Sangue di pietra

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2021.

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Giovanni p
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Sangue di pietra

Messaggio da leggere da Giovanni p »

leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

In una grotta vicino al mare, dove il fragore delle onde copriva ogni rumore nacque Pietro. Dire che era nato o definirla nascita non era esatto, in quanto fu più un risveglio. Furono gli antichi a portarlo lì. Lo trasportarono con navi vetuste e primitive fatte di legno di cedro ritenuto sacro e rifinite in bronzo. Quelle navi venivano da lontano ed arrivarono su quelle coste allora disabitate e selvagge. Gli antichi lo avevo scolpito nella roccia, e con formule note solo a loro lo avevano animato dandogli il soffio della vita. Nessuno sapeva perché avessero creato Pietro ne perché lo avessero nascosto in una grotta vicino al mare. Di quel popolo antico e misterioso si sa soltanto che erano tante le insidie e pericoli che ne minacciavano la sopravvivenza. Si presume che ne abbiano creati altri di giganti come Pietro, lasciandoli qua e là come semi pronti a sbocciare, o vulcani in attesa di poter eruttare distruggendo tutto quello che avrebbero incontrato. L’aspetto di Pietro suggeriva un suo utilizzo bellico. Il suo corpo era inscalfibile, il suo organismo non necessitava di cibo e la fatica non apparteneva alla sua natura. I primi ricordi di Pietro si rifacevano ai giorni della sua costruzione, in una città fantastica, nascosta fra le montagne nel deserto. Una città fatta di cupole d’oro e rame, lucenti ed alte. Ricordava in maniera nitida gli scalpellini che lo scolpivano con strumenti fatti di diamante e metalli sconosciuti, ricordava gli anziani vestiti di blu, con le barbe candide e la pelle bruna che lo esaminavano parlandogli in una lingua che mai avrebbe risentito, neanche se avesse girato il mondo intero. I soliti uomini si erano messi in mare ed una volta individuata la grotta lo sdraiarono dentro utilizzando macchine fatte di rame e leghe nobili. Una volta adagiato, iniziarono ad intonare una ninnananna. Pietro sentii che il sonno stava prendendo il sopravvento, il suo corpo iniziò ad irrigidirsi, il suo cuore iniziò ad assopirsi. Prima di andarsene, uno di quegli anziani vestiti di blu carezzò la sua guancia rocciosa e sussurrò qualcosa nel suo orecchio.
- Sii libero. La tua forza non ci salverà, niente può arrestare la nostra fine. Forse non ci rivedremo più. Addio prodigio vivente.
Pietro cadde nel sonno più profondo, sentendo l’aggressività che gli era stata piantata dentro svanire. Un altro anziano vestito di blu promise a Pietro che se fosse vissuto abbastanza lo sarebbe venuto a prendere, ma lui dormiva già e non sentì quella promessa. Gli antichi non tornarono mai, e Pietro entrò nel suo letargo senza dover e poter adempire ai suoi scopi. Senza uno scopo dormiva mentre il mare urlava, ed il tempo scorreva.
Molto tempo dopo in quella grotta dischiuse gli occhi, e solo e disorientato capì di essere orfano. Non sapeva cosa fosse il tempo né la vita. Esisteva e basta. La vista gli dava sempre il solito panorama buio fatta eccezione per i pochi e sottili raggi di luce che filtravano dall’esterno. Il mare ed il suo ruggito interrompevano di tanto in tanto i suoi ricordi, l’unica cosa che possedeva al mondo a parte il suo corpo roccioso. Si chiedeva dove fossero gli antichi, dove fosse la città dalle cupole d’oro e cosa le facesse scintillare dato che adesso era tutto buio. Illuminando le mani con la poca luce a disposizione capì di essere fatto di pietra, la solita materia della quale era fatta la caverna. Quella caverna era come un enorme grembo materno, dal quale prima o dopo sarebbe dovuto uscire. In alcuni punti del suo corpo il muschio era cresciuto, come una seconda pelle, soffice ed scura. L’acqua che gocciolava dal soffitto della caverna lo incuriosiva, non ne capiva la natura né il senso. Non capiva se fosse qualcosa di vivo dato che aveva una sua dinamicità, o se fosse inanimata come la pietra che lo circondava. La luce che andava a stamparsi sulle pareti e l’acqua erano gli unici elementi oltre la pietra. Provò spesso ad afferrare la luce, ma non aveva peso e sostanza. Notò poi che ogni giorno la luce colpiva i soliti punti, lo capì perché incise il bordo dei raggi solari sulla parete della caverna e si accorse che ogni giorno quei raggi si muovevano sulla pietra andando ad illuminare sempre i soliti posti. Non sapeva cosa fosse il tempo, ma capì cosa fosse la costanza.
Dopo aver capito questo decise di andare incontro alla luce. Andandogli incontro la luce si fece sempre più intensa, fino al giorno in cui trovò l’uscita dalle caverna.
