Insonnia

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2021.

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Egidio
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Insonnia

Messaggio da leggere da Egidio »

leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

Trascorrevo, ormai da mesi, parte delle lunghe notti di insonnia seduto davanti al portatile, a scrivere. Era un tentativo come un altro di escludere una realtà che sempre più fagocitava i miei sogni. Cercavo di non pensare a una dolorosa quotidianità: ero progressivamente “mangiato” da una malattia invalidante che mi rendeva sempre più prigioniero dentro il mio corpo. Lo scrivere mi liberava da tali catene per il breve spazio di qualche centinaio di righe. In quei momenti, dimentico di me, vivevo tutto nei personaggi che la mia fantasia aveva saputo creare, ad ogni nuova storia. Scrivevo, scrivevo … e non ricordavo più i miei problemi, la tristezza d’ogni giornata che, qualche ora dopo, la luce del sole avrebbe svelato impietosa. Abitavo, con la madre ormai anziana, e un fratello di qualche anno più giovane, un appartamento vecchio stile, ma ristrutturato, a quanto ricordavo, da parecchi decenni. Mio padre era morto l’anno prima, portato via da una misteriosa polmonite, proprio a ridosso della terribile pandemia da Coronavirus che, in quei giorni, stava colpendo l’Italia, con la sua terza ondata. La realtà, con la sua crudezza, era andata sempre più facendosi spazio tra le secche del grande fiume della mia fantasia. Così lo scorrere dei miei pensieri era stato deviato verso l’irrealtà della finzione letteraria. Mentre la mia mente era intenta a mettere assieme i vari ingredienti necessari per sfornare una storia, come fosse una ciambella, con tanto di relativo buco, non ero distratto dai problemi e patemi della vita ordinaria, e trovavo un po’ di ristoro da un’ inquietudine altrimenti quasi ossessiva. La malattia si era manifestata per la prima volta qualche anno addietro, intorno ai sessant’anni. Mi trovavo in vacanza al mare, e notai con doloroso stupore di metterci delle mezz’ore a cambiarmi, dopo aver fatto il bagno. Poi, quell’autunno, nel raggiungere a piedi la scuola dove insegnavo, iniziai a camminare sempre più faticosamente e a irrigidire la postura. Nel parlare, subii l’umiliazione della scialorrea e di una intermittente balbuzie. Il neurologo, dopo la visita, mi diagnosticò un Parkinson in fase iniziale. Una successiva RMN confermò il quadro clinico. A quasi quattro anni di distanza la situazione era andata precipitando: nonostante la terapia con L-dopa e la fisioterapia, andavo trascinandomi per casa, curvo come un girasole in una giornata uggiosa e lento come un bradipo, mentre attraversa un sentiero nella foresta. Scrivevo, scrivevo … e andavo immedesimandomi sempre più in quello che usciva, prima dalla mia fantasia, e dopo era fedelmente reso vivo dalla mia penna virtuale. Anche quella sera, come tutte le sere, la mia immaginazione spaziò attraverso i cieli abbaglianti di epoche passate, e approdò, infine, alla bramata trama; ambientai il nuovo racconto nel XIX secolo, una storia di vascelli, di corsari, e vi inserii pure un introvabile tesoro. In quell’occasione, per un paio d’ore, mi parve di essere un giovane corsaro che andava all’arrembaggio di un galeone spagnolo. Dimenticai così di essere invece una persona ormai anziana, con seri problemi nel muoversi. Quando finì questa mia estraniazione compensatoria, mi resi di nuovo perfettamente conto della mia reale condizione e ricominciò la mia insopprimibile inquietudine. Decisi, per quella volta, di smettere. A fatica, e tutto curvo, abbandonai la scrivania e mi stesi, di nuovo, sul letto: erano circa le due di notte, provai a rilassarmi e a svuotare la mente. Ma i pensieri erano come le mosche che, scacciate, dopo un po’ ritornano, più fastidiose di prima.

