Il verme

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'autunno 2021.

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Ibbor OB
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Il verme

Messaggio da leggere da Ibbor OB »

leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

Le giornate si erano accorciate, alle otto di sera il sole era già tramontato facendo calare la notte. Abram aveva deciso di fare due passi dopo cena. Ultimamente si sentiva agitato e non riusciva a controllare la sua ansia. Faticava molto a prendere sonno a meno di non scolarsi una mezza bottiglia di Gin. Non aveva mai bevuto in vita sua, ma ora era diverso. Si sentiva solo in quell'enorme casa. Era già passato più di un mese da quando la moglie lo aveva lasciato. Era partita portando con sé le sue due amate figlie. Non era neppure sicuro se le avrebbe mai riviste.
Nonostante l'alcol già ingerito cercava di camminare con passo composto e spedito. «Il Gin fa davvero schifo», pensava. Odiava quel gusto di resina che lascia in gola. Era uscito da circa un'ora e stava smaltendone gli effetti. Iniziava a recuperare un po' di lucidità ma sentiva le gambe sempre più pesanti.
Stava percorrendo un marciapiede dissestato lungo una stradina secondaria di campagna. In quel minuscolo paese dopo una certa ora, specialmente in quella stagione, non c'era mai nessuno in giro. Il silenzio era totale. La casa più vicina distava almeno trecento metri. Vedeva i moscerini che ronzavano attorno alle luci di quei tristi lampioni che illuminavano la strada con fioca luce giallastra.
Alla sua destra, oltre ad una rete metallica arrugginita, delle piante di rovo crescendo da lungo tempo senza controllo avevano formato delle siepi disordinate e fittissime. Pensò per un attimo alle dolci more che si sarebbero potute cogliere a fine estate.
Notò con la coda dell'occhio che un ramo pieno di spine si mosse come se qualcosa lo avesse colpito. D'istinto volse lo sguardo cercando di capire cosa potesse essere. In mezzo al buio, fra le foglie rugose, per un attimo scorse due riflessi luminosi simili a quelli che creano gli occhi di un gatto nella notte. «Un gatto in mezzo ai rovi?» pensò. «Che strano!». Si fermò e rimase immobile fissando con attenzione lo spazio semivuoto tra le fronde. Con suo stupore i due pallini luminosi si mossero verso l'alto. Erano troppo vicini fra loro per essere gli occhi di un felino. I fumi dell'alcol che annebbiavano la sua mente erano svaniti e si sentiva ormai quasi del tutto lucido, ciononostante non riusciva proprio a capire. Preso dalla curiosità, raccolse un sasso e lo lanciò verso quello strano fenomeno. Centrò in pieno il bersaglio. Un tonfo sordo seguito da una specie di sinistro gemito ne era la prova. Estrasse allora il cellulare dalla tasca e accese la torcia. Sentì un rumore come di un animale che si fosse mosso furtivo in mezzo alle piante. Pensò allora che forse sarebbe stato meglio lasciar stare. Se dai rovi fosse saltata fuori una volpe o un cane con intenzioni bellicose, lì in mezzo al niente, sarebbe stato difficile trovare qualcuno pronto ad aiutarlo.
Riprese quindi la strada che stava percorrendo affrettando il passo in modo da allontanarsi da quel posto inquietante. In pochi istanti quei tristi pensieri che lo opprimevano da settimane si impossessarono ancora una volta di lui. Pensava alle sue figlie. A sua moglie. A come lo avessero abbandonato in quel modo. Non credeva di essersi meritato un simile trattamento.
Per un momento la luce dei lampioni si oscurò. Del resto in quella misera città non funzionava mai niente. La rabbia lo colse e si aggiunse alla tristezza e alla disperazione che avvelenavano la sua mente debilitandolo sempre più. Sentì distintamente qualcosa che si muoveva alle sue spalle in mezzo ai rovi. Si girò. Una creatura a cui non sapeva nemmeno dare un nome si ergeva immobile proprio davanti a lui.
Una specie di verme gigante era sbucato da quel punto in cui un attimo prima aveva lanciato il sasso. La pelle dell'essere era spessa e secca. La sezione era perfettamente sferica. Alla sommità c'era una corona di occhi luciferini che andavano a disegnare una sorta di terrificante cerchio. L'essere misterioso teneva la parte superiore del corpo sollevata come fanno certi serpenti quando puntano la preda. Era davvero imponente e lo fissava rimanendo immobile e minaccioso. Abram rimase pietrificato senza riuscire quasi a muoversi, sopraffatto dall'orrore.
Il verme colossale fuoriuscì ulteriormente da quel nascondiglio arrivando a sovrastarlo di almeno qualche metro. Il pover'uomo non poté fare a meno di notare le escrescenze a forma di V che decoravano il ventre dell'essere e la miriade di piccole braccia o zampe che orribilmente uscivano e rientravano dai fianchi dell'animale.
