Il Monaco che salutava il Sole

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Maria Cristina Tacchini
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Il Monaco che salutava il Sole

Messaggio da leggere da Maria Cristina Tacchini »

leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

A decretare la prima resa di un'altra estate tiranna è sopraggiunto anche quest'anno un sonoro temporale.
Gli impietosi gradi Celsius alzano bandiera bianca, l'aria del primo mattino diventa più ospitale e dispensatrice di tanto attese carezze.
Intanto, dopo il nomadismo vacanziero, la città si riveste di ordinaria amministrazione.
Grovigli frettolosi di auto, anarchia di decibel a coprire un'esile canzone di coraggiosi passerotti, serrande di baristi aperte come sbadigli sull'alba, pendolari sbucati dal buio come guerrieri della notte. E, dulcis in fundo, ceste grassocce di profumato pane a rallegrare i banconi delle sopravvissute panetterie.
L'ingranaggio ritorna a girare come sempre, a volte necessario, a volte abitudinario, a volte opprimente, a volte falsamente dispensatore di effimera felicità. A volte ci si sofferma a pensare oppure a non pensare.
Un uomo a cavallo di una vecchia bicicletta, con lo sguardo appannato di tristezza parlante, stancamente pedala come proiettato nella nebbia del nulla.
Tutt'intorno a lui la città macina improrogabili minuti e svuota barattoloni di caffè espresso in tremila varianti.
Adrenalina, cortisolo, staffette di doveri, briciole di sogni sparse su di un pavimento di cotto del tempo che fu.
E intanto si "vive", a braccetto con un'ansia matrigna, osannando brunch, happy hour e apericena, si dorme, ci si sveglia e si fanno scorte di pile long-lasting che non ti tradiscono mai.
Nel mentre, in un'altra parte del mondo, un anziano monaco vestito di Cuore e spoglio di pensieri saluta con gratitudine il primo Sole del mattino e ritempra le sue forze con un antico pane rallegrato da un candido latte. Ascolta il silenzio e sorride.
A questo punto, un dubbio insistente mi assale: ma quell'uomo sbucato dalla notte sulla sua bicicletta stanca sarà almeno felice?
E con questo interrogativo che attiva troppo la mia mente, anch'io saluto con riconoscenza il primo Sole del mattino e ritempro le mie forze con quella zuppa di latte che tanto rallegrava i miei occhi di bimba.
Maria Cristina Tacchini
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Re: Il Monaco che salutava il Sole.

Messaggio da leggere da Maria Cristina Tacchini »

Ciao Francesco.
Ti ringrazio per le considerazioni e i preziosi consigli, si impara sempre qualcosa.
Mediterò sicuramente sul punto che mi hai evidenziato.
Buona serata.
RobertoBecattini
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Messaggio da leggere da RobertoBecattini »

Notevole bozzetto di prosa poetica, a tratti ironico, ho notato che il narratore e il monaco fanno entrambi colazione con pane e latte, giusto? Forse non è un caso. Una descrizione, un bell'esercizio di stile, unica pecca, manca una storia. Può essere un buon incipit per qualcos'altro.
RobediKarta
Maria Cristina Tacchini
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Maria Cristina Tacchini »

Ciao Roberto.
Ti ringrazio per le tue utili considerazioni e apprezzamenti.
Sì, in effetti il narratore aspira a una vita di rilassatezza e di semplicità come quella di questo immaginario monaco molto zen e spirituale. Questa antica e un pò spartana zuppa col latte che idealmente condividono è in definitiva la metafora di questo auspicato stile di vita, lontano dal guazzabuglio urbano di ogni giorno. Magari un giorno sarà possibile...il narratore non perde le speranze.
Per quanto riguarda l'altro punto, il mio scritto vuole semplicemente essere una sorta di diario minimo quotidiano, con considerazioni, riflessioni, e sprazzi di lieve ironia per alleggerire il tutto. E' una mia personale e breve esternazione, rivolta a chi gentilmente mi leggerà, generata dal mio quotidiano "spicciolo", una mia modesta finestra sul mondo, lungi dal voler imbastire una racconto o un romanzo vero e proprio.
Insomma, un breve volo di ironica fantasia per anestetizzare un pò la "ruota del criceto".
Ancora grazie e buon fine settimana.
Maria Cristina Tacchini
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Re: Il Monaco che salutava il Sole

