Un “Capocoda” fedele, forte e coraggioso

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'inverno 2019/2020.

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Teseo Tesei
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Un “Capocoda” fedele, forte e coraggioso

Messaggio da leggere da Teseo Tesei » 04/01/2020, 16:02

Al mio risveglio il freddo pungente sul naso ed un vapore rilasciato, ben visibile, mi lascia di buon umore.
Quando il capobranco giunge nella tana per chiamarmi è ancora buio pesto.
Siamo solo noi due.
Lui ha gran fiducia in me, tanto è vero che mi preferisce agli altri membri del branco.
Mi sceglie quasi sempre per andare in ricognizione. Questo è per me motivo di grande orgoglio.
Ha nevicato molto questa notte e le zampe affondano nella neve fredda e farinosa, costringendomi a procedere per balzi.
Se prima ero di buon umore, ora sono beato: al settimo cielo.
Mi diverto come un pazzo nel rotolarmi, saltare, scavare e correre in quel soffice elemento bianco, torno spensierato e felice come un cucciolo.
Il mio capobranco allunga il passo, comincia a correre.
Forse ho capito: lui e quei mattacchioni del mio branco intendono giocare ancora a nascondino.
Comincia sempre così.
Mi piace tantissimo cercare i membri del branco nascosti a turno sotto la neve.
E’ entusiasmante quando tutto il branco mi segue, scavando con me per estrarre il burlone seppellito che appena esce da sotto la neve comincia ad accarezzarmi riempendomi di complimenti.
Tutti poi mi accarezzano e mi battono sonore pacche sul petto sostenendo che sono bravissimo ed eccezionale.
Sono davvero dei gran mattacchioni i componenti del mio branco.
Mai avrei potuto desiderare famiglia migliore.
Il mio branco è fantastico.
Tutti mi vogliono bene.
Tutti vogliono giocare con me e riescono sempre a farmi sentire speciale. Questo è per me davvero importante. Sono un gregario e so bene che la forza del nostro gruppo dipende da ognuno di noi, per questo cerco di svolgere sempre al meglio il mio compito.
Ora che la luce del giorno aumenta vedo nelle scure acque del lunghissimo lago artificiale, attorno al quale stiamo correndo, l’immagine riflessa del versante imbiancato sul quale ci troviamo.
E’ curioso osservare l'unione virtuale delle due montagne nel lago. Come se i due versanti di quella stretta valle, la mattina, si dessero appuntamento: l’uno per bagnarsi i piedi e l’altro per tuffarsi. Quell’immagine curiosa continua ad attrarre la mia attenzione.
Sento un odore familiare. Sono certo che tra poco il capobranco fermerà la sua corsa.
Infatti è così.
Il capobranco rallenta il passo avvicinandosi ad una baita in legno, sopra la quale sventola una bandiera rossa con una grande croce bianca nel mezzo.
Il capobranco bussa alla porta, ecco lo sento sempre più forte. E’ l’odore della femmina del capobranco che viene ad aprire.
I due si annusano, poi cominciano a leccarsi il muso.
Sono ancora più contento, tanto che comincio a correre e rotolarmi nella neve come un cucciolo.
“Capocoda, mi fermo un attimo” mi grida il capobranco richiudendo la porta dietro di sé.
Sono estasiato e rapito, conosco bene quel posto, così comincio ad esplorare i dintorni cercando un odore che suscita ancora in me i bei ricordi dell’estate appena trascorsa.
Giro tutto attorno ma nessun odore.
Così comincio ad ululare, proprio come lei mi aveva insegnato. Ma il mio olfatto non percepisce nulla, chissà, forse il suo branco si sarà spostato.
Sento il capobranco riaprire la porta della baita, accidenti sono lontano, ma con qualche rapido balzo giungo in tempo per ricominciare a correre.
Ora ci ritroviamo sul lato opposto del lago. Mentre corro osservo i due versanti riflessi: quello che prima si bagnava i piedi ora è nel lago, l'altro è con i piedi in ammollo.
Si saranno dati il cambio. Strane queste montagne! Davvero strane.
Siamo arrivati, il capobranco mi accompagna nella tana e mi saluta come sempre: con una pacca sul petto ed una grattata sotto al mento accompagnata da una carezza.
Passo il resto del giorno a giocare con gli altri membri del branco: facciamo lotta, mi fanno cercare molteplici odori, andiamo in un posto dove sembra essere sempre capodanno e dove non badano mai alle spese per i botti. Lì facciamo quel gioco dove devo tenere le orecchie basse, strisciare e nascondermi da quei sibili assassini che cercano di stanarmi ovunque.