Fuori dalla caverna tutto era fatto di luce, tutto era fatto di colori. La prima volta si spaventò. Non aveva mai provato niente del genere, sentii qualcosa di caldo scorrergli dentro e la sua pelle farsi più pesante. Senza che se ne fosse accorto aveva innescato un meccanismo di autodifesa che lo rendeva ancora più forte e resistente. Quando uscì per la seconda volta il coraggio era saldo in lui, decise di esplorare il mondo circostante. Il mare ed il cielo furono la prima cosa che riuscii a vedere, ed in un certo senso a capire. Capì che non erano la stessa cosa e notò che l’acqua era per lui qualcosa di pericoloso. Dei sassi sdrucciolarono in mare ed andarono giù senza riemergere, questo gli creò un po’ di ansia. Il cielo era alto, limpido ed innocuo. Gli piacque. Si arrampicò su per la scogliera ed arrivò in un bosco fatto di pini verdi. Toccò gli alberi, anche questi sembravano fatti di pietra ma notò che erano molto più fragili. La loro corteccia si sfaldava con estrema facilità. Non erano simili a Pietro in nulla e di questo lui se ne dispiacque dato che gli piacevano. Vide poi degli animali, e capì che gli piacevano. Trovava belli i serpenti, lucidi e scintillanti. Amava i conigli soffici e timidi. Adorava gli uccelli dinamici ed esuberanti. Negli animali vedeva e sentiva qualcosa di strano. La vita ed il movimento erano bizzarri per lui. Ma niente di tutto quello che trovava bello ed interessante gli somigliava, questo gli fece sperimentare la solitudine ed i sentimenti che ne derivavano.
Senza che capisse il concetto di tempo, ne aveva passato troppo da solo scordandosi della vita, iniziò ad interrogarsi su se stesso interrogando i suoi ricordi e le sue nuove esperienze. Cosa lo teneva in vita? Quale era il meccanismo che lo differenziava dal resto delle creature? Quali erano i meccanismi che innescavano le sue idee? Cosa scorreva sotto la pietra che lo componeva?
Iniziò a studiare il movimento del sole e delle stelle. Capì che la luce andava e veniva, sempre nella stessa maniera. Ma non avendo concezione del tempo non dette troppo peso a ciò, anzi credette che il sole appartenesse al regno animale e come lui anche le stelle. Vedeva ogni giorno il sole ed ogni notte la luna e le stelle. Erano lontani e luminosi. Durante le notti dove la luna splendeva pensava spesso agli antichi ed alla loro città. Quando di notte pensava a loro il giorno seguente tornava alla grotta. Ma le possenti navi in cedro non c’erano e nemmeno gli antichi dalla pelle bruna e le vesti blu. La nostalgia e la speranza lo attanagliavano spesso facendolo sentire un estraneo, un alieno caduto dal cielo in mondo bello, ma che non gli apparteneva.
Non era infelice, ma i suoi creatori li avrebbe rincontrati volentieri. Volentieri avrebbe rivisto i loro abiti blu, la loro barba bianca, riascoltato la loro voce. La loro ninnananna ancora riecheggiava nella sua testa granitica. L’unico gesto di affetto che aveva ricevuto e che mai avrebbe scordato.
Poi un giorno qualcosa nell’aria mentre vagabondava fra i pini lo destò dai suoi pensieri. Inizialmente credette di aver sognato, di essersi immaginato tutto. Ma poco dopo la sentì di nuovo. Sentii la voce di un uomo. Non poteva sbagliare, nessun animale poteva replicare un suono come quello. Pensò subito agli antichi, forse erano venuti a prenderlo.
Seguì la voce, e seguendola si accorse che il bosco spariva. Ai margini della vegetazione gli si parò davanti uno spettacolo singolare e bizzarro. In un agglomerato di sassi simili a grotte c’erano dei curiosi esseri. Avevano le fattezze degli antichi, delle similitudini nei tratti in effetti. Ma il disgusto che Pietro sentì non lo aveva mai provato. Quelli non erano gli antichi, potevano avere due braccia e due gambe come loro, ma non erano loro. La loro lingua era volgare e fastidiosa, il loro tono nel parlare era rozzo. Gli abiti che portavano addosso erano logori e banali. Le loro case, che Pietro aveva confuso per grotte, erano squallide. In niente quell’accozzaglia di pietre e ciottoli assomigliava alla città dalle cupole d’oro. In nulla la voce e le parole di chi lo aveva creato erano simili ai volgari rantoli di quelle bestie su due zampe.
La delusione diventò orrore quando Pietro li vide mangiare. Uccidevano e mangiavano gli animali che lui amava. Sentii l’impulso di ucciderli tutti, ma poi si domandò “a che fine farlo?”. La loro natura era quella, misera e brutta. Non avrebbe vendicato la sofferenza delle bestie, le quali anche loro mangiavano e uccidevano, ne’ avrebbe istruito quei mostri ad una vita migliore. Sarebbe stata violenza fine a se stessa se li avesse uccisi. E sarebbe di conseguenza diventato come loro. I comportamenti degli uomini fecero sì che Pietro iniziasse a guardarsi dentro, ed a iniziare a capire cosa fosse giusto o sbagliato.
Il giorno si fece notte e le stelle e la luna apparvero. Pietro si rallegrò del fatto che almeno loro non fossero spariti nelle loro disgustose bocche. I grilli frinivano nella testa di Pietro, una melodia trita, ma rassicurante. Era la musica della terra, utile a cose che lui non sapeva, ma che avrebbe voluto capire. Gli interrogativi sul mondo che lo circondava erano tanti. Avrebbe voluto capire tutto, ma senza un maestro, un amico o qualsiasi essere col quale comunicare era tutto complicato. Era come giocare ad un gioco senza saperne le regole. Poteva solo osservare ed ascoltare quello che circondava. Poi qualcosa di diverso lo fece sobbalzare. Un suono unico, una melodia gli entrò nelle orecchie, qualcosa di nuovo, di mai ascoltato. Provò qualcosa di simile alla paura che lo aveva assalito il primo giorno fuori dalla grotta. Ma poi la paura svanì e diventò qualcosa di diverso, che non sapeva spiegare.
