Don Roberto prete di strada

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'inverno 2025/2026.

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Alberto Marcolli
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Don Roberto prete di strada

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

Dedicato a Don Roberto Malgesini

Lavoravo già da due anni alla Popolare di Sondrio il giorno in cui arrivò il tanto atteso nuovo collaboratore.
Corporatura esile, un gran ciuffo di capelli castani e un bel naso aguzzo, il neoassunto si chiamava Roberto.
Taciturno di carattere, in due settimane seppe diventare autonomo allo sportello conti correnti. Se andavamo a pranzo nella mensa lì vicino, mi colpiva quel suo essere disponibile con tutti, perlopiù operai e muratori, qualche coppia e molte vecchiette, spesso sole. Era sempre pronto a dare una mano se vedeva qualcuno bisognoso di un aiuto.
Non fu una sorpresa quando mi lasciò intendere come il lavoro in banca non gli piacesse più di tanto. Lo trovava ripetitivo e monotono.
Con il senno di poi, penso stesse maturando da parecchio il desiderio di dedicare la sua vita a qualcosa di più grande, ma la discrezione e il non far mai trapelare i propri sentimenti erano una sua caratteristica.
Seppi in seguito che trovava pure il tempo di prestare servizio di volontariato in una comunità terapeutica, e partecipava come animatore, durante le ferie estive, in un campo dell’Azione Cattolica.

Tre anni dopo, Roberto si presentò una mattina in filiale con una notizia che mi lasciò di stucco, ma non troppo.

«Ho deciso», disse, «lascio la banca e mi faccio prete. Conto di entrare in seminario il prossimo settembre.»

La sua scelta non lasciava spazio a dubbi. L’aveva sicuramente maturata nelle lunghe ore in cui, pur svolgendo con diligenza il suo lavoro, nascondeva un suo profondo e tormentato dialogo interiore.

Grazie alle lunghe giornate spese lavorando fianco a fianco, eravamo diventati buoni amici, e così abbiamo continuato a vederci, prima a Brescia, durante il suo anno propedeutico e poi in seminario.

Il giorno della sua solenne consacrazione a sacerdote, don Roberto non spese troppe parole, ma il suo sorriso era lo specchio della felicità.

Nel frattempo io mi ero sposato con Chiara, e lui, pur avendo iniziato il suo sacerdozio lontano da Morbegno, non mancava mai di telefonarmi il giorno del nostro anniversario o per i compleanni dei due monelli, come chiamava i nostri due figli.

L’anno dopo fu trasferito a Como, e da allora sono andato a trovarlo regolarmente.

Non aveva una parrocchia, la sua parrocchia era la strada, suo vero percorso di vita.
Mite e sereno, era felice di poter servire chi ne aveva bisogno. Incurante delle tante difficoltà e dei divieti comunali, iniziò concretamente la sua missione di prete di strada a favore degli emarginati e dei poveri, presso la chiesa san Rocco a Como.
Se a un senzatetto serviva un medico e non sapeva come fare, ci pensava don Roberto, lo caricava sulla sua Panda grigia, lo accompagnava e lo attendeva per il ritorno. Non fuggiva davanti alle ferite dei fratelli, non faceva grandi discorsi, non li distingueva tra buoni e non buoni, fra italiani e stranieri, ma amava e agiva in sordina.

Mi capitava, per riuscire a stare un po’ con lui, di raggiungerlo in uno dei tanti luoghi del suo incessante ministero di carità.

Ricordo una mattina nella piazza davanti alla chiesa.
Vi trovai il solito dramma quotidiano, animato dalla presenza dei tanti scarti umani che qui si riunivano.
Ubriaconi in compagnia del loro bottiglione di vino inacidito. Ragazze in fuga, violate dai padri, vecchi rifiutati dai figli, ragazzi abbandonati sulla strada, smarriti in un futuro da vagabondi. Un palcoscenico di tormentati attori, megafoni di parole e mendicanti d’amore, e don Roberto era lì, in mezzo a loro.
Quasi non mi salutò, indaffarato com’era a togliere dallo zaino dei bicchieri di carta, qualche pacco di biscotti e tre grossi termos. Con la sua semplice presenza sapeva tranquillizzare chi gli stava intorno.
Poi don Roberto si mise la stola, estrasse la corona e iniziò a recitare il Rosario.
Quanta emozione provai nell’osservare quel popolo pregare assieme a lui.

È un martedì mattina di settembre. I miei ragazzi sono già usciti. Accendo la tv e faccio colazione con Chiara. Il telegiornale della Lombardia trasmette una notizia dell’ultimo momento:
“davanti alla chiesa di San Rocco a Como, hanno accoltellato un sacerdote. Al momento non abbiamo altri particolari.”

Sulla strada verso la banca, interrogo con lo smartphone l’edizione digitale della Provincia e leggo angosciato l’orribile verità.

Ucciso a Como il prete degli ultimi.

L’hanno trovato steso a terra, con varie ferite da arma da taglio. Inutili i soccorsi: i sanitari hanno soltanto potuto constatarne il decesso. L’autore del delitto si è costituito. È un tunisino, di cui ancora non si conoscono le generalità.

Una moltitudine si è affollata con il Vescovo di fronte alla chiesa, sostando affranti sul luogo dell’eccidio.

«Per me era come un padre», racconta Gabriel, «quando sono arrivato dalla Romania, solo, senza casa e lavoro, è stato lui il primo ad aiutarmi, poi ho trovato un’occupazione ma con il don sono sempre rimasto in contatto, se avevo bisogno di medicine, lo chiamavo e lui me le procurava. Non meritava di morire così, spero ci sia giustizia».