Giochiamo anche a rincorrerci. E’ un bel gioco: devo inseguire, atterrare e disarmare un membro del branco, per l’occasione talmente imbottito che gli manca solo la barba, poi è la copia di Babbo Natale.
Lo scorso anno si era messo pure quella, con la divisa rossa e bianca ed il berretto caratteristico. L’ho detto che sono dei gran burloni e giocherelloni quei mattacchioni del mio branco.
Ogni tanto quel gioco varia: il capobranco mi grida un ordine speciale, che conosciamo solo io e lui. E' il nostro segreto. In quel caso mi esercito ad azzannare alla gola ed uccidere senza esitazione.
Bene, dopo la cena è ora della nanna, il mio capobranco viene a salutarmi passando un po’di tempo con me, come fa ogni sera fin da quando ero cucciolo. Posso dormire soddisfatto è passata un'altra bella giornata e sono felice.
Vengo svegliato nella notte, c’è grande agitazione e trambusto.
Il capobranco mi raggiunge, mi veste con la mia armatura in kevlar.
Si fa sul serio, questa notte tutto il branco esce in caccia.
Saliamo sull’elicottero ed il capobranco mi tiene stretto abbracciandomi forte. “Tranquillo Capocoda, tranquillo” mi ripete con voce serena e rassicurante.
Sono tranquillo, ho avuto un po’di paura le prime volte, ma ora non ne ho più.
Come sempre sono il primo a saltare dall’elicottero, il capobranco comincia a correre ed io gli resto al fianco con tutto il branco che segue.
Poi percepisco un odore che ho imparato ad associare al pericolo.
Fermo il capobranco, come mi è stato insegnato.
Lui estrae il mio quaderno da una tasca cosciale.
Sul mio quaderno ci sono dei disegni plastificati con i quali io e lui riusciamo a comunicare.
Indico con la zampa il pericolo che ho annusato.
“Bravo Capocoda” mi dice, battendomi la mano al petto.
Ora guido io e tutto il branco mi segue a distanza di sicurezza.
Come sono orgoglioso e fiero quando il capobranco mi lascia guidare.
Mi avvicino al pericolo; sento tutti gli occhi del branco su di me.
Un uomo esce da una casa isolata correndo, è armato ed ha dell’esplosivo addosso.
E’ proprio l’odore che avevo percepito come pericolo.
Il capobranco mi ordina di fermarlo, così lo inseguo e con un balzo lo atterro.
Sento da lontano la voce forte del capobranco che mi ordina di allontanarmi e di scappare veloce.
Sento un gran numero di botti con altrettanti sibili assassini avvicinarsi.
Non c’è dubbio, quello è un nemico e deve essere fermato immediatamente.
Mentre le mie zanne gli lacerano la giugulare e sento abbondanti fiotti di sangue inondarmi la bocca i sibili assassini ci raggiungono e colpiscono la mia armatura ed il nemico.
Poi una violenta esplosione mi scaraventa ad una quindicina di metri di distanza.
Non sento dolore, ma solo uno strano brivido ed un freddo intenso.
Vedo il capobranco correre velocissimo verso di me, mi raccoglie e mi abbraccia disperato.
“Te lo avevo gridato testone di scappare, ho visto nell’ottica che stava per farsi esplodere, dovevi obbedire”.
Dai dimmelo, ripetimi quelle parole che mi sussurravi da cucciolo e mi hanno aiutato, insieme al vostro continuo amore, a crescere fino diventare quello che sono: un fiero membro del nostro branco.
“Testone di un Capocoda, dovevi ascoltarmi, accidenti”.
Non quelle parole, dai fai presto, non resta molto tempo.
Il capobranco abbassa la testa su di me per sentire se ancora respiro, poi mi sussurra, con voce rassicurante, nelle orecchie, proprio come faceva quando da cucciolo ero terrorizzato:
“Non ti ho io comandato: sii forte e coraggioso?
Non temere dunque e non spaventarti, perché è con te il Signore tuo Dio, dovunque tu vada.
Vai Capocoda, vai avanti, senza paura come hai imparato a vivere, verrà il giorno in cui saremo ancora insieme. Uniti nello stesso branco in un mondo finalmente libero da ogni forma di terrore”.
Mentre mi allontano sereno osservo tutti i membri del branco venire verso di me, sento le loro carezze, le loro pacche ed i loro complimenti calorosi.
Strano perché mi hanno accerchiato, ma sono tutti ritti in silenzio sull’attenti e con la mano alla fronte, per quell’ultimo saluto.