Si avvicinò verso quel suono delicato, simile in qualche modo alla parole degli antichi, e quando capì da dove venisse fu stupore, confusione e meraviglia. Affacciata alla finestra di una casupola fatiscente una ragazza pregava illuminata da una candela. Era così bella da spaventarlo. Quella ragazza era una di loro, ma non era come loro. Non era viscida, né grezza. Era bella anche se non conosceva il significato di questa parola. Il suo volto non era volgare, come non lo erano le sue mani, né la sua voce delicata. Pietro ascoltò le sue note vocali senza capire una sola parola. Ma non aveva importanza per lui.
La candela poi si spense e la ragazza sparì nell’ombra. Ma lui adesso aveva uno scopo.
Pietro tornò lì ogni notte, e lei ogni notte pregava a voce alta, incantandolo.
Grazie a lei iniziò ad elaborare, capire ed apprezzare il concetto di bellezza, qualcosa di più profondo della meraviglia o dello stupore. Quelli li aveva sperimentati velocemente, perché ciò che lo circondava, specialmente una volta uscito dalla grotta, era tutto una scoperta, una novità.
La sua intelligenza si era evoluta, portandolo a fare ragionamenti o speculazioni. Ma quella ragazza era qualcosa di più. Davanti a lei non ragionava. Si perdeva. Perdeva la sua abitudine di giudicare, di chiedersi il perché di tutto. Era bella, semplicemente bella. E non lasciava adito ad altro. Non c'era da chiedersi perché. Lui poteva solo star lì a fissarla, senza pensare ad altro.
Pietro ascoltandola iniziò a capirla. Iniziò a tradurre in oggetti e concetti i suoni che lo affascinavano. Quella creatura unica chiedeva non si sa a chi delle ricchezze.
Per capire cosa fosse la ricchezza Pietro dovette umiliarsi nel dover osservare gli altri uomini e donne. Non fu facile spiarli senza farsi vedere, ma ci riuscì.
Capì che la ricchezza e la felicità erano connesse, ma non erano la solita cosa. La maggior parte degli uomini bramava le ricchezze senza però mai ottenerle. Offendevano i pochi che ne possedevano e si lanciavano in sfuriate patetiche quando a sera si ubriacavano dopo aver faticato tutto il giorno. Altri rubavano, altri si vendevano, molti tradivano per queste ricchezze.
Pietro aveva un opinione degli uomini sempre più bassa. Si domandò perché la ragazza, tanto bella e gentile aspirasse alla solita cosa di quei ridicoli e gretti esseri. Ogni notte la vedeva e l’ascoltava, avrebbe fatto qualsiasi cosa per lei, per esaudire i suoi desideri. Lei di ricchezza a Pietro ne aveva elargita tanta senza saperlo.
Ma era difficile non capiva materialmente cosa fosse la ricchezza. Gli uomini del posto barattavano tutto, non usavano ricchezze per sostentarsi. Un giorno però un uomo diverso dagli altri, uno che in quel paesino non aveva mai visto arrivò da lontano. Gli altri uomini era ammutoliti al suo cospetto. Le loro espressioni di fronte a quello straniero erano contrite, sembrava che lo temessero, ma ciò nonostante erano goffamente servili nei suoi confronti. Questo tirò fuori di tasta una pepita d’oro lucente, e tutti si misero in moto come burattini al suo servizio.
Quella pepita riaccese i ricordi più lontani di Pietro. Le cupole della città degli antichi erano fatte di quella sostanza luminosa. Gli antichi ne avevano da buttare di quel metallo straordinario. Certo, loro non lo usavano come moneta. L‘oro degli antichi serviva per catturare i fulmini, innescare enormi macchine di straordinaria bellezza. Pietro rise di quell’uomo. Usava un oggetto del genere per avere in cambio oggetti o i servizi di quei barbari.
La nostalgia per un momento gli appesantì l’animo, ma poi si rallegrò.
Di oro o ricchezze simili la terra è piena. Gli antichi glielo avevano detto, era una delle sue mansioni trovare l’oro.
La ragazza poteva dirsi accontentata e lui si sarebbe sdebitato con lei.
La salutò dopo averla sentita pregare come sempre. Quella notte avrebbe dato qualsiasi cosa per poterla toccare. Si avvicinò lentamente. Lei non lo sentì ne lo vide. Poi lui per la prima volta in vita sua parlò. Pietro non aveva mai sentito il suono della sua voce, e ne rimase stupito oltre che imbarazzato. La ragazza sentendo quelle parole si bloccò. Smise di pregare e domandò chi fosse. Un colosso di Pietra le stava di fronte, ma lei non lo vedeva. Pietro capì che la ragazza non lo avrebbe visto, come mai avrebbe potuto vedere nulla. Pensò alla ragazza, ed ai suoi ricordi fatti di soli suoni, senza immagini ne colori. La ragazza domandò di nuovo chi fosse, Pietro si sentì triste come mai si era sentito. Rispose alla domanda della ragazza facendone un'altra a sua volta. Era tanto tempo che l’osservava, ma non aveva mai sentito il suo nome.

