrativa breve e dei racconti, lui apprezzava molto Calvino e Pavese, autori molto amati anche da me e abbiamo passato una buona mezz'oretta parlando de "La luna e i falò" e de "Il barone rampante", opere che conosceva molto bene. Mi ha detto che aveva in casa qualcosa su questi autori e che voleva regalarmela, l'indomani me l'avrebbe portata. L'ho ringraziato, ma gli ho detto che domani partivo per rientrare a casa, e sarei tornato dopo l'Epifania, magari ci saremmo rivisti dopo le feste natalizie, ecco il libro poteva portarlo con calma al mio rientro, sicuramente l'avrei letto e poi glielo avrei reso. Dopo una calorosa stretta di mano e sotto la pressione di Renato che ci faceva segno che la serata volgeva al termine, ci siamo salutati, scambiati gli auguri e dato appuntamento all'incirca tra 20 giorni.
Il 7 gennaio era di mercoledì, sono andato al bar dopo aver cenato, il cameriere dopo avermi visto e senza che chiedessi nulla, mi ha dato un giornale. "Anziano solo trovato morto nel suo appartamento ad una settimana dal decesso" riportava il titolo. Una vicina che non lo sentiva dal giorno prima di Natale, dopo circa 1 settimana ed anche a seguito di un odore sgradevole proveniente dalla sua abitazione aveva telefonato ai carabinieri, i quali hanno avvisato i vigili del fuoco che sono entrati sfondando una finestra. L'ex libraio diceva il giornale era stato trovato riverso a terra in avanzato
stato di decomposizione ed il referto medico parlava di morte sopraggiunta per collasso cardiocircolatorio. L'articolo proseguiva con la solitudine, l'abbandono, la vecchiaia, l'indifferenza etc. Non ho voluto continuare la lettura.
Al funerale mi ha detto Renato, avevano partecipato un numero limitato di persone, pochi parenti venuti da fuori, i suoi vicini di casa e alcuni affezionati lettori suoi ex clienti, il vecchio Romualdo aveva lasciato un buon ricordo. Poi Renato ha tirato fuori un pacco avvolto in una carta patinata da pasticceria, questo è per lei ha detto.
Ho aperto il pacco, conteneva un libro, "I racconti di Italo Calvino", Renato mi ha raccontato che la sera dopo che ci eravamo conosciuti, era venuto con il libro avvolto in un foglio di giornale e mi aveva pregato di preparargli un pacco regalo con la carta patinata che usiamo per la pasticceria e di consegnarlo al professore quando sarebbe tornato al bar. Ho girato la copertina e sulla prima pagina c'era una dedica: "Al compagno del caffè conosciuto in una fredda serata. Romualdo".
Ultima modifica di Giovangal il 04/10/2021, 20:34, modificato 2 volte in totale.
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Alberto Marcolli
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Commento Il regalo di Romualdo

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Finalmente (ripeto FINALMENTE) un racconto che senza pretese narra la storia di un uomo!
Avrei anche dato 5, ma considerato il tutto, chiedendo perdono all’autore, darò 4.
Elenco dei suggerimenti che mi sento di proporre:

rivedere l’uso della d eufonica
Rivedrei la punteggiatura, in particolare le virgole

“esaltante” – propongo: eccitante
“affianco all’anziano” - propongo: accanto all’anziano
“magari ci saremmo rivisti dopo le feste natalizie, ecco il libro poteva portarlo con calma al mio rientro, magari l’avrei letto e poi glielo avrei reso.”
Ci sono due “magari” – uno è da sostituire. Propongo – probabilmente

“divenuta un punto di riferimento per i lettori della città, ed egli era diventato un libraio”
diventato - propongo – considerato

“in esso era contenuto un libro” – propongo – conteneva un libro

“ivi qui il tuo racconto...” presumo sia una frase importante, cosa significa?

Aspetto qualche tuo commento agli altri racconti, altrimenti non ti fanno partecipare.
Giovangal
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Re: Il regalo di Romualdo

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Grazie Alberto. Suggerimenti interessanti. Posso procedere con qualche correzione o non si può più? L'ultima frase è un'errore di copiatura, è da togliere.
ok commento vedo di commentare altri racconti
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Alberto Marcolli
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Re: Il regalo di Romualdo

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Pensa che anch'io pensavo di non poter più rettificare il racconto nella gara d'estate.
Invece si può senza problemi sia al racconto che al commento relativo.
Buon lavoro.
Temistocle
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Messaggio da leggere da Temistocle »

