Oltre il giardino

Spazio dedicato alla Gara stagionale d'estate 2020.

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Tina Mennella
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Oltre il giardino

Messaggio da leggere da Tina Mennella »


OLTRE IL GIARDINO
 
 
 Il luogo in cui vive Dora é un villino isolato lontano dalla città, tinto di una sfumatura rosata, come le antiche case pompeiane.
 La casa ha la zona notte che dà sul Vesuvio, con l’orizzonte aperto della campagna. Un tappeto screziato di pratoline e di fiori campestri, dai petali minuti, bianchi, gialli, azzurri, rosa, pervinca, ondeggianti in un mare verde e verso le pendici del monte, una selva d’arbusti e di ginestre, di pini, le ombrose chiome ad assediare il cielo. Lo scirocco agita le fronde; nembi di aghi mulinano frusciando e si rovesciano sull’erba, odorosa di resine. L’aria è satura di fragranze antiche.
 All’altro versante della casa si offre il panorama superbo del golfo di Napoli: da Nisida a Sorrento e al centro Capri, l’isola dell’amore, con il suo profilo riconoscibile, quello di un corpo di donna incinta riverso sul mare. Il mare, racchiuso in una conca, è indaco, rosato o azzurro sfolgorante indiviso dal cielo; a mezzogiorno è oro liquido, con la luna di notte sfavilla d’argento. E’ un lago fiabesco che nasconde tesori.
 A Napoli Dora non è mai stata. A udire il suono cadenzato della parola immagina una città fiorita. Per questa suggestione, ha deciso che da grande vi abiterà. Appena può, scende in giardino, tra le aiuole racchiuse in pietra lavica e la fontana circolare con una sirena zampillante al centro della vasca tappezzata di muschio. Nell’acqua verde guizzano pesci colorati.
 Tra sponde di gelsomini, Dora bambina passeggia. Indossa un vestito corto di cotone lilla, le maniche arricciate, i capelli tagliati a baschetto, la frangetta nera e lucida sugli occhi stupefatti.
 Il nonno è appena morto; lei l'ha intuito, perché in casa tutti affermano che dorme.
 Che stupidi gli adulti, pensa, a non accorgersi che lei sa ben oltre di quanto i bambini della sua età possano capire.
 Suo nonno è stato in vita una figura evanescente e ha lasciato il mondo ancor prima di morire. Sua madre piange, nascosta dietro la tenda del balcone, gli occhi febbrili a guardare verso la sua giovinezza, al tempo in cui suo padre non era cieco, a rimpiangerlo così.
 La cecità è la malattia peggiore, le ha sempre ripetuto.
 Per eludere gli adulti, Dora si è rifugiata nel giardino. L’andirivieni di persone, i volti compunti e le frasi sussurrate le provocano disagio.
 Schivo e assolato, il giardino é il luogo delle dissolvenze dello spirito. Dora lo sa: lo spazio in cui si eclissano gli spiriti cattivi e affiorano gli spiriti buoni. Quante ore trascorse seguendo le tracce delle lumache sull’erba, con le guance arrossate dal riverbero del sole.
 Sosta sulla panchina di pietra, gustando un mandarino e poi s’inoltra nei vialetti, soffermandosi negli angoli profumati di rose e si nasconde alla vista degli altri. Qui ha imparato a celare l’insofferenza verso il mondo degli adulti. E’ come se entrasse in un territorio incontaminato, il luogo originario della sua anima, delizia di colori e di suoni, oasi silente del suo universo immaginario. Qui si stacca dalla corporeità e si proietta in uno scenario fantastico di creature alate, esseri leggendari: fate benefiche, ninfe ultraterrene, gnomi stravaganti, come ha osservato nel libro che ha ricevuto in regalo a Natale.
 Il giardino confina con i binari della linea ferroviaria che congiunge Napoli a Sorrento. Sfreccia come un rapido il treno di mezzogiorno; il suo richiamo sonoro si propaga in direzione del vento e s’infrange nella quiete della piccola stazione poco distante.
 Non ha mai oltrepassato il giardino, bambina taciturna e sensibile. Là ha innalzato la sua dimora.
 Vorrebbe prendere quel treno, da grande lo farà; adesso si limita a intravedere i passeggeri di là dai finestrini, quando il treno rallenta prima della curva. Immagina la loro vita, la vita oltre il giardino, e sogna. Dora vorrebbe oltrepassare la recinzione, avventurarsi liberamente lontano dai grandi che la intimoriscono. Nel suo animo il loro mondo si riflette oscuro e inconoscibile.
 Oggi i sogni non decollano, non riesce a schiudere i suoi occhi ebbri di visioni; dentro di sé ha qualcosa che li fa fuggire via. La morte del nonno è più tangibile dei suoi desideri. Non riesce a sottrarsi al ricordo della sensazione che ha provato, quando, non vista dalla mamma, si è avvicinata al corpo del nonno solo nella stanza, e ha toccato la sua mano, tanto fredda e dura. Si è ritratta subito e ha avuto paura. Ancora è pervasa dalla sgradevole impressione che le blocca la mente. Vorrebbe piangere. All’improvviso si accorge di provare delusione per tutto: i suoi giochi d’immaginazione le appaiono stupidi all’improvviso, il desiderio di oltrepassare il giardino è diventato cattivo. Per la prima volta non sa stare sola.
 La mamma mi starà cercando, pensa e il pensiero si amplifica, rivela un imprevisto benessere, le apre il cuore alla gioia ritrovata. In fretta abbandona il giardino per far ritorno a casa.
Lucia De Falco
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Messaggio da leggere da Lucia De Falco »