:smt006
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Ultima modifica di Teseo Tesei il 01/02/2020, 11:59, modificato 5 volte in totale.
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Messaggio da leggere da Teseo Tesei » 04/01/2020, 16:13

Dedicata a quello zuccone e testardo di un Capocoda.
Guardaci sempre le spalle dai Campi Elisi.
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commento: Un “Capocoda” fedele, forte e coraggioso

Messaggio da leggere da ElianaF » 04/01/2020, 19:07

Testo emozionante, è una storia vera? Complimenti per l'amore che trasmetti.
Rispetto a com'è scritto: ci sono diversi termini ripetuti più volte ed alcune maiuscole fuori posto.
Ti segnalo anche: "Fin da cucciolo mi diverto", forse volevo scrivere "mi divertivo".

Teseo Tesei
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Re: Un “Capocoda” fedele, forte e coraggioso

Messaggio da leggere da Teseo Tesei » 04/01/2020, 20:14

Grazie Eliana, si, purtroppo si tratta di una storia vera.
Ho visto pur io diversi errori e tratti da semplificare, e migliorare, specie nella parte delle montagne che si incontrano per fare il bagno la mattina. :D
L'intento riguardo la parte segnalata era esprimere il fatto che fin da quando era cucciolo e così pure al momento del racconto Capocoda di è divertito ed ancor si diverte a quel tempo presente.
Concordo che anche questo vada rivisto.
Ho scritto tutto di getto.
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli » 04/01/2020, 20:27

onestamente devo dire che sono parecchi errori, il che penalizza non poco.
punteggiatura da rivedere, d eufoniche da eliminare, dopo i due punti non va mai la maiuscola.
la storia in sè è commovente, ma potrebbe fare molto più effetto se il testo fosse corretto.
le descrizioni sono buone, anche se ci sono molte ripetizioni.
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Messaggio da leggere da Selene Barblan » 04/01/2020, 20:47

Da bambina quando guardavo film dove l’eroe “canino” si sacrificava per il suo amico umano mi chiedevo “perché sempre gli innocenti devono andarci di mezzo?”, sentivo un dolore quasi fisico, mi immedesimavo totalmente. Ammetto che non sono migliorata tanto, se vedo dei video dove umani o animali soffrono per colpa di altre persone o per una concorrenza di eventi spesso non riesco a trattenermi... questo tuo racconto, anche con le sue piccole imperfezioni, fa parte di quella categoria. Voto massimo per me.

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Messaggio da leggere da Laura Traverso » 04/01/2020, 22:50

Hai, con questo racconto, raggiunto delle mie parti sensibili: perché per me gli animali sono creature meravigliose dalle quali avremmo molte cose da imparare. Invece vengono trattate dall'essere umano nel peggiore dei modi e, mi fermo qui... ci sarebbe molto da dire. Pertanto il tuo racconto, così tenero, mi è piaciuto davvero tanto. Sei riuscito a descrivere molto bene le varie "scene" del narrato e anche a rendere il finale, pur triste perché Capocoda muore, bello. Perché fai intendere che anche per il cane ci sarà un altro mondo che lo accoglierà. E' vero, ci sono un po' di ripetizioni di vocaboli nella stesura del testo, anche qualche imperfezione ma, qui nessuno è perfetto. Sono sicura che farai tesoro dei suggerimenti ricevuti così da rendere ancora più belli i tuoi scritti. Bravo! (Dimenticavo, anche la foto allegata è molto bella).

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Eliseo Palumbo
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Messaggio da leggere da Eliseo Palumbo » 05/01/2020, 20:24

Bel racconto, coinvolgente, tenero e dal finale drammatico: un eroe che muore in battaglia.

Non mi è piaciuta molto la descrizione delle montagne perché non l'ho capita.