- Iris. Rispose lei con un po’ di apprensione.

Vide i suoi grandi occhi verdi socchiudersi, non aveva paura. Pietro avrebbe voluto accarezzarla. Ma poi si congedò, promettendo a se stesso e a lei che sarebbe tornato per esaudire i suoi desideri.
Tornò nella caverna dalla quale era uscito molto tempo prima ed iniziò a scavare.
La pietra della caverna si sgretolava sotto i possenti colpi di Pietro. Un metro alla volta Pietro aprì una voragine ciclopica più estesa del villaggio di Iris. Senza vedere più il sole e la luna Pietro perse la concezione del tempo, scavò sempre più a fondo fino a che una vena d’oro illuminò il buio. Era riuscito nel suo scopo. L’oro era stato trovato e con esso anche molte gemme preziose. Ne raggruppò una quantità non indifferente, che a mala pena riusciva a trasportare, ed una volta presa fra le sue possenti mani uscì dalla grotta. Fuori era buio, s’incamminò verso il villaggio di Iris, ma i punti di riferimento che ricordava erano scomparsi. Il bosco era praticamente sparito, adesso delle lunghe spighe avevano sostituito gli alberi. Con grosse difficoltà ritrovò il villaggio. Non era più squallido e fatiscente, sembrava più ordinato e curato. In giro non c’era nessuno, solo qualche gatto. Pietro non si capacitava. Poi vide una ragazza dove una volta Iris pregava. Anche la casa di Iris era cambiata, sembrava più grande. Si avvicinò a quella ragazza che nel buio teneva in mano qualcosa. A farle luce non c’era una candela, ma una piccola sfera di luce che non aveva mai visto.
Pietro fu invaso dalla gioia, per poco non fece cadere l’oro e le gemme. La ragazza era Iris.
Si avvicinò convinto di non essere visto, ma solo sentito, ma la ragazza alzò lo sguardo su di lui e rimase impietrita dal terrore. Lui non arrestò la sua avanzata ed una volta al suo cospetto le mostrò l’oro e le gemme.
La ragazza rimase interdetta, non disse nulla, fu Pietro a dire

- Iris.

