E la chiamavano musica...

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'inverno 2021/2022.

Sondaggio

Sondaggio concluso il 23/03/2022, 0:00

1 - non mi piace affatto
0
Nessun voto
2 - mi piace pochino
4
21%
3 - si lascia leggere
3
16%
4 - mi piace
7
37%
5 - mi piace tantissimo
5
26%
 
Voti totali: 19

Avatar utente
Alberto Marcolli
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 154
Iscritto il: 08/05/2018, 18:06

Author's data

E la chiamavano musica...

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

Una mattina di maggio del ’72, dalle parti della London Victoria Station, i pochi ammutoliti passanti assistettero a un avvenimento davvero inconsueto. Ogni angolo della stazione, infatti, era letteralmente invaso dalla moltitudine dei ragazzi di Bickershaw, appena sbarcati da un centinaio di vecchi autobus, al termine di un viaggio apocalittico durato tutto il tempo di una rigida notte inglese.
I nostri eroi, coperti fino ai capelli da una fanghiglia sottile e compatta che aveva cancellato dai loro vestiti i mille colori della beat generation, rendendoli simili a maschere di creta, si trascinavano stremati, facendo appello agli ultimi brandelli d’energia per individuare la giusta direzione tra le mille possibili, in questa metropoli immensa.
Rammento che più tardi, se capitava d’incrociarsi nuovamente in qualche via o parco, anche molto distante da Vittoria, il riconoscimento era immediato, tant’era evidente che solo i reduci del festival pop di Bickershaw potevano vagare per la città conciati in quella maniera.

Tutto era partito dagli inviti assillanti di un tal Steve, promettente chitarrista inglese da me incontrato, nella passata stagione invernale, in una rassegna musicale molto nota in Italia. Scriveva e telefonava in continuazione, pregandomi di venirlo a visitare nella sua Londra, dove aveva fondato un nuovo gruppo, a suo dire dal successo garantito.
Alla fine riuscì a convincermi e prenotai l’aereo utilizzando la provvidenziale Student Card, che mi permetteva di viaggiare da Milano a Londra con sole 12mila lire.
Masticavo un inglese forse un gradino superiore a quanto imparato a scuola, per via di alcune frequentazioni femminili, ma certo avrei potuto migliorarlo parecchio: un’opportunità, questa, che persuase i miei a lasciarmi partire, schivandomi le solite noiose discussioni.
Steve venne di persona all’aeroporto di Gatwick e con il suo pulmino Bedford mi accompagnò fino a Londra, lasciandomi con la solenne promessa di ritrovarlo il lunedì successivo al Marquee Club, dove avrei assistito, nel pomeriggio, alle prove del suo gruppo e poi ospite dello spettacolo serale.

Per combinazione ero rimasto in contatto con due amici, da un paio di mesi residenti in Inghilterra, ospiti di un’arzilla signora conosciuta rispondendo a un’inserzione. La benefattrice si chiamava Elise e credo fosse sulla cinquantina. Da poco separata dal marito, abitava con il figlio Adrian in una graziosa villetta con giardino a Finchley, quartiere a nord della città di Londra e, forse per solitudine, forse per nostalgia, aveva deciso di assumere, in cambio di vitto e alloggio, Enrico e Rolando come giardinieri e aiuto nei lavori domestici. Grazie a loro, la cara Elise accettò di ospitare anche me, versando un ridotto contributo spese: una bella comodità, in una città splendida ma assai costosa.

Diplomato in ragioneria per il rotto della cuffia, con un misero “trentasei”, e bloccato in attesa dell’imminente chiamata alle armi, avevo escogitato un buon metodo per non pagare l’ingresso nei vari locali e teatri di Milano. Per conto di una casa discografica, il cui direttore era un amico di famiglia, osservavo e segnalavo, guidato dal solo fiuto personale, qualche personaggio degno di nota tra la miriade di complessini che allora spuntavano come funghi, un po’ dappertutto. Da parte mia sfruttavo la situazione senza prendere troppo sul serio un incarico che con poca fatica mi aveva già permesso di conoscere mezza città e oltre. Mi era spesso sufficiente, infatti, mostrare il tesserino con il simbolo della Record Company e la scritta “agente artistico”, per vedermi magicamente trasformato in un oggetto di desiderio, corteggiato in ogni modo.

La trovata di assistere al festival di Bickershaw era stata mia. Vi partecipava un numero notevole di gruppi, molti assai famosi e si trattava, quindi, di una ghiotta opportunità, che mi avrebbe consentito, in soli tre giorni di show continuato, da mattina a notte fonda, di ascoltare il meglio in circolazione: un compito impraticabile se avessi voluto inseguire tutti questi musicisti uno per uno, concerto per concerto.
Al ritorno dal festival avrei rivisto con calma i miei appunti e scritte decine di relazioni che mi avrebbero fruttato un bel gruzzolo, ripagando ampiamente i costi della vacanza.
Enrico e Rolando furono subito entusiasti alla mia proposta di barattare un loro aiuto nella valutazione degli artisti con l’ingresso gratuito e la copertura di una parte delle spese. Senza saperlo ci stavamo imbarcando nella più allucinante delle peripezie, in cui accadde l’impossibile salvo riuscire a scarabocchiare una sola relazione perché sarebbe stato un imbroglio clamoroso.

