I gatti di via Olmo

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'inverno 2021/2022.

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Mark B
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I gatti di via Olmo

Messaggio da leggere da Mark B »

leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

Milù, la femmina, se ne stava sul suo divano preferito a sonnecchiare come sempre.
Neos, il maschio, pochi metri più in là faceva altrettanto, sul letto disfatto del mattino.
La casa era piccola ma accogliente. Crocchette a disposizione tutto il giorno e acqua in abbondanza.

Milù era piccola nonostante i suoi otto anni appena compiuti. Nera con striature variegate di color marrone. Rimasta piccina per via della sua indefinita razza, era stata presa appena nata, e aveva cambiato abitazione solo una volta.
Si era abituata ad una casa più grande in passato, da cui poteva perfino uscire. Finché non arrivò il cane.

Neos, al contrario, aveva viaggiato molto. E sofferto. Rosso dal pelo lungo, forse mezzo nobile, era stato abbandonato quand'era ancora un batuffolo. Fu trovato in una pozzanghera da un ragazzo che se lo portò a casa per un pò di anni, fino a quando non se ne sbarazzò tramite un annuncio in cui disse che avrebbe regalato un gatto tremendo, non sopportandolo più.
Neos viveva sempre in casa e non usciva mai. Solo una volta gli era successo di ritrovarsi all'esterno, e per la paura si era rintanato in un angolo del giardino. Passarono diverse ore prima di essere preso e riportato in casa. Dopo quell'esperienza, nemmeno la porta spalancata lo avrebbe convinto a mettere il naso fuori.

Milù amava qualsiasi contenitore in cui infilarsi, soprattutto scatole di cartone e valigie.
Neos amava stare addosso alle persone, letteralmente.
Milù, per gioco, graffiava come quasi tutti i gatti.
Neos era incapace di farlo, e neanche sotto tortura avrebbe estratto gli artigli. Era il gatto perfetto per i bambini, anche quelli più piccoli.
Entrambi erano affettuosi in modo uguale e diverso.

Quando non dormivano, correvano per tutta la casa giocando a inseguirsi per acchiapparsi a vicenda. Facevano a turno. Ma Neos stuzzicava Milù anche quando lei non voleva e se ne stava in disparte a dormire o a farsi gli affari suoi. In cambio, riceveva nell'ordine; una zampata, una soffiata, e una miagolata di disappunto.

Oltre alle crocchette i due felini mangiavano carne. Non appena veniva riempita la ciotola, Neos si fiondava ingurgitando tutto subito e voracemente, incurante di tutto quello che lo circondava. Ci fosse stato del veleno, sarebbe morto all'istante.
Milù era più guardinga. Per un motivo misterioso, tutte le volte sembrava non fidarsi del contenuto della ciotola, comportandosi come un gatto complottista. Prima osservava il compagno mangiare, poi, con la zampina, prendeva un pezzetto piccolo assaggiando poco alla volta.
Finiva sempre dopo e sempre dopo molte ore.

Neos amava stare alla finestra. Spostava la tendina per osservare qualsiasi movimento fuori casa. Di tanto in tanto, un gatto bianco passava di li e si fermava ad osservare Neos. Erano in grado di stare immobili per ore prima di stufarsi. Pareva un duello Western. Neos aveva vissuto in una grande città, e nonostante non fosse mai uscito dalle quattro mura, il rumore delle macchine non lo spaventava. Le aveva sempre viste e forse anche da piccolo, quando fu abbandonato.
Milù, invece, era terrorizzata dal rumore dei veicoli, nonostante un tempo potesse godere della libertà di uscire. La sua vecchia casa in mezzo alla campagna era lontano dalle strade principali, così, quando usciva, si ritrovava sempre in mezzo ai campi dove rimaneva per ore. A volte per giorni.

Milù tra i due sembrava più forte, ma anche lei sapeva essere una coccolona.
Il loro rapporto era di odio e amore, ma si cercavano sempre. L'assenza di uno dei due per la visita dal veterinario, ad esempio, pesava tantissimo su entrambi, e quando accadeva facevano a turno a cercarsi disperatamente per tutta casa.

