Piccola antologia di un paese senza nome

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'inverno 2025/2026.

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Athosg
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Piccola antologia di un paese senza nome

Messaggio da leggere da Athosg »

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Strade vuote, qualche passante solitario teme l’attacco concentrico dei maranza, l’ha sentito alla tv di quel fenomeno che ai bambini diceva “Hai sei anni? Io alla tua età ne avevo sette.”
Polvere di polvere, non c’è fantascienza che può superare le luci opache di un cimitero sul calar della sera.
Qualche luce natalizia, un albero illuminato alla moda di qualche anno fa ( la tecno non è progredita), il posticino romantico ti offre la pizza gourmet e intanto il tempo passa sulla nostra pelle.
Qualunque cosa noi crediamo non rifletterà mai la realtà che troveremo. Immaginifica, dogmatica, surreale.
Io ascolto le voci silenziose che arrivano a spezzoni, quando gli spiriti si confidano in quella luce eterna senza volto, mentre una lacrima spunta per domani, sperando che sia un giorno migliore.
Se Papa Francesco sperava che l’Inferno fosse vuoto, per contrappasso ascoltiamo le voci dei morti, spiriti liberi slegati dalla vita passata.
Si aprano le danze, con la confidenza dello spirito di un uomo chiamato Giuan Suteramort.


Pietro Benassi

Pala e piccone,
per scavare centinaia di fosse.
Ero istituzione in paese,
il becchino
da tutti rispettato,
conosciuto
come Giuan Suteramòrt.
Me ne sono andato
ancora forte,
settant’anni e poco più,
un colpo secco al cuore
mentre scavavo una fossa.
Non sapevo che fosse proprio la mia.
Ora che sono spirito
vedo
la dolcezza della vita
come in un film di Wong Kar-Way.
Noi siamo ovunque.
Ci vedrete tra le fronde degli alberi,
nel vento che scompiglia,
nel sole che acceca,
in ogni lacrima che tocca terra.
Ma non tremate,
non ci sono spiriti maligni
in questo cimitero.
La morte ci rende tutti più umani.


Licia Magri

Un tumore al polmone
mi uccise in tre giorni.
Al mio funerale,
sul piazzale della chiesa
gremito di persone,
una donnina secca e raggrinzita
teneva la mano sulla bara,
urlando al cielo
il suo dolore infinito.
Perché
Dio
me l’hai strappata
così giovane?
Gridava disperata
il suo senso di ingiustizia.
Piangevano tutti.
Quella donnina,
sola e ferita,
era mia madre.


Marco D’Anna

Una domenica di maggio
guardavo
i bambini giocare.
Era tutto un fermento
di grida di piccoli,
di mamme e papà.
Di gioia e fermento.
Ed io, solo, mi ritrovai
che non avevo nulla da fare.
Mi avvicinai al parapetto
avvolto in una densa noia cosmica,
la solita luce spenta,
scavalcai veloce
mi buttai giù all’indietro.
Un volo di quaranta metri
che sembrava non terminasse mai.
Non so quale fu
la parte del mio corpo
a impattare per prima
sulla terra.
Forse la testa.


Roberto Giarda

Mi hanno sempre chiamato Robertino.
Non tanto per la mia altezza non eccelsa
ma per qualcosa di più profondo
che non ho mai capito.
Alcuni mi chiamavano così
direttamente,
in faccia,
altri li sentivo bisbigliare
alle spalle
quel terribile vezzeggiativo.
Robertino!
Passarono gli anni.
Con le prime rughe
quella brutta abitudine
divenne un ricordo,
e ritornai ad essere Roberto.
Avevo scalato le gerarchie
finalmente.
O meglio, lo credevo,
visto che su questa lapide
mio figlio,
credendo di onorare
il mio nome,
tra parentesi
ha riportato ancora
Robertino!


Olindo Corsi

Sono arrivato qui
dopo una vita morigerata.
Casa e lavoro,
andavo in pizzeria
una volta all’anno,
sempre da solo,
per risparmiare più che potevo,
pensavo al futuro, non si sa mai.
Nel mondo di mezzo,
quello degli umani
che vengono a trovarci
e non pregano mai,
mi hanno eletto
come il più ricco del cimitero.
Tanti passano davanti
e mi danno del coglione.
Io non posso farci nulla,
se non meditare sul passato
e ricordare le parole
del Qoelet:
Il sole sorge e tramonta,
i fiumi scorrono al mare
ma non si riempiono,
niente di nuovo sotto il sole.


Cesare Sormani

Dopo una vita
dedicata al lavoro,
a mia moglie
e ai miei adorati quattro figli,
sono andato in pensione
credendo di potermi godere
tutto ciò che avevo costruito.
Purtroppo il fato
e i limiti del nostro corpo
mi ha fatto ammalare
di un male crudele e inesorabile.
Me ne sono andato
con la tristezza nel cuore,
perché ho dovuto lasciare
tutto il bene che mi circondava.
Cosa mi sento di dire
all’umanità tutta?
Una sola frase,
quella incisa sulla mia tomba:
amate la vita.