La creatura gli si avvicinò a poco a poco finché la corona di occhi fu a pochi centimetri dai suoi. Notò con raccapriccio che dietro alle pupille quasi umane del mostro, rotonde e nere, si celava una coscienza senza dubbio malvagia. La sommità del disgustoso corpo cilindrico si rivelò essere dotato di una sorta di ventosa. Con uno scatto il verme calò tale struttura sulla testa di Abram e vi si attaccò.
Sentendosi tirare la pelle della faccia con un'impensabile forza verso l'alto urlò con tutta il fiato che aveva nei polmoni. In preda al terrore si chiese se quella ventosa non fosse in realtà la bocca della belva. Cercò di divincolarsi ma del tutto paralizzato e in balia del suo immondo aggressore.
Sentì con orrore che in qualche oscuro modo la malefica coscienza dell'animale era penetrata nella sua testa per frugare nei suoi pensieri. Tentò invano di opporsi ma lo strano essere utilizzando una sorta di potere telepatico si insinuò ancor più a fondo nella sua mente come se volesse appropriarsene o forse ancor peggio, nutrirsene. Abram si convinse che con ogni probabilità fosse proprio questo lo scopo di tale assalto.
Inerme e suo malgrado assoggettato al suo carnefice, con grande stupore si accorse che il tormento interiore che lo attanagliava da settimane inspiegabilmente stava scemando. Il dolore psichico che lo consumava sembrava abbandonarlo a poco a poco. L'angoscia e la tensione dei suoi nervi si allentarono lasciando il posto a un nuovo incredibile senso di pace e tranquillità. Lo stato di prostrazione che si era impossessato di lui da quando era rimasto solo, con sua grande sorpresa lo abbandonò in poche decine di secondi. Il verme doveva essere entrato in contatto con i suoi pensieri e forse aveva tentato di estrarli per nutrirsene. Magari aveva iniziato a predigerire la sua mente come fanno certi ragni con le loro prede prima di succhiarne i tessuti interni ridotti a una poltiglia. Quasi certamente la creatura era intenzionata a banchettare con la psiche della sfortunata preda e aveva iniziato da lì, da quei pensieri neri che riempivano la coscienza martoriata di Abram. Si poteva presumere, però, che la bestia luciferina non si aspettasse di trovare così tanta sofferenza lì dentro. Forse non pensava che fosse possibile che ce ne fosse così tanta in una persona sola. In ogni caso l'animale dopo qualche minuto si ritrasse disgustato e impaurito come quando si addenta un boccone avariato.
Il mostro, mollò la presa interrompendo il processo in atto e si ritrasse nel suo buco scomparendo mentre emetteva strani e penosi versi.
Abram cadde a terra sfinito ma allo stesso tempo sereno. Cercò dentro di sé la sofferenza che da settimane lo torturava. Con suo stupore non vi trovò più niente. Niente! Scandagliò a fondo gli angoli più remoti della coscienza. Non c'era più traccia nemmeno di un briciolo del suo tormento. Pur ricordandosi ogni cosa fin nei minimi dettagli, ora riusciva a gestire le emozioni senza alcuno sforzo. Non sapeva se preoccuparsi o meno. Calde lacrime di gioia scesero sulle sue guance ferite.
Riusciva a pensare a ciò che gli era successo nella sua lunga e travagliata esistenza, a sua moglie che lo aveva lasciato e alle sue dolci figlie, pur rimanendo sereno e lucido. Aveva ripreso il controllo e anzi non era mai stato così sano di mente come ora. Il verme sembrava aver agito in qualche modo sul suo cervello, estraendo quel grumo di dolore psichico che da settimane lo devastava e forse aveva agito ancor più in profondità sbloccando alcune capacità mentali che nemmeno lui sapeva di avere.
Il mostro d'un tratto rispuntò dal suo rifugio forse per tentare un nuovo attacco. Si lanciò verso di lui spalancando la mortale ventosa o bocca che fosse. Abram ebbe la prontezza di riflessi necessaria per schivarlo. L'essere, esaurite le ultime energie, dopo un istante cadde a terra esanime, molto probabilmente avvelenato da quel pasto indigesto.
Il giorno dopo, tutti i giornali parlavano di una strana ed enorme creatura trovata morta a terra in una zona poco frequentata.
Abram non raccontò mai tali incredibili avvenimenti, a nessuno.
Ultima modifica di Ibbor OB il 17/11/2021, 22:53, modificato 4 volte in totale.
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Una storia con buone descrizioni del proditorio attacco di un super-verme al malcapitato protagonista. Che però scopre, con sorpresa, di essere stato molto fortunato. Il racconto scorre bene (a parte alcuni tempi verbali da rivedere, secondo me) e fa venire la tentazione di ispezionare i boschi per cercarne un altro, di quei vermi. Ad esempio, io ne avrei un bisogno urgente...
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Alberto Marcolli
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commento : Il verme