Un caldo giorno d'estate, Neos scese dal letto e andò a cercare Milù, come consuetudine.
" Hey, che fai? Ti va di giocare un pò?" Chiese lui con gli occhi ancora mezzi chiusi dal sonno.
"Non vedi che sto dormendo? Lasciami in pace. "
Milù gli lanciò un'occhiataccia per cacciarlo via.
"Facciamo che tu scappi e io ti prendo." Neos continuò: "Non ho più sonno ho dormito abbastanza. "
"Facciamo che tu te ne vai e io continuo a dormire. Tu sarai anche riposato mentre io ho del sonno arretrato."
Milù era sdraiata nella sua scatola di cartone, vicino al divano. Neos cominciò a rotolarsi sul pavimento
per grattarsi la schiena e per richiamare l'attenzione dell'amica felina, che lo ignorò girando la testa dall'altra parte.

Dopo aver mangiato qualche croccantino, Neos si stiracchiò le zampe cominciando a girare per casa.
La luce entrava dalla porta finestra ed era una bella giornata di sole. Rimase diverso tempo a osservare il mondo fuori, fino a quando non sentì Milù grattare la sabbia della lettiera.
"Che vuoi ancora? " Disse lei indispettita. "Non riesco a farla se mi guardi, sparisci!"

A metà giornata, dopo aver dormito e giocato, si sdraiarono sul pavimento fresco.
Faceva molto caldo e i due cominciarono a sentire il peso di quelle temperature elevate.
Era soprattutto Neos a mal sopportare l'estate, per via del suo pelo lungo.
"Quando tornano i boss?" Era il nome che i due davano ai proprietari.
"Che ne so! Mica sono in grado di calcolare il tempo. " Rispose Milù.
"Non capisco cosa escano a fare così spesso lasciandoci qui da soli. Cosa credi che facciano là fuori quei due?" Chiese Neos.
"Non lo so e non ne ho idea. L'unica cosa che conta è che ci sia sempre da mangiare e da bere.
Forse vogliono stare lontani da noi a volte, perché non ci sopportano. Credo soprattutto che non sopportino te visto che sei appiccicoso in modo cronico." Milù fece un grande sbadiglio.
"A me piace farmi accarezzare e farmi coccolare, sono fatto così non è colpa mia."
Neos era stato abbandonato, e quando trovò finalmente una fissa dimora e una proprietaria amorevole, imparò anche a miagolare e a fare le fusa.
"Anche a me piace quando mi accarezzano." Ribatté Milù.
"Ma tu sai essere insistente e stucchevole all'inverosimile. E sei anche geloso quando i boss mi dedicano attenzioni. Arrivi sempre a rubarmi il posto come se non ci fossero carezze per tutte due. Ti odio quando fai così. "

Una folata di vento fortissima aprì di colpo la finestra a ribalta. Il rumore fece sobbalzare i due amici pelosi che si guardarono attorno. Milù fu la prima ad accorgersi dello spiraglio che si era creato.
" Si sono dimenticati di chiudere bene quella finestra. Non hanno girato la maniglia era solo appoggiata."
Milù salì osservando da vicino. Si lasciò accarezzare dalla fresca brezza annusando l'aria.
Neos le andò incontro, piano piano. Si fermò ad osservare l'amica dal basso.
" Molto strano, di solito non succede mai."
"Per forza, sono sempre di fretta, non li vedi? Escono ed entrano continuamente, sembrano due schizzati.
È normale essere disattenti quando vai così veloce. Comunque, questa potrebbe essere la nostra occasione, Neos."
"Occasione per cosa? Non farti venire in mente strane idee, ok?" Neos si leccò il pelo per pochi secondi.
"Sei il solito fifone. " Milù continuò convinta: "Non sei curioso di sapere cosa c'è là fuori? Te ne stai sempre alla finestra ore e ore ad osservare." Neos non sembrava convinto.
"Ti sei forse dimenticata che ho paura di uscire? L'ultima volta, che poi è stata anche l'unica, sono rimasto immobile per ore. Non voglio rivivere quei momenti."
"Ma ora ci sono io con te, non devi preoccuparti. So come si fa. Tu stai dietro di me e andrà tutto bene. "

Milù cercò di essere convincente ma Neos rimase perplesso e titubante. Sapeva che lei era più coraggiosa ma non importava. Non voleva farsi contagiare dal suo atteggiamento né tantomeno da quell'idea. Dopo averle provate tutte per convincerlo, Milù giunse ad una decisione drastica.