Messaggio da leggere da Maria Cristina Tacchini »

Ciao Bravoautore.
Ti ringrazio per i tuoi apprezzamenti. Mi fa piacere che tu abbia recepito il messaggio e l'atmosfera del mio breve scritto. Dal mio punto di vista, trasmettere sensazioni o riflessioni è uno dei fini dello scrivere, anche se a volte non è facile, ci si prova.
In effetti, quello del nostro amico monaco è un auspicato stile di vita, all'insegna della semplicità, della rilassatezza e dell'Essere, in contrapposizione a quell'Avere tanto dilagante.
Non è una storia, ma semplicemente un'esternazione pacifica di pensieri, a volte troppi...
Namio Intile
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Messaggio da leggere da Namio Intile »

È la storia di un Saluto al Sole, e forse l'autrice si riferisce alla pratica yoga che consiste nell'eseguire una serie di posizione proprio al sorgere del sole, dinanzi all'astro nascente. E forse sono delle considerazioni riflessioni personali quelle della protagonista, complice la routine cittadina di una calda estate spezzata da un temporale mattutino, che "vive a braccetto di un'ansia matrigna" e si contrappone alla figura ieratica del Monaco del titolo che "spoglio di pensieri saluta con gratitudine il primo Sole... Ascolta il silenzio e sorride".
Il saluto al sole della protagonista chiude il racconto con un ricordo di una tazza di latte e di lei bambina.
La domanda che rimane sospesa è se si può essere felici in un modo/mondo o nell'altro.
Io sulla felicità, l'ho scritto parecchie volte, sono piuttosto scettico.
Un bel racconto, brava.
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Maria Cristina Tacchini
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Messaggio da leggere da Maria Cristina Tacchini »

Ti ringrazio, Namio.
Hai colto in pieno lo spirito e il messaggio che ho voluto trasmettere con il mio breve racconto.
Difficilissimo anche per me rispondere alla domande riguardante la felicità. Spesso la si idealizza e ci si crea una potenziale immagine di vita felice che, una volta concretizzata, può però risultare inferiore a quelle che erano le nostre aspettative e, di conseguenza, ci si rende conto che c'è qualche altro tassello del puzzle mancante.
Vivere il qui e ora, farsi bastare ciò che la vita offre al presente, cercarla dentro sè stessi etc. etc. Ognuno fornisce una personale "ricetta" di felicità.
Per quanto mi riguarda, a volte mi sembra di trovarla in quei piccoli e semplici riti o gesti quotidiani che in quel preciso istante mi regalano un momento di gioia e di rilassatezza, ma potrebbe facilmente confondersi come una compensazione psicologica ad altri momenti più gravosi del quotidiano. Troppo da dissertare...
Concludendo, non voglio essere del tutto scettica ma mi rendo conto che ho ancora tante esperienze da vivere prima di riuscire FORSE a dare una risposta personale a questo arcano, difficilissimo.
Ancora grazie e buona serata.
Letylety
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Messaggio da leggere da Letylety »

Più che un racconto è una riflessione leggera sull'umanità. Un mix di prosa e poesia, un'ispirazione nata nelle prime ore del mattino. Forse l'uomo in bicicletta almeno per un attimo può ritrovarsi felice, magari in un momento malinconico della giornata dove è in pace con se stesso. Da tutto ciò traspare una grande compassione per il mondo indaffarato, e ne fa un pezzo di valore. Dostoevskij diceva che la compassione è la più importante e forse l’unica legge di vita dell’umanità intera.
Maria Cristina Tacchini
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Messaggio da leggere da Maria Cristina Tacchini »