Non appena fu mattino, decisi di alzarmi subito dopo il levar del sole, che già occhieggiava attraverso le imposte appena accostate. Guardai fuori: la giornata si annunciava primaverile e limpida. Udii le frotte di passeri che si sfidavano nella consueta tenzone canora. Il silenzio della digradante notte fu interrotto da quel sonoro strepito. “Almeno loro hanno mille motivi per essere contenti: salutano il sole, la primavera imminente, il loro amore ormai prossimo!” “Io, invece, sono giunto quasi al capolinea della mia esistenza, ma ho seminato solo sogni che ho lasciati tutti nel cassetto, senza mai osare di vivere la vita autenticamente.” pensai. Mi misi, per un momento, a fantasticare, indietro con la memoria, di un episodio di alcuni anni prima, nel quale avevo stretto un legame sentimentale con una “lei”, che, fino a quel momento, credevo di aver dimenticato definitivamente. Si trattava di una donna appena più giovane di me. Ci eravamo conosciuti quasi per caso; in realtà, io ritenevo che ciò fosse avvenuto in seguito alla misteriosa regia di un fato beffardo, che si divertiva a far incontrare due persone, a farle invaghire l’una dell’altra, e poi a separarle di nuovo, questa volta per sempre. Ricordai nitidamente quando la vidi per l’ultima volta: fu pochi giorni prima della serie di lockdown che chiusero il Paese. La moderna pestilenza che poi imperversò, sembrò cancellare del tutto quei momenti. In realtà, in fondo a me stesso, ora vedevo chiaramente che non era così. Tutto quello che sperimentiamo lascia una traccia indelebile in noi, che, talora, riaffiora dal mare inconscio del nostro ricordare. Mi passarono per la mente tutti i più intimi ricordi di quell’esperienza: ancora mi pareva di sentire l’odore buono della pelle di lei, mentre la stringevo a me in un morbido abbraccio. E l’umido suo bacio aveva il sapore salso del mare, il calore bollente del sole che spaccava le pietre, nelle ore più torride. Il suo nome era Elsa, ed era stata la mia donna per quasi un lustro. Poi, il ménage ebbe fine: non ricordavo neppure per quale motivo. Forse perché così era scritto nel fato, ma più probabilmente perché c’eravamo stancati l’uno dell’altra. Lei aveva subito trovato un altro uomo, con cui sostituirmi. Io avevo preferito non mettermi subito con un’altra. Ma poi, avevo finito col rimanere solo, una volta per tutte. Guardai, con una rapida occhiata, la stanza nella quale dormivo, e che fungeva anche da studio: passai in rassegna ogni oggetto. Si notava subito un discreto disordine. “Da persona creativa!” riflettei, con una punta di autoironia. “Sicuramente, da persona pigra!” conclusi, interrompendo il filo dei pensieri per mettermi a guardare dalla finestra quella mattinata di sole. Elsa, l’avevo conosciuta in un modo del tutto imprevedibile: l’avevo tamponata con la mia auto. Mi ero subito offerto di aiutarla a compilare il modulo per la constatazione amichevole, perché, per lo spavento, le tremavano le mani. Visto che l’auto di lei era danneggiata e non ripartiva, la parcheggiai alla bell’e meglio a un lato della strada e andammo in cerca di un meccanico. Nel frattempo conversammo. Quando tutto fu sistemato, la accompagnai a casa. Nacque, repentina, una simpatia e, quando fu il momento del congedo, lei acconsentì a darmi il proprio numero di telefono. Dopo quella volta, la vidi ancora, poi iniziammo ad uscire insieme e, infine, nacque una relazione sentimentale. Elsa era una bella donna. Due occhi magnetici, che attraevano. Un modo di interloquire diretto, una risata accattivante, che colpiva per la sua armonia. Nel ricordarla, mi sentii invadere da un’irrefrenabile malinconia. Era come se, quell’esperienza che ritenevo fosse definitivamente conclusa, si fosse risvegliata in me, dolorosamente. Allora la vita aveva un senso meno circoscritto della mia attuale evasione nelle fantasie di scrittore. Tutto stava ancora al posto giusto: ero più giovane e in piena salute, non pensavo ancora alla morte e alla sua anticamera: la malattia. Ero un uomo di bell’aspetto, di corporatura atletica, che esercitava un suo fascino, anche intellettuale, sulle donne. Io ed Elsa ci amammo sinceramente, ma al nostro rapporto mancava qualcosa di fondamentale: non solo trovarsi nell’intimità, ma anche un’intesa di pensiero. C’erano profonde divergenze di vedute, su molti aspetti della vita. I caratteri, poi, erano mal assortiti, perché troppo simili: nessuno dei due era disposto a concedere terreno all’altro, se pensava di aver ragione, durante una discussione. Spesso, quest’ultima degenerava in una lite. Tuttavia, per il tratto di tempo della nostra relazione, riuscimmo a superare ogni volta quei momenti critici, rappacificandoci, spinti dalla genuinità del sentimento che ci univa. Quando tutto filava liscio, il nostro rapporto mi riconciliava con la vita. Quella mancanza di senso di ogni mia giornata, che, prima mi angustiava, aveva lasciato il posto a una felicità, non più solo animale. Un sentimento nuovo, appartenente a una dimensione mai intuita prima d’allora, mi coinvolse più dentro della mia stessa anima: era l’amore.
RobertoBecattini
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Messaggio da leggere da RobertoBecattini »