Trovo che sia un testo molto delicato. Molto belle le descrizioni, quasi fiabesche, della prima parte, ed elegante il linguaggio. Ognuno di noi , da piccolo, probabilmente aveva un posto segreto dove rifugiarsi e sognare ad occhi aperti e dire "quando sarò grande...".
Quando smettiamo di farlo? Questo è il punto. Forse quando ci scontriamo con la realtà, con la freddezza e la durezza della morte, com'è successo alla bambina protagonista del racconto, che forse sta iniziando a diventare grande, ma che per ora trova rifugio e consolazione tra le braccia della madre. Mi incuriosisce se sia un racconto autobiografico o, se non lo è, da quale ispirazione abbia avuto origine.
Roberto Virdo'
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Messaggio da leggere da Roberto Virdo' »

Capovolgo l'ordine degli addendi e inizio dal voto, il massimo per la mia modesta opinione. Ma questo testo mi fornisce l'occasione di esprimere qualche considerazione in più e lo faccio. L'eleganza della scrittura mi ha molto incuriosito così ho cercato altri componimenti dell'autrice trovando "Vesuviana". Le similitudini ci sono e tante, eppure mentre in quest'ultimo non ho visto che grande abilità cromatica (lo riconosco, notevole e ne rendo merito) nel racconto in gara c'è un contenuto significativo. Non vorrei estremizzare troppo ma neanche dilungarmi su questo. Quindi ribadisco il mio massimo voto, i complimenti alla bravissima autrice e mi permetto ma in punta di piedi di consigliare di "abbassare il tiro" esteticamente affinché una forma troppo ricercata non risulti eccessiva. Un lavoro proprio fatto bene.
Francesco Pino
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Messaggio da leggere da Francesco Pino »

Mi accodo agli altri commenti nei quali si applaude il lato descrittivo del racconto: eccellente.
La scoperta della morte da parte della bambina, che fa intravedere il passaggio a "un'altra età" è anch'essa abbastanza d'impatto.
Mi sembra troppo scarna la parte dedicata al treno, al punto che se ne potrebbe fare tranquillamente a meno senza nulla togliere al racconto.
Bello!
Andrepoz
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Messaggio da leggere da Andrepoz »

Le descrizioni sono molto dettagliate, forse persino troppo, alla fine io rischiavo di perdermi in tanti particolari. Mi sarebbe piaciuto riuscire a "entrare" un po' di più nella testa della protagonista, che vive un passaggio così importante nella sua vita. Forse con l'uso della prima persona questo sarebbe stato più facile, e il racconto sarebbe diventato ancora più emozionante e coinvolgente.
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Fausto Scatoli
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Messaggio da leggere da Fausto Scatoli »

è scritto splendidamente, e questo ti garantisce almeno un punto in più da parte mia.
molto buone le descrizioni, forse anche eccessivi i particolari elencati.
riesce a penetrare, mentre lo leggi, questo è ineccepibile, però...
però alla fine mi rimane davvero poco, se non la descrizione di una situazione con annessi disagi.
ed è troppo poco.
mi spiego meglio: riga per riga mi crei aspettativa che alla fine non viene ripagata.
comunque merita per la scrittura
l'unico modo per non rimpiangere il passato e non pensare al futuro è vivere il presente
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Umberto Pasqui
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Messaggio da leggere da Umberto Pasqui »

