Occupare spazio, liberare spazio

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'inverno 2025/2026.

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Giuseppe Gargano
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Occupare spazio, liberare spazio

Messaggio da leggere da Giuseppe Gargano »

leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

La mia prima volta in quel ristorante, ero insieme a un gruppo numeroso, composto da amici e familiari. Era per un compleanno? Per un anniversario? Non ricordo. Sicuramente si trattava di un’occasione speciale, visto l’ambiente lussuoso, tanto da pensare che non mi sarei potuto permettere di tornare ancora in un posto del genere.
Finito il pasto e chiesto il conto, tutti i commensali, tra cui mia moglie ed i miei genitori, si erano alzati da tavola, compreso me.
Nell'attesa, mia madre, come era solita fare sin da quando ero piccolo, mi aveva passato delle banconote senza farsi vedere dagli altri... un'abitudine dura a morire, anche con un figlio non più bambino. "Pensa tu al conto", mi aveva detto ed io, vedendo che quest'ultimo tardava ad arrivare, avevo ripreso posto al tavolo, stufo di stare in piedi.
Dopo qualche altro minuto di attesa, mi si era avvicinata una figura pallida, minuta, con indosso pantaloni eleganti e gilet, entrambi neri, una camicia bianca ed al collo un cravattino.
Era un uomo dal portamento elegante, piuttosto avanti negli anni, magro, con qualche grinza agli angoli degli occhi e della bocca.
Gli avevo sorriso, annuendo, in attesa che mi porgesse il blocchetto in cuoio sul quale avevo già visto portare il conto agli altri tavoli. L’uomo aveva ricambiato il mio sguardo con espressione costernata: “signore”, mi aveva detto, allargando le braccia con un inatteso gesto di frustrazione, “bisogna liberare il tavolo!”.
“Sto aspettando il conto”, gli avevo risposto, paziente.
Il suo atteggiamento era cambiato all’istante, lasciando spazio a qualcosa che poteva dirsi a metà tra sorpresa ed imbarazzo, le quali si erano tramutate altrettanto rapidamente in cortesia artificiale, con notevole sforzo da parte dell'ometto, che mi aveva riservato la più servile delle occhiate e con fare autoritario si era guardato intorno, in cerca di un suo sottoposto da redarguire per la lentezza nel servirmi.
Mia moglie, che aveva osservato la scena da lontano, mi si era avvicinata per dirmi: “sei proprio scemo. Quando ti è stato detto di liberare il tavolo avresti dovuto chiedere scusa ed andartene!”.
“E far vivere i miei con l’onta di essere fuggito dal ristorante di loro fiducia senza pagare il conto?”, risposi. “Giammai! Certo, qui non tornerò mai più”.

E invece…

Il trascorrere del tempo aveva visto il ristorante cambiare gestione in numerose occasioni.
Il locale, però, restava lo stesso, sopravvissuto al ciclico avvicendarsi di personale e titolari, oltre che dei vari clienti di fiducia, anche di quelli più inossidabili.
Io, allo stesso modo, anche se più vecchio ogni anno, restavo lo stesso, sopravvissuto, prima di ogni cosa (come non mancavo mai di sottolineare a chiunque raccontassi quella storia), all’ometto del conto.

Un giorno, mentre sedevo a quello che per abitudine era inaspettatamente (soprattutto per me) divenuto il "mio" tavolo, mi si avvicinò una figura dai lunghi capelli neri, in netto contrasto con il pallore del suo viso, incorniciato da ciocche ribelli. Era minuta, con indosso un paio di jeans e una canotta dello stesso colore dei capelli, una giacca a vento bianca ed al collo quella che sembrava una croce dalla forma insolita, con le braccia che si ispessivano verso l’esterno e la sommità arrotondata nella forma di una goccia capovolta.
Non so come, ma seppi di chi si trattava non appena i nostri sguardi si incrociarono, così le sorrisi, annuendo, pur sorpreso di trovarmi davanti quella che, con entrambe le mani affondate nelle tasche dei pantaloni, diversamente da come me l’aspettavo, sembrava una ragazzina intenta a bighellonare dopo aver bigiato un giorno di scuola.
Lei ricambiò il mio sguardo con espressione costernata: “signore”, mi disse, allargando le braccia con un inatteso gesto di frustrazione, “bisogna fare posto!”.
“Sto aspettando il conto”, le risposi.
Batté le palpebre un paio di volte, fingendosi sorpresa e drizzando la schiena, poi si mise una mano sul fianco e assunse una posa istrionica, declamando con tono grave: “allora, mio signore, mi segua; provvederò personalmente a fornirle il conto!”. Poi si guardò intorno, fingendo, con aria complice, di essere in cerca di un suo sottoposto da redarguire per la lentezza nel servirmi.
Scoppiai a ridere, mentre colei che avevo sempre immaginato come una nera signora dal lungo sudario mi tendeva la mano. “Andiamo, cialtrone”, mi disse, cercando di trattenere le risate ed invitandomi a seguirla verso ciò che mi era ancora ignoto.
Ultima modifica di Giuseppe Gargano il 24/12/2025, 10:13, modificato 4 volte in totale.
Vittorio Felugo
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Messaggio da leggere da Vittorio Felugo »

