How can I be sure?

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'estate 2020.

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1
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Macrelli Piero
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How can I be sure?

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How Can I Be Sure?


Anche stavolta abbiamo litigato e anche stavolta ci siamo lasciati e come una scema quando ritornerà, perché ritornerà, io gli dirò di sì. E' uno stronzo, ma lui dice che se non fosse stato stronzo io non mi sarei mai accorta di lui. Proprio così mi dice, Se non fossi stronzo non ti piacerei. E ho una gran paura che abbia ragione. E poi dice che se vado allo Slego vuole dire che mi piace il genere. Altrimenti avresti un moroso ciellino, così mi dice, che farei economia e commercio invece che il Dams. Ma lui ha finito le superiori e adesso lavora, lavora e va in giro con i suoi amici e con la sua moto, quella Yamaha XT del cazzo che vuole più bene e lei che a me. Però quando mi porta in giro mi piace anche a me. Insomma che cazzo sa lui di università che si permette di dire che il Dams è una stronzata, che l'ho fatto venire su anche a Bologna durante l'occupazione e si è divertito molto in facoltà occupata e anche nel mio letto, lo stronzo. E invece poi mi dice che il Dams è proprio roba del cazzo, per fighetti ricchi. Meglio che molli questa stronzata, mi ha detto in faccia, che qui non rimedi un cazzo. Mi ha offeso e mi sono messa anche a piangere e gli ho detto che era ignorante che non capiva che io ci credo veramente. Ci crede veramente, l'artista, mi ha detto in faccia e poi mi ha preso per un braccio che mi ha fatto anche male. Era fuori di testa e cominciò a dire, Adesso mi fai vedere il libretto degli esami, voglio proprio vedere il libretto degli esami. Diceva così e non mi lasciava il braccio e mi portava in giro per la mia stanza nell'appartamento di Bologna e rovesciava i cassetti per cercare il libretto degli esami. Non lo ha trovato e allora ha preso le sue cose ed è andato via. Io mi sono buttata sul letto e mi son messa a piangere come una scema che non la finivo più. Non perché mi aveva fatto male al braccio, non perché ci stavamo lasciando per la centesima volta, che tanto sabato allo Slego mi ci sarei rimessa di nuovo, ma piangevo soprattutto per una altra cosa. Perché aveva ragione, su quello aveva ragione, ma non lo volevo ammetterlo davanti a lui. Il mio libretto degli esami fa veramente schifo.

“How can I be sure?
When your intrusion is my illusion
How can I be sure
When all the time you changed my mind
I asked for more and more
How can I be sure.”

Tutte le mie amiche dicono che dovrei chiudere definitivamente con lui che poi quando arriviamo allo Slego lo vedono anche loro che è sempre ubriaco e balla come uno scemo con i suoi amici, che quella che poi alla fine fa la figura da stupida sono io e di riflesso anche loro rischiano di passare da stupide oche. Io invece dico che siamo un bel gruppo di ragazze che siamo "tendenzione" e qualche volta andiamo anche all'Aleph per regolarci il look, che comunque deve essere un look “dark” e “new vawe”, naturalmente.
Quando ci siamo conosciuti allo Slego suonavano una canzone dei “Cure”, “A Strange Day”. Io non me lo ricordo, ma lui dice che ne è sicuro che quando mi aveva visto aveva aspettato che mettessero su i “Cure” per venire da me, che poi si ricorda anche cosa mi aveva detto, Che strano che una ragazza per curare la propria femminilità deve imitare un uomo che per curare la propria immagine si trucca da donna e si cotona i capelli. Poi con il pollice mi ha sbaffato il rossetto. Ecco così sei uguale uguale, ha detto, Andiamo a ballare questo pezzo, Robert. Non mi chiamo Robert, ho detto, ma ero contenta e mi stimavo che gli piacevo, perché io quello lo avevo preso come un complimento, ma le mie amiche mi avevano detto che, secondo loro, mi stava prendendo per il culo. Io non lo credo, ma come faccio ad essere sicura? In fondo gli chiedo solo un po' più di amore. Solo un po' più d'amore, non voglio mica il controllo totale, ma non potrei sopportare un fallimento di questa storia.

“When you don't give me love (You gave me pale shelter)
You don't give me love (you give me cold hands)
And I can't operate on this failure
When all I want to be is
Completely in command.”

