L'ultimo passaggio

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Isabella Galeotti
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L'ultimo passaggio

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leggi documento Spiacente ma, in questo browser, la lettura a voce non funziona.

Adines, per il mondo Ines, come tutti i giorni stava percorrendo con la sua nuova Jeep, regalata dal fratello Aristide, l'argine del Po.
Dopo qualche anno di assenza era tornata e, nonostante l'età vintage, era riuscita, grazie anche all'aiuto del fratello minore Athos, a comprarsi un negozio in centro. Sotto i portici. Tra il panettiere Agide e il tabaccaio Tito.

Finalmente il sogno si era avverato. Vendere articoli per party. A Ines piaceva portare allegria e attimi di serenità. Da giovane la invitavano sempre alle feste, proprio per la sua vitalità, e spensieratezza.

Nonostante la novità dell'auto, si stava annoiando. Infatti, sul viso era apparso un impegnativo e noioso sbadiglio. Vede un cartello. Strizza gli occhi per leggerlo meglio: "UN PASSAGGIO PER LUZZARA." Ines, ha subito pensato a qualche ragazzotto della zona che, con il motorino era rimasto a secco.

Dopo la curva, scorge una persona vestita di verde militare con zaino e baseball cap; ferma a lato dell'argine con un cartoncino che riportava la stessa scritta. Dalla postura e dall'immobilità capisce che quel tizio non è di primo pelo. A quel punto ricordò la sua gioventù, dove l'autostop era la quotidianità. Tutti si fermavano e senza scrupoli la caricavano. Certo, erano altri tempi!

Comunque, Ines rallenta fino a fermarsi, fa scendere il finestrino e grida allo sconosciuto: "Vado anch'io da quelle parti. Sali." Lui lentamente alza la testa, e tra i capelli argentati lasciati crescere incolti sulle spalle, scorge un paio d'occhi smeraldo. Il personaggio annuisce con il capo. Ines si presenta.

L'uomo, lentamente, mette una mano in tasca. Un brivido intenso le percorre la schiena provocandole un forte disagio. Una goccia di sudore le imperla la fronte, e le mani stringono forte il volante, quasi a stritolarlo. Pensò che forse non era più tempo di dare passaggi a persone sconosciute, e che questa volta, sarebbe stata l'ultima. A quel punto, prepotente, riaffiora un ricordo. Di quel giorno, quando la sua morosa di allora, Orieide, salita in auto, una Diane rossa, estrae un coltello e la colpisce più volte, ma Ines, grazie al suo fisico atletico e robusto, giocava nella squadra femminile di rudby, reagisce, scagliandosi addosso fino quasi ad ucciderla. Per quella reazione, stabilita dal giudice troppo violenta, e aggiungendo altri piccoli precedenti, si era fatta qualche anno di galera. Tutto era accaduto perché qualcuno aveva riferito a Orieide, che Ines se la faceva con la fidanzata di Agide, il figlio del fornaio. Non era vero, Ines amava solo lei. Come se la ricordava bene Orieide! Giunonica con un davanzale fantastico, le labbra sempre pittate di rosso fuoco, dove a fianco penzolava immancabilmente una lunga Muratti. Solo Zia Nelly, conosceva il loro rapporto, infatti aveva donato loro la villetta dopo l'argine. Per dichiararsi amore eterno un giorno si erano fatte tatuare sul ventre le loro iniziali, contornate da un cuore rosso. Oggi poteva raccontare a tutti che Orieide era stato l'amore della sua vita. L'aveva cercata fino alla nausea, ma nulla, sparita.


Nel frattempo l'uomo aveva estratto un innocuo pennarello. Quindi alza la testa, allunga il braccio per mostrargli il cartello. "CIAO SONO ALDA GRAZIE."
Ines, ha un sussulto. Non aveva intuito che fosse una donna, e poi ha pensato che il destino la stava prendendo per il naso. Lei, che aveva voglia di parlare con qualcuno; con Alda poteva risultare complicato, quindi ha lasciato cadere la speranza della chiacchiera e sorridendo le ha risposto: "Piacere di conoscerti." Siccome non era capace di trattenersi, ha tenuto un monologo, dove alla fine, vista l'ora di pranzo, le ha proposto di fermarsi a mangiare in trattoria.