Un bel racconto, con finale a sorpresa, anche se il riferimento alla nera signora dal lungo sudario, a mio parere, andava posticipato per non spoilerare la morale conclusiva. Dopo tutto, prima o poi a tutti noi toccherà ''pagare il conto'': la speranza è che non sia troppo salato.
Mi è piaciuto molto, darei il voto massimo, ma manca il sondaggio. …
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Giuseppe Gargano
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Re: Occupare spazio, liberare spazio

Messaggio da leggere da Giuseppe Gargano »

Sondaggio creato... ero davvero impaziente di pubblicare il racconto...
Morte ha ragione: sono un cialtrone!

P.S. Ho modificato il contenuto in modo da rivelare chi è la ragazzina solo alla fine, come suggerito. Forse quel "diversamente da come me l'aspettavo" va migliorato un po', ci devo pensare.
Ultima modifica di Giuseppe Gargano il 22/12/2025, 12:46, modificato 1 volta in totale.
Macrelli Piero
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Messaggio da leggere da Macrelli Piero »

In una prima lettura non avevo compreso il testo, poi leggendo i commento l'ho riguardato con un nuovo spirito. Il racconto può dirsi finito e completo, ma potrebbe essere allungato un po' in attesa della rivelazione finale. Bello.
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FeliceF
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Messaggio da leggere da FeliceF »

Buonasera.
L'unica cosa che non mi convince è il fatto che, all'inizio, lui rimanga seduto al tavolo da solo. Non so se da qualche parte, in Italia, si usa fare così, ma non è la pratica che sono solito vedere nei ristoranti: di solito, chi vuole pagare chiama il cameriere, in modo che il conto arrivi a lui e non ad altri, oppure se ne va di soppiatto in cassa.
Tolto questo dettaglio, devo dire che mi sembra un racconto ben costruito. Ad una prima lettura non ho notato refusi, la grammatica e il costrutto viaggiano senza intoppi. La trama è lineare e il colpo di scena arriva l momento giusto.
Mi piace parecchio.
Non metto ancora il voto, mi riservo di passare più avanti, se apporterai qualche "abbellimento".
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Giuseppe Gargano
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Re: Occupare spazio, liberare spazio

Messaggio da leggere da Giuseppe Gargano »

Sono d'accordo con i tuoi commenti sulla scarsa credibilità della fase di ritiro del conto, ma la storia che narro nell'incipit è accaduta davvero.

I miei avevano offerto la cena a tutti e mia madre, per qualche ragione, mi passò i soldi con la stessa tecnica con la quale capita che un parente (generalmente una nonna) ti rifili una banconota di nascosto dagli altri. E' una cosa che fa ancora, adesso che ho 45 anni.

In quell'occasione i soldi erano destinati a saldare il conto. Mi ero alzato anche io dal tavolo insieme agli altri, ma il conto tardava ad arrivare, così mi sono riseduto.
Il resto si è svolto proprio come l'ho raccontato.
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FeliceF
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Re: Occupare spazio, liberare spazio

Messaggio da leggere da FeliceF »

Giuseppe Gargano ha scritto: 23/12/2025, 18:14

In quell'occasione i soldi erano destinati a saldare il conto. Mi ero alzato anche io dal tavolo insieme agli altri, ma il conto tardava ad arrivare, così mi sono riseduto.
Ti consiglierei di inserirlo anche nel racconto, per dare maggiore coerenza: fa parte di quei possibili abbellimenti che rendono un racconto da molto bello a eccellente, a mio avviso.
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Giuseppe Gargano
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Re: Occupare spazio, liberare spazio

Messaggio da leggere da Giuseppe Gargano »

Ho inserito anche quel piccolo dettaglio. Forse va affinato ancora, mi da' l'impressione di appesantire un po' quel passaggio, ma per ora, che ne pensate?
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FeliceF
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Re: Occupare spazio, liberare spazio

Messaggio da leggere da FeliceF »

Per me va meglio così.
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Commento: Occupare spazio, liberare spazio

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

Uso della d eufonica anche quando non sarebbe da utilizzare.
Eh! Si. Prima o poi bisogna fare posto, anche se i giovani che dovrebbero occuparlo preferiscono fuggire altrove, abbandonando noi vecchi a gestire una situazione che non ci spetterebbe. Il conto, invece, quando sarà il momento, lo pagheremo lassù, e sarà incontestabile e definitivo.
L'idea è buona. Non so dire quanto sia originale, ma comunque efficace.
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Valeria Rizzi
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-
Ultima modifica di Valeria Rizzi il 02/01/2026, 17:24, modificato 2 volte in totale.
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Messaggio da leggere da Valeria Rizzi »

Racconto ben fatto, facile da leggere e da capire, scorrevole. Che aggiungere... È un tema che riguarda ognuno di noi e credo che tutti vorremmo un passaggio così calmo e tranquillo con un conto non troppo salato.
Ultima modifica di Valeria Rizzi il 02/01/2026, 17:51, modificato 1 volta in totale.
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Giuseppe Gargano
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d eufonica

Messaggio da leggere da Giuseppe Gargano »

Provo a cimentarmi nel citare i passaggi "incriminati".