Molto dolce il saluto del Capobranco con la citazione di un versetto, e il saluto del resto della squadra.

Bello
Mostrare ad altri le proprie debolezze lo sconvolgeva assai più della morte

POSARE LA MIA PENNA E' TROPPO PERICOLOSO IO VIVO IO SCRIVO E QUANDO MUOIO MI RIPOSO


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Teseo Tesei
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Re: Un “Capocoda” fedele, forte e coraggioso

Messaggio da leggere da Teseo Tesei » 06/01/2020, 0:03

Hai ragione Fausto, lo avevo scritto senza nemmeno rileggerlo.
In parte ora ho provveduto.

Selene, come ti capisco.
E' una delle ragioni per cui ho intrapreso una determinata strada.
Proprio per fare in modo che siano sempre meno gli innocenti ad andarci di mezzo.
Ora riesco a controllare efficacemente i miei sentimenti e le mie reazioni, tuttavia credo che queste reazioni siano a pieno titolo parte della stessa natura umana. Per cui, per quanto sia possibile controllarle e tenerle, come dire, al guinzaglio le ritengo del tutto normali. Credo che al di fuori di certi contesti dove la convivenza è incompatibile, sia bene lasciarle libere. E' giusto così.
Per farla breve, felice di averti fatto piangere. :-D

Laura, è vero gli animali possono farci riflettere ed insegnarci a distinguere tra le cose più e meno importanti della vita. Il loro istinto è formidabile e vivendo accanto a loro, osservandoli con attenzione è possibile imparare molto. Perfino qualcosa per migliorarci come esseri umani, teoricamente con una marcia in più, anche se non sempre questo corrisponde al vero. Grazie per l'augurio, naturalmente faccio tesoro di ogni suggerimento.

Eliseo hai ragione, ora ho rimediato, almeno in parte.
Tutto nasce dal fatto che Capocoda, ma anche altri cani spesso li vedo indugiare ed osservare con attenzione determinati particolari. Cerco sempre di capire cosa vedano e pensino in determinate situazioni.
E' difficile per non dire impossibile da capire perché è una visione distorta del cane.

Grazie a tutti per i consigli, gli apprezzamenti e quant'altro.
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Messaggio da leggere da Giampiero » 06/01/2020, 11:28

Molto dolce, devo dire. All'inizio mi sono chiesto se non conveniva mantenere il punto di vista di un cane, visto che l'animale non meglio identificato (ma dotato di zampe) a un certo punto si è umanizzato. Quindi sotto questo punto di vista l'aspetto fisico dei personaggi, ibrido, dovrebbe in qualche modo determinarsi in modo più esplicito nel racconto. Poi non saprei, magari potrebbe anche andare bene così. L'immagine speculare delle montagne, o quello che si voleva rappresentare in effetti devi sistemarlo: è un'immagine che "deve" avere il suo valore nell'economia del racconto. Della punteggiatura ti è già stato detto, da sistemare proprio in qualche parte tra il discorso diretto e quello indiretto, poi la benedetta "d" eufonica. Fermo restando che il voto che assegno (4) non dipende da queste ultime quisquilie.
La paura è un cavallo con le ali: una volta lanciato al galoppo perde il contatto con il suolo e incomincia a volare.

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Re: Un “Capocoda” fedele, forte e coraggioso

Messaggio da leggere da Teseo Tesei » 06/01/2020, 21:25

Grazie Giampiero per le gradite dritte, appena ho un attimo provo a rimediare.
Effettivamente, "d" eufonica a parte :-D , ho visto più cose da sistemare.
Revisione del personaggio ibrido compreso.
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Messaggio da leggere da Roberto Bonfanti » 08/01/2020, 22:14

Bello ed emozionante. Però povero Capocoda, che triste destino gli è toccato in sorte, immolarsi per le nostra follia!
Sono commosso e quindi ti perdono anche tutte quelle d eufoniche, tanto lo so che continuerai a usarle. Quel "Sii" dopo i due punti, invece, dovresti metterlo in minuscolo.