"Come puoi farmi questo?" Domandò Neos con gli occhi sbarrati e verdissimi. Per un attimo pensò che l'amica avesse voglia di scherzare, ma lei si fermò su quella decisione e tirò dritta per la sua strada.
"Esatto, hai capito bene. Non giocherò più con te se non mi seguirai. "
"Questo è un ricatto bello e buono. Lo sai che ho il terrore di uscire. Cosa pensi di trovare? Ci sono solo pericoli là fuori. Potremmo rimanere schiacciati sotto una macchina, o azzannati da un cane.
Ti piace questa prospettiva?"
Neos era triste perché sapeva che niente avrebbe fatto cambiare idea alla sua compagna di giochi. Quando si metteva in testa qualcosa non c'era modo di farla ragionare. E aveva anche paura a lasciarla andare da sola, perché temeva di non vederla più rientrare, e forse, avrebbe avuto bisogno di lui.
" Stiamo solo un pò, rientreremo prima che tornino i boss. Un giretto qui attorno, niente di più. "
Milù iniziò a strusciarsi sull'amico, convincendolo con le fusa e coi feromoni della felicità.

Erano le tre del pomeriggio quando Milù iniziò a scrutare bene la finestra. Avrebbero dovuti arrampicarsi e aggrapparsi con le unghie per poter uscire, e lo spazio non era molto largo. In più, non c'erano grandi appoggi su cui contare.
"Come faccio a passare da uno spazio così stretto? Forse la tua testa piccolina ci può passare, ma la mia no di sicuro." Neos pronunciò quelle parole come ultimo tentativo disperato di convincere l'amica,
ma lei non si lasciò intimorire.
"Ci passiamo entrambi anche se sembra stretto. Basta che ti allunghi. Sei un gatto o cosa!"
"Ti ripeto che lì la mia testa non ci passa. A meno che tu non voglia vedermi uscire dall'altra parte già stecchito." Neos era sempre più convinto che fosse tutto un grande errore.
"Smettila di frignare! E seguimi."

Furono le ultime parole di Milù, che con un balzo si aggrappò con gli artigli alla tenda della finestra, quella chiusa.
Neos sgranò gli occhi, osservando attentamente le movenze di Milù che con un altro balzo riuscì a rimanere attaccata alla fessura tra le due finestre, tramite le tendine.
Si spinse con le zampe anteriori in avanti cercando punti d'appoggio sul legno, e buttando fuori la testa, non senza fatica, atterrò sul davanzale all'esterno.
Neos stava osservando, attento e impaurito, poiché avrebbe dovuto replicare gli stessi movimenti. Ed era sempre sicuro che la sua testa non sarebbe mai passata al di là di quella maledetta finestra a ribalta.
Milù era sul davanzale e aspettava Neos. Lo chiamò con un miagolio invitandolo a sbrigarsi.
Lui prese coraggio maledicendo tutto. L'attimo in cui quella finestra aveva deciso di aprirsi, il forte vento che l' aveva permesso, i boss che si erano dimenticati di chiuderla bene, Milù e la sua pazza idea.

Si aggrappò alla tendina, e rimase immobile incapace di muoversi.
Milù, da fuori, lo coordinava spiegandogli tutti i movimenti necessari.
Neos ascoltava, con la coda gonfia di paura.
Quando si ritrovò appeso nella fessura tra le due finestre, cercò di buttare fuori prima la testa. Non passava.
"Non riesco è uno spazio troppo piccolo." Disse lui spaventato.
" Gira quella testa, fai qualcosa! Non è più grande della mia è solo più pelosa."
Milù era decisa, ma preoccupata che l'amico non ce l'avrebbe fatta.
Neos si spinse con tutta la forza che aveva nelle zampe, e ruotando la testa riuscì con molta più fatica a uscire.
Cadde sul davanzale franando addosso a Milù, che però non si arrabbiò, contenta del successo dell'amico.
Neos si guardò indietro ancora più spaventato.
"Come faremo a rientrare senza avere le tendine a cui aggrapparci?"
Milù non aveva pensato a questo. Osservò la finestra e poi Neos, con un pò di imbarazzo.
"Quando torneremo troveremo un modo. Tranquillo."