Però l'altra volta che abbiamo litigato eravamo allo Slego, di sopra, sul ballatoio vicino al guardaroba era quella volta che gli ho detto che quando arrivo allo Slego con le amiche lui è sempre ubriaco e che balla come uno scemo e che una volta aveva una scarpa diversa dall'altra. Io ero seria, ma lui mi ha guardato come se mi vedesse attraverso perso nei i suoi pensieri, poi mi ha detto, Adesso parliamo seriamente. Tecnicamente io sono astemio, non bevo e non fumo e appunto per questo mi bastano due bicchieri di trebbiano, trebbiano non sangiovese che mi schifa, che prendo al bar e che strozzo a fatica con spianata e mortadella. Solo quello, il resto è energia che scatena questo posto, non la senti, cazzo, non la senti che trasuda dai muri? Pensa che le prime volte che venivo qui prendevo il “Billy” il bricchetto di succo di arancio con cannuccia. Avevo anche paura di andare dall'altra parte del ballatoio dove si vanno a mettere tutti i tossici di piazza Cavour. L'anima nera di questo locale, buio e con la nebbia del fumo. Cazzo quando suonano “Psycho Killer” arrivano i cori dal di là come i lamenti di un girone infernale. Poi ti abitui, il posto ti prende e tutto diventa possibile. Cazzo tutto diventa possibile, grottesco e anche divertente. L'altra sera mentre arrivavamo c'era questo tipo grande e grosso che si faceva sotto un lampione vicino all'ingresso. Proprio così si era messo sotto il lampione perché non ci vedeva bene, mi ha detto. Tutti passavano facendo finta di niente, ma io come un boy scout che aiuterebbe una vecchietta ad attraversare la strada sono andato lì. Sono andato lì perché dovevo trasformare il dramma in una farsa. Lo facevo per me, non per lui. Lui era piegato che non riusciva a farsi gli ho detto, What's up Doc?, ma non credo abbia capito la battuta che poi quando è ripartito camminava come uno zombie che aveva ancora la siringa infilata nel braccio e voleva entrare messo così. Amico così sei impresentabile, gli ho detto e poi gli ho fatto togliere la siringa, ma poi dovevo trovare un finale grottesco alla situazione. Aveva un piede ingessato e la pantofola che ti mettono apposta quando hai un piede ingessato, me ne ero accorto in quel momento, e un uomo con un piede ingessato fa ridere anche se è un tossico strafatto. così dovevamo diventare un duo comico che fa la propria entrata. Teatro di improvvisazione, mi insegni tu che fai il Dams. Non dirmi che vuoi entrare così conciato, gli ho detto, Passi che sei fatto come un copertone, ma c'è comunque un minimo di livello estetico da mantenere altrimenti rovini la reputazione del locale. Con una scarpa così non ti faranno mai entrare. Lui, in pieno sballo, dondolava su se stesso e mugugnava cose senza senso e non si è nemmeno accorto che gli rubavo la scarpa che poi mi sono messo io e siamo entrati a braccetto zoppicando entrambi e che poi ho continuato ad indossare per tutta la tutta la sera ballando come uno scemo. Non potevo non farlo. A quel punto non potevo proprio non farlo. Lo capisci?

“How can I be sure
For all you say you keep me waiting
How can I be sure
When all you do is see me through
I asked for more and more
How can I be sure.”

Io sono rimasta senza parole. Riesce sempre a farmi cambiare idea. La mette in un modo che ti sembra che abbia ragione lui. Solo che io sto qui a d aspettare, aspettare che cosa? Che cambi lui, che cambi io? Io cerco solo una storia importante. Non voglio mica il completo comando, solo un po' più di amore, ma con lui come faccio? Come faccio ad essere sicura?
Ultima modifica di Macrelli Piero il 22/06/2020, 13:06, modificato 1 volta in totale.
Macrelli Piero
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Messaggio da leggere da Macrelli Piero »

Questa è la terza volta che partecipo a queste gare e se qualcuno ha letto i miei precedenti racconti avrà notato che sono intimamente legati. Tutto è nato sulle pagine Facebook dedicate allo "Slego", mitico locale riminese degli anni '80. Su queste pagine vengono lincati i pezzi musicali che si ascoltavano allora e a seguire brevi commenti. Io invece avevo cominciato a raccontare storie così, a mano libera senza troppa attenzione alla forma, poi ho cominciato ad aumentare l'attenzione e a curare un po' più la forma e così li metto qui per ricevere commenti anche in attesa di ulteriori correzioni. Il racconto trova ispirazione e segue l'emozione delle canzone "Pale Shelter" dei "Tears For Fears" e il testo ( che non è mio) è inserito nel racconto e spero ciò si possa fare senza ledere diritti.
https://www.youtube.com/watch?v=BUfcT5OoP-8

Io amo scrivere in prima persona e questa è la prima volta che la voce narrante è femminile e il rischio era di far trasparire un autore maschio che vuole scrivere come farebbe una autrice femmine. A me sembra di esserci riuscito evitando questo rischio.
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Messaggio da leggere da Athosg »