Divido in due il mio commento.
La storia mi sembra alquanto scontata, con personaggi letti e riletti e una trama molto prevedibile.
La scrittura invece scorre bene e va a coprire le lacune (secondo me!) della narrazione.
Buona l'ambientazione.
Il mio voto è 3, ma mi piacerebbe leggerti in qualcosa di più 'originalè: sicuramente sarà molto migliore.
Stefano M.
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Devo ammettere che, sarò sincero, la narrazione non mi ha fatto impazzire, specialmente per la parte centrale troppo lunga e un po' ripetitiva. Detto questo, però, ho trovato molto gradevole l'insieme in quanto la descrizione del bar e del personaggio riesce a mettere perfettamente a proprio agio nonostante lo squallore sostanziale che accompagna la sequenza.
Una sola domanda: come mai si usa il passato prossimo anziché il passato remoto?
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Roberto Bonfanti
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

Un racconto malinconico, una storia di solitudine dove spicca la figura del vecchio libraio e del suo regalo, una sorta di riconoscimento per aver trovato un'anima affine, in quella particolare sintonia che, talvolta, si instaura anche fra sconosciuti.
Oltre alle cose già segnalate credo che ci sia qualcosa da sistemare nei tempi verbali (l'alternanza di passato e trapassato prossimo, per esempio), poi alcune cifre le avrei scritte in lettere piuttosto che in numeri.
Si parla di opere e autori che apprezzo molto e nel complesso l'ho trovata una lettura gradevole.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
https://chiacchieredistintivorb.blogspot.com/
Intervista su BraviAutori.it: https://www.braviautori.it/forum/viewto ... =76&t=5384
Autore presente nei seguenti libri di BraviAutori.it:
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Re: Commento Stefano

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. Grazie per il tempo dedicato. Uso il passato prossimo perchè sento più vicina la storia
Stefano M. ha scritto: 05/10/2021, 11:29 Devo ammettere che, sarò sincero, la narrazione non mi ha fatto impazzire, specialmente per la parte centrale troppo lunga e un po' ripetitiva. Detto questo, però, ho trovato molto gradevole l'insieme in quanto la descrizione del bar e del personaggio riesce a mettere perfettamente a proprio agio nonostante lo squallore sostanziale che accompagna la sequenza.
Una sola domanda: come mai si usa il passato prossimo anziché il passato remoto?
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Re: Commento

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Grazie Roberto per il commento.
Roberto Bonfanti ha scritto: 05/10/2021, 18:49 Un racconto malinconico, una storia di solitudine dove spicca la figura del vecchio libraio e del suo regalo, una sorta di riconoscimento per aver trovato un'anima affine, in quella particolare sintonia che, talvolta, si instaura anche fra sconosciuti.
Oltre alle cose già segnalate credo che ci sia qualcosa da sistemare nei tempi verbali (l'alternanza di passato e trapassato prossimo, per esempio), poi alcune cifre le avrei scritte in lettere piuttosto che in numeri.
Si parla di opere e autori che apprezzo molto e nel complesso l'ho trovata una lettura gradevole.
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Re: Commento

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Ciao. Grazie per il tempo dedicato alla lettura. Storia scontata? Può essere, poteva prendere anche un'altra piega, avere un altro finale, non mi pare che dalla lettura iniziale si prefigura già la trama e il finale. Mi auguro che altri racconti possano rivelarsi meno scontati.
Temistocle ha scritto: 04/10/2021, 10:07 Divido in due il mio commento.
La storia mi sembra alquanto scontata, con personaggi letti e riletti e una trama molto prevedibile.
La scrittura invece scorre bene e va a coprire le lacune (secondo me!) della narrazione.
Buona l'ambientazione.
Il mio voto è 3, ma mi piacerebbe leggerti in qualcosa di più 'originalè: sicuramente sarà molto migliore.
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A parere mio in questo racconto c’è un potenziale che non viene completamente espresso; la struttura/la trama ci sono ma nell’esposizione manca qualcosa che renda più partecipe il lettore. Provo a spiegarmi meglio, le descrizioni mi sembrano un po’ a “elenco”, “lui è così, così e così”, “è successo così, così e così”, e così via… A livello formale mi sembra che scorra abbastanza agevolmente, eviterei i numeri in cifre e alcune ripetizioni. Detto questo è una lettura che scorre ma che non mi ha coinvolto come il tema potrebbe far sperare. Voto 3 calante.
Macrelli Piero
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Messaggio da leggere da Macrelli Piero »