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

La storia inizia con la presentazione di una vicenda famigliare dolorosa, purtroppo frequente, che a volte arriva alla tragedia del femminicidio. Nulla fa presagire la svolta che a breve il racconto avrebbe assunto. Ben presto il prologo è abbandonato a futura memoria, ed eccoci catapultati nel super amatissimo racconto fantastico favolistico, assai venerato dai “bravi autori”.
In un primo momento, visto lo stato del povero marito, pensavo si trattasse di una allucinazione, il che tutto sommato ci stava, ma così non è.
Caro autore, aiutini e correzioni di benevoli editor a parte, la scrittura dimostri di padroneggiarla, e perciò non posso evitare di domandarti, perché hai messo in campo tutta la storia iniziale per poi abbandonarla, e virare sul verme? A cosa ti è servita? Cosa volevi trasmettere al povero lettore?

Al contrario del commento che mi precede, purtroppo non mi è venuta nessuna voglia di ispezionare i boschi, alla ricerca di un altro verme. Né tanto meno ne avrei bisogno.

Qualche osservazione sul testo:

Non era neppure sicuro che le avrebbe mai riviste. I direi “se” al posto di “che”
rilevo un eccessivo ricorso agli avverbi in “mente” (ben venti in ottomila battute)
Parere personale: forse qualche tempo verbale da rivedere? Non serve, scorre abbastanza bene anche così.
Il mio voto è un due, ma tranquillo, i "bravi autori" amano questo genere, sorvoleranno sull'inizio senza senso, visto il resto del racconto, e non mancheranno folle di ammiratori entusiasti.
Ibbor OB
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Re: commento : Il verme

Messaggio da leggere da Ibbor OB »

Alberto Marcolli, ho tenuto conto delle tue note e ho fatto alcune modifiche. Detto questo, so benissimo che questo genere di racconti non incontra il gusto di molti e pertanto non ho nessuna aspettativa a riguardo. L'ho pubblicato comunque perché ritengo di essere qui per imparare e anche un po' per divertirmi. In ogni caso passo a darti la mia versione dei fatti in modo da rispondere alle tue domande. Mi chiedi perché a un certo punto compare una tale strana creatura. Beh, magari pensavi che" il verme" si riferisse al nostro povero personaggio destinato a cercare la sua ex per compiere qualche insano gesto. E invece no. Invece spunta proprio un vero mostro. Sarà per la mia passione per l'entomologia e la biologia in generale oltre che per la fantascienza, ma a me piacciono tutte le strane creature specialmente se aliene e minacciose. E quindi, visto che scrivo per semplice diletto, va sempre a finire che sbuca un qualche tipo di entità aberrante. Talvolta in fondo queste creature sono la personificazione di qualcosa. Chissà? E poi se proprio vogliamo trovarci un senso in questo racconto, a dire il vero un senso c'è, ma ognuno ha le proprie idee e magari lo interpreta in modo diverso.
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Roberto Bonfanti
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

Un verme gigante che si nutre dei pensieri e dei sentimenti delle persone. Questa volta fa la scelta sbagliata: il malessere di Abram è talmente profondo da avvelenarlo, mentre l'uomo ne esce rigenerato.
Ho trovato interessante l'allegoria del racconto, che parla del superare un momento difficile magari, come in questo caso, tramite un trauma che lo ridimensiona. Infatti il secondo attacco del mostro trova un Abram ormai più forte e pronto a eluderlo.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
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Messaggio da leggere da RobertoBecattini »