Prevedendo di servirmi, anche in terra inglese, del magico tesserino che si era sempre rivelato un lasciapassare infallibile, avevo giudicato opportuno non acquistare in anticipo i biglietti d’ingresso, limitandomi al solo viaggio in autobus, andata e ritorno, da Londra a Bickershaw. Autobus che ci depositò la mattina seguente davanti agli ingressi, dove, all'istante, esordirono le sorprese.
Il luogo era al centro di un enorme spazio vuoto, in prossimità di un pendio collinare. Solo prati e pascoli, nient’altro. Il villaggio di Bickershaw, ovunque esso si trovasse, era ben al di fuori della nostra visuale, mentre un robusto ondulato metallico, alto più di tre metri, isolava totalmente dal mondo esterno i partecipanti al festival. In aggiunta, un folto gruppo di poliziotti a cavallo sorvegliava i cancelli, pronti a intervenire al primo accenno di disordini.
Una pioggerella bastarda ci aveva già bagnato oltre il necessario e le code erano lunghissime. Dove e a chi avrei mostrato il mio pass?
Controllai a lungo la scena.
L’esperienza mi aveva insegnato che avrebbe dovuto pur esserci una seconda entrata, riservata a operatori e interpreti. Cominciammo allora a girare intorno alla recinzione, ma non era facile: pioveva e dovevamo camminare in mezzo a prati inzuppati, con le nostre scarpette di tela che affondavano fino alle caviglie.
Alla fine distinguemmo, dalla parte opposta, una strada che si dirigeva verso un secondo portone. Raggiuntolo, ci sostammo innanzi, scettici sul da farsi.
Sempre convinto di riuscire a non pagare, mi avvicinai a un gruppo di persone dietro al cancello e con il mio inglese stentato, cercai di farmi capire, dichiarando di essere l’agente di una nota casa discografica di Milano, incaricato, con due collaboratori, di scritturare per l’estate prossima dei validi musicisti per un gran tour italiano.
L’esagerazione era palese e questi tizi, accidenti a loro, non sembravano per nulla disposti a bere il mio racconto, ma semplicemente ridevano e parlavano fitto tra loro.
Preoccupato per la piega degli avvenimenti, non rinunciando, tuttavia, a sperare in qualche favorevole sviluppo, indugiavo pensieroso, mentre Enrico e Rolando mi spiegavano, con una punta di superiorità, che non eravamo in Italia, dove tutto si accomodava. Qui la gente era abituata diversamente: o si pagava con sonante moneta o si rientrava a casa.

Mi ero ormai rassegnato, quando uscì uno dei tipi con i quali avevo parlato. Avvicinatosi silenzioso, mi bisbigliò nell’orecchio che per tre sterline ci avrebbero accompagnati all'interno: il trasporto era offerto dagli addetti all’impianto luci, in arrivo da lì a pochi minuti.
Accettai immediatamente, raggiante di essere riuscito a farla in barba a tutti.
Arrivò un decrepito furgone e vi saltammo dentro dal portellone posteriore, sistemandoci tra una confusione di cavi e fanali, non prima di aver consegnato all’autista i tre pound pattuiti. Con tre brevi colpi di clacson il cancello si aprì e transitammo tranquilli. Trascorsi sì e no due minuti, il presunto elettricista ci fece cenno di scendere, proprio dietro ai tralicci del palco. Era fatta!

Primo dettaglio che causerà non poche complicazioni: eravamo entrati, questo era pacifico, ma privi di biglietto e impronta indelebile sul dorso della mano, eseguita utilizzando un curioso timbro a olio con il quale bollavano i ragazzi in transito all’ingresso ufficiale. Risultato: saremmo potuti uscire soltanto al termine dei tre giorni di festival.
Nel frattempo veniva giù insistente un’acquerugiola che pareva una nebbiolina autunnale.

Lentamente prendevamo contatto con lo strano pianeta nel quale c’eravamo catapultati, frequentato da una massa brulicante d’individui emaciati, dagli sguardi imbambolati e dai vestiti stravaganti. Qui avrebbero celebrato indisturbati i loro riti, mentre i poliziotti si sarebbero limitati a impedire ogni contatto tra loro e gli abitanti locali, garantendo a questi ultimi la possibilità di proseguire, ignari, la vita di sempre.

La prima necessità, per tipi come noi, accantonato per il momento l’ascolto della musica, che giungeva come un eco smorzato, tra queste colline spoglie e battute da un vento gelido, era capire cosa vi fosse di commestibile. Iniziammo così un laborioso girovagare tra banchetti carichi di mercanzie d’ogni tipo, scoprendo alla fine anche qualche cibaria, purtroppo molto lontana dai nostri gusti. Un miscuglio di piattini con cavoli, carote crude, patate lesse, rape, cetrioli e altro della stessa specie, in aggiunta a misteriose salsine colorate, davvero poco incoraggianti. Ma guardando e riguardando, spuntarono nientedimeno che dei ravioli al sugo, ahimè non fumanti su un elegante vassoio, ma freddi e ben tappati in un barattolo. Ci accorgemmo che alcuni volenterosi, aperto il contenitore, sistemavano i ravioli direttamente su delle grandi fette di pane bianchiccio, mentre Rolando, il più affamato del gruppo, osservò che la loro provenienza era italiana. A parte rari e timidi diversivi, furono il nostro pasto fino a domenica. Per colazione, invece, ci saziammo con ampie scodelle di caffè bollente e torta al rabarbaro che, riflettendoci, furono il ricordo più soddisfacente dell’intero festival.
Risolto in questo modo l’affare alimentazione, il cruccio successivo fu trovare una soluzione accettabile per il riposo, sprovveduti com’eravamo ad affrontare l’imprevisto di quel nostro ingresso rocambolesco. Si era immaginato, infatti, di poter uscire a piacimento dalla zona del festival e scegliere, con comodo, un economico alloggio in uno dei tanti bed and breakfast disseminati per tutta l’Inghilterra, quindi anche a Bickershaw. Peccato che la momentanea quanto scomoda posizione di clandestini limitasse grandemente la nostra libertà di movimento, e non ci restava che adattarci.
In un’area centrale, qualche anima pia aveva allestito un paio di tendoni, tipo croce rossa internazionale, unico riparo dalla pioggia e dal vento. Entrati, ci accomodammo con altre centinaia di ragazzi sull’erba umida, utilizzando come isolante delle scatole di cartone appiattite che avevamo scovato rovistando tra i rifiuti ammassati nel retro delle bancarelle. Il giorno dopo ci dotammo, per la modica spesa di una sterlina, di tre sacchi a pelo veramente originali, erano di cartone pure quelli. Pazienza! L’ultima notte, invece, si dormì, per modo di dire, sui sedili dello scalcinato autobus che ci riportava a Londra.
Rimuginando sulla struttura delle latrine, credo che i soldati nelle trincee della prima guerra mondiale fossero meglio attrezzati, ma viva i nostri vent’anni che quando scappa... scappa, e nessuno badi alla puzza.
A questo punto rimanevano soltanto le ragazze. Ce n’erano tantissime, tutte bionde, tutte altissime, tutte allegre, ma quella cosa era l’ultimo dei loro desideri. Stavano da mattina a sera sotto il palco, semi nude (la pioggia e le grandi folate di vento non erano un problema), a gridare e scuotere la testa come forsennate.