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Messaggio da leggere da Roberto Ballardini » 12/01/2020, 7:36

Bella idea, portare attenzione a un eroe "muto", inconsapevole del proprio eroismo. Il linguaggio rende bene il punto di vista del cane. Mi chiedo se le numerose ripetizioni dei soggetti, in particolare "branco" e "capobranco", siano volute o meno. Quando risulta evidente che il branco è umano, forse qualche nome di persona l'avrei messo, per marcare di più la differenza (in fondo è plausibile che il cane memorizzi il suono di un nome), ma sono scelte. Letto con piacere.

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Messaggio da leggere da Giorgio Leone » 31/01/2020, 16:30

Bravissimo, Teseo, sono andato avanti a leggerti appassionatamente sino alla fine fottendomene di refusi, ripetizioni e le stramaledette "d" eufoniche. Poi ti ho riletto e il risultato è stato lo stesso. Un solo appunto, personalissimo. Tutte e due le volte sono inciampato sulle frasi "Non temere dunque e non spaventarti, perché è con te il Signore tuo Dio, dovunque tu vada", e "verrà il giorno in cui saremo ancora insieme. Uniti nello stesso branco in un mondo finalmente libero da ogni forma di terrore", che secondo me c'entrano come i cavoli a merenda e sono in pratica un nominare il nome di Dio invano. Proprio tu che mi hai fatto il mazzo a proposito del mio racconto "Amici per sempre", e hai tenuto a dimostrarmi con dovizia di particolari che gli animali non hanno un'anima. Però so che la forza dialettica religiosa non ti manca e qui sotto riuscirai a dimostrarmi che i due casi sono assolutamente slegati fra loro e che, comunque, quando si toccano temi trascendenti hai sempre ragione tu che conosci la Verità. Comunque tengo a dirti che le frasi incriminate mi hanno solo seccato un po', soprattutto perché mi hanno distratto proprio quando erano vicini a scorrere i titoli di capocoda, ma non hanno influito sul mio giudizio generale. Complimenti, quindi, per il racconto appassionante e per il modo molto originale e concitato con il quale l'hai reso.
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Teseo Tesei
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Re: Un “Capocoda” fedele, forte e coraggioso

Messaggio da leggere da Teseo Tesei » 01/02/2020, 12:00

Grazie Roberti B. :-D
Corretto il sii, grazie.
Si, le ripetizioni sono volute. Il cane si esprime in modo semplice, modificando il proprio modo di esprimersi, emettendo suoni di diverso tipo, abbai, ululati ringhi, sbuffi, grugniti, mugolii, gemiti, sospiri etc.
Questi sono i suoni emessi dalla bestia, naturalmente poi riesce a comunicare molto altro con il proprio corpo.
Essendo molto semplici e limitati i sistemi utilizzati dal cane per comunicare per mezzo di suoni e vocalizzazioni ho voluto esprimere di proposito il pensiero del cane in quel modo.
In pratica ripetendo pur io, sempre quei limitati suoni, un po’come avrebbe fatto anche un bambino nel descrivere quelle situazioni. Quella era almeno l’idea alla base.
I nomi di persona, non è il caso scriverli, così come neppure il vero nome di Capocoda.

Una curiosità pero la posso lasciare: Capocoda venne “battezzato” in quel modo perché appena assegnato, fin da subito, si distinse come “leader quadrupede” così che tutti lo battezzammo Capo.
Essendo poi assai dispettoso, come tutti i cani di quella razza, sovente accadeva che diversi componenti del Team dopo aver subito le sue “razzie” vedessero la sua potente coda allontanarsi rapidamente dopo la “malefatta” oppure che la stessa sporgesse dal luogo dove Capo andava a nascondersi dopo aver messo a segno l’ennesima “birbantata”: Da qui Capocoda.

Giorgio, essendo il Cavolo di laboriosa digestione, almen per taluni, può non essere gradito a merenda, specie dagli stomaci più delicati.
Facciamocene una ragione, vi è chi gradisce e digerisce tranquillamente il Cavolo perfino a colazione ed idem mit kartoffeln chi non molla le “d” eufoniche manco in punto di morte. :lol:

Quanto a Dio, premesso che pronunziarne il nome invano è cosa ben diversa.
C’è da dire che permeando Lui ovunque in questo mondo, può essere conseguenza: di precisa scelta, di una miopia avanzata o di pura “disattenzione” cronica, non notarne la presenza.
In qual caso sarebbe sufficiente alzare individualmente la soglia di attenzione.
Qualora invece dovesse, invero, infastidire la Sua presenza, questa è altra questione, infatti tendenze e gusti d’ognuno non si discutono fermo restando che lo "sfratto esecutivo" è lor problema. :mrgreen:

Per quanto mi riguarda, quella frase va bene così e nel contesto, a mio vedere, calza a pennello, oltre ad essere, per altro, una pura e semplice descrizione di quanto realmente accaduto.
Ciò premesso, riguardo al fastidio, alle seccature, agli inciampi, merende comprese, vale il vecchio adagio: De gustibus non est disputandum.
Cosa sulla quale credo entrambi possiamo concordare.
Ti ringrazio comunque per la tua osservazione che ho letto attentamente e con piacere ed a cui ho risposto volentieri.

Riguardo al “mazzo” :roll: che dire: escludendo la voce partenopea per cui il significato è alquanto volgare e per cui comunque tengo a precisare che non sono mai stato, non sono attualmente e mai sarò interessato alle tue natiche, considerato che ho interessi e gusti ben diversi, posso rassicurarti poi che non è neppure mai stato mio intento costringerti a faticare o rimproverarti aspramente, secondo l’accezione comune di quella espressione.

Mi limito ad esprimere riflessioni e considerazioni, secondo il mio pensiero, ed il mio sentire, che non per forza deve essere allineato al tuo o l’altrui:
“Lo pensiero è proprio atto della ragione, perché le bestie non pensano, che non l'hanno” diceva il Sommo Poeta, quindi scambiamocelo sto benedetto pensiero e senza abbai, ululati e grugniti o voler marcare il proprio territorio, ma al solo scopo di crescita comune.
Il confronto e lo scambio tra pensieri diversi giova a tutti.

Quindi … nessun mazzo, suvvia.
Ci si confronta, si ragiona si specula, cioè si osserva, ma tutti con le natiche al sicuro e belle posate sulla sedia così che a nessuno vengano pensieri strani.
Suvvia Giorgio stai bonino, a dà il gesso ai gangheri e caricarsi di legna verde l’è da bischeri e come noto la ragione gl’è de’bischeri. Noi mica lo siamo. :cry:

Veniamo all’Anima degli animali.
Mai pensato che gli animali non abbiano un Anima, sostenevo ben altro se non erro.
Gli animali hanno un Anima mortale a differenza dell’Anima umana che è immortale.
Solo nell’uomo c’è l’immagine di Dio di cui il segno più alto è la libertà.
Gli animali sono creature di Dio ed Egli li circonda della sua provvida cura.
Anche gli uomini devono essere benevoli con con gli animali che sono peraltro un dono di Dio per aiutare gli uomini e con la loro semplice esistenza benedicono e rendono gloria a Dio.
Ne consegue che gli animali non possono commettere peccato, perché privi di libertà e tantomeno hanno bisogno di redenzione.
Questo non toglie che spesso siano molto utili all’essere umano in diversi modi.
Lo stesso indurre anche gli Animi più corazzati ad amarli è un’utilità, ma non certo la sola.

Grazie a tutti dei consigli e degli spunti di riflessione.

:smt006
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Stefyp
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Messaggio da leggere da Stefyp » 03/02/2020, 16:49

È un racconto molto commovente. Umanizzare i pensieri degli animali non è mai facile, si rischia di risultare o troppo banali o troppo umani. Qui l'equilibrio è stato ben tenuto se non in qualche punto. Per esempio: armatura in kevlar o tasca cosciale. Il cane sa perfettamente cosa sono, ma che le chiami con il nome così specifico... Le ripetizioni continue un po' disturbano, ma hai detto che sono volute.

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A cura di Tullio Aragona.
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BReVI AUTORI è una collana di libri multigenere, ad ampio spettro letterario. I quasi cento brevi racconti pubblicati in ogni volume sono suddivisi usando il seguente schema ternario:

Fantascienza + Fantasy + Horror
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Rosa + Erotico + Narrativa generale

La brevità va a pari passo con la modernità, basti pensare all'estrema sintesi dei messaggini telefonici o a quelli usati in internet da talune piattaforme sociali per l'interazione tra utenti. La pubblicità stessa ha fatto della brevità la sua arma più vincente, tentando (e spesso riuscendo) in pochi attimi di convincerci, di emozionarci e di farci sognare.
Ma gli estremismi non ci piacciono. Il nostro concetto di brevità è un po' più elastico di un SMS o di un aforisma: è un racconto scritto con cura in appena 2500 battute (sì, spazi inclusi).
A cura di Massimo Baglione.