Scrivi piuttosto bene e i racconti con i "mostri giganti" sono sempre tra i miei preferiti. Buona anche l'idea della sanguisuga psichica. Unica pecca, avrei lasciato maggiormente intendere al lettore più che spiegarlo troppo ciò che avviene dopo il primo attacco, anche perché in una situazione così una persona, oltretutto con mezza bottiglia di gin in corpo, farebbe fatica a pensare e razionalizzare l'evento tanto da capire subito cosa sta succedendo. Ma il 4 se lo merita tutto.
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Messaggio da leggere da Egidio »

Una storia "entomologica" e di bizzarra fantasia, ma con un significato interessante. Non è il genere di narrazione che prediligo, ma devo riconoscere che è ben costruita. Dal punto di vista formale non è impeccabile. Voto 3
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Alberto Marcolli
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Re: commento : Il verme

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Ibbor OB ha scritto: 27/10/2021, 22:48 E poi se proprio vogliamo trovarci un senso in questo racconto, a dire il vero un senso c'è, ma ognuno ha le proprie idee e magari lo interpreta in modo diverso.
Rimango insoddisfatto della tua risposta. Mi spiego meglio. Mi hanno sempre insegnato che un racconto prima deve introdurre perlomeno il personaggio principale, descrivere poi una serie di fatti allo scopo di interessare il lettore e farlo calare nella storia. Catturata la sua attenzione, la maestria dello scrittore può portarlo dove vuole, nel tuo caso appare il verme, ma la regola assoluta (per lo meno per me) è chiudere tutti i fili pendenti, portandoli a una loro conclusione, fantasiosa, strana, inconsueta, ecc, ecc., ma mai abbandonarli.
In questo racconto, la lunga vicenda iniziale del protagonista è stata semplicemente abbandonata e chiuderla non costava poi molto a mio parere.
Dire che il lettore si troverà da solo la conclusione che più gli aggrada, non è onesto e temo indichi mancanza di idee da parte dell'autore.
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Re: commento : Il verme

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Alberto Marcolli ha scritto: 03/11/2021, 21:40 Catturata la sua attenzione, la maestria dello scrittore può portarlo dove vuole, nel tuo caso appare il verme, ma la regola assoluta (per lo meno per me) è chiudere tutti i fili pendenti, portandoli a una loro conclusione, fantasiosa, strana, inconsueta, ecc, ecc., ma mai abbandonarli.
In questo racconto, la lunga vicenda iniziale del protagonista è stata semplicemente abbandonata e chiuderla non costava poi molto a mio parere.
Dire che il lettore si troverà da solo la conclusione che più gli aggrada, non è onesto e temo indichi mancanza di idee da parte dell'autore.
Mi sembrava di aver chiuso e collegato tutti i fili pendenti a dire il vero. Se vuoi continuiamo questa discussione in privato. Grazie
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Namio Intile
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Non è male, tra Kafka e Gerrold. Nel senso che il verme mi ha ricordato i Chtorr di Gerrold e quella sorta di trasformazione che subisce Abram la metamorfosi di Gregor Samsa. Questa metamorfosi è però invertita rispetto a quella kafkiana e un po' confusa negli intenti. Abram viene liberato dal dolore attraverso il contatto con il verme, definito anche una coscienza malvagia, che nell'affrancarlo dalle sofferenze però muore. Il dolore, il senso di perdita e di alienazione vengono estratte da un elemento esterno, e malefico per giunta, mentre in Kafka è l'individuo che si trasforma. un'allegoria dell'alienazione.
E non un racconto fantastico potrebbe essere dunque, ma allegorico: però nel verme malefico che elide il dolore, una sorta di elisione degli identici, l'allegoria dove sarebbe?
A ogni modo, il soggetto non è male, apprezzo lo sforzo. Forse dovevi ragionare con più vigore sulla trasformazione dolore assenza di dolore e offrire al lettore qualche spunto in modo da trasformare un banale racconto fantastico in un bel racconto allegorico.
Dal punto di vista formale, il testo è scritto in modo corretto. Ti segnalo solo: "la malefica coscienza dell'animale penetrò" in realtà era penetrata.
E forse quel: "nonostante l'alcol che aveva già ingerito..." il che aveva lo toglierei.
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Messaggio da leggere da Giovanni p »