Mi piace il tuo stile, abbastanza ricercato, nonostante qualche ridondanza. All'inizio pensavo che il tema fosse proprio l'insonnia, poi proseguendo nella lettura sei passato a ricordi di vita amorosa. Credo che tu abbia scritto di getto, come in un flusso di pensieri. Quello che manca è la struttura di un racconto vero e proprio, è più una "foto" di un momento della vita. Si legge bene ma non so perché non mi ha appassionato. Sono storie che ci accomunano, tutti o quasi abbiamo avuto un amore breve ma intenso e litigioso. Forse proprio per questo, non è una novità. Personalmente sono più attratto da gente molto diversa da me. Non voglio sentire storie sensazionalistiche, ma rare sì.
RobediKarta
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Messaggio da leggere da Egidio »

Hai ragione, Roberto. Questo mio racconto pecca di originalità e non ha una trama. Consideralo un "esperimento": volevo vedere fino a che punto sono in grado di scrivere in prosa. Probabilmente, le cose migliorerebbero se mi sforzassi di preparare prima uno schema, per la trama, e sviluppassi temi più originali… Un po' alla volta, spero di arrivarci!
Giovanni p
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Messaggio da leggere da Giovanni p »

La scrittura, la sintassi e lo stile sono veramente molto buoni secondo me. L'empatia messa nel racconto è molta, ma devo ammettere che la storia non è interessante. Ho letto tutto proprio perché il modo in cui è stata scritta mi piaceva molto.
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Alberto Marcolli
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Commento Insonnia

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Non per schivare la fatica, ma concordo al cento per cento con i commenti di Roberto Becattini e di Giovanni p.
Hai chiuso il racconto come si fa quando si narra la storia a un amico, elencando i fatti, senza accennare a una visione di futuro. Se il tuo intento era esercitare la tua scrittura ok. C'è una solita d eufonica, ma questo è un mio pallino.
In chiusura serve un finale che lasci, diciamo, la bocca buona al lettore, ma, onestamente, con la premessa iniziale, è dura chiudere in bellezza. Se posso suggerire, io toglierei tutta la storia della malattia, non per buttarla via, ma per accantonarla al servizio di un altro racconto.
Per questo racconto ti serviva una introduzione, è chiaro, ma calcare troppo su un male terminale come il Parkinson ti ha chiuso ogni possibilità per un finale non dico positivo, ma perlomeno di speranza.
Voto 3
Egidio
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Messaggio da leggere da Egidio »

In realtà, questo racconto è costituito dalle pagine iniziali di un elaborato più lungo, che ha struttura di romanzo breve. È un mix di realtà e pura invenzione, una sorta di autobiografia modificata, con cui espongo il mio modo di vedere le cose, la mia visione del mondo. Purtroppo, per motivi pratici, non ho potuto inserirlo in blocco.
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Roberto Bonfanti
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