Che tenerezza! Una narrazione delicata e antica, sfumata nel primo Novecento. Un raccontino ricco di lirismo e a suo modo originale. Si sa, però, più della cornice che del quadro. In ogni caso, merita complimenti.
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Gianluigi Redaelli
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Messaggio da leggere da Gianluigi Redaelli »

Molto ben scritto, delicato ed evocativo.
Simone_Non_é
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Messaggio da leggere da Simone_Non_é »

Ciao Tina! Ho trovato questo racconto estremamente delicato, leggero, non certo per le tematiche affrontate, ed evocativo. Ottime le descrizioni che proiettano il lettore in un mondo nuovo, quasi fiabesco, tra la consistenza eterea degli spiriti e la durezza della realtà, bello bello
Laura Traverso
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Messaggio da leggere da Laura Traverso »

Mi è piaciuto moltissimo il tuo tenero racconto, leggendolo è stato un po' come ritornare indietro nel tempo, come ritornare a rivivere il dolore della perdita dei miei adorati nonni. Hai descritto quella sofferenza acuta in maniera molto efficace e profonda. Brava! Voto alto per me
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Riduzione di complessità - il libro Downpunk

Nota: questo libro non è derivato dai nostri concorsi ma ne abbiamo curato l'editing e la diffusione per conto dell'autore che ha ceduto le royalty all'Associazione culturale.
è probabilmente il primo libro del genere Downpunk, ma forse è meglio dire che il genere Downpunk è nato con questo libro. Sam L. Basie, autore ingiustamente sconosciuto, presenta una visione dell'immediato futuro che ci lascerà a bocca aperta. In un futuro dove l'individuo è perennemente connesso alla globalità tanto da renderlo succube grazie alla sua immediatezza, è l'Umanità intera a operare su se stessa una "riduzione di complessità", operazione resa necessaria per riportare l'Uomo a una condizione di vita più semplice, più naturale e più... umana. Nel libro, l'autore afferma che "anche solo una volta all'anno, l'Essere umano ha bisogno di arrangiarsi, per sentirsi vivo e per dare un senso alla propria vita", ma in un mondo dove tutto ciò gli è negato dall'estremo benessere e dall'estrema tecnologia, le menti si sviluppano in maniera assai precaria e desolante, e qualsiasi inconveniente possa capitare diventerà un dramma esistenziale.
Di Sam L. Basie
a cura di Massimo Baglione.
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Human Takeaway

Human Takeaway

(english version)

Nota: questo libro non è derivato dai nostri concorsi ma ne abbiamo curato l'editing e la diffusione per conto dell'autore che ha ceduto le royalty all'Associazione culturale.
What if we were cattles grazing for someone who needs a lot of of food? How would we feel if it had been us to be raised for the whole time waiting for the moment to be slaughtered? This is the spark that gives the authors a chance to talk about the human spirit, which can show at the same time great love and indiscriminate, ruthless selfishness. In this original parody of an alien invasion, we follow the short story of a couple bound by deep love, and of the tragic decision taken by the heads of state to face the invasion. Two apparently unconnected stories that will join in the end for the good of the human race. So, this is a story to be read in one gulp, with many ironic and paradoxical facets, a pinch of sadness and an ending that costed dearly to the two authors. (review by Cosimo Vitiello)
Authors: Massimo Baglione and Alessandro Napolitano.
Cover artist: Roberta Guardascione.
Translation from Italian: Carmelo Massimo Tidona.
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77, le gambe delle donne

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ovvero: donne in gamba!

Antologia di 77 opere e 10 illustrazioni per esplorare, conoscere e rappresentare la complessità e la varietà dell'universo femminile. Ognuno dei testi presenti in questa antologia riesce a cogliere tanti aspetti, anche contrastanti, di questa creatura affascinante e sorprendente che assieme agli uomini per millenni ha contribuito, nell'ombra o sul palco della storia, all'evoluzione della civiltà così come la conosciamo oggi. è inutile aggiungere che 77 opere soltanto non hanno la presunzione di fornire una rappresentazione esaustiva, ma lasciamo che la parte di questo "iceberg" femminile ancora sommerso rimanga pronto per emergere in prossime indagini e, perchì no, per costituire ancora la materia prima di altre future opere di ingegno.
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