È un buon racconto perché ha il pregio di raccontare un'epoca, quei mitici anni '80 che non verranno mai dimenticati per tanti di quei motivi che neanche mille sociologi riuscirebbero a spiegare. Dai ricordi del passato direi che la ragazza che parla in prima persona è una madonnara (fan di Madonna, cantante) 😀
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Messaggio da leggere da Selene Barblan »

Il racconto è efficace nel rendere un’atmosfera, un passato neanche tanto lontano; mi sono immaginata il locale, la musica, le persone accalcate. Credo che i pensieri della ragazza siano abbastanza realistici, io me la sono figurata molto giovane e piuttosto insicura. Il testo non è di lettura immediata, per via dei dialoghi inseriti nel pensiero narrante; quando ad un certo punto il ragazzo racconta alla ragazza la scena della scarpa mi sono un attimo confusa perché non c’è una struttura ben definita (ma rileggendo poi ho capito). Ci sono diverse imprecisioni (es.: glielo fatta togliere, metteno su psycho killer, a d aspettare); da come la vedo io l’intento era di rendere il gergo giovanile del momento, ma mi ha a tratti infastidito. Globalmente non mi è dispiaciuto.
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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

nel complesso non mi dispiace.
la storia narra una situazione ma anche un periodo, con tutto quello che ne faceva parte.
le descrizioni sono buone, nulla da dire, però ho trovato alcuni refusi notevoli.
al contempo non apprezzo più di tanto il metodo narrativo, ma quello è di sicuro un mio problema
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

Il testo riflette un modo di parlare giovane, veloce, concreto. Anche se i giovani ad essere rappresentati appartengono agli anni ottanta, non si direbbe dal linguaggio. Si dovrebbe fare un po' più attenzione alla punteggiatura, aggiungendo delle virgole, inoltre quello che noto in questo testo è l'incompiutezza, ovvero, più che un racconto, sembra essere una pagina di diario che resta sospesa, quindi non soddisfa il lettore, curioso di conoscere il finale. Il pregio è che sembra veramente narrato da una ragazza.
Macrelli Piero
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Re: How can I be sure?

Messaggio da leggere da Macrelli Piero »

Commento che condivido totalmente, che mette in risalto i miei pochi punti di forza e le mie debolezze. Il flusso di coscienza mi appaga e devo dire che tempo fa non sapevo nemmeno che il mio modo di scrivere potesse essere definito così. Quando scrivo e sento che parte è come nella corsa quando si rompe il fiato e comincia il piacere. Il rovescio della medaglia è che ne esce un testo sporco che andrebbe rivisto e corretto, ma qui si ferma la mia capacità bloccata dall'orrore del proprio scritto. Dovrei metterlo a dormire in un cassetto per un po' e poi riprenderlo, ma per adesso va bene così. anzi, approfitto di queste gare per raccogliere commenti e critiche nella speranza di migliorare. Se ti interessa il genere nelle gare precedenti ho partecipato con due racconti simili e nel mio profilo c'è una raccolta che nasce da miei interventi estemporanei sulla pagina facebook dello Slego di Rimini, mitico locale alternativo anni '80 (lì appaio con lo pseudonimo di Paolo Nessuno).. Un saluto.
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Massimo Baglione
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Re: Commento

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

Roberto Virdo' ha scritto: 07/07/2020, 10:38 E arriviamo alla nota dolente: il diritto d’autore. Ma quante, quante volte vorrei citare quelle frasi, quei titoli e devo mollare! In realtà le maglie legislative sono molto strette, così mi pare. Al riguardo approfitto per ringraziare Massimo Baglione, il nostro webmaster, che oltre al continuo supporto tecnico mi ha dato anche qualche consiglio in merito. Però la dico tutta: se il non fine di lucro ci aiuta molto a restare riparati, al primo reclamo ho paura che saremmo comunque in torto.
Citare testi e canzoni che hanno ispirato un'opera, per quanto ne so, è legale, purché l'autore sia chiaro nel fornire tutti i dati della fonte originale (autore, titolo, link originario etc). Se così non fosse, temo che almeno il 50% delle opere sin'ora pubblicate nel mondo andrebbero mandate al macero.

Altro discorso è usare l'intera idea originaria per imbastire la propria opera. Qui il discorso è molto più delicato.
Io stesso ho usato l'ambientazione e alcuni personaggi della strafamosissima serie delle Fondazioni del Maestro Isaac Asimov, ma penso di essere stato abbastanza chiaro in ogni parte del testo, della presentazione dell'opera e nella divulgazione a specificare a chiare lettere che il mio è un tributo a cuore aperto verso colui che mi ha spalancato la mente alla Fantascienza. Tributi di questo tipo fanno parte del fandom.