Tutto sommato un buon racconto, composto da due momenti, entrambi malinconici: la malattia attuale e il ricordo di una relazione, un amore, forse non capito mentre lo vivevi (parlo del narratore, ovviamente), forse segnato dalle differenze di carattere.
La pecca, per così dire, è palese nell'intento che riveli nei commenti: può essere parte di un racconto più lungo o di un romanzo, manca di crescendo e di conclusione, si sente il bisogno di sviluppi, che magari ci sono in embrione, il racconto sui corsari, per esempio.
Buono lo stile, niente di particolare da segnalare, solo da togliere lo spazio prima dei tre puntini di sospensione.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Ho letto con piacere il tuo racconto triste, doppiamente triste, sia nella prima che nella seconda parte. Vero è che, forse, qualcosa di più poteva essere detto, anche sulla storia d'amore, che pareva dimenticata mentre (un po' a sorpresa) è invece riemersa, con nostalgia e malinconia, nella mente del protagonista della storia. La scrittura è scorrevole e anche il racconto è buono anche se, leggendolo, si ha la sensazione che manchi di qualcosa... Sono indecisa tra il tre e il quattro: Voto 4
Andr60
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Messaggio da leggere da Andr60 »

Si legge con interesse e con partecipazione; spesso capita anche a me, di avere ricordi sepolti che rispuntano dalla memoria, chissà perché (qualcuno ci ha costruito una carriera, su questo). Il tema è doppiamente malinconico, tuttavia non deprime il lettore, semplicemente lo mette di fronte alle inevitabili tappe della vita. E poi, rimane il principale strumento di VR (virtual reality): il nostro cervello, finché funziona.
Stefyp
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Messaggio da leggere da Stefyp »

I flussi di pensiero sono funzionali e interessanti quando sono inseriti in una trama e in una struttura, secondo me. In questo caso non c'è ne l'una ne l'altra e quindi il tutto risulta un po' monco.
Un consiglio che mi sento di darti per rendere il racconto visivamente più invitante è quello di andare a capo ogni tanto, altrimenti il tutto appare come un blocco compatto che può scoraggiare il lettore.
Rispetto allo stile niente da segnalare, se non che io avrei fatto delle scelte diverse rispetto ai tempi verbali, non perchè siano sbagliati, ma perché a me personalmente suonerebbero meglio.
Egidio
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Re: Insonnia

Messaggio da leggere da Egidio »

Ti ringrazio per i consigli. Come narratore, mi considero ancora un "apprendista".
Namio Intile
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

Abbiamo un modo di scrivere simile tu e io. Lento, incline al commento più che all'azione e con un grande spazio per le descrizioni.
Il racconto è bello e parla della fine di una amore, delle incomprensioni che pongono fine a un amore. Ne ho postato uno simile in un paio o più di gare trascorse senza gran fortuna. Quel che a volte rimane dell'amore mi pare fosse il titolo che gli ho dato per partecipare. E quanto al tuo di titolo, non mi ha proprio convinto perché è d'amore che parla il racconto. Anche la digressione iniziale sulla malattia e sullo scrivere è forse troppo dilatata, come se non ci credessi veramente al tema centrale del racconto.
Il protagonista poi ricorda e racconta e i ricordi sono i ricordi di un vecchio che rammenta la perduta gioventù. E però scrivi che la sua Elsa l'ha vista non da molto prima quello scrivere. Forse su questo potevi spendere qualche riga in più e forse più che la malattia poteva essere un incontro fugace ad accendere la memoria.
Scritto in modo molto accurato, apprezzo molto la tua prosa.
Dal punto di vista formale ti segnalo solo questo tempo verbale che forse potrebbe esser messo con un tempo diverso: "della serie di lockdown che chiusero il Paese. " che avevano chiuso...
A rileggerti
Egidio
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Re: Insonnia

Messaggio da leggere da Egidio »

Ti ringrazio per la bella e sincera recensione. Anche per avermi indicato le cose che, secondo te, non vanno, con relativi consigli per rimediarvi.
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Marino Maiorino
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Messaggio da leggere da Marino Maiorino »

Molto bello, ben trattato, poco equilibrato.
Necessaria la lunga parte iniziale (metà del racconto) sulla malattia del protagonista, ma la vera storia è quella con Elsa, e si capisce perché non puoi finire il racconto con una "sciocchezzuola" come "era l'amore" e averne parlato sì e no per un terzo del brano...
Piccolissima nota: "Abitavo, con la madre anziana"... "con MIA madre"! Quanto sia anziana si deduce/dedurrà dall'età del protagonista, ma se parli in prima persona non può essere "la madre", è TUA madre. Qui spezzi la sospensione dell'incredulità, fai capire che è un racconto inventato o che avevi cominciato a scriverlo in terza persona.
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Egidio
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Re: Insonnia