Aldo Buitan

Nascita
matrimonio
figli
nipotini
pensione
camposanto.
Ritmo tribale,
sangue a sangue,
corda al collo.
Dopo i nipotini,
quando i miei sogni
erano come
bolle di mercurio
sparse su di un vetro opaco,
mi abbeverai
alla fonte imperitura
del cinismo
tanto che,
quando giunse il mio momento,
lasciai questo mondo
con un ghigno mefistofelico.


Rosetta Ferrario

Quell’olmo ha visto
i miei passi da piccina
con la mamma
che mi teneva per mano.
Mi ha visto passare
ragazzina spensierata,
donna volitiva,
madre felice,
poi nonna imbiancata
nel magico circo della vita.
Vecchissima novantenne
con l’artrite galoppante
lo guardavo dalla finestra
sempre giovane e svettante.
Poi una mattina
puff...sparito!
Abbattuto
senza grazia
per lasciare spazio
a un supermercato,
come già ce ne fossero pochi.
Il giorno dopo,
non per questo fatto
ma la coincidenza è sospetta,
me ne andai anch’io.


Libero Dori

Quel giorno erano in quattro
a stringermi nell’angolo
dietro consiglio del padrone.
Piccole iene
avide di qualche briciola
lasciata lì per caso.
Ignare del loro sguardo,
divenuto torvo e famelico,
ballavano in cerchio
intorno al mio corpo
calmo e attento.
Il potere ha tante leve
e un pizzico di anarchia.
Non ragiona e spara nel mucchio.
Grazie a Dio
la mia tattica
e la mia anima pulita
ha allontanato le fiere.
Non potevano vincere
perché io non ero come loro,
all’occorrenza
la mia parola le disturbava
sino ad acquietarle.
Se la dannazione degli uomini
è dimenticare,
io ne sono esente.


Carlo Restelli

Ho sempre avuto
una calma a tempo
dal mio bancone
dove vendevo materiali elettrici.
E a quattro giorni dalla pensione
al cospetto di un cliente rognoso,
il più rognoso del creato,
non resistetti.
Mi partì il Cristo e gli mollai
un potentissimo schiaffo.
Gli occhiali si ruppero
e una stanghetta gli finì nell’occhio destro.
Il bulbo oculare esplose
e da lì,
quella maledetta stanghetta,
proseguì la sua corsa nel cervello
di quel malcapitato
che sgranò sorpreso
l’unico occhio rimastogli,
e dopo aver inscenato
un ballo tarantolato,
stramazzò a terra.
Maledetto cliente
che ha fatto finire i miei giorni
in galera.


Silvana Lotti

Sono stata cattiva
instabile
prevaricante
provocatrice.
Anche sfacciata
falsa
scostumata.
Il dispetto
placava il mio narcisismo
e la lingua
tagliava per far male.
Poi il vecchio oste
mi presentò il conto,
salato come il mare,
e una serie di disgrazie
caddero sulla mia capoccia.
Le mie ossa rinsecchite
resistettero febbrilmente,
e miei occhi
si fecero più dolci.
Ma nello sguardo di chi m’incontrava,
leggevo sempre il lampo del dubbio.


Pasquale lefetti (Ul mat)

Ho sempre avuto
il gomito alto.
Quando mi ubriacavo
ritornavo un bambino
gioioso e scherzoso,
anche se in paese dicevano
che ero tocco.
Un martedì pomeriggio
andai al campetto del paese
dove tanti bambini
giocavano a calcio.
Quando quelli con la maglia bianca
fecero un gol
mi unii ai loro festeggiamenti
e ne abbracciai uno,
come facevo ai tempi della scuola.
Ero sempre stato un soggetto
con tanto bisogno d’affetto.
Quel giorno venni frainteso,
Cristo, il mondo era cambiato!
Tutti mi rincorsero
urlando parole che non conoscevo.
E mentre mi chiedevo il perché
fui raggiunto dalla massa
che con forza
mi atterrò.
Fu così che un gran calcio
mi colpì alla testa
talmente forte
che mi fece finire qui.
State attenti
nelle vostre espressioni di giubilo,
l’innocenza spesso viene travisata.


Luigi Fiorini

Dove erano finiti tutti
quella domenica di maggio?
Il bar era chiuso,
la piazza un cumulo di pietre
per i lavori
che l’avrebbero resa più bella.
Anche i cani
non correvano al guinzaglio
dei loro padroni.
Dove guardo la partita,
mi chiesi,
se non da solo,
su un cellulare
che mi mangerà la vista?
Ora tutti quelli
che non sono ancora finiti qui,
spiriti tra spiriti,
saranno al centro commerciale,
anticamera dell’inferno.