Grazie, FraFree.
Mi fa piacere che tu abbia apprezzato e colto il messaggio di vita del mio breve racconto.
Per quanto riguarda il discorso dei tanti aggettivi anteposti, ammetto la mia predilezione per l'eloquente mondo (dal mio punto di vista) degli aggettivi, soprattutto se coloriti e a volte un pò inventati.
Capisco comunque che la cosa può risultare poco scorrevole ad alcuni lettori. Vedrò quindi, sperando di riuscirci, di trovare un compromesso. Ogni consiglio è sempre ben accetto al fine di migliorare, in qualità di apprendista nell'arte dello scrivere.
Ancora grazie. Ciao.
Maria Cristina Tacchini
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Messaggio da leggere da Maria Cristina Tacchini »

Grazie, Letylety.
Le tue gradite considerazioni in merito al mio breve racconto sono perfettamente in linea con quanto era mia intenzione far emergere con la mia narrazione. Anche la tua riflessione sull'uomo in bicicletta mi fa capire che riesci perfettamente a percepire e a condividere quello che è il mio pensiero sul modo di vivere imperante.
Sono particolarmente contenta quando trovo in chi mi legge questa specie di empatia che rende molto più gratificanti questi miei tentativi di raccontare qualcosa di mio al mondo. Dal mio punto di vista la condivisione è sempre un grande valore aggiunto.
Ancora grazie. Ciao.
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Domenico Gigante
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Messaggio da leggere da Domenico Gigante »

Cara Maria Cristina! Hai un gran talento nel dipingere con le parole una situazione quotidiana. Lo avevi già dimostrato nel precedente racconto. Qui introduci per contrasto la figura del monaco, che - sebbene forse un po' cliché - aggiunge quel qualcosa in più a una descrizione altrimenti fine a se stessa. Hai un'apprezzabile capacità metaforica, che se riuscissi a coniugare con una storia vera (ad esempio quella del ciclista) sarebbe eccezionale. Lasci invece al lettore la fatica di rispondere alla domanda retorica che chiude il racconto. Proprio da lì, invece, poteva nascere il plot. Cmq complimenti! Un abbraccio
Ultima modifica di Domenico Gigante il 06/09/2022, 14:06, modificato 1 volta in totale.
Vorrei essere il mare che si muove per rimanere se stesso e più di tanto non lo sposta il vento. Fragile ma tenace.
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Eleonora2
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Messaggio da leggere da Eleonora2 »

Lo stile è ottimo, personale e originale. Quella caratteristica è solo tua, hai affinato la tecnica! Scrittura personale, quindi, che non so se ti esca naturalmente, Sono un po' invidiosa della facilità, apparente, di trovare immagini poetiche! La storia c'è, si deve cercare. Tutto è, o forse lo sembra, una pagina di diario. Secondo me troverai il modo di trasmettere le tue sensazioni/emozioni. Ho votato 4.
Maria Cristina Tacchini
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Messaggio da leggere da Maria Cristina Tacchini »

Grazie, Domenico.
In effetti per ora i miei brevi racconti sono un mio calarmi nelle piccole esperienze quotidiane per alleggerire un pò la famosa "ruota del criceto" e al tempo stesso esternare riflessioni e punti di vista personali. Probabilmente una trama ben costruita con un pò di fantasia sarebbe più coinvolgente per il lettore. Lo tengo in considerazione, a volte ci rifletto, ma per il momento non riesco a forzarmi più di tanto, e lascio quindi fluire il mio stile di scrittura così d'istinto.
Magari una di queste mattine, dopo una doppia moka, potrebbe uscirmi un racconto accattivante. Vediamo...
Ancora grazie. Ciao.
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Messaggio da leggere da Maria Cristina Tacchini »