Musica: e chi ci pensava. Inutile, non riuscivamo proprio a lasciarci andare.

Arrivò domenica sera. Stanchi morti, non c’eravamo lavati né tolti i vestiti da tre giorni, ma alla fine suonò Gerry Garcia con la sua band americana. Era ormai notte fonda, e quando attaccarono con Dark Star, ci misero i brividi alla schiena. L’immensa collina era rischiarata da decine di falò, in lontananza bruciavano alti nel cielo dei grandi pali simili a croci. L’atmosfera era carica al massimo: dimenticammo tutto e ci buttammo nella mischia, fra un’ora sarebbe finita, si tornava a casa.

Finalmente eravamo al sicuro, nella nostra villetta a Finchley.
Sotto la doccia sognavo un vero english breakfast, con salsicce, patatine, uova strapazzate e tutto il resto.
Asciugato e rivestito, scesi in cucina, bloccandomi sull’uscio: non volevo disturbare la cara Elise che sapevo occupata nei preparativi. Poi, non resistendo alla curiosità, socchiusi cautamente la porta e sbirciai furtivo, attento a non richiamare la sua attenzione.
Appoggiate sul mobile, accanto al frigorifero, riconobbi all’istante delle forme cilindriche che speravo di non dover mai più rivedere. Erano quattro belle, grasse scatole d’Italian ravioli in tomato sauce, pronte da riscaldare a bagnomaria, non appena fossimo stati seduti nel dining room.
Ecco qual era la colazione.
Altro che english breakfast!
Ultima modifica di Alberto Marcolli il 28/02/2022, 8:55, modificato 3 volte in totale.
Andr60
rank (info):
Correttore di bozze
Messaggi: 306
Iscritto il: 15/11/2019, 15:45

Author's data

Commento

Messaggio da leggere da Andr60 »

Confesso che non ricordavo di aver sentito parlare ( a suo tempo) di questo festival rock, a differenza di quello nell'isola di Wight del '70.
Un racconto che mi ha trasportato in quella lontana era geologica, in cui la musica era quella rock (e quella beat, nella versione italica) e il rap/hip hop era confinato nel Bronx.
Oggi il rap è uscito dal ghetto ed è diventato la versione musicale della scatoletta di ravioli in tomato sauce: indigesta e insopportabile.
Macrelli Piero
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 177
Iscritto il: 24/02/2020, 15:22

Author's data

commento

Messaggio da leggere da Macrelli Piero »

Racconto ben svolto che fa la cronaca di un tempo e di un ambiente non a tutti conosciuto, ma manca la storia al suo interno. Ci sono i fatti ma manca il pathos, non so come dire né se ho il titolo per farlo. a me piace l'argomento e di conseguenza ho gradito il racconto.
ElianaF
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 136
Iscritto il: 21/12/2019, 19:35

Author's data

Commento: E la chiamavano musica ...

Messaggio da leggere da ElianaF »

Devo confessare che mi sono persa leggendo il racconto che inizia a London Victoria Station, evidentemente dopo i fatti che verranno raccontati. Ti invito a rivedere le forme verbali in queste frasi, che stonano con i tempi passati usati in tutto il racconto : "A parte rari e timidi diversivi, saranno il nostro pasto prelibato fino a domenica. Per colazione, invece, berremo delle scodelle di brodoso caffè bollente con grandi porzioni di torta al rabarbaro che, riflettendoci, fu il ricordo più soddisfacente dell’intero festival."
Giovanni p
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 113
Iscritto il: 13/10/2021, 17:38

Author's data

Commento

Messaggio da leggere da Giovanni p »

Mi è piaciuto.

La scrittura riconda quella di Miller, non so perché ma per un attimo mi è sembrato di rileggere il Tropico del cancro. Sulla punteggiatura o refusi nulla da dire, tutto in ordine e niente stona. La storia è bella, mi dispiace non aver vissuto quei momenti. Azzardarei un commento di pancia (non voglio essere antipatico, davvero): rispetto alla gara precedente solita ottima scrittura, ma spessore della storia completamente differente. Voto 5.
Messedaglia
rank (info):
Pubblicista
Messaggi: 83
Iscritto il: 28/09/2021, 9:42

Author's data

commento

Messaggio da leggere da Messedaglia »

Gran bel racconto, che immerge il lettore nell'atmosfera dei festival di quei tempi (confesso che conoscevo quello più famoso dell'isola di Wight, ma non questo di Bickershaw). Le descrizioni sono molto efficaci nel lasciare un retrogusto di musica rock, di nottate passate all'addiaccio sul terreno bagnato, di english breakfast mancati, di masse umane brulicanti per la città di Londra prima e osannanti i loro idoli sul palco dopo. L'esperienza più simile che ho vissuto è stata la partecipazione all'Oktoberfest di Monaco, ma mi rendo conto che non è esattamente la stessa cosa... Voto 5.
Athosg
rank (info):
Pubblicista
Messaggi: 54
Iscritto il: 17/12/2016, 13:41

Author's data

Commento

Messaggio da leggere da Athosg »

Anche questo racconto musicale gronda la nostalgia dei grandi raduni musicali della nostra gioventù. Sono convinto che non l'hai raccontata tutta visto che manca l'odore della birra e di qualche altro profumino particolare! Rimane un bel racconto di un passato che tutti ricordiamo con grande piacere. Le inglesine io me le ricordo nel contesto delle vacanze a Lloret de Mar: biondine, carine, con le scarpe color pastello in tinta con il vestito.
Francesco Pino
rank (info):
Correttore di bozze
Messaggi: 354
Iscritto il: 09/05/2020, 17:55

Author's data

Commento

Messaggio da leggere da Francesco Pino »

