La Fame che cammina nella neve
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Bakakitsune
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La Fame che cammina nella neve
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Vittorio Felugo
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Valeria Rizzi
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Il testo, a mio parere, è scritto molto bene, ma tutte quellee frasi singole per ogni rigo rendono, in alcuni punti, il racconto non lineare. Capisco ciò che vuoi trasmettere, ma diventa un leggermente dispersivo, specialmente nei dialoghi un pò più lunghi: se vai a capo, non specificando che l'uomo o la creatura stanno ancora parlando, sembra come se sono altre frasi e non la loro voce. Servirebbe un pò di armonia nel testo, una continuità che ti faccia comprendere appieno ciò che vuoi dire.
Aspetterò a dare un voto: non sarebbe giusto farlo ora che è ancora un diamante grezzo.
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Ad esempio:
"Era ciò che era stato costretto a diventare ogni giorno dopo."
Avrei scritto:
"Era ciò che era stato costretto a diventare ogni giorno, dopo l'accaduto."
Oppure:
"Era ciò che era stato costretto a diventare giorno dopo giorno."
"Cercando di ricordare chi ero… prima che la fame mi insegnasse a dimenticare".
Avrei preferito:
"Sto cercando di ricordare chi ero… prima che la fame mi insegnasse a dimenticare".
Dietro Elian, il Wendigo avanzò di un passo.
La sua ombra si allungò sulla neve come una macchia scura.
— Lasciatelo — disse. — È abbastanza.
Questa è la frase che mi suona più enigmatica, se proprio vogliamo.
E' un modo di gestire i dialoghi che io evito, preferendo indicare ogni volta chi sta parlando ed avrei evitato di andare accapo nella stessa frase, quando pronunciata dallo stesso personaggio... eppure... in questo testo si capisce sempre chi parla e quando.
E se non mi sono smarrito io, che mi definisco un lettore disattento, significa che è perfetto.
Voto massimo.
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Parto subito dall'unico problema di questo racconto: l'impaginazione. Ho l'impressione che l'andare a capo continuo non sia voluto, o almeno non in tutti i casi. Il risultato, nella lettura, è un affaticamento inutile. Forse è un problema di copia-incolla, nel momento in cui hai trasportato il testo? Se invece è cosa voluta, non la apprezzo più di tanto, perché non si riesce a capire dove terminano i discordi diretti.
Altre due cose: una maiuscola dopo i due punti e la ripetizione del verbo vedere, all'interno della stessa frase.
Detto ciò, provo ad analizzare un po' il brano.Bakakitsune ha scritto: 09/01/2026, 11:59 Infine si trasformò in un sussurro interiore pericoloso: Sedersi non sarebbe così male.
lian vedeva la creatura lottare contro qualcosa che non poteva vedere.
La sua caratteristica principale sono le frasi corte, che permettono una piacevole scorrevolezza. Questa brevità non inficia per nulla l'effetto scenico, esaltato da descrizioni estremamente veritiere, condite da sinestesie potenti che trasportano il lettore nell'ambiente descritto (In casa fa caldo, ma sentivo il gelo sulle spalle!). La lettura scorre, assieme al racconto e non si riesce facilmente a interrompere la crescente tensione.
Il soggetto, il Wendigo, è descritto in maniera ottimale. Di primo acchito, mi ha ricordato lo Shinigami Ryuk e non ho potuto togliermi la sua immagine dalla testa per tutto il racconto.
La tensione è crescente, anche se, nel finale, sembra esserci (sottolineo il sembra) un po' di fretta o, per lo meno, una eccessiva brevità nella descrizione degli eventi.
Un racconto molto ben fatto, che crea aspettative e dà risposte, immergendo il lettore in fredde atmosfere londoniane, con una nota fantasy alla Sapkowski.
Il finale, che sonda l'animo umano nel profondo al momento di una crisi, è la morale e la chiave di lettura di tutto il testo. l' homo homini lupus hobbsiano contestualizzato in un racconto che taglia trasversalmente diverse epoche.
Mi sono chiesto più volte, durante la lettura, in che epoca e in che luogo fosse ambientata la storia. Essendo una leggenda dei nativi americani, ho immaginato potesse essere ambientata nel Nord America. Riguardo al tempo, non viene fatto accenno al tipo di equipaggiamento o alla tipologia di armi usate, quindi non è facile inquadrare un'epoca precisa. L'immaginazione mi ha portato a vedere fucili, ma anche archi, oppure altri tipi di armi di un futuro post apocalittico.
Ora che ci penso, la grandiosità di questo racconto è data soprattutto dalla capacità di far usare l'immaginazione, raccontando solo l'essenziale.
La mancanza di difetti mi porta ad un voto alto che non avevo intenzione di dare, in attesa di vedere se l'impaginazione migliora. Tuttavia, mentre scrivevo queste righe, mia figlia ha chiesto di leggerle il racconto e così gliel'ho letto ad alta voce, convincendomi che il voto deve essere per forza un 5. Alla fine dell'esposizione ho chiesto a mia figlia di dare un voto in decimi e lei si è sbilanciata su di un 9 e credo che sia il voto più alto che ha mai dato ad un racconto letto on line.