Grazie, Eleonora2.
Come detto anche a Domenico, per il momento lascio fluire quello che è il scrivere a getto, di cuore e d'istinto quindi.
Sono comunque molto contenta del fatto che si riconosca questo mio chiamiamolo "stile" personale.
Metafore e immagini un pò poetiche mi sono molto care. Magari prima o poi verrà fuori un racconto più coinvolgente, tutto può accadere.
Ancora grazie. Ciao.
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Marino Maiorino
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Messaggio da leggere da Marino Maiorino »

Ho due opinioni diametralmente opposte su questo cortissimo che mi suona più come poesia che come racconto.
Da un lato "bellissimo", dall'altro "meh".
In mezzo, un linguaggio che non sembra decidersi se declinarsi per un tempo che fu, per uno che è, o per uno che è solo nell'anima dell'autrice. Per tutti i tempi? Il brano è talmente corto che quest'ipotesi è caos.
Il che, in una gara...
E la media ponderata mi zavorra in questo mare.
Per carità, mi zavorra verso l'alto perché gli sprazzi intimi sono così precisi e abbaglianti che... come si fa?
Ma restano questo: sprazzi. Resto come il bambino sulla spiaggia del mare di settembre, con gli spruzzi dei cavalloni alzati dal vento che mi bagnano il viso e mi richiamano per un bagnetto glorioso, e la mamma che mi chiude il giubbino e mi porta via.
«Amare, sia per il corpo che per l'anima, significa creare nella bellezza» - Diotima

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Giovanni p
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Messaggio da leggere da Giovanni p »

Buongiorno,

più che una racconto mi sembra un concept da sviluppare, qualcosa di ottimo per molti spunti di riflessione che vanno dall'apprezzare le piccole cose, alla frenesia del dover fare cose mondane come aperitivi e vacanze. Io proverei a svilupparlo per un romanzo breve, anche perchè scrivi bene e ne uscirebbe un ottimo lavoro.
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Commento Il Monaco che salutava il Sole

Messaggio da leggere da Alberto Marcolli »

I “corti” sono la mia passione e mi perdonerai se sono un po’ troppo criticone
Il verbo decretare stona.
Una possibile versione della frase iniziale: Anche quest’anno è un sonoro temporale la prima resa di una estate tiranna.
Ripetere ben 5 volte “a volte” in una singola frase rallenta il ritmo e qui siamo in un “corto” che deve essere letto in un fiato.
Io quel “dulcis in fundo” proprio non lo metterei.
Proposta di variazione della frase: “stancamente pedala come proiettato nella nebbia del nulla” in – pedala stancamente nella nebbia del nulla --
Nel mentre, in un'altra parte del mondo … da un candido latte. – trovo la frase priva di ritmo. Proverei a ripensarla, trovando il modo di dividerla almeno una volta con un punto che permetta al lettore di “prendere fiato”
mi fermo qui
Nel complesso trovo lodevole l'idea mentre la forma, a mio parere, sarebbe migliorabile
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Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Mi è piaciuto molto questo tuo racconto breve dove, con una sintesi efficace e poetica, descrivi lo scorrere piuttosto stanco, deluso e frenetico, della giornata dei più, in contrapposizione con lo scorrere del tempo del monaco che, in armonia di corpo e mente, inizia il suo dì salutando semplicemente il sole. Anche il finale è bello, dove l'autrice sceglie il monaco... e ricordandosi bambina, saluta anche lei il sole. Brava, voto alto
Maria Cristina Tacchini
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Maria Cristina Tacchini »

Ciao Marino.
Come ribadito ad altri colleghi, sono un'apprendista scrittrice e chiaramente devo affinare la mia tecnica.
Di conseguenza, qualunque commento in merito ai miei scritti mi è utile, ne terrò sicuramente conto nei miei futuri "tentativi di volo".
Grazie, ciao.
Maria Cristina Tacchini
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Maria Cristina Tacchini »

Grazie, Laura. Mi fa piacere che tu abbia gradito il mio raccontino. Mi fa altresì piacere che vi sia una certa affinità di sentire e di vivere il quotidiano, che mi viene naturalmente confermata dalla tua capacità di viaggiare sulla mia "lunghezza d'onda".
Ancora grazie. Ciao.
Maria Cristina Tacchini
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Re: Commento Il Monaco che salutava il Sole