Non avevo mai sentito parlare del Bikershaw e sono andato a cercarmi alcune informazioni. In quel 1972 ci suonarono i Graetful Dead, gli Hawkins (nei quali all'epoca militava Lemmy Kilmister), i Kinks... avresti dovuto parlare anche (e non poco) della musica per trasportare il lettore in quel luogo e in quel tempo. E poi, non si dovevano prendere appunti sulle band che suonavano? Che fine hanno fatto? Possibile poi che in tre giorni non si sia incontrato nessun personaggio particolare tra il pubblico?
Va bene tutto quello che c'è scritto, ma secondi me manca il festival.
Autore presente nei seguenti libri di BraviAutori.it:
Immagine Immagine Immagine
utore presente nei seguenti ebook di BraviAutori.it:
Immagine Immagine
Mariovaldo
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 119
Iscritto il: 16/12/2019, 7:27
Contatta:

Author's data

Commento

Messaggio da leggere da Mariovaldo »

Un racconto ben pensato e ben scritto, che tratta di un avvenimento che non conoscevo, sara' forse perchè i miei gusti musicali erano e sono molto diversi. Comunque, pur col limite gia' segnalato da qualcuno, cioe' la mancanza di una vera storia, ho apprezzato.
Egidio
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 103
Iscritto il: 14/04/2021, 6:05

Author's data

Commento

Messaggio da leggere da Egidio »

Ho apprezzato il tuo racconto, Alberto, scritto con un linguaggio originale (c'era un "raggiante di essere riuscito ecc." che mi ha stupito, e altre costruzioni formali interessanti). Sui contenuti non saprei che dire. Non ho mai partecipato ad alcun concerto rock, pop... Sono andato con parsimonia in disco, ma l'obiettivo principale era un altro...
Temistocle
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 142
Iscritto il: 03/07/2021, 8:53

Author's data

Commento

Messaggio da leggere da Temistocle »

Indubbiamente la classe del narratore si vede tutta. Sinceramente non sono mai stato un ammiratore di gruppi e personaggi di quell'epoca, ma questo non ha niente a che fare sul giudizio relativo al racconto, che è naturalmente positivo. I personaggi girano al loro posto e le atmosfere sono ben delieate. Un 5 ci sta tutto.
Avatar utente
Alberto Marcolli
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 154
Iscritto il: 08/05/2018, 18:06

Author's data

Re: Commento

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Francesco Pino ha scritto: 02/01/2022, 9:40 Non avevo mai sentito parlare del Bikershaw e sono andato a cercarmi alcune informazioni. In quel 1972 ci suonarono i Graetful Dead, gli Hawkins (nei quali all'epoca militava Lemmy Kilmister), i Kinks... avresti dovuto parlare anche (e non poco) della musica per trasportare il lettore in quel luogo e in quel tempo. E poi, non si dovevano prendere appunti sulle band che suonavano? Che fine hanno fatto? Possibile poi che in tre giorni non si sia incontrato nessun personaggio particolare tra il pubblico?
Va bene tutto quello che c'è scritto, ma secondi me manca il festival.
Questo racconto è totalmente autobiografico e, come hai letto, non riuscii proprio a godermi quella pazza tre giorni. Tanto meno a scrivere appunti sui miei quaderni. Seguii le varie performance, ricordo bene quella di Donovan, gli Spirits, forse anche Country Joe, che non avevo mai sentito prima, ma, come avrai capito, quello non fu certo l'unico festival a cui partecipai in quegli anni. Posso dire, modestia a parte, che furono ben pochi gli eventi a cui non assistetti. Capisco la tua delusione per la mancanza di particolari. Se vuoi ho scritto, per esempio, di un altro concerto al Roundhouse di Camden dei mitici Doors nel 1968 e sono disponibile a inviartelo, o magari anche a pubblicarlo nella prossima gara.
Ultima modifica di Alberto Marcolli il 04/01/2022, 19:59, modificato 1 volta in totale.
Avatar utente
Alberto Marcolli
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 154
Iscritto il: 08/05/2018, 18:06

Author's data

Re: Commento

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Egidio ha scritto: 03/01/2022, 5:53 Ho apprezzato il tuo racconto, Alberto, scritto con un linguaggio originale (c'era un "raggiante di essere riuscito ecc." che mi ha stupito, e altre costruzioni formali interessanti). Sui contenuti non saprei che dire. Non ho mai partecipato ad alcun concerto rock, pop... Sono andato con parsimonia in disco, ma l'obiettivo principale era un altro...
Cosa ti posso dire? Spero tu sia ancora abbastanza giovane per ricrederti. Io sono tagliato fuori, ormai, ma un Vasco Rossi potrebbe andarti bene?
Avatar utente
Alberto Marcolli
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 154
Iscritto il: 08/05/2018, 18:06

Author's data

Re: Commento

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Mariovaldo ha scritto: 02/01/2022, 10:21 Un racconto ben pensato e ben scritto, che tratta di un avvenimento che non conoscevo, sara' forse perchè i miei gusti musicali erano e sono molto diversi. Comunque, pur col limite gia' segnalato da qualcuno, cioe' la mancanza di una vera storia, ho apprezzato.
Racconto totalmente autobiografico. Come hai capito, a quel Festival non mi andò molto bene, e non mi sembrava giusto inventare avventure che non avevo vissuto.
Avatar utente
Alberto Marcolli
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 154
Iscritto il: 08/05/2018, 18:06

Author's data

Re: Commento

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Athosg ha scritto: 01/01/2022, 15:27 Anche questo racconto musicale gronda la nostalgia dei grandi raduni musicali della nostra gioventù. Sono convinto che non l'hai raccontata tutta visto che manca l'odore della birra e di qualche altro profumino particolare! Rimane un bel racconto di un passato che tutti ricordiamo con grande piacere. Le inglesine io me le ricordo nel contesto delle vacanze a Lloret de Mar: biondine, carine, con le scarpe color pastello in tinta con il vestito.
Spiacente, ma la birra era vietata, se ben ricordo, e il profumino, non tanto particolare, che aleggiava era quello delle latrine a cielo aperto.
Avatar utente
Fausto Scatoli
rank (info):
Terza pagina
Messaggi: 770
Iscritto il: 26/11/2015, 11:04
Contatta:

Author's data

Commento

Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

eh... quelli eran giorni, sì...
all'epoca avevo 15 anni, quindi eran giorni d'oro, per me.
ma era un momento particolare per tutti, esplosione di vita a non finire, il via a un mondo nuovo,
resoconto di un'avventura, ricordo di ciò che fu.
ben narrato, scorrevole e di piacevole lettura.
non ho notato refusi, è scritto molto bene e con punteggiatura appropriata.
gradevoli le descrizioni e le scene createsi.
piaciuto
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
Immagine

http://scrittoripersempre.forumfree.it/

Autore presente nei seguenti libri di BraviAutori.it:
Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine
Avatar utente
Alberto Marcolli
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 154
Iscritto il: 08/05/2018, 18:06

Author's data

Re: Commento

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Andr60 ha scritto: 29/12/2021, 16:41 Confesso che non ricordavo di aver sentito parlare ( a suo tempo) di questo festival rock, a differenza di quello nell'isola di Wight del '70.
Un racconto che mi ha trasportato in quella lontana era geologica, in cui la musica era quella rock (e quella beat, nella versione italica) e il rap/hip hop era confinato nel Bronx.
Oggi il rap è uscito dal ghetto ed è diventato la versione musicale della scatoletta di ravioli in tomato sauce: indigesta e insopportabile.
Giustamente, mi hanno fatto notare come il lettore rimanga insoddisfatto per la mancanza di descrizioni dei vari concerti, artista per artista. Allora non mi fu possibile, ma ho assistito a molti altri eventi e per alcuni ho scritto dei racconti molto particolareggiati. Non escludo che parteciperò con uno di questi alla prossima gara.
Egidio
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 103
Iscritto il: 14/04/2021, 6:05

Author's data

Re: E la chiamavano musica...

Messaggio da leggere da Egidio »

Si vede che non mi sono espresso chiaramente: io, a quell'età, avevo già in mente la poesia di Leopardi e altri grandi, tra le ragazze ... una in particolare. In quanto ai generi musicali, penso che Vasco Rossi sia un buon compromesso. Anche Antonello Venditti.
Avatar utente
Marino Maiorino
rank (info):
Correttore di bozze
Messaggi: 485
Iscritto il: 15/10/2012, 0:01
Località: Barcellona
Contatta:

Author's data

Commento

Messaggio da leggere da Marino Maiorino »

Ho molto apprezzato le tue capacità analitiche di un testo, quindi questo racconto mi ha sorpreso.
Arranca forzatamente, cercando di ficcare con prepotenza il lettore in un tempo e in una situazione: è la sensazione che ricevo quando ogni parola ha il suo aggettivo e ogni frase ne ha un'altra che la "colloca".
Capisco (credo) sia la nostalgia, la voglia di "tirare le somme" per qualcuno che il tale evento ha vissuto, ma questo è compito più affine alla cronaca che alla narrazione. Analizzo elementi della prima frase per fare un esempio (sebbene sia forse la meno indicata, perché ogni prima frase serve proprio all'immersione del lettore).

"agli inizi di un decennio ricco di fermenti e contraddizioni in ogni campo dell’attività umana" - totalmente pleonastico: se racconto per immergere il lettore nel momento del racconto, non so NULLA di quello che sarà il decennio a venire. D'altronde, non citi queste contraddizioni, quindi questa pare proprio una personale considerazione, e il fermento sul quale ti fissi è quello musicale. Dov'è quindi "ogni campo dell'attività umana"?
"andò in scena [...] uno spettacolo così inconsueto" - uno "spettacolo" è sempre alcunché di preparato. Infatti, tu usi addirittura l'espressione "andare in scena", quasi ci fosse una regia.
"dai piazzali ai marciapiedi, dagli ingressi delle tube stations a qualunque altro spazio calpestabile" - ok, ok, "ogni angolo della stazione" rendeva già abbastanza bene l'idea. Nota a margine: in italiano (in altre lingue l'uso può essere diverso) non si declinano al plurale le parole straniere, quindi resta "tube station" e, più avanti, "coach".

In seguito, raggiungendo la narrazione e una dimensione più personale, il racconto fila meglio ed è gradevolmente avventuroso, sebbene l'iperbolico (per la vicenda narrata) stile da "racconto d'armi" mi stona.
Qualche virgola di troppo, forse, come in "beat generation, rendendoli simili a maschere di creta", "tra le mille possibili, in questa metropoli immensa", "via o parco, anche molto distante da Vittoria", "calorosamente, come tra valorosi compagni d’armi" (e questo è solo il primo paragrafo).

Resta un'impressione: che questo materiale sarebbe molto più adatto a un romanzo lungo, dove i tempi per godere i tanti piccoli dettagli che hai tratteggiato sono più consoni alla tua scrittura. Un esempio: "famosissimo Marquee Club, osannato tempio del rock londinese". In un racconto breve come quelli che proponiamo in queste gare, che il Marquee sia osannato non ha molto valore: come lettore, voglio concentrarmi sul protagonista e i comprimari, ma entrare nell'eccitazione che oggi può dare il pensiero di essere stato al Marquee mi distrae dalla narrazione e dalle emozioni del momento di un racconto breve.
Insomma, leggo un racconto "annegato" dal resto che è fuori scala, debordante. È vita e si sente, non lo metto in dubbio, anzi! Ma "cum grano salis", perché è la <i>tua</i> vita, le tue emozioni, le tue sensazioni. Faccele vivere <i>accanto</i> a te, non <i>dentro</i> di te, perché nemmeno potremmo.
«Amare, sia per il corpo che per l'anima, significa creare nella bellezza» - Diotima

Immagine
Immagine

ImmagineRacconti alla Luce della Luna

Sono su:
Immagine
Immagine
Avatar utente
Alberto Marcolli
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 154
Iscritto il: 08/05/2018, 18:06

Author's data

Re: Commento

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Marino Maiorino ha scritto: 09/01/2022, 11:14
Resta un'impressione: che questo materiale sarebbe molto più adatto a un romanzo lungo, dove i tempi per godere i tanti piccoli dettagli che hai tratteggiato sono più consoni alla tua scrittura. Un esempio: "famosissimo Marquee Club, osannato tempio del rock londinese". In un racconto breve come quelli che proponiamo in queste gare,
Questo era il capitolo un romanzo a suo tempo premiato nei soliti concorsi per amatori. Questo capitolo in particolare è anche stato pubblicato (senza contributo) in un libro di racconti dedicati ad avventure di viaggio di tutti i tipi e anche questa storia faceva la sua figura.
Mi sono limitato a inviare la copia di questo capitolo scritto almeno una ventina di anni fa.
In effetti il linguaggio è un po' troppo "romanzato". Provvedo ad apportare le rettifiche che spero lo rendano più fruibile.
Grazie del commento. Sono queste le critiche che apprezzo.
AlexNohman
rank (info):
Foglio bianco
Messaggi: 9
Iscritto il: 10/01/2022, 20:13

Author's data

Re: E la chiamavano musica...