In questa seconda lettura ho potuto apprezzare il mutare sinestesico e la pazienza nel cesellare l'evolversi delle scene. Tornerò a leggere più volte la descrizione di quella tempesta e dell'incedere dell'uomo: mi ha davvero conquistato!
La frase che mi ha colpito maggiormente e che ritengo essere il fulcro del racconto è : "Guardatemi — disse. — Guardate bene.
Io sono ciò che succede quando l’inverno entra nell’anima di un uomo e non trova nessuno a fermarlo." Una di quelle frasi che vorrei aver scritto io. Nota bene che non si tratta di invidia, forse uno difetto di cui sono privo, bensì di ammirazione! Con tanta spazzatura che si legge nella narrativa contemporanea, questa è un sorso di acqua limpida rigenerante.
Mi è venuto un dubbio e sono andato a rileggere nuovamente un passo, accorgendomi che i cinque cacciatori che compaiono potrebbero anche non essere reali, visto che non si fa accenno al fatto che raggiungano il villaggio o che interagiscano in qualche modo con il protagonista. Tutto il racconto potrebbe essere solo un dialogo interiore del protagonista che immagina tutto, impersonificando una parte del suo stesso essere nel Wendigo... ma forse sto correndo troppo. Lo rileggerò altre volte, molto volentieri.
Un gran bel racconto. Un ottimo esordio.
Grazie per averci regalato questo racconto.
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Valeria Rizzi
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Re: Commento
Prendo in esempio quello che hai detto tu per esprimere una domanda che mi è rimasta in mente da che ho letto il racconto. Se Elian rimane col wendigo per diversi giorni, o almeno così sembra, a lui non viene fame? non ne ha mai? eppure è anche lui al freddo, senza un focolare accanto... è la lotta interiore del ragazzo per scacciare o abbracciare il mostro della fame? Non dice mai che ha provviste o meno, ma dopo giorni da solo nella foresta...FeliceF ha scritto: 09/01/2026, 18:20 Tutto il racconto potrebbe essere solo un dialogo interiore del protagonista che immagina tutto, impersonificando una parte del suo stesso essere nel Wendigo... ma forse sto correndo troppo.
Re: Commento
E' questo che mi intriga moltissimo! Pare essere la fame l'unico oscuro compagno del protagonista...Valeria Rizzi ha scritto: 09/01/2026, 18:43 Prendo in esempio quello che hai detto tu per esprimere una domanda che mi è rimasta in mente da che ho letto il racconto. Se Elian rimane col wendigo per diversi giorni, o almeno così sembra, a lui non viene fame? non ne ha mai? eppure è anche lui al freddo, senza un focolare accanto... è la lotta interiore del ragazzo per scacciare o abbracciare il mostro della fame? Non dice mai che ha provviste o meno, ma dopo giorni da solo nella foresta...
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L'unica nota un poco negativa, secondo me, è il metodo di stesura, dell' impaginazione del testo: anche visivamente ha un impatto strano, difficile da affrontare... A volte anche i dialoghi, pur ben costruiti, non lasciano capire, se non con difficoltà, chi li abbia pronunciarti. Ma sono piccolezze che scompaiono dinnanzi al tuo racconto originale e avvincente. Complimenti! Voto 5
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Cristian Pucci
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Di come determinate condizioni possano raffreddare il cuore dell'uomo e disumanizzarlo.
Si tratta di una storia ben scritta e utilizzi in modo sapiente le parole al fine di trasmettere al lettore i dettagli degli eventi.
Io però al posto tuo non non avrei utilizzato una figura simbolica come il Wendigo, questa scelta non mi è piaciuta molto. Non è una critica, è solamente un gusto personale.
Congratulazioni.
La spina infinita
"La spina infinita" è stato scritto quasi vent'anni fa, quando svolgevo il mio servizio militare obbligatorio, la cosiddetta "naja". In origine era una raccolta di lettere, poi pian piano ho integrato il tutto cercando di dare un senso all'intera opera. Quasi tutto il racconto analizza il servizio di leva, e si chiude con una riflessione, aggiunta recentemente, che riconsidera il tema trattato da un punto di vista più realistico e maturo.
Di Mario Stallone
A cura di Massimo Baglione.
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Nota: questo libro non proviene dai nostri concorsi ma è opera di uno o più soci fondatori dell'Associazione culturale.
Museo letterario
Antologia di opere letterarie ispirate dai capolavori dell'arte
Unire la scrittura all'immagine è un'esperienza antica, che qui vuole riproporsi in un singolare "Museo Letterario". L'alfabeto stesso deriva da antiche forme usate per rappresentare animali o cose, quindi tutta la letteratura è un punto di vista sulla realtà, per così dire, filtrato attraverso la sensibilità artistica connaturata in ogni uomo. In quest'antologia, diversi scrittori si sono cimentati nel raccontare una storia ispirata da un famoso capolavoro dell'Arte a loro scelta.
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