I sentimenti dei due erano l'esatto opposto. Lei eccitata, lui terrorizzato.
Decisero di scendere insieme sui gradini che portavano all'ingresso della casa. Da lì sarebbe stato facile risalire sul davanzale e rientrare, problema delle tendine a parte. A qualche metro c'era il cancello, fuori la via stretta del borgo, a senso unico e leggermente in salita, dove transitavano le macchine.

Non appena le loro zampette toccarono i gradini in sasso, una luce abbagliante li travolse per pochi secondi.
Neos aprì i suoi occhi verdi per primo. E si accorse subito che qualcosa non andava.
Non osservava più il mondo da un 'altezza di pochi centimetri, com'era abituato,.
Il suo sguardo era fissato a più di un metro e cinquanta, e soprattutto, stava in piedi su due zampe, o meglio, due gambe, proprio come quelle dei boss.
Milù, rannicchiata di fianco a lui, aprì gli occhi un attimo dopo e lo guardò cacciando un urlo.
"Che diavolo è successo? Perché sei completamente nudo?" Chiese lei agitata.
"Potrei dire la stessa cosa! Non so se ti sei vista. Forse è più importante chiedersi come mai ci siamo trasformati in una specie di Adamo ed Eva."
"Chi sono Adamo ed Eva?" Chiese ancora Milù scrutando sè stessa nuda.
"Non saprei." Disse Neos perplesso. "A dire il vero la frase mi è uscita così, senza pensarci."
Avevano entrambi l'aspetto di due ragazzi, all'incirca della stessa età. Neos, pelle pallida e capelli rossi.
Milù più mediterranea e capelli scurissimi.
"Non possiamo andare in giro nudi! Le persone non vanno in giro nude!"
"I boss a volte sono nudi." Disse Neos guardandosi le mani.
"Di certo non fuori casa! Stupido che non sei altro. Li hai mai visti uscire di casa senza vestiti?"

Una donna si affacciò sul balcone di casa sua, aveva una cesta piena di panni da stendere.
Quando si accorse che due ragazzi nudi gli davano le spalle, si mise a sbraitare.
"Chi siete voi? Disgraziati che non siete altro! Non avete il minimo pudore? Vergognatevi e andatevene immediatamente o chiamo la polizia."
Milù e Neos si girarono di scatto strabuzzando gli occhi. Rimasero senza parole di fronte alla donna che li aveva sorpresi. Non pensarono nemmeno a come giustificarsi, per non passare per pazzi.
Scattarono di colpo come centrometristi e uscirono dal cancello.
La donna tirò fuori il telefono dalla tasca e digitò un numero.
I due nuovi ragazzi correvano a perdifiato. Neos era davanti e ogni tanto si girava per controllare se l'amica tenesse il passo. Incrociarono alcune persone, ciclisti e corridori in tenuta sportiva, persino qualche anziano.
Tutti reagirono con insulti e imprecazioni. Milù e Neos correvano così forte da non sentire nulla, se non la fatica e il caldo. Alcuni gatti qua e là si bloccarono di colpo per poi dileguarsi alla svelta al loro passaggio. Era una corsa senza destinazione, cercavano solo di nascondersi da qualche parte per guadagnare tempo e capire il da farsi. Speravano che la signora avesse bleffato sul fatto di chiamare la polizia, e che fosse solo un modo per farli allontanare.
Ad un certo punto Neos si fermò. Nel deserto di una stradina di paese come tante, notò un sentiero alla sua sinistra dove correre sarebbe stato ancora più arduo a causa del fondo,  poiché avevano smarrito le loro zampette pelose e i morbidi cuscinetti sotto di esse. Si guardarono e con un cenno d'intesa, senza bisogno di parole, imboccarono il sentiero, accompagnati solo dalla paura e dell'ignoto.