Messaggio da leggere da Maria Cristina Tacchini »

Grazie, Alberto. I tuoi consigli sono sempre di grande utilità per una scrittrice dilettante. Li riporterò fedelmente sul mio quadernetto di scolara in fase di apprendimento. Come già ribadito, è necessario confrontarsi con gli altri per imparare e crescere.
Buona serata. Ciao.
Maria Cristina Tacchini
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Re: commento

Messaggio da leggere da Maria Cristina Tacchini »

Grazie, Giovanni. In effetti, l'idea di cimentarmi in un romanzo breve mi passa spesso per la testa, ma l'istinto creativo non riesce ancora a decollare in questa direzione. Per il momento non voglio forzare troppo, in quanto sono fermamente convinta che debba essere il cuore, e quindi l'istinto, a decidere di partire per nuove imprese.
Magari il tempo e le esperienze di vita, prima o poi, mi condurranno su questa strada, stiamo a vedere.
Ancora grazie. Ciao.
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Re: Il Monaco che salutava il Sole

Messaggio da leggere da Ishramit »

Bella l'idea e lo sguardo sulla città, di cui si riescono a cogliere dettagli che emergendo spiccano per il colore e talvolta l'arguzia. Il gusto francamente eccessivo per gli aggettivi e la loro prolessi tuttavia temo faccia scivolare l'autrice fuori della metafora, creando un certo straniamento: l'osservatrice si paragona a se stessa da bambina e di conseguenza al monaco, ma non riesce a fare a meno di contaminare la descrizione della città e delle sue scene con giudizi ben poco infantili e ben poco contemplativi, di conseguenza continua a portarsi dietro, e a trasmettere al lettore, una certa angoscia adulta e cittadina.

Il che ha comunque senso, nel gioco dei parallelismi, ma sa un po' di bersaglio mancato quando la scena si tronca lì e non si apre in una problematizzazione, e infatti molti hanno notato che ci si sarebbe aspettati che il racconto continuasse.
… Quindi magari prova a continuare ;)
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

Racconto molto breve e dal plot quasi inesistente, in effetti più che la trama sono preponderanti le riflessioni personali sul senso della felicità, sugli automatismi delle routine contrapposti a stili di vita più semplici e genuini, sul valore dei ricordi e di quella zuppa di latte che assomiglia alle madeleine di Combray.
Credo che ci sarebbe materiale da sviluppare, ma anche così lo trovo interessante.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
https://chiacchieredistintivorb.blogspot.com/
Intervista su BraviAutori.it: https://www.braviautori.it/forum/viewto ... =76&t=5384
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Maria Cristina Tacchini ha scritto: 13/08/2022, 17:55 Grazie, Laura. Mi fa piacere che tu abbia gradito il mio raccontino. Mi fa altresì piacere che vi sia una certa affinità di sentire e di vivere il quotidiano, che mi viene naturalmente confermata dalla tua capacità di viaggiare sulla mia "lunghezza d'onda".
Ancora grazie. Ciao.
Sì, vero, piacere condiviso, ciao
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Il "cubo sognatore" su Titano aveva rivelato una verità sconvolgente sull'Umanità, sulla Galassia e, in definitiva, sull'intero Universo, una verità capace di suscitare interrogativi sufficienti per una vita intera. Come poteva essere bonariamente digerito il concetto che la nostra civiltà, la nostra tecnologia e tutto ciò che riguardava l'Umanità… non esisteva?
"Siamo solo… i sogni di Titano", aveva riportato il comandante Sylvia Harrison dopo il primo contatto col cubo, ma in che modo avrebbe potuto l'orgoglio dell'Uomo accettarlo? Ovviamente, l'insaziabile sete di conoscenza dell'Essere umano anelava delle risposte, e la sua naturale curiosità non poteva che spingerlo alla ricerca dell'origine del cubo e delle ragioni della sua peculiare funzione.
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