Lei guardò le ricchezze e poi il colosso di pietra che le porgeva e disse con un filo di voce.

- Io non sono Iris. Mi chiamo Rosa. Iris era mia nonna.

Pietro rimase ammutolito.

- Purtroppo mia nonna è morta quindici anni fa. Era molto anziana. Mi dispiace.


A quelle parole Pietro per la prima volta nella sua esistenza sentì battere il cuore nel suo torace di pietra, e qualcosa di caldo scorrere in tutto il suo corpo. Un pezzo alla volta la sua enorme mole iniziò a sgretolarsi fino a diventare polvere. L’ultima cosa che vide furono gli occhi verde di Rosa, identici a quelli di Iris, e poi più nulla. Ai piedi della ragazza rimase un piccolo cumulo di polvere nera, simile alla cenere ma con dei riflessi vetrosi. Dalla polvere spuntarono simili a dei funghi le gemme e l’oro che scintillavano alla luce della luna. Le gemme brillarono più forti dopo che il vento soffiò via la polvere nera. Quel manto nero volò leggero fino al mare, forse fino alla città dalle cupole dorate.
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Roberto Bonfanti
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

Pietro, un Golem misterioso, creato da esseri sovrannaturali ormai scomparsi, ritrova una scintilla di umanità alla presenza della bella e cieca Iris e di sua nipote, debolezza che è capace di consumarlo, cosa che non era riuscita neanche al tempo.
Un racconto fantasy, ben scritto, che si presta a diverse interpretazioni. Trovo un po' consueta la contrapposizione fra mostruosità e bellezza, dal romanzo gotico in poi (ma anche prima) è una formula molto usata in letteratura, come il sottinteso messaggio ecologista, l'incapacità degli uomini di vivere in sintonia con la natura.
Nel complesso lo stile è piacevole, fatto di frasi brevi e asciutte; per quanto poco nelle mie corde, l'ho trovata una lettura piacevole.
Due segnalazioni di refusi: "Questo tirò fuori di tasta una pepita d'oro lucente", "L'ultima cosa che vide furono gli occhi verde di Rosa".
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
https://chiacchieredistintivorb.blogspot.com/
Intervista su BraviAutori.it: https://www.braviautori.it/forum/viewto ... =76&t=5384
Autore presente nei seguenti libri di BraviAutori.it:
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Roberto Bonfanti ha scritto: 14/10/2021, 13:06 Pietro, un Golem misterioso, creato da esseri sovrannaturali ormai scomparsi, ritrova una scintilla di umanità alla presenza della bella e cieca Iris e di sua nipote, debolezza che è capace di consumarlo, cosa che non era riuscita neanche al tempo.
Un racconto fantasy, ben scritto, che si presta a diverse interpretazioni. Trovo un po' consueta la contrapposizione fra mostruosità e bellezza, dal romanzo gotico in poi (ma anche prima) è una formula molto usata in letteratura, come il sottinteso messaggio ecologista, l'incapacità degli uomini di vivere in sintonia con la natura.
Nel complesso lo stile è piacevole, fatto di frasi brevi e asciutte; per quanto poco nelle mie corde, l'ho trovata una lettura piacevole.
Due segnalazioni di refusi: "Questo tirò fuori di tasta una pepita d'oro lucente", "L'ultima cosa che vide furono gli occhi verde di Rosa".
la ringrazio per il commento costruttivo, utlile e interessante.
ho bisogno di tutti i pareri possibili per migliorare, mi dispiace solo per gli errori ortografici che mi sono sfuggiti. ho scoperto tardi questo spazio che considero utile ed interessante.
grazie ancora per il voto positivo.
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Messaggio da leggere da Anto58 »

Anche per me il racconto è molto originale, ben scritto. Si sente il pathos e di ha voglia di continuare a leggere per sapere come va a finire. Non amo il fantasy ma questo pezzo mi è piaciuto molto per la notevole sensibilità e umanità che lascia trasparire. Voto 4
Giovanni p
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Giovanni p »

Anto58 ha scritto: 14/10/2021, 23:20 Anche per me il racconto è molto originale, ben scritto. Si sente il pathos e di ha voglia di continuare a leggere per sapere come va a finire. Non amo il fantasy ma questo pezzo mi è piaciuto molto per la notevole sensibilità e umanità che lascia trasparire. Voto 4
Grazie mille per il commento ed il voto, è bello che si percepisca l'impegno messo.
Athosg
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Messaggio da leggere da Athosg »