Insomma: siate sempre onesti con voi stessi, con il pubblico e con i vostri eroi, e tutto andrà bene.
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Re: How can I be sure?

Messaggio da leggere da Massimo Baglione »

Poi, francamente, credo che qualsiasi autore (famoso o meno) sia contento se (col dovuto riconoscimento in citazione) un suo lavoro ne ha ispirato un altro. Credo che questo sia il sale della vita letteraria dell'Umanità intera.
Durante un'intervista, ad Asimov fu chiesto se fosse contento o meno del fatto che esistono così tanti autori che si ispirano alle sue opere e alle sue idee.
Lui rispose (cito a memoria): - Non mi dà affatto fastidio che un autore si ispiri a una mia idea, ciò che veramente ritengo importante è che a quella idea faccia compiere un passo avanti.
E se lo ha detto lui, per me è legge! :-)
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Messaggio da leggere da Andrepoz »

Mi è piaciuto molto il punto di vista narrativo, a mio parere ben gestito, la voce femminile risulta credibile e autentica. L'atmosfera anni '80 e le citazioni musicali, puntuali e azzeccate, fanno il resto (i Cure!) e rendono il racconto molto gradevole. Lo si legge con la curiosità di sapere come andrà a finire la storia tra i due, e questo a mio parere è un punto a favore.
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Messaggio da leggere da Macrelli Piero »

Non posso che chinare il capo di fronte a una spietata classifica, ma devo dire che su questo mio racconto avevo delle buone aspettative, che non hanno avuto riscontro da parte di lettori spietati e crudeli.
Stefyp
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Messaggio da leggere da Stefyp »

La voce narrante femminile è credibile, forse un po' meno il gergo. Quando pensiamo e parliamo di getto, lasciando correre i pensieri non sempre forse curiamo la forma e la sintassi. Qui però mi sembra eccessivo. Sembra essere una persona di media istruzione (frequenta il Dams e quindi non è proprio analfabeta) di conseguenza tutti quei "che" potrebbe risparmiarseli.
In linea di massima il racconto rende bene l'ambiente e il periodo che vuol rappresentare e per questo dovrei dare un voto alto. Ma sono davvero in difficoltà e devo riflettere sulla mia modalità di votare.
Metto un voto alto ai racconti che, oltre ad essere scritti "bene" mi emozionano, oppure mi divertono o mi incuriosiscono.
Questo racconto è sicuramente di spessore, ma non mi ha preso.
Simone_Non_é
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Messaggio da leggere da Simone_Non_é »

Ciao Piero! Parto dicendo che questa è un epoca che non ho vissuto quindi mi ha incuriosito tutto il contesto narrativo del racconto. I personaggi sono credibili ed abbastanza ben delineati, a livello personale non mi ha lasciato molto anche se ho ben apprezzato le citazioni musicali, direi che è tutto :)
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Di Sam L. Basie
A cura di Massimo Baglione.

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Carosello

Carosello

antologia di opere ispirate dal concetto di Carosello e per ricordare il 40° anniversario della sua chiusura

Nel 1977 andava in onda l'ultima puntata del popolare spettacolo televisivo serale seguito da adulti e bambini. Carosello era una sorta di contenitore pubblicitario, dove cartoni animati e pupazzetti vari facevano da allegro contorno ai prodotti da reclamizzare. Dato che questo programma andava in onda di sera, Carosello rappresentò per molti bambini il segnale di "stop alle attività quotidiane". Infatti si diffuse presto la formula "E dopo il Carosello, tutti a nanna".
Per il 40° anniversario della sua chiusura, agli autori abbiamo chiesto opere di genere libero che tenessero conto della semplicità che ha caratterizzato Carosello nei vent'anni durante i quali è andato felicemente in onda. I dodici autori qui pubblicati hanno partecipato alle selezioni del concorso e sono stati selezionati per questo progetto letterario. Le loro opere sono degni omaggi ai nostri ricordi (un po' sbiaditi e in bianco e nero) di un modo di stare in famiglia ormai dimenticato.
A cura di Massimo Baglione.

Contiene opere di: nwGiorgio Leone, nwEnrico Teodorani, nwCristina Giuntini, nwMaria Rosaria Spirito, nwFrancesco Zanni Bertelli, nwSerena Barsottelli, nwAlberto Tivoli, nwLaura Traverso, Enrico Arlandini, Francesca Rosaria Riso, Giovanni Teresi, nwAngela Catalini.

Vedi nwANTEPRIMA (357,78 KB scaricato 87 volte).

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