Pensa che ho saltato più volte la lettura di questo racconto perché il nome Romualdo mi faceva pensare a un racconto sul calcio. Quindi io cambierei il nome del protagonista (risata allegra).
Poi il racconto l'ho letto e lo trovo lineare senza gloria e senza infamia come tutti i lavori ben svolti Il che significa che non è un capolavoro. E non è una colpa.
Quando leggo i racconti cerco sempre di applicare le teorie della scrittura immersiva, del flusso di coscienza, del "show don't tell", mostra non raccontare. Quindi pochi aggettivi, pochi. Dimenticarsi degli avverbi specialmente quelli che terminano in "mente". La teoria e bella, ma non so se funziona sempre; e poi a me aggettivare e avverbiare piace. Quindi? Non lo so. Però mi piacerebbe rileggere questa storia come se l'avesse scritta Carver.
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Storia malinconica, ben scritta, che coinvolge soprattutto nella seconda parte, proprio perché fa presagire un finale amaro. A suo modo commovente, l'incontro di due solitudini, una più giovane quindi ancora speranzosa, l'altra più in là con gli anni e inevitabilmente rassegnata. Niente male.
RobediKarta
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Un racconto malinconico che parla dell'incontro di due solitudini ma che diventa commovente nel finale, con l'ultimo regalo, postumo, del libraio che riconosce nell'avventore incontrato per caso in un bar una persona meritevole di condividere delle piacevoli letture.
Come già rimarcato, attenzione a non mischiare i tempi verbali: io preferisco usare sempre il passato poiché l'uso del presente è insidioso, è molto facile volgere al passato delle frasi composte quasi senza accorgersene.
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Grazie molte Roberto.
RobertoBecattini ha scritto: 10/10/2021, 23:34 Storia malinconica, ben scritta, che coinvolge soprattutto nella seconda parte, proprio perché fa presagire un finale amaro. A suo modo commovente, l'incontro di due solitudini, una più giovane quindi ancora speranzosa, l'altra più in là con gli anni e inevitabilmente rassegnata. Niente male.
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Grazie per il tempo che ha dedicato alla lettura e aver intravisto nonostante dei limiti un potenziale.
Selene Barblan ha scritto: 07/10/2021, 13:03 A parere mio in questo racconto c’è un potenziale che non viene completamente espresso; la struttura/la trama ci sono ma nell’esposizione manca qualcosa che renda più partecipe il lettore. Provo a spiegarmi meglio, le descrizioni mi sembrano un po’ a “elenco”, “lui è così, così e così”, “è successo così, così e così”, e così via… A livello formale mi sembra che scorra abbastanza agevolmente, eviterei i numeri in cifre e alcune ripetizioni. Detto questo è una lettura che scorre ma che non mi ha coinvolto come il tema potrebbe far sperare. Voto 3 calante.
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Re: commento

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Grazie Piero. Mi incuriosisce molto il richiamo del nome Romualdo al racconto sul calcio che mi piacerebbe leggere. Daccordo non è un capolavoro ovviamente e nessuno aspira a a tanto. Mi piace il suggerimento mostra e non raccontare. Intrigante il riferimento a Carver che è uno dei miei narratori preferiti, mi intriga "scriverla come Carver", vorrei capirlo meglio. Comunque grazie, commento interessante.
Macrelli Piero ha scritto: 08/10/2021, 18:49 Pensa che ho saltato più volte la lettura di questo racconto perché il nome Romualdo mi faceva pensare a un racconto sul calcio. Quindi io cambierei il nome del protagonista (risata allegra).
Poi il racconto l'ho letto e lo trovo lineare senza gloria e senza infamia come tutti i lavori ben svolti Il che significa che non è un capolavoro. E non è una colpa.
Quando leggo i racconti cerco sempre di applicare le teorie della scrittura immersiva, del flusso di coscienza, del "show don't tell", mostra non raccontare. Quindi pochi aggettivi, pochi. Dimenticarsi degli avverbi specialmente quelli che terminano in "mente". La teoria e bella, ma non so se funziona sempre; e poi a me aggettivare e avverbiare piace. Quindi? Non lo so. Però mi piacerebbe rileggere questa storia come se l'avesse scritta Carver.
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Re: Commento

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Grazie per il suggerimento e il benevolo commento.
Andr60 ha scritto: 11/10/2021, 17:55 Un racconto malinconico che parla dell'incontro di due solitudini ma che diventa commovente nel finale, con l'ultimo regalo, postumo, del libraio che riconosce nell'avventore incontrato per caso in un bar una persona meritevole di condividere delle piacevoli letture.
Come già rimarcato, attenzione a non mischiare i tempi verbali: io preferisco usare sempre il passato poiché l'uso del presente è insidioso, è molto facile volgere al passato delle frasi composte quasi senza accorgersene.
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