Ho avuto l'impressione di leggere un testo esoterico, dove il lettore sente il freddo della caverna dove vive Pietro. Mi ha colpito per il passo lento e per la qualità dei sentimenti, emersi e sottostanti.
Giovanni p
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Re: Sangue di pietra

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Grazie mille per il commento ed il voto. Si, vuole essere esoterico più che fantasy. Grazie ancora
Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Complimenti davvero per questo bel racconto/fiaba che racchiude tutto. Parla della vita, della cupidigia degli umani e delle loro debolezze. Parla della natura, descrivendo al meglio, con molta grazia e sensibilità, la sua meraviglia. Racconta degli animali, della loro unicità e bellezza (e anche dell'orrore provato nel vedere gli uomini mangiarseli). E parla di solitudine, ma anche dell'amore che ha infine conosciuto e vissuto. Si sente, leggendo il tuo racconto, molta empatia nei confronti del solitario uomo di pietra. Bello pure il finale: lascia intendere che Pietro, sgretolato per amore sino a diventare polvere, possa essersi avviato verso la propria felicità.
Alcuni piccoli refusi da segnalare: "sentii l'impulso di ucciderli..." dato che il raccontò non è scritto in prima persona, credo sia meglio dire: "sentì...". Poi: "quello che circondava" direi meglio: "quello che LO circondava". Infine, la parola "ricchezza" è un poco ripetuta. Ma al di là di queste piccolezze, il brano è scritto molto bene e la storia narrata è avvincente. Pertanto massimo dei voti, 5.
Giovanni p
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Messaggio da leggere da Giovanni p »

Laura Traverso ha scritto: 15/10/2021, 16:59 Complimenti davvero per questo bel racconto/fiaba che racchiude tutto. Parla della vita, della cupidigia degli umani e delle loro debolezze. Parla della natura, descrivendo al meglio, con molta grazia e sensibilità, la sua meraviglia. Racconta degli animali, della loro unicità e bellezza (e anche dell'orrore provato nel vedere gli uomini mangiarseli). E parla di solitudine, ma anche dell'amore che ha infine conosciuto e vissuto. Si sente, leggendo il tuo racconto, molta empatia nei confronti del solitario uomo di pietra. Bello pure il finale: lascia intendere che Pietro, sgretolato per amore sino a diventare polvere, possa essersi avviato verso la propria felicità.
Alcuni piccoli refusi da segnalare: "sentii l'impulso di ucciderli..." dato che il raccontò non è scritto in prima persona, credo sia meglio dire: "sentì...". Poi: "quello che circondava" direi meglio: "quello che LO circondava". Infine, la parola "ricchezza" è un poco ripetuta. Ma al di là di queste piccolezze, il brano è scritto molto bene e la storia narrata è avvincente. Pertanto massimo dei voti, 5.

grazie mille per il commento e per il voto che sono entrambi preziosissimi per la mia crescita dato che ancora ho tanta strada da fare.
Egidio
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Messaggio da leggere da Egidio »

Mi piace questo tuo testo a metà strada tra la fiaba e il racconto esoterico. È scritto bene e tocca tematiche importanti. Hai davvero sbrigliato la tua fantasia nel costruire la trama. L' unica critica che mi sento di fare è per la lunghezza: una maggior sintesi non avrebbe stonato. Voto 4
Giovanni p
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Messaggio da leggere da Giovanni p »

Egidio ha scritto: 17/10/2021, 15:47 Mi piace questo tuo testo a metà strada tra la fiaba e il racconto esoterico. È scritto bene e tocca tematiche importanti. Hai davvero sbrigliato la tua fantasia nel costruire la trama. L' unica critica che mi sento di fare è per la lunghezza: una maggior sintesi non avrebbe stonato. Voto 4
Grazie mille per il voto ed il commento. Forse avrei dovuto condensare certe situazioni invece di dilungarmi.
Giovanni p
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Messaggio da leggere da Giovanni p »

questo è il primo concorso letteriaro al quale partecipo, spero di divertirmi e sopratutto di ricevere molti commenti utili a migliorare il mio stile di scrittura. rigrazio chiunque mi commentarà e voterà sperando che la storia piaccia.
Andr60
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Messaggio da leggere da Andr60 »

Un racconto che somiglia a una favola fantasy; non è il mio genere ma lo svolgimento è interessante, così come la descrizione dei sentimenti di questa specie di golem, così come la sua percezione del tempo, così diversa da quella umana.
E che, a differenza del golem originale, diventa umano poiché soffre e infine muore, per amore.
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Alberto Marcolli
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commento a Sangue di pietra

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Alcuni refusi che mi sono balzati all'occhio nelle due letture. Non giuro siano tutti, naturalmente.