Alessia Centurioni

Vi ricordate di Rosebud
la slitta di Quarto potere
ricordo della fanciullezza
di un uomo diventato potente?
La mia slitta
è un piccolo pesce rosso
di vetro soffiato
che portai a casa
come ricordo della mia prima vacanza.
Io me ne sono andata
ma scommetto
che lui è ancora lì
appoggiato sul mobile
con lo sguardo verso l’entrata.
Mi sta ancora aspettando.


Claudia Restani

Lo specchio,
il mio fedele alleato.
Sulla mia figura riflessa
mi son sempre chiesta
come mi vedevano gli altri.
Bella o brutta?
E la mia pettinatura?
E il modo di pormi?
E i miei vestiti?
Il mio professore mi diceva
- mentre cammini per la strada
il mondo ti guarda
senza che tu lo vedi.
E mi critica, temevo.
Sono o non sono
la più bella del reame?
Fu così che continuai
a guardarmi nello specchio.
Ritrosa e anoressica
non uscii più di casa
se non per l’ultimo viaggio.
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Giuseppe Gargano
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Messaggio da leggere da Giuseppe Gargano »

La struttura è tale da non apparire come quella di un racconto, essendo scritto in versi, questo è da ammettere. Trovo però che una modifica con suddivisione in paragrafi sia sufficiente a renderlo adatto alla gara.
Capisco che, mostrandosi come una raccolta di epitaffi narrativi, non si riesca a vedere dove stia la trama.
Accostando le vite che compongono questo mosaico, però, si costruisce la storia di un paese, nelle sue miserie e nei suoi splendori.
Il limite sta nella struttura, come detto ed in quelli che in alcuni tratti mi sono sembrati degli errori di costruzione. Ad esempio:

Cesare Sormani
Purtroppo il fato
e i limiti del nostro corpo
mi ha (hanno) fatto ammalare
di un male crudele e inesorabile.

Claudia Restani
Il mio professore mi diceva
- mentre cammini per la strada
il mondo ti guarda
senza che tu lo vedi. (io scriverei "veda")
E mi critica, temevo. (qui ci sono due tempi diversi nella stessa frase e mi stona come si aggancia alla precedente: il mondo "ti" guarda e "mi" critica).

Il voto è medio per queste lacune, ma assegnerei 4 per incoraggiare l'autore a rivedere il contenuto in modo da renderlo consono agli standard della competizione.
Vittorio Felugo
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Messaggio da leggere da Vittorio Felugo »

Anche con l'aggiunta in prosa iniziale, questo rimane un testo essenzialmente poetico, e quindi inadatto a questa gara. Poi, ovviamente, spetta a Massimo accettarlo o meno. A malincuore, e per la prima volta, mi vedo costretto ad assegnare il voto minimo.
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

Vittorio Felugo ha scritto: 23/12/2025, 11:36Anche con l'aggiunta in prosa iniziale, questo rimane un testo essenzialmente poetico, e quindi inadatto a questa gara. Poi, ovviamente, spetta a Massimo accettarlo o meno. A malincuore, e per la prima volta, mi vedo costretto ad assegnare il voto minimo.
Spetterebbe all'autore un intervento in merito, invece di RI-mettere il sondaggio e aggiungere silenziosamente una miniprosa iniziale.
Per me può restare, decideranno i voti.
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Messaggio da leggere da Andr60 »

La struttura ricorda ovviamente la Antologia di Spoon River: non è esattamente un racconto ma la coralità delle voci dei morti compone un microcosmo a mio avviso degno di essere incluso nella gara.
Athosg
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Re: Piccola antologia di un paese senza nome

Messaggio da leggere da Athosg »

Ciao Massimo, io lo lascerei. In caso contrario annullalo pure non c'è nessun problema. Approfitto per fare a te e a tutti i bravi autori un augurio di buon Natale e sereno 2026
Valeria Rizzi
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Messaggio da leggere da Valeria Rizzi »

In alcuni momenti mi è stato un po' difficile seguirlo. Con un po' più di metrica potrebbero diventare delle belle poesie. Non mi sembrano un racconto, oppure lo sono: tanti piccolissimi racconti raggruppati con un unico tema. Non mi sento di dare un voto alto, mi spiace.
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FeliceF
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Messaggio da leggere da FeliceF »

Che difficoltà a leggere questo insieme di micro racconti. Usare una forma in finti versi per coprire i molti errori grammaticali e di forma, mi rattrista.
Luoghi comuni, pregiudizi, con qualche banalità di condimento. Poi la stanghetta che salta, finisce nell'occhio e addirittura nel cervello... che dire... nemmeno nei peggiori episodi di Dylan Dog.
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