Messaggio da leggere da AlexNohman »

Un racconto interessante, che mette un certo buon umore. Non essendo vissuto in quegli anni, ne essendo mai stato in Inghilterra, non posso nient'altro che far viaggiare la fantasia per evocare ciò che è scritto, ma lo stile è talmente fluido che scorre che è un piacere...
Avatar utente
Alberto Marcolli
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 154
Iscritto il: 08/05/2018, 18:06

Author's data

Re: E la chiamavano musica...

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

AlexNohman ha scritto: 10/01/2022, 20:31 Un racconto interessante, che mette un certo buon umore. Non essendo vissuto in quegli anni, ne essendo mai stato in Inghilterra, non posso nient'altro che far viaggiare la fantasia per evocare ciò che è scritto, ma lo stile è talmente fluido che scorre che è un piacere...
Scusami. Ti ricordo che se non scrivi la parola Commento nel titolo del commento (esempio Commento: E la chiamavano musica...) il sistema non te lo considera valido al fine del voto e, inoltre, non ammette in gara il tuo racconto per assenza di commenti.
Ti è possibile rimediare cliccando, dopo che ti sei "loggato", sull'icona simile e una matita collocata alla destra del titolo del suddetto commento ed eseguire la rettifica.
Namio Intile
rank (info):
Correttore di bozze
Messaggi: 456
Iscritto il: 07/03/2019, 11:31

Author's data

Commento

Messaggio da leggere da Namio Intile »

Tutto sommato un buon lavoro. Hai scelto di adottare come forma della narrazione il personale ricordo, con la voce narrante che in prima persona al passato ripercorre la partecipazione dei protagonisti al festival di Bickershaw. A esser sincero mi sarei aspettato qualche aneddoto particolare condito magari da incontri singolari. E invece no, la narrazione prosegue sul filo dei ricordi (la voce narrante) con pochissimi dialoghi, così che anche i protagonisti sembrano svanire.
Avrei lasciato parlare i protagonisti piuttosto che raccontare, forse è questo il limite maggiore del testo. Spogliarsi dei ricordi per far vivere chi ha assistito al Festival.
Alla fine più che la musica il ricordo prevalente pare sia quello del pessimo cibo. È inutile, siamo proprio italiani, prima si mangia e poi il resto.

Dal punto di vista formale ti segnalo alcune imperfezioni:
"Ma raccontiamo la storia dall'inizio." Qui viri al presente e la voce narrante passa al plurale. Noi chi? Io avrei scritto: Ma adesso è bene raccontare... o giù di lì.
"Tuttora convito di non riuscire..." Perché tuttora? È sinonimo di adesso. In quel momento sarebbe più adatto.
Ma bravi anche gli inglesi, e Ma non era primavera, sembrano più che riflessioni della voce narrante delle intrusioni dell'autore nel racconto. Purtroppo ripeti le incursioni anche di seguito.
"Era capire cosa c'era di commestibile": direi, cosa vi fosse stato di commestibile.
"Per colazione invece berremo" direi bevemmo.
" Il cruccio successivo era...": direi, sarebbe stato.
"Il giorno appresso ci dotammo": direi, il giorno seguente.
I tempi verbali sono comunque spesso ballerini.
A rileggerti
Avatar utente
Alberto Marcolli
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 154
Iscritto il: 08/05/2018, 18:06

Author's data

Re: Commento

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Namio Intile ha scritto: 12/01/2022, 10:30 Tutto sommato un buon lavoro. Hai scelto di adottare come forma della narrazione il personale ricordo, con la voce narrante che in prima persona al passato ripercorre la partecipazione dei protagonisti al festival di Bickershaw. A rileggerti
Commento prezioso. Grazie
Mi accingo alle opportune rettifiche.

È un racconto giovanile, totalmente autobiografico. Siamo italiani, è vero, e le cose andarono proprio così, ma non a Londra con i Doors o i Cream, e nemmeno a Milano con Jimy Hendrix e molti altri.
Ho scelto di inviare il testo, scritto almeno trent'anni fa, forse nell'illusione che andava già bene così, visto che me l'avevano anche pubblicato. Idea sbagliata! Già ho incassato i rimbrotti di Maiorino e adesso anche i tuoi. Ma va bene così, anzi. Quando parteciperò per vincere (ahahah… ) ve lo farò sapere.
Grazie ancora.
Ultima modifica di Alberto Marcolli il 13/01/2022, 20:01, modificato 1 volta in totale.
Avatar utente
JudithKyle
rank (info):
Foglio bianco
Messaggi: 9
Iscritto il: 13/12/2021, 18:29

Author's data

Commento

Messaggio da leggere da JudithKyle »

Storia molto bella e coinvolgente, scritta anche molto bene. Ho letto in un commento che si tratta di un testo autobiografico, quindi non posso fare a meno di inchinarmi e di invidiarla un pochino, per aver vissuto un'epoca che mi ha sempre affascinata. Complimenti!
P U B B L I C A Z I O N I

Il mio amico di tastiera | Antologia "256 K",
BraviAutori, 2011
Delizioso nettare divino | Antologia "Dentro la
birra
", BraviAutori, 2012
Perduta mi credetti | Antologia "Non spingere
quel bottone
", BraviAutori, 2012
Underearth | Libro, Edizioni La Zisa, 2015
Avatar utente
Alberto Marcolli
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 154
Iscritto il: 08/05/2018, 18:06