Si fermano da Nelly, la sua zia preferita.
"Ciao zia."
"Ciao Ines."
La proprietaria, una rotonda ottantenna, si avvicina a lei e le dice:
"Quello non lo voglio mica, qui dentro."
"Fa la brava zia, prima di tutto è una donna, mangiamo e ce ne andiamo subito."
"Vabbe, dai. Però andate dietro, sotto il bersò. Qui non ce la voglio."

La donna aveva capito del disagio, stava per andarsene, ma Ines con un gesto repentino la prende per la camicia fino a sbottonagliela. Nel girarsi, Alda, mostra alle due donne un lembo dell'addome con una grossa cicatrice. La donna subito imbarazzata si ricompone, sfoderando un amaro sorriso.

Dopo le presentazioni, la zia apparecchia. Due bicchieri di vetro spesso, un quarto di lambrusco sfuso, e una brocca d'acqua. Poi, aggiunge i piatti le postate e due scodelle, quelle per la colazione. Per finire due tovaglioli. La vecchia vite, faceva come sempre ombra, in una afosa giornata di fine giugno


Al termine del pranzo, la cuoca torna con una terrina.
"Ecco i nostri cappelletti"
L'ospite, aveva già il viso più sereno, poi, vedendo quella zuppiera, si appoggia alla spalliera della sedia allarga le braccia e sorride. Aspetta che Nelly ne versi una generosa dose nella tazza, poi, afferra ciò che rimane del vino e lo versa sopra i cappelletti, attende qualche secondo per far amalgamare il liquido con la pasta, poi sorbe, rumorosamente, il brodo ed infine, con voracità mangia il resto.
Le donne la guardano attonite.


Alda, non ha terminato il viaggio con Ines, perché l'aveva riconosciuta, e non voleva farsi scoprire. Era solo passata da quelle parti per dare l'ultimo saluto alla madre malata.


Ines, procede verso casa, e affrontando le ultime curve, arresta l'auto d'improvviso, decide di tornare a cercarla in trattoria, sta per fare inversione di marcia. Aveva capito che Alda era Orieide, il suo amore perso. Ha pensato alla cicatrice sul ventre, al sorriso, all'avidità nel mangiare i cappelletti con il vino, agli occhi smeraldo, e sperava che la perdita della voce non fosse stata a causa sua. Il cuore le batteva come il batacchio suona sulle campane a festa. Ines persa nei suoi pensieri ingrana la marcia, il finestrino è aperto un ciuffo di capelli argentati, per un attimo, le copre gli occhi, il pensiero di aver ritrovato il suo passato l'aveva galvanizzata. Nel frattempo un grosso trattore carico di fieno prende la jeep di fianco, ribaltandola, e facendola ruzzolare giù dall'argine, incendiandosi subito dopo. Intanto sull'altra carreggiata arriva una panda con a bordo un uomo e una donna vestita di verde, purtroppo anche questa vettura viene travolta dal trattore, senza controllo. In un attimo l'inferno sulla provinciale che costeggia l'argine del Po.
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Giorgio Leone
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Messaggio da leggere da Giorgio Leone »

Giravolte fra presente, imperfetto e passato, manca solo il futuro, Fossi in te inizierei con un tempo verbale e lì mi fermerei senza azzardare nulla. Ti segnalo anche che, fra il soggetto e il verbo, la virgola proprio non ci sta. Ho trovato il racconto parecchio sconclusionato, poco plausibile e senza un vero filo conduttore. Scusa se te lo dico, ma ci lavorerei ancora sopra.
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Messaggio da leggere da Isabella Galeotti »