Si fermarono dopo qualche centinaia di metri, esausti, in un piccolo prato vicino a una cascina.
All'ombra sotto un albero, si sdraiarono per riprendere fiato.
"Mi fanno male i piedi." Disse Milù piagnucolando verso il compagno di viaggio.
"Anche a me. E tutto questo per la tua idea stupida di voler uscire." Neos parlò in modo severo ma senza essere arrabbiato.
La tranquillità di quel posto non lasciava presagire nessun incontro spiacevole.
"Voglio solo tornare a casa, sdraiarmi sul divano e stare al sicuro. Mi dispiace di averti convinto a fare questa cosa." Milù prese la mano di Neos e lo guardò con gli occhi lucidi.
"Quello che è successo è passato. Ora dobbiamo capire come fare a tornare, diciamo, nei nostri panni.
Se ci trovassero così potremmo passare dei guai." Neos guardò Milù sorridendo.
"Potremmo tornare a casa e aspettare che arrivino i boss, spiegare a loro quello che è successo, avranno sicuramente una soluzione. Dopotutto, dipendiamo da loro."
Neos scoppiò a ridere.
"E vorresti dirgli che siamo usciti dalla finestra trasformandoci in essere umani? Così si che passeremo noi per schizzati. Chiamerebbero la polizia all'istante. No non se ne parla. Dobbiamo risolvere questo problema da soli.

Il caldo era torrido e i due si rannicchiarono in un angolo del prato, ancora più nascosti. Si addormentarono. Arrivò la sera a portare un pò di fresco, insieme a un cielo stellato.
Verso mezzanotte, Neos aprì gli occhi, mentre Milù di fianco a lui stava ancora dormendo.
Sentì dei fruscii o qualcosa di simile sull'erba. Nonostante tutto, aveva ancora un udito felino.
Il prato era cosi illuminato dalle stelle che non fece fatica a riconoscere una sagoma intenta ad avvicinarsi a loro. Il gatto bianco, che era solito vedere dalla finestra, gli andò incontro nella notte coi suoi occhioni luccicanti. Si fermò a fissarli come solo un gatto sa fare.
"Non dovreste stare qui voi due. Avete una casa in cui tornare."
Neos non poteva credere, nella sua nuova condizione, di riuscire a sentir parlare il gatto bianco.
"Come faremo a tornare? Abbiamo troppa paura a muoverci da qui, non sappiamo cosa ci aspetta e forse qualcuno ci sta cercando per farci del male."
Milù si svegliò proprio in quel momento, sentendo l'amico. Il gatto bianco si rivolse a entrambi.
"La magia che vi ha portato qui, allo stesso modo vi farà ritornare. Dovete solo fidarvi di me, e seguirmi."

Il gatto bianco, con un miagolio, richiamò l'attenzione di altri cinque compagni a quattro zampe che arrivarono di corsa per scortare Milù e Neos verso casa.
La notte era ormai profonda e la via del ritorno deserta. In quell'angolo tranquillo di mondo, sembrava essere sceso un silenzio quasi sacro. Arrivati davanti al cancello, gli altri gatti controllarono la situazione per poi entrare e mettersi a stella come in un rituale.
Il gatto bianco, entrò e salì sul davanzale della finestra ancora aperta. I boss non erano ancora rientrati a casa.
Milù e Neos si avvicinarono al davanzale con lo sguardo stranito e spaventati.
"Afferrate la mie zampe." Il gatto bianco si alzò in piedi sospeso sulle sue zampette posteriori. Milù chiese a Neos se stessero sognando.
" Non c'è tempo, sbrigatevi!" I due ragazzi fecero come gli era stato ordinato.
Un'altra luce bianca accecò i loro occhi per pochi secondi, e quando li riaprirono furono di nuovo Milù e Neos.
Si annusarono a vicenda facendo le fusa.
"Ora tocca a voi." Disse Il gatto bianco congedandosi dai due. Saltò giù dal davanzale e se ne andò insieme agli altri gatti di via Olmo.
Neos, aveva il terrore che la sua testa non sarebbe più passata da quello spiraglio. Milù lo incitò polemizzando come al solito. Non senza difficoltà, rientrarono.
Una volta dentro, si strafogarono di crocchette dalla fame che avevano.

Quando I boss rincasarono,  il giorno dopo, trovarono la finestra aperta. Si spaventarono ma solo per un attimo. I due amici pelosi stavano sonnecchiando beatamente, l'una sul solito divano, l'altro sul letto disfatto.
Di rado, capitò ancora che quella finestra si aprisse per il vento. Milù si avvicinava sempre curiosa, annusando l'aria. Neos, ogni volta, la guardava preoccupato. E lei, ogni volta, si girava verso di lui, miagolando e sussurrandogli;
"Ti va se giochiamo un pò? Facciamo che io scappo e tu mi prendi..."