Gli antichi lo avevo scolpito nella roccia -- avevano
soffice ed scura -- e scura
trovò l'uscita dalle caverna. – dalla
ed a iniziare a capire cosa fosse giusto --- e iniziare
modo alla parole degli antichi, --- alle
tirò fuori di tasta--- tasca
lo sentì ne lo vide --- né

Uso della virgola di cui mi sono accorto e che a mio parere modificherei

sdraiarono dentro utilizzando macchine fatte -- dopo "dentro" ci vuole una virgola
Andandogli incontro la luce si fece sempre --- virgola dopo incontro
Dopo aver capito questo decise di andare incontro --- virgola dopo capito
Per capire cosa fosse la ricchezza Pietro dovette --- virgola dopo ricchezza
similitudini nei tratti in effetti. -- Virgola dopo tratti
sdraiarono dentro utilizzando macchine fatte -- dopo "dentro" ci vuole una virgola

Considerazioni sulla bontà testo. Sempre parere personale.

Non mi spiego come mai gli attenti commentatori che mi hanno preceduto non si siano accorti che per ben 22 volte è usato il verbo capire nelle varie declinazioni, eppure è molto semplice trovarle, basta usare ctrl + f.

Rilevo l'uso scorretto della d eufonica che in questo scritto abbonda a profusione.
Vista la sua presenza massiccia in molti altri racconti, ormai mi sono rassegnato, sono io che sbaglio.

Non serve raddoppiare sempre gli aggettivi. Appesantiscono la lettura. Il "bravo autore" ne sceglie uno adatto e questo basta.

È un racconto fantasy, o almeno credo, e qui su Bravi Autori peste colga chi non sa apprezzarne la bellezza.
Mi limito soltanto a esprimere il mio voto sulla qualità della scrittura, ovvero dal 2 al 3. Arrotondo a 3
Giovanni p
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Re: Sangue di pietra

Messaggio da leggere da Giovanni p »

Grazie mille davvero per tutte queste correzioni e suggerimenti. Questo è il primo concorso al quale partecipo e ho bisogno di consigli e critiche per migliorare. Ho solo una domanda è possibile ricaricare il racconto dopo averlo corretto senza uscire dal concorso?
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Massimo Baglione
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Re: Sangue di pietra

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

è possibile ricaricare il racconto dopo averlo corretto senza uscire dal concorso?
Sì, dovesti avere un'iconcina a forma di matitina, vicino al titolo. Cliccala e riedita il testo.
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Alcuni esempi di nostri ebook gratuiti:


La Gara 37 - Il trinomio Fantastico

La Gara 37 - Il trinomio Fantastico

(aprile/maggio 2013, 50 pagine, 1,25 MB)

Autori partecipanti: Nunzio Campanelli, Marino Maiorino, Lodovico, Patrizia Benetti, Antares, Monica Porta may bee, Licetti, Yendis, Carlocelenza, Scrittore97, Anto Pigy, Pardan, Freecora, Lorella15, Polly Russell, LeggEri,
A cura di Mastronxo e Ser Stefano.
Scarica questo testo in formato PDF (1,25 MB) - scaricato 378 volte.
oppure in formato EPUB (1,30 MB) (vedi anteprima) - scaricato 225 volte..
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Gara d'Autunno 2018 - Lettera a Giovanni, e gli altri racconti

Gara d'Autunno 2018 - Lettera a Giovanni, e gli altri racconti

(autunno 2018, 35 pagine, 707,65 KB)

Autori partecipanti: Fausto Scatoli, Ida Dainese, Nunzio Campanelli, Carol Bi, Lodovico, Roberto Bonfanti, Liliana Tuozzo, Daniele Missiroli, Laura Traverso, Tiziano Legati, Draper,
a cura di Massimo Baglione e Laura Ruggeri.
Scarica questo testo in formato PDF (707,65 KB) - scaricato 68 volte.
oppure in formato EPUB (336,32 KB) (vedi anteprima) - scaricato 59 volte..
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La Gara 2 - 7 modi originali di togliere/togliersi la vita

La Gara 2 - 7 modi originali di togliere/togliersi la vita

(gennaio 2009, 30 pagine, 550,24 KB)

Autori partecipanti: AldaTV, Alida, Bonnie, Dalila, Devil, Michele Nigro, Sarahnelsole,
A cura di DaFank.
Scarica questo testo in formato PDF (550,24 KB) - scaricato 353 volte..
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Alcuni esempi di nostri libri autoprodotti:


Biblioteca labirinto

Biblioteca labirinto

Cinque scaffali di opere concatenate per raccontare libri, biblioteche e personaggi letterari

Riportare la lettura e la biblioteca al centro dell'attenzione dovrebbe essere un dovere di ciascuno di noi. Se in qualche misura ci riesce una raccolta di racconti non si può che gioirne, nella speranza che possa essere contagioso, come deve esserlo tutto ciò che ci spinge a riflettere e a interrogarci sull'essenza del nostro esistere.
A cura di Lorenzo Pompeo e Massimo Baglione.
introduzione del Prof. Gabriele Mazzitelli.

Contiene opere di: Alberto De Paulis, Monica Porta, Lorenzo Pompeo, Claudio Lei, Nunzio Campanelli, Vittoria Tomasi, Cristina Cornelio, Marco Vecchi, Antonella Pighin, Nadia Tibaudo, Sonia Piras, Umberto Pasqui, Desirée Ferrarese.
Vedi ANTEPRIMA (211,75 KB scaricato 178 volte).
info e commenti compralo su   amazon


FEMILIA - abbiamo sufficienti riserve di sperma

FEMILIA - abbiamo sufficienti riserve di sperma

Nota: questo libro non è derivato dai nostri concorsi ma appartiene a un amico "speciale" dell'Associazione culturale.
In seguito a un'escalation di "femminicidi", in tutto il mondo nasce il movimento "SupraFem", ovvero: "ribellione delle femmine che ne hanno abbastanza delle violenze dei maschi". La scintilla che ha dato il via al movimento è scattata quando una giornalista ben informata, tale Tina Lagos, ha affermato senza mezzi termini che "nei laboratori criogenici di tutto il mondo ci sono sufficienti riserve di sperma da poter fare benissimo a meno dei maschi. Per sempre!". Le suprafem riescono ad avere un certo peso nella normale vita quotidiana; loro esponenti si sono infatti insediate in numerosi Palazzi, sia politici che economici, e sono arrivate al punto di avere sufficiente forza da poter pretendere Giustizia.

Copertina di Riccardo Simone
di Mary J. Stallone e Massimo Baglione.
Vedi ANTEPRIMA (2,48 MB scaricato 179 volte).
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BReVI AUTORI - volume 2

BReVI AUTORI - volume 2

collana antologica multigenere di racconti brevi

BReVI AUTORI è una collana di libri multigenere, ad ampio spettro letterario. I quasi cento brevi racconti pubblicati in ogni volume sono suddivisi usando il seguente schema ternario:

Fantascienza + Fantasy + Horror
Noir + Drammatico + Psicologico
Rosa + Erotico + Narrativa generale

La brevità va a pari passo con la modernità, basti pensare all'estrema sintesi dei messaggini telefonici o a quelli usati in internet da talune piattaforme sociali per l'interazione tra utenti. La pubblicità stessa ha fatto della brevità la sua arma più vincente, tentando (e spesso riuscendo) in pochi attimi di convincerci, di emozionarci e di farci sognare.
Ma gli estremismi non ci piacciono. Il nostro concetto di brevità è un po' più elastico di un SMS o di un aforisma: è un racconto scritto con cura in appena 2500 battute (sì, spazi inclusi).
A cura di Massimo Baglione.

Contiene opere di: Ida Dainese, Daniele Missiroli, Fausto Scatoli, Angela Di Salvo, Francesco Gallina, Thomas M. Pitt, Milena Contini, Massimo Tivoli, Franca Scapellato, Vittorio Del Ponte, Enrico Teodorani, Umberto Pasqui, Selene Barblan, Antonella Jacoli, Renzo Maltoni, Giuseppe Gallato, Mirta D, Fabio Maltese, Francesca Paolucci, Marco Bertoli, Maria Rosaria Del Ciello, Alberto Tivoli, Debora Aprile, Giorgio Leone, Luca Valmont, Letteria Tomasello, Alberto Marcolli, Annamaria Vernuccio, Juri Zanin, Linda Fantoni, Federico Casadei, Giovanna Evangelista, Maria Elena Lorefice, Alessandro Faustini, Marilina Daniele, Francesco Zanni Bertelli, Annarita Petrino, Roberto Paradiso, Alessandro Dalla Lana, Laura Traverso, Antonio Mattera, Iunio Marcello Clementi, Federick Nowir, Sandra Ludovici.
Vedi ANTEPRIMA (177,17 KB scaricato 123 volte).
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