Giorgio Leone ha scritto: 26/10/2019, 19:37 Giravolte fra presente, imperfetto e passato, manca solo il futuro, Fossi in te inizierei con un tempo verbale e lì mi fermerei senza azzardare nulla. Ti segnalo anche che, fra il soggetto e il verbo, la virgola proprio non ci sta. Ho trovato il racconto parecchio sconclusionato, poco plausibile e senza un vero filo conduttore. Scusa se te lo dico, ma ci lavorerei ancora sopra.
Ti ringrazio per le tue osservazioni.
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Stefyp
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Mi spiace doverlo ammettere, ma il racconto è faticoso da leggere. I tempi verbali non sono rispettati e la punteggiatura non va. Te lo dice una che spesso fa ancora degli errori di questo genere. Aiuta molto leggere e rileggere anche ad alta voce, fermarsi su ogni frase e controllare tutti i verbi. La punteggiatura ha delle regole che a scuola non spiegano più è vero, ma che non si possono ignorare. Alcuni modi di dire sono gergali e si usano nel comun parlare, in uno scritto però non stanno molto bene. A presto
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Ciao, Isabella.
Giorgio si riferiva a questo passaggio quando scrive di virgola tra soggetto e verbo: "Ines, procede verso casa," dove l'esatta costruzione sintattica della frase (soggetto, predicato, complemento) è interrotta dalla virgola tra il soggetto e il suo predicato.
Quanto alla concordanza dei tempi, la consecutio temporum della lingua latina, seppure per le lingue romanze sia meno rigida che per la latina, non è possibile ignorarla del tutto. La concordanza regola il rapporto tra i tempi verbali della frase reggente e quelli delle subordinate. Di conseguenza, questo rapporto può essere di contemporaneità, anteriorità, posteriorità. Il passaggio dai tempi del presente (presente e passato prossimo, nei modi sia indicativo che congiuntivo) a quelli del passato (imperfetto, passato remoto e i due trapassati) può costituire un errore, soprattutto se avviene nel medesimo periodo, come qui, per esempio: "Non aveva intuito che fosse una donna, e poi ha pensato che".
Dico può, perché l'italiano risulta meno fiscale del latino, inducendo però in tentazione, e quindi più facilmente in errore.
Di regola, infatti, I tempi verbali vanno appunto concordati tra loro: presente col presente, passato col passato, ciò che è accaduto prima e ciò che accade dopo, o ciò che accade in contemporanea, e così via.
E ancora, Giorgio scrive di un racconto sconclusionato.
Anche qui, per grandi linee (senza andarsi a leggere qualche testo di narratologia), quando si comincia a scrivere bisogna aver ben chiaro chi narra, e in quale tempo verbale lo fa. E lo stesso vale, grosso modo, per la voce narrante.
E di regola tenere ben distinti graficamente non solo il discorso diretto e l'indiretto, ma anche ciò che proviene dal narrante o dal narrato.
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Cara Isabella, mi spiace davvero molto ma mi trovo d'accordo con chi mi ha preceduto nei commenti, in merito al tuo racconto. Hai sempre recensito molto bene, con attenzione e conoscenza. Per ciò sembra un po' strano questo tuo lavoro, con i tempi verbali che "scappano" e si allontanano uno dall'altro in maniera errata. Anche la trama risulta un poco faticosa da interpretare. Sono certissima che andrà meglio la prossima volta. :-)
Ultima modifica di Laura Traverso il 28/10/2019, 22:35, modificato 1 volta in totale.
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti »

Direi che il racconto necessita di una pesante revisione. Ci sono dei refusi (rudby, ottantenna, vabbe…) e imprecisioni nella punteggiatura. L’alternanza dei tempi verbali non è un errore tout court, molti racconti lo adottano, per esempio per passare dall’azione che si svolge al momento al ricordo di eventi passati ma, come ti ha fatto notare Namio, nello stesso periodo è sbagliato.
Veniamo all’altro punto debole: il finale. È molto sbrigativo, quasi da trafiletto di cronaca, in contrasto con la narrazione di quell’incontro fortuito fra le due donne a distanza di molti anni, si perde il pathos che la tragedia richiederebbe, sembra che tu abbia voluto dare una conclusione forte al racconto ma trovo che sia un po’ tirato via.
Che ci vuole a scrivere un libro? Leggerlo è la fatica. (Gesualdo Bufalino)
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Isabella Galeotti
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Namio Intile ha scritto: 28/10/2019, 11:15 Ciao, Isabella.
Giorgio si riferiva a questo passaggio quando scrive di virgola tra soggetto e verbo: "Ines, procede verso casa," dove l'esatta costruzione sintattica della frase (soggetto, predicato, complemento) è interrotta dalla virgola tra il soggetto e il suo predicato.
Quanto alla concordanza dei tempi, la consecutio temporum della lingua latina, seppure per le lingue romanze sia meno rigida che per la latina, non è possibile ignorarla del tutto. La concordanza regola il rapporto tra i tempi verbali della frase reggente e quelli delle subordinate. Di conseguenza, questo rapporto può essere di contemporaneità, anteriorità, posteriorità. Il passaggio dai tempi del presente (presente e passato prossimo, nei modi sia indicativo che congiuntivo) a quelli del passato (imperfetto, passato remoto e i due trapassati) può costituire un errore, soprattutto se avviene nel medesimo periodo, come qui, per esempio: "Non aveva intuito che fosse una donna, e poi ha pensato che".
Dico può, perché l'italiano risulta meno fiscale del latino, inducendo però in tentazione, e quindi più facilmente in errore.
Di regola, infatti, I tempi verbali vanno appunto concordati tra loro: presente col presente, passato col passato, ciò che è accaduto prima e ciò che accade dopo, o ciò che accade in contemporanea, e così via.
E ancora, Giorgio scrive di un racconto sconclusionato.
Anche qui, per grandi linee (senza andarsi a leggere qualche testo di narratologia), quando si comincia a scrivere bisogna aver ben chiaro chi narra, e in quale tempo verbale lo fa. E lo stesso vale, grosso modo, per la voce narrante.
E di regola tenere ben distinti graficamente non solo il discorso diretto e l'indiretto, ma anche ciò che proviene dal narrante o dal narrato.
Avevo intuito quello che Giorgio in due parole aveva scritto. Ti ringrazio, come sempre per il tempo che dedichi, non solo ai bei racconti, ma anche a quelli scombinati come il mio. Proverò a revisionalo e renderlo leggibile agli occhi degli altri.
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Laura Traverso ha scritto: 28/10/2019, 18:40 Cara Isabella, mi spiace davvero molto ma mi trovo d'accordo con chi mi ha preceduto nei commenti, in merito al tuo racconto. Hai sempre recensito molto bene, con attenzione e conoscenza. Per ciò sembra un po' strano questo tuo lavoro, con i tempi verbali che "scappano" e si allontanano uno dall'altro in maniera errata. Anche la trama risulta un poco faticosa da interpretare. Sono certissima che andrà meglio la prossima volta. :-)
Come ho sempre scritto preferisco leggere. Questo racconto, non ha fatto il percorso degli altri, non ha riposato in cantina, per poi riprenderlo e notare questi obbrobi. Pazienza, Grazie comunque.
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Diego.G ha scritto: 28/10/2019, 22:39 Ciao, purtroppo non posso che trovarmi completamente d'accordo con il resto dei partecipanti, parecchi refusi, uso dei tempi e così via. La storia in se stessa non mi ha fatto impazzire ed il finale è già scritto dall'inizio; ho trovato un po' faticosi anche i nomi per essere nella bassa pianura Padana o nell'alta emilia. Ero molto curioso di leggerti… Buona scrittura
Prima di tutto Grazie. Molti nomi, che magari hanno aggiunto difficoltà, nella difficoltà, sono quelli di alcuni mei parenti. Mi spiace, se vuoi leggere qualche cosa che scorre molto meglio, vai sul mio profilo. Come diceva mio nonno Agide: "In fretta e bene sono due cose che non statto insieme." Naturalmente lui la citava in emiliano. Grazie. :smt006
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Roberto Bonfanti ha scritto: 28/10/2019, 22:14 Direi che il racconto necessita di una pesante revisione. Ci sono dei refusi (rudby, ottantenna, vabbe…) e imprecisioni nella punteggiatura. L’alternanza dei tempi verbali non è un errore tout court, molti racconti lo adottano, per esempio per passare dall’azione che si svolge al momento al ricordo di eventi passati ma, come ti ha fatto notare Namio, nello stesso periodo è sbagliato.
Veniamo all’altro punto debole: il finale. È molto sbrigativo, quasi da trafiletto di cronaca, in contrasto con la narrazione di quell’incontro fortuito fra le due donne a distanza di molti anni, si perde il pathos che la tragedia richiederebbe, sembra che tu abbia voluto dare una conclusione forte al racconto ma trovo che sia un po’ tirato via.
Grazie Roberto, in effetti il finale in prima bozza, era molto più articolato. Comunque lo devo rivedere, mi rincura il fatto dell'alternanza dei verbi, perchè in effetti leggendo, molte volte ho incontrato questo modo di scrivere, certo ma non nello stessa frase. Alla prossima.
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Stefyp ha scritto: 26/10/2019, 21:47 Mi spiace doverlo ammettere, ma il racconto è faticoso da leggere. I tempi verbali non sono rispettati e la punteggiatura non va. Te lo dice una che spesso fa ancora degli errori di questo genere. Aiuta molto leggere e rileggere anche ad alta voce, fermarsi su ogni frase e controllare tutti i verbi. La punteggiatura ha delle regole che a scuola non spiegano più è vero, ma che non si possono ignorare. Alcuni modi di dire sono gergali e si usano nel comun parlare, in uno scritto però non stanno molto bene. A presto
Grazie per le tue costruttive osservazioni. Come ho già risposto, purtroppo questo racconto è fresco. Come imbottigliare il vino, specialmente il rosso. Va lasciato riposare in cantina, dimenticarsi di lui per un pò. Così, io devo fare con i racconti, lasciarli dormire fino a dimenticarmeli, così quando li riprendo trovo tutti, :shock: a volte no, i difetti. :smt006. Per i modi di dire ecc, volevo dare al racconto proprio la natura contadina, e poco colta(comeme :lol: )dei personaggi
Ultima modifica di Isabella Galeotti il 29/10/2019, 10:45, modificato 1 volta in totale.
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Isabella Galeotti ha scritto: 29/10/2019, 9:20 Grazie Roberto, in effetti il finale in prima bozza, era molto più articolato. Comunque lo devo rivedere, mi rincuora il fatto dell'alternanza dei verbi, perchè in effetti leggendo, molte volte ho incontrato questo modo di scrivere, certo ma non nella stessa frase. Alla prossima.
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Messaggio da leggere da Eliseo Palumbo »