Contiene opere di: Giorgio Leone, SmilingRedSkeleton, Francesco Gallina, Laura Traverso, Umberto Pasqui, Patrizia Benetti, Luca Valmont, Alessandra Leonardi, Mirta D., Pasquale Aversano, Gabriella Pison, Alessio Del Debbio, Alberto Tivoli, Angela Catalini, Marco Vecchi, Roberta Eman, Michele Botton, Francesca Paolucci, Enrico Teodorani, Marco Bertoli, Fausto Scatoli, Massimo Tivoli, Laura Usai, Valentina Sfriso, Athos Ceppi, Francesca Santucci, Angela Di Salvo, Antonio Mattera, Daniela Zampolli, Annamaria Vernuccio, Giuseppe Patti, Dario Sbroggiò, Angelo Bindi, Giovanni Teresi, Marika Addolorata Carolla, Sonia Barsanti, Francesco Foddis, Debora Aprile, Alessandro Faustini, Martina Del Negro, Anita Veln, Alessandro Beriachetto, Vittorio Del Ponte.
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L'anno della Luce

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antologia ispirata all'Anno della Luce proclamato dall'ONU

Il 2015 è stato proclamato dall'Assemblea generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) Anno internazionale della luce e delle tecnologie basate sulla luce. Obiettivo dell'iniziativa adottata dall'ONU è promuovere la consapevolezza civile e politica del ruolo centrale svolto dalla luce nel mondo moderno. Noi di BraviAutori.it abbiamo pensato di abbracciare questa importante iniziativa proponendo agli autori di scrivere, disegnare o fotografare il loro personale legame con la luce, estendendo però la parola "luce" a tutti i suoi sinonimi, significati e scenari.
A cura di Massimo Baglione.

Contiene opere di: Alessandro Carnier, Amelia Baldaro, Andrea Teodorani, Angelo Manarola, Anna Barzaghi, Annamaria Vernuccio, Anna Rita Foschini, Antonella Cavallo, Camilla Pugno, Cinzia Colantoni, Claudia Cuomo, Daniela Rossi, Daniela Zampolli, Domenico Ciccarelli, Dora Addeo, Elena Foddai, Emilia Cinzia Perri, Enrico Arlandini, Enrico Teodorani, Francesca Paolucci, Francesca Santucci, Furio Detti, Gilbert Paraschiva, Giorgio Billone, Greta Fantini, Ianni Liliana, Imma D'Aniello, Lucia Amorosi, Maria Rosaria Spirito, Maria Spanu, Marina Den Lille Havfrue, Marina Paolucci, Massimo Baglione, Mauro Cancian, Raffaella Ferrari, Rosanna Fontana, Salvatore Musmeci, Sandra Ludovici, Simone Pasini, Sonia Tortora, Sonja Radaelli, Stefania Fiorin, Umberto Pasqui.
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Nota: questo libro non è derivato dai nostri concorsi ma ne abbiamo curato l'editing e la diffusione per conto dell'autore che ha ceduto le royalty all'Associazione culturale.
Con questo romanzo scopriremo in che modo un rivoluzionario viaggio nel Tempo darà il via a un innovativo sistema di colonizzare la Luna e, forse, l'intero Universo. Partendo dalla Terra con una macchina del Tempo, è possibile arrivare sulla Luna? In queste pagine vi sarà raccontato del lato "Tempo" di questa domanda. La parte "Luna" (qui solo accennata) verrà sviluppata più corposamente nel seguito di questo libro auto-conclusivo. L'autore ha cercato a lungo qualche riferimento a opere che narrassero di un crononauta che sfrutti il viaggio nel Tempo per raggiungere il nostro satellite naturale, ma non è riuscito a trovarne alcuna. Lo scrittore Giovanni Mongini (autore, tra le varie cose, dello splendido articolo "Viaggio al centro del tempo") lo ha confortato in tal senso, perciò si vuole concedere il lusso di indicare la sua persona come colei che ha inventato per prima questo tipo di viaggio Terra-Tempo-Luna. Concedeteglielo, vi prego, almeno per un po' di… tempo.
Di Massimo Baglione.
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