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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

simpatica fiaba vista e vissuta con occhi diversi, cioè dei gatti.
ci sono parecchie osservazioni da fare: la formattazione è da rivedere, svariate d eufoniche da togliere, alcune ripetizioni di troppo. faccio un esempio: "Finiva sempre dopo e sempre dopo molte ore." cambia le parole, è meglio.
la storia in sé non è granché, dal mio punto di vista, però con una bella revisione e qualche asciugatura può diventare una gradevole lettura
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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I gatti di via Olmo

Messaggio da leggere da Mark B »

Grazie per l'attenzione e la lettura. Sono ancora in fase di apprendimento, e cerco di migliorare sempre ma non è detto che riesca. Sinceramente non mi sembra di aver usato troppe "ripetizioni", e nel caso della frase da lei citata, credo addirittura di averla letta in vari testi. Ma se è un errore tecnico ne prendo atto. Mi fa piacere che abbia apprezzato, almeno un pochino. Saluti.
ElianaF
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Re: I gatti di via Olmo

Messaggio da leggere da ElianaF »

Buongiorno Mark, ho visto che hai dato un voto al mio racconto "Come una favola", ma manca il tuo commento (di almeno 200 battute) e senza di quello il tuo voto non è valido e il tuo racconto (se tu non esprimi almeno un commento valido!) non entra in gara.
RobertoBecattini
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Messaggio da leggere da RobertoBecattini »

Confesso che sono stato indotto alla lettura dal titolo, in quanto appassionato di gatti. Che dire: a mio avviso la descrizione iniziale dei due protagonisti è troppo lunga, andrebbe asciugata. Il racconto diventa interessante nel momento in cui escono, là in effetti sono rimasto abbastanza sorpreso dalla trasformazione, sebbene non sia una soluzione originale, l'hai apparecchiata bene. Il ritorno quasi immediato tarpa un po' le ali a numerose possibilità date da personaggi felini in corpore umano), cosa che potresti approfondire per un racconto lungo o chissà, un romanzo. Insomma, c'è del potenziale nella storia, ma così com'è non mi ha entusiasmato. Qualche refuso e attenzione ai dialoghi, in un punto non ho capito chi parlava. Probabilmente ciò è dovuto all'impostazione del paragrafo. Nel complesso piacevole.
RobediKarta
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I gatti di via Olmo

Messaggio da leggere da Mark B »

La ringrazio per la lettura e per aver in parte apprezzato. Parto dai refusi che, purtroppo, sono presenti credo in tutti i miei racconti e infatti provvederò a sistemarli. Il più imperdonabile qui è alla fine con "capitò ancora" invece di "capitava ancora" . La descrizione dei protagonisti mi sembrava appropriata perché, volendo essere una sorta di fiaba per bambini, nell'ottica di leggere questo testo, appunto, ai bambini, credo sia importante una introduzione di questo tipo. La fase finale è vero, può sembrare frettolosa, ma sempre per il discorso della fiaba, ho ritenuto inutile dilungarmi troppo . Non credo si adatti a un romanzo ma è solo una mia opinione. Trovare un'idea originale al giorno d'oggi credo sia impresa difficile se non impossibile, a meno che uno non sia un genio o di un altro pianeta. E io non sono né l'uno né l'altro, purtroppo ;-)...cordialmente la saluto e la ringrazio di nuovo per la sua attenzione. Viva i gatti!
Mariovaldo
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Re: I gatti di via Olmo

Messaggio da leggere da Mariovaldo »

I gatti, che animaletti interessanti! Bisogna viverci insieme per capire quanto siano , a loro modo, intelligenti e capaci di sorprenderci. Tu evidentemente lo hai fatto, e la tua descrizione dei caratteri e delle abitudini dei tuoi protagonisti lo dimostrano. Sinceramente, ho apprezzato piu' la prima parte, dove tratteggi i caratteri, che la seconda, non male come spunto narrativo mo, a mio modesto parere, non ben sintonizzata con la parte iniziale. Comunque un buon lavoro nel complesso, bravo.
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Messaggio da leggere da Domenico Gigante »