Author's data

Re: commento

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Macrelli Piero ha scritto: 29/12/2021, 18:20 Racconto ben svolto che fa la cronaca di un tempo e di un ambiente non a tutti conosciuto, ma manca la storia al suo interno. Ci sono i fatti ma manca il pathos, non so come dire né se ho il titolo per farlo. a me piace l'argomento e di conseguenza ho gradito il racconto.
La storia è quella di un'esperienza che, per le condizioni climatiche e soprattutto per degli italiani viziati, non si rivelò per quello che immaginavamo prima di partire. Per mia fortuna credo di aver assistito ad almeno un centinaio di festival e concerti, un po' in tutta Europa dal 1968 fino al 2000. Poi mi sono dedicato ad altro, forse perché deluso dagli odierni saltimbanchi che di musica ne masticano davvero poca, solo effetti speciali e distorsori alle chitarre. E parlo da abbastanza competente in materia.
Avatar utente
Domenico Gigante
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 189
Iscritto il: 09/01/2022, 22:38
Località: Roma
Contatta:

Author's data

Commento

Messaggio da leggere da Domenico Gigante »

Sarò sincero: non mi ha fatto impazzire. C'è tutta la nostalgia di un'avventura giovanile, ma - al di là della situazione climatica, della fame e del sonno - traspare poco dell'atmosfera di un grande festival. Concordo con chi ha scritto che probabilmente hai materiale per un romanzo, invece che per un racconto. Avresti forse dovuto dare una riletta al testo per eliminare qualche refuso e alcuni problemi sintattici. Cmq scrivi molto bene.
Vorrei essere il mare che si muove per rimanere se stesso e più di tanto non lo sposta il vento. Fragile ma tenace.
Avatar utente
Alberto Marcolli
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 154
Iscritto il: 08/05/2018, 18:06

Author's data

Re: Commento

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Domenico Gigante ha scritto: 30/01/2022, 16:00 Sarò sincero: non mi ha fatto impazzire. C'è tutta la nostalgia di un'avventura giovanile, ma - al di là della situazione climatica, della fame e del sonno - traspare poco dell'atmosfera di un grande festival. Concordo con chi ha scritto che probabilmente hai materiale per un romanzo, invece che per un racconto. Avresti forse dovuto dare una riletta al testo per eliminare qualche refuso e alcuni problemi sintattici. Cmq scrivi molto bene.
Ti devo delle spiegazioni. Forse il titolo ha generato in alcuni lettori una aspettativa che questo racconto non poteva né voleva dare. Il motivo è abbastanza semplice. Lo scopo era descrivere un'esperienza vissuta in prima persona non esattamente esaltante, e chi ha partecipato come me a una mezza dozzina di festival pop in quegli anni lo può ben capire.
Nella prossima gara invierò il racconto di un concerto memorabile e stai tranquillo che qui l'atmosfera non mancherà di sicuro.
Refusi e problemi sintattici. L'aiuto che mi aspetto è anche qualche esempio, altrimenti come potrei valutare e intervenire?
Avatar utente
Roberto Bonfanti
rank (info):
Terza pagina
Messaggi: 663
Iscritto il: 13/10/2013, 12:58

Author's data

Commento

Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

La capacità di raccontare non ti fa difetto, sono ben rappresentate l’atmosfera dell’epoca e certe differenze culturali, probabilmente più evidenti al tempo, fra italiani e inglesi: la nostra proverbiale arte di arrangiarsi contro il pragmatismo anglosassone, anche se poi tutto il mondo è paese, vedi l’accordo con i tecnici per entrare di straforo al festival.
Come già detto da altri ho un po’ avvertito la mancanza dell’aspetto musicale dell’evento, ma questo lo hai ben spiegato con la volontà di descrivere le cose come erano andate veramente; data l’esperienza che hai dichiarato riguardo ai concerti mi aspetto altre storie sull’argomento.
Da ragazzo sono stato anch’io qualche volta in Inghilterra e, complice la scarsità di finanze, alcune disavventure culinarie me le ricordo bene!
Tutto sommato l’ho letto con piacere.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
https://chiacchieredistintivorb.blogspot.com/
Intervista su BraviAutori.it: https://www.braviautori.it/forum/viewto ... =76&t=5384
Autore presente nei seguenti ebook di BraviAutori.it:
Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine Immagine
Autore presente nei seguenti libri di BraviAutori.it:
Immagine Immagine Immagine
Avatar utente
Alberto Marcolli
rank (info):
Apprendista
Messaggi: 154
Iscritto il: 08/05/2018, 18:06

Author's data

Re: Commento

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Roberto Bonfanti ha scritto: 17/02/2022, 22:02 Come già detto da altri ho un po' avvertito la mancanza dell'aspetto musicale dell'evento, ma questo lo hai ben spiegato con la volontà di descrivere le cose come erano andate veramente; data l'esperienza che hai dichiarato riguardo ai concerti mi aspetto altre storie sull'argomento.

Ho in animo di partecipare alla prossima gara con le emozioni di un "vero" concerto. Ho solo l'imbarazzo della scelta:
Doors, Hendrix, Cream, James Brown, Pete Seeger, Stones, East of Eden, Wishbone Ash, De Andre, Gaber, Rossi, Guccini, De Gregori, Night of the guitar, Pino Daniele, Canned Heat, …
Ai tempi ero anche un abituè al "Capolinea" di Milano e qui sono passati veramente tutti i più grandi jazzisti Italiani, per non parlare delle jam session alle tre di mattina, cui partecipava qualche volta anche il grandissimo Jerry Mulligan. E il Ronnie Scott di Soho?
Gran bei tempi e brillava gioventù...
Magari parto dal più vecchio in assoluto: Doors a Londra del 1968, tu avresti qualche preferenza?
Rispondi

Torna a “Gara d'inverno, 2021/2022”



Alcuni esempi di nostri libri autoprodotti:


Human Takeaway

Human Takeaway

(english version)