"tutti i commensali, tra cui mia moglie ed i miei genitori"
diventerebbe
"tutti i commensali, tra cui mia moglie e i miei genitori"

"mi aveva detto ed io, vedendo che quest'ultimo tardava ad arrivare"
non cambierebbe

"una camicia bianca ed al collo un cravattino"
diventerebbe
"una camicia bianca e al collo un cravattino"

"qualcosa che poteva dirsi a metà tra sorpresa ed imbarazzo"
diventerebbe
"qualcosa che poteva dirsi a metà tra sorpresa e imbarazzo"

"E invece…"
Questo lo lascerei così.

"con indosso un paio di jeans e una canotta"
Anche questo non lo cambierei

"una giacca a vento bianca ed al collo quella che sembrava una croce dalla forma insolita"
diventerebbe
"una giacca a vento bianca e al collo quella che sembrava una croce dalla forma insolita"

"poi si mise una mano sul fianco e assunse una posa istrionica"
qui forse ce l'avrei messa
"poi si mise una mano sul fianco ed assunse una posa istrionica"

Devo confessare di essermi lasciato guidare dal suono della frase, piuttosto che dalle regole ma, ora che l'argomento è stato tirato in ballo, mi sembra quasi che eliminare la famigerata "d" sia la cosa migliore da fare.
A parte, ovviamente, studiare la grammatica... :oops:
Ultima modifica di Giuseppe Gargano il 03/01/2026, 14:13, modificato 1 volta in totale.
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FeliceF
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Re: d eufonica

Messaggio da leggere da FeliceF »

Giuseppe Gargano ha scritto: 02/01/2026, 17:27
A parte, ovviamente, studiare la grammatica... :oops:
No, se la mettiamo su questo piano, proprio no...
Se mi dici: no alla "d" eufonica perché in questo sito è richiesto di non utilizzarla, ok ma se metti in ballo la grammatica, fermiamoci un attimo e diamo voce a chi ne sa di più, ovvero ai Cruscanti.
Ti rispondo con un mio appunto ad un testo d'esame universitario, riportato qualche tempo fa anche su questo sito:ù

La “d” eufonica può venire utilizzata anche laddove la lettera della congiunzione incontra una parola iniziante con una vocale diversa da sé estesa, forte del fatto che non è da considerarsi un errore. La dottoressa Raffaella Setti, della Redazione Consulenza Linguistica dell’Accademia della Crusca, si esprime, difatti, citando sì lo storico della lingua Bruno Migliorini, per consigliarne una limitazione nell’uso, ma utilizza il condizionale, quando ricorda che “l’uso dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale” ed aggiunge, inoltre, che “dobbiamo comunque tener presente che la d eufonica non è un elemento posticcio, ma trova la sua origine nella struttura originaria delle due parole interessate che in latino erano et e ad.”
Negli ultimi decenni, la tendenza di molte case editrici è stata quella di muovere una guerra senza quartiere contro la “d” eufonica, anche laddove la consiglia il Migliorini, generando, a mio personalissimo avviso, un impoverimento della musicalità e dell’’espressività della lingua italiana. Il rigoroso utilizzo di questo retaggio della latinità vuole essere una forte presa di posizione a difesa di una libertà di espressione che tenga conto delle radici della nostra amata lingua.
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Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Ciao, hai trattato l'argomento, pur non facile, con molta delicatezza, ironia, e con un lieto fine, (vista l'inesorabilità del tema esposto, nel senso che a tutti, al giro, tocca...). E ci sarebbe veramente da augurarci un passaggio così soft, come quello che hai descritto nel tuo bel racconto. Altro valore del tuo scritto è, secondo me, il fatto che sia di facile lettura: non pesante ne ripetitivo.
Stefano M.
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Messaggio da leggere da Stefano M. »

Francamente il senso del racconto mi sfugge abbastanza... Sì, certo, lo posso intuire, ma mi sembra fin troppo velato per poter darmi certezza di ciò che sto pensando. Per il resto, il testo è abbastanza scorrevole e scritto in modo naturale, con un buon tempismo. La seconda parte ricalca volutamente la prima, e la trovo una buona idea. Per contro, però, non l'ho trovato particolarmente emozionante. Per questo assegno voto 3.
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