Messaggio da leggere da Egidio »

Grazie, Marino, per aver apprezzato il mio scritto. Riguardo alle due ipotesi che proponi nel tuo commento, è vera la seconda. Avevo iniziato a scrivere il racconto riferendomi a me stesso in terza persona, poi ho deciso di modificare con l'uso della prima. Mi sembrava che ciò rendesse più efficace il mio flusso di pensieri e di memorie. In realtà, questo racconto ha dell'incompiuto, perché è stato stralciato da un romanzo breve, a cui sto ancora lavorando. Dovrebbe trattarsi di un compromesso tra autobiografia e pura fantasia (alcuni particolari veri, altri inventati, in modo che risulti praticamente impossibile distinguerli). Una situazione, purtroppo, reale è quella che mi vede malato di Parkinson.
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Quello che più mi piace di questo racconto è il tuo parlare per immagini; immagini che parlano e che fanno "sentire". È infatti un racconto sentito, che fa un pò male e un pò bene; male perché se si ha un minimo di empatia leggere "in diretta" ciò che vive l'altro, nella malattia, nella perdita, nella consapevolezza del fatto che una storia, pur bella e perfetta, perché lo è stata, è finita, non per una colpa, ma perché è andata così, fa male. Lo si rivive con te. Bene perché si riesce a ricordare anche il bello, quel calore, quel sentire. A me è piaciuto e anche se ci sono delle cose da modificare, forse, mi sento di darti un 4.

Secondo me già andando a capo in alcuni punti il problema dello "smezzamento" si risolverebbe; ad esempio andrei a capo dopo "inquietudine ossessiva" e "penna virtuale".
Forse perché mi viene l'orticaria solo a sentirne parlare ometterei "COronavirus", basterebbe malattia/pandemia, o quello che vuoi.
alcuni dettagli tecnici legati alla malattia secondo me stonano un pò con lo stile ricercato e sognante che dai al racconto. Evita le sigle (RMN).

Alcune frasi sono davvero molto, molto belle e compensano secondo me quelle lacune che già ti hanno segnalato. Una trama comunque secondo me c'è, forse ci si confonde un pò perché, come è nella realtà, il pensiero ondeggia tra passato e presente, confondendo un pò le idee.
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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

è vero che pare un vero e proprio flusso di coscienza, però il muro di parole qui è notevole, qualche a capo lo farei.
a mio parere è da rivedere anche la punteggiatura (toglierei molte virgolem più che abbondanti).
un paio di d eufoniche da sistemare e lo spazio prima dei tre puntini da eliminare.
comunque l'ho letto volentieri
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Re: Insonnia

Messaggio da leggere da Egidio »

Grazie a Fausto e Selene per i rispettivi commenti, incoraggianti, e utili per migliorare.
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Marino Maiorino
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Re: Insonnia

Messaggio da leggere da Marino Maiorino »

Ciao Egidio,
ahia!
Vai avanti col romanzo! Un'Elsa c'è nella vita di tutti noi, e io ho bisogno di sapere che almeno la tua torna da lui prima della fine.
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Temistocle
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Messaggio da leggere da Temistocle »

Dopo aver letto i commenti, ho capito perché non avevo… capito il racconto. Se il testo facesse parte realmente di qualcosa di più lungo e articolato, avrebbe un senso. Altrimenti, così come è qui, non dice niente. La scrittura, comunque, è buona. 3 mi sembra un voto contenuto nel mio commento.
Gabi Celeste Pisani
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Messaggio da leggere da Gabi Celeste Pisani »

È bello: ho trovato una scrittura ricercata, ma non troppo, scorrevole e ben fatta. Tuttavia come nei commenti precedenti anche io credo che manchi qualcosa. Si percepisce l'effettiva mancanza della parte seguente di questo racconto. Capisco il desiderio di volerlo comunque utilizzare però in quel caso avrei cercato di dargli un tocco più personale in modo che non si sentisse effettivamente questa perdita di intensità e di una trama di fondo.
A parte questo però io sinceramente l'ho apprezzato, mi è piaciuta la scrittura e soprattutto la scelta di voler illustrare una patologia così invalidante. Un saluto
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