La storia e l'idea che la muove sono davvero interessanti. Il racconto ricorda un po' Lovecraft un po' Alan Poe, mi è piaciuto molto. Io lo avrei arricchito con qualche descrizione in più, ma è solo un opinione. Voto 4
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Marino Maiorino
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Messaggio da leggere da Marino Maiorino »

Piaciuto!
A parte l'atmosfera che oscilla tra il lovecraftiano e lo Stephen King (schifezze nel Midwest :D ), è sorprendente l'esito dell'incontro, un'eucatastrofe in piena regola!
Se mi dici dove trovare vermoni così, te ne compro una carriola! :D
«Amare, sia per il corpo che per l'anima, significa creare nella bellezza» - Diotima

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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

Ci sono parti del racconto che, secondo me, mostrano bene la tristezza del protagonista: la passeggiata attraverso il paese buio e solitario e il lasciarsi andare al bere a causa di un evento doloroso. I mostri fantastici non sono il mio genere, quindi ho delle difficoltà a comprendere il significato di questo verme gigante e malefico che sbuca fuori per succhiare la tristezza dell'uomo. Se devo dirla tutta il pensiero mi è andato istintivamente al film "Il miglio verde". Che il protagonista si ubriachi col gin malgrado il sapore non gli piaccia affatto secondo me dà un tocco di ulteriore tragicità a quello che gli sta accadendo nell'anima. Forse due paroline in più sul perché Abram sia stato lasciato dalla famiglia avrebbero contribuito a comprendere meglio il personaggio.
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

non è scritto male, nonostante alcuni refusi già segnalati.
la storia è anche abbastanza originale, tipo fantascienza ironico sarcastica.
far morire un povero verme perché ha assorbito la mente di un disperato è una buona idea, anche se mi spiace per l'essere verde.
lo sfoltirei un poco, tagliando alcune parti superflue, ma tutto sommato è un discreto lavoro.
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Messaggio da leggere da Temistocle »

Buona l'idea di un 'verme psicanalista'! Scherzi a parte, dico la mia che conta per quel che può. La storia c'è, immaginata bene; ma mi sembra manchi di fluidità specie nella narrazione. Es.: il verme pare essersi ritirato ma compare nuovamente all'improvviso per ricadere subito dopo; forse c'è troppo stacco tra l'immagine del dolore che sta svanendo (molto ben descritta) e la scrittura della scena del ritorno del verme.
Ci sono anche alcune discordanze verbali, tipo: "Notò con la coda dell'occhio che un ramo pieno di spine si mosse"; forse era "si era mosso"? O ancora: "Sentì con orrore che in qualche oscuro modo la malefica coscienza dell'animale penetrò nella sua testa"; forse è "penetrava"? o forse mi sbaglio io?
Insomma mi sembra che ci voglia ancora una rilettura per dare maggiore compattezza alla narrazione, perché gli elementi ci sono tutti per un buon racconto.
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Ibbor OB »

Namio Intile ha scritto: 08/11/2021, 11:24 Non è male, tra Kafka e Gerrold. Nel senso che il verme mi ha ricordato i Chtorr di Gerrold e quella sorta di trasformazione che subisce Abram la metamorfosi di Gregor Samsa. Questa metamorfosi è però invertita rispetto a quella kafkiana e un po' confusa negli intenti. Abram viene liberato dal dolore attraverso il contatto con il verme, definito anche una coscienza malvagia, che nell'affrancarlo dalle sofferenze però muore. Il dolore, il senso di perdita e di alienazione vengono estratte da un elemento esterno, e malefico per giunta, mentre in Kafka è l'individuo che si trasforma. un'allegoria dell'alienazione.
E non un racconto fantastico potrebbe essere dunque, ma allegorico: però nel verme malefico che elide il dolore, una sorta di elisione degli identici, l'allegoria dove sarebbe?
A ogni modo, il soggetto non è male, apprezzo lo sforzo. Forse dovevi ragionare con più vigore sulla trasformazione dolore assenza di dolore e offrire al lettore qualche spunto in modo da trasformare un banale racconto fantastico in un bel racconto allegorico.
Dal punto di vista formale, il testo è scritto in modo corretto. Ti segnalo solo: "la malefica coscienza dell'animale penetrò" in realtà era penetrata.
E forse quel: "nonostante l'alcol che aveva già ingerito… " il che aveva lo toglierei.
Ti ringrazio del commento.
Come accade nei sogni o ancor di più negli incubi questi strani mostri possono essere una rappresentazione talvolta oscura e misteriosa di faccende molto umane come i sentimenti o le paure.
Ti ringrazio delle segnalazioni.
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Messaggio da leggere da Gabi Celeste Pisani »