Una favola piacevole, che potrebbe essere leggermente accorciata per diventare un bel racconto per bambini con illustrazioni. Ci aggiungerei una morale semplice e lo proporrei come libricino a sé. A mio giudizio potrebbe funzionare. Ha tutte le caratteristiche per una lettura dell'infanzia. E non è un modo di declassarlo. Tutt'altro!
Vorrei essere il mare che si muove per rimanere se stesso e più di tanto non lo sposta il vento. Fragile ma tenace.
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Roberto Bonfanti
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

La storia è simpatica e, al netto dei refusi già evidenziati (e qualcun altro: po', centometristi…), scritta correttamente. Pero, anche vista come una fiaba per bambini, non mantiene quello che promette, secondo me.
L'idea della trasformazione è interessante ma poco sfruttata, ci sarebbero mille avventure possibili per i due gatti umanizzati, invece non succede quasi niente. Anche la magia è un po' fine a se stessa; perché accade? Chi è il gatto bianco? Ci sono buone potenzialità, andrebbe sviluppata.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
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Messaggio da leggere da Marino Maiorino »

Mi piace, molto, nonostante il filo conduttore della trama. No, non detesto i gatti, ma credo che ci sia ancora tanto da dire sulle persone, prima di entrare nei panni dei nostri amici a quattro zampe.
Episodicamente sono incerte ortografia e punteggiatura, ma niente di terribile.
Mi manca assai di più una ragione per ciò che accade: amo magia e fantasia, e le rispetto, mi è difficile sfiorarle senza avere un perché. I nostri amici pelosi sono magici? Vivono avventure che non immaginiamo mentre non siamo a casa? Meh!
«Amare, sia per il corpo che per l'anima, significa creare nella bellezza» - Diotima

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A cura di Massimo Baglione.
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Alcuni esempi di nostri libri autoprodotti:


Vivere con 500 euro al mese nonostante Equitalia

Vivere con 500 euro al mese nonostante Equitalia

la normale vita quotidiana cosí come dovrebbe essere

Nota: questo libro non è derivato dai nostri concorsi ma appartiene a un amico "speciale" dell'Associazione culturale.
Vi voglio dimostrare come con un po' di umiltà, di fantasia e di buon senso si possa vivere in questa caotica società, senza possedere grandi stipendi e perfino con Equitalia alle calcagna. Credetemi: è possibile, ed è bellissimo!
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L'Animo spaziale

L'Animo spaziale

Tributo alla Space Opera

Nota: questo libro non è derivato dai nostri concorsi ma appartiene a un amico "speciale" dell'Associazione culturale.
L'Animo Spaziale è un tributo alla space opera. Contiene una raccolta di racconti dell'autore Massimo Baglione, ambientati nella fantascienza spaziale. Un libro dove il concetto di fantascienza è quello classico, ispirato al Maestro Isaac Asimov. La trilogia de "L'Animo Spaziale" (Intrepida, Indomita e Impavida) è una storia ben raccontata con i giusti colpi di scena. Notevole la parentesi psicologica, in Indomita, che svela la complessa natura di Susan, elemento chiave dell'intera vicenda. "Intrepida", inoltre, ha vinto il primo premio nel concorso di letteratura fantascientifica "ApuliaCon 2006" (oggi "Giulio Verne"). I racconti brevi "Mr. Sgrultz", "La bottiglia di Sua Maestà" e "Noi, sorelle!" sono stati definiti dalla critica "piccoli capolavori di fantascienza da annoverare negli annali.
Di Massimo Baglione.
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Un passo indietro

Un passo indietro

Nota: questo libro non è derivato dai nostri concorsi ma appartiene a un amico "speciale" dell'Associazione culturale.
Il titolo di questo libro vuole sintetizzare ciò che spesso la Natura è costretta a fare quando utilizza il suo strumento primario: la Selezione naturale. Non sempre, infatti, "evoluzione" è sinonimo di "passo avanti", talvolta occorre rendersi conto che fare un passettino indietro consentirà in futuro di ottenere migliori risultati. Un passo indietro, in sostanza, per compierne uno più grande in avanti.
Di Massimo Baglione.
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