Se le ha squarciato il ventre, la reazione di Ines non è stata violenta ma un tentato omicidio bello e buono, quindi bisogna capire cosa intendi con "qualche anno di galera", tra l'altro è poco credibile visto che la sua compagna era altrettanto robusta.
Come ha fatto a non riconoscerla? Alda non era veramente più in grado di parlare o fu solo una farsa per nascondere la sua voce?
Il finale un po' troppo veloce e confuso. Lungo il testo molti errori che avresti potuto benissimo evitare rileggendo il testo.
Purtroppo non mi è piaciuta né la trama né come è stata raccontata.
Mostrare ad altri le proprie debolezze lo sconvolgeva assai più della morte

POSARE LA MIA PENNA E' TROPPO PERICOLOSO IO VIVO IO SCRIVO E QUANDO MUOIO MI RIPOSO


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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Il racconto è già stato ampiamente commentato e non voglio soffermarmi troppo sui punti deboli già descritti, che mi hanno messo un po’ in difficoltà nel corso della lettura. Secondo me la trama può avere un suo senso e ci si può lavorare sopra tenendo conto delle indicazioni già precedentemente date. A mio parere inoltre il finale andrebbe cambiato, nel senso che concludere la vicenda con un incidente non mi convince affatto. Dovrebbe essere maggiormente legato al rapporto tra le due, magari descrivendo i pensieri di una e dell’altra mentre Adines si allontana.
Trovo curiosi i nomi dei personaggi, c’è un motivo per cui li hai scelti?
In conclusione il racconto mi piace pochino nonostante la storia abbia un potenziale, voto 2.
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Messaggio da leggere da Giampiero »

Be’, il testo necessita di una revisione, te l’hanno detto. Solo col lavoro puoi trovare la strada giusta per migliorarlo. Con la scrittura, semplicemente, ci si trova sempre a dover superare dei livelli, poi un racconto può riuscire o no. Ci sta. Ma ci sta anche che un testo va riletto, migliorato. Nel complesso, per come è adesso, la narrativa ingrana poco.
La paura è un cavallo con le ali: una volta lanciato al galoppo perde il contatto con il suolo e incomincia a volare.
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