Io l'ho trovato interessante, sicuramente si lascia leggere ed è molto scorrevole. Per quanto anche io personalmente non sia particolarmente amante del genere dell'orrore l'ho trovato interessante, con dei bei richiami allo spirito e alle sensazioni di King e forse anche di un Poe più soft.
Secondo me l'idea è originale: il non essere effettivamente appassionati del genere non giustifica il dare voti eccessivamente soggettivi in una gara dove partecipano racconti con generi molto diversi tra loro. Penso che oggettivamente sia scritto bene e meriti sicuramente un bel voto. L'introduzione iniziale è funzionale a quello che viene dopo e accompagna in modo consono il resto della trama. Ben fatto.
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Re: Il verme

Messaggio da leggere da Nuovoautore »

Ciao. Mi sono soffermato sul tuo racconto incuriosito dal titolo. Mi aspettavo un horror, e forse lo è. Ma, forse, racconta anche la storia di un uomo travolto dagli eventi, incapace di liberarsi dal peso oprimente del dolore, che in quel bosco cercava un modo per porre fine ai suoi tormenti e che invece, grazie al vermone, ha trovato la forza per rimettersi in piedi.
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Luna 69-19

antologia di opere ispirate al concetto di "Luna" e dedicata al 50° anniversario della storica missione dell'Apollo 11

Il 20 luglio 1969 è la data che segna per sempre il momento in cui il primo essere umano ha posato per la prima volta i piedi sul suolo lunare. Quel giorno una parte di voi era d'avanti ai televisori in trepidante attesa del touch-down del lander, altri erano troppo piccoli per ricordarselo e altri ancora non erano neppure nati, tuttavia ne siamo stati tutti coinvolti in molteplici maniere.
A cura di Massimo Baglione.

Contiene opere di: Alessandro Mazzi, Andrea Coco, Andrea Messina, Angelo Ciola, Cristina Giuntini, Daniele Missiroli, Enrico Teodorani, Francesca Paolucci, Franco Argento, F. T. Leo, Gabriele Laghi, Gabriele Ludovici, Gabriella Pison, Iunio Marcello Clementi, Laura Traverso, Marco Bertoli, Marco Daniele, Maria Emma Allamandri, Massimo Tessitori, Namio Intile, Pasquale Aversano, Pasquale Buonarotti, Pietro Rainero, Roberta Venturini, Roberto Paradiso, Saji Connor, Selene Barblan, Umberto Pasqui, Valentino Poppi, Vittorio Serra, Furio Bomben.
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Antologia visual-letteraria (Volume uno)

Antologia visual-letteraria (Volume uno)

Collage di opere grafiche e testuali pubblicate sul portale www.BraviAutori.it

Il libro è un collage di opere grafiche e testuali pubblicate sul portale www.BraviAutori.it e selezionate tenendo conto delle recensioni ricevute, del numero di visualizzazioni e, concedetecelo, il nostro gusto personale. L'antologia non segue un determinato filone letterario e le opere sono state pubblicate volutamente in ordine casuale.
A cura di Massimo Baglione.

Contiene opere di: Dino Licci, Annamaria Trevale, Sara Palladino, Filippo C. Battaglia, Gilbert Paraschiva, Luigi Torre, Francesco Vespa, Luciano Somma, Francesco Troccoli, Mitsu, Alda Visconti Tosco, Mauro Cancian, Dalila, Elisabetta Maltese, Daniela Tricarico, Antonella Iacoli, Jean Louis, Alessandro Napolitano, Daniela Cattani Rusich, Simona Livio, Michele Della Vecchia, Giovanni Saul Ferrara, Simone De Foix, Claudia Fanciullacci, Giorgio Burello, Antonia Tisoni, Carlo Trotta, Matteo Lorenzi, Massimo Baglione, Lorenzo Zanierato, Riccardo Simone, Monica Giussani, Annarita Petrino, Luigi Milani, Michele Nigro, Paolo Maccallini, Maria Antonietta Ricotti, Monica Bisin, Gianluca Gendusa, Cristiana, Simone Conti, Synafey, Cicobyo, Massimiliano Avi, Daniele Luciani, Cosimo Vitiello, Mauro Manzo.
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