«Io venivo qui ogni mattina», racconta un giovane ghanese seduto sui gradini della chiesa, «anche stamattina sono arrivato alle 7:30 e ho visto un corpo per terra ma non mi hanno fatto avvicinare. Solo dopo ho saputo che era don Roberto: per me oggi è una giornata molto triste, non me la sento neppure di mangiare».

Probabilmente, termina l’articolo, il sacerdote ha trovato l’omicida ad aspettarlo: sembra fosse una persona da lui conosciuta, un senza tetto al quale forniva sostegno.

Arrivo in banca, i colleghi hanno letto anche loro e trattengono a stento le lacrime. A una parete è rimasta appesa la foto di una cena di Natale, parecchi anni fa. Ci siamo tutti, e Roberto è lì, per sempre con noi.

Smarriti iniziamo a recitare una preghiera.
Ultima modifica di Alberto Marcolli il 02/01/2026, 17:45, modificato 2 volte in totale.
Vittorio Felugo
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È cronaca vera, e, purtroppo, nera, non un semplice racconto da gara. La parabola triste di un eroe umile, che ha dedicato la propria vita agli altri. Una tragedia simile ad altre che, purtroppo, si sono verificate nel nostro Paese, e sicuramente anche all'estero. La prosa è semplice, diretta, chiara ed efficace: quasi da articolo di giornale, o, meglio, da editoriale. In questa gara invernale predomina la malinconia, a quanti pare.
Mi è piaciuto, senza dubbio. Appena sarà possibile esprimerò il mio voto, alto.
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Giuseppe Gargano
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Messaggio da leggere da Giuseppe Gargano »

Stavo giusto pensando di scrivere che più che un racconto, questo mi appariva come un articolo di cronaca, però stavo aspettando di trovare la formula per esprimere quella che non volevo sembrasse una critica.

Vi dirò di più... avrei voluto dire che non mi sembrava credibile che ad accoltellarlo fosse stato uno dei suoi "protetti".

Leggere la frase "è cronaca vera" in un commento, infine, mi ha spiazzato, così sono andato a cercare la notizia e sorprendendomi a trovare incredibile (nonostante tutto ciò che si sente in giro), che una cosa del genere possa essere accaduta.

Non che io voglia fare l'indignato: si spera per il meglio, ma nel frattempo ci si prepara al peggio. Il fatto è che... nonostante ciò non sai è mai preparati abbastanza, a quanto pare.

A mio avviso, sarebbe stato utile esplicitare che si tratta di una dedica a una persona realmente esistita: questo rafforzerebbe la percezione di autenticità, evitando che il lettore possa interpretare il racconto come già visto o costruito su schemi noti.
Ultima modifica di Giuseppe Gargano il 03/01/2026, 14:35, modificato 1 volta in totale.
Vittorio Felugo
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Re: Don Roberto prete di strada

Messaggio da leggere da Vittorio Felugo »

A Giuseppe: purtroppo cose del genere accadono, e spesso gli assassini sono proprio quelle persone che dovrebbero solo ringraziare questi angeli o santi della strada. Poi magari c'è dietro la malavita che non vede di buon occhio queste iniziative, difficile saperlo.
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FeliceF
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Buona sera.
Questo scritto non ha necessità di essere commentato. Colpisce al cuore. Non saprei che altro dire, se non che è impeccabile nella forma e pacato, privo di rancore. Parla al cuore perché è scritto con il cuore.
Grazie.
Valeria Rizzi
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Messaggio da leggere da Valeria Rizzi »

È un bel racconto e, come è stato scritto in altri commenti, non ho molto altro da aggiungere. A volte si spera che la realtà non superi la fantasia, ma, a conti fatti, non c'è nulla di peggio della cruda vita di tutti i giorni.
Andr60
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Messaggio da leggere da Andr60 »

I preti a contatto con gli ultimi sono rimasti gli unici a testimoniare, con il loro esempio, le parole del Vangelo. Storia inventata o fatto di cronaca che sia, chi tradisce il suo benefattore lo fa per i motivi più vari, ma tutti legati alle proprie debolezze.
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Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Ciao, la tristissima storia, che hai postato in questa gara, pur molto toccante e immagino scritta alla perfezione, (non sono in grado di valutare l'esattezza del posizionamento delle virgole, o dei due punti...) non mi pare un racconto, ma l'esposizione di uno dei tanti, simili, fatti di cronaca. Pertanto, da questo mio punto di vista, e ribadendo il mio più grande rispetto, e dispiacere, per chi questo fatto lo ha subito, mi sento di doverne tenere conto al fine di una valutazione. Ciao
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FeliceF
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Re: commento

Messaggio da leggere da FeliceF »

Laura Traverso ha scritto: 05/01/2026, 21:42 non mi pare un racconto, ma l'esposizione di uno dei tanti, simili, fatti di cronaca
"Un racconto è l’esposizione scritta o orale di fatti veri o inventati, senza particolare riguardo al suo valore estetico" Definizione di Treccani
Non credo faccia differenza l'origine dei fatti.
Ultima modifica di FeliceF il 08/01/2026, 19:09, modificato 1 volta in totale.
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Massimo Baglione
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Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

FeliceF ha scritto: 08/01/2026, 11:52 En serio, señora?
Per cortesia: Laura ha espresso un suo parere. Liberi di commentarlo, ma non con questi inutili interventi, altrimenti poi ci si lamenta che non commenta più nessuno.
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