Nota: questo libro non è derivato dai nostri concorsi ma appartiene a un amico "speciale" dell'Associazione culturale.
What if we were cattles grazing for someone who needs a lot of of food? How would we feel if it had been us to be raised for the whole time waiting for the moment to be slaughtered? This is the spark that gives the authors a chance to talk about the human spirit, which can show at the same time great love and indiscriminate, ruthless selfishness. In this original parody of an alien invasion, we follow the short story of a couple bound by deep love, and of the tragic decision taken by the heads of state to face the invasion. Two apparently unconnected stories that will join in the end for the good of the human race. So, this is a story to be read in one gulp, with many ironic and paradoxical facets, a pinch of sadness and an ending that costed dearly to the two authors. (review by Cosimo Vitiello)
Authors: Massimo Baglione and Alessandro Napolitano.
Cover artist: Roberta Guardascione.
Translation from Italian: Carmelo Massimo Tidona.
Vedi ANTEPRIMA (494,48 KB scaricato 188 volte).
info e commenti compralo su   amazon


Carosello

Carosello

antologia di opere ispirate dal concetto di Carosello e per ricordare il 40° anniversario della sua chiusura

Nel 1977 andava in onda l'ultima puntata del popolare spettacolo televisivo serale seguito da adulti e bambini. Carosello era una sorta di contenitore pubblicitario, dove cartoni animati e pupazzetti vari facevano da allegro contorno ai prodotti da reclamizzare. Dato che questo programma andava in onda di sera, Carosello rappresentò per molti bambini il segnale di "stop alle attività quotidiane". Infatti si diffuse presto la formula "E dopo il Carosello, tutti a nanna".
Per il 40° anniversario della sua chiusura, agli autori abbiamo chiesto opere di genere libero che tenessero conto della semplicità che ha caratterizzato Carosello nei vent'anni durante i quali è andato felicemente in onda. I dodici autori qui pubblicati hanno partecipato alle selezioni del concorso e sono stati selezionati per questo progetto letterario. Le loro opere sono degni omaggi ai nostri ricordi (un po' sbiaditi e in bianco e nero) di un modo di stare in famiglia ormai dimenticato.
A cura di Massimo Baglione.

Contiene opere di: Giorgio Leone, Enrico Teodorani, Cristina Giuntini, Maria Rosaria Spirito, Francesco Zanni Bertelli, Serena Barsottelli, Alberto Tivoli, Laura Traverso, Enrico Arlandini, Francesca Rosaria Riso, Giovanni Teresi, Angela Catalini.
Vedi ANTEPRIMA (357,78 KB scaricato 63 volte).
info e commenti compralo su   amazon


Dentro la birra

Dentro la birra

antologia di racconti luppolati

Complice di serate e di risate, veicolo per vecchie e nuove amicizie, la birra ci accompagna e ha accompagnato la nostra storia. "Dentro la birra", abbiamo scelto questo titolo perché crediamo sia interessante sapere che cosa ci sia di così attraente nella bevanda gialla, gasata e amarognola. Perchè piace così tanto? Che emozioni fa provare? Abbiamo affidato questa "indagine" a Braviautori, affinché trovasse, tramite l'associazione e il portale internet, scrittori capaci di esprimere tali sensazioni. E infatti sono arrivati numerosi racconti: la commissione ne ha scelti 33. Nemmeno a farlo apposta, 33 è la quantità di centilitri di un gran numero di bottiglie (e lattine) di birra; una misura nota a chi se n'intende.
A cura di Umberto Pasqui e Massimo Baglione.

Contiene opere di: Andrea Andreoni, Tullio Aragona, Enrico Arlandini, Beril, Enrico Billi, Luigi Bonaro, Vittorio Cotronei, Emanuele Crocetti, Bruno Elpis, Daniela Esposito, Lorella Fanotti, Lodovico Ferrari, Livio Fortis, Valerio Franchina, Luisa Gasbarri, Oliviero Giberti, Elena Girotti, Concita Imperatrice, Carlotta Invrea, Fabrizio Leo, Sandra Ludovici, Micaela Ivana Maccan, Cristina Marziali, Stefano Masetti, Maurizio Mequio, Simone Pelatti, Antonella Provenzano, Maria Stella Rossi, Giuseppe Sciara, Salvatore Stefanelli, Ser Stefano, SunThatSpeed, Marco Vignali.
Vedi ANTEPRIMA (276,03 KB scaricato 257 volte).
info e commenti compralo su   amazon





Alcuni esempi di nostri ebook gratuiti:


La Gara 56 - Amicizia ritrovata

La Gara 56 - Amicizia ritrovata

(novembre 2015, 25 pagine, 794,03 KB)

Autori partecipanti: Carlocelenza, Skyla74, Alberto Tivoli, Patrizia Chini, Giorgio Leone, Eliseo Palumbo, Angelo Manarola,
A cura di Ida Dainese.
Scarica questo testo in formato PDF (794,03 KB) - scaricato 439 volte.
oppure in formato EPUB (324,30 KB) (vedi anteprima) - scaricato 214 volte..
Lascia un commento.

La Gara 11 - Parole in padella

La Gara 11 - Parole in padella

(febbraio 2010, 50 pagine, 904,84 KB)

Autori partecipanti: Alessandro Napolitano, Arditoeufemismo, Mario, Stefy, Massimo Baglione, Dino, Cosimo Vitiello, Bonnie, Nembo13, Giacomo Scotti, Erika, Manuela, Carlocelenza, CMT, Sphinx, Giuseppe, Miriam, Rita Di Sano, Abigail,
A cura di Pia.
Scarica questo testo in formato PDF (904,84 KB) - scaricato 523 volte..
Lascia un commento.

Gara d'Autunno 2018 - Lettera a Giovanni, e gli altri racconti

Gara d'Autunno 2018 - Lettera a Giovanni, e gli altri racconti

(autunno 2018, 35 pagine, 707,65 KB)

Autori partecipanti: Fausto Scatoli, Ida Dainese, Nunzio Campanelli, Carol Bi, Lodovico, Roberto Bonfanti, Liliana Tuozzo, Daniele Missiroli, Laura Traverso, Tiziano Legati, Draper,
A cura di Massimo Baglione e Laura Ruggeri.
Scarica questo testo in formato PDF (707,65 KB) - scaricato 76 volte.
oppure in formato EPUB (336,32 KB) (vedi anteprima) - scaricato 